Belpaese

Paesaggio Marchesato

Paesaggio del Marchesato di Crotone.

Il ricordo di realtà scomparse, di emozioni e di stati d’animo, riviverli, comprenderli e conservarne la memoria, è ricercare il significato della vita.
Alle falde della Sila, in uno dei tanti luoghi del silenzio, una comunità ha cercato, e cerca tuttora, di costruire destini dignitosi.
L’autore, parte e partecipe, da esperto educatore crea ed alimenta il desiderio di conoscere e, con puntigliosa ricerca e grande pazienza, scandaglia e risveglia la coscienza storica.
Personaggi e fatti rivisitati, si rianimano. Ritornano i protagonisti della vita quotidiana e ci presentano con fervido sentimento il “Belpaese”, multiforme e cangiante sotto i loro occhi scrutanti.
L’evento culturale si manifesta e si propaga. Come in un grande palcoscenico, i vivi richiamano i morti ed i presenti e gli assenti, i lontani ed i vicini, ritornano per incanto ad essere e colloquiare. L’intento non è quello di attuare un tentativo per ritornare nel passato, per giudicare e rivisitare gli eventi accaduti e così riprendersi una rivincita sul tempo. Non è neppure una folclorica esaltazione dell’eterna giovinezza, ma il serio sforzo di far recuperare ad una popolazione, che ha subito, e subisce, processi di spopolamento e di abbandono, un insieme di relazioni umane e di risorse vitali, di cui è stata privata ed impoverita. Immettendo così nuove energie e nuove conoscenze, si rinvigoriranno i valori sociali e la fiducia nel futuro che, anche se vissuti inconsciamente, costituiscono gli elementi fondanti e l’humus, sui quali si basa e si sviluppa l’umana convivenza e la comprensione, essenze principali per il progresso di ogni comunità.
I protagonisti, che hanno vissuto per lo più in una povertà dignitosa, hanno dovuto industriarsi e faticare non poco per affrontare la sfida del vivere, in una realtà segnata dalla mancanza e dalla precarietà del lavoro.
Tutte queste “foglie sparse”, che hanno costituito e costituiscono la grande foresta del Belpaese, come in un grande risveglio primaverile liberatorio, ora trovano l’occasione per testimoniare e, riannodando momentaneamente i loro destini, danno forza al tentativo di riscatto.
Conservare il ricordo degli eterni legami societari, salvare l’immagine ed i valori dell’uomo, e farne tesoro per affrontare un futuro insidioso, anche se ancora sconosciuto, è l’impegno morale dell’autore. Egli ha la consapevolezza che l’individuo dei nostri giorni è minacciato sempre più dalla perdita della sua identità e specificità conoscitiva, complici la banalità dell’informazione massmediatica e l’uniformità funzionale del lavoro quotidiano. Giorno dopo giorno gli affaristi di turno accrescono l’alienazione, cioè l’oblio del ricordo e del passato, nel tentativo di celare i diritti della persona e delle popolazioni. Solo infatti i malvagi e gli assassini vivono nel paese del non ricordo e sono angosciati dal rimorso delle loro nefandezze, perciò tentano di nascondere agli altri e di rimuovere la loro vita trascorsa. Essi impediscono la conoscenza, surrogandola con realtà artificiali ed illusorie.
Con riflessione e tenacia, tipiche doti della gente di montagna, l’autore, continuando il suo lungo cammino, coglie e vuol mettere in evidenza i segni della presenza dell’uomo che si è servito, ed ha usato con la sapienza e l’esperienza, maturate nei secoli, il legno e le risorse dei boschi e con i suoi animali ha percorso ed segnato i pendii della montagna, oppure ha dovuto rinunciare e con grande amarezza lasciare il luogo natio, per continuare l’esistenza altrove.
Questa presa di coscienza del farsi e del vivere, anche se si rivolge, ed è legata, ad un mondo circoscritto ed ad un’area geografica ben identificata, per la dispersione e la varietà dei suoi attori e per i motivi profondi dei vissuti propri dell’agire umano, oltrepassa i confini locali per divenire testimonianza di civiltà nel senso più lato.
Tutto ciò a dimostrazione che oggi si può partecipare a pieno titolo ai processi di produzione e promozione culturale, utilizzando come campo di ricerca e di studio, il luogo dove si vive. Quello che fino a poco tempo fa era ritenuto un limite, non solo è divenuto un fatto del tutto marginale, ma anzi può apportare l’originalità e l’arricchimento propri della diversità. E’ stato proprio per questa sua qualità che nel passato gli studi di storia locale sono stati trascurati, se non ostacolati, dai “cattedratici” dell’Ufficialità, che li tacciavano, nel caso migliore, di essere una perdita di tempo e di energie. Era chiaro, ed i fatti lo dimostrano, che con la loro acrimonia essi, non solo hanno ritardato lo sviluppo di una scienza storica di aiuto agli uomini, ma spesso tanta loro solerzia ad incensare i potenti, era motivata dall’incontrare le loro grazie, per aver prebende e carriere. Date queste premesse, ed in questa nuova prospettiva, la storia locale sta guadagnando grande dignità in quanto per vivere e dare significato ad un presente sempre più complesso e difficile, dobbiamo indagare e recuperare di continuo un passato non adulterato. Spesso infatti la volontà e la fretta di dimenticare o di distruggere le testimonianze tramandateci, nasconde propositi di sfruttamento e di rapina. Cancellando i segni di un patrimonio originario si privano gli uomini, i paesi e le campagne della fisionomia unica ed irripetibile, che è specchio della loro storia, e si può così uniformarli alle esigenze del mercato del momento. Dobbiamo quindi tenere in molta considerazione l’innegabile arricchimento culturale che ci proviene dalle persone che ci hanno preceduto ed hanno cercato di vivere in modo dignitoso, lottando spesso contro l’umana follia, che più volte ha causato distruzioni ed insanguinato il nostro secolo. Nelle doti lasciateci, infatti sono racchiuse e trasfuse tutta l’esperienza ed il sentire umano.

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