1861: il “passaggio cotronese” della spedizione di Borjes

Le général Borgès (1862).

“Un pastore guidò quel gruppetto di uomini ‘strani’, nella provincia di Crotone. Al loro arrivo, nessuno ad attenderli. Era un deserto. Non gli vennero incontro emissari del Comitato borbonico come gli era stato assicurato, ma il generale riuscì comunque a convincere una ventina di contadini a seguirlo. Promise una paga, prospettando loro un futuro brillante. Ma i tentativi successivi di ulteriori reclutamenti furono fallimentari”.[i]

Questo paragrafo, estratto da una recente pubblicazione, parla di un evento storico poco noto, la spedizione di Borjes,[ii] e lo fa menzionando esplicitamente la “provincia di Crotone”. Riprende così un antico dibattito che riguarda per lo più gli appassionati di storia locale, che ancora oggi si chiedono se Borjes passò o meno dal territorio crotonese.

Tralasciando l’errore grossolano che parla di una provincia collegata a Crotone, dato che al tempo si era appena passati dalla Calabria Ulteriore II[iii] alla Provincia di Catanzaro,[iv] possiamo tentare di ricostruire il “passaggio” di Borjes leggendo le pagine del suo diario, fortunatamente salvato dallo scrittore Marc Monnier[v] e tradotto dal francese all’italiano e poi allo spagnolo.

Anzitutto, le basi: a pochi mesi di distanza dall’unificazione del Regno d’Italia, il generale Tommaso Clary[vi] si convinse delle affermazioni del principe di Scilla, Folco Ruffo, che descrisse la Calabria come un territorio pronto alla sommossa contro il nuovo regno.

Secondo il principe infatti sarebbe stato possibile rivivere quanto accaduto poco più di un secolo prima, con la riconquista dalla repubblica partenopea del 1799,[vii] operata proprio per mano di un suo antenato: Fabrizio Ruffo.[viii]

Il generale Clary, nonostante una serie di alti e bassi che lo portarono all’estromissione dall’esercito, era deciso a riconquistare il Regno delle Due Sicilie, e tramite il Comitato Borbonico di Marsiglia iniziò ad esporre il piano a diversi interessati alla causa. Rispose il comandante carlista Josè Borjes [ix], che si fidò delle indiscrezioni fornite convincendosi di riuscire a portare a termine l’impresa.

Il generale Clary aveva infatti promesso al comandante ingenti schieramenti di uomini, numerose armi e sopratutto denari. Ma come lui stesso si lamenterà, nelle pagine del suo diario,[x] nulla di tutto ciò si rivelò vero. Borjes, dopo aver ottenuta una lettera contenente gli “ordini” del generale Clary del 5 luglio 1861, partì da Marsiglia per Malta, dove trovò ad attenderlo appena 18 volontari e 2 ex militari dell’esercito borbonico. Lo stesso Borjes si lamentò nelle sue lettere con Clary, in quanto dell’operazione, che doveva essere segreta, ne parlavano i giornali “prima della nostra partenza”.[xi]

La cronaca della spedizione in Calabria è cosa nota: sbarcato a Brancaleone nella notte tra il 13 ed il 14 settembre del 1861, Borjes ed il suo sparuto gruppo di uomini non trovò nessuno ad attenderlo. In breve tempo alcuni abbandonarono il gruppo, messo in fuga quando dalla popolazione quando dalle guardie.[xii]

Così il gruppetto di superstiti è costretto a rifugiarsi per le montagne: la spedizione si trasforma da una “passeggiata” attraverso i principali centri abitati ad una difficoltosa gincana tra valli e burroni. In questo frangente, una parte del tragitto sembra effettivamente ricadente nella provincia crotonese. In particolar modo, il Borjes annota nel suo diaro[xiii] il passaggio dalla montagna di “Espinarvo” al bosco del “Carillone”: quest’ultimo potrebbe essere facilmente identificato come il Gariglione,[xiv] monte della Sila Piccola che divide i comuni di Taverna, Mesoraca e Petilia Policastro.

Fu probabilmente in quell’occasione che il generale ed il suo sparuto gruppo di seguaci entrò in quella che oggi è la provincia crotonese, camminando sempre per boschi e montagne senza mai scendere a valle. Lo stesso seguirà un percorso fatto di toponimi spesso di difficile individuazione, come “Ponte della Valle” e “Colle Deserto”, per poi giungere a località ancora oggi note con gli stessi nomi, come “Rovale”, “Rovella”, “Macchia Castagna”, ed il monte Corvo e Gallopane.

Un percorso dunque che lo porterà rapidamente a seguire gli antichi sentieri della Sila, battuti da tempo immemore ed utilizzati non solo dai briganti, ma anche dalle guardie, che in mezzo ai boschi avevano realizzato numerose “casupole” di guardia. Ma che, secondo quanto scritto dallo stesso Borjes, lo porterà ad apprezzare la bellezza della “valle di Nieto”, che il comandante descriverà estasiato come “un’Arcadia”. Per meglio comprendere cosa vide, riporto integralmente la nota a margine da lui scritta nel diario.[xv]

“La montagna di Pelletrea, da noi lasciata la mattina del 26, è fertile e assai ben coltivata: produce patate, legumi, fichi e altri frutti eccellenti. I ricchi di Cotrone vi inviano i loro armenti a pascervi. Noi mangiammo un montone alla cascina del capitano della guardia nazionale di quella città, chiamato Don Chirico Villangiere. Se potesse arrestarci, ci farebbe pagar ben cara la nostra audacia: pure abbiam dato quaranta franchi al pastore, e parmi che fosse ben contento di questo inaspettato guadagno. Ponte della Valle è una pianura in parte descritta nell’itinerario del 25 settembre: ma molto mi resta a dirne. Questa valle è traversata in tutta la sua lunghezza da un fiume che la bagna anche troppo. Quelle acque, mancando di un canale alquanto profondo per scorrere, rendono quel luogo paludoso; se vi fossero condotti per disseccarlo, diverrebbe il più bel giardino del mondo. Malgrado ciò, produce una gran quantità di lino, ed è una abbondante pastura. Gli armenti che vi si vedono sono innumerevoli. Le capanne di coloro che preparano il lino sono fittissime, di guisa che si scorge moltissima gente che va e viene. La montagne di Colle Deserto ha molto bosco: malgrado ciò, la parte meridionale di essa sarebbe suscettibile di produrre buon vino, se vi fosser piantate delle viti. La valle di Rovale, piccolissima, riunisce le stesse condizioni della precedente, con questo di più, che mi sembra più sana ed è meno umida. La valle di Nieto, che avrà forse una quandicina di leghe di circonferenza, è oltre ogni dire sorprendente. Giardini, pasture, ruscelli, casette, palazzi con ponti levatoi, e a piccole distanze, boschetti, rendono questo luogo il soggiorno di estate il più incantevole che io abbia mai veduto. Non parlo delle donne che vanno attorno con panieri pieni di formaggi, di frutta o di latte; degli uomini che lavorano o zappano; de’ pastori che appoggiati al tronco de’ salici, cantano o suonano il flauto o la zampogna. In breve è un’Arcadia, ove la pietre, se volassero, si fermerebbero per vedere, ascoltare e ammirare. La montagna di Corvo ha molto bosco, e non offre d’interessante che i bei pini che cuoprono i suoi fianchi e coronano la sua cima. Pure la parte meridionale ben coltivata, compenserebbe largamente le fatiche di chi prendesse a lavorarla”.

Rimane tuttavia il dubbio: cosa intedeva Borjes con “valle di Nieto”? Anche perché parla di un luogo di “una quindicina di leghe di circonferenza”, e si riferiva dunque ad un’area circoscritta seppur piuttosto grande. L’unità di misura usata infatti, la lega [xvi], esiste fin dall’antica Roma, e presentava differenze non trascurabili da paese a paese: il suo valore variava dai 4 ai 6 chilometri, ed in Spagna equivaleva a circa 5,5 chilometri. Borjes quindi si riferiva ad un’area “grande” tra i 70 e gli 80 chilometri odierni, almeno secondo la sua percezione visiva. Risulta quindi difficile capire cosa e dove guardò, vista anche la minuzia di particolari ed informazioni riportate.

Il termine “valle di Nieto” infatti è usato lungo l’intero percorso del fiume, finanche alle pendici del timpone Sorbello, dove esso trae origine. È possibile ipotizzare, però, che con un’area così vasta si riferisse al vasto conoide alluvionale[xvii] al di sotto dell’odierno comune di Cotronei: è li che si apre una vasta vallata, dove al fiume si aggiunge un importante affluente, il Lese.

Su questa valle ancora oggi affacciano i comuni di Caccuri, Cerenzia, Belvedere Spinello e Roccabernarda, assieme al già citato Cotronei. Si tratta di un punto ben visibile dai monti che separano oggi le due provincie, e che potrebbe corrispondere – anche per dimensioni – alle indicazioni fornite dal Borjes.

Ma si tratta solo di supposizioni. Quel che è certo, è che dopo questa visione amena il viaggio del comandante tornò ad essere una disperata fuga tra boschi e montagne. Non potendo uscire dal rifugio sicuro offerto dalla Sila, fù costretto ad addentrarsi in quella che oggi è la provincia cosentina: riuscirà ad uscire dalla Calabria qualche giorno dopo, e nel mese di Ottobre del 1861 si unì alla banda del temuto brigante Carmine Crocco.[xviii] La sua avventura terminerà con il tentativo di fuga nello Stato Pontificio, dove sperava di trovare riparo: venne però identificato l’8 dicembre mentre si trovava nel comune di Sante Marie, al confine tra Abruzzo e Lazio. Venne fucilato nel giro breve nel vicino comune di Tagliacozzo, a meno di 70 chilometri dalla salvezza.

 

Note

[i]Briganti, controstoria della guerra contadina nel Sud dei Gattopardi, 2017, di Gigi Di Fiore, pag. 93

[ii]https://it.wikipedia.org/wiki/Spedizione_di_Borjes

[iii]https://it.wikipedia.org/wiki/Calabria_Ulteriore_Seconda

[iv]https://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_di_Catanzaro

[v]Histoire du Brigandage dans l’Italie méridionale, 1862

[vi]https://www.treccani.it/enciclopedia/tommaso-clary_(Dizionario-Biografico)/

[vii]http://www.archiviostoricocrotone.it/crotone/i-moti-giacobini-nella-crotone-del-1799/

[viii]https://it.wikipedia.org/wiki/Fabrizio_Ruffo

[ix]https://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Borjes

[x]https://books.google.it/books?hl=it&id=ozZJAAAAIAAJ&q=cotrone#v=onepage&q=sila&f=false

[xi]Lettera del 22 settembre 1861, del comandate Borjes per il generale Clary

[xii]https://books.google.it/books?id=kiZ1aXcjNkwC&pg=PA488&dq=lettere+borjes+clary&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwi_953T3u7uAhVH-aQKHc5kBEoQ6AEwA3oECAQQAg#v=onepage&q&f=false

[xiii]Resoconto del 25 settembre 1861

[xiv]https://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Gariglione

[xv]Resoconto del 26 settembre 1861, nota a margine

[xvi]https://it.wikipedia.org/wiki/Lega_(unit%C3%A0_di_misura)

[xvii]https://it.wikipedia.org/wiki/Conoide_di_deiezione

[xviii]https://it.wikipedia.org/wiki/Carmine_Crocco

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