Alcuni piccoli feudi in territorio di Crotone: Valle Perrotta, Sacchetta, Lachani, Cerza e Piano del Conte

Crotone, località Perrotta.

Durante il Viceregno ed il Regno di Napoli, la città di Crotone godette il regio demanio, cioè non fu posseduta da feudatari, tuttavia, ampie parti del suo territorio erano occupate da terre feudali. Questi piccoli feudi, popolati nel Medioevo, successivamente, per varie ragioni, spopolarono e rimasero feudi rustici.

Crotone, località Perrotta.

La “Valle di Perrotta”

Il feudo era sito e posto nel territorio della città di Crotone. Le prime notizie risalgono al periodo aragonese. Il 26 luglio 1445, in Napoli, il re Alfonso d’Aragona concedeva al nobile Galeazzo di Tarsia ed ai suoi eredi, in cambio di alcuni feudi di Rossano e Castrovillari, i feudi situati in territorio di Crotone detti di “lagani et la valle de perrocta”.[i]

È del 1451 una protesta del feudatario di “Li Valli de Perrocte”, Galasso de Tarsia, barone di Belmonte. Il feudatario fa presente al re, che alcuni cittadini entrarono ed entrano nel feudo per ararvi e seminarvi contro la volontà del feudatario.[ii] In seguito, il feudo pervenne ai Campitelli e passò poi ai Passalacqua[iii] e, quindi, nel 1567, Gio. Battista Passalacqua vendette il feudo a Tiberio Pallone.[iv] Dall’acquirente Tiberio Pallone esso passò poi a Gaspare Pallone che, nel 1588, ne risulta in possesso.[v] Alla fine del Seicento, il feudo rustico ma quaternato, “di Perrotta seu Valle di Perrotta”, franco e libero, “et exemptum ab omni, et quocumque onere, censu et servitute”, eccetto di un’adoha di ducati 15 dovuti alla regia curia, è detenuto dal crotonese Cristofaro Pallone, sposato con Vittoria Berlingieri che, a causa dei debiti e oppresso dai creditori, subisce il sequestro da parte dalla regia corte.[vi]

La località “M. Perrotta” in un particolare del foglio N.° 571 Crotone della carta 1:50.000 dell’IGM.

All’inizio del Settecento il feudo appartiene a Cristofaro e Francesco Pallone, i quali essendo indebitati, ne ipotecano parte delle rendite.[vii] In seguito è venduto per 3300 ducati a Nicolò Orazio Berlingieri, figlio di Annibale. Nell’atto di vendita esso è descritto come formato da terre coltivate e incolte, ossia parte seminatorie e parte boscose. Confina con i territori di Forgiano, Li Condorini, Salica, S. Petro di Perrotta e Le Puzella. La cessione del feudo più che un atto di vendita, risulta un passaggio del feudo dai Pallone ai Berlingeri, infatti, il Pallone risulta indebitato per la maggior parte con i Berlingeri. L’acquirente s’impegnava a tacitare i creditori, tra i quali: D. Didaco Berlingeri, fratello di Annibale, per ducati 1400, più altri 538 e grana 42 ½ di rate di interessi non pagati, D. Pomilio Berlingeri, fratello di Annibale, per ducati 378 tari 4 e grana 13 ½, il barone Giuseppe Mayoli, agente del barone di Massanova Giuseppe Maria Doria per ducati 75, e altri.[viii]

Il feudo si estendeva per tomolate 980[ix] in territorio di Crotone soggetto al baglivo della città,[x] ai confini con il territorio di Isola. Morto Nicolò Orazio Berlingieri, passò al fratello Francesco Cesare, al quale il re Carlo III di Borbone, il 19 gennaio 1740, concederà il titolo di marchese di Valleperrotta.[xi] A Francesco Cesare successe il figlio Carlo (1781) e poi, a Cesare, per successione, ad Anselmo suo padre (1786)[xii]

Crotone, località Perrotta.

“Carbonara”, detto anche “Carbonarella” o “Sacchetta”

Il feudo di “Carbonara” detto poi “Sacchetta”, era situato in territorio di Crotone ai confini con quello di Isola; esso risulta citato all’inizio del periodo angioino. Da un ordine di Carlo I d’Angiò si apprende che Iohannes de Cutrono, in quanto possessore del feudo, doveva a sue spese riparare la turricella del castrum di Crotone.[xiii] La “terram Carbonari” è menzionata anche nel 1293, tra i confini di una coltura appartenente all’arcivescovo di Santa Severina.[xiv]

Durante il periodo aragonese il feudo di Carbonara, o Carbonarella, apparteneva ai De Tappia.[xv] È del 1451 un intervento di re Alfonso a favore del vescovo della città Cruchetto e del capitolo, i quali si lamentavano di essere disturbati nell’affitto dei loro territori dai due feudatari Galasso di Tarsia e Iohannes de Tappia, i quali fanno pascolare i loro animali, o li fanno pascolare da coloro ai quali affittano i feudi, sui territori della chiesa, richiamandosi ad una consuetudine risalente al marchese di Crotone Nicola Ruffo ed ai suoi eredi.[xvi] Pervenne poi a Colecta de Tappia, il quale, “il 10 luglio 1482 denunziò la morte del fu suo padre Giovanni, ed offrì il rilevio per i feudi Cromini e Carbonara, che egli possedeva in Cotrone”.[xvii] Fu quindi del figlio Jois de Tappia de Cotrono. È di quest’ultimo una supplica del 1488 diretta al re Ferdinando, affinché gli siano riconosciuti i diritti sul feudo, come li aveva avuti il padre.[xviii]

Durante il Cinquecento appartenne ai Sacchetta, dai quali il feudo prese anche il nome. Poi passò a Simone Sacchetta e, quindi, ad Aurelio Sacchetta da Squillace, il quale il 12 febraio 1539, ebbe significativa di rilevio per i feudi Carbonara e Carbonarella come erede e per morte del fu Simone Sacchetta suo avo deceduto a luglio 1537. Durante questo periodo i feudi Carbonara e Sacchetta, dalla rendita feudale di duc. 48 del 1537, passarono a ducati 100 del 1593. Segno di un forte disboscamento e dell’estensione dei terreni a semina.[xix] Poi seguì Camillo Sacchetta e, quindi, Scipione Sacchetta che, “il 1° aprile 1594 ebbe Sign. di Rilev. per i feudi Carbonara o Sacchetta presso Cotrone come erede e per la morte di Camillo predetto, suo padre, deceduto a marzo 1593”.[xx]

Le località “Carbonara”, “Valle Carbonara” e “C. Sachetta”, in un particolare del foglio N.° 571 Crotone della carta 1:50.000 dell’IGM.

Giovanbattista Barricellis lo possedeva agli inizi del sec. XVIII.[xxi] Nel 1720 passò alla figlia primogenita Anna. Anna Barricellis il 14 ottobre 1720, prese intestazione del feudo Carbonara o Sacchetta sito in Cotrone, come erede del padre Giovanbattista.[xxii] Anna Barricellis sposò Antonio del Castillo. Michele del Castillo nel 1724, lo ebbe in dono dalla madre Anna Barricellis, moglie di Antonio del Castillo. La madre, infatti, gli promise di succedere alla sua morte nel feudo rustico di Carbonara o Sacchetta.[xxiii]

Nel catasto onciario di Crotone del 1743 così è descritta la famiglia dei De Castillo: Felice del Castillo nobile di anni 35, i fratelli Bonaventura di anni 32, Gio. Battista di anni 21, Alfonso canonico di anni 43, Muzio canonico di anni 40, Pietro canonico di anni 36, Girolamo sacerdote di anni 33, le sorelle Aloisia di anni 38 e Maria di anni 25. Felice abita con la madre e vedova Anna Barricellis di anni 64 e la serva Vittoria Asturino di anni 45. Abitano tutti in casa propria patrimoniale in parrocchia di Santa Maria Prothospatariis. Possiedono la chiusa La Potighella, un mulino centimolo in un basso sotto il loro palazzo. Un basso sotto il loro palazzo è dato in fitto come anche tre casette vicine al detto palazzo. La madre Anna possiede il feudo detto “Carbonara, Carbonarella seu Sacchetta” di tt.e 300 conf. le terre dette Salica. In un quarto dello stesso palazzo abita anche Michele del Castillo, nobile patrizio di anni 42, con la moglie Catarina Berlingieri di anni 39, la figlia Rosa di anni 10 e la serva Cassandra Casentino.[xxiv]

Con la morte del padre Michele il feudo pervenne alla figlia Rosa del Castillo. Quest’ultima, dopo aver sposato Nicola Gallucci nel 1753,[xxv] il 31 marzo 1760, prese intestazione del feudo Carbonara o Sacchetta, come erede del padre Michele morto in Crotone il 25 dicembre 1758. Nel 1760 Rosa del Castillo entrò in possesso del feudo di Carbonara o Sacchetta e alla sua morte, avvenuta il 13 gennaio 1776, il feudo passò al figlio Francesco Gallucci, unico figlio maschio di Rosa del Castillo e di Nicola Gallucci. Una figlia, Lucrezia, detta anche Luiggia, aveva sposato Giuseppe Zurlo.

Il feudo dell’estensione di circa 300 tomolate, era situato in territorio di Crotone e confinava con Carbonara, Puzelle e Salica. Le sue rendite annue erano stimate del valore di circa 95 ducati annui. Esso solitamente era affittato “per uso di pascolo di animali vaccini, e neri solamente per uso di mandria o vaccarizzo e coll’obbligo di dare un paio di rasche ed un paio di casci cavalli”.[xxvi]

Nel catasto di Crotone del 1793 troviamo D. Antonio Gallucci di anni 77, Prospero fratello canonico sacerdote di anni 59, Carlo fratello canonico sacerdote di anni 54, Gio. fratello chierico di anni 55, Francesco nipote di anni 24. Possiedono i territori di Fellà, Lampamaro, La Garrubba, S. Ippolito, chiusa la Garrubba, un magazzino nel luogo Le Forche, vacche di frutto n. 40, troie di frutto n. 40, Bovi aratori n. 80, e il feudo la Sacchetta dotale del fu Nicola Gallucci padre di Francesco.[xxvii] Francesco Galluccio il 4 luglio 1781 ebbe l’ultima intestazione per successione alla madre Rosa del Castillo, morta il 13 gennaio 1776.[xxviii]

Crotone, località Carbonara.

Lachani

“Lachani” detto anche “Lagani” e “La Gana”, era un feudo abitato situato in territorio di Crotone ai confini con quello di Cutro. Era anche detto “Cerqua” e “Capo di Ferro”. Confinava con i fondi “Campanaro”, “Salice”, “Pudano”, “Acqua della Cerza”, o “Quercia”.

Nel 1275-1277 è tra le terre abitate appartenenti al giustizierato di Val di Crati e Terra Giordana.[xxix] In seguito va a far parte delle terre concesse nel 1390 a Nicola Ruffo, marchese di Crotone. Nel 1426, come terra abitata, è ancora in potere del marchese.[xxx] La figlia di Nicolò, Errichetta, lo portò in dote come altre terre del “Marchesato”, ad Antonio Centelles. Dopo la ribellione fu confiscata e ricadde in demanio regio. Re Alfonso la concesse assieme a “Papanichiforo”, a Galeazzo di Tarsia, capitano a guerra di Cosenza e casali, e barone di Belmonte. I due tenimenti erano stimati di produrre una rendita annua di 120 ducati.[xxxi]

È in questo periodo, che la terra si spopola. Facilita la sua distruzione il nuovo feudatario, che vieta agli abitanti di esercitare i loro diritti sulle terre. Nel 1451 il barone con l’aiuto del vicerè di Calabria Francesco de Siscar, impone al capitano di Crotone, Bonaccursio de Florencia, di intervenire contro alcuni abitanti di Crotone che, non contenti dei loro diritti, entrarono ed entrano nelle proprietà del barone dette “Lagani et Li Valli de Perrocte”, e in queste arano, seminano e coltivano contro la volontà del feudatario. In seguito, re Alfonso d’Aragona ordina a Francesco di Siscar di intervenire a favore del vescovo crotonese Cruchetto, i cui diritti sono usurpati dai due feudatari “Galassus de Tarcia et Iohannes de Tappia”, i quali detengono feudi in territorio di Crotone. I due feudatari sono accusati dal vescovo e dal capitolo della chiesa crotonese, possessori di terreni a pascolo ed a semina confinanti con detti feudi, di molestare e di dare impedimento a coloro che prendono in fitto a pascolo i territori della chiesa.[xxxii] L’intento del feudatario è quello di trasformare il feudo in un grande latifondo, espropriando gli abitanti dei loro antichi diritti e delle loro proprietà, espellendoli dal territorio.

Il feudo rimase per molti anni ai De Tarsia, finché, morta nel 1577 Beatrice di Tarsia, passò al figlio ed erede Giovan Paolo di Gaeta, e poi al nipote Giacomo di Gaeta e, quindi, a Filippo Badolato, barone di Cropalati. Devoluto in seguito alla regia corte, fu venduto nel 1693 a Gennaro Petrucci di Cutro, e poi al figlio ed erede Giuliano Petrucci, il quale lo vendette nel 1728, a Giovanni Andrea Papasodaro e poi, alla figlia ed erede Prudenza Papasodaro, la quale lo vendette a Luca Francesco Orsini e poi, alla sua morte, nel 1778 passò al figlio ed erede Raimondo Orsini.[xxxiii] A ricordo rimangono i toponimi: “torrente Gano”, “Vallone Gana”, fondo “Gano”, e “Acqua della Cerza”.[xxxiv]

La località “Acqua della Quercia” in un particolare del foglio N.° 571 Crotone della carta 1:50.000 dell’IGM.

La Cerza detto anche “Giordano”

Feudo situato in territorio di Crotone in vicinanza della foce del fiume Neto che, anticamente, era membro del “feudo de Pissonis”. I primi documenti sul feudo “de Pissonis” risalgono all’inizio della dominazione angioina. Tra i signori, che hanno feudi in territorio di Crotone e che perciò, per antica consuetudine, devono concorrere alle spese di riparazione del regio castello, troviamo nel 1270/1271 Iohanna figlia del fu Alessandro Bufone, che detiene il feudo “de Pissonis”.[xxxv] Alcuni anni dopo il feudo è oggetto di contesa. Nel 1278 il re Carlo d’Angiò interviene a favore del conte di Catanzaro, Pietro Ruffo, il quale rivendica il possesso del feudo de Pissonis occupato abusivamente da Iohanna de Pissono.[xxxvi]

Il feudo rimase molto probabilmente ai Ruffo, conti di Catanzaro, signori di Crotone e poi anche marchesi di Crotone. Con la caduta in disgrazia del marchese di Crotone, passò ai Contestabile. Il 30 dicembre 1444, mentre il re Alfonso assedia il castello di Crotone, concede al nobile Giannotto de Comestabulo il feudo detto “deli Biffoni” sito nel territorio di Crotone. Da quanto si deduce dal privilegio il feudo era stato anticamente dei Contestabile e precisamente dello zio Zazo e del padre Antonio di Giannotto, ma questi ne erano stati spogliati dal marchese di Crotone Nicola Ruffo. Con la caduta dei Ruffo a causa della ribellione di Antonio Centelles ed Enrichetta Ruffo, il feudo era ricaduto in regio demanio ed il re lo aveva nuovamente concesso a Giannotto.[xxxvii] Durante l’ultimo periodo aragonese Venceslao Campitelli, tesoriere di Calabria Citra, sposò Lucia Contestabile, figlia ed erede di Joannocto, che gli portò in dote il “feudo deli Pissuni”.[xxxviii]

Così nel 1494 il figlio ed erede di Venceslao, Lorenzo Campitelli, è feudatario della terra di Melissa, del feudo di Rivioti e dei feudi di Aprigliano e deli Pissuni, quest’ultimi due in territorio di Crotone. A ricordo dei precedenti possessori, il feudo rustico di “Brigliarello” o “Briglianello” e il feudo di Pissuni, erano anche detti “li feudi di giannetto di Condestabile”, e rimasero per molto tempo in potere dei Campitelli.

Il feudo, o territorio feudale, detto il feudo della Cersa era un membro del feudo detto “delli Pisciuni antico”. Esso era anche detto Giordano ed era situato in territorio di Crotone nel luogo detto Neto.[xxxix]

Nel 1529 il feudo detto “Pescina o li Pessuni”, che apparteneva al barone di Melissa Giovan Battista Campitelli, fu smembrato ed il feudo della Cersa fu venduto a Nicola Lucifero. Alla sua morte passò al figlio Petruccio, che lo vendette per ducati 660 a Saladino Pancallo (1542). Passò quindi al figlio ed erede Giovanbattista, che lo cedette a Paolo Adamo (1556).[xl] Quindi fu del figlio ed erede Innocenzo.

Nel 1583 Innocentius de Adamo[xli] possedeva il “suffeudum dictum dela cersa situm in tenimento crotonis loco dicto neto jux.a terras dictas lo parapotamo[xlii] jux.a terras m.ci jois bartholi et jois mathei de adamo jux.a terras her. q.m m.ci jois martini de vitia litus maris vias pp.cas.” Nel 1596 l’Adamo lo vendette al crotonese Fabio Pelusio. Rimase per lungo tempo ai Peluso (Giovan Pietro, Mutio, Ferrante, Giuseppe).[xliii]  Nel 1664 Giuseppe Pelusio lo donava al figlio Fabio Ferrante. Esso è descritto confinante con le “terre dette Vizza et Barricellis dell’heredi del q.m Gio Petro Suriano.[xliv]

Nel 1722 Ferdinando Pelusio, zio di Gregorio Montalcini, lo cede a quest’ultimo. Il feudo è descritto confinante con le terre dette Fico, Vezza e l’Olmo.[xlv] Nel catasto onciario di Crotone del 1743 il territorio feudale è ancora in possesso di Gregorio Montalcini ed è stimato dell’estensione di tomolate 115.[xlvi] Rimase in possesso di Gregorio Montalcini fino alla sua morte.[xlvii] L’undici giugno 1757, Gregorio, cosciente dei “gravi ed innumerabili miei peccati che mi fanno tremare e temere”, fa testamento, nominando eredi universali e particolari i suoi figli: il canonico Lelio, Annibale e Orazio, nati in costanza di matrimonio con la moglie Rosa Barricellis. Egli lascia agli eredi i suoi numerosi beni tra questi vi è anche “il territorio chiamato “La cerza, seu Giordano, nelle pertinenze di Nieto, da me testatore comprato verso l’anno millesettecentoventi da D.r Ferdinando Pelusio mio zio, per istrumento stripulato per l’atti del fu notar Pelio Tirioli”.[xlviii]

Crotone, localizzazione del feudo detto La Cerza o Giordano, in un particolare del foglio N.° 571 Crotone della carta 1:50.000 dell’IGM.

“Cornito” o “Piano del Conte”

Il feudo di “Cornito”, detto anche “Piano del Conte”, in quanto appartenne ai Campitelli conti di Melissa, era un membro del feudo di Apriglianello e come tale, ne seguì le vicende. Esso confinava con la gabella di Lampamaro, con le terre appartenenti ai Catizzone, con la località Infuraci, con Santo Polito, ecc.[xlix]

Assieme al feudo di Apriglianello, fu venduto dal Principe di Strongoli Francesco Campitelli a Dionisio Suriano, mediante instrumento del regio notaio Gio. Cizza del 3 aprile 1640.[l] Quindi passò al barone di Apriglianello Diego Suriano, che lo possederà come figlio ed erede di Dionisio. Il territorio feudale perpetuo era posto nel territorio di Crotone, e confinava con la gabella detta la Manca di Catizzone che, alla metà del Seicento, era posseduta dal fratello Francesco Suriano, e la gabella Santo Polito, che apparteneva al beneficio della famiglia Mangione. Tale territorio era solito affittarsi in salme ventiquattro di frumento a ragione di tomolate sei per ogni salma, quando si affittava ad uso massaria, e alla stessa ragione in denaro, quando si affittava a pascolo.

Dopo alcuni anni, il 2 settembre 1654, a causa dei debiti, il feudo è venduto da Diego Suriano a Cesare Presterà per ducati 1440. Il Presterà versò al barone di Apriglianello ducati 820 all’atto della stipula, impegnandosi a pagare i rimanenti ducati 620, quando il barone avrebbe ottenuto il regio assenso alla vendita.[li]

Crotone, localizzazione del feudo detto Cornito o Piano del Conte, in un particolare del foglio N.° 571 Crotone della carta 1:50.000 dell’IGM.

Il 20 giugno 1677 Diego Suriano dichiarava di possedere il feudo di Apriglianello consistente i più membri e precisamente: “il feudo di Piscina, seu Piscione di S. Stefano, lo feudo di Cornito d.o lo piano del Conte et dictum feudum di Apriglianello consistunt in diversis territorii nominatis sub vocabulo Apriglianelli, iuxta feudum, quod dicitur della garrupa quod fuit q.m D. Joannis dionisii Suriano cum vallone intermedium, iuxta territorium seu gabella dictam la valle delle donne, iuxta serras seu gabellam dictam la destra di Iacovino, iuxta terris seu gabellam dictam la matalena, iuxta terris seu gabellam dictam le cerze di Raimondo et alios fines et ad feudo di Cornito, seu piano del Conte iuxta terris seu gabellam dictam la manca di catizzone iuxta terris seu gabellam dictam santo Ippolito quae fuit illorum de montalcino et postmodum dezii suriano, iuxta terris seu gabelolam dictam di S. Ippolito del beneficio di mangione et alios fines”.[lii].

Nell’atto di vendita del feudo era compreso l’obbligo per il venditore “di far spedire a sue spese il Regio Assenso per la desmembratione di d.o corpo feudale”. Non avendolo potuto ottenere, Gio. Pietro Presterà, figlio ed erede di Cesare, intentò causa al barone di Apriglianello per la restituzione dei Ducati 1400 ed inoltre, di tutti gli interessi passati e decorsi. Per tale motivo il barone fu condannato e per sfuggire alla cattura ed alla carcerazione cercò rifugio a Carfizzi.[liii]

Crotone, località Torre Lucifero e Farina.

In seguito, si cercò un accordo tra le parti. Il tentativo tuttavia fallì. Il 19 giugno 1685 Diego Suriano dichiarava di affittare per dodici anni il feudo Piano del Conte a Gio. Pietro Presterà per annui ducati 40, per un totale di ducati 440. Tuttavia, trattandosi di affitto di cosa feudale, per lungo tempo anche questo contratto risultò essere nullo per mancanza di assenso regio.[liv] Diego Suriano continuò a mancare ai pagamenti ed il debito verso il Presterà aumentò a ducati 2503. Nel frattempo, morto Diego Suriano, il feudo era passato alla figlia Antonia Suriano.

È del 1689 un contratto di retrovendendo tra Antonia Suriano e la figlia Innocenza de Filippis, da una parte, e Pietro Presterà dall’altra. I possessori del feudo di Apriglianello si obbligavano a vendere al Presterà ducati 144 annui sui frutti, entrate e rendite del feudo di Apriglianello e parte di questi (ducati 84) andarono a gravare sui frutti e rendite del territorio di Cornito e Piano del Conte, in quanto membro del feudo di Apriglianello. Nella descrizione il Piano del Conte risulta confinato con “la monachella, santo polito, santo polito della tripona, la chiusa di pompilio, la chiusa di montalcino dell’olivella, grolletta e mendolicchia”.[lv]

Crotone, località Torre Lucifero e Farina.

Alla metà dell’Ottocento la strada della Carrara fa parte dell’elenco delle Strade Vicinali soggette a servitù pubbliche del comune di Crotone. Così è descritta la strada che collega la città verso il fiume Tacina: “essa parte appena fuori la porta della città dalle parti della località Spadaro poi passa per Carrara e raggiunge Bernabò. Qui la strada si divide; una attraversa Piani del Conte, il comprensorio di Tuvolo, sale per Coppola fra le località Salica e Carbonara e va a Isola, l’altra prosegue e attraversa le località Olivella, Santo Polito e Magliarello. A Magliarello la strada si divide nuovamente; una via va per la località Miccisi e salendo per Sant’Andrea attraversa i piani della Ventarola e conduce a Isola, mentre l’altra attraversa il vallone per mezzo Trafinello, prosegue per la Valle de Liotta e raggiunge i mulini di Sant’Anna” (1868). È del 1934 una lite riguardante il Piano del Conte tra Berlingeri e Lucente.

Crotone, località Torre Lucifero e Farina.

Garrubba

Il feudo della Garrubba era situato in territorio di Crotone nella vallata tra Apriglianello, Giamiglione e confinava con La Foresta e Spatarello.[lvi]

Scipione Suriano, figlio del fu Ottaviano, acquistò dalla regia corte il feudo della Garrubba. Morì il 17 marzo 1585. Seguì Ottaviano Suriano figlio unico ed erede.[lvii] Ad una fase di espansione della granicoltura, con alte rese del grano nei campi da poco disboscati della prima metà del Cinquecento, seguì alla fine del Cinquecento, una fase di basse rendite. Nel 1594 un teste dichiarava che, nel fondo Garrubba in agro di Crotone di proprietà dei Suriano, le rese del grano per la semente erano alquanto basse per lo sfruttamento “in alcuni anni rende delli otto, alcuni anni delli sei, alcuni delli cinque, et al sicuro delli quattro.[lviii] A Ottaviano seguì il figlio Scipione Suriano, il quale vendette nel 1632 il feudo per ducati 2800 al suo parente, Giovandionisio Suriano, il quale nel 1646 per testamento lasciò il feudo al primogenito Annibale Suriano. Morto costui nel 1669 passò al figlio Domenico Suriano e alla sua morte avvenuta nel 1670, successe il figlio Antonio Suriano, il quale nel 1691 lo vendette, con possibilità di retrovendita, per ducati 1625 a Fabrizio Manfredi. Da costui nel 1694 passò al figlio Muzio Manfredi. Annibale Suriano, figlio di Antonio, nel 1709 ricomprò il feudo per la stessa somma da Muzio Manfredi. Seguì Anna Suriano (1716).

Crotone, localizzazione del feudo della Garrubba, in un particolare del foglio N.° 571 Crotone della carta 1:50.000 dell’IGM.

Nei capitoli matrimoniali stipulati in Crotone il 20 dicembre 1719 tra Anna Suriano, figlia del fu Annibale e vedova di Nicolò Berlingieri, e Berardino Suriano, figlio di Antonio, tra i beni promessi dalla futura sposa vi è il fondo seu Gabella feudale nomata la Garrubba, in territorio della città di Crotone. Il feudo di solito era affittato con pagamento a S. Giovanni dell’Agli o a Molerà, a seconda se era affittato a massaria o a erbaggio.[lix] Nel Catasto di Crotone del 1743 così è descritto D. Berardino Suriano. Nobile di anni 40, sposato con Anna Suriano di anni 36, come marito e legittimo amministratore della moglie Anna Suriano, possiede il feudo La Garruba confine le terre di Giamiglione (terre sempre appartenenti ad Anna e Bernardino Suriano), ed il feudo di Apriglianello dell’estensione di tt.a 300. Per la coltura del quale giusta la sudetta capacità, resta determinato necessitarvi il n.ro di 38 bovi.[lx] Il feudo pervenne per successione a Raffaele Suriano, figlio ed erede di Berardino (1770), poi a Bernardino Suriano (1790) e da ultimo a Fabrizio Suriano.[lxi]

Crotone, le terre del feudo della Garrubba.

Note

[i] Rodriguez C.- Palmieri G. (a cura) I Registri Privilegiorum di Alfonso il Magnanimo, VII, Registro 2908, n. 6, pp. 291-292.

[ii] Galasso G., Economia e società nella Calabria del Cinquecento, Napoli 1967.

[iii] Nel 1530 c’è l’assenso alla concessione del feudo La Valle de Perocte fatta da Giovanni Tomaso Capitello e Caterina Casulla sua madre a favore del milite Cesare Passalacqua, segretario regio nelle province di Calabria. Mazzoleni J., Fonti per la storia della Calabria nel Viceregno (1503-1734) esistenti nell’Archivio di Stato di Napoli, Edisud 1968.

[iv] Il feudo fu venduto da Jo. Battista Passalacqua a Tiberio Pallone per atto del notaio Giovanni Mannarino di Catanzaro del 21 dicembre 1567. ASCZ, Not. Silvestro Cirrelli, Busta 497, f.lo 1703, ff. 30-33. La ratifica alla vendita del feudo fatta da Lavinia Passalacqua a Cristofaro Pallone è del 1611. Mazzoleni J., Fonti per la storia della Calabria nel Viceregno (1503-1734) esistenti nell’Archivio di Stato di Napoli, Edisud 1968, pp. 110, 113.

[v] Mazzoleni J., Fonti per la storia della Calabria nel Viceregno (1503-1734) esistenti nell’Archivio di Stato di Napoli, Edisud 1968, p. 250.

[vi] È del 15 dicembre 1673 una supplica dei coniugi Cristofaro Pallone e Vittoria Berlingieri: “Cristofalo Pallone e Vittoria Berlingeri coniugi della Città di Cotrone fanno à sapere a V. Ec. come l’anni passati fecero vendita al Alfiere Giovan Duarte d’una loro casa sita ind.a Città per prezzo tra loro convenuto di docati duecento ottanta, mediante Instrom.to stipulato per il not. Peleo Tiriolo, e per esser stata dotale d’essa Vittoria supp.te, si convennero che il prezzo sudetto s’habbia d’applicare in estinsione di alcuni debiti d’esso Cristofalo che tiene sopra il suo feudo nominato La Valle di Pirotta et altre sue robbe, conforme segui per D.ti Cento che si pagorno in parte li detti suoi debiti. E come che al presente si ritrovano a tale necessità che non hanno modo di vivere, e d’alimentare e nutrire due loro figliole in piccola età per esserli stato sequestrato detto suo feudo dalla Regia Corte; supp.no però V. Ec. À concederli il suo beneplacito per potersi pigliare libero detto resto di danaro dovuteli per prezzo delle mentionate case che sono parte delle sud.te doti, non ostante le conditioni apposte in d.o Instrom.to, accio con quelle possano sustentarsi essi, e detta sua famiglia, che il tutto l’haveranno à gratia”. ASCZ, Not. Peleo Tirioli, B. 253, f.lo 1674, ff. 19-22.

[vii] ASCZ, Not. Silvestro Cirrelli, B. 496, f.lo 1701, ff. 30-31.

[viii] Vittoria Berlingeri, essendo il feudo molto indebitato, dà il consenso al marito di poterlo vendere, con la condizione che una parte di somma della vendita si dovesse depositare presso un mercante per la sicurezza delle sue doti. ASCZ, Not. Silvestro Cirrelli, B. 497, f.lo 1703, ff. 31-33, 44-55.

[ix] ASN, Cam. Som. Catasto Onciario dell’Università di Cotrone del 1743, Vol. 6955.

[x] Il 10 dicembre 1722 i coloni del feudo di Perrotta di Cesare Berlingieri, imprigionano 11 vacche e 5 vitelli di Antonio Bucchino di Isola, e li conducono al palo della bagliva di Crotone. Per riaverli il Bucchino deve pagare carlini 15 per animale (i vitelli metà), cioè carlini 12 al padrone delle terre e 3 carlini per ogni animale al baglivo di Crotone. ASCZ, Not. Pelio Tirioli, B. 661, f.lo 1722, ff. 298v- 299.

[xi] Francesco Cesare Berlingieri, marchese di Perrotta di anni 46, possiede il feudo nobile detto di Perrotta, confine il corso di Forgiano di capacità tomolate 980, per la coltura del quale s’assegnano bovi aratorii n.ro cento venti e giusta il disposto della Regia Camera detto numero di bovi sono esenti di pagamenti fiscali. ASN, Cam. Som. Catasto Onciario dell’Università di Cotrone del 1743, Vol. 6955, f. 71.

[xii] Pellicano Castagna M., Le ultime intestazioni feudali in Calabria, Chiaravalle Centrale, 1978, p. 63.

[xiii] Reg. Ang., VI (1270-1271), p. 109.

[xiv] AASS, Fondo Arcivescovile, vol. 84A, f. 39v.

[xv] Le terre del feudo di Carbonara confinavano con quelle dei Baglioni. Tra i beni appartenenti alla dote della nobile domina Francisca Baglioni, figlia del quondam nobile Pandolfo Baglioni di Crotone, riportati in un atto del 22 marzo 1489, troviamo: “omnes suas terras proprias sitas et positas in tenimento cotroni loco dicto carbonara iuxa terras feudi de carbonara mediante vallone nominato La aqua de laficu et terras quondam michaelis bonelli (et) Nicolai francisci de birengerijs terras poratus et terras petri susanna et alios fines” (ASCZ, Pergamena n. 16). La quarta parte del territorio nominato “carbonara” posto nel tenimento della città di Crotone, risulta successivamente, tra i beni della dote della “mag.cam dominam M.a Thiberiam Monacam”, figlia della detta Francisca Baglioni, come riportava il “dotalium contrattum” stipulato l’otto ottobre 1545 in Crotone (ASCZ, Pergamena n. 44).

[xvi] Fonti Aragonesi, II, pp. 220-221.

[xvii] Pellicano Castagna M. Storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, I, Frama Sud 1984, p. 375.

[xviii] “In Libro Revelu Calabriae. Sacrae Regiae Maiestati et eius Camerae Summariae Reverenter exponitur et humiliter supplicatur pro parte nobilis Jois de Tapia de Cotrono filius legitimi et naturalis magnifici quondam Colectae de Tappia dicentis, quod praefatus magnificus Colecta dum si seu tenuit tenimenta, seu feuda de lo Cromitu et Carlovaria parte in Provinciaq Calabriae pertinentiis Casalis Crepacordis et Civitatis Cotroni, cum ipsorum juribus et actionibus.” Fiore G., Della Calabria Illustrata, III, p. 464.

[xix] Galasso G., Economia e società nella Calabria del Cinquecento, Napoli 1967, p. 302.

[xx] Pellicano Castagna M. Storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, I, Frama Sud 1984, p. 375.

[xxi] Il marchese Fabrizio Lucifero possedeva il territorio burgensatico di Carbonara che confinava, da una parte con Coppola e Tuvolillo, dall’altra parte con il bosco di Salica della mensa vescovile di Isola, dall’altra con la gabella Lampamaro del S.r Gallucci, e dall’altra con il feudo Sacchetta di Gio. Batt.a Barricellis. ASCZ, Not. Tirioli F. A., B. 635, f.lo 1710, f. 63.

[xxii] Anna Barricellis primogenita ed erede di Gio. Batt.a, eredita assieme alla sorella Francesca. Come primogenita le spetta il feudo rustico di Sacchetta. ASCZ, Not. Pelio Tirioli, B. 660, f.lo.1720, ff. 96-103. Anna Barricellis possiede il feudo di Sacchetta confine li Puzelli AVC, Anselmus dela Pena, Visita 1720, f. 41.

[xxiii] La stessa madre nel 1748 tenterà la revoca della donazione, perché si era “dimostrato et sperimentato dissubediente et ingrato et indegno di detta donatione”. ASCZ, Not. Pelio Tirioli, B. 667, f.lo 1748, ff. 207-208.

[xxiv] ASN, Cam. Som. Catasto Onciario di Cotrone Vol. 6955, 1743, ff. 76, 152.

[xxv] ASCZ, Not. Pelio Tirioli, B. 660, f.lo 1720, f. 96. Pellicano Castagna M. Storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, I, Frama Sud 1984, pp. 375-376.

[xxvi] ASN, Relevio n. 429, fasc. 6.

[xxvii] AVC, Catasto di Crotone, 1793, ff. 13-14.

[xxviii] Pellicano Castagna M. Storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, I, Frama Sud 1984, pp. 375-376.

[xxix] Reg. Ang., XIII (1275-1277), p. 267.

[xxx] ASV, Reg. Vat. 355, f. 287.

[xxxi] “Galasso de Tarsia à de gratia li tenimenti de la Gana et Papanichiforo, valeno D. CXX”. Pontieri E., La Calabria a metà del secolo XV e le rivolte di Antonio Centelles, 1963, p. 281.

[xxxii] Fonti Aragonesi, II, 54, 220-221.

[xxxiii] Pellicano Castagna M., Storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, II, pp. 22-24.

[xxxiv] Il territorio detto L’Acqua della Cerza era situato nel distretto e tenimento della città di Crotone, e confinava col feudo nominato Capo di ferro e con le terre dette la Gana. ASCZ, Not. Felice Antico, B. 857, 1754, f. 327v.

[xxxv] .” Reg. Ang. VI, 1270-1271, pp. 109-110. Lo stesso documento è riportato anche in Reg. Ang. Vol. L, 1267-1295 pp. 99-100.

[xxxvi] Reg. Ang., IX (1272-1273), p. 56; XX (1277-1279), p. 247.

[xxxvii] Rodriguez C.- Palmieri G. (a cura) I Registri Privilegiorum di Alfonso il Magnanimo, VI, Registro 2907, n. 35, p. 259.

[xxxviii] Zangari D., Capitoli e grazie concessi dagli Aragonesi al vescovo e all’università e uomini della città di Cotrone durante il sec. XV, Napoli 1923, p. 20.

[xxxix] ASCZ, Not. Isidoro Galatio, B. 270, f.lo 1664, f. 11.

[xl] “Paolo d’Adamo possessione del feudo dela Cerza sito in Cotrone, per l’immunità” (1566-1569). 1578. “Paolo d’Adamo, con Marcello et Pompilio Lucifero per una differenza per il feudo della Cerza” (1578). “Innocentio, Ioanne Bartolomeo et Giovanni Matteoxx, fratelli d’Adamo, figli del quondam Paulo d’Adamo, possessori del feudo dela Cerza sito in Cotrone, per lo relevio del quondam Saladino Pancaldo” (1589-1592). ASN, Reg. Camera della Sommaria, Segreteria, Inventario.

[xli] ASCZ, Not. Ignoto, B. 15, f.lo 1583, f. 126.

[xlii] L’undici ottobre 1706 Francesco Crivelli, procuratore di Diego Passarelli, si reca nel luogo detto “le Piane del Bucco, seu lo Parapotamo et un pezzotto di terra nominato Santa Maria d’Altilia sitis et expositis in territorio e rescrictum Civitatis Crotonis in loco dicto Neto iuxta suos fines: La Gabella delo Frasso confine le terre Tilesi Spina il vignale del S.r dionisio Pipino Vizza , via p.ca mediante un’altra gabella chiamata della fiumara confine la volta della Schiafa il fiume Neto, Santa Maria d’Autilia et il Cenzo, et nun’altra gabella detta Bucco confine la gabetta del Pirajno, il Laganeto del S.r Marchese di Crucoli, via publica. Quali trte gabelle tutte unite si chiamano Le Piane del Bucco seu Lo Parapotamo”. ASCZ, Regia Udienza, fasc. VII.

[xliii] Pellicano Castagna M. Storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, II, pp. 97-98.

[xliv] ASCZ, Not. Isidoro Galatio, B. 270, f.lo 1664, f. 11.

[xlv] ASCZ, Not. Pelio Tirioli B. 661, f.lo 1722, f. 64.

[xlvi] Gregorio Montalcini nobile d’anni 50, possiede un territorio feudale nominato la Cerza seu Giordano di capacità tomolate cento e quideci giusta l’apprezzo, per la coltura del quale se l’assegnano bovi aratorii n.ro quattordici. ASN, Cam. Som. Catasto Onciario di Cotrone Vol. 6955, 1743, f. 103.

[xlvii] Nel 1747 la gabella detta il Celzo sita nel territorio di Crotone nel luogo detto Neto, confinava da una parte col feudo detto la cerza seu giordano di Gregorio Montalcini, dall’altra colla gabella detta Altilia. ASCZ, Not. Antonio Asturi, B. 912, f.lo 1747, f. 190v.

[xlviii] ASCZ, Not. Nicola Rotella, B. 1128, f.lo 1762, ff. 64-67.

[xlix] “Una continenza di terre confine le terre di Pietro Cola Catizone, nominata la Gabelluzza et confine le terre di Paula Catizone in loco d.o lo Piano del Conte” (1596). “La Gabella d.a Lampamaro sita nel piano del Conte fu di Lopez poi di Suriano (1596). Lucretia Ormazza, vedova di Jo. Hieronimo Berlingeri, vende al figlio Jo. Andrea Berlingeri “una vigna sita e posta nel territorio di questa città vicino le vigne degli eredi del q.m Gio. Thomaso Montalcino con torre, puzzo, case e giardino dentro alborato in loco Infaraci confine similmente al piano del Conte” (1614). ASCZ, Not. Gio. Dionisio Speziale, B. 108, f.lo 1614, f. 168. “Istrumento di vendita per N.r Paolo Gatto di Cotrone, con cui Muzio Lucifero della sud.a città, vendè a Decio Suriano della medesima una gabella di terre nomata Santo Polito dell’estensione di circa salmate dodeci, sita in d.o tenimento, confine la gabella di Gio. Giacomo Catizzone d.a La Monachella e le terre dette Il Piano del Conte, onnossia al annui carlini venti di cenzo perpetuo in beneficio del monistero di S. Francesco di Assisi ed in altri annui carlini venti al beneficio della famiglia Montalcino, quale gabella fu venduta per lo prezzo di D. 405” (3 agosto 1635). ASCZ, Cassa Sacra, b. 383 fasc.lo 1.

[l] ASCZ, Not. H. F. Protentino, B. 229, f.lo 1654, f. 109.

[li] ASCZ, Not. H. F. Protentino, B. 229, f.lo 1654, ff. 109-114.

[lii] ASCZ, Not. Antonio Varano, B. 336, f.lo 1691, ff. 34-35.

[liii] ASCZ, Not. Antonio Varano, B. 335, f.lo 1682, ff. 30-35.

[liv] ASCZ, Not. Antonio Varano, B. 335, f.lo 1685, f. 35.

[lv] ASCZ, Not. Antonio Varano, B. 336, f.lo 1689, ff. 24-29.

[lvi] Continenza di terre volgarmente dette La Foresta in territorio e nelle pertinenze della città di Crotone confinante con il territorio de Strongolito e le terre del feudo dette della Garuba. ASCZ, Not. Gio. Tomaso Salviati, B. 313, f.lo 1668, f. 236. Nel 1708 il feudo della Garrubba confinava con la gabella di terre dette lo Spatarello di Francesco Cesare Berlingieri. ASCz, Not. Pelio Tirioli, B. 663, f.lo 1729, f. 173.

[lvii] Pellicano Castagna M. Storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, II, pp. 291-293.

[lviii] Galasso G. Economia e società nella Calabria del Cinquecento, Guida Ed. Napoli 1992, pag. 149. Morto nel 1608.

[lix] “Pervenuto à Molerà dall’affitto del feudo della Garrubba per il sud.o anno 1715 affittato al Sig.r D. Fabritio Lucifero D.ti Cento e dieci.” ASCZ, B. 659, 1716, 39/1-12, Conto di massaria.

[lx] ASN, Cam. Som. Catasto Onciario dell’Università di Cotrone del 1743, Vol. 6955, f. 26.

[lxi] Pellicano Castagna M. Storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, II, pp. 291-293.

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