Apriliano-Apriglianello da fattoria a monastero benedettino a casale

Panoramica della località Apriglianello-Papanice (Archivio ARSAC).

Il nome Apriliano è legato alla colonizzazione romana e ci tramanda il “dominus” del luogo, un certo Aprilius, latifondista che sul suo “fundus”, con servi e schiavi fondò una villa-fattoria per lo sfruttamento agricolo.[i]

 

Primi documenti sul casale

Apriliano compare per la prima volta in un atto del 1240, quando Johannes, abbate del monastero benedettino di Santa Eufemia, afferma di avere fatto l’anno prima[ii] con Matteo Marchafaba, funzionario della dogana imperiale “de secretis” e maestro dei questori in Calabria, su incarico di Federico II, la permuta del castrum e di metà della città di Nicastro appartenente al monastero benedettino, con alcune terre demaniali, e cioè la terra di Nocera e la metà del “casalis Apriliani, cum omnibus militibus, burgensibus et cum omnibus pertinentiis appendicis, et iuribus suis”.[iii]

Sembra che l’atto riguardi la conferma o l’ampliamento di privilegi già concessi al tempo dei re normanni. Comunque, i Benedettini risultano già da tempo presenti; infatti tra i privilegi confermati nel 1202 da papa Innocenzo III all’abbate Pietro del monastero di S. Giuliano di Rocca Falluca, c’è la chiesa di Santa Eufemia che è sita “iuxta suburbium Cotroni cum pertinentiis suis”.[iv]

Il casale, sempre feudo dei Benedettini di Sant’Eufemia, ricompare nei primi documenti angioini, quando Carlo I ordina di riparare il castrum di Crotone; alle spese di riparazione devono concorrere infatti i feudatari delle terre vicine, tra questi risulta l’abbate di Sant’Eufemia.[v]

La terra di Apriliano che fa parte del Giustizierato di Val di Crati e Terra Giordana, è tassata nel 1276 per 29 once, tar. 17 e gr. 8,[vi] con una popolazione presunta di 1479 abitanti.[vii] Pochi anni dopo gli Ospedalieri di S. Giovanni di Gerusalemme occupano con la forza il monastero di S. Eufemia, impossessandosi anche delle proprietà dei Benedettini,[viii] tra le quali figura anche il casale che continuò la sua esistenza durante il Trecento. Nelle decime versate in diocesi di Crotone per la Santa Sede del 1310 e del 1326, figurano anche quelle del protopapa di “Apriliani”.[ix]

Palazzo o torre di Apriglianello preso Crotone (foto fornita da Daddo Scarpino).

 

In dominio dei Ruffo

La terra continuò a rimanere agli Ospedalieri o cavalieri di S. Giovanni, ne fa fede un documento con il quale durante il regno di Giovanna I, il papa Gregorio XI nel 1373 chiede alla regina di diminuire le tasse sugli abitanti del casale di “Abrilano”, pertinente al precettore di Sant’Eufemia, da sei a due once annue, a causa della povertà.[x]

In seguito il casale di Aprigliano con i suoi abitanti, uomini e vassalli, è venduto dal gran maestro della Religione di Rodi (o dei cavalieri di S. Giovanni) a Giovanna de Buondelmonti, contessa di Catanzaro e vedova del conte Antonello Ruffo (1340-1372), per 300 once d’oro.[xi]

Aprigliano rimase ai Ruffo. Nel 1426 è tra le terre in possesso del marchese di Crotone e conte di Catanzaro, Nicolò Ruffo.[xii] Morto Nicola pervenne alla figlia Giovannella e poi alla sorella Errichetta che lo portò in dote ad Antonio Centelles. Al tempo della sconfitta del Centelles la terra è ormai disabitata. L’ordine di S. Giovanni Gerosolimitano mantiene ancora il possesso di alcune proprietà e diritti. Nel 1451 Sergio de Siripando, priore di Santa Eufemia, denuncia il furto di legname fatto dall’università e dagli uomini di Crotone e il loro rifiuto a restituire, rivendicando essi i diritti civici su quel territorio.[xiii]

Nel 1477 su richiesta del priore del Priorato di Sant’Eufemia dell’ordine gerosolimitano, Florius Roverello, Sisto IV acconsente all’alienazione di alcune “villas et terras” che gli Ospedalieri di S. Giovanni possiedono ancora in diocesi di Crotone in “loco de apriliano”.[xiv] Poco dopo il priore e Johannes Cole, abitante in Santa Severina, sono protagonisti di una lite per alcune terre e case poste in diocesi di Crotone appartenenti all’ordine.[xv] Come feudo rustico spopolato Apriliano presto passerà ai Campitelli,[xvi] conservando tuttavia la Religione di Malta e per essa il Baliaggio di Santa Eufemia un annuo censo sopra il feudo, censo che il Baliaggio conserverà ancora alla fine del Settecento.[xvii]

Palazzo o torre di Apriglianello preso Crotone (foto fornita da Daddo Scarpino).

 

Il feudo spopolato passa ai Campitelli

Il feudo di Apriglianello con privilegio del 30 novembre 1445 veniva concesso da re Alfonso a Giannotto Contestabile, ma per sua fellonia fu confiscato e il 29 agosto 1447 fu venduto a Pietro Sanchez de Oriola, che lo rivendeva a Venceslao Campitelli con regio assenso del 1474.[xviii] Risale a quest’ultimo atto la descrizione dei confini del feudo: “ad oriente la pietra posta per termine sulla via pubblica dal secretario Macchiafava, a settentrione dal monticello che dicesi “Mercodito” alla gran lapide che trovasi al piede di detto monticello, presso la via pubblica, e quindi fino al passo di Caccoriaci che va al fonte, il quale trovasi tra il casale di S. Stefano ed il casale di Strongolito. Ad occidente il vallone che viene dal casale di S. Leone, la chiesa di S. Leone e per la serra di Mezzaricotta, sino alla via pubblica e la serra di S. Margherita, la via di Santoquaranta, che va al casale di Papaniceforo, proseguendo fino al ponte di Caccorichi e vallone di Parmali che sta tra le serre di Villiaturi e Papanice, per via pubblica, che mena a Crotone, sino al vallone Lampus e da qui sino alla pietra termine avanti designata.”[xix]

Sempre durante l’ultimo periodo aragonese Venceslao Campitelli, tesoriere di Calabria Citra, sposa Lucia Contestabile, figlia ed erede di Joannocto, che gli porta in dote il “feudo deli Pissuni”.[xx]

Così nel 1494 il figlio ed erede di Venceslao, Lorenzo Campitelli, è feudatario della terra di Melissa, del feudo di Rivioti e dei feudi di Aprigliano e deli Pissuni, quest’ultimi due in territorio di Crotone.[xxi] Il feudo rustico di “Brigliarello” o “Briglianello”[xxii] e il feudo di Pissuni, detti anche “li feudi di giannetto di Condestabile”,[xxiii] rimasero in potere dei Campitelli (Giovanbattista, Giovanni Maria, Giovanbattista, Annibale, Francesco) per tutto il Cinquecento e fino quasi alla metà del Seicento. Il feudo deli Pissuni o di Piscina, o Piscione di Santo Stefano, il feudo di Cornito o Piano del Conte,[xxiv] e il feudo di Apriglianello, formeranno il feudo detto di Aprigliano.[xxv]

 

Dai Campitelli ai Suriano

I Campitelli lo amministravano direttamente[xxvi] per mezzo di procuratori,[xxvii] mettendolo parte in coltura in proprio, e parte concedendolo a terrageristi[xxviii] dei paesi vicini, finché non fu venduto per ducati 17.300 con atto del notaio Giovanni Cizza del 3 aprile 1640 dal principe di Strongoli Francesco Campitelli all’aristocratico crotonese Gio. Dionisio Suriano. Il Suriano che lo comperò “per se, suoi eredi e successori”, ottenne il privilegio di poterlo ripopolare con Albanesi e schiavoni e ricostruì o restaurò la cappella di S. Giovanni.[xxix]

Così è descritto dal Nola Molise: “Da una parte di detta valle (Lamposa) vi è un monte, sopra lo quale è una fontana abondantissima di acqua perfettissima; vi è una picciola chiesa intitolata San Giovanni, dove vi si fa la festa ogni anno: questo feudo era del Signor Francesco Campitello Prencipe degnissimo della città di Strongoli, il quale l’ha venduto a Gio Dionisio Suriano gentil’huomo di detta città di Cotrone,[xxx] il quale in virtù delli privilegij l’have fatto habitabile et è uno casale bellissimo, dove si sono uniti ad habitare molte casate della Provincia”.[xxxi]

Gio. Dionisio Suriano vi costruì un palazzo o torre e alla sua morte lasciò un legato con onore di cappellania sotto il titolo di S. Giovanni “in feudo Baronaggij dicto de Apriglianello”, assegnando alla cappella di S. Giovanni[xxxii] il territorio “La Portella di Lampamaro”, col peso di una messa al giorno da celebrarsi in suffragio della sua anima e dei suoi antenati ed in più per maggior comodo del cappellano altri ducati 100 imprestati al 9 % con le condizioni che, avvenendo l’affrancazione del capitale, esso doveva essere subito reinvestito e che il cappellano dovesse essere nominato dai suoi eredi.[xxxiii]

Gio. Dionisio Suriano ebbe tre figli maschi: Annibale procreato dalla prima moglie Vittoria Mangione e Diego e Francesco dalla seconda moglie Lucretia Lucifero. Il 26 maggio 1646 Annibale cedette e rinunciò alla primogenitura ed ebbe in cambio dal padre il feudo della Garrubba, territori e denaro per 18.000 ducati del valore cioè uguale al feudo di Apriglianello. Sempre con quell’atto Gio. Dionisio Suriano costituiva sopra il feudo uno “stretto fedeicommisso agnatizio familiare e mascolino” per i discendenti del figlio primogenito Annibale, nel caso che Diego e Francesco Suriano fossero morti senza figli legittimi e naturali maschi.

Consistente in più membri (feudo di Piscina seu Piscione di S.to Stefano e feudo di Cornito detto il Piano del Conte) da Gio. Dionisio Suriano con atto di donazione irrevocabile tra vivi del ventotto gennaio 1647, il feudo passò al figlio secondogenito Diego,[xxxiv] figlio avuto dalla seconda moglie Lucretia Lucifero.

Palazzo o torre di Apriglianello preso Crotone (foto fornita da Daddo Scarpino).

 

Le vicende dei Suriano

Due giorni dopo la donazione nel suo ultimo testamento Gio. Dionisio Suriano, nominando e istituendo suoi eredi i tre figli maschi, dettò le condizioni che essi dovevano osservare, tra le quali quella che se il figlio Annibale avesse fatto valere i suoi diritti su Apriglianello, avrebbe perso tutte le proprietà che gli erano state donate, e qualora avesse ragione nella rivendica, egli comunque doveva pagare ogni anno ducati 400 ai suoi fratelli sui frutti del feudo.

Altra condizione era quella che morendo ciascuno dei suoi figli senza lasciare figli legittimi e naturali, dovevano subentrare nell’eredità i sopravviventi figli maschi, così “le robbe si conservino sempre nella mia famiglia di linea mascolina et restino soggetti ad fide commisso”.[xxxv] Gio. Dionisio Suriano morì il 5 febbraio 1647 e fu seppellito nella chiesa del monastero dei Cappuccini,[xxxvi] lasciando nuovo barone di Apriglianello il figlio Diego.

A causa della crisi economica e dello spopolamento il feudo, che nel 1648 era ancora censito per 15 fuochi, poco dopo nel 1669 è dato per disabitato.[xxxvii] Alla fine del Seicento Apriglianello “cum eius palatio seu fortellitio”, era così confinato: “iuxta feudum della Garrupa cum vallone intermedium, iuxta cabella la valle delle donne, iuxta cabella la destra di jacovino, iuxta cabella la madalena, iuxta cabella le cerse di raimondo”.[xxxviii]

Diego Suriano, barone di Apriglianello sposò Caterina Montalcini, ed ebbe un’unica figlia Antonia che si unì nel 1669 con Gio. Nicola De Filippis, figlio del barone di Carfizzi, dal quale ebbe un’unica figlia, Innocenza. Morto Diego nel 1688, il feudo disabitato[xxxix] passò alla figlia Antonia e alla di lei figlia, Innocenza De Filippis sposata con Antonio Sambiasi.

Frattanto si accendevano le liti. Annibale Suriano figlio di Vittoria Mangione e di Gio. Dionisio Suriano, sposò dapprima Morana Barracco, dall’unione nacque Domenico. Morta la prima moglie, Annibale si risposò con Luccia de Nobili che gli diede numerosi figli: Ignazio, Prospero, Giacinto, Geronimo, Vittoria, Teresa e Maria. Domenico successe al padre nel feudo della Garrubba; egli si unì nel 1655 con Anna Suriano, figlia di Dezio, che gli diede i figli Antonio, Domenico, Annibale e Morana. Antonio successe al padre nel feudo della Garrubba, e nel 1694 comparve nel Sacro Regio Consiglio esponendo che Apriglianello gli spettava in virtù del fidecommesso; egli chiese il rilascio del feudo ed il pagamento di tutte le entrate dalla morte del barone Diego Suriano in poi.

 

Fabrizio Lucifero marchese di Apriglianello

Il 24 marzo 1695 la causa terminò e Antonio in seguito cedette e vendette a Fabritio Lucifero tutte le ragioni a lui riconosciute sopra il feudo per la somma di ducati 1200, con la promessa di non contravvenire alla cessione se prima non restituiva il denaro avuto.

Il 25 novembre dello stesso anno infatti Fabrizio Lucifero aveva comprato il feudo da Antonia Suriano e dai coniugi Antonio Sambiase ed Innocenza de Filippis. La vendita tuttavia a causa di questi impedimenti fu perfezionata solo nel 1698, e il prezzo di vendita del feudo fu fissato a ducati 11.850.[xl]

Il Lucifero nel 1700 lo ripopolò e tre anni dopo ottenne il titolo di marchese di Apriglianello.[xli] Apriglianello con la sua torre o palazzo e altri piccoli edifici, con le sue terre coltivate e incolte, sito in provincia di Calabria Ultra nelle pertinenze della città di Crotone, confinante con i territori detti S. Silvestro, la Manca di Raimondo, la Fratia, la Manca di Pallone, Caramalli,[xlii] dell’estensione di circa 2150 tomolate, è nei primi decenni del Settecento al centro di una lunga controversia tra il feudatario e l’università di Crotone. Quest’ultima cerca inutilmente di opporsi al barone che procede alla privatizzazione delle tenute feudali e facendovi compiere lavori di valorizzazione, impedisce gli usi civici. Il marchese si impossessa di una sorgente convogliandone l’acqua con una “canaletta di fabrica per sotto terra circa mezo miglio” fino ad uno scifo per i suoi buoi,[xliii] sui terreni corsi impianta oliveti, vigneti e piante da frutto, e costruisce caselle, magazzini, giardini, un trappeto ed un parmento.

Ostacolati i cittadini nel diritto di “pascoli, bivieri et altri jussi”,[xliv] si accende la lite tra l’università di Crotone e il barone e, mentre questa si trascina tra alterne vicende, il feudo con dominio di vassalli, banca di giustizia, mastrodattia e potestate gladii, notevolmente rivalutato e abitato da un centinaio di persone, essendo morto Fabrizio nel 1731, di fatto passa al figlio Francesco che, alla fine di gennaio 1732, delega il sacerdote Matteo Casole di Cotronei, suo cappellano di casa, a prenderne reale possesso.

Palazzo o torre di Apriglianello preso Crotone (foto fornita da Daddo Scarpino).

 

Descrizione del feudo

Il cappellano il 30 gennaio 1732, assieme al giudice Domenico Asturi e con altri testimoni, si reca ad Apriglianello dove compie tutti quegli atti che dimostrano la proprietà. Egli sale e scende la scala del palazzo o torre, apre e chiude l’antiportico della scala, la porta della sala, la porta del balcone di ferro grande della sala e tutte le porte e finestre di tutte le camere del palazzo. Sale poi alla loggetta grande di fabbrica del palazzo e poi discende al quarto di basso dove apre e chiude la porta e sale e scende la scala di legno. Passato alle carceri della torre vi trova Paulo Cara d’Aprigliano e lo libera. Quindi si reca nella fontana di Paradiso sita nella gabella omonima con giardino e vigne e da qui alla gabella detta l’Impetrata e poi a quella detta Troncone negro, alla Ficuzza, nelle vigne di S. Giovanne, nel giardino grande dentro la gabella dello Spinetto, nell’oliveto nella gabella di S. Giovanne dove vi sono diversi alberi da frutto, una casella con parmento e trappeto e verdure con tre fonti d’acqua, un canneto e un’altra casella. Da ultimo si reca nella gabella Caramalle, sempre facente parte della baronia, visita la taverna, le case i magazzini e gli altri edifici.[xlv]

L’università di Crotone rivendica ai suoi cittadini lo “jus d’acquare, allignare, pascere et abbeverare nelle terre del feudo”.[xlvi] Il diritto è ora riconosciuto[xlvii] e ora negato. La lite proseguì tra alterne vicende per molti anni, finché si concluse nel 1742 quando il regio giudice di Crotone, come da ordini ricevuti, intimava all’università ed ai suoi apprezzatori di catasto di astenersi dall’apprezzare il territorio del feudo di Apriglianello, che era passato al figlio di Fabritio, Francesco Lucifero (che era uno dei due rappresentanti della piazza dei nobili designati a soprintendere alla compilazione del catasto onciario), “sottopena di multa di ducati 1000, giacché per provisioni della Regia Camera della Sommaria, tale feudo non doveva essere catastato, avendo lo stesso una università propria ed essendo abitato”.[xlviii]

Era così accolta la protesta del marchese di Apriglianello avverso all’apprezzo del feudo da parte dei deputati addetti alla confezione del catasto di Crotone. Il feudatario aveva infatti affermato che poiché si dovevano apprezzare solo i feudi disabitati, la baronia di Apriglianello andava separata da Crotone, come risultava dal numero degli abitanti censiti nel 1732, che ammontavano a 19 fuochi,[xlix] per i quali l’università di quella terra pagava i pesi fiscali ordinari e straordinari come qualsiasi altra università e inoltre venivano pagati i pesi feudali, le adohe alla Regia Corte, il relevio e i donativi dei baroni. Per tutte queste ragioni l’università di Crotone non aveva alcun diritto sulla baronia di Apriglianello perché questa aveva una propria giurisdizione separata.[l]

Sempre in questi anni si concludeva con un accordo tra il feudatario e i Suriano una lunga lite sulla legittimità del possesso del feudo. Il 16 febbraio 1742 era comparso nel Sacro Consiglio Berardino Suriano, figlio di Antonio, il quale fece istanza di rivendica del feudo richiamandosi alle disposizioni a suo tempo fatte dal suo trisavo Gio. Dionisio Suriano, tra le quali il fidecommesso ed al passaggio del feudo sempre in linea di primogenitura maschile.

Dopo lunga lite, tramite comuni amici, si venne ad un accordo tra le parti costituite dai fratelli Berardino e Filippo Suriano e Francesco Lucifero, e quest’ultimo si impegnò a pagare ai due fratelli 2300 ducati, trecento in moneta contante e per i duemila restanti diede la gabella di Misola di Neto.[li]

Il pagus è abitato da famiglie contadine durante tutto il Settecento.[lii] Il titolo di marchese di Apriglianello passò a Francesco Lucifero (1697-1751), figlio di Fabrizio e di Teresa Barricellis, al quale successe il figlio Giuseppe Maria.

Così è descritto alla fine del Settecento: “Nel territorio di Cotrone cinque miglia distante dalla città vi è un feudo rustico detto Apriglianello appartenente al Sig. Marchese D. Giuseppe Maria Lucifero, ed in esso vi è una chiesa rurale sotto il titolo di S. Giovanni Evangelista ove da detto Signor Marchese si tiene un cappellano approvato dall’ordinario per celebrarvi la santa messa ed ascoltare le confessioni sagramentali de’ lavoranti di campagna ivi abitanti il quale si chiama Rev. Andrea De Franco.”[liii]

 

Da feudo spopolato a piccolo villaggio

Alla fine del Settecento il villaggio conta una cinquantina di abitanti;[liv] il marchese Giuseppe Lucifero al momento della soppressione del feudo riuscì a darlo per disabitato, sfuggendo così alla ripartizione delle terre.[lv] Il 2 marzo 1802 il sindaco dei nobili di Crotone Giuseppe Suriano riferiva che la Regia Camera della Sommaria, su istanza presentata dal marchese Giuseppe Maria Lucifero, aveva tolto al feudo di Apriglianello il peso catastale di dodici fuochi, perché quel casale disabitato erroneamente compreso nella università di Cotrone, apparteneva invece, ed appartenne sempre, insieme col feudo, al comune di Papanice. Essendo ciò inesatto, il sindaco proponeva di ricorrere contro tale decisione e di nominare un avvocato ed un procuratore presso la Regia Camera della Sommaria.[lvi]

Alla metà dell’Ottocento il paese è costituito da 14 case, un palazzo e una chiesa, ed è abitato da 50 persone.[lvii] La proprietà dell’ex feudo passò a Francesco (1758-1843), figlio di Giuseppe, che sposò Eleonora de Riso dei marchesi di Botricello, seguirono Giuseppe (1798-1872), Fabrizio (1824-1876) ed Elena Lucifero (1871-1953), figlia di Francesco e di Elisa Ferrari dei baroni di Clima, la quale la portò in dote ad Antonio Mottola di Amato che, alla fine dell’Ottocento, restaurò o ricostruì il palazzo o casino.[lviii] Al momento della riforma agraria del secondo dopoguerra le terre appartenevano ancora ai Mottola con Francesco Saverio. Il titolo di marchese di Aprigliano in virtù della legge 16 agosto 1926 che aboliva la successione femminile, fu con D. M. del 1° marzo 1938 riconosciuto a Roberto Lucifero, figlio di Alfonso.[lix]

 

Note

[i] Rohlfs G., Studi e ricerche su lingua e dialetti d’Italia, Firenze 1972, p. 37.

[ii] Lenormant F., La Magna Grecia. Paesaggi e Storia. La Calabria, vol. III, p. 29; Pratesi A., Carte latine di abbazie calabresi proveniente dall’Archivio Aldobrandini, 1958, p. 379.

[iii] Fiore G., Della Calabria Illustrata vol. I, pp.122-123. Huillard-Bréholles J.L.A., Historia Diplomatica Friderici Secundi, Parigi 1852, Tomo III pp. 257-259.

[iv] Pometti F., Carte delle abbazie di S. Maria di Corazzo e di S. Giuliano di Rocca Fallucca in Calabria, in Studi e documenti di Storia e diritto, anno XXII, 1901, p. 284.

[v] “Item turris castri Cutroni quae vocatur la Mamunella debet reparari per casale S. Euphemia quod vocatur Complianum (sic, ma Aprilianum) prope Cutronum”. Reg: Ang. Vol.VI (1270-1271), pp. 109-110.

[vi] Minieri Riccio C., Notizie storiche tratte da 62 registri angioini dell’archivio di Stato di Napoli, Napoli 1877, pp. 215-216.

[vii] Pardi G., I registri angioini e la popolazione calabrese del 1276, in ASPN, n.s., VII (1921), p. 27.

[viii] Laurent M. H., L’abbazia di Sant’Eufemia e il Vespro siciliano, in Calabria Nobilissima, n. 39-40, 1960, p. 61. Reg. Ang. Vol. XXVI, pp. 151,156.

[ix] Nel 1310 il protopapa di “Apriliani” pro secunda decima versa un tari e mezzo; nel 1326 il “pbr. Iohannes, prothopapa Apriliani” versa sei tari. Russo F., Regesto, cit. I, 240, 355.

[x] Russo F., Regesto II, pp. 45-46.

[xi] Nel 1378 la Buondelmonti chiede di essere confermata nell’acquisto dalla regina Giovanna in quanto il Gran Maestro della religione di Rodi si era impegnato a dare tutti i beni alla regia corte in cambio del Principato di Acaia. De Leo P., Dalla tarda antichità all’età moderna, in Crotone. Storia cultura economia, Ed. Rubbettino, p. 195.

[xii] ASV, Reg.Vat., 355, f. 287.

[xiii] Fonti Aragonesi, II, p. 83.

[xiv] ASV, Reg.Lat. 800, f. 99.

[xv] ASV, Arm. XXXIX, 13, f. 181.

[xvi] Nel 1485 Ferdinando I vende Melissa per ducati 3000 a Venceslao Campitelli, tesoriere di Calabria Citra. Nel 1505 Ferdinando il Cattolico conferma il feudo a Lorenzo Campitelli figlio di Venceslao. Nel 1605 il conte di Melissa, Giovan Battista Campitelli, acquista dal principe di Bisignano, Nicola Bernardino Sanseverino anche il feudo di Strongoli per ducati 70.000. ASN, Arch. Pignatelli Ferrara di Strongoli, Fs. 75, inc.83.

[xvii] Nel 1743 il censo era di ducati 18, Catasto di Cotrone, 1743. La Commenda di Malta possedeva ancora all’inizio dell’Ottocento la “grangia di Cotrone” formata da diverse gabelle (Volta della Scafa, li Prelati, li Prelatelli, Vignale di Nola, Ciurria, Castellanetta, ecc.), censi e diritti. Il Baliaggio di S. Eufemia possedeva il casale di Gizzeria, la terra di Nocera, grangia di Cotrone, Belcastro, Crucolli e altri luoghi con la loro giurisdizione civile, criminale e mista. ASCZ, Busta 313, anno 1668, ff. 275-278.

[xviii] Pellicano Castagna M., La storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, Frama Sud 1984, pp. 119-120.

[xix] Vaccaro A., Kroton, I, p. 284.

[xx] Il feudo de Pissonis in Cutrono fu confermato nel 1278 a Petro Ruffo, conte di Catanzaro, contro le pretese di Iohanna de Pissono che lo occupava (Reg. Ang., XX, 247). In seguito il feudo fu smembrato. Mentre una parte diventò parte integrante del feudo di Apriglianello, un’altra parte costituì il feudo seu territorio feudale della Cersa. Nel 1664 Giuseppe Pelusio dà al figlio Fabio il feudo seu territorio feudale detto il feudo della Cersa membro del feudo d.o delli Pisciuni antico posto nel territorio di Cotrone nel loco detto Neto (ASCZ, Busta 270, anno 1664, f. 11). Il feudo la Cerza seu Giordano di tt. 115 passerà all’inizio del Settecento a Gregorio Montalcini. Confinava con Maccuditi, Passovecchio, il Palazzotto, ecc. e vi passava la strada che da Crotone per Botteghelle, Cerza, Vignale dell’Angona proseguiva per Passovecchio e Neto.

[xxi] Pellicano Castagna M, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, Frama Sud 1984, pp. 119-120.

[xxii] Russo F., Regesto, V, 387.

[xxiii] Informatione del Relevio di D. Fran.co Campitello Principe di Strongoli per morte d’Annibale suo fratello seguita a 27 di gennaro 1624. ASN, Relevi vol. 383, Fs. 29.

[xxiv] Il feudo Piano del Conte confinava con le gabelle Olivella, Pirayno, S. Ippolito, Manca di Catizzone e fu venduto nel 1640 da Francesco Campitelli a G. Dionisio Suriano. Passato al figlio Diego fu rivenduto nel 1654 a Cesare Presterà (ASCZ, Busta 229, anno 1654, f. 109). Vi passava la strada che per Carrara, Bernabò, Piano del Conte, Tuvolo andava a Isola.

[xxv] ASCZ, Busta 336, anno 1691, ff. 26-44.

[xxvi] “Il feudo di Briglianello in territorio di Cutrone et lo feudo di Rivioti in territorio di Policastro li suole affittare il med.mo Principe ad certi particolari et non l’essigono ne l’erarii di Strongoli ne di Melissa”. Nel 1624 era affittato per ducati 900 annui. ASN, Relevi vol. 383, Fs 29.

[xxvii] J. P. de Filippo, procuratore di J. Bap.ta Campitelli, barone di Melissa, mette all’asta l’affitto del feudo di Apriglianello per tre anni ad uso massaria ed erbaggio. ASCZ, Busta 15, anno 1578, f. 41.

[xxviii] “A di 22 di Xbre 1632 in Papanici. Gio. Franco Carnilivari di d.o Casale revela haver fatto in la massaria sita nel ter.o di Cotrone loco lo feudo d’Apriglianello dicto lo puzo fetido, grano tt.li 300 ni ha pagato di terraggio al patrone et suo possessore Gio. Pietro Sculco, procuratore del Principe di Strongilo, tt.li 50. Alli Massari et garzoni tt.li 90”. ASCZ, Busta 118, anno 1632, ff. 115-116.

[xxix] ASCZ, Busta 913, anno 1752, f. 122; ASCZ, Busta 229, anno 1654, ff. 109-114.

[xxx] Gio. Dionisio Suriano nel 1620 aveva acquistato per ducati 5700 dall’università di Crotone, col patto di “redimendi quandocumque”, i due territori burgensatici “la Marina del Comune” e “la Foresta” e nel 1632 dal congiunto Scipione Suriano per ducati 2800 il feudo spopolato della Garrubba. ASCZ, Busta 49, anno 1620, ff. 84-94; ASN, Ref. Quint. Vol. 205, ff. 195-198.

[xxxi] Nola Molise G.B., Cronica dell’antichissima e nobilissima città di Crotone, 1649, p. 59.

[xxxii] La chiesa di S. Giovanni era soggetta alla chiesa greca di S. Nicola di Papanice dalla quale dipendevano quattro chiese di cui tre nel paese ed una a circa 1000 passi di distanza. ASV, Rel. Lim. Crotonen. 1640.

[xxxiii] ASCZ, Busta 229, anno 1655, ff. 143-147.

[xxxiv] Il 28.1.1647 Gio Dionisio Suriano donò al figlio Diego duc. 18.000 e per rendere più facile il conseguimento di detti ducati gli assegnò il feudo di Apriglianello. Sempre con lo stesso atto assegnò all’altro figlio Francesco ducati 8.000. ASCZ, Busta 229, anno 1655, ff. 143-147.

[xxxv] ASCZ, Busta 913, anno 1752, ff. 120-134.

[xxxvi] “Adi 5 febbraro 1647 passò da questa a miglior vita il Signor Gio. Dionisio Suriano Barone di Apriglianello et si sepellì al monastero de Padri Cappuccini et pagò.” AVC, Libro de Morti.

[xxxvii] Pacichelli G. B., Il Regno di Napoli in prospettiva, Napoli 1703, p. 147.

[xxxviii] ASCZ, Busta 336, anno 1691, ff. 26-27.

[xxxix] ASCZ, Busta 335, anno 1687, ff. 13-14. “Apriglianello ruinam fecit”, ASV, Rel. Lim. Crotonen. 1700.

[xl] Il Lucifero aveva anche la facoltà di nominare ed eleggere il cappellano del legato del qm. Joannes Dionisius Suriano alla cappellania di S. Giovanni del feudo di Apriglianello con tutti gli oneri e privilegi che competevano ai fu Giovanni Dionisio, Didaco e Antonia Suriano. AVC, Acta della visita del vescovo Marco Rama, 1699, f. 53v.

[xli] “locus Apriglianello, qui tribus ab hinc annis redivivus numerat animas viginti octo , quibus ego praefeci sacerdotem curatum pro missa, si quidem sacellum censetur adhuc rurale” (ASV, Rel. Lim. Crotonen., 1703). Popolazione di Apriglianello: 28 (1703), 97 (1706), 107 (1709), 33 (1722), 64 (1760), 107 (1763), 50 (1769), 40 (1776), 50 (1783), 50 (1795), 100 (1818), 50 (1841), 40 (1845), 135 (1951), 290 (1961).

[xlii] ASCZ, Busta 497, anno 1704, f. 62v.

[xliii] ASCZ, Busta 661, anno 1722, ff. 91-92.

[xliv] ASN, Prov. Caut. 338, f. 65.

[xlv] ASCZ, Busta 664, anno 1732, ff. 38, 43.

[xlvi] ASN, Prov. Caut. Vol. 359, f. 81.

[xlvii] ASN, Prov. Caut. Vol. 367, f. 41 (1727).

[xlviii] Vaccaro A., Kroton, Ed. Mit. Cosenza, 1965, vol. I., p. 288.

[xlix] Barbagallo De Divitiis M. R., Una fonte per lo studio della popolazione del Regno di Napoli: La numerazione dei fuochi del 1732, Roma 1977, p. 55.

[l] ASCZ, Busta 981, anno 1742, ff. 7-8.

[li] ASCZ, Busta 913, anno 1752, ff. 120-130.

[lii] Nel 1760 “numerat animas sexaginta quattuor, nempe ad communione quinquaginta tres, quattuor tantum ad confessione et ceterae infantium” (ASV, Rel.Lim. Crotonen. 1760). Nel 1764 vi sono 29 case con 97 abitanti (AVC, senza segnatura).

[liii] AVC, Nota di chiese e luoghi pii, Cotrone 18 febbraro 1777.

[liv] ASV, Rel. Lim. Crotonen. 1795.

[lv] “Il Signor Lucifero non sia molestato pel suo feudo disabitato detto Apriglianello”. Lettera di A. Masci, Catanzaro 26.3.1811.

[lvi] Lucifero A., Cotrone dal 1800 al 1808, Pirozzi Cotrone 1922-24, pp. 65-66.

[lvii] Nel 1841 la popolazione di Apriglianello, secondo l’arciprete Antonio Pedace, era così composta: 1° casa (coniugi Pasquale Passarelli/ Maria Soda e Domenico Calimera), 2° casa (con. Vito Pietropaolo/ Teresa Raimondi e i figli Michelina, Peppina e Antonio), 3° casa (con. Nicola Migale/ Gaetana Pietropaolo e i figli Gio., Salvatore e Brigida), 4° casa (con. Tripaldi Pietro/Francesca Borrelli e con. Giuseppe Tripaldi/ Francesca Lepanto), 5° casa (Bruno Rocciolillo, Bruno Abruzino e Rocco Piro), 6° casa (con. Domenico Lepanto/ Anna Cortese e il figlio Gio.), 7° casa ( Laura Larangi e Catarina Pittella), 8° casa (Rosa Petrone, Michele Giannino, Fortunata Monteleone), 9° casa (con. Domenico Cuccovuno/ Giuseppa Borrelli e Pasquale Carvello), 10° casa (con. Domenico Marasco/ M.a Antonia Lepanto), 11° casa (con. Domenico Buscetta/ Angela Bevilacqua Giuseppe Migale e Mario Migale), casa 12° (con. Raffaele Pipita/ Maria Pietropaolo e i figli Carmine,Catarina, Filomena), 13° casa (con. Antonio Elia/Teresa di Bona e i figli Nicola, Catarina e Isabella), 14° casa (Vincenzo Pittaro/Anna Dolce e la figlia Peppina). AVC, senza segnatura.

[lviii] Sculco N., Ricordi sugli avanzi di Cotrone, 1905.

[lix] Roberto Lucifero era figlio di Alfonso, quest’ultimo fratello di Armando. Alfonso era figlio di Antonio e aveva come avo Alfonso, figlio di Francesco Lucifero e di Eleonora de Riso. Pellicano Castagna M., Storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, I, p. 123.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*