Il Capo di Anteopoli

Capo Cimiti

Capo “Civiti” detto anche “Capo di Mezzo”, oggi Capo Cimiti di Isola Capo Rizzuto (KR).

Anteopoli, la città di Anteo, deve forse il suo nome per la sua posizione situata tra la terra ed il mare. Infatti Anteo, un gigante, era figlio di Poseidone, il dio che regna sul mare, e di Gaia, la dea terra.

Secondo i vescovi di Isola anticamente la città era situata sulla riva del mare e dopo la distruzione compiuta dai Saraceni si trasferì sul luogo attuale. Così si esprime il vescovo Antonio Celli: “Urbs Insula in Ulteriori Calabria sita est … Vetus Urbs, quae posita erat prope maris littus puri quidem erat, ac salubri coeli, verum a Saracenis olim diruta, nunc paludibus aliquot interiacens duo passuum millia abest a mari …” (Rel. Lim. Insula. 1644).

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Isola Capo Rizzuto (KR), capo Cimiti.

A ricordo della antica città rimarrà il toponimo “Civiti”, o “Li Civiti”, nelle di cui vicinanze “si ritrovano sotterra le vestigia di una gran città, e de’ grandiosi acquedotti” (Alfano G., Istorica descrizione, p.102). Il toponimo è ancora presente nei documenti del Settecento: Il 28 ottobre 1736 naufraga nella marina di Manna nel luogo detto “Li Civiti” la barca di P. Bartolomeo Blasi di Taranto. In quell’occasione l’inventario della mercanzia che trasportava la nave è fatto da Antonino Paucci, capitan torriere della vicina regia torre di Manna su incarico di Tommaso Leone, agente del feudatario di Isola. (ANC. 840,1738,5).

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I ruderi della villa romana a capo Cimiti di Isola Capo Rizzuto (KR).

 

Capo Anteopoli detto Capo Civiti, Capo di Mezzo, Capo di Manna, Capo Cimiti

Nel maggio 1767 il barone Johan Herman von Riedesel nel suo viaggio marittimo da Squillace a Crotone era attirato dai grandi ruderi esistenti sul capo: “Presso Capo di Mezzo, sito tra Capo Rizzuto e Capo Colonna, tre capi molto vicini l’uno dell’altro, vidi avanzi di città considerevole; consistono essi in un piccolo tempio rettangolare, dove si osserva tuttora la nicchia destinata ad accogliere l’immagine della divinità, mentre i muri del tempio si mantennero all’altezza di un palmo da terra. E’ sì piccolo, poi, da credere piuttosto essere stato un tempio domestico, adibito al culto dei lari. Vi è inoltre un serbatoio d’acqua, dalla struttura quadrata, fabbricato a mattonelli.

Lungo la spiaggia si vedono anche delle fondamenta e certi pezzi di pavimento a mosaico, reliquie di antico edilizio. Non oserei stabilire, quale sia stata questa città, Cluverio non menziona alcuna nell’Italia antiqua” (Zangari D., Viaggiatori stranieri in Calabria I: Iohan Herman Von Riedesel (1741–1785), in Rivista Critica di Cultura Calabrese, a. IV, 1924, p.18).

Alcuni decenni dopo anche il Pugliese nel suo viaggio lungo la costa da Le Castella a Crotone era meravigliato dalla presenza di questi grandi ruderi, che denotavano la presenza nel passato di un antico insediamento.

“Al Capo di Mezzo, ove le rupi del continente si elevano a grande altezza perpendicolare, si risvegliano sublimi idee, anche in veggendo, nel piano superiore che domina il mare, grandi ed estesi ruderi di antichissimi edifizii con in mezzo una gran vasca che ricever dovea le acque dalla parte superiore sotto Isola, denominata Cardinale, e Giardini, perché da colà discendono gli acquedotti in gran parte esistenti. Questi estesi ruderi si chiamano ora Cimite e si crede dai naturali di esser gli avanzi di una grande antica città coeva e forse più antica di Cotrone, perché internandosi verso terra si distendono per circa un miglio …” (Pugliese G.F., Viaggio dalle Castella a Cotrone per Capo Colonna, in Pitagora, a. II, 180, 1846).

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I ruderi della villa romana a capo Cimiti di Isola Capo Rizzuto (KR).

Il Vaccaro ispezionò gli avanzi della villa romana di età imperiale situata a Capo di Mezzo: “Il terreno presenta quattro avvallamenti, disposti in corrispondenza dei quattro punti cardinali. Vi si mostrano, tre aperture sotterranee, ben conservate, alle quali si può accedere supini, anche se con certa difficoltà. Quattro corridoi vi si incrociano, dell’altezza di un uomo, ma con scoscendimenti di terriccio interno. La volta dei corridoi è fatta con tavole di terracotta, e non è da escludere, a giudicare di alcune macchie di colore, che possano essere anche pitturate. Dopo circa 10 metri, in buio pesto, si giunge ad una stanza ben conservata, il cui perimetro, non supera i 20 metri. La volta comunque è in rovina, mentre il pavimento ben conservato è fatto di mosaico bianco e liscio. Ad un angolo della stessa, il pavimento varia, ed è fatto di mattonelle piuttosto grandi e di epoca prossima, così da pensare ad un rifacimento postumo. Ad un altro angolo della stanza si mostra un cunicolo che fa scendere ancora più in basso. Anche qui si suppone, a giudicare dalle macchie di color rosso pompeiano, che altre stanze vi siano pitturate. Si notano resti di frontoni e di motivi architettonici varii. Certamente trattasi di antica villa romana, ed è da credere che altre ville fossero state costruite in prossimità di questa. Comunque si ha l’impressione di trovarci di fronte ad un palazzo sommerso, caduto in mare per effetto di bradisismi e di movimenti tellurici. Accanto ai resti della “villa romana” sono chiare le identificazioni, più in là, di ruderi di un antico “porticciuolo”. (Vaccaro A., Kroton, II, 114).

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I ruderi della villa romana a capo Cimiti di Isola Capo Rizzuto (KR).

 

Il porto

La presenza di un porto presso il capo è ancora segnalata in età normanna.

Il geografo arabo Edrisi alla metà del dodicesimo secolo descrive la costa dal fiume Tacina a Capo Colonna: “Da Tacina al fiume Simeri, che offre ancoraggio sicuro, dodici miglia. Da questo fiume all’isola di Isola che è piccola isola vicina al continente, sei miglia, Dall’isola di Isola al porto L’orecchino di Maria (porto Maria), porto considerevole nel quale cresce la scilla di mare, sei miglia. Da questo a Le Colonne che sono avanzi di antica costruzione, sei miglia. (L’Italia descritta, pp. 72, 73, 132).

 

Il capo di Antiopoli

Della antica città nel Medioevo non rimaneva che il nome ed i ruderi. Il territorio su cui sorgeva andò ben presto a far parte del grande “bosco di Isola” e delle terre del feudo. L’ampio pianoro situato presso il capo verso la metà del Quattrocento, durante il dominio dei marchesi di Crotone, fu concesso in fitto ai coloni di Isola, i quali ne disboscarono e ne seminarono una parte. Dopo la sconfitta del marchese di Crotone Antonio Centelles, il feudo di Isola fu concesso a Giovanni Pou, al quale fu poi confiscato.

Antiopuli o Antiopoli compare tra i terreni confiscati a Giovanni Pou al tempo della “Congiura dei Baroni” ed amministrati dalla regia corte. Nell’annata 1486/ 1487 era in fitto a diversi coloni di Isola, che pagavano il terraggio in grano e orzo all’amministratore Antonio de Jacobo de Florentia: “Grani et orgiy della cita de isola se deveno rescotere dali subscritti homini deli terragi che tenino ad antiopuli anno per anno”: Angelo Satano, la hereda de Martino, Johanni Macza, la heredi de Jac.o de Acquaro, Bartolo Macza, Juliano Spinello, Pacharello, Cola Miliuni, Silivestro Zagarise, Johanni de Basili, Donno Guillelmo, Dominico Burrello, Jac.o de Richardo, Turchio de Tiriolo, Angelo Romano, Andrea de Martina, Antonuczo Cocu, Petro Fatiganti, Gori de Mantauro, Marcho de Mentauro, Johanni Spinello, Johanni Pisani, Cola Spinello, Johanni Pisano, Cola Petrolillo, Dominico Thesaurerj, Dominico delo Yoczu, Mast.o Marino, Franc.o Marino, Franc.o Romano, Ant.o de Nicast.o, Cola Paglaro, Donna Johanna de Chianfaronj, Franc.o de Luca, Johanni de Cicho, Chim.ti de Pascali 1.(ASN, Cunto dele intrati de la cita de lisola, le castelle e de tacina…”, Dip. Som. Fs. 552, f.lo 1, 1487, ff. 4–6)

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Il territorio di Antiopoli

Sempre in questi anni un documento estratto dall’Archivio della Regia Camera lo elenca tra le entrate provenienti alla Regia Corte dal feudo di Torre dell’Isola “olim fo di M. Pou”: “Lo tenimento de Antiopoli antiquamente lo teneno li citadini et pagano ad staglio per ciascuno anno di grano tomola de grano extimati 81.1.4 et di orgio tomola quattro extimati tari 2” (Processo Grosso cit. f. 474).

Tale condizione rimase finché il 16 ottobre 1495 re Ferrante II, detto Ferrandino, non vendette al capitano degli Aragonesi Troilo Ricca per 2000 ducati il feudo della Torre dell’Isola con il capo di Antiopoli, quest’ultimo non come terreno feudale ma burgensatico (Maone P., Isola cit., p. 114) e la bagliva di Cotrone con lo scannaggio.

Con questo distacco dal feudo di Isola e perdendo la sua natura feudale, i cittadini di Isola persero i diritti civici sul territorio di Antiopoli.

Pur essendo terreno burgensatico le terre di Antiopoli passarono di proprietà ai diversi feudatari che si susseguirono nel dominio di Isola.

Da un apprezzo del 1633 sappiamo che il barone di Isola possedeva “Un territorio nominato Antiopoli di capacità di tomola mille, questo è racchiuso da territori antichi tutto piano,diviso in cinque nomi per comodità d’affittatori cioè Le Rose, Pititto, Saporito, Manna e Meuli, tutti detti nomi in generale racchiudono il compreso d’Antiopoli, et confine da oriente con il mare jonio, da tramontana con i territori della mensa vescovile di Cotrone, da scirocco con il territorio nominato Nastasi, grancia dell’abbadia di Santa Maria della Carra, inclusa etiam le coste sopra il 3° delle Rose. In detto territorio non si può andar a caccia, perché è camera riserbata al Barone, et s’affittano et sogliono affittare li quattro terzi, cioè Manna, Saporito, Petitto e Le Rose docati mille l’anno, così in denaro per l’herbaggio, come in grani per sementare, se porta compensativamente de fertili infertili per docati otto cento” (Carnì M., Isoladi Capo Rizzuto, Quaderni Siberenensi, 2009, pp. 59-60).

Il capo d’Antiopoli è ancora citato nei catasti settecenteschi di Isola: “La camera principale di Isola possiede un comprensorio di terre chiamate volgarmente il Capo di Antiopoli consistente in cinque membri cioè Saporito, Manna, Petitto, Meolo e le Rose” (Catasto di Isola 1768, 1800).

 

La Torre di Civiti

Poco dopo la metà del Cinquecento, per proteggere la navigazione dai Turcheschi, fu costruita dalla parte del capo dove c’è l’insenatura del vecchio porticciolo una torre regia detta di Manna. In seguito all’inizio del Seicento si dette inizio dalla parte opposta del capo ad un’altra torre regia detta di Civiti. Quest’ultima non fu mai completata.

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In primo piano i ruderi della torre di Manna a capo Cimiti di Isola Capo Rizzuto (KR).

All’inizio del Seicento inizia la costruzione di una torre regia in località Civiti. La torre, pur iniziata, non verrà poi completata.

Marcantonio Sbarra alias de Gasparro di Catanzaro vince l’appalto della torre di Civiti in territorio di Isola offrendo carlini 22 la canna,ma non trovando fideiussori deve accordarsi con i potenti Julio e Joanne Antonio Pallone, stipulando con loro speciali patti e condizioni (ASC, 82, 1607, 36v-37r).

Eletto e convalidato dall’università di Isola per cassiere della torre Prospero Marino, comincia lo scavo e poi il gettito delle fondamenta della torre.

Il 7 aprile 1604 la torre è in costruzione e l’ingegnere Vincenzo de Rosa prende le misure che risultano rispettivamente canne piccole 250 di cavamento a ducati uno e canne 117 e 1/3 di “fabrica delli pedamenti” a carlini 22; il tutto importa ducati 514 tari 3 e grana 15.

Il 13.5.1604 il luogotenente del tesoriere Gio. Battista Oliverio di Cutro consegna al cassiere della torre ducati 150 (ASC 69, 1604, 12-13); un successivo versamento di altri 100 ducati avviene l’undici ottobre (ASC 69, 1604, 21).

Frattanto trovandosi nell’impossibilità di portare a termine l’opera lo Sbarra cede ai Pallone l’appalto di costruzione della torre con la condizione che vengano sostituiti i mastri costruttori e si liberino lui ed i fideiussori da ogni pendenza con la regia corte.

Per cautelarsi lo Sbarra si fa versare dai Pallone 40 ducati che egli deposita presso il mercante Francesco Sacerdote.

Ai primi di agosto 1607 i Pallone nominano come nuovi mastri fabricatori della torre di Civiti Ippolito Jordano della città di Cava e Joanne Andrea Mannella di Monteleone e rientrano così in possesso dei loro 40 ducati dati in pegno (ANC, 82, 1607, 36v-37r, 40-41).

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