Il feudo di Rivioti

Cotronei liffi

Grotte in località Liffi di Cotronei (foto di Pasquale Schipani da Panoramio).

Ancora oggi esiste in territorio di Cotronei la località Rivioti. Essa è situata vicino ai confini del comune di Petilia Policastro e si estende su alcune colline limitate da una parte dalle località Liffi e Piana di Mezzo Pantano e dall’altra dalla confluenza tra il fiume Tacina ed un suo affluente, il vallone Turvole. Per quanto riguarda l’origine del suo nome sembra derivare da un suo possessore. All’inizio del Trecento troviamo un certo Tancredus de Rivioto, “dominus pheudi dicti de Girardo”, un feudo che faceva parte del tenimento di Mesoraca (1).

Le gabelle del feudo
Le prime notizie sul feudo di Rivioti ce le fornisce il Mannarino nella sua “Cronica”. Egli afferma che nel 1408 il re di Napoli Ladislao di Durazzo inviava un ordine al capitano delle terre di Policastro e Mesoraca, affinché intervenisse contro alcuni abitanti delle due terre che avevano illegittimamente occupato alcune parti del suo feudo di Rivioti e del feudatario Santo de Tirolis (2). Da un documento successivo si apprende che il feudo di Rivioti nel Quattrocento era disabitato ed in gran parte boschivo ed adatto al pascolo, caratteristiche che conserverà per molto tempo. Esso risulta costituito da un insieme di terre dette gabelle parte situate in territorio di Mesoraca e parte in quello di Policastro. Infatti nel 1468 re Ferdinando d’Aragona concedeva ai cittadini di Policastro di potervi pascolare per tutti i tempi dell’anno (3). Allora Cotronei non esisteva ma anche quando in seguito il feudo andò a far parte del territorio di Cotronei, gli abitanti di Policastro conservarono su di esso i privilegi acquisiti. Privilegi che tuttavia con l’andare del tempo si ridussero e poi divennero di fatto riconosciuti solo agli abitanti di Cotronei. Tutto ciò si può intravedere nei documenti relativi al feudo in oggetto.

Rivioti di Mesoraca
La parte del feudo di Rivioti in territorio di Mesoraca appartenne per moltissimi anni ai Campitelli , che furono baroni e poi conti di Melissa e principi di Strongoli. Alla fine del Quattrocento il tesoriere Vinceslao Campitelli, sposato con Lucia Contestabile, possedeva la terra di Melissa ed i feudi di Aprigliano e de li Pesuni in territorio di Crotone e di Rivioti in Mesoraca. Alla sua morte avvenuta nel settembre 1493 il tutto passò al figlio Lorenzo Campitelli, barone di Melissa. Alla morte di Lorenzo Campitelli gli succede nel 1516 il figlio Giavanbattista. A Giovanbattista, morto il 26gennaio 1561, succede il figlio Giovanni Maria, che lo tenne fino alla sua morte avvenuta il 28 luglio 1574. Seguì il figlio di quest’ultimo Giovanbattista ed alla sua morte avvenuta nel 1607 i beni feudali costituiti dalle due terre di Melissa e Strongoli e dai feudi rustici di Aprigliano e Rivioti passarono al figlio Annibale (4). Morto nel 1624 il principe di Strongoli Annibale Campitelli, succede il fratello Francesco che eredita i beni feudali di Strongoli, Melissa, Briglianello e Rivioti. Quest’ultimo è tassato per una rendita annua di 330 ducati (5). Poco prima della metà del Seicento, nel 1645, Francesco Campitelli vende la sua sezione del feudo di Rivioti in Mesoraca a Sigismondo di Bona.

Rivioti di Policastro
Se la sezione del feudo di Rivioti situata in territorio di Mesoraca rimase a lungo un possesso dei Campitelli, quella situata in territorio di Policastro seguì le vicende feudali di questa terra.
Quando Policastro, dopo essere stata in possesso dei conti di Santa Severina, prima Andrea Carrafa e poi il nipote Galeotto, fu messa all’asta e fu acquistata nel 1564 dal barone di Sellia, Giovan Battista Sersale, l’università di Policastro ricorse al Vicerè, chiedendo di essere preferita e di essere immessa in regio demanio. “Con l’opra ed il patrocinio del Cardinale S. Severina”, l’arcivescovo Giulio Antonio Santoro, fu così portata a conclusione una complessa operazione finanziaria che nel mentre liberava i cittadini di Policastro dalla giurisdizione baronale, dall’altra favoriva la duchessa di Castrovillari nell’acquisizione delle entrate feudali di Policastro. L’accordo fu perfezionato nel 1568, quando Policastro divenne terra regia. L’università sborsò al Sersale ducati 22.000, cioè il prezzo da costui pagato, la Regia Corte si riservò “la giurisdizione et dominio dei vassalli” e l’università di Policastro vendeva per ducati 16000 ad Isabella Caracciolo, duchessa di Castrovillari, i beni feudali che aveva acquistato, tra i quali la gabella di Rivioti (6). Nell’occasione della vendita furono stipulati tra la feudataria e l’università di Policastro alcuni patti, che verranno ripresi e riconosciuti anche in seguito, quando i feudi di Policastro e di Rivioti passeranno in mano ad altri feudatari. Così nei privilegi concessi agli abitanti di Policastro da Giovan Battista Filomarino, principe di Roccadaspro, al momento che nel 1711 acquistava da Carlo Caracciolo le terre di Cotronei e Policastro, vi è “che sia lecito a cittadini di questa città dalla prima di maggio sino al primo di Settembre e non d’altro tempo poter pascere con la loro bestiame nel feudo di Rivioti, e che nel medesimo possano passare per adacquare, o per andare a pascere in altri territori comuni e contigui e specialmente in quello del casale delli Cotronei, e che possano in detto feudo allignare d’ogni sorte di legname o secca, o verde che sia purchè non sia fruttifera, e li dannificanti siano tenuti di pena a pagare solamente due carlini per padrone al Baglivo, o altro officiale, e tornesi cinque per ciascheduna bestia grossa, e carlini due per ogni Gregge di Bestiame minuto o vero il danno ad elezzione del padrone di detto feudo, e cio secondo li patti convenuti nella vendita fe questa università del med.mo feudo alla sudetta Ducessa ( di Castrovillari), e di più ex speciali grazia li fusse concesso in caso di danno in detto feudo, che l’animali dannificanti si abbiano da portar carcerati nel palo di questa predetta Città, e non in quello delli Cotronei” (7). Gli abitanti di Policastro cercarono di far valere i loro diritti su Rivioti anche al tempo della abolizione dei feudi e della formazione del demanio civico di Cotronei. Infatti nell’ordinanza del commissario Angelo Masci del 12 aprile 1811 vi è un esplicito richiamo alle richieste del comune di Policastro, “da sperimentarsi nei tribunali competenti per gli usi che crede di spettargli”, ma sempre in quell’occasione fu riconosciuto che i cittadini di Cotronei avevano il diritto di pascolare dal di 8 giugno al di 8 settembre, e di legnare a legna morte in tutti i tempi sul demanio ex feudale di Rivioti, appartenente al principe Filomarino, che fu valutato dell’estensione di circa 700 tomolate. Il commissario concesse un quarto del’ex feudo, dell’estensione di circa 170 tomolate, al comune di Cotronei (8). Dalla descrizione della parte assegnata al comune di Cotronei si evidenzia che il luogo, in gran parte collinoso, era coperto da querce e confinava con l’oliveto dell’ex feudatario, con il fiume Tacina e con il demanio Liffi del comune di Cotronei.

Feudatari e suffeudatari
La parte di feudo di Rivioti che faceva parte di Policastro, dopo essere stato ceduta da quella università alla duchessa di Castrovillari Isabella Caracciolo, passò da questa a GiovanFrancesco Morano, figlio di Lucantonio, e barone di Cotronei. In seguito appartenne ai baroni di Cotronei. Essa compare nel rilevio presentato il 12 settembre 1576 da Fabrizio Morano, figlio ed erede di Giovanfrancesco, in quello presentato il 6 aprile 1588 da Aurea Morano, in quello del 15 novembre 1632 di Orazio Sersale, quindi passò a Francesco Sersale, a Fabio Caracciolo, a Carlo Caracciolo a Giovan Battista Filomarino e da ultimo a Giovanbattista Filomarino (9).

Dai De Bona agli Oliverio
Durante tutto questo periodo il feudo di Rivioti, nelle due sezioni, fu più volte concesso, affittato o venduto con la clausola di ricompra a diversi altri feudatari, tra i quali spiccano le famiglie Di Bona e gli Oliverio, veri e propri suffeudatari di Rivioti. Così troviamo feudatari di Rivioti dapprima Giovanni Tommaso Oliverio, figlio di Nardo, poi nel 1645 Sigismondo de Bona, che compera la sezione di Mesoraca da Francesco Campitelli, nel 1651 Giovan. Domenico di Bona, nel 1686 Pietro Mariscola, nel 1687 Sigismondo di Bona, nel 1691 e nel 1693 Livia di Bona, la quale nel 1718 lo cede a Giacinto di Bona (10). Al tempo del Mannarino era della nobile famiglia Cerasari (11). In seguito passò a Giuseppe Antonio Oliverio, barone di Crepacore e Rivioti, il quale ebbe il primo per acquisto da Giovan Battista Filomarino ed il secondo per successione alla baronessa Livia De Bona, sua madre, morta il giorno 8 febbraio 1736. Alla morte di Giuseppe Antonio Oliverio, avvenuta il 29 agosto 1765, il feudo passò poi al figlio Cesare. Durante il Settecento il bosco fu ridotto; furono estese le terre dedicate alla semina (lino, grano) e all’olivo.

Note

1. Pratesi A., Carte cit., p. 452.
2. Mannarino F. A., Cronica della celebre ed antica Petilia detta oggi Policastro, manoscritto, f. 99.
3. Oliveti L., Istruttoria demaniale cit., p. 11
4. Pellicano Castagna M., La storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, Frama Sud 1984, Vol. I, pp. 119-120
5. Relevi Vol. 362, inc. 8, f. 297, ASN.
6. Sisca D., Petilia Policastro, Rist. 1996, p. 354.
7. Mannarino F. A., Cronica cit. f. 21.
8. Oliveti L., Istruttoria demaniale cit., p. 11-12.
9. Pellicano Castagna M., Storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, CBC Ed. 1996, pp. 181-183.
10. Mazzoleni J., Fonti cit., pp. 118, 227, 228, 260.
11. Mannarino F. A., Cronica cit., f. 84.

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