Il monastero dei Francescani Riformati di Santa Maria delle Manche di Policastro

Manche Policastro

Petilia Policastro (KR). Santa Maria delle Manche.

Secondo il Fiore il monastero di Santa Maria delle Manche fu fondato nell’anno 1600: “Policastro. S. Maria delle Manche. Poco distante dalla città in un certo bosco fu ritrovata un immagine della Vergine, la quale oprando molti miracoli dié motivo alla fabrica di questo monasterio l’anno 1600.” (Fiore G., Della Calabria Illustrata II, p. 648).

Concordano sostanzialmente con le affermazioni del Fiore quelle del Mannarino che ricordando anch’egli la presenza della “Cona delle manche”, descrive le circostanze relative all’erezione del nuovo monastero, ponendone la fondazione nell’anno 1610:

(…) “Fuora la Città dalla parte superiore del Castello son due Monasteri dell’ordine del P. San Francesco. Il più moderno è dè Padri Riformati. Lontano un mezzo miglio verso settentrione à lato manco; e perciò detto di Santa Maria delle Manche; fù egli fondato nell’anno mille seicento, e diece coll’occasione d’una Iconella, ò Imagine di Maria Regina del Soccorso dipinta sul Muro, è nell’atto di difendere un fanciullo dall’insidie d’un serpente, con una mazza in mano; la quale siccome in quella positura, ed’atto fù miracolosamente rinvenuta; così si serba con tenerissima, ed’imparegiabil divozione, è concorzo di tutta la Padria, e Paesi vicini. Un’altro più efficace motivo obligò un particolare all’erezion della Chiesa, fra questi Gio: Batt.a Rosa Gentiluomo di Catanzaro, che nel principio del caduto secolo si portò in Policastro per esser Città assai commoda, è sicura per negozianti. Portò il caso, che un giorno cimentatosi con un Capitano de una Compagnia Spagnuola per certo interesse, è quelli ò per proprio capriccio, per esser di una nazione altiera, e superba, ò che fomentato da suoi emoli, dico meglio dà Carvelli Nobili, e Importanti, ordinò à certi pochi soldati che si trovano con esso appunto nella Chiesa di Santa Lucia, un tiro di scoppio per dietro à Ponente lontana dal Castello, che l’uccidessero. Si diè lui per tanto alla fuga, e corse per quasi mezzo miglio sino al luogo dov’era la detta Imagine dentro quella Iconetta lunga à guisa d’una Groticella, tutta imboscata di Spine, ed’altre Piante Selvaggie; e li riuscì mirabilmente di occultarvisi, come che non eran prattici i Spagnuoli di quel luogo, ond’è che lo persero di vista, ma dir’vero, fù un prodigio di quella divina Imagine. Mentre al Sud. Gio: Battista, gli crepò una vena dal Petto per la violenza di fretta del Camino, e timor della vita. A questi estremi pericoli ritrovandosi, votossi alla Miracolosa Reina, ed’instantemente fù liberato dal doppio periglio di Vita, onde per sciogliere il suo Voto, ed’adempiere la Promessa, che gli fece; fundò la Chiesa del ditto Convento, siccome appare dalle Scritture autentiche, che conserva il di lui Pronipote D.r Leonardo Rosa, e soprattutto dalla sepoltura laterale alla Porta di detta Chiesa, che secondo la legge de Iure Pontificio e Canonico alli Ca… dè sepoltura … la fondazione e Titulazione di … ed’io pur mi ricordo aver sentito raccontare alla fù Sig.ra Cassandra Fanele morta d’anni Cento, e più, ch’ella fù presente quando il Gio: Battista nella struttura della nuova Chiesa, e né primi fondamenti per dimostrare il suo possesso pose la prima Pietra; e gittò un branco di monete all’artefice, e maestri, essendo tale il costume nell’edifizio di qualche Tempio.” (…)

(Mannarino F.A., Cronica della Celebre ed Antica Petilia detta oggi Policastro, 1721-1723).

 

La Cona delle Manche

Il primo accenno ad nuova chiesa definita in costruzione e nominata “la cona delle manche” o “Conicell(a)e delle manche”, si rinviene in un atto del 18.07.1608 dove compare anche il suo procuratore Joanne Baptista Larosa di Catanzaro abitante in Policastro.

In quella occasione, Fabio Baccario di Policastro donava per tre anni a Joanne Baptista Larosa, procuratore della “Ecclesi(a)e Costruend(a)e nominat(a)e la cona delle manche terr(a)e p(redi)tt(a)e” ovvero “Conam seu Ecclesiam”, la sua possessione posta nel territorio di Policastro nel loco detto “le manche”, arborata con diversi alberi domestici e confinante con i beni di Baptista Cavarretta (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 287, ff. 077-077v).

Un altro atto del 02.01.1609 registra la donazione da parte di Joannella Campagna di Policastro che lasciò per testamento, un “mandile” ed una tovaglia alla “madonna delle manche”(ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 287, ff. 158-158v).

L’apporto determinate dei Larosa è ricordato anche dal Mannarino:

(…) “Ond’e non può controvertesi alla nostra Patrizia Famiglia Rosa l’insigne onore di essere stata la fondatrice di detta Chiesa; e per la fresca tradizione, e per le scritture; e per l’uso della sepoltura. Per esser poi meglio servita questa Chiesa, ed’Imagine della divina Signora penzorno di fabricarvi un’Monastero, e di fatto die loro il Consenzo i nostri Padri osservanti, e permesso à loro Riformati, che ancora viveano sotto la di loro Ubbidienza, di pigliare in questo luogo un nuovo Convento, negandolo però per la Terra di Rende vicino Cosenza, siccome al tutto appare dalle Scritture che si Conservano nell’archivio di detto Convento, che fù con sollecitudine perfezionato mentre concorsero infiniti Benefattori con publico Istrumento all’erezzione e tra esse si segnalorno, e distinsero due Case; cioè la nobil famiglia Salerno, che donò gratuitamente il luogo per il Convento, e Giardino, e la nobil famiglia Girifalco Tronca, che si fondò la Capelladell’istessa Vergine del Soccorzo tutto in oro col suo sepolcro à piedi, e lasciò Tomaso Seniore ventiquatro Giovenchi à Padri, per aiuto della fabrica.” (…) (Mannarino F.A., cit.).

 

I Salerno ed i Tronca

Le informazioni forniteci dal Mannarino trovano riscontro negli atti dei notari policastresi, attraverso i quali, in particolare, possiamo rilevare il contributo di Sansone Salerno che si segnalerà per la sua munificenza nei riguardi del monastero anche in seguito.

16.12.1608. Sansone Salerno di Policastro donava alla venerabile Conicella delle manche, attraverso Joanne Baptista de Rosa procuratore “ditt(a)e Conicell(a)e”, il “vinealem” alberato con “sicomis” ed altri alberi, posto nel territorio di Policastro loco detto “le manche”, confine i beni di Fabio Vaccaro, i beni di Mundo Ritia ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 287, ff. 117-117v).

La presenza dei beni di Sansone Salerno nelle vicinanze del luogo dove verrà eretto il nuovo monastero, è indicata anche da altri documenti.

10.12.1617. Paulo Luchetta di Policastro, serviente ordinario della regiacuria di Policastro, incantava a Joanne Dom.co Monaco di Policastro lapossessione di Dianora Curto posta nel territorio di Policastro loco detto “le manche”, confine la possessione di Joanne Fran.co Schipani, la possessione di Sansone Salerno ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 291 ff. 068-073).

04.09.1621. Negli anni passati, Joanne Fran.co Schipano di Policastro, aveva comprato dagli eredi del quondam Salvatore Curto, la possessione arborata con diversi alberi domestici, posta nel territorio di Policastro loco “le manche”, confine i beni di Marcello de Mauro e i beni di Sanzone Salerno (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 293 ff. 052v-053).

05.03.1624. Citazione nella regia corte di Policastro di Marc’Ant.o Marchise dietro querela di Sansone Salerno, il quale asseriva di essere stato danneggiato per il taglio di alcuni alberi nelle sue terre nel luogo detto “le manche”. Nella disputa interveniva anche il clerico Dom.co Jacinto Salernofiglio di Sansone, asserendo di essere egli il danneggiato (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78, prot. 286 ff. sciolti).

Chiesa delle manche Policastro

Petilia Policastro (KR). Santa Maria delle Manche.

Manche Policastro portale

Petilia Policastro (KR). Santa Maria delle Manche. Portale.

Il monastero

Quantunque questi primi atti evidenzino l’erezione della nuova chiesa, allo stesso tempo, testimoniano che il monastero attendeva ancora l’apertura.

Il 02.08.1611 Joanne Baptista Larosa di Catanzaro che era stato amministratore della “venerabile madonna della manche”, disponeva nel suo testamento di essere seppellito nella chiesa della “madonna delle manche et proprio in tirsere nella porta grande”. Per il bene della sua anima, “fabricandosi il monasterio della venerabile chiesa delle manchedelli riformati”, lasciava ducati 100 per la “fabrica” mentre, nel caso il monastero non fosse stato eretto, lasciava tale somma alla chiesa di S.ta Caterina di Catanzaro. Lasciava alla detta chiesa anche altro denaro, panni, animali, argento, etc. (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 287 ff. 205-207).

Agli inizi del 1613, comunque, l’erezione del monastero era già cosa fatta. In tale frangente i documenti evidenziano che i lasciti e le donazioni andarono intensificandosi.

29.02.1613. Nel suo testamento, Joanne Faraco di Policastro lasciava al “venerabile monasterio delle manche di detta terra, et alla s.ma nuntiata nova di detta terra” il capitale e gl’interessi relativi ad una lite riguardante certo grano (ASCZ, Notaio Ignoto, Busta 81 ff. 37-40).

10.10.1613. Il notaro Joanne Baptista Montelione della terra di Cutro ma abitante in Policastro, padre del dottore Joanne Vittorio Montelione, “anteIanuam venerabilis Monasteri div(a)e Mari(a)e ut dicitur le manche”, dichiarava di voler fare seppellire il corpo di suo figlio nella detta chiesa, “cum onnimodam potestatem estraendi in alium locum” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 288 ff. 103-103v).

25.09.1616. In occasione della stipula dei capitoli matrimoniali traCassandra Virardo vedova del quondam Antonio Commeriati e Joanne Dom.co Caira di Policastro, appartenevano alla dote un “mezo pastino” posto dentro il territorio di Policastro loco detto “santo dimitri”, confine la vigna di Fabio Vucchi Infuso, mentre l’altra metà era stata donata dal dettoquondam Antonio al monastero di “santa maria della manche” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 290 ff. 134v-135v).

04.04.1617. I coniugi Gio : Dom.co Caira e Cassandra Virardo di Policastro, avendo fatto stimare il bene da due arbitri esperti convenuti tra le parti, acquistavano dal monastero della “Madonna delle manche”, la metà del “pastino seu vigna” loco detto “santo dimitri” donato al detto monasterodal quondam Antonio Commeriati primo marito della detta Cassandra (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 291 ff. 018-018v).

 

I benefattori

In questo primo scorcio della sua esistenza, il nuovo monastero si giovò di altre donazioni da parte di Sanzone Salerno il quale, al tempo in cui ne erano procuratori Hieronimo Larosa, poi Vitaliano Larosa e successivamente, Ottavio Vitetta, gli fece donazione di altre terre poste nelle vicinanze dell’orto del monastero, dove passava la via pubblica detta la “via vecchia”, ovvero “la via publica vecchia che si va alla serra di cosenza”, la quale si dirigeva verso il fiume Cropa “che si va ad allegnare”.

29.11.1613. Sanson Salerno di Policastro che già precedentemente, aveva fatto donazione al venerabile monastero della “santiss.m(a)e Mari(a)e delle manche” di Policastro di un vignale, oltre a ratificare tale donazione, donava allo stesso monastero, nelle mani del suo procuratore Hieronimo Larosa, un altro “vignale seu Costa” posto nel loco detto “le manche”, confine la possessione di detto Sansone dalla parte inferiore dove si trovavano i “Celsi” ed i fichi del detto donatore e le terre di Joanne Dom.co Scalise che, al presente, possedeva detto venerabile monastero, incluso “lorto di detta Chiesa della via vecchia abascio”. Vignale che doveva intendersi “per lo agromolo tagliato picciolo per derittura alla possess.ne superiore di petro lamanno verso tramontana per fia la via publica vecchia che si va alla serra di cosenza, et similm.te per derittura di detto agromolo verso mezogiorno confine le terre foro di detto Gio : Dom.co scalise” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 288 ff. 109-109v).

18.04.1616. Sanzone Salerno che, nel passato, aveva già fatto due diverse donazione al venerabile monastero di “Santa Maria delle manche” di alcune terre, ovvero di due vignali, di cui uno alberato di “Celsi”, posti nel territorio di Policastro loco detto “le manche”, per la devozione che aveva verso detto monastero ed “acciò più comodam.te si possa attendere alla fabrica di esso”, affinchè il detto monastero potesse servirsene per “la fabrica” o per altro, donava a quest’ultimo, nelle mani del suo procuratore Vitaliano Larosa, un altro vignale posto nel medesimo loco “delle manche dove si dice la manca Cioè tutta la manca che confina Con l’orto dello detto Monasterio, et confina la via via verso il fiumme di Cropa che si va ad allegnare”, confine i “vignali piani” di Petro Lamanno, confine “la manca fudi Crucetta” che al presente possedeva il detto monastero, “et perfina lo piro acitolo di esso sanzone sopra parte le sorva di esso sanzone cioè li dui pedi grandi” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 290 ff. 098v-099).

25.08.1621. Sanson Salerno di Policastro donava ad Ottavio Vitetta procuratore del monastero di Santa Maria “delle manche”, il pezzo di terra arborato di “quercuum, et pirorum” posto nel territorio di Policastro, loco detto “le manche”. Nella confinazione si citano “due pedi di sorva”, l’orto del monastero, “lo galaco galaco che fù di Cavarretta” e “lo piano con li celsi, et fico” del clerico Jacinto Salerno (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 293 ff. 049v-050).

Le affermazioni del Mannarino in merito ai principali benefattori del monastero, trovano puntuale conferma anche nel caso di Gio : Thomaso Tronga.

05.09.1639. Su istanza dei cl.co Scipione e Marcello Tronga, figli ed eredi del quondam Gio : Thomaso Tronga, il notaro si portava nel loco “fora la porta del Castello di detta Città di Policastro” dove, i detti de Tronga, dando seguito alla volontà testamentarie del loro padre, consegnavano al Re.ndo fra Bartolo “di longo vucco”, “guardiano” del venerabile “monasterio di nostra donna delle manche” dei Riformati, 28 “Iovenchi” di anni 3 in 4 ed altri 8 di anni 2 in 3 (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 306 ff. 094-094v).

Tale donazione fu però contrastata.

23.10.1639. Davanti al notaro comparivano il “Reverendo patre” fra Bartolo di “longo vucco” guardiano dei Minori Osservanti Riformati del venerabile monastero della “nostra donna delle manche” ed il notaro Fran.co Accetta di Policastro. In relazione alla pie disposizioni del quondam Gio : Thomaso Tronga, il monastero aveva ricevuto 28 giovenchi. A seguito dell’opposizione del detto notaro presso la corte arcivescovile di Santa Severina, al detto notaro andavano 5 dei detti giovenchi valutati 15 ducati l’uno (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 306 ff. 117v-118v).

20.09.1643. Davanti al notaro comparivano Scipione Tronga, tutore testamentario di Didaco Tronga “sui fratris Pupilli” e l’altro fratello chierico Marcello Tronga, per dividere tra loro i beni che possedevano  in comune ed indiviso, tra cui una “quantità di Terre” poste nel territorio di Policastro loco detto “le manche” (ASCZ, Notaio G. M. Guidacciaro, Busta 182 prot. 802, ff. 076v-078v).

Alcuni atti fanno luce sulle motivazioni che sostenevano i due benefattori e sui loro rapporti d’affari che coinvolgevano il monastero ed altri.

08.08.1630. In presenza del mag.co Don Didaco de Funes regio capitano di Policastro, Sanzone Salerno emancipava dalla patria potestà il figlio Jacinto, donandogli la possessione posta nel territorio di Policastro loco detto “le manche”, confine i beni del presbitero Joanne And.a Lamanno, i beni di Stefano Capozza e l’orto del monastero detto “le manche” (ASCZ, Notaio G.B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 297 ff. 130v-131v).

Le finalità di questa donazione, tesa ad ottenere la concessione di un prestito di denaro in favore del detto Jacinto, sono evidenziate da tre atti stipulati lo stesso giorno.

08.10.1630. Jacinto Salerno di Policastro, alla presenza di Sansone suo padre che si obbligava in solido con lui, vendeva a Joanne Thoma Tronga di Policastro, la possessione arborata con più e diversi alberi domestici, posta nel territorio di Policastro loco “le manche”, confine l’orto del monastero di “santa maria le manche”, i beni di Joanne Dom.co Lamanno, i beni di Joanne Fran.co Schipani ed altri fini per la somma di ducati 72, il cui pagamento avveniva attraverso 4 “iovencos” di due anni in tre. Il detto Joanne Thoma s’impegnava a restituire la detta possessione acquistata qualora però avesse ricevuto in denaro contante la somma pagata (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 297 ff. 177v-178).

Lo stesso giorno, Joanne Thoma Tronga ed il U.J.D. Mutio Giordano facevano testamento. Il primo disponeva di essere sepolto nel monastero “delle manche”, nella sepoltura dove stava sepolta la q.m Giulia Millella sua madre, lasciando a detto monastero uno “ienco” tra quelli “più grossi” che si fossero ritrovati al tempo della sua morte ed un altro a quello di Santa Maria della Spina (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 79 prot. 297 ff. 176v-177v). Mutio Giordano disponeva, invece, di essere sepolto nel monastero di S.ta Maria “la spina”, lasciando uno “ienco” di due anni in tre a detto monastero ed un altro a quello delle “manche”(ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 297 ff. 175v-176v).

Petilia Policastro (KR), chiesa del monastero di Santa Maria delle Manche (dalla pagina fb I Ricordi dei “Petilini Emigrati”).

Luogo di sepoltura

Quantunque vi sia ricordata la sepoltura del corpo del suo fondatore, le deposizioni all’interno della chiesa delle Manche risultano rare nei primi periodi di vita del monastero, mentre andarono intensificandosi con il tempo, in particolare attorno alla metà del secolo (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 297 ff. 172v-174 e ff. 176v-177v; Busta 80 prot. 305 ff. 096-102; prot. 307 ff. 014v-015v, ff. 069-070 e ff. 102v-103v. NotaioF. Cerantonio, Busta 196 prot. 877, ff. 001v-002 e ff. 005v-007; prot. 878, ff. 026-027 e ff. 083-084; prot. 879, ff. 102v-103v, ff. 116v-118, ff. 123-124, ff.126-127, ff. 129v-130v e ff. 151v-152v; prot. 880, ff. 010-011, ff. 022-023 eff. 109-109v).

Come nel caso di altri luoghi pii di Policastro che accoglievano la sepoltura dei cadaveri, la volontà dei testatori espressa nei testamenti, risulta per lo più generica anche se, accanto alla menzione di una “sepoltura commune” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 307 ff. 017-018v), non mancano riferimenti a particolari tombe erette in ambito familiare. Come nel caso del cl.co Josepho Berardo della città di Taverna, il quale dispose affinchè il proprio corpo fosse seppellito nel monastero “delle manche” “nella sepoltura erecta p(er) li Cochi” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 307 ff. 038v-040).

A volte ciò veniva espresso attraverso la volontà ad essere sepolti dove già riposavano gli “antepassati” (ASCZ, Notaio G. M. Guidacciaro, Busta 182 prot. 801, ff. 131v-132; Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 307 ff. 093-094v) o i familiari (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 877, ff. 007-008; prot. 879, ff. 015-016), rimettendosi alla volontà dei superstiti (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 307 ff. 084v-087).

Altre volte si optava per quella propria (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 880, ff. 066-066v), come fece Giovannella Gabriele di Policastro v.a del quondam Giulio Maccarrone, che dispose di essere seppellita nel monastero di “S.ta Maria delle Manche nella sepoltura d’essa, et p(ro)p.o dov’è la loro chiatra” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 307 ff. 003-004). Oppure come nel caso di Joanne Fran.co de Mauro di Policastro, che dispose affinchè il suo corpo fosse seppellito nel monastero della Madonna “delle manche”, “nella sepoltura, e chiatra d’esso Testatore” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 307 ff. 007v-009).

Manche Policastro croce

Petilia Policastro (KR). Santa Maria delle Manche. Particolare del Portale.

Manche Policastro campanile

Petilia Policastro (KR). Santa Maria delle Manche. Campanile.

La “fabrica”

Attraverso le continue donazioni, i lavori per la costruzione del monastero proseguirono per tutta la prima metà del Seicento. A testimonianza di ciò, sulla chiave di volta dell’ingresso della chiesa si evidenzia la data “1619”.

24.06.1623. Nutia Cavarretta di Policastro donava al monastero di S.ta Maria “dele manche” e per esso, a Donno Ottavio Vitetta procuratore del detto monastero, la casa palaziata posta dentro la terra di Policastro nel convicino di S.to Angelo “lo melillo”, in maniera che dal ricavato della vendita, “sine possa riparare la fabrica che giornalm.te si fa in detto Monasterio” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 294 ff. 095-095v).

02.05.1625. Joanne Thoma Riccio de And.a di Policastro, donava per due anni al monastero di S.ta Maria “dele manche” e per esso a D. Ottavio Vitetta procuratore del detto monastero, i frutti della sua possessione arborata con alberi domestici, posta nel territorio di Policastro loco “le manche”, confine la possessione di Fran.co Conmeriati, la possessione di Marco Lomoiio ed altri fini che detto D. Ottavio s’impegnava a “spendere, et destribuire in fabrica Construenda ditti monasteri” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 295 ff. 111-111v).

21.11.1629. Daria Marchise di Policastro v.a del q.m Marco Antonio Pettinato, donava “pro riparatione fabrica” al monastero di S.ta Maria “delle manche” e per esso, al suo procuratore Ottavio Vitetta, la vigna posta nel territorio di Policastro loco “Santo dimitri” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 297 ff. 067v-068).

25.03.1630. In occasione della stipula del suo testamento, Joanne Paulo Cavarretta di Policastro lasciava al monastero delle “manche” 4 carlini ed altri 4 al monastero di S.ta Maria “della spina” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 297 ff. 095-096).

30.09.1630. In occasione della stipula del suo testamento, Stefano de Martino di Policastro disponeva di essere sepolto nel monastero della “madonna delle manche” nella sepoltura di detta chiesa. Lasciava a detta chiesa uno “Castagnito nominato le manche”, confine i beni di Jacinto de Cola e la possessione di Gio : Dom.co de Strongolo, con la facoltà di poterlo vendere liberamente, spendendo il denaro “per riparatione della fabrica di detto venerabile monasterio”. Dovendo ricevere da Masi Cavarretta “alias tignarella” ducati 10 e da Gio : Battista Scoro ducati 15, lasciava questi crediti a detta chiesa (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 297 ff.172v-174).

10.03.1631. Il cl.o Ottavio Vitetta di Policastro “proCuratore fabric(a)e venerabilis monasterii sant(a)e Mariae le manche”, vendeva a nome della detta fabbrica a Caterina Truscia di Policastro v.a del quondam Joanne Pettinato, la vigna con “uno pede piri” appartenuta al quondam Cesare Galasso, posta nel territorio di Policastro loco “santo dimitri” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 298 ff. 028v-029v).

21.05.1633. Negli anni passati, Lucretia Vaccaro di Policastro aveva venduto ad annuo censo a Vincentio Leune, la vigna posta nel territorio di Policastro loco detto “Cucolli” per ducati 20. Al presente, la detta Lucretia cedeva il credito vantato nei confronti dell’acquirente al chierico Ottavio Vitetta procuratore del venerabile monastero di “Santa Maria le manche”, “pro riparatione fabrica ipsius monasterii” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta79 prot. 300 ff. 030v-031).

18.12.1635. In relazione al legato lasciato dal quondam Fran.co Valasco nel suo testamento, il chierico Ottavio Vitetta procuratore del venerabile monastero di Santa Maria detta “le manche”, riceveva il denaro assegnato al monastero (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro Policastro, Busta 78, prot. 286 ff. sciolti; Busta 80 prot. 302 ff. 128v-129).

06.07.1645. Nel suo testamento,  Francisco Mannarino lasciava ducati 3 al monastero delle Manche per tante messe. Morendo gli eredi designati, avrebbe ereditato il monastero “della Madonna delle manche” che avrebbe dovuto usare l’eredità “p(er) reparat.ne della d. Chiesia, e p(er) la fabrica”(ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 307 ff. 069-070).

06.03.1646. In occasione della stipula del testamento di Blasio Ritia, il testatore disponeva che il suo corpo fosse seppellito nella chiesa del monastero delle Manche nella sepoltura che avrebbe scelto “P. frà leone” suo fratello. Lasciava alla “fabrica” del monastero di S.ta Maria delle Manche un “paro di bovi” nominati “marino, e faiillo” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 307 ff. 084v-087).

05.08.1646. In occasione della stipula del testamento di Agostina Jerardo moglie di Blasio Ritia, la testatrice disponeva che il suo corpo fosse seppellito nella chiesa del monastero della Madonna delle Manche, nella sepoltura dove era stata sepolta sua figlia. Lasciava ducati 10 alla “fabrica”del monastero della Madonna delle Manche (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 307 ff. 093-094v).

19.06.1654. Nel suo testamento, Bartulo Vaccaro lasciava ducati 5 per tante messe ai Padri Riformati della Madonna della Manche (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 879, ff. 058v-060v).

29.08.1654. Nel suo testamento, il mag.co Horatio Martire della terra di Figline governatore e capitano di Policastro, lasciava del denaro al monastero di S.ta Maria della Spina ed a quello delle Manche (ASCZ, NotaioF. Cerantonio, Busta 196 prot. 879, ff. 097-098v).

05.11.1655. Nel suo testamento, Francisco Antonio de Mauro, dichiarava di avere 3 “bovi” ed una vacca. Lasciava la vacca a S.ta Maria della Spina, ed un bove a S.ta Maria delle Manche “p(er) la fabrica di d.to Convento” (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 880, ff. 180v-181v).

Manche Policastro fotopiano

Petilia Policastro (KR). Fotopiano dell’I.G.M. di Firenze 1953. In evidenza la chiesa di Santa Maria delle Manche.

Il luogo

Il toponimo che identificava il “loco” detto “le manche”, esteso anche “di quella parte del fiumme di cropa”, si rileva già nei primi anni del Seicento (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 287 ff. 060-060v; Busta 80 prot. 307 ff. 007v-009; Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 877, ff. 030v-032v).

A quel tempo, oltre che dalla presenza del castagno (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 297 ff. 172v-174) esteso a monte del monastero, il luogo era caratterizzato, soprattutto, dalla presenza di “terre”, di vignali, vigne e possessioni arborate, divise mediante moragli di pietre, confinate dalla via pubblica e da quelle convicinali, dove si coltivavano numerosepiante arboree: “fico”, “celsi”, “viti”, “pira”, “puma”, “sorva”, “olive”, “cerasa”, “agromola”, “noci” e “cerse” che caratterizzavano i possedimenti di famiglie quali i Rizza, gli Spinelli, i de Strongolo ed altre.

10.08.1604. Nel suo testamento, Andreana Riccio di Policastro stabiliva che morendo le figlie senza eredi, le sue robbe sarebbero andate al marito Fran.co Commeriati, esclusa la possessione delle “manche” che voleva ritornasse a Fran.co Turturella ed alle sue sorelle Vittoria e Laura (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78, prot. 286 ff. 33v-34v).

10.09.1605. Nicolao de Strongolo di Policastro, asseriva di aver comprato lo stabile posto nel territorio di Policastro loco detto “le manche”, confine la possessione di Joanne And.a Ritia, la possessione di Leone de Spinelli, la via convicinale ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro Policastro, Busta 78, prot. 286 ff. 128v-129v).

15.08.1607. In occasione della stipula dei capitoli relativi al matrimonio tra Andrea Gauteri di Policastro ed Isabella Rizza sorella di Joanne Dom.co Rizza e figlia di Mundo Rizza, nella dote figurava la metà della “possessione” che era stata donata a detto Joanne Dom.co dal padre Mundo, posta nel loco detto “le manche”, confine i beni di Petro Carvelli ed i beni di detto Joanne Dom.co (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 287 ff. 030-031v).

23.10.1607. Petro Carvello di Policastro che circa tredici anni prima, aveva preso ad annuo censo dal presbiter Scipio Curto, la “possessionem cum vinea arboratam” con più e diversi alberi, posta nel territorio di Policastro loco detto “le manche”, confine la possessione di Luca Grosso, la possessione di Joanne Andrea Grosso, la via pubblica ed altri fini, in accordo con il detto Scipio, ritornava il bene a quest’ultimo (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 287 ff. 046-046v).

23.10.1607. Petro Carvello che aveva preso ad annuo censo da Joanne Andrea Grosso di Policastro, la “possessionem” arborata “cum uno vineale”,posta nel territorio di Policastro loco detto “le manche”, confine la possessione di Mundo Rizza, i beni del quondam Fran.co Bruna, un’altra possessione che il detto Petro possedeva pagando l’annuo censo al presbitero Scipione Curto, la via pubblica ed altri fini, a causa della sua infermità, la ritornava al detto Joanne Andrea (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 287 ff. 046v-047).

05.02.1608. In occasione della stipula dei capitoli matrimoniali tra Fran.co Commeriati de Scipione di Policastro e Gratiusa de Strongolo figlia di Nicolao de Strongolo di Policastro, apparteneva alla dote: una vigna alberata di gelsi, “fico” ed altri alberi, posta nel territorio di Policastro loco detto “le manche”, confine la possessione di Andria Rizza da una parte e dall’altra, quella di detto Cola, cioè la vigna che era stata di Cesare di Strongulo suo fratello “et va di sopra la fico per la taglia cioè sotto le visciglie di cerse dimodo che due troppe de fico siano di esso Cola della parte di sotto via convicinale” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 287 ff. 058-059).

Nel 1611 Alfonso Caccuri possedeva 500 piedi di viti “alle Manche” (Arch. Arc. S.ta Sev., vol. 16A).

14.03.1615. Davanti al notaro si costituivano da una parte, Lucretia Richetta vedova del quondam Nicolao de Strongulo, insieme con Joanne Dom.co de Strongulo suo figlio e dall’altra, Marco Lomoiio, figlio del quondam AlfonsoLomoiio, per la stipula dei capitoli relativi al matrimonio tra il detto Marco e Caterina de Strongulo, figlia della detta Lucretia e sorella del detto Joanne Dom.co. Alla dote apparteneva una possessione posta nel territorio di Policastro loco detto “le manche”, confine Fran.co Commeriati, Nardo Spinello “della parte di sopra”, la possessione del chierico Ottavio Vitetta ed altri fini. La possessione fu divisa in due parti, sopra e sotto “lo moraglio”. Gio : Thomaso Richetta, zio e creditore di Joanne Dom.co de Strongulo per un capitale di ducati 11, quale erede del quondam Cola di Strongulo, rinunciava ad ogni pretesa (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 290 ff. 013v-015).

28.01.1620. Davanti al notaro comparivano Vittoria Rizza di Policastro, figlia del quondam Mundo Rizza e Federico Castagnino di Policastro, per la stipula dei capitoli relativi al loro matrimonio. Appartenevano alla dote: la possessione posta nel loco detto “le manche” alberata di “fico, pira, puma, et Castagne”, confinante con i beni di Battista Cavarretta, i beni di TiberioVucchi Infuso ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 292 ff. 005v-007).

12.03.1623. Davanti al notaro comparivano Andria Rizza assieme a suo figlio Joanne Thoma Rizza e Joanne Thoma Cavarretta di Policastro, per la stipula dei capitoli relativi al matrimonio tra detto Joanne Thoma e Minicha Rizza figlia del detto Andrea e sorella del detto Joanne Thoma. Apparteneva alla dote il frutto della possessione delle “manche”, confine Nardo Spinello e Fran.co Conmeriati, per anni 3 di Natale in Natale, con il patto di pagare le imposizioni fiscali, collette ed altro (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta79 prot. 294 ff. 081-082v).

25.03.1634. Davanti al notaro comparivano Vittoria Rizza di Policastro v.a del q.m Foderici Castagnino e Fran.co Scalise di Policastro, per la stipula dei capitoli relativi al matrimonio tra detto Fran.co e Cassandra Castagnino figlia di detta Vittoria. Apparteneva alla dote la possessione arborata con diversi alberi loco “le manche” territorio di Policastro, confine Gio : Dom.co Rizza suo fratello ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 301 ff. 039v-041).

01.04.1634. Davanti al notaro comparivano Innocentia Mannarino v.a del q.m Joanne Thoma Curto assieme al cl.o Fran.co Curto suo figlio, entrambi di Policastro e Scipione Spinello di Policastro, per la stipula dei capitoli relativi al matrimonio tra detto Scipione e Lisabetta Curto, figlia di detta Innocentia e sorella del detto cl.o Fran.co. Apparteneva alla dote lo “stabile” loco “le manche” territorio di Policastro, confine Gio : Dom.co Rizza di Mundo, Antonio Faraco, proprio dove adesso si trovava la vigna arborata di “celsi, fico, cerasa” ed altri alberi fruttiferi (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 301 ff. 052v-054).

26.06.1634. In occasione della compilazione dell’inventario dei beni del q.m Paulo Varveri, si menziona un vignale loco “le manche” confine Gio : Dom.co de Mundo (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 301 ff. 112v-114v).

25.11.1647. Davanti al notaro comparivano Julia Ritia di Policastro vedova dell’olim Hyacintho Cavalli e Vincentio Casalino del casale di Albi pertinenza di Taverna, ma “incola” in Policastro da molti anni, per la stipula dei capitoli relativi al loro matrimonio. Tra i beni appartenenti alla dote troviamo: una mezza vigna “arborata di diversi arbori come puma, Cerasa et Celsi”, posta nel distretto di Policastro loco detto “le manche”, confine i beni di Scipione Spinello, la vigna di Ferrante Rizza suo fratello, Camillo Renda ed altri fini(ASCZ, Notaio G. M. Guidacciro, Busta 182 prot. 806, ff. 127v-129v).

07.01.1652. Lucretia Pettinato v.a del quondam Gio : Dom.co Rizza de Mundo, donava ai fratelli Ferrante e Marc’Antonio Rizza de Mundo figli della detta Lucretia, alcuni beni da dividersi tra loro in parti uguali, tra cui: la possessione posta nel territorio di Policastro loco “le Manche”, confine la possessione di Fran.co Converiati, la possessione del quondam Battista Cavarretta ed altri fini; un pezzo di terra loco detto “le Manche”, confine la possessione di Scipione Spinello, la possessione di Gorio Spinello, la possessione di Minica Rizza ed altri fini. Rimaneva escluso dalla divisione il vignale arborato di olive, celsi ed altri alberi fruttiferi, loco detto “le Manche”, confine la possessione di Marta Converiati e la possessione di Fran.co Cavarretta de Battista che alla morte della detta Lucretia, sarebbe stato del detto Marc’Antonio come per testamento di suo padre (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 877, ff. 001v-003).

08.09.1654. Nel suo testamento, Lucretia Pettinato v.a del quondam Joanne Dom.co Ritia de Mundo, lasciava il vignale de “le Manche” a Marc’Ant.o Rizza(ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 879, ff. 103v-104v).

26.08.1655. Scipione Spinello di Policastro vendeva a Cesare de Franco di Policastro un “hortale di Celsi” posto dentro il territorio di Policastro loco detto “le Manche”, confine altri “Celsi” di detto Scipione, i “Celsi” di Jacovo Rocciolillo ed altri fini che negli anni passati, gli erano stati venduti dagli eredi di Maso Curto (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 880, ff. 115v-116v).

29.03.1634. Davanti al notaro comparivano la “soror” Innocentia Vitetta assieme a Cornelia Vitetta v.a del q.m Joanne Berardino Fruntera e Leonardo Boerio di Policastro, per la stipula dei capitoli relativi al matrimonio tra detto Leonardo e Maria Fruntera figlia di detta Cornelia. Appartenevano alla dote, la metà della possessione loco “le manche” territorio di Policastro, confine la vigna di Ant.o di Strongolo, Fabritio Mazzuca ed altri fini, mentre l’altra metà la detta Cornelia la prometteva dopo la sua morte (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 301 ff. 049v-050v).

31.03.1634. I coniugi Leonardo Boerio e Maria Frontera, in relazione al fatto che Cornelia Vitetta madre della detta Maria, aveva donato loro post mortem, l’altra metà della possessione loco “le manche”, per farle cosa gradita, ricedevano detta possessione a detta Cornelia (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 301 ff. 050v-051).

19.06.1634. Per consentirgli di ascendere all’ordine sacerdotale, Antonio de Strongoli di Policastro donava al chierico Carolo Richetta figlio del notaro Jacinto Richetta, alcuni beni tra cui la possessione arborata con diversi alberi domestici posta nel territorio di Policastro loco “le manche”, confine i beni di Minico de Strongolo ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 301 ff. 112-112v).

18.07.1647. Nella “Platea publica” di Policastro, Dom.co Valente ordinario serviente della regia corte, per la somma di ducati 18, aveva incantato per persona nominanda a Joanne Thoma de Cola, la possessione del quondam Minico de Strongoli, posta dentro il territorio di Policastro loco detto “le Manche”, confine i beni di Ottavio Frontera (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 874, ff. 059-060v).

01.10.1647. Jo : Gregorio Catanzaro ed Elisabeth Ritia sua moglie, in solido con i loro figli Andrea e Jo : Antonio Catanzaro e con Isabella Ritia di Policastro vedova del quondam Minico de Strongolo, vendevano al reverendo D. Jacobo de Aquila di Policastro, l’annuo censo di ducati 4 sopra alcuni beni della detta Isabella, tra cui la possessione “ubi dicitur le manche”, “arboratam arboribus pirorum, sicomorum, et Vitatam”, confine i beni di Marco Lomoio, i beni di Antonio de Strongolo, i beni di Portia Popaianni ed altri fini (ASCZ, Notaio G. M. Guidacciaro, Busta 182 prot. 806, ff. 098v-102v).

08.08.1648. Joanne Baptista Campa, ordinario serviente della corte di Policastro, su richiesta di Petro Curto contro Salvatore Lomoio che gli doveva ducati 5 e grana 15, incantava nella “Platea publica”, la possessione di quest’ultimo posta nel territorio di Policastro nel loco detto “le manche”, confine i beni di Antonio Strongoli, i beni degli eredi di Hyacintho de Cola, i beni degli eredi di Dom.co de Strongoli ed altri fini, assegnandola a Salvatore Curto nominato da Ottavio Accetta (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196prot. 875, ff. 043-045).

23.07.1652. Davanti al notaro comparivano Isabella Perri v.a del quondam Salvat.e Lomoio e Tomaso Cavarretta figlio di And.a, per la stipula dei capitoli relativi al loro matrimonio. Apparteneva alla dote la possessione posta nel territorio di Policastro loco detto “le manche”, confine i beni di Antonio de Strongoli e i beni di Ottavio Frontera, nello stato che gli era stata promessa dal suo primo marito (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 877, ff. 043v-045).

 

La fontana dei monaci

Nei pressi del monastero esisteva il luogo detto “le manche seu le conche” caratterizzato dalla presenza di una fonte utilizzata dai monaci, i quali avevano provveduto a realizzare uno sbarramento per l’utilizzo dell’acqua a fini irrigui.

07.12.1617. Fran.co Spinello di Policastro vendeva a Francisco Franco diCastello Vetere figlio di Cesare Franco, la possessione arborata“Castanearum sicomorum pirorum et aliorum arborum fruttiferorum”, posta nel territorio di Policastro nel loco detto “le manche”, confine la possessione di Nardo Rizza, le terre di Andrea Rizza, le terre di Nardo Spinelli ed altri fini, “cum introito et esito ordinario, et consueto vulgarmente ditto della funtana che pigliano l’acqua li monaci della Madonna delle manche” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 291 ff. 065-066).

26.02.1631. Caterina Fezza di Policastro v.a del quondam Fran.co de Franco, madre, tutrice ed ususfruttuaria di Cesare e Margarita de Franco, figli ed eredi del detto quondam Fran.co, vendeva a Joanne Dom.co Rizza de Mundo, la vigna posta nel territorio di Policastro loco “le manche seu le conche”, confine la possessione di Vittoria Rizza, confine la “Conserva aque che ni coglie la santiss.a madonna delle manche”, le terre di Fran.co Carcea vallone mediante, la possessione del quondam donno Scipione Curto ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 298 ff. 026v-027v).

27.12.1643. Joanne Dominico Ritia di Policastro che negli anni passati, aveva prommesso in dote ai coniugi Camillo Renda e Francisca Ritia di Policastro ducati 90, come appariva in una “semplice scrittura seu albarano” scritto da Gio : Vicenso Girivasio e firmato dai testimoni, provvedeva alla stipula di un atto pubblico dove si elencavano i beni mobili e stabili consegnati. Tra questi figurava: la metà di una possessione posta nel territorio di Policastro loco detto “le manche”, confine i beni di Scipione Spinello, Francesco Scalise, “la funtana, che và al Monasterio delle Manche” e l’altra metà della detta possessione di detto Gio : Dom.co che rimaneva separata dalla prima mediante un “moraglio di mezzo” (ASCZ, Notaio G. M. Guidacciaro, Busta 182 prot. 802, ff. 109v-111).

Il toponimo “conche” ricorre anche in atto del 11.12.1649, dove si riferisce l’incanto dei beni di Giulia Rizza olim moglie di Giacinto Cavallo, tra cui figura una vigna loco “le manche seu conche” (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 876, ff. 080-081).

Manche Policastro rosone

Petilia Policastro (KR). Santa Maria delle Manche. Rosone.

Le vie

Il topoponimo “la conicella” che si riferisce all’icona che caratterizzava la località prima della fondazione del monastero, ricorre anche in atti successivi alla sua erezione continuando, in seguito, ad identificare il luogo che si trovava vicino a quello detto “le gorficelle”, dove passava la “via publica che si va in santa maria la spina” e nelle vicinanze de “il Canale” e delle “Timpe” omonime, nonchè “della via, che si va al monasterio delle manche” la quale, a sua volta, passava vicino alle località “le scalille” e “la petra insellata”.

29.04.1615. In occasione della stipula dei capitoli matrimoniali tra Matteode Dattolo del casale di Pedace pertinenza di Cosenza e Berardina Caccurio figlia di Alfontio Caccurio, apparteneva alla dote la metà della vigna di detto Alfontio, posta nel territorio di Policastro loco detto “le scalille”, confine la possessione di Fabio Caccurio, la vigna di Paulo Barveri, “et la via publica che si va alla madonna delle manche” ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 290 ff. 020-021).

14.06.1618. Hieronimo Scandale di Policastro, procuratore della cappella del SS.mo Sacramento di Policastro, cautelava il notaro Joanne Fran.co Accetta di Policastro al quale, “in platea publica”, aveva incantato, mediante l’atto del vicario generale di Santa Severina del 05.03.1618, i beni costituiti dalla “possesionem seu vineam et vinealem” della detta cappella lasciati dalla quondam Laura Condopoli, posti in territorio di Policastro nel loco detto “la petra insellata”, confine i beni di Petro Lamanni, un’altra vigna del detto notaro Fran.co, la via pubblica ed altri fini, per il prezzo di ducati 30, che il detto notaro avrebbe corrisposto alla detta cappella pagando un censo annuo di carlini 30 (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 291 ff. 097v-098).

20.01.1623. Julia Campana di Policastro v.a ed erede del quondam Fabio Caccuri, rinunciava in favore di Gio : Dom.co, Gio : Vittorio e Gio : Fran.co Caccurio ad alcuni beni, tra cui la “vignula” posta dentro il territorio di Policastro loco “sopra santa maria dello soccorso seu chiusella”, confine la vigna di Alfonso Caccurio, “la via publica che si va alla montagna et la via del venerabile monasterio di santa maria le manche” ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 294 ff. 067v-069).

20.05.1624. Si citano i diritti posseduti dal chierico Blasio Capozza procuratore della SS.ma Annunziata “nova”, sopra la possessione detta “le gorficelle” territorio di Policastro, come appariva dallo strumento di Zanfina Sanasi, confine “la conicella” e la “via publica che si va in santa maria la spina” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 295 ff. 032-033v).

18.03.1634. Davanti al notaro comparivano Angilella Caccuri v.a del q.m Paulo Mazzuca e Diegho o Didaco Ventorino di Policastro figlio di Joanne Ventorino, per la stipula dei capitoli relativi al loro matrimonio. Apparteneva alla dote  la vigna loco “le scalille” territorio di Policastro, confine la vigna di Mattio Dattolo, la vigna di Paulo Varveri, “la via che si va alla Madonna delle Manche” ed altri fini (ASCZ, Notaio G.B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 301 ff. 034-035).

18.01.1637. In occasione della stipula dei capitoli relativi al matrimonio celebrato qualche giorno prima tra le persone del S.r Mattio Curto di Policastro e la Sig.ra Caterina Alemanno “nepote Carnale” di D. Gio : And.a Alemanno di Policastro, il detto D. Gio : And.a, assieme a Gio : Vittorio, cl.o Gio : Simone, Fran.co e Petro Alimanni, zio e fratelli della sposa, gli donavano le terre delle “manche” divise in 3 membri.

Il primo membro era posto “sopra parte della via, che si va al monasterio delle manche della parte di tramontana”, confine gli eredi di Paulo Varveri dalla parte di oriente e dalla parte d’occidente, la possessione degli eredi del quondam Fabritio Mazzuca e l’orto di detto monastero. Il secondo membro si trovava “sotto parte la detta via, fino le timpe ditte del Canale lo viarolo viarolo, il quale non è via publica ma uno viarolo che si va a quello fu di sanzone salerno” che al presente possedeva Gio : Thomaso Tronga “dalla parte di sotto cioè verso il Canale”.

Per migliore comprensione e chiarezza si dichiarava che detta possessione doveva intendersi da “detto viarolo in su verso il monasterio”, confine la vigna del notaro Fran.co Accetta “insieme con la Conicella”, dalla parte in cui confinava con il detto terreno di Gio : Thomaso Tronga. Il terzo membro si trovava “di quella parte il monasterio” ed era quello che il quondam Petro Lamanno aveva lasciato al quondam Gio : Thomaso Lamanno padre della detta sposa, confine il vignale del quondam Salvatore Traiina che al presente possedeva Stefano Capozza. Membro che promettevano Gio : Vittorio, cl.o Giansimune, Gio : Fran.co e Pietro Allemani, fratelli della sposa(ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 304 ff. 120-122v).

22.11.1644. Joanne Bernardino Accetta di Policastro, figlio del notaro Francesco Accetta, vendeva a Marcello Cervino di Policastro, la possessione che era appartenuta a suo padre, posta nel “districtu” di Policastro loco detto volgarmente “la petra insellata”, “arboratam quercuum ficuum, sicomorum, pirorum” ed altri alberi, confine la “Viam publicam quae itur ad V(enera)b(i)lem Monasterium Divae Mariae de Manchis”, i beni dell’olim Petro Lamanno, i beni di Francisco Antonio Mauro ed altri fini (ASCZ, Notaio G. M. Guidacciaro, Busta 182 prot. 803, ff. 120v-124).

06.09.1645. In occasione della stipula del suo testamento, Joanne Dom.co Cavarretta de Petro lasciava alla chiesa di S.ta Maria “la grande”, annui carlini 25 in perpetuo per la celebrazione di tante messe per l’anima sua e quella dei suoi “ante pass.ti”, da pagarsi con le entrate della sua possessione della “Conicella” territorio di Policastro, confine “la Conicella di q.a parte lo fiume, che si và a S. Maria dela spina”, confine li beni di And.a Cavarretta, la via pubblica, i beni del C. Vittorio Lanzo “dalla parte di sotto” ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 307 ff. 076v-078).

01.12.1645. Joanne Dominico Valente ordinario serviente della curia di Policastro, a cautela di Joanne Bernardino Accetta di Policastro, stipulava l’atto attraverso il quale quest’ultimo riceveva la “continentiam terrarum” ossia “li vignali” dell’olim Joanne Dominico Cavarretta appartenuti a Faustina Cavarretta e Virgilio Caccurio, posti nel “districto” di Policastro nel loco detto “Paternise” “seu le Corfficelle”, confine la via pubblica, altre terre del detto olim Jo : Dominico “à parte inferiori”, la “Vineam seu Possessionem” di Andrea Cavarretta, le “rupas dictas della Conicella” ed altri fini (ASCZ, Notaio G. M. Guidacciaro, Busta 182 prot. 804, ff. 175v-179).

01.12.1645. Joanne Bernardino Accetta di Policastro, per saldare il debito che l’obbligava nei confronti del Rev.s presbitero Prospero Meo di S.to Mauro ma “incola Beneficiato” in Policastro, gli vendeva la “continentia di Terre” di circa 10 tomolate, arborata con “sorba, fico, Celsi” ed altri alberi fruttiferi, posta nel “distretto” di Policastro loco detto “Paternise seu Corfficelle”, confine la “via publica che si anda nel V(enera)b(i)le Monasterio di Santa Maria la spina”, la possessione di Andrea Cavarretta, “le timpe della Conicella” ed altri fini (ASCZ, Notaio G. M. Guidacciaro, Busta 182 prot. 804, ff. 179-180v).

11.01.1652. Davanti al notaro comparivano Giovanni Rizza de Marco di Policastro e Dieco Venturino padre di Maria Venturino, per la stipula dei capitoli relativi al matrimonio tra i detti Giovanni e Maria. Apparteneva alla dote la vigna arborata di “fico, cerasa” ed altri alberi fruttiferi con terreno “contiquo”, posta nel territorio di Policastro loco detto “le Scalille”, confine i beni di Berardina Caccurio, la possessione di Giando Barbiero, la possessione di Fran.co Maria Cavar.ta, la “via publica, che si và al Monasterio della Madonna delle Manche”, “la via publica che si và alla montagna” ed altri fini (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 877, ff. 003v-005v).

18.05.1654. A seguito di un accordo, la v.a Vittoria Richetta erede del quondam Gio : Dom.co Caccurio, cedeva al R. D. Oratio e Carlo Caccuri la possessione arborata con diversi alberi fruttiferi, posta nel territorio di Policastro dove si dice “sop.a lo soccorso detto la Vignula”, confine i beni che erano stati del quondam Alfonso Caccuri che possedevano Dieco Venturino ed altri e “le vie publiche l’una, che si và alle Manche, e l’altra alla montagna” (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 879, ff. 052-054v).

 

Il luogo detto Dietro la Madonna delle Manche

Nell’attuale stradario di Petilia Policastro si evidenziano i toponimi “Via Manche” e “Località Dietro Manche”. Negli atti notarili della prima metà del Seicento, troviamo che quest’ultimo identificava il luogo posto alle spalle del monastero, dove passava la via pubblica.

07.10.1625. In ragione della dote promessa, Andriana Rizza di Policastro v.a del q.m Fran.co Conmeriati, consegnava ai coniugi Michaele Piccolo e Marta Conmeriati di Policastro, la possessione arborata di “tutte sorte di arbori” posta nel territorio di Policastro loco “le manche di reto il venerabile monasterio della santiss.ma madonna delle manche”, confine i beni di Fran.co Tavernise, i beni di Gorio Caria e la via pubblica (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 295 ff. 157v-158).

08.03.1633. Jacinto de Cola di Policastro vendeva a Stefano Apa di Policastro, il “Castanetum” posto nel tenimento di Policastro loco detto “de reto la madonna delle manche” confine il “Castanetum” del q.m Stefano de Martino, Joanne Dom.co Rizza, Joanne Dom.co de Strongolo ed altri fini(ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 300 ff. 016v-017v).

25.07.1635. Stefano Apa di Policastro vendeva al R.do D. Santo de Pace di Policastro nel “modo, et forma” che detto Stefano aveva acquistato dal cl.co Jacinto de Cola, la possessione arborata di “Castanearum” ed altri alberi, posta nel territorio di Policastro loco “le manche”, confine la possessione di Marco Lomoiio, i beni di Vittoria Cepale ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 302 ff. 070-071).

28.05.1638. Jacinto de Cola di Policastro, negli anni passati, aveva venduto a Stefano Apa una possessione arborata di “Castagne, sorva, celsi” ed altri alberi fruttiferi, loco detto “le manche”. Successivamente, il detto Stefano l’aveva ceduta a D. Santo de Pace di Policastro. All’attualità il bene ritornava al detto Jacinto (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 305 ff. 053v-054).

07.05.1645. Il chierico Joanne Andrea e suo fratello Joanne Thoma de Cola di Policastro, figli ed eredi dell’olim Jacintho de Cola, possedevano due “Castaneta”, uno nella “Montagna” e l’altro nel loco detto “le manche”(ASCZ, Notaio G. M. Guidacciaro, Busta 182 prot. 804, ff. 066-069v).

 

Le grotte

Alcuni documenti evidenziano che nel loco detto “le manche”, presso il fiume Cropa, esistevano alcune grotte.

23.07.1623. In occasione della stipula dei capitoli relativi al matrimonio tra Fran.co Carcea di Policastro e Antonella Grosso figlia di Lucretia Blasca v.a del quondam Joanne Andrea Grosso, appartenevano alla dote “le terre et grutti et arbori che sono in detto loco delle manche”, confine le terre di Petro Carvello ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot.294 ff. 097v-098v).

02.06.1626. Il chierico Lutio Venturio di Policastro, figlio ed erede del q.m dottore Joanne Dom.co Venturi, vendeva a Joanne Thoma Curto di Policastro, la possessione arborata di “sicomorum” ed altri alberi fruttiferi, posta nel territorio di Policastro loco “le manche”, confine i beni del q.m Nicolai Fegatale, i beni di Joanne Thoma Cepale, la possessione di Fran.co Carcea che era appartenuta al q.m Joanne Andrea Grosso ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 296 ff. 042v-043v).

 

Presso il fiume

Il paesaggio esistente durante la prima metà del Seicento presso il fiume Cropa nel loco detto “le manche”, è ben evidenziato da alcuni atti notarili di questo periodo, attraverso i quali ripercorriamo le vicende riguardanti i beni di Francesco Tavernise.

24.04.1629. Davanti al notaro comparivano Fran.co Tavernise di Policastro e Nicolao Galati della terra di Filogaso, per la stipula dei capitoli relativi al matrimonio tra detto Nicolao e Feliciana Tavernise figlia di detto Fran.co. Appartenevano alla dote, la metà delle terre possedute dal detto Fran.co loco “le manche” territorio di Policastro, confine i beni di Camillo Rizza, i beni di Michele Piccolo ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79prot. 297 ff. 017-018).

16.04.1634. Davanti al notaro comparivano Fran.co Tavernise di Policastro e Joanne Ant.o Altomare di Policastro, per la stipula dei capitoli relativi al matrimonio tra detto Joanne Ant.o figlio di Petro Altomare e Lucretia Tavernise figlia di detto Fran.co. Apparteneva alla dote, un pezzo di terra di circa 3 tumolate arborato di “Cerse, pira, celsi” ed altri alberi fruttiferi, posto nel territorio di Policastro loco “le manche”, confine i beni di Marta Conm.ti, Michele Parente e la via pubblica, mentre l’altra metà la possedeva Michele Parente (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 301 ff. 075v-077).

03.05.1634. Davanti al notaro comparivano Marta Conmeriati di Policastro v.a del q.m Horatio Piccolo e Salvatore Rotella, per la stipula dei capitoli relativi al loro matrimonio. Apparteneva alla dote la possessione arborata con diversi alberi fruttiferi, posta nel territorio di Policastro loco “le manche”, confine i beni di Gorio Caria e Fran.co Tavernise, la via pubblica ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 301 ff. 089-090).

16.07.1637. Davanti al notaro comparivano Fran.co Tavernise di Policastro e Salvatore Spinello de Fran.co di Policastro, per la stipula dei capitoli relativi al matrimonio tra detto Salvatore ed Elisabetta Tavernise figlia di detto Fran.co. In tale occasione, Feliciana Tavernise v.a del quondam Cola Galati cedeva alla futura sposa sua sorella, il mezzo vignale che gli era stato promesso in occasione del suo matrimonio, posto nel territorio di Policastro loco “le manche”, confine i beni di Camillo Rizza e Salvatore Rotella (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 304 ff. 053v-054v).

29.01.1638. Per pagare i propri debiti, Fran.co Tavernise di Policastro e Feliciana Tavernise sua figlia vedova, vendevano a Fran.co Antonio de Mauro di Policastro, il pezzo di terra della capacità di circa 4 tomolate “Culte, et inculte”, arborate con “quercuum, et boschi” con una “grutta, et gruttiglio”, poste nel territorio di Policastro loco detto “le manche”, confine il “flumen Cropa”, i beni di detto Fran.co Antonio acquirente, i beni di Camillo Rizza ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 305 ff. 012-014).

26.08.1648. Davanti al notaro comparivano la vedova Marta Converiati, madre di Lucretia Piccolo e Nicolao Lomoio di Policastro, per la stipula dei capitoli relativi al matrimonio tra detti Nicolao e Lucretia. Apparteneva alla dote un vignale posto nel territorio di Policastro loco detto “le manche”, “cioè dalla parte d’abasso”, confine l’altro vignale di detta Marta “dalla parte di sop.a”, i beni di Fran.co Tavernise ed altri fini (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 875, ff. 049v-051).

19.10.1654. Davanti al notaro comparivano la v.a Marta Converiati madre di Elisabeth Rotella e Stephano Ven’incasa della terra di Cutro, per la stipula dei capitoli relativi al matrimonio tra detti Elisabeth e Stephano. Apparteneva alla dote un pezzo di terra arborato con diversi alberi fruttiferi posto nel territorio di Policastro loco detto “le Manche”, confine le terre di Gregorio Caira, le terre di Santo Luchetta, le terre di Cola Lomoio ed altri fini (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 879, ff. 139-141).

30.01.1655. Davanti al notaro comparivano i coniugi Fran.co Tavernise e Vittoria Polla anche per parte di Laura Galati loro nipote e Petro Gangale di Policastro, per la stipula dei capitoli relativi al matrimonio tra detti Laura e Petro. Apparteneva alla dote un pezzo di terra arborato di “Cerse, pira” ed altri alberi fruttiferi, posto nel territorio di Policastro loco detto “le manche”, confine le terre di Marta Converiati, le terre di Elisabetta Grosso ed altri fini (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 880, ff. 015v-017v).

14.07.1655. Nel suo testamento, Francisco Tavernise dichiarava di aver ricevuto tutta la dote promessa, tra cui le terre loco detto “le manche”(ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 880, ff. 094-095).

 

Le Scalille

Vicino al luogo detto “le manche” esisteva quello detto “le Scalille”.

15.02.1638. Davanti  al notaro comparivano da una parte, Berardino e Joanne de Franco di Policastro e dall’altra, Santo Luchetta di Policastro, per la stipula dei capitoli relativi al matrimonio tra Fracischina de Franco, sorella dei detti Berardino e Joanne ed il detto Santo. In tale occasione, Caterina Polla madre della futura sposa, prometteva alcuni beni tra cui, un pezzo di terreno arborato con diversi alberi, posto nel territorio di Policastro loco detto “le manche”, confine Goro Caira, Camillo Rizza ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 305 ff. 020-021v).

02.02.1639. Davanti al notaro comparivano Gregorio Caira di Policastro e Fabio Rocca di Policastro, per la stipula dei capitoli relativi al matrimonio tra detto Fabio e Maria Caira figlia del detto Gregorio. Si pattuiva che i futuri sposi avrebbero potuto disporre, fino a che non avessero ricevuto il denaro della dote, della possessione delle “manche” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 306 ff. 023v-025).

10.09.1654. Davanti al notaro comparivano Jacovo Rizza di Policastro e Paulo Rizza di Policastro. Entrambi, assieme ai loro fratelli Blasio, Camillo, Antonio e Gio : Dom.co Rizza, possedevano in comune ed indiviso, una casa palaziata dentro la terra di Policastro, nel convicino della chiesa parrocchiale di S.to Nicola “delli greci”.

Detta casa era andata a Paulo Rizza per ducati 80. I detti fratelli possedevano in comune ed indiviso anche la possessione posta dentro il territorio di Policastro loco detto “le Scalille”, confine la possessione di Gorio Spinello, la possessione di Gio : Dom.co Cavarretta, “la via che si và alla montagna” ed altri fini, che era stata “racattata” da detto Paulo il quale ne aveva pagato il prezzo al R. D. Jacinto Virga e ad altri particolari. Considerato che detto Jacovo doveva ricevere da detto Paulo ducati 13 e ½ per la sua porzione di casa, si conveniva tra le parti che detto Paulo prendesse la detta porzione di casa, mentre a detto Jacovo andava la detta possessione loco “le Manche” (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 879, ff. 108v-109v).

13.09.1654. Davanti al notaro comparivano il cl.co Santoro Sagaci di Policastro e Marco Mazzuca si Policastro. Nei mesi passati, detto Marco aveva venduto a detto cl.co Santoro la metà di una possessione loco detto “le manche seu scalille” per il prezzo di ducati 30 (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 879, ff. 110-111).

 

I beni dei Venturi vicino al fiume ed alla via pubblica

24.07.1637. Il Diacono Joanne Fran.co e Marcello Venturi della città di Napoli, al presente commoranti in Policastro, vendevano per ducati 200 al r.do donno Parise Ganguzza di Policastro, l’annuo censo di carlini 24 per un capitale di ducati 25 sopra le terre o possessione loco “le manche” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 304 ff. 060-061).

09.10.1647. Jo : Aloisio Luchetta vendeva a Francisco Mannarino di Policastro, la possessione posta nel territorio di Policastro loco detto “le manche”, confine la possessione di Fran.co Caccurio, “la fiumara di Cropa”, la via pubblica ed altri fini.  Negli anni passati, il detto Jo : Aloisio aveva comprato detta possessione dai fratelli quondam subdiacono Fran.co e Marcello Venturi per il prezzo di ducati 30 di cui, all’atto della stipula del contratto, aveva pagato 5 ducati, obbligandosi a pagare in seguito l’annuo censo di carlini 24. Un ducato gli era stato abbonato. Dopo qualche tempo, i detti de Venturi avevano delegato “et girorno” detto censo al Rev.s D. Parisio Ganguzza che successivamente, l’aveva girato al quondam Gio : Domenico Aquila. All’attualità, il detto Jo : Aloisio vendeva la detta possessione al detto Francisco, alle stesse condizioni della transazione effettuata con detti Venturi per il prezzo di ducati 31 e tari 1, comprese le terze non pagate che l’acquirente s’impegnava a pagare nelle mani di Micheli Aquila, erede del detto quondam Gio : Dom.co Aquila suo fratello(ASCZ, Notaio G. M. Guidacciaro, Busta 182 prot. 806, ff. 104v-106).

10.11.1647. Marcello Venturi di Policastro vendeva ai coniugi Jacobo Rocciolillo e Julia Cancello di Policastro, la possessione “arboratam sicomorum, ficuum et castanearum” ed altri alberi, posta nel “districtu” di Policastro nel loco detto “le manche”, confine la possessione di Scipione Spinello, Andrea Rocciolillo, Gregorio Spinello ed altri fini (ASCZ, Notaio G. M. Guidacciaro, Busta 182 prot. 806, ff. 124v-126).

 

I beni dei De Mauro

Durante la prima metà del Seicento i de Mauro possedettero beni nel luogo detto “le manche”, tanto da questa parte del Cropa dove ricorrono i toponimi “Carrara vecchia”, “petraro” e “la Casella” che da quella parte del fiume.

16.02.1608. Davanti al notaro comparivano Julia Cansoneri di Policastro, vedova del quondam Salvatore de Mauro ed Andrea Grano per la stipula dei capitoli relativi al loro matrimonio. Nella dote figurava la possessione posta nel territorio di Policastro loco detto delle “manche tanto di quella parte del fiumme di cropa come da questa parte”, confine Fabio de Mauro ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 287 ff. 060-060v).

30.08.1611. Joanne Vincentio de Mauro di Policastro vendeva a Salvator Curto di Policastro, il “petium terrae” loco detto “le manche”, confine la possessione del detto Salvatore ed altri fini, “dello piro della Carrara vecchia, et esce per derittura al moraglio del petraro, et Ceraso” (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 288 ff. 002v-003).

04.09.1621. Negli anni passati, Joanne Fran.co Schipano di Policastro, aveva comprato dagli eredi del quondam Salvatore Curto, la possessione arborata con diversi alberi domestici, posta nel territorio di Policastro loco “le manche”, confine i beni di Marcello de Mauro e i beni di Sanzone Salerno(ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 293 ff. 052v-053).

11.01.1641. In occasione della stipula del suo testamento, Joanne Fran.co de Mauro di Policastro, lasciava a “soro” Anastasia ed alle altre sue figlie che si fossero fatte monache, “li celsi inansi la Casella” nel loco detto “le manche di q.a parte Cropa”. Dichiarava di aver pagato ai coniugi Camillo Rizza e Anastasia de Mauro ducati 12 per la vendita di un pezzo di terra loco “le manche” vendutogli da Gio : Berardino de Mauro padre di detta Anastasia (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 80 prot. 307 ff. 007v-009).

23.02.1646. Davanti al notaro comparivano Victoria Poerio “Virgine in Capillo” di Policastro ed il chierico Hyeronimo Coco di Policastro, per la stipula dei capitoli relativi al loro matrimonio. Apparteneva alla dote l’annuo censo di carlini 15 che pagavano gli eredi della quondam Laura Polla sopra la possessione loco detto “le manche” territorio di Policastro (ASCZ, Notaio G.M. Guidacciro, Busta 182 prot. 805, ff. 023v-026).

11.03.1647. Gio : Berardino Poerio di Policastro “cessionario” di Vittoria Poerio sua sorella ed erede della quondam Chiaritia Caccurio loro comune madre, era creditore per la somma di ducati 35 costituita da ducati 20 di capitale e ducati 15 di terze decorse, nei confronti del quondam R. D. Vincenso de Fiore e conseguentemente, nei confronti dei possessori dei beni di quest’ultimo, tra cui Stefano Capozza, Gio : Dominico Sagaci ed Jsabella de Martino.

All’attualià, si giungeva ad un accordo con i debitori. Stefano Capozza cedeva al detto Gio : Berardino, fino ad estinzione del debito, l’annuo censo di carlini 35 per un capitale di ducati 35 sopra le entrate della sua possessione loco detto “le manche”, territorio di Policastro, confine i beni di Scipione Tronga, i beni degli eredi di Gio : Fran.co de Mauro ed altri fini mentre, il detto Gio : Berardino s’impegnava a “liberare” dal debito tanto il detto Stefano che gli altri debitori (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196prot. 874, ff. 022v-025v).

03.11.1648. Su richiesta di Gio : Pietro, Innocentio, Antonino, Ursula, “Soro” Anastasia e “Soro” Rosa de Mauro, figli ed eredi dei coniugi Gio : Fran.co de Mauro e Vittoria Furesta, il notaro si portava nella casa della detta quondam Vittoria, per redigere l’inventario dei beni dei loro genitori. Tra questi figuravano: la possessione loco detto “le manche” arborata con diversi alberi fruttiferi e vigna, confine il vignale di Stefano Capozza, il vignale di Paulo Prata, la possessione di Fran.co Mannarino ed altri fini ed un’altra possessione arborata “di quella parte Cropa”, confine le terre di Maso Rotundo, la vigna di Gio : Jacovo Cervino ed altri fini (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 875, ff. 096-098).

26.07.1649. Davanti al notaro comparivano da una parte: Gerolimo, Laura, Maria ed Elisabetta Lazzaro, figlie ed eredi di Gio : Andrea e Portia Scandale di Policastro mentre, dall’altra, comparivano Gio : Pietro, Antonino, Innocentio, soro Anastasia, soro Maria e Francesco de Mauro marito di Ursula de Mauro.

Tra le parti vi era stata una lite nella Gran Corte della Vicaria relativamente al pagamento di ducati 50, oltre gl’interessi che i predetti Gerolimo e sorelle de Lazzaro, pretendevano come eredi della detta Portia, creditrice delle detta somma per “l’antefato” che gli era stato costituito dal già Gio : Antonio de Mauro e che detta Portia, si era guadagnata alla morte del marito.

A seguito del processo del 17.04.1646 nella detta Gran Corte, era stato emanato decreto di condanna dei detti de Mauro, consentendo ai de Lazzaro di rivalersi sopra alcuni beni tra cui la possessione nominata “le manche” posta nel territorio di Policastro, confine la possessione di Fran.co Mannarino, la possessione di Fran.co Antonio de Mauro, le terre di Stefano Capozza, “le destre nominate dello Zagarogno” ed altri fini.

Venute le parti ad un accordo, si stabiliva che i de Mauro pagassero a de Lazzaro ducati 88 e che questi ultimi cedessero loro ogni altro diritto nel merito (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 876, ff. 045v-048v).

28.05.1652. Giovannella Camarda del Castello di S.to Mauro, v.a del quondam Gio : Tomaso de Mauro, madre e tutrice di Gio : Vittorio, Maria e Margarita de Mauro, figli ed eredi del detto Gio : Tomaso, vendeva ad Innocentio de Mauro di Policastro, fratello del detto Gio : Tomaso, la possessione posta nel territorio di Policastro loco “le Manche”, “et p(ro)p.o li dui parti che toccorno ad esso Gio : Tomaso”, una parte “da questa parte la fiumara”, confinante con la possessione di Fran.co Mannarino e la possessione di Gianne Nigro e l’altra parte “da quella parte la fiumara”, confine i beni di Antonino de Mauro, i beni di detto Innocentio ed altri fni.

La detta Giannella vendeva al detto Innocentio anche “l’altra parte dello stazzo, e cerse” di sua pertinenza che non era stata divisa, ma che si possedeva in comune ed indiviso tanto dal detto quondam Gio : Tomaso e dal detto Innocentio che dagli altri fratelli e sorelle (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 877, ff. 030v-032v).

29.07.1654. Per consentirgli di ascendere all’ordine sacerdotale, la v.a Elisabecta Capozza donava al suo figlio cl.co Gio : Dom.co Girvasio di Policastro alcuni beni, tra cui il vignale posto nel territorio di Policastro loco detto “Cropa”, confine le terre del R. D. Parise Ganguzza ed altri fini, ed un altro vignale loco detto “le Manche”, confine le terre di Gianni Nigro, le terre di Fran.co Mannarino ed altri fini (ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 879, ff. 071v-073v).

 

Le Destre dello Zagarogno

I documenti riguardanti i beni dei De Mauro posti dall’altra parte del fiume Cropa, nel luogo detto “lo Zagarogno” o “le destre dello Zagarogno”arborato con olivi, querce, peri, fichi, noci, etc., evidenziano che qui esistevano alcune grotte ed uno “stazzo Crapis”.

31.07.1611. I fratelli Gio : Ant.o […], Gio : Vicenso […] e la “soro” Maria […], vendevano a Gio Fran.co […] la possessione costituita da uno “stazzo” ed alberi nel loco detto “le destre dello Zagarogno” confinante con Gio : Berardino de Mauro, dove sono menzionate alcune grotte, un orticello, un piede di noce, piedi di olive ed piede di pero (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 288 ff. 001v-002).

06.09.1613. Marcello de Mauro di Policastro vendeva a Joanne Fran.co de Mauro suo fratello, il pezzo di terra arborato di fichi, querce ed olivi, posto nel “tenimento” di Policastro, nel loco detto “lo Zagarogno”, confine i beni di Joanne Bernardino de Mauro, i beni di Joanne Bernardino Mannarino, i beni di Joanne Andrea Grano che erano appartenuti al quondam Salvatore de Mauro ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 288 ff. 097-097v).

29.12.1613. Al fine di poter pervenire all’ordine sacerdotale, Joanne Fran.code Mauro di Policastro donava al chierico Joanne Petrus de Mauro suo figlioalcuni beni, tra cui la possessione arborata posta nel territorio di Policastro nel loco detto “lo Zagarogno”, “cum stazzo Crapis”, confine la possessione di Andrea Grano, la possessione di Joanne Bernardino de Mauro ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 78 prot. 288 ff. 113-113v).

14.04.1630. Laurentio Larosa di Policastro vendeva a Joanne Fran.co de Mauro di Policastro, la “Continentiam terrarum” arborata di “quercuum, olivarum” ed altri alberi fruttiferi, che deteneva come erede di Antonina Cansoneri sua madre, a sua volta erede di Julia Cansoneri sua sorella, posta nel territorio di Policastro “di quella parte il fiunme di Cropa” “et proprio ubi dicitur di quella parte Cropa ditto lo Zagarogno” che era appartenuta al q.m Salvatore de Mauro, confine i beni del detto Joanne Fran.co de Mauro, i beni di Joanne Berardino de Mauro, i beni di Horatio Rocca ed altri fini(ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot. 297 ff. 099v-100).

09.02.1632. Negli anni passati, Joanne Bernardino de Mauro di Policastro aveva venduto a Joanne Fran.co de Mauro di Policastro, il vignale di circa mezza tomolata posto nel territorio di Policastro loco “le destre delo Zagarogno”, confine le terre di Horatio Rocca, la possessione del detto Joanne Fran.co ed altri fini (ASCZ, Notaio G. B. Guidacciaro, Busta 79 prot.299 ff. 020-020v).

 

Una descrizione degli inizi del Settecento

L’apprezzo del 1711 evidenzia che in territorio di Policastro esistevano due conventi Francescani: “In essa vi sono due conventi di Francescani mendicanti” (ASN, Fondo Notai del Seicento, Notaio Giuseppe de Vivo, scheda 714 prot. 18). In questo periodo, il Mannarino provvede a fornirci una descrizione del monastero, ponendo l’accento sulle sue strutture e sulle figure dei Padri Guardiani che ne avevano retto le sorti nel passato.

(…) “I sudetti Padri che lo godono servono la lor Chiesa di notte, e di giorno con molta edificazione, con gran decoro, è con esemplarissimo portamento alla Padria, e Paesi confinanti però è assai differente dalla prima fondazione; mentre prima era vaga si, e grande, colla Porta all’oriente, e con una sola Nave con tre Altari, e la soffitta con riguardevoli Sfondi, e Pitture, adesso vi sono stati tre cospicui Padri, che colla di loro applicazione l’anno reso questo Monastero spettabile, e magnifico; il primo fù il Padre Antonio Tacina di Belcastro nuovo Tullio del Vangelo e nuovo Santo della Scolastica; che per le sue insigni virtudi, peregrine qualitadi, ed’attrattive singolari era amato dà Principi, dà Prelati, dà Nobili, e da ogni qualità di Persone, e le di lui Saggie Consulte erano tenute per oracoli, bello assai di Corpo, manieroso, lepidissimo così nel Conversare, ch’era la Calamitaattrattiva dè Cuori, aveva un Carette meglio di stampa, e una voce e costume d’Angelo. tutte queste doti furno così bene considerate dalli Padri della Riformata Provincia, che lo mantenean sempre in Posti riguardevoli, mentre egli fù Guardiano più, e più volte in diversi Conventi, due volte Difinitore, sei anni Secretario, una volta Custode, e finalmente Provinciale, e con esso si chiusero, e terminorno le glorie personali, e della sua nobil famiglia, morto l’anno 1712 in detto Convento dà lui grandemente col dominio beneficiato, ond’è che, sé colla sua amarissima perdita restò non men il Convento, che la Città adolorata, come Torturella gemente, veggendosi vidovata di questo che comunemente dicevan Padre, Padrizio, e Consultore; ci sollevassimo però per esservi rimasto il Padre Pietro Mazzaccari pura di Belcastro; Religioso ancor egli riguardevole per il singolar Talento, come buon filosofo, ottimo Teologo, meglior Poeta, e massimo per integrità di vita, e poi economico così grande nel Governo, che dà trenta anni volte che in qua, che da degnissimo Superiore goregge il nostro Convento, à fatto dà tre mila scudi di benefizii, tanto che dà misero per dir così ospizio, ch’egli era, oggi è abitato da venti cinque frati, destinato ancora Luogho di Studio.” (…)

(…) “Egli à modernizzato la Chiesa, e Convento; Poiché in questa à fabricato cinque Capelle Sfondate lavorate con finissimi stucci, e con quadri d’eccellenti Pitture, à rinovati, ed’altari, e Custodia, e Cancelli, e Soffitta, e due nuovi Cori chori per officiare di notte, e di giorno, nuova Sacrestia, nuovo Pulpito, cotanto magnifico, che io lo stimo delli megliori, che vi sono in Calabria. Nel Convento poi oltre all’abbellimenti alle nuove Lamie di stucco, nuove, Porte, finestre, e Suppellettili Religiose per tutte le Celle; nuovi stigli per tutte l’officine; à fatto ancor nuove fabriche e sopra tutto nel Giardino tutto che porta in giro per Mezzo giorno, per Ponente, per Settentrione una Corona di gor mura alte, e magnifiche, e coll’eminenza del Sito che da sin dà Cotrone si vede” (…)

(…) “ond’è che chi à veduto questo Giardino diviso in tre parti, e ciascuno custodita con Porta distinta, che tutte comunicano dentro il Monastero, l’à paragonato à i descritti Giardini di Ciro” (…).

(…) “Gli miracoli poi che si e degnato oprare La Regina della Clemenza in questa sua Pretiosa immagine sono infiniti” (…).

(…) “A tanta premura il Cielo di Conservarsi detta Celeste Imagine, che dipinta in fabrica; e trasportata tre volte dà un luogo all’altro, secondo che si è megliorata la Chiesa; non ostante la Contradizione dè Cittadini, e le proteste dell’artefici; pure quella Tonica, ove sta à tratti di Pinello dipinta, non à mai patito minima lesione” (…) (Mannarino F.A. cit.).

 

In catasto

Attraverso le rivele del catasto onciario di Policastro (Archivio di Stato di Napoli, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio Catasti Onciari, busta n. 6991) possiamo evidenziare che, alla metà del Settecento, il luogo detto “Le Manche” era caratterizzato dalla presenza di numerosi giardini e da vignali alberati con quercie, olivi, castagni, ed altri alberi fruttiferi.

Il sacerdote D. Domenico Cavarretta possedeva un giardino e vignali nelle Manche (f. 65).

La Cappella di S.to Giacomo possedeva un vignale nelle Manche (f. 71v).

Il bracciale Antonio o Antonino Caruso di anni 40, possedeva un vignale nel luogo detto le Manche che confinava con il vignale del Rev.do D. Nicola Comberiati (f. 1v e ff. 82-82v).

Il bracciale Antonio Castagnino di anni 40, possedeva un pezzo di terra nel luogo detto le Manche che confinava con il vignale di Stefano Cavarretta (f. 5 e ff. 95-95v).

Il magnifico D. Antonio Rocca possedeva un giardino nelle Manche (f. 11).

Il bovaro o massaro Francesco Parise di anni 40, possedeva un vignale alberato di quercie di 1 tt.a nel luogo detto Le Manche confinante con il vignale del Rev.do D. Giuseppe Carvello e quello di Silvestro Vecchio (f. 18v e ff. 127-127v).

Il mastro sartore Francesco Minardelli di anni 56, possedeva un giardinello di tt.e 2 nel luogo detto Le Manche che confinava con Matteo Berardo (f. 22-22v e ff. 132v-133v).

Il bracciale Francesco Mele Francesco di anni 60, possedeva un vignale alberato di quercie e 2 olivi nel luogo detto Le Manche che confinava con Gennaro De Vona ed altri fini (f. 20 e f. 134).

Il chierico celibe Luca Francesco Poerio  di anni 20, possedeva un vignale “ove dicesi Le Manche” confinante con le terre del magnifico Fortunato de Lucro (ff. 36-36v e ff. 174-174v).

Il custode di vacche o bracciale Leonardo Giacco di anni 42, possedeva un vignale nel luogo detto Le Manche che confinava con le terre del magnifico Giambattista Scandale (f. 37v e f. 178).

Il bracciale Matteo Berardi di anni 53, possedeva un vignale di tt.e 3 alberato di quercie ed altri alberi fruttiferi nel luogo detto Le Manche confinante con Francesco Minardelli (ff. 44-44v e ff. 195v-196).

Il sartore Nicola Rotella Nicola di anni 63, possedeva 3 vignali alberati di quercie e castagne nel luogo detto Le Manche che confinavano con il vignale del Rev.do D. Domenico Rocca (f. 47 e ff. 197-197v).

Il magnifico Nicola Scandale, nobile vivente di anni 60, possedeva un giardino di tt.e 4 alberato di molte specie di alberi fruttiferi nel luogo detto Le Manche che confinava con le terre del dottor fisico Fortunato de Lucro quelle del Rev.do D. Giuseppe Carvello ed il giardino dotale di Tommaso Grosso (f. 48 e ff. 201v-202). Tale giardino era detenuto in fitto dal bracciale Antonio Leotta di anni 40 (f. 4 e ff. 89-89v).

Il bracciale Silvestro Vecchio di anni 40, possedeva un vignale di 1 tt.a nel luogo detto Le Manche alberato di quercie che confinava con quello di Francesco Parise (f. 57v e ff. 218-218v).

Il bracciale Tommaso Grosso di anni 25, possedeva un giardino dotale di sua moglie di tt.e 3 e ½ alberato di alberi fruttiferi nel luogo detto Le Manche che confinava con le terre del dottore fisico Fortunato de Lucro (f. 61 e ff. 227-227v).

 

Le conseguenze del terremoto

La relazione arcivescovile del 1765 ribadisce che “In Terra Policastri”, esisteva il “Conventus Patrum Reformatorum S(an)cti Francisci” posto “extra moenia”, con circa quattordici religiosi (Arch. Segr. Vaticano, Rel. Lim. 1765). Numero sostanzialmente inalterato rispetto ai quindici che contava quarant’anni prima (Arch. Segr. Vaticano, Rel. Lim. 1725).

In occasione del terremoto del 1783 “La città di Policastro, che giace presso alla Sila, fu in gran parte distrutta, e nel resto conquassata.” (Vivenzio G., Istoria e Teoria de Tremuoti in generale ed in particolare di quelli della Calabria e di Messina del 1783, Napoli 1783). A quel tempo, il monastero che contava 16 religiosi, fu gravemente danneggiato (ibidem) ed abbandonato.

Sul finire del secolo il monastero della Santa Spina risultava già riaperto, mentre quello delle Manche attendeva ancora.

Nel “Piano dè Luoghi Pii, e loro rendita, formato per ordine di Sua Ecc.a Sig.r Marchese di Fuscaldo dal Sig.r Archid.no D. Diodato Ganini Vicario Generale Capitolare di questa Diocesi di S.ta Severina” redatto il 7.8.1796, si evidenziava, infatti, il desiderio di pervenire alla riapertura di uno solo dei due monasteri, caldeggiando la riapertura di quello delle Manche. Qui si sarebbero dovuti trasferire i frati del monastero della Santa Spina già riaperto, che risultava possedere una rendita di gran lunga maggiore rispetto a quello dei Riformati (Arch. Arc. S.ta Sev., vol. 086A) la quale, come si rinviene nella “Lista di Carico” dei  Luoghi Pii di Policastro, si riduceva al solo orto del convento: “Orto della riforma 50.00” (Arch. Arc. S.ta Sev., cart. 24B fasc. 3).

Dall’inventario dei beni e delle entrate appartenenti ai Luoghi Pii del “Diparto di Policastro e Mesoraca” che reca la data del 29 agosto 1796, apprendiamo che il monastero riscuoteva i seguenti affitti:

Affitti

Carmine Portiglia per l’affitto del Giardino di d.o Con

vento, che matura in S. Ianni, e Mulerà                                                        d. 50.02.6

Giusep.e Rosa, e per esso da Gio : Battista Parise per l’affit

to della Chiesa di S. Nicola de Greci deve in Agosto                                   d. 04.10

(…) (Arch. Arc. S.ta Sev. Cart. 24B fasc. 3).

Policastro cimitero

Petilia Policastro (KR). Ingresso del Cimitero Comunale.

Il Cimitero

Dopo il ripristino del 1822 (Arch. di Stato Napoli, Commissione Esecutrice del Concordato Pandetta 374) il monastero delle Manche, danneggiato dal terremoto del 1832, fu restaurato e nel 1860, risultava ancora abitato da tre sacerdoti e da tre laici (Sisca D., Petilia Policastro 1964, p. 248-49). In seguito fu destinato a luogo di sepoltura, prima di essere definitivamente abbandonato dai frati.

Nella seduta del 4 febbraio 1876, l’amministrazione comunale rinunciava ad una lite intentata contro D. Vincenzo Tronca per il possesso della sua cappella nella “chiesa di Manche”, in quanto il Tronca l’aveva restaurata dalle rovine del terremoto del 1832 e come padrone, gli si riconosceva il diritto di sepoltura per sé e per i suoi nella medesima cappella (Sisca D., cit. p. 335).

Il 23 aprile 1876 il padre provinciale degli Osservanti “prega perché il generale dia assenso per l’orto del convento dei Minori Riformati di Petilia che vorrebbe convertire in Camposanto” (Piperno G., cit. p. 120).

La deliberazione comunale del 2 dicembre1876 stabiliva che il cittadino che non intendesse essere seppellito nella fossa comune, dovesse pagare L. 10 per un loculo nella sagrestia delle Manche e L. 20 per essere tumulato sotto il pavimento della chiesa.

Il cimitero fu costruito attorno al convento pochi anni dopo, essendo sindaco Giuseppe Giordano (Sisca D., cit. p. 332). Per procedere al suo allargamento, nel 1930, il podestà Domenico Madia faceva abbattere i resti del convento ormai cadenti, lasciando la sola chiesa ad ergersi solitaria fra le tombe (Sisca D., cit. p. 248-49).

Il toponimo “Ex Conv.o le Manche” che si rileva nella Carta dell’ing. Giorgio de Vincentiis del 1889, come quelli attuali di “via Manche” e di “località Dietro Manche”, evidenziano la localizzazione del monastero dei Riformati.

 

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