Il Passo di Neto

Attraversamento fluviale mediante scafa (da allependicideltifataeoltre.com)

Nel Medioevo al tempo dei Normanni e degli Svevi, i diritti di passo erano riscossi direttamente dai funzionari regi o erano appaltati a privati; successivamente furono parte integrante dei beni feudali. Soppressi più volte ma più volte ripristinati, col tempo essi aumentarono, il re Ferdinando I (1458-1486), nel tentativo di favorire la libera circolazione delle merci per incrementare il commercio, cercò di regolarli e nel 1469 li ridusse solo a 29. Egli inoltre impose ai baroni di mettere nei punti di riscossione una pietra con le insegne regali e con la tariffa delle merci soggette alla tassazione. Queste imposizioni furono abolite definitivamente nel Regno di Napoli nel 1792.[i]

Nel territorio del comune di Crotone troviamo i toponimi “Passo Vecchio”, “Passo Vecchio Grande”, “Passo Vecchio Piccolo”,“Scafa”, “Scaficella” “Volta della Scafa Grande”, ecc. Essi ci ricordano il diritto di passo, che feudatari ed università esigevano sugli uomini, sulle merci e sugli animali, che passavano per un luogo vigilato (incrocio di vie, ponti, traghetti di fiumi, ecc.).

Per costringere a pagare il pedaggio, a volte i feudatari creavano ostacoli, chiudevano trazze, alteravano il percorso di vie, ecc. in modo da non dare la possibilità al passante di sfuggire all’esazione. Tra le grazie richieste dall’università di Crotone al re Alfonso d’Aragona l’otto dicembre 1444, vi era quella di poter ripristinare la viabilità, che il marchese di Crotone Antonio Centelles aveva alterato, infatti il marchese aveva fatto “uno jardino adtorno Crepacore guastando vie publiche antique et pigliando possessioni di citadini multo damniphicandoli”.[ii]

In evidenza le località “Scafa” e “Cas.o Fasano”. Particolare della tavola N° 29 (1789) della carta di G. A. Rizzi Zannoni.

 

La Scafa

Ancora oggi presso la foce del fiume Neto, dove passava l’antica strada costiera, i toponimi “Scafa”, “Scaficella” e “Volta della Scafa” ci indicano il luogo dove avveniva il traghettamento del fiume. Qui era esatto il diritto fiscale di scafa oggetto di concessione feudale, che gravava sulle persone, sulle cose e sugli animali, che si servivano della scafa per passare il fiume da una riva all’altra.

Attraversamenti fluviali presso la foce del fiume Neto. Particolare della carta austriaca del Regno di Napoli Sez. 12 – Col. IX (1822-1825).

 

Il feudatario di Strongoli

Le prime notizie sul diritto di Scafa sul fiume Neto riguardano una indagine regia eseguita il 14 giugno 1467. Era feudatario di Strongoli il Principe di Bisignano Luca Sanseverino.[iii] La scafa era situata sul fiume Neto in tenimento della città di Strongoli, sulla strada che dalla città di Crotone conduceva alla città di Strongoli, e le tasse che si dovevano pagare per traghettare erano: “Ius pro solitum est solvi per trasfetantes per dictam scafam per quemlibet hominem transfetantem pro quolibet vice granum unum. Gr.1/ Et pro quolibet bestia caballina, mulina, iumentina seu asinina granum unum. Gr.1/ Pro quolibet vice et pro quolibet grege pecudum et craparum ad mucium pro quolibet centenario solvitur et solitum est solvi tarenos duos cum dimidio tr. II, ½”.[iv]

Pochi anni dopo, l’otto giugno 1470, il re concedeva il diritto di scafa sul fiume Neto a Bactista Poerio della città di Strongoli “ad sui vite decursum, taxata solvat tarenos duodecim”.[v]

Strongoli (KR), tomba di epoca romana detta Petra del Tesauro presso il traghettamento del fiume Neto (dalla pagina fb Petelia Futura).

 

Dai Sanseverino ai Campitelli

In seguito il diritto di Scafa sul Neto seguì le vicende dei Sanseverino feudatari di Strongoli. Finchè nel 1605 il Conte di Melissa Giovan Battista Campitelli acquistò a titolo di compra dal Principe di Bisignano Nicola Bernardino Sanseverino il feudo di Strongoli per ducati settantamila.

Seguì il figlio Annibale ed a questi il figlio Francesco. Essendo morto senza figli, nel 1668 succedette il nipote Domenico Pignatelli, figlio della sorella Giovanna Campitelli maritata con Geronimo Pignatelli. Morto Domenico senza figli, gli succedette la sorella Lucrezia Pignatelli, maritata con Giovan Battista Pignatelli Duca di Tolve. A costei succedette il figlio Girolimo, di cui fu unica figlia ed erede altra Lucrezia Pignatelli.

Nel 1719 Lucrezia Pignatelli di Gerolimo andò a marito con Ferdinando Pignatello secondogenito della Duchessa di Monteleone Giovanna Pignatello. Il primogernito Salvatore ereditò tutti i beni della famiglia. Alla morte del principe Salvatore nel 1792 gli succedette il figlio primogenito Ferdinando. Morto nelle vicende del 1799 succedette il fratello secondogenito Francesco.[vi]

Gregge al pascolo sul fiume Neto.

 

Il diritto di Scafa

Il diritto di Scafa di solito era affittato come gli altri beni feudali dall’erario del principe di Strongoli, come si ricava dal rendiconto delle entrate e delle uscite del feudo. Alla metà del Settecento da questo bene feudale il feudatario ricavava circa ducati 160 all’anno.[vii] Da questi contratti risulta, che spettava al feudatario sostenere le spese per “accomodare” la scafa.[viii]

Cavalli al pascolo sul fiume Neto.

 

Il traghettamento del fiume Neto alla fine del Settecento

I viaggiatori che percorsero la via costiera ionica testimoniano con i loro scritti l’attraversamento del fiume presso la foce. Nel maggio del 1777, Hernry Swinburne nota che “attraversammo il Neto su una barca. L’aria sulle sponde di questo fiume, che divide le due Calabrie, è malsana.”[ix]

Sempre in questi anni il Neto è attraversato dalla compagnia dell’Abate di Saint-Non, che così descrive l’evento: “Lasciando Strongoli, discendemmo nella piana attraverso lo spazio da otto a nove miglia; arrivammo sui bordi del Neto, torrente più considerevole degli altri, e che si può chiamare fiume, poichè bisogna almeno una chiatta per attraversarlo.”[x]

Vi passò pure il Cardinale Fabrizio Ruffo, che conquistata Crotone e condannati a morte i rivoluzionari repubblicani, il 4 aprile 1799 “lasciò Cotrone per far passaggio nella provincia di Cosenza e, per il passo della Scafa sul Neto, transitò, dimorando in un casino, in aprica campagna detto Fasana.”[xi]

Strongoli (KR), tomba di epoca romana detta Petra del Tesauro presso il traghettamento del fiume Neto.

 

La Scafa nell’Ottocento

Con la fine del feudo durante il Decennio francese, la scafa rimase ai Pignatelli, che la affittavano assieme ad un piccolo di terreno del fondo di Serpito. Con atto de 15 Aprile 1824, Paolo Perri e Salvatore Biafora prendono in affitto la Scafa per sei anni, dal primo Settembre 1824 a tutto Agosto 1830.

Tra le clausole del contratto vi era quella che stabiliva che il Principe non era tenuto ad alcuna spesa, nel caso che la scafa durante l’affitto avesse bisogno di riparazioni come anche il caso di qualunque natura, ma che la spesa qualunque debba andare a carico di coloro che avevano preso in fitto la scafa, “essendosi spiegato di aver essi offerta la detta somma di ducati 100 appunto perché la detta spesa ceder deve a loro carico”.

Da un documento dell’anno dopo sappiamo che nell’annata 1825/1826, Paolo Perri e Salvatore Viafora avevano in fitto oltre alla scafa anche otto tomolate di terra, che avevano messe a semina nella gabella detta “Volta sotto la scafa” parte del fondo Serpito.[xii]

Nell’ottobre 1831 il principe di Strongoli Francesco Pignatelli vendeva ai fratelli Nicola e Leonardo Giunti i possedimenti, che aveva nei territori di Strongoli e Melissa. Nell’atto di vendita, stipulato dal notaio D. Diego Tomasuolo di Napoli, la scafa è più volte richiamata. “Possedendo il Principe di Strongoli nell’ex feudo di Strongoli anche il dritto di una scafa compreso il capo, fa anche parte della presente vendita, e si cede tal quale trovasi spiegato nel contratto di affitto con i scafieri attuali. Si è convenuto darsi a questo cespite la rendita netta di annui Docati ottocento, e il capitale sulla medesima per patto speciale ragguagliarsi alla ragione del dieci per cento … Il dritto di una Scafa sul fiume Neto, col corrispondente capo affittata attualmente a Francesco Biafora col pezzo di terreno nella difesa di Serpito solito ad affittarsi a detta Scafa sino all’anno milleottocento trenta sei per annui ducati cento, il tutto tal quale trovasi spiegato nel contratto di affitto … Pel dritto di Scafa col suo corrispondente capo sul fiume Neto, quantunque la medesima trovisi affittata per annui docati cento; pure in considerazione, che con detto affitto va parte di terreno, cui si dà prezzo nel totale della difesa di Serpito, e stante l’incertezza di una rendita di tal natura, si è per patto speciale stabilito, che la rendita debba calcolarsi per ducati ottanta netti, e il capitale su la medesima ragguagliarsi alla ragione del dieci per cento”.[xiii] Ancora alla metà dell’Ottocento il traghettamento del Neto avveniva con barche nella località Scafa.

 

Note

[i] Serra L., I diritti di passo nel regno di Napoli e le tariffe su pietra nel Molise, Cassino 2006.

[ii] Zangari D., Capitoli e grazie concessi dagli Aragonesi al vescovo e all’università e uomini della città di Cotrone durante il sec. XV, Napoli 1923, p. 12.

[iii] Alla sua morte succederà nel 1472 il figlio Geronimo conte di Chiaromonte. Successivamente nel 1496 re Federico la confermava al Principe Berardino Sanseverino “la terra di Strongoli con il casale di S. Biase in Prov.a di Calabria Citra con suo Castello seu Fortellezze, huomini vassalli feudi feudatarii subfeudatarii et casi cum mero et mixto imperio et cognitione primarum et causarum tam civilium criminalium et Mixtarum …”. ASN. Fondo Pignatelli Ferrara, f.lo 51/II.

[iv] Inquisitio de iuribus passum .. etc. Exigendis in scafa seu scafaria principis Bisiniani, que sita et in tenimento et territorio civitatis Strongoli, in flumine Neti, in strata seu via que ex civitate Cutroni vadit ad ipsam civitatem Strongoli. Predicta iura exehibentur in Curie Gregorii de Campitello ut supra.Solitum est solvi per transeuntes per dictam scafam per quamlibet hominem transeuntem pro qualibet vice granum unum et pro qualibet bestia caballina, mulina, iomentina seu asenina granum unum pro qualibet vice. Et pro qualibet grege pecudum et craparum ad mucium pro quolibet centenario solvitur et solitum est solvi tarenos duos cum dimidio.” Fonti Aragonesi, XII, pp. 20, 36-37.

[v] Fonti Aragonesi, II, p. 112.

[vi] “Campitelli. Informat.ne del Relevio di D. Fran.co Campitello Principe di Strongoli per morte d’Aniballe suo f.llo seguita a 27 di Gennaro 1624. Corpi feudali: Mastrodattia. Bagliva, il territorio di Serpito, lo curso di Zuccaleo, lo curso seu herbaggio di S.to Mauro, lo curso di Virga d’oro, lo curso di Serpito, lo territorio di S.to Iorio, lo territorio della Pizzuta, lo territorio dello Pantano et Cornacchia, col’adoha che pagano li subfeudatari.” ASN, Relevi vol. 383 F.s 29, f. 623.

[vii] Il principe di Strongoli tra i corpi feudali possedeva la Scafa del fiume Neto, che si soleva affittare “un’anno per l’altro circa docati centosessanta”. ASN, Reg. Cam. Som. Catasto dell’Università di Strongoli. 1741, f. 18r.

[viii] “Bilancio d’Int. Ed Esito, che si fa il Mag.co Agostino Cristofaro Erario della Cam.a P.le di Strongoli daL P.mo 7bre 1737 per Agosto 1738. Affitto della Schiafia 91 – 0 – 5; Per accomodo della Schiafia (Schiafia nel fiume Neto) 60 – 25.” ASN, Fondo Pignatelli Ferrara, fasc.15, inc. 5.

[ix] Swinburne H., Viaggio in Calabria, Ursini Ed. 1996, p. 96.

[x] La Calabria dell’abate Saint-Non, a cura di G. Valente, Effe Emme, 1978, pp. 33-34.

[xi] Petromasi D., Storia della spedizione dell’Eminentissimo Cardinale Fabrizio Ruffo, 1801, pp. 20-21.

[xii] Paolo Basta prende in fitto tt.a 92 del fondo Serpito ad uso di semina per la durata di un anno dal presente 7bre 1825 per l’estaglio di tomolo uno e mezzo di grano per ogni tomolata. L’estensione è regolata sulla misura alligata a detto affitto fatta dall’agrimensore. Il Principe ha accettato il sud.o obbligo ed ha scritto a Miraglia che nel foglio di affitto de 22 7bre 1825 fosse stata spiegata l’estensione per cautela … Giuseppe Lorecchio del Comune di Pallagorio ha preso in fitto tt.a 30 del fondo Serpito sotto il nome Volta sotto la Scafa parte delle tomolate 46 rimaste dal detto fondo che le altre 16 sono cioè 8 si trovano seminate dagli aff(ittator)i della Scafa Paolo Perri e Salvatore Viafora; il boschetto pantanoso ed il vignaletto contiguo che attacca alla strada che conduce verso il fiume Nieto calcolato in altre tt. 8. L’annuo estaglio è per tt.e 45 grano. L’affitto è ad uso di semina. La durata è di anni due dal p.o 7bre 1826 a tutto agosto 1828.” ASN. Fondo Pignatelli Ferrara di Strongoli, Fasc. 1, inc. 42, ff. 1v-2.

[xiii] 1 ottobre 1831 – Istrumento di vendita da parte di D. Francesco Pignatelli Principe di Strongoli ai signori fratelli germani d. Nicola e D. Leonardo Giunti dei territori di Strongoli e Melissa siti nel distretto di Cotrone. Il Notaro stipolatore D. Diego Tomasuolo di Napoli. ASN. Fondo Pignatelli Ferrara f.s. 75, inc. 83.

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