La difesa del litorale tra la foce del fiume Neto e Capo Alice. La Torre di Melissa

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La torre di Melissa nel disegno contenuto in Voyage Pittoresque di Jean Claude Richard Abbé de Saint-Non, Parigi 1783.

La presenza della torre di Melissa è segnalata già prima della metà del Cinquecento. Durante i lavori di costruzione delle fortificazioni di Crotone più volte il barcone si reca presso la torre di Melissa ad imbarcare la calce fornita dalla calcara di Petraro ed il legname tagliato in territorio di Umbriatico.

Il 27 novembre 1541 si pagano i “marinari che andaro con lo barconi ad pigliare la ligname dela turri delo barone de melissa”, il 23 gennaio 1542 il commissario Julio Tibaldo sollecita di “fare calare lo ligname taglato in lo tenimento de umbriatico in la turri delo barone de melissa per conducere per mare” ed il 5 marzo seguente “li subtoscripti andaro con lo barcone allo petraro loco ditto la turri melissa ad carricare de calce” (ASN, Dip. Som. Fs. 196/6, ff. 132v,174v, 208, 214v).

 

La costruzione della torre

Da quanto riportato, già prima della metà del Cinquecento la torre di Melissa apparteneva al barone di Melissa Giovan Battista Campitelli (1516-1561). Da una causa tra il barone di Melissa Gio. Maria Campitello (1562) e l’università di Melissa sappiamo che la torre fu costruita dai suoi predecessori, per cautelarsi dal pericolo turco.  Pertanto la data di costruzione è da situarsi tra il 1485, anno in cui Venceslao Campitelli comprò la terra di Melissa dal re Ferrante d’Aragona, ed il 1541 anno nel quale abbiamo le prime testimonianze.

In un documento compilato al tempo del barone Gio. Maria Campitello (1561-1574), sono indicati i motivi che spinsero i Campitelli, baroni di Melissa, a costruire a loro spese la torre.

“… L’antecessori baroni per lo periculo che nci era grande deli turchi, et per lo dubio che li metituri, et altri garzoni non fossiro pigliati dali turchi andavano, et soliano andare alcone volte con cavalli giomente et homini armati a defensione, et guardia di detti metituri industrie et massarie … Item come li detti suoi predecessori S.ri et baroni di detta T.ra per possire fare ditte massarie et industrie con piu securtà, et manco periculo in ditto loco et territorio nella Marina edificorno una torre vicino il litto del mare alloro proprie dispese et quella posta in fortezza, fa stare secori et con manco pericolo de Turchi et corsari li massari et grarzoni di detto m.co barone, et ditto loco dove fa et sono stati soliti fare detta massaria, et industria, è lo più periculoso loco di tutti li altri lochi del territorio di Melsa in tanto che, quando si mete detta massaria l’antecessori baroni per lo periculo che nci era grande deli Turchi, et per lo dubio che li metituri, et altri garzoni non fossiro pigliati dali Turchi andavano, et soliano andare alcone volte con cavalli giomente et homini armati a defensione , et guardia di detti metituri industrie et massarie et quest’è la verità … Item come la guardia dela torre dela marina è necessaria, et necessarissima atteso detta torre sta vicina al capo dela lice, et li turchi et corsari soleno fare al spesso correrie et fare fare per quella marina et soleno fare gran preda tanto d’homini quanto d’animali, et si non si facissero le guardie ordinarie in detta torre ne nasceriano roine grande non solamente per la campagna ma nella propria terra  d’homini et donne, et gran quantita di robbe che saria pericolo d’essere abrugiata detta terra per causa che detta torre et li guardiani d’essa soleno di giorno et di notte far segno quando hanno nova di corsari et subito che sono scoperte fuste ò galere di turchi et corsari tanto di notte come di giorno ut supra donano  aviso et sparano maschi a tal con quello segno piu presto et comodamente lo sappiano li massari sono fora la terra in loro massarie et et la terra ancora et si possiano salvare provedere al besogno ut s.a. (ASN, Arch. Pignatelli Ferrara, Vol. 51bis, p. 102, ff. 3v -4r).

 

La torre e la chiesa di San Marco

La torre era situata presso il capo Petraro sulla via regia costiera, che da Crotone si dirigeva a Cirò (“Adi 13 d’ottobre (1561) per mandar sessanta pani q.n passò lo S.r viceRè per la torre … per una frisinga mandata q.n passò il S.r per la torre …” (ASN, Conti Comunali, fasc. 199/5, f. 3), e dominava la foce del torrente Perdicaro, luogo di imbarco per Napoli delle vettovaglie (grano, orzo, fave, formaggio, vino, ecc.), che il barone di Melissa faceva immagazzinare nella torre. (Il 2 novembre 1612 il galionetto “Santa Maria di Porto Salvo” del francese Antonio Ricors, dopo aver imbarcato 2500 tomoli di grano del conte di Melissa Annibale Campitelli nello “scaro e maritima” di Melissa, dopo che il patrone ha avuto in consegna “le debite speditioni delli Regii officiali del fundaco di Rossano in la jurisditione delli q.li è situata la terra di Melissa et con la debita plegg.a del responsale data in potere del portolano di Rossano”, salpa per Napoli. Il viaggio tuttavia dura poco. Il galionetto è catturato con tutto l’equipaggio dai Turchi presso Capo Petraro nella marina di Strongoli. La tartana turchesca rimase fino al cinque del mese con il galionetto presso Capo delle Colonne, predando altri vascelli (ASCZ, Not. G.F. Rigitano, 49, 1612, 53).

La torre di Melissa e la chiesa di S. Marco

La torre di Melissa e la chiesa di S. Marco.

 

Casino di soggiorno

Alla morte del principe Francesco Campitelli i feudi di Strongoli e Melissa passarono al nipote Domenico Pignatelli. Nell’inventario compilato il 26 giugno 1668 tra i beni feudali di Melissa troviamo anche “la fortezza e torre della marina con magazeno grande di sotto” (Inventario fatto dal Sig.r Dom.co Pignatelli Principe di Strongoli per morte del Sig.r Fran.co Campitelli fu principe suo zio …).

La torre sarà utilizzata dai feudatari di Melissa anche come casino di soggiorno, quando venivano in Calabria. E’ questo il caso del conte Salvatore Pignatelli (Il 25 Aprile 1764 su ordine dell’agente del conte Carlo Giuranda si portano, prendendole dal castello di Melissa, alcune “robbe (Cuscini di seta, Tovaglie di seta, coverture o sieno cortinaggi per l’inginocchiaturo, ecc.) … alla torre di Melissa per serviggio di S. E. il Sig.r Conte per sua venuta”, (ASN, Arch. Pignatelli Ferrara, Fs.65, inc.37, f. 6v).

La presenza del conte con i suoi compagni di caccia sul finire dell’estate 1778 è segnalata anche da Giovanni Richard abate di Saint Non, che fa disegnare la torre dal suo pittore Després.

“Andammo a coricarci alla torre di Melissa, dimora ordinaria del Principe di Strongoli: il caso ci condusse lì come egli arrivava, ciò che ci determinò di arrestarci. Il Principe ci ricevette da leale signore castellano che accoglie  cavalieri; nulla rassomigliava di più a un vecchio castello gotico di questa torre di Melissa, poggiata su una eminenza isolata da tutte le altre abitazioni e attorniata da qualche vecchia fortificazione assai male in ordine. Il Principe ritornava dalla caccia col suo seguito, quando noi arrivammo col nostro al ponte levatoio. Il suo equipaggio era numeroso, e si trovò tuttavia alloggiato, come noi, nella stessa torre; dopo una buona cena, e una conversazione che fu vivissima e brillante, andammo a coricarci” (Valente G., (a cura) La Calabria dell’abate Saint-Non, Effe Emme 1978, p 31).

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La torre di Melissa.

 

Il castellano detto anche torriere della torre

Alla custodia della torre era addetto un castellano o torriere, che era nominato dal barone e pagato dall’università di Melissa. In alcuni documenti del barone Annibale Campitello (1607-1624) troviamo l’atto di incarico e la paga annua prevista, che era di 12 ducati. La torre all’inizio del Seicento è ormai inserita nel sistema delle torri regie di difesa costiero come risulta dalla carta geografica di Giovanni Antonio Magini, dove la torre di Melissa detta torre di Capo Petraro è situata tra la torre di Strongoli detta della Limara o Borgatori e la torre di Capo Alice. Pur rimanendo alle dipendenze del barone, il torriere doveva “corrispondere alli segni e fochi dell’altre torre tirar pezzi in caso che nella marina scoprirete vascelli nemici acciò che li sudidi di S. M. se possano salvare per li segni p.tti”.

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La torre di Melissa.

“Forma di Com.e di Castellano della torre di Melissa.

Don Annibal Campitello.

Honorab. Viro n.ro fideli/ Complendo al n.ro serv.o per guardia della n.ra torre e marina di Melissa crear castellano che sia fidele atto e diligente alla custodia p.tta e confidati alla v.ra attitudine e diligenza della quale più volte havemo fatto esperienza. Pertanto c’ha parso per tenor di questa crearne eligerne e deputarne per un’anno cominciando dalla data di questa e dalà innanzi a n.ro beneplacito nostro castellano con quella potestà solita a concedersi assegnandone della torre p.tta le chiavi, artiglierie arme e monitioni ch’in essa si troveranno et insieme li grani orgi fave et ogni sorte di legume e vini conforme si noterà per l’inventario del q.le tenerete copia per v.ra cautela dandone e concedendone tutte le ragioni di palagii et ancoragi e lo ius degli animali che si condurranno nel fosso di essa torre carcerati (intercetti) secondo li capitoli della baglia con l’alloro gagii lucri et emolumenti e per inclinare con magior effetto al serv.o p.to vi stabilimo l’annua prov. E de d.ti dudici da pagarne tertiatim dal n.ro erario ordinandoni con questa che debbiate assistere alla guardia p.tta tanto di notte come di giorno corrispondere alli segni e fochi dell’altre torre tirar pezzi in caso che nella marina scoprirete vascelli nemici acciò che li sudidi di S. M. se possano salvare per li segni p.tti et acciò che le cose pp.te habbino il suo effetto ordinamo e com.mo a tutti n.ri uff.li sin.ci m.ro giurati et altri del governo che siano citt.ni habitanti e commoranti che per tale vi trattino e reputino e non vi … nel v.ro officio si facci il contrario per quanto si ha cara la gra. n.ra e pena d’onze xxv. La p,nte resti in v.ro potere singulis vicibus. Data …” (ASN, Arch. Pignatelli Ferrara fs.1, inc. 48, pag. 37).

In seguito il salario del torriere variò dai 10 ducati ai 15.

“A Fabritio Spanò D.ti quindici per haver fatto la sentinella nella torre di Melissa come per ord.e fol. 29” (Esito del 1685 in 86).

Più si porta haver pag.to al m.co Pietro Campana tor.re solita provis.ne che dona questa Unità per agiuto D.ti quindici” (Esito 1703).

1737 /1738 – “Pris.ne a Gio. Batt.a Orlando torriere nella torre di Melissa d.ti 10 … Per fare accomodare il manganello del ponte della torre di Melissa 3.40.6”.

Melissa 10 agosto 1741 – “Paga a due cavallari e sentinella che assistono in questa marina l’anno intiero, giachè dopo il passaggio del Signor Cavalier (Geremia) Dean assistono continuamente alla ragione di duc. 6 al mese i cavallari, e carlini trenta la sentinella, benchè prima assisteano li med,i il solo tempo estivo, che però paga ogn’anno 156”.

Segnalata dai viaggiatori, che percorrevano la via ionica (“Circa 8 miglia distante da Cirò trovammo una terra con un  piccolo castello, il quale è in buono stato. Sul lido viddimo gran quantità di vacche …”, Galanti G.M., Giornale di viaggio in Calabria, Rubettino, p.54), la torre subì un saccheggio all’inizio dell’Ottocento. Nel luglio 1803 “più lancie di corsari barbareschi, sbarcarono nel littorale della torre di Melissa, ed i corsari in gran numero per sopra il tetto s’intromisero nei magazini poco distanti da quel littorale, ove i Sig.ri Calvelli (Annibale e Guglielmo) conservavano tutti i generi delle loro industrie, e saccheggiarono quasi tutto il grano, le fave e l’orzo, trasportandolo sopra le lance e lo portarono via. Detti corsari si intromisero fin anche nella torre di Melissa e saccheggiarono ancora tutto quel mobile migliore, che vi era di loro spettanza, e di altri che vi abitavano … anzi mi ricordo, che una palla di cannone tirata da un grosso legno barbaresco in quell’istesso giorno aveva gettato a terra un angolo esteriore di d.o magazino” (ASCS, Reg. Ud. Prov., Mazzo 22, fasc. 177, f. 38).

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La corte interna della torre di Melissa.

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