Paesaggi crotonesi: Carpentieri da gabella a contrada

Località Carpentieri

Il paesaggio della località Carpentieri in una foto degli anni Cinquanta (Archivio Storico ARSAC).

La località Carpentieri, dal nome della famiglia Carpentieri ancora presente nel Seicento in Santa Severina, è costituita da un esteso piano circondato per buona parte da basse colline. Essa è situata non molto lontano dal fiume Neto ed era attraversata dalla antica via, che collegava Crotone con Santa Severina e la vallata. Ancora alla metà dell’Ottocento la località era disabitata ed era attraversata da una strada vicinale, che da Crotone raggiungeva il fiume Neto. Per Chiusa Grimaldi, Crepacuore, Brasimatello, Martorani, Carpentieri, Schiavone, Corazzello si arrivava ai Mulini di Neto, dove avveniva l’attraversamento del fiume (1868). Carpentieri confinava con le gabelle: Lo Zipponetto, Schiavone, Brasimatello e Le Manche di Coviello.

I proprietari
Le terre dette “de Carpenterri” nel Seicento appartennero dapprima alla famiglia Coco di Papanice e quindi passarono alla famiglia Franco. Poco dopo la metà del Seicento Giuseppe e Domenico Franco ne vendettero una parte al Capitolo di Santa Severina.
Il Capitolo di Santa Severina verso la metà del Seicento decise di acquistare parte di “Carpentiero, cioè la metà di essa”. La metà della gabella era situata in territorio di Cotrone e confinava con la gabella di Mutrò e con il territorio di Brasimatello. I proprietari, Giuseppe e Domenico Franco di Scandale, la vendettero per docati mille e quattrocento al Capitolo, il quale per l’occasione utilizzò “docati novecento delli effetti del Rev. Cap.lo per affracationi fatte conforme stanno annotate e docati cinquecento per donatione fatta dal Rev. Parocho D. Andrea Cozza, con peso di messe conforme di reto sta notato dopo la sua morte con reserbatione dell’uso frutto pro rata pretii sua vita durante conforme appare dal medemo Instrumento di compra rogato per mano di Notar Francesc’Antonio Parise nell’anno 1663”. Dalla metà della gabella acquistata il Capitolo ricavava ogni anno cento ventisei tomoli di grano quando veniva affittata a semina e docati novanta l’anno quando si vendeva in “herbaggio” (Bona, iura et onera Rev. di Capitulis S. Severinae Cart. 60, fs.6, ff. 7, 13v ).

L’acquisto
Per poter procedere all’acquisto della metà della gabella, il Capitolo di Santa Severina aveva dovuto compiere diverse operazioni finanziare, in modo di accumulare il denaro sufficiente. Aveva dovuto vendere un palazzo, che possedeva nell’abitato di Cutro, e proprio “nella Piazza di detta terra”. L’edificio era stato donato da “Mons. Pisani, conforme per Instrumento stipulato dal notar Gio. Domenico Pancari nell’anno 1630”, e dalla sua locazione il Capitolo ogni anno ricavava venticinque ducati. Acquistarono il palazzo gli eredi di Lupo Antonio d’Ambrosio, in virtù di concordia Capitolare, previo assenso Apostolico e decreto della Corte Arcivescovile, per docati centocinquanta, i quali furono “applicati nella compra della gabella di Carpentieri come dall’instrumento di detta compra” (f. 7). Si utilizzarono anche il denaro del legato della nobile Polita Campitella. Esso consisteva in un censo annuo di ducati quaranta per capitale di ducati cinquecento infisso sopra i territori di Vituso e Cortina, situati nel distretto della città di Crotone. Il censo fu affrancato dal Duca di S. Severina, che era il proprietario dei due territori, ed il denaro rimase per alcuni anni in deposito presso il Capitolo, in attesa di essere investito in un altro acquisto, come appare nell’instrumento del notaio Oratio Pancalli dell’anno 1642. In seguito anche questi ducati cinquecento sono stati applicati nella compra di Carpentiero, “conforme appare dall’Instrumento della compra istessa” (f. 60v). Altro denaro utilizzato per l’acquisto proveniva da un lascito di Ascanio Mungia. Si trattava di un censo di annui carlini ventisette per un capitale di ducati trenta concessi al signor Marco Garraffa. Anche tale denaro era stato affrancato e si trovava in deposito per essere nuovamente investito. Di questi ducati trenta, a suo tempo affrancati, metà confluirono nella compra di Carpentieri e l’altra metà furono concessi in prestito ad annuo censo all’arcidiacono Del Sindico al tasso dell’otto per cento (f. 61).
Si utilizzò anche il lascito del parroco D. Andrea Cozza, il quale per la celebrazione di quattro messe alla settimana, da celebrarsi di requiem per la sua anima nell’altare dedicato a San Leone nella cattedrale, ad iniziare da subito dopo la sua morte, aveva lasciato cinquecento ducati, che lui stesso aveva investito sopra Carpentiero, “dove si ottenne la reduttione a ragione d’un carlino cioè docati 400, atteso l’altri 100 li lasciò per l’anniversario e notturno dopo la commemoratione de’ morti” (Il parroco Cozza morì il 14 ottobre 1673, f. 110v). Ecc.

L’affare
L’acquisto della metà della gabella non recò un gran beneficio alle finanze del Capitolo di Santa Severina. Esso fu piuttosto sollecitato dall’impiego di capitali, che negli anni precedenti erano stati affrancati e che molto probabilmente rimasti in cassa non rendevano o erano utilizzati nascostamente senza recare alcun utile, se non a coloro che traevano profitto da tale situazione.
Tenendo presente che di solito il tasso annuo per il prestito di denaro si aggirava sull’otto per cento, una nota nella platea del Capitolo di quegli anni così denuncia il cattivo affare: “Il R(everen)do Capitolo tiene peso di celebrare otto messe la settimana per l’anima del fu Cler(i)co Gio(vann)e Cosentino, il quale legò per d(ett)a celebratione docati trenta sette e mezzo d’annuo censo redimibile per capitale di doc(a)ti 450 delli quali ne furno affrancati doc(a)ti cento et investiti alla compra di una cabella nom(a)ta Carpentiero nel territorio di Cotrone, e d(ett)a cabella non rende più del tre per ogni cento. ( 14/06/06, quattro, 46/47)
Un documento riassume i capitali, provenienti da lasciti, impiegati per l’acquisto di Carpentieri e gli oneri in celebrazione di messe ad essi legati. I capitali erano: “Vi sono ducati 500 del legato d’Ippolita Campitelli. Da D. Cozza ducati 500. Dal chierico Gio. Cosentino ducati 100. Da Ascanio Mungia ducati 13:50. Da D. Gaspari Russo ducati 13:50. Da Mons. Pisano ducati 150.
Pesi che il Capitolo doveva soddisfare per i capitali impiegati sopra Carpentieri consistevano: “Ippolita Campitelli una messa al giorno nell’altare di S. Leone. Quattro messe la settimana per il R(evere)ndo P(aro)co D. Andrea Cozza da celebrarsi di requie per la sua anima nell’altare di S. Leone dopo seguita la sua morte, quali sono per ducati 500 investiti da lui med(esim)o sopra Carpentiero con notturni, anniversarii, e messe cantante come da Instrumento. Giovanni Cusentino una messa la settimana. Ascanio Mungia messe dodeci l’anno. Gasparo Russo quattro messe la settimana nell’altare di S. Leone. Mons. Pisano una messa la settimana nell’altare di S. Maria dell’Angeli o di Santa Anastasia, e per ogni prima di mese un anniversario”. (Particola della Platea per la compra di Carpentieri circa li capitali e pesi in d.a Cabella per difesa di pagare la bonatenenza in Cotrone che per esser oggi catastata dal Sig. Sindico Pristerà ci ha liberato il sequestro fatto all’affittuario D. Arcangelo Romei di Belvedere, 1737).

Patrimonio ecclesiastico
Alla fine del Seicento metà della gabella apparteneva al Capitolo di Santa Severina mentre l’altra metà, che era in passato appartenuta al sacerdote Gio. Vittorio Coco di Papanice, era in possesso di Giulio Franco di Papanice. Infatti il beneficio sotto il titolo di Santa Caterina Vergine e Martire con altare e chiesa propria, di collazione della mensa vescovile di Crotone e situata fuori le mura della città di Crotone, il cui rettore era il sacerdote Leonardo Villaroya, esigeva un annuo censo di ducati otto, che maturavano nel mese di agosto di ogni anno, sopra la gabella Carpentieri “che era appartenuta al sacerdote Gio. Vittorio Coco di Papanice, ed ora era di proprietà di Giulio Franco di Papanice” ( Acta cit., ff. 40, 157). Durante i primi decenni del Settecento il Capitolo continuò a possedere la sua metà mentre l’altra metà da Giulio Franco, con il censo dovuto al beneficio di Santa Caterina, passò dapprima in eredità a Saverio Franco ( La Pena, ff. 45v -46) e poi al beneficio della famiglia Franco. Si compiva così il passaggio di tutta la gabella dai secolari agli enti ecclesiastici. Il Catasto Onciario di Crotone del 1743 certifica che il passaggio era già avvenuto; infatti metà di Carpentieri continuava ad appartenere al Capitolo di Santa Severina, mentre l’altra metà era del beneficio di Gesù della famiglia Franco, eretto a Cutro. Su quest’ultima metà il beneficio di Santa Caterina, con chiesa propria nella marina sempre di collazione della mensa vescovile e di cui era beneficiato il sacerdote Felice Cavaliere, continuava ad esigere un annuo censo di annui ducati 8 (Catasto Onciario Cotrone 1743, f. 223).

L’affitto della gabella
Di solito l’intera gabella di Carpentieri era affittata a latifondisti locali i quali poi subaffittavano le singole parti ai coloni o ai pecorai a seconda della rotazione triennale, che era di tre anni a semina e di tre ad erbaggio. L’affitto annuale a pascolo iniziava il primo settembre e finiva alla fine di agosto dell’anno successivo, quando avveniva anche il pagamento dell’affitto in denaro nel giorno 8 settembre in fiera di Mulerà.
“Cotrone 16 agosto 1747. Per la presente prometto io sott(oscritt)o pagare in fiera di mulerà 8 7bre del seguente anno 1748 la somma di docati cento trenta, cioè docati sessanta cinque al signor D.r Pietranton. Ab(at)e Franco di Cutro, e docati sessantacinque al communiere del Rev(eren)do Capitolo di S. Severina, compadroni della Gabella Carpintieri, e sono per lo affitto di d(et)ta Gabella, che comincia la p(rim)a di 7bre prossimo e matura in fine di agosto del seguente anno 1748 accordato a me sudetto per uso di pascolo d’ogni sorte d’animali, preter porci, eccetto quelli sono per commodo di mandra, ò vaccarizzo, e colla facoltà d’associare, subaffittare/ e mancando di d(ett)o pagamento, voglio esser tenuto ad ogni danno, interesse/ o che misi possa incusare in ogni corte foro ed a cautela. Io d.r Fran(ces)co Antonio Sculco prometto come sopra. Io d.r Dom(eni)co Le Pera son test(imoni)o. Io frà Carlo can(oni)co Sculco son test(imoni)o.”

Verso l’Ottocento
La situazione non mutò nei decenni seguenti. Nel catasto di Crotone del 1793 una metà della gabella continua ad essere del beneficio del beneficiato D. Aurelio Franco di Cutro, mentre l’altra metà è del Capitolo di Santa Severina ( Catasto Onciario Cotrone, 1793, f. 208v- 209) ed il beneficio di Santa Caterina continua a percepire l’annuo censo.
Durante il Decennio francese Carpentieri non entrò in ripartizione. In seguito continuò ad essere affittata soprattutto al latifondista Luigi Barracco.
“L’anno Mille ottocento trentasei il giorno quindeci Maggio in questo comune di Santa Severina.
Noi sottoscritti tesoriere Domenico Gallo del fu Rosario, attual Procuratore del R.mo Capitolo di questa città di Santa Severina da una parte, ed il barone D. Luigi Barracco del fu D. Alfonso, proprietario domiciliato in Cotrone, al presente qui di passaggio dell’altra, siam devenuti al presente contratto di locazione.
Io tesoriere Domenico Gallo, con la qualifica di Procuratore come sopra, dò in fitto a solo uso di pascolo a corpo, e non a misura, l’intero fondo nomato Carpentieri al Sig. Barone D. Luigi Barracco, cioè non solo la mettà, che appartiene al R.mo Capitolo, ma l’altra mettà dovuta al Beneficio del SS. Nome di Gesù, che per la vacanza del titolare si amministra da questa Commissione Arcidiocesana, come dal verbale di Aggiudicazione diffinitiva del dì 13 marzo di questo anno, debitamente registrato al n. 103 a favore di detto R.mo Capitolo, per la durata di un triennio, da principiare dal primo settembre mille ottocento trentasette, e terminare a tutt’agosto del mille ottocento quaranta per l’annuo convenuto estaglio di Docati trecento cinquanta da pagarli in ogni Fiera di S. Janni in mano mia, o de Procuratore pro tempore, durante detto triennio, obbligandoni alla manutenzione come di legge.
Ed io Barone Luigi Barracco prendendo in fitto l’enunciato Fondo Carpentieri, come sopra spressato per la durata di un triennio a solo uso di pascolo, mi obligo in ogni Fiera di S. Janni durante il triennio adempiere all’annuale pagamento di Docati trecento cinquanta, ed in caso di ritardato pagamento, essere tenuto a tutt’i danni, spese.
Del presente atto se ne sono redatti due originali, per esserne uno in mano di ogni contraente.
Data come sopra.
Tes. Domenico Gallo Procuratore dò in fitto come sopra.
Luigi Barracco.”

carpentieri pianta

Pianta topografica della gabella “Carpentieri” (1843), conservata all’Archivio Arcivescovile di Santa Severina.

Descrizione della Gabella
“Della Gabella Carpentieri una sola mettà appartiene al Rev. Capitolo di Santa Severina, e l’altra mettà alla Diocesana, con la quale si tiene commune, ed indivisa. La mettà del R.mo Capitolo fu comprata con Instrumento rogato nel 1663 da Notar D. Francesco Antonio Parise e limitava anticamente con la gabella di Mutrò, e con la gabella di Brasimatello; al momento confina nella sua totalità da oriente con la gabella Zipponetto, e con l’altra denominata Schiavonello appartenenti ambedue al signor Berlingieri, da occidente con la gabella nomata Destre della Ciura del Signor Drammis di Scandale, da settentrione col cavone che la separa con la gabella Schiavone del signor Berlingieri e con la gabella Timpe Rosse del sign.r Drammis, finalmente da Mezzogiorno con la gabella Brasimatello, e con l’altra detta Valle di Zaccone appartenenti al Sig. Berlingieri.
La sua estensione totale risultò di Palmi quadri 14535,190 ossiano tumolate trecento, due ottavi, ed un sedicesimo, alla vecchia misura di costumanza di 48400 palmi quadri la tumolata, cioè:
Aratorio di 1° classe tumolate 202 e 3/8;
Aratorio di 2° classe tumolate 68 e 4/8;
Aratorio di 3° classe tumolate 20 e 4/5;
Sterile, Strada e valloni tumolate 08 e 7/8 e 1/16;
Totale: tumolate 300 e 2/8 e 1/16, che corrispondono a tumolate 1453 e 319/1000 alla novella misura legale di palmi quadri 10.000 a tumolata.”
(Platea del Capitolo di S. Severina, 1843).

Un insediamento sparso
Al tempo della riforma agraria il fondo disabitato Carpentieri di Ha 202.69.10 fu espropriato dall’OVS e diviso tra i quotisti. Furono costruite numerose case rurali ed un nucleo detto “Sottocentro di Carpentieri”, che aveva la funzione di fornire ed estendere la rete dei servizi. Il nucleo, collegato alla SS. 106 bis, era costituito da una chiesetta e dalla scuola elementare con alloggio e serviva l’insediamento sparso delle case rurali, abitato da circa un centinaio di famiglie contadine. Aveva così inizio una nuova contrada .

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