Paesaggi crotonesi: Il “fruttifero, et tanto utile territorio, detto Alfiere”

Alfieri

Località Alfieri di Crotone.

“Appresso verso mare è quel fruttifero, et tanto utile territorio, detto Alfiere, che fu della mia famiglia detta de Nola Molise, la quale non solo è quasi migliore di tutti l’altri territorii nel pascolo d’ogni sorte di animali, et per la coltura, et seminare; ma vi è la perrera della pietra forte, che chiamano cantoni, quale serve per porte, per fenestre, et spontoni di muraglie in luoco del piperno, che si usa in Napoli” (Nola Molise G.B., Cronica, p.63).

Un antico abitato
Nell’agosto del 1971 in località Capo Alfieri c’è stato il ritrovamento di materiale preistorico ceramico e litico di tipo stentinelliano (Salvatori S., Materiali preistorici di tipo stentinelliano da Capo Alfiere, in Klearchos 57/60, 1973). In seguito gli scavi condotti da una missione archeologica dell’University of Texas at Austin hanno confermato l’esistenza di un abitato con attracco sulla via del commercio dell’ossidiana risalente al tardo neolitico stentinelliano (The University of Texas at Austin, The Chora of Croton. 1983 -1989).

La cava dei cantoni
Il “tenimento di Arferi” ricorre di frequente nei manuali di fabrica delle fortificazioni della città e castello di Crotone al tempo del vicerè Don Pedro de Toledo. Il tenimento che è situato sul litorale, quindi facilmente raggiungibile via mare, è ricco di cantoni; un calcare compatto formato da sabbie grigio- brunastre, risalente al pliocene, leggermente cementato, che oppone una resistenza maggiore all’erosione delle argille. Gli ingegneri militari lo reputarono particolarmente adatto per rendere forti le parti più esposte degli spontoni e delle cortine. I cantoni vennero usati per consolidare soprattutto gli spigoli, i cordoni, gli zoccoli delle cortine e dei baluardi e le aperture (troniere, porte ecc.). E’ del 29 novembre 1541 il pagamento di un tari e dieci grana a favore dei due crotonesi Notio Laporta e Antonello Lanocita. I due avevano affittato per un giorno i loro cavalli al barone Gian Giacomo dela Caya, il quale assieme ai mastri frabicatori di Crotone era andato a Capo Nao “per vidire dove se potesse fare cantoni con la commodita de potire fare venir per mare con lo barcone” (Dip. Som. 196/ 6, f. 134v). Alla fine di dicembre i perratore ed i devastatori incominciano a tagliare i cantoni per la regia corte ed i mastri fabricatori crotonesi Jo. Thi Jachino e Cola Catania vanno a misurarli prima che siano imbarcati per essere portati alla marina di Crotone (Ad Joan.Thi Jachino et ad m.o cola Catania sup.ti per havere andato ad misurare li cantuni in lo tenimento de arferi 0 – 2 – 0; f. 150v). Nel frattempo la regia corte stipula degli accordi con delle società composte soprattutto da perratore provenienti dai casali di Spezzano, Santo Stefano e Mangone. I perratore si impegnano “in solidum” a tagliare e consegnare entro un tempo stabilito una certa quantità di cantoni, mentre la regia corte si obbliga a pagarli al prezzo di un grano e mezzo (tre tornesi) il palmo ( 1 pl = cm. 26) ed ad anticipare parte del denaro alla stipula del contratto. (Ad M.o Mario maccarruni et ad m.ro petro smorrini de sancto stefano et ad mastro joanne de diano di speczano piccolo so venuti de accordio ad fare cantuni in lo tenimento de Cotroni loco ditto arferi ad ragione de grano uno et meczo lo palmo haveno receputo scuti quatt.o in p(ar)te de lo ditto partito in solidum promitteno complire dico 4-2-0; f. 165v). Una volta tagliati e pronti, i cantoni sono misurati e sono caricati dai devastatori e dai marmeri sul barcone della regia corte, che li trasporta fino al “caricaturo” ed alla marina di Crotone da dove i carrisi, pagati un tari al giorno, con i loro carri trascinati dai buoi li trasportano dove si sta costruendo la fortificazione. Così il 2 febbraio 1542 i tre “marmeri”donno Dionisi Minera, Cola dela Porta e Joanne Acto Spagnolo “andaro ad caricare lo barcone de cantoni in lo tenimento de arferi”. Pochi giorni dopo è la volta di otto devastatori “che andaro con lo detto barcone carricaro la nocte et se pagaro per una notte tutti otto e foro supraditti de torri de spatola et palizi” (f. 183v). Con l’avanzare della costruzione aumenta l’esigenza di avere a disposizione un maggior numero di cantoni e gli ufficiali della regia corte stipulano numerosi contratti con gruppi di perratori . Il 14 febbraio 1542 mastro Josep. Mulmiro di Mesoraca, mastro Petro Desmune di Santo Stefano e mastro Joanni Dediano di Spezzano vengono saldati per aver fornito 1503 palmi di cantoni( f. 188v). Nello stesso giorno è la volta dei mastri Joanni Per. Foglia di Santo Stefano, di Rugeri Duranti, di Gerolmo de Mauro di Mangone, di Lanazo Lombardo e di Toma Gratiano che hanno fornito 1649 palmi di cantoni ( f. 189). Poichè c’è l’esigenza di avere a disposizione dei cantoni particolari, a metà aprile i mastri frabicatori crotonesi Minico Puglano, Alex.o de Verzini, Cola Catania, Joanni Jachino e Minico Cipala si recano ad Arferi “per alliyire li cantuni necessarii allo corduni delo spontuni Petro Nigro” (f. 254).
Con l’arrivo della bella stagione il litorale attorno ai capi è particolarmente esposto al pericolo turco. All’inizio di maggio il viaggio di andata e ritorno, che di solito il barcone effettua in due giorni, spesso si prolunga: “Li tre jorni stettero alle castella per pagura dele fuste et dui ad carricare andare et tornare”(f. 288v).
Per fronteggiare l’imminente pericolo turco i lavori alla fortificazione si accelerano ed i mastri che stanno tagliando i cantoni ad arferi sono sollecitati a fornire cantoni oltre il pattuito. Il 22 giugno il mastro Cola Catania di Cotroni riceve ducati quattro tari uno. 1 e grana 9 per il pagamento di 286 palmi di cantoni “have fatto superchio delo partito fatto con li olim officiali in lo tenimento de arferi” (f. 70).
Lo scavo ed il trasporto dei cantoni da arferi proseguì senza sosta per tutta l’estate e gli ufficiali della regia corte continuarono a stipulare accordi con società di mastri (“Ad m.ro lanczo lombardo de pavia et m.o Petro Puglisi habitanti in casubono et m.o aug.o de mar.no de strongulo D.ti quattro deli quali in solidum promesero taglare tanti cantoni in lo tenimento de arferi ad r.e di gr. 1 ½ lo palmo in ditto loco 4 -0 -0; Ad Lanczo lombardo et compagni haveno receputo D. 6 -1-10 et sono ad complimento de pl 713 ½ de cantoni mesorati per m.o minico cipala et taglati in lo tenimento de arferi notati per donato de donato patroni postizo delo barconi como per soa lista et sono n. di 68 se hanno pagato alla solita ragione de grana 1 ½ lo palmo”  (f. 133). Più volte la regia corte commissionò la dimensione dei cantoni a seconda del loro uso, in tale caso i cantoni vennero pagati in maniera diversa ( “Ad jo matteo pipino de cotroni per pezze quattro de cantoni de palmi 40 portati alla regia fabrica hanno servuto per lo zoccolo dela cortina 1-0-0” (f. 107). Altre volte li acquistò da singoli privati, che con le loro barche ed a loro spese li tagliarono e li trasportarono da Alfieri alla marina di Crotone. Nonostante il pericolo turco il barcone della regia corte, con l’equipaggio composto dal “patroni postizo” Donato de Donato e da tre o quattro marinai, continuò a fare la spola dalla marina di Crotone allo scalo di Arferi. Qualche volta esso deve ritornare vuoto per paura delle fuste turchesche (Sabato 9 settembre 1542 i marinai con il barcone “andaro fino allo scharo hebbero pagura deli fusti che erano comparsi et non carricaro / se hanno pagato come havessero carricato) (f. 140). Altre volte per la sua lentezza il barcone deve essere rimorchiato da altre barche per non cadere in mano ai turcheschi . Così i marinai della seconda barca della regia corte devono essere pagati per i giorni 13 e 14 giugno, quando prestarono aiuto al barcone che, per la fretta di ritornare a Crotone a causa del pericolo delle fuste, perse l’ancora e “se haria perso” (“mercor, mercor la notti et jovi ad carricar lo ditto barconi et rimorchiarlo per pagura dela fusta”).
Con l’avanzare dei lavori la richiesta aumenta e numerose sono le società di mastri che sono impegnate nella fornitura, come evidenzia il pagamento del 21 dicembre1542: “Ad m.o jo. d.nico muntimurro et comp. de manguni D. 4-3-91/2 et sono per pl 313 de cantoni taglati in lo tenimento de arferi consignati et mesurati in ditto loco ad r.e de gr. 1 ½ lo palmo.
Ad petro de ber.do de manguni D. 7-4-101/2 et sono per pl 527 de cantoni..
Ad m.o pifano de ber.do et compagni de manguni D. 19-4-15 et sono per pl- 133 de cantoni
Ad m.o jo peri fogla et compagni de santo stefano D. 35-1 – 15 ½ et sono per pl. 2357 de cantoni”(Dip. Som. Fs. 196, fslo 4, f. 235). Il proseguimento dei lavori e l’esigenza di avere a disposizione cantoni di certe dimensioni e di un certo tipo spingerà più volte gli ufficiali della regia corte e stipulare accordi particolari con mastri. (20 aprile 1543, “Ad aug.no thes.r, nimico deapiglano, demo frusco, jo thi tiriolo, stefano denicoletta, cola frasco de cotroni carreri per haver(en)o portato delo tenimento de arferi cantoni p(ez)e n. 23 per accordio li 21 p(ez)e ad r(agion)e de car(li)ni 2 ½ et li dui ad r(agion)e de car(li)ni tre lo peczo et sono andati in castello per la lamia dela schala delo castello se havera da far da mastro minico cipala et m(astr)o minico puglano/ le quali cantoni p(ez)e n. 23 sono stati mesorati et sono pl. (palmi) 357 se hanno pagato li retroscritti carresi alla retroscritta r(agion)e sono D. 5 -4- 5. (et sono deli cantoni deve mastro alex.o de verzini et m.ro josep molinaro in conto deli mille palmi devono dare li supraditti)”
(Dip. Som. Fs. 187 II, fslo 3, f. 149)

I proprietari
Il tenimento di Alfieri fu un antico possesso della famiglia Nola Molise. In seguito appartenne al chierico Fabritio Spina che nel 1665 lo vendeva al chierico Dottor Francesco Presterà (ANC. 312, 1666, 56 -57). Alfieri rimarrà ai Presterà per più di un secolo. Nel 1687 è del chierico Gio. Pietro Presterà, figlio ed erede di Cesare. Gio Pietro Presterà ne era ancora in possesso alla fine del Seicento quando per avere un prestito impegnerà le sue entrate. Infatti il 19 luglio 1699 Gio. Pietro Presterà otteneva un prestito di ducati 350 al 7% annui dal reverendo fra Leonardo Merante, priore dell’ospedale della SS.ma Pietà sotto il titolo di S. Giovanni di Dio, impegnandosi a pagare un annuo censo di ducati 24 e mezzo sopra tutti i suoi beni mobili e stabili tra i quali la gabella nominata Alfieri (ANC. 338, 1699, 69).

Il vignale e la gabella
Alla fine del Seicento Gio. Pietro Presterà possedeva la gabella Alfieri mentre il decanato della cattedrale di Crotone aveva un vignale confinante con la gabella che dava in fitto, ricavando quando a semina due salme di grano, quando a pascolo ducati sei annui (Acta, f. 134v). Il decanato manterrà per tutto il Settecento il vignale.
Il 17 settembre 1701 Jo.e Petro Presterà emancipava il figlio, il chierico Gregorio, e gli donava, sua vita durante, soprattutto perché potesse ascendere al sacerdozio, le entrate del territorio detto Alfieri, confinante con le terre dette “La Cattiva”, “Racchio” e “La Garrubba”, alcuni magazzini situati fuori le mura in località Sant’Antonio e sessanta vacche (ANC. 497, 1701, 54 -55). Alla morte di Gio. Pietro la gabella passò ai figli ed eredi Cesare e Gregorio.
Nel gennaio 1714 Cesare e Gregorio Presterà, figli ed eredi di Gio. Pietro, prendono in prestito ducati 1000 al sei per cento da Antonio Barricellis e si impegnano a pagare annui ducati 60 sulle entrate dei loro beni, tra i quali figurano la gabella “Alfieri”, che confina “il Racchio” di Pipino, e la gabella “Foresta”, che confina con la gabella “Strongiolito”, “il Caro” e “Cepolle”. ( ANC. 611, 1714, 1v – 2). Col passare degli anni aumentano i debiti dei Presterà.
Nel 1721 i fratelli Cesare ed il chierico Gregorio Presterà, figli ed eredi di Gio. Pietro Presterà possiedono in comune e indiviso “un comprensorio di terre dette Alfieri, sito e posto nel distretto di questa Città loco detto Nao, confine le terre dette Racchio de SS.ri di Pipino” , la gabella detta la foresta, la gabella l’ulmo, un giardino con vigne chiamato la torre tonda ed un palazzo in parrocchia del SS.mo Salvatore. Tutti questi beni sono obbligati a beneficio di D. Antonio Barricellis per annui ducati 60 per il loro capitale di ducati 1000 che doveva il fu Gio. Pietro Presterà al fu capitano Domenico Barricellis per atto del 1714, annui ducati 42 per il capitale di ducati 600 dovuti al Seminario e annui ducati 50 e grana 26 per capitale di ducati 700 dovuti al capitolo di Santa Severina. Il sei febbraio 1721 i due fratelli prendono in prestito ducati 2000 da Antonio Barricellis con i quali affrancarono i ducati 718 dovuti al Capitolo di Santa Severina (ANC. 661, 1721, 24 -25).

Il catasto onciario del 1743
Morto Gregorio Presterà i beni rimasero al fratello Cesare che sposò Vittoria del Castillo. Dal catasto del 1743 ricaviamo che il nobile D. Cesare Presterà di anni 65, sposato con Vittoria del Castillo di 44 anni, abita con le sorelle Sigismunda di anni 55 e Bettuzza di anni 35 e possiede il territorio detto Alfieri confine con le terre Racchio del Sig. Pipino e la Cocugliata (Catasto Onciario Cotrone, 1743, f. 34). Sempre dal catasto rileviamo che il decanato, seconda dignità della cattedrale di Crotone, manteneva il vignale di tomolate 6 confinante con la gabella Afieri ( Catasto onciario 1743, f. 207).

Dai Presterà, agli Oliverio, agli Zurlo
Alla morte di Cesare Presterà, avvenuta nel luglio 1745, subentrarono nel possesso del territorio di Alfieri le sorelle Sigismonda ed Elisabetta Presterà.
Nel 1761 Sigismonda ed Elisabetta Presterà, eredi universali e particolari del fratello Cesare, possiedono “due territori di terre rase ed aratorie denominati uno Alfieri e l’altro la Cattiva, e contigui l’uno all’altro siti nel luogo detto il Capo delle Colonne di là della regia torre di guardia detta di Scifo, e detto territorio di Alfieri con canali e bevieri e casetta di campagna confine alle terre dette la Cocugliata e Racchio ed anco al lido del mare ed altro territorio della Cattiva confine pure a dette terre di Racchio ed Alfieri ed alle terre dette la Garrubba ed altri fini” ( ANC. 861, 1761, 234).
In seguito la gabella rimase ad Sigismonda Presterà ed alla sua morte passò assieme ai censi che la gravavano a Cesare Oliverio.
Infatti nel 1790 il convento di S. Francesco di Paola di Crotone esigeva un canone perpetuo di annui ducati tredici e grana settantacinque da D. Cesare Oliverio “ come erede di d.a Sigismonda Pristerà per canone sulla gabella denominata Alfieri, confinante colla gabella Garrubba de S.r Montalcini, con quella denominata Racchio de Sig.ri Zurlo, e coll’altra appellata Cucugliata del decanato di Cotrone” (Lista di Carico, 1790, f. 19v).
Dopo poco la gabella fu venduta da Cesare Oliverio a Francesco Zurlo e nel 1793 il territorio detto Alfieri è accatastato agli eredi di Francesco Zurlo (Catasto Onciario Cotrone 1793, f. 56).

Il vignale ed il fondo
Durante il decennio francese, nel 1811, il vignale dentro Alfieri di tomolate 8, che era appartenuto al decanato, fu ripartito in due quote. Nel 1814 il vignale fu accatastato alla Sez. G n. 27, 28 ai quotisti Gioacchino e Bernardino Albani, mentre il fondo Alfieri fu accatastato al sig. Bernardino Albani alla Sez. G n. 29, 30, 31, 32.
Nel 1930 Alfieri situato in contrada Capocolonna dell’estensione di 194 ettari adatto a pascolo e semina dove ci sono due abbeveratoi con sorgenti ed alcune case coloniche è di proprietà del barone Giulio Berlingieri.

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