Paesaggi crotonesi: il torrente e la vallata di Tuvolo

bacino del tuvolo 2

Crotone, bacino del “Tuvolo” (Archivio ARSAC).

“Tubulus vuol dire canna, fistola ò cannone di fontana per dove scorre l’acqua … nelle terre dette Tuvolo della famiglia de casa Soriano gentil’huomini di detta Città è un’altra fontana bellissima, sopra la quale il dottissimo Poeta Iano Pelusio Crotoniata scrisse questi versi

Egon te Tubule elegantiorum
Doctis versibus, et laboriosis
Digne, qui volites virum per ora,
Ingratissimus omnium relinquam
Indictum, et tacitum Scelus nefandum
Tantum non faciam, novem sorores,
Quae potant latices refrigeranteis,
Et fontes liquidos, meae Camenae,
Si quidquam poterunt, tuas tenebunt
Lymphas, fontibus omnibus relictis,
Quos Parnassus habet, iugumque Pindi …”
(Nola Molise G. B., Cronica cit. pp. 62-63).

Il torrente
Celebrato dal Pelusio per le sue fresche e salutari acque e per le sue fonti protette e rese feconde dalle nove sorelle figlie di Zeus, il torrente “… per cavos tubulos fluens …” ha dato il nome alla vallata che attraversa, prima di fluire nell’Esaro. Ciò è evidenziato anche dalla descrizione dei termini della confinante gabella di Salica, che “… confina … con la gabella di Carbonara mediante la via pubblica la quale via va in canto di l’acqua di la fico, che va dentro detta gabella di Salica, e ci è un altro puzzo d’acqua surgente, e poco più sotto ci è una fontana la quale , quantunque sia nella detta gabella di tuvlo piccolo, pure e comune allo bestiame di dette gabelle di tuvlo e di salica, per uscir detta acqua da detta gabella di Salica ed esser cusì antiquissima consuetudine che detti bestiame ponno servirsi di detta acqua di tuvlo …” (AVC, Estratto dalla Visita fatta da Mons.r Ill.mo Caracciolo nell’anno 1575 consistente in carte quarant’otto).

La viabilità
L’antica via, che da Crotone si dirigeva verso Capo delle Colonne, passava sulle colline di Santa Maria della Scala, Vrica, Prasinace, ecc., sovrastando sia la riva del mare che la vallata del torrente Tuvolo, entrambe rese difficili da attraversare per i calanchi ed i numerosi valloni. Solamente all’età tardo medievale è riferibile la via conosciuta come la “Carrara”.
La via, lasciata la città, da Spataro per Carrara giunge a Bernabò dove si dirama. Una risale la vallata a destra del torrente e da Bernabò per Piani del Conte, attraversa Tuvolo, sale per la località Coppola, che è situata tra Salica e Carbonara, e va ad Isola. L’altra attraversa il torrente e risale a destra del fiume Esaro e da Bernabò per Olivella e San Polito giunge a Magliarello, dove si divide. Una da Magliarello e Miccisi , sale per S. Andrea e va ad Isola per i Piani della Ventarola. L’altra da Magliarello, per Vallone Traffinello e Valle di Liotta, giunge ai Mulini di S. Anna.

Tufolo buono

Crotone, località Tuvolo.

 

La chiesa di S. Iacobo Apostolo
L’esistenza di una chiesa campestre in località Pernabò, o Bernabò, sembra accertata, sia dai toponimi che dai ritrovamenti. Nicola Sculco annota che “a Bernabò, vicino la casetta, da alcuni muratori che toglievano una grossa pietra lavorata, da servire pel pozzo di quel fondo, fu scoperto un profondo sepolcro, decorato con pitture assai ben mantenute. Era dell’arte cristiana …”. La chiesa molto probabilmente andò in rovina. A ricordo all’inizio del Cinquecento esisteva già una cappellania con altare dedicato a S. Giacomo dentro la cattedrale di Crotone. Il beneficio, dotato con i terreni vicini alla distrutta chiesa, era di collazione pontificia e nel dicembre 1546 apparteneva all’arcidiacono Camillo Lucifero (Russo F., Regesto, 19189). In seguito si sa che il papa Giulio III il 30 agosto 1553 concedeva il beneficio della perpetua cappellania con l’altare di San Giacomo, posto nella cattedrale di Crotone, e la chiesa, o cappella, della Beata Maria della Consolazione al cappellano Vitellio de Vitellis, essendo il beneficio rimasto vacante per morte del cardinale Bernardino Maffei (ASV, Reg. Vat. 1768, ff. 116-117). Il beneficio di nomina papale conserverà per molto tempo i terreni nella vallata, come si ricava da alcuni documenti della fine del Seicento.
Il 5 gennaio 1694 moriva l’arcidiacono Geronimo Suriano “subcollettore” delle decime papali e beneficiato del semplice beneficio di S. Giacomo. Il primicerio Lucantonio Manfredi fu allora incaricato di riscuotere le entrate del beneficio. Dal “Libro d’introito et esito di me don Luc Antonio Manfredi Primicerio et comm(isari)o Apost(oli)co di questa città, e diocesi di Cotrone, 1694” (ASN, Conti comunali Fs. 193, f. 2) si ricava che le due gabelle di Coppula e Tuvulillo, “sementate dal sud.o q.m Archidiacono, ultimo Rettore e Possessore”, erano state affittate per ducati 110, che furono versati al Primicerio dall’erede D. Domenico Suriano; la gabella di S. Giacomo per tumoli quarantotto di grano e l’altro pezzo di terra chiamato pure S. Giacomo per ducati 15.

Tuvolo Grande e Tuvolo Piccolo
L’esistenza di un piccolo insediamento, o di una fattoria, di periodo classico in contrada Tufolo è testimoniata da alcuni saggi della Soprintendenza, che hanno portato al ritrovamento nel 1974 di una piccola necropoli.
Tuvolo all’origine dovette essere un unico comprensorio appartenente ad un unico proprietario. Tuttavia già nella seconda metà del Cinquecento troviamo i toponimi: Tuvolo Grande, Tuvolo piccolo e S. Giacomo di Tuvolo. Tutto questo denota che alcune parti terminali del vasto comprensorio furono staccate per dotare il beneficio semplice di S. Giacomo Apostolo.
Dai documenti esaminati risulta infatti che le proprietà del beneficio di S. Giacomo erano tutte vicine e confinanti con Tuvolo Grande. Tuvolo Piccolo, detto anche “Tuvulillo”, che era situato alla fine della vallata nei pressi di “Coppola”, di Carbonara e di Salica, confinava con Tuvolo Grande, detto anche Tuvolo. S. Giacomo di Tuvolo confinava con Tuvolo Grande e confinava con S. Giacomo, detto anche S. Giacomo di Bernabò.

Lavello del Tuvolo.

Crotone, l’alveo del “Tuvolo” nell’alto bacino (Archivio ARSAC).

 

Proprietari
La poesia di Giano Pelusio della metà del Cinquecento esalta una vallata ricca d’acque sorgive e di ruscelli con pascoli ubertosi per capre, pecore e vitelli (“… Capellae; oves, et vituli bibunt, tuisque rigas praedia rivulis propinqua …”). L’ambiente tipicamente pastorale e selvoso perdurava anche cento anni dopo al tempo del Nola Molise. Allora gran parte di Tuvolo apparteneva ai Suriano ed era per la maggior parte adatto al solo pascolo. Facevano eccezione alcuni piccoli piani lungo la strada, che erano stati disboscati e resi terre aratorie.
Alla fine del Seicento il principale proprietario era l’aristocratico crotonese Ciccio, o Francesco, Suriano, come si rileva da una platea del Capitolo della cattedrale di Crotone. Il territorio era gravato da “Un annuo censo di d(oca)ti 6 sop(r)a le robbe et in specie sop(r)a Tuvulo per cap(ita)le di docati 75, che vengono l’otto per cento, pigliatosi da D. Ciccio, o Fran(ces)co Suriano; legato per il q.m Giovanne Merice (Mariace), seu trombetta, si matura à 6 Giug(n)o ci è di peso una messa la sett(ima)na” (Platea Capitolo, 1691 2 1692, f. 7v; 1693 e 1694, f. 8v). L’annuo censo che il Suriano doveva al Capitolo fu in seguito affrancato.“Ducati settanta cinque che pervennero dal q.m Giovanni Maurici, alias Trombetta, teneva à Censo il Sig.r Fran(ces)co Suriano e dal med(em)o affrancati come da Istr(ument)o di N(ota)r Varano sotto li 6 Giug(n)o 1695 (Platea di q.sto R.mo Ca(pito)lo di Cotrone … 1704 e 1705 f. 8v).
Una parte di Tufolo, evidentemente per dote spirituale, era già passata dai Suriano al monastero delle clarisse di Crotone. Le terre dell’estensione di 12 salme e tt.a( tomolate) 5 erano adatte al solo pascolo ed il monastero di Santa Chiara di solito le affittava con pagamento in denaro ora all’uno e ora all’altro dei due proprietari dei terreni confinanti. Nel biennio 1702/1703 erano state affittate a D. Ciccio Suriano per ducati 30 e tari 4 e nel 1704 erano in fitto al capitano Domenico Barricellis (Platea monastero S. Chiara 1702/1704, f. 7).
Anche il semplice beneficio della cattedrale, senza altare e cappella, di San Giacomo Apostolo al centro di una lunga lite per il suo possesso, conservava alcune proprietà.
Il beneficio di cui era stato patrono Muzio Lucifero, alla sua morte, avvenuta il 9 gennaio 1663, era passato ai suoi eredi, che avevano perciò il diritto di nominare e presentare il rettore. Questo diritto fu contrastato e fu dapprima della figlia Vittoria Lucifero, che aveva sposato Diego del Castillo. Antonio del Castillo, figlio di Diego e di Vittoria Lucifero, il 18 luglio 1698 essendo il beneficio in vigore di bolle apostoliche assegnato ad Antonio Mezo Monaco, protestò affermando che il beneficio non era di nomina papale ma di jure patronato degli eredi della famiglia Lucifero ( ANC. 338, 1698, 52). La lite proseguì per molti anni, tanto che i figli ed eredi di Antonio di Castillo solamente il 12 giugno 1752 riuscivano a nominare un loro nuovo rettore del beneficio, dopo che per quasi cento anni era rimasto vacante per morte dell’ultimo rettore nominato dai Lucifero, che era stato l’arcivescovo di Santa Severina Mutio Suriano ( ANC. 855, 1752, 142 -143)
Il beneficio continuò a possedere “ Una continenza di terre nom(a)te Coppula e Tuvolillo conf(in)e la Gabella nom(a)ta Carbonara, Salica e Tuvolo grande Ad uso ( herbaggio) doc(a)ti novanta; Una continenza di terre nom(a)ta S. Giacomo conf(in)e il Piano delle Mendole e Pernabò . In grano Salme otto; in denaro doc(a)ti vinti; Una gabella nom(a)ta S. Giacomo di Tuvolo posta nella prenom(ina)ta di Tuvolo Grande. In grano salme otto, In denaro doc(a)ti dudici ( Acta, f. 146)
Di queste la continenza di Coppula e Tuvolillo era ancora selvosa e si affittava solo a pascolo, la gabella di San Giacomo era solo in minima parte disboscata mentre un po’ più redditizia si presentava la gabella di S. Giacomo di Tuvolo dove le terre a semina erano più estese.

Tuvolo nel Settecento
Alla fine del Seicento il territorio di Tufolo è ancora immerso e circondato dalle vaste tenute boschive ricche di selvaggina di Carbonara, Salica, Sacchetta e Piano del Conte.
Nei primi decenni del Settecento la selva, anche se lentamente, cominciò ad essere erosa dalle “ terre aratorie”, che cominciarono ad espandersi sui piani, procedendo dall’abitato verso i confini territoriali e seguendo la via, che dalla città andava verso la vallata. Allora le terre erano detenute soprattutto dagli aristocratici Barricellis e Suriano. Dominava, anche se fortemente indebitata, la casata dei Suriano, con i suoi vari rami. Nel giugno 1719 la patrizia Violante Suriano, figlia ed erede di Decio Suriano, portava in dote al patrizio Cesare Berlingieri “la portione tiene della Gabella detta Tuvulo giusta li suoi confini” ( ANC. 612, 1719, 50 -51). Ancora nel 1729 l’indebitato e fallito Gregorio Suriano dichiarava di possedere “diece salmate di terre nella gabella detta Tuvolo comune con altri compadroni ( ANC. 663, 1729, 173).
Francesca Barricellis all’inizio del Settecento contrasse matrimonio con Giuseppe Suriano ed ottenne in dote tra l’altro quattordici salmate “di terre aratorie communi ed indivise con l’altre terre del S.r D. Domenico Rodriguez Suriano ed il beneficio della famiglia Suriano nel luogo d(ett)o li piani delle mendole, confine la gabella d(ett)a S. Giacomo, la Brica e Piano di Nola”. A queste aggiunse, dopo la morte del marito e del padre Gio. Battista Barricellis, la gabella detta Pernabò, confinante con la Carrara e S. Giacomo. Il tutto nel 1731 passò al figlio Fabritio Suriano, che ancora alla metà del Settecento le deteneva ( ANC. 614, 1731, 14 -19; 919, 1752, 132 -134) . Sempre in questi anni “tuvulo grande” risulta diviso tra tre proprietari: Antonio Barricellis, Francesco Suriano ed il monastero di Santa Chiara di Crotone. Mentre il beneficio di S. Giacomo di iuspatronato e collazione pontificia manteneva: “ Due territori uniti detti Coppola e Tuvulillo confine tuvulo grande di D.Antonio Barricellis, D. Fran(ces)co Suriano e del venerabile monastero di S. Chiara in denaro s’affittano D. 190.
Un altro territorio detto S. Giacomo di Tuvolo confine Tuvolo grande sud(ett)o in denaro D. 25 in grano tt.a 48.
Un altro territorio detto S. Giacomo di Bernabò confine detto territ(ori)o di Bernabò di D. Anna e D.a Fra(nces)ca Barricellis in denaro D. 15 “ ( Anselmus , f. 39v).
(Nella divisione dei beni tra Anna e Francesca Barricellis, avvenuta nel 1720, Pernabò “di salmate dieci, confine La Carrara del Cantorato della Cattedrale e il territorio detto Spataro” del valore di Ducati 400 andò a Francesca, ANC. 660, 1720, 152 -154).

Tufolo quattro

Crotone, località Tuvolo.

 

Nuovi Proprietari
Ancora pochi anni e Tuvolo dagli indebitati Barricellis e Suriano passerà ai Venturi e Zurlo, mentre il monastero di S. Chiara continuò a mantenere le sue proprietà. Nel catasto onciario, compilato nel 1743, D. Gio. Battista Venturi possiede in comune con D. Pietro e fratelli di Zurlo un comprensorio di terre dette Tuvolo consistenti nelle seguenti gabelle: Lampamarello, la Fico, il Furno, il Linternetto, Tuvolo e Cerriello ( Catasto Onciario 1743, ff. 106 -107). Zurlo Pietro dichiara a sua volta di possedere “un comprensorio di terre in comune ed indiviso con Gio. Batt(ist)a e fratelli Venturi detto il Forno, la Fico, Liternetto e Tuvolo (f. 181). Mentre il monastero di S. Chiara continuò a possedere una “porzione di terre nel luogo d.o di Tuvolo” (f. 243v), le altre parti passarono agli eredi. Da Gio. Battista metà del comprensorio di Tuvolo passò a Dionisio Ventura, come risulta dalla nota dei “ beni e rendite possedute dal seminario di Crotone, perché ceduti dai fratelli del Pio Monte dei Morti per concessione avuta tra la curia vescovile ed i fratelli in atto di visita fatta dal vescovo Bartolomeo Amoroso con decreto del 13 aprile 1768 ed in esecuzione del real dispaccio, Napoli 20 maggio 1769”. Vi erano infatti “annui ducati settanta col di loro capitale di D. 1400 al 5 per 100 pagabili dal Sig.r D. Dionisio Ventura sopra le di lui gabelle dette Casazzoni, li Martorani e metà del comprensorio di Tuvolo, come per istrumento de 23 Maggio 1760 stipulato dal q.m notaro Gio. Tirioli “ (Arch. Vesc. Crot.). Lo stesso avverrà per la parte degli Zurlo , che verrà divisa tra i numerosi pretendenti nel 1777. Tra i numerosi beni vi è anche il “Vallo di Tuvolo in comune col S.r Ventura ap(prezza)to per tt.a 7336 come per fede, però di comune consenso la metà delli S.ri Zurlo per rispetto della rend(i)ta resta stimata D(ocati) 4500. ( ANC. 1589, 1777, 60 -62).

Tuvolo alla fine del Settecento
L’aspetto silvestre e pastorale, che ancora conservava la vallata, è messo in risalto da un fatto delittuoso avvenuto alla metà del Settecento.
Francesco Chiefali, originario di Satriano ma da tempo abitante a Crotone, accudiva alcune cavalcature nella ministalla, situata in località Pernabò, distante circa due miglia dalla città. La domenica del 23 aprile 1752, al tramonto, come ogni giorno, dopo aver finito il suo lavoro si era seduto dentro la ministalla per consumare la cena assieme al suo aiutante Bruno Dirella. Ad un tratto si sentì il rumore di una scoppiettata. Entrambi non ne fecero caso e continuarono a mangiare, pensando, che fosse stata esplosa da qualche cacciatore, “che ivi andasse caneggiando”. Finita la cena, desiderando bere, il Chiefali si recò alla vicina fonte dove giunto, udì dei lamenti. Mosso dalla compassione, più che dalla curiosità, si diresse verso il luogo da dove provenivano. Vide che a cavalcioni di un asino veniva il suo amico Pietro Pizzimenti e si accorse che la mano sinistra dell’amico piangente era avvolta in un sacco tutto insanguinato. Il ferito era seguito da vicino da Francesco Paglia, che gli apparve timoroso e spaventato. Chiesto al Pizzimenti che cosa fosse successo, questi non ebbe tempo di rispondere perché subito si intromise l’accompagnatore che esclamò: “Il guardiano l’ha menato una scopettata per una mancata di erba”. Udendo ciò, il ferito di rimando subito soggiunse: “Tu li dicesti che m’ammazzasse ed egli mi ha ammazzato”. A tali parole il Paglia non interloquì più, ma voltatosi verso il Chiefali gli disse di accompagnare il ferito fino alla chiesa di Santa Maria della Scala, sulla collina poco distante, affinché non morisse dissanguato per strada. ( ANC. 855, 1752, 130 -131)
L’episodio di pascolo abusivo dimostra come alla fine del Settecento, anche se in molte gabelle si era consolidata la rotazione triennale pascolo – uso d’erba/semina – ad ogni uso, nella vallata predominava ancora il pascolo. Le mandre, che calavano dalla Sila, alimentavano di continuo la produzione di forme di “cascio”, che veniva immagazzinato e poi commercializzato nell’area napoletana. Il principale beneficiario era il maggiore proprietario della vallata, come dichiarò Ippolito Mesuraca, magazziniere di Pietro Zurlo. Il magazziniere affermò che nel 1760 nel territorio di Tuvolo pascolò la mandra della signora Teresa de Bonis di Pietrafitta sotto la custodia del capo mandra Flavio Piro di Donnici. Tutto il caso che fece, costituito da duemila e cento forme, fu venduto a Pietro Zurlo, che lo fece portare nel suo magazzino e consegnate al magazziniere Ippolito Mesuraca ( ANC. 1268, 1761, 72v -73)..
Il caso della gabella di Pernabò, confinante con la Carrara e S. Iacopo ed appartenente al seminario, ci offre un esempio degli usi agrari vigenti nella vallata. Alla fine di dicembre 1772 il massaro Michele Giaquinta prende la gabella in fitto per un anno intero ad iniziare dal 15 agosto 1773 “ad uso d’erba di pascolo d’ogni sorte di animali vaccini, e con specialità esclusi li porci, a riserba di quelli servissero per uso di vaccarizzo”. Egli si obbliga a pagare ducati 38 nel giorno di Molerà, 8 settembre 1774. Al massaro è concessa la possibilità di associare e di subaffittare, tuttavia se subaffiterà la gabella a pecorai per il pascolo di pecore, il pagamento dovrà essere anticipato in S. Ianni, terza domenica di maggio. Se poi il massaro vuole fare “qualche poco di seminato, le sia lecito, ma che non oltrepassi li tumolate cinque di orzo e seminandone di più un tumulo, sia tenuto ed obligato di pagare la gabella ad ogn’uso per docati quaranta cinque” ( ANC. 1665, 1772, 9v-10r).
Anche se il coltivato si era esteso su molti pianori, rimanevano ancora vaste aree incolte ed adatte al solo uso di pascolo. E’ questo il caso della proprietà del monastero di S. Chiara, che possiede “Tuvolo territorio comune e indiviso colli Sig. D. Giuseppe Zurlo e D. Bernardo Ventura. tt.a 70 appartengono a questo monastero e sono adatte a solo uso di pascolo. Confina tramontana D. Raffaele Soriano, mezzogiorno D. Giuseppe Zurlo, occidente D. Zurlo, oriente il Sig. Cosentino di Casabona ( Spogli degli apprezzi , 1790).
Il monastero di S. Chiara possiede la gabella di Tuvolo, “di terreno nobile ad uso di pascolo, ed in parte atto a semina, comune , ed indiviso con D. Giuseppe Zurlo, e D. Bernardo Ventura, di cui ne appartengono alla C. S. tumula settanta. Li sud(et)ti soci condomini per la rata med(e)ma corrispondono al Sacro Patrimonio in ogni di 8 settembre, metà per ciascheduno annui ducati ventinove e grana quaranta due.” In nota “ La p(rese)nte Gabella è stata conferita a D. Carlo Ventura, come istrom(en)to stipulato in data de’ 18 Giug(n)o del 1795. per Not(ar)o Caljo di Cat(anza)ro, al p(rese)nte luogo Pio li spetta la sud(ett)a rata in D. 29:42.” ( Lista di Carico, 1790, f. 10v).
Tra i territori censuiti dall’abolita Cassa Sacra troviamo nel 1806 la gabella di Tuvolo che è censuita a Carlo ventura, il quale deve pagare ogni 18 giugno D. 29 : 42, Platea Monastero S. Chiara , 1807, f. 6.

Tufolo tre

Crotone, località Tuvolo.

 

Catasto del 1793
Il catasto onciario del 1793 censisce i proprietari della vallata che sono:
D. Baldasarre Zurlo di an(ni) 43 possiede la porzione del territorio detto tuvolo d’an(nua) r(endit)a 140, ed altra porzione, ed un ottava di an(nua) r(endit)a 26:50 atteso l’altre quattro porzioni sono situati nelle rubriche di D. Rafaele Zurlo e Pietro Zurlo (f. 17).
Giuseppe Zurlo di an(ni) 43 possiede una porzione e 7/8 del territorio di Tuvolo, che si ha tutto comune coll’eredi del qm. D. Dionisio Ventura e tutta la casa di Zurlo quale appare dalle rispettive rubriche (f. 74).
La cappellania di S. Giacomo olim famiglia Lucifero, oggi tantum Zurlo cioè tutti fratelli Giuseppe, Fabrizio e Francesco Zurlo possiede un territorio detto Coppola e Tuvolo, altro detto S. Giacomo e altro pure S. Giacomo (f. 168 v).
Il monastero sospeso delle monache di S. Chiara possiede una porzione di terre nella gabella detta di Tuvolo (f. 180).

Il barone Giulio Berlingieri
All’inizio del Novecento la vallata era di proprietà di un unico latifondista , il barone Giulio Berlingieri, il quale oltre alla tenuta di Tuvolo possedeva la tenuta di Farina ed altri terreni confinanti come Piano di Nola, Ciurrio, Gabelluccia , Salica, quasi tutta la pianura di Capo Colonna, ecc.. Nel 1930 i terreni era affittati ai fratelli Giuseppe ed Alfonso Torchia, che li coltivavano a grano, avena e pascolo. Tuvolo era dell’estensione di 310 ettari. V’erano un vallone lungo 2500 metri, secco in estate, un pozzo, due abbeveratoi con sorgenti ed alcune casette. Farina era dell’estensione di 140 ettari. V’erano un vallone lungo 950 metri, secco in estate, un pozzo, un abbeveratoio con sorgente ed alcune casette

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