Paesaggi crotonesi: La collina rotonda

Rotonda due

Crotone, in primo piano la sommità della “Rotonda”.

“Vi era il Tempio di Marte sito dentro detta Città ancora sopra un Monte detto Caudino, perchè in esso furono ritrovate alcune codi di serpenti, che perciò sotto li piedi d’esso Marte erano scolpiti alcuni serpenti, quale Monte hoggidì si chiama la Rotonda per essere un Monte rotondo, questo Monte è delli fratelli di Casa Labruti, gentilhuomini d’essa Città et è fuori la Città più d’un miglio. Questo Monte viene nominato da Giovanni Boccaccio in queste parole. Caudinus Calabria Mons est. questo Tempio fu anco construtto da Crotonesi à conseglio di Pitagora, dopò la vittoria ottenuta contro le due Città vinte da Crotonesi, Tempsa, et Cleta nominate, la cui statua di Marte tutto il corpo era di argento, et la testa di oro, quale oro et argento pervenne dall’espugnatione di dette due Città, conforme dice detto Camillo Lucifero” (Nola Molise G.B., Cronica cit., pp. 52-53).

La via della Rotonda
Nel dicembre 1546 durante la costruzione delle fortificazioni di Crotone si dovette procedere allo “acconso dela via dela rotonda quale per lo maltempo era ruynata per possire passare li carra che portano petra alla regia frabica”(ASN, Dip. Som. fasc. 197, 1546).
La via che costeggiava le colline della Pignera, fu mutata di percorso in occasione della visita alla città, fatta dal re Carlo III di Borbone all’inizio di febbraio del 1735. Essa fu resa diritta ed invece di passare sotto le colline, attraversò la gabella (attuale via Cutro), come si afferma in una testimonianza, rilasciata il 14 settembre 1736, presso il notaio Pelio Tirioli di Crotone. I mastri Geronimo Brancaccio, Gasparo Cavaliero, Gerolamo Campusano, Andrea Mirielli, Antonino di Fusto, Domenico Petrolillo e Ignazio Scavello dichiararono che “nel Territorio detto La Pignera del Sig.r D. Antonio Barricellis di questa Città vi è stata et al presente è la strada publica per dove siasi per il passato caminato ad man sinistra fra le coste, e li piani di detta Pignera, e che per maggior commodo del passaggio di S. M. (Dio guardi) siasi aperta nuova strada per mezzo delli piani di detto territorio non solo di molto pregiudicio al detto Sig.r Antonio ma di molto interesse per essere discapitati, e caduti dal solito affitto per causa di detta nuova strada. Et al presente la gente, tanto forastiera, quanto cittadina abborrendo la via solita publica a man sinistra, vogliono il passaggio per detta nuova strada in grandissimo danno et interesse di detto S.r D. Antonio” ( ANC. 665, 1736, 99v -100).

Rotonda tre

Crotone, il colle Rotonda prima dell’edificazione.

Rotonda aerea

Crotone, il colle Rotonda dopo l’edificazione.

 

Una chiusa in località “La Rotonda”
All’inizio del Seicento Anselmo Berlingerio aveva una “clausuram vinearum diversis arboribus arboratam cum domu sita in territorio dittae civitatis loco ditto la Rotunda” (1602).
Ancora nel marzo 1675 Felice Berlingeri ed il figlio, il chierico Anselmo, possiedono “Una vigna arborata con diversi Arbori con terreno vacuo, sita nel territorio di questa Città loco la Ritunda confine la vigna del q.m Antonio Suriano, la vigna del q.m Nicolò M.a de Vite et la vigna di Horatio Meza via publica et altri fini” (ANC. 334, 1675, 45).

La Gabella La Rotonda
La gabella La Rotonda fu un antico possesso dei Labrutis; famiglia del seggio dei nobili di Crotone che aveva per arme “D’azzurro al castello d’argento di tre pezzi, cimato da un leone passante d’oro, col sole radioso d’oro nel canton destro del capo e col crescente dello stesso nel canton sinistro”.
Già all’inizio del Seicento è segnalata la loro presenza nella località. L’aristocratico Fabritio Lucifero possedeva infatti la gabella la Olivella che confinava con le terre del reverendo Jo. Paulo Labrutis ( ANC. 49, 1610, 42 -43).
Nel 1620 la “rotunda grande” appartiene a Gio. Domenico de Labruto ( ANC. 117, 1620, 3-6) e pochi anni dopo troviamo gli eredi di casa Labruti: i fratelli Stefano, Gio. Paulo juniore e Domenico, figli di Gio. Domenico e di Mosessa Pagano. Essi in comune hanno il territorio La Rotonda, così detto dalla natura del luogo “per essere un monte rotondo” (Nola Molise G. B., Cronica cit., p. 52.). Con atto del notaio Geronimo Felice Protentino del 22 agosto 1657 Stefano de Labrutis, confrate della confraternita del Rosario, faceva una finta donazione in favore del fratello Gio. Paulo juniore, che in quanto primicerio della cattedrale poteva evadere i creditori e le tasse. Stefano de Labrutis, che aveva ottenuto molti benefici dal fratello, il primicerio Gio. Paulo, gli donava la parte e la porzione che gli spettava dell’eredità paterna, con la condizione di ottenere, sua vita durante, vitto, vestito e tutto ciò che era necessario per il suo grado ecclesiastico e condizione sociale (ANC. 229, 1657, 111). Morto Gio. Paulo, i fratelli superstiti Stefano ed il chierico Domenico Labruto ritornarono gli unici proprietari delle gabelle La Ritunda e Ritundella e del giardino e vigne del Ponte. Essi il 5 settembre 1691 prendevano in prestito dal capitolo della cattedrale ducati 90 all’8%, impegnando tutti i loro averi (Platea del Capitolo 1691, f. 12.)
Il chierico Domenio de Labrutis durante gli ultimi anni della sua vita s’indebitò, trattenendosi anche per uso privato del denaro del beneficio dei Nola Molise, di cui era rettore. Dopo il prestito del Capitolo della cattedrale, nel febbraio 1692 prende altri ducati 50 dal beneficio di iuspatronato dei Nola Molise e si trattiene dallo stesso beneficio altri ducati 50, che dovrebbero essere impiegati. (Platea Capitolo, 1692/1693, f. 9v; Anselmus cit., f.37v).
Il 12 maggio 1693 per atto del notaio Lonardo Avarelli i Labrutis si impegnano col seminario per altri ducati 100 all’otto per cento, vincolando le entrate dei loro beni ed in specie le gabelle “la Rotonda” e “La Rotondella”, il giardino nel luogo detto “lo Ponte d’Isari con sua torre” ed alcuni vignali.( ANC. 338, 1699, 31 -34).
Dalla “Visita” del vescovo Marco Rama risulta che la mensa vescovile esigeva un annuo censo “sopra la gabella nomata La Rotonda, hoggi di Domenico Labrutis per la metà che a lui ne spetta carlini quattro annui ( Acta, 69), il Capitolo della cattedrale vantava un censo di ducati sette ed un tari annui per il capitale di ducati 80, ( acta, 82), la Cappella di S. Maria del carmelo e S. Bernardino da Siena annui ducati 9 per il capitale di ducati 100 ( Acta , 104), il canonicato dell’Annunciazione altri carlini 22 annui ( Acta 138v), il canonicato di S. Paolo altri carlini 20( Acxta , 140v) ecc. Ai numerosi censi dovuti agli enti ecclesiastici erano da aggiungere i debiti contratti con l’arciprete Gennaro Pelusio per 400 ducati, con Giuseppe Massaro per 60 ducati, con i Venturi per 100 ducati, con i Giannocari per 300 ducati, con i Ralles per 300 ducati ecc., ANC. 496, 1702, 56-59)
Il chierico Domenico de Labrutis fu rettore del beneficio con altare e cappella in cattedrale di Santa Maria di Monte Carmelo e San Bernardino da Siena della famiglia de Nola Molise e del beneficio di iuspatronato della famiglia Labrutis senza altare e cappella intitolata a S. Maria de Angelis. (Acta cit., ff.29, 31v, 69 sgg.; ANC. 496, 1702, 56-59).
Dopo aver fatto testamento il 29 novembre 1701, nominando erede universale il reverendo Marco Antonio Benincasa, originario di Mesoraca ma residente a Crotone in casa di Annibale Berlingieri, Domenico morì il 21 dicembre 1701 e con lui si estingueva la casata dei Labrutis, essendo il fratello Stefano ed i figli di costui già morti in età giovanile (Atti del beneficio di Santa Maria degli Angeli, AVC.).
Nell’inventario dei beni lasciati dal fu Domenico de Labrutis troviamo “ Vacche numero quattrodici ferrate col segno del q.m Dom.co de Labrutis con sette allevi non ferrati.Una Cabella nominata La Rotonda di salm(ate) 18 conf.e l’olivella del S.r Castiglia. Un’altra Cabella nominata La Rotondella di salm(ate) 14 confine la vigna dotale del mag.co Fran.co Galasso, ed altri fini. Un giardino loco detto Lo Ponte d’Isari con sua torre e vignali uno de’ quali si ritrova sementato di tt.a cinque d’orzo, e l’altro dentro detto giardino sementato di lino e fave in comune col giardiniero; Due somare grandi con tre polledri d’appresso . Trenta copelli. tre tine grandi ed una cassa vuota dentro la torre di d(ett)o Giardino” (ANC. 496, 1702, 56 -59).
Per testamento il patrimonio immobiliare fu in parte smembrato. Il giardino con le vigne ed i due vignali davanti e di dietro il giardino, situato nel luogo detto il Ponte e confinante con La Rotonda, andarono a Teresa Fota ed ai suoi eredi, mentre gran parte dei beni rimanenti, compreso il palazzo dei Labruto, andava al suo erede, il sacerdote Marcantonio Benincasa, il quale si accollava anche i debiti, che assommavano ad oltre 2000 ducati. (ANC. 497, 1701, 77 – 79; 496, 1702. 56-59.)

Il giardino del Berlingieri
A causa dei debiti il patrimonio fondiario, che era stato dei Labruto, cominciò ben presto a sfaldarsi. Il 16 aprile 1707 la gabella “La Rotonda” era venduta dagli eredi di Domenico de Labrutis ad Annibale Berlingieri (AVC) e nel 1711 le vigne ed i vignali chiamate comunemente “La Vigna di Labruto” su istanza dei creditori furono sequestrate, messe all’asta e vendute dalla Corte vescovile .
Il barone Berlingieri potette così ampliare le sue proprietà nella zona, egli infatti possedeva già fin dalla fine del Seicento il vignale della Rotonda, che era appartenuto a Quinto Caparra. Il barone dopo aver messo a vigna il vignale (Acta, f. 136v), proseguì ampliando il giardino. In un atto notarile del 1708 Annibale Berlingieri risulta proprietario di La Rotunda e giardino, che confinano con le terre di Olivella di Pietro Suriano (ANC. 497, 1708, 51).
Morto nel 1719 Annibale Berlingieri, (ANC. 660, 1719, 14 -19), nel 1720 la gabella La Rotonda passò al figlio Francesco Cesare . In quell’anno le vigne ed il giardino, che a suo tempo erano state messe all’asta, una parte apparteneva a Antonio Schipano , l’altra a Salvatore Messina, il quale aveva nel luogo vicino il Ponte di Esaro anche una vigna confinante ( Anselmus, ff. 26v, 37v).
L’anno dopo (1721) Anna Suriano acquistava da Salvatore Messina “la vigna detta di Labruto” per 1033 ducati. La vigna consisteva in “vigne, vignale, giardino, fossi, chiusura e torre” e confinava con il “ponte dell’acqua . (ANC. 661, 1721, 84).

Il catasto Onciario del 1743
D. Francesco Cesare Berlingieri possedeva la gabella la Rotonda di tomolate 80 che confinava con Rotondella ed una chiusa vitata e alberata nel luogo detto la Rotonda (1743, ff. 70 -71).
Francesco Antonio Schipani aveva un giardino di tomolate 21 nel luogo detto la Rotonda che confinava con la Potighella ( 1743, f. 90).
Pietro Asturello aveva un vignale nel luogo la Rotonda (1743, ff. 179 -180).

Di Berlingieri in Berlingieri
Alla morte del marchese Francesco Cesare Berlingieri, avvenuta nel 1749, la Rotonda passò al figlio Carlo. Nel 1781 il marchese Carlo Berlingieri, figlio ed erede di Francesco Cesare Berlingieri, lascia in eredità al figlio Anselmo “il territorio detto le parti della Rotonda, quali otto porzioni di detto territorio sono state censuate al Sig.r Marchese Lucifero, e Sig.r Cavalier D. Tomaso Sculco, ed un altro che contiene in nove porzioni attinente alla predetta eredità”. (ANC. 1329, 1781, 164).
Nel 1793 il marchese Cesare Berlingieri di anni 20 possiede un comprensorio di terre dette La Ritonda ed una chiusa nel sudetto luogo della Ritonda (Catasto Cotrone 1793, f. 24). La gabella nel 1838 è ancora del marchese Cesare Berlingieri.

I confini
Da alcuni documenti si ricava che la gabella La Rotonda confinava con la via pubblica, con le terre dette “l’Olivella”, con la “Chiusa di Pompilio” e con il ponte sul fiume Esaro. Essa era vicino alle terre della “Pignera” ed a quelle di “Gesù Maria”.
Nell’agosto 1708 muore Pietro Suriano lasciando in eredità ai figli, il chierico Francesco Antonio e Giuseppe Suriano, le “terre dette l’Olivella di salmate diece confine le terre dette La Rotunda e Giardino del S.r D. Anibale Berlingeri, che furno parte delle doti della q.m D. Maria Castiglia madre di d(ett)i pupilli” ( ANC. 497, 1708, 46 -52).
Il 16 aprile 1711 il parroco Natale La Piccola acquistava all’asta per ducati 600 una “vigna con due vignali uniti” ed il 13 giugno 1715 la rivendeva a Salvatore Messina. La vigna con i due vignali uniti è così descritta: “ Una vigna con due vignali uniti, uno dalla parte di addietro detta vigna, e l’altro dalla parte d’avanti con più e diversi alberi fruttiferi, viti, casella , vaglio di fabrica, pozzo, chiusura , e fosse , seu conserve dà metter biade, nel vignale però dette fosse, e proprio quello dalla parte da dietro, site e poste loco detto il ponte e comunemente chiamata La vigna di Labruto, confine d’un lato a detta vigna e vignali il ponte dell’acqua, dalla parte davanti strada publica al primo vignale dall’altro lato vallone confinante con le terre dette La Rotonda, e dall’altra parte daddietro confinante detto vignale con le vigne di Salvatore Messina” ( ANC. 659, 1715, 43 -45).
Il 9 ottobre 1717, i fratelli Francesco Antonio e Giuseppe Suriano, figli ed eredi di Pietro Suriano, promettono in dote alla sorella Ippolita che va sposa al barone di Apriglianello Fabrizio Lucifero “.. altri Docati cinquecento in salmate diece terre, tutta la gabella detta la Olivella, confine le terre della Rotunda del S.r Berlingieri et altri fini …” ( ANC. 659, 1717, 193).
La famiglia Messina nel 1732 possedeva “una continenza di vigne, e terre vacue, torre, pozzo, per uso di sena alborato con alberi, viti fruttiferi confine il giardino della Sig.ra D. Anna Suriano vallone mediante con la Gabella detta La Rotonda stritto mediante con le vigne del cler.co Gregorio Arrighi ed altri fini” ( ANC. 664, 1732, 90 -92).
Nel 1762 Il chierico Carmine Lucifero ed il marchese di Apriglianello Giuseppe Maria Lucifero possiedono “salmate diece nel territorio detto L’Olivella della Rotonda”. Le terre erano pervenute ai Lucifero, metà per ciascuno, a Carmine come figlio ed erede della madre Ippolita Suriano ed al marchese come erede del padre Francesco Lucifero ( ANC. 861, 1762, 2 -4).

La collina ed il Ponte sull’Esaro
La collina detta La Rotonda sovrastava il vecchio ponte sull’Esaro. Il ponte fu rovinato dal fiume ed in seguito fu costruito in altro luogo, ma rimasero alcuni resti della costruzione nell’argine destro. Da un documento, datato 9 marzo 1670, si apprende che Laura Antonia Villirillo, moglie di Marco Lombardo, possedeva una “vigna nemorosa per non esser stata cultivata più anni” che era stata di Giulio de Squillace ed ad essa pervenuta in eredità, situata nel luogo detto “Gesù M(ari)a confine le vigne dotale d’essa costituta le vigne furono del q.m dom.co d’Urzo, le terre dette della Pignera, et il Vallone d(ett)o il Ponte”. “Quale vigna stante la sua povertà non ha possuto quella coltivare nè tampoco li torna commodo non potendo con li frutti d’essa pagare detti pesi che più volti per il mancamento di dette vigne e romasta a pagarli” perciò la vende a Gioseppe di Messina ( ANC. 253, 1670, 15v- 16). Il seminario possedeva un annuo censo sopra le vigne del fu Gio. Thomaso e di Giulio Squillace nel luogo detto “Giesù Maria vicino al ponte dell’acqua d’Esari hoggi patrimoniali del sacerdote D. Onofrio Messina”. Acta cit. f. 130v, AVC.

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