Vincenzo De Rosa e le torri regie tra il Tacina ed il Neto

mariello tre

La torre del Mariello a capo Colonna di Crotone.

Poco dopo la metà del Cinquecento, durante il viceregno del duca d’Alcala’ (1559-1571), per contrastare le frequenti incursioni turchesche, proteggere il traffico navale e combattere il contrabbando, si cominciarono a costruire torri di guardia marittime.
La Regia Corte impose tasse destinate alla loro costruzione e guardia.
Per loro conto le università vicine alla costa assicuravano che si facesse giorno e notte la “guardia” e “sopraguardia” del litorale con cavallari (1).
Le torri dovevano essere disposte a non piu’ di seimila passi l’una dall’altra, in vicinanza di insenature dove le navi potessero rifugiarsi facilmente.
Rifornite di polvere da sparo e di palle, esse erano sotto il comando di un caporale e di alcuni aiutanti o guardiani i quali, nel caso di avvicinarsi di navi sospette o nemiche, dovevano segnalarle e bersagliarle con fuochi e con l’artiglieria mentre i cavallari nell’evenienza di sbarchi nemici allertavano con segnali di avvertimento concordati gli abitati, approntavano le prime difese e si davano il passaparola (2).
Sappiamo che nel giugno 1564 era in Calabria Ultra l’ingegnere Petro de Trivegno, mandato “ad designandum et reconoscendum edificium turrium”; egli aveva inoltre il compito di conteggiare le torri che si edificano in quelle marine per difenderle dai corsari e di stabilire il denaro occorrente per questo uso. Sempre in quel mese è presente Donato Antonio Camo, ufficiale della regia scrivania “deputato in interventione fabricae dittarum turrium” mandato dal vicerè nelle Calabrie per assistere ai pagamenti delle torri (3).
Nonostante che nel marzo 1565 il marchese di Cerchiara, Fabrizio Pignatelli, delegato a seguirne la costruzione (4), comunicasse al vicere’ che la maggior parte delle torri era terminata (5), noi sappiamo che nella penisola crotonese i lavori non erano ancora incominciati o erano incompleti.
Nel 1570 la torre di capo delle Colonne prima ancora di essere finita era stata rovinata dai Turchi e quella di capo Ricciuto era oggetto di una protesta dell’universita’ di Crotone (6). Sempre in questi anni erano attive alcune torri marittime in Calabria Citra. Dai pagamenti effettuati dal tesoriere di Calabria Citra, Antonio Belmusto, sappiamo che nel 1571-1572 erano in guardia le seguenti regie torri:
1) La torre dela Dopna o Domna nel territorio di Guardia di cui era caporale Michele Rodoriques.
2) La torre di Santo Quaranta nel territorio di Longobardi di cui era caporale lo spagnolo Antonio de la Pigna.
3) La torre de lo Capo del Saracino in territorio di Casalnuovo di cui era caporale Thomaso Hernandes.
4) La torre dela Bocha di Sabuto o Vucca de Savuto in territorio di Nocera di cui era caporale lo spagnolo Joan de Serra
5) La torre dela Preta dela Nave (7)
Dopo una visita fatta nel 1579 alle coste della Calabria, per la sicurezza della marina dal Crocchio a capo delle Colonne, di continuo infestata dai pirati, il veditore generale dei castelli Sancio de Carrozza e l’ingegnere militare Benvenuto Tortelli avevano fatto presente al vicere’ la necessita’ di costruire almeno dodici torri cosi’ distribuite: “al detto capo delle Colonne, alla punta di Maricello, a quello della fontana di Siffo, al capo delle Cimiti, al capo Rizzuto, al porto delle Castella, terra distrutta per le continue scorrerie dei Turchi e … in un luogo que por ser tan buen puesto la religion de Sant Juan pidio’ al emperador Carlos quinto para edificar una ciudad a tiempo que perderion la isla de Rodas, in due capi non nominati ed infine alle foci del Tacina e del Crocchio”(8).
All’inizio del 1580 molte torri marittime erano già state completate e poste in guardia, di queste ben 49 erano in esercizio in Calabria Ultra, due nel Marchesato, di Capo Rizzuto e di Manna in territorio di Isola (9). Altre torri erano in costruzione e molte dovevano essere appaltate. Tra quest’ultime le dodici che Sancho de Sarrocza, “veditore della gente di guerra e fortecze del regno”, aveva segnalato come importantissime da farsi sulla marina tra il Tacina ed il Neto. Nel luglio 1583 l’ingegnere militare Pignalosa Cafaro era nei luoghi per misurare alcune torri e per consegnare il disegno di altre ancora da farsi (10); ma ancora negli anni Ottanta esistevano sulle coste dal Neto al Tacina le sole torri regie marittime di capo Manna (11) e di capo Ricciuto (12).
Nell’ottobre 1586, essendo finiti i denari, si stimò che per completare le 27 torri che allora erano in fase di costruzione nelle marine del Viceregno abbisognavano almeno 15.000 ducati. Tra le torri incomplete alcune si trovavano nelle Calabrie (Ultra e Citra) e precisamente la torre della Ruffa nella marina di Tropea, le due torri di Briatico, la torre di Angitola nella marina di Pizzo, la torre di Santa Letterata presso Belvedere, le due torri di Cetraro e la torre di Scalea.
Per proseguire i lavori, la regia camera decise che dei 15000 ducati, stimati necessari, se ne fosse esatta solo la metà nei mesi di gennaio e febbraio 1587.
Nel giugno dello stesso anno 1587 il vicerè, ritenendo che era urgente proseguire i lavori delle torri cominciate e iniziarne altre, decise di imporre una nuova tassa di 10.000 ducati, suddivisa in tre terzi ad iniziare dal primo settembre 1587, gravando complessivamente grana 25 a fuoco le terre vicine alla marina meno di 12 miglia e metà le altre e quelle abitate da schiavoni e Albanesi.
Ma i soldi raccolti non durarono a lungo anche perchè subito si appaltarono altre sei torri, tra le quali la torre della Bruca nella marina dell’Abbatemarco e la torre di Pentedattilo, così che le torri in costruzione salirono a trentatre.
Ormai l’affare della costruzione delle torri era diventato ingovernabile ed inghiottiva sempre più denaro, mentre sempre meno erano le torri che venivano completate ed entravano in servizio. Frodi e corruzione aumentavano, i costi si allontanavano sempre più da quelli preventivati ed i lavori si prolungavano creando occasioni di speculazione e di complicità tra ingegneri, partitari e funzionari regi. Si era ormai creato un ceto insaziabile che faceva fortuna sul prolungamento e l’ampliamento dei lavori, favorendo l’appalto delle torri meno importanti e ritardando di continuo l’inizio dei lavori di quelle ritenute strategiche.
Si decise di ricorrere a nuove tasse, sia per finire le trentatre torri in costruzione, sia per riparare alcune vecchie torri e sia per costruirne altre tra le quali quelle previste fin dal 1579 nelle marine del Marchesato di Crotone.
Ai primi di aprile 1590 fu stabilito che per accumulare i 46.000 ducati occorrenti per portare a termine i lavori, si dovesse imporre una nuova tassa di un carlino a fuoco ,da esigersi terziativa in due anni, a iniziare dalla Pasqua 1590 e finendo al Natale 1591.
Appena andata in vigore la nuova tassa riprese la costruzione delle trentatre torri ma nello stesso tempo ne vennero appaltate altre sei nuove, tra le quali la torre nell’isola di Cirella, la torre di Palizzi, la torre nella marina di Cropani e la torre di Gallicchio in territorio di Reggio, la quale pur essendo già stata costruita, aveva subito danni dalla piena del vicino torrente.
Il numero delle torri da completare salì così a 39, mentre non andavano ancora in appalto quelle importanti tra il Tacina ed il Neto.
All’inizio del 1594 i soldi erano ormai finiti e per ottenerne ancora si assicurava il vicerè che alcune torri erano ormai finite, tra le quali nelle Calabrie quella dell’isola di Scalea e le due di Briatico, e che occorreva con urgenza appaltare le torri tra il Neto ed il Tacina ed altre ritenute importanti tra le quali in Calabria: una in territorio di Joppolo, una nella marina di Cirò, un’altra tra Cassano e Corigliano, già costruita precedentemente ma poi distrutta dal torrente Coscile, e un’altra nel porto di Santo Nicola a Scalea.
Si ricorse come al solito a nuove imposizioni e si decise di applicare una tassa di 10.000 ducati all’anno per cinque anni continui ad iniziare dalla terza di Pasqua 1594, gravando ogni fuoco di grana 2 e 5/6 l’anno per le terre entro 12 miglia dalla marina e per metà le altre.
Con questa nuova e pesante tassazione si prevedeva anche di dare finalmente in appalto le torri previste fin dal 1579 dal Carrocza ed il cui iter burocratico è così descritto in una relazione del gennaio 1594 dal razionale Antonio Falanga, che aveva l’incarico di seguire le vicende delle torri del viceregno: “Molto Ill.e S.re havendo vostra E. per viglietto del sec.rio mayorga delli 4 del p.nte or.to alla cam.a li facesse relatione il primo venerdi di quello si contiene in una copia di cap.li di viglietto scritto all’ E. sua per il priori di ungaria in materia delle turri designate farrosi nel capo delle colonne vi e stato da V. S. commesso li referisca q.nto possa circa questo par.re e volendo cio esseg.re referisco come detto priore have accosato a sua Ecc.a che dal fiume di Tacina sino al capo delle colonne furo l’anni passati designate farnosi per il qm. Sancio de Sarrocza vedetore generale et alcuni ingegnieri dudici o tredici turri molto importantissime per salvatione de populi le quali furo ultimamente confirmate farnosi per il qm. spettabile don Herrico de Mendocza olim gov.re di quella provintia de Calabria Ultra il quale insieme con lo ingegniero Vinc.o de Rosa ando per or.ne dell’E. Sua visitando le marine de dette provintie et perche il detto ingegniero Rosa a 9 dell’istesso p.nte mese di gennaro ha referito in scriptis al S. Regente Ferrante Fornari come da quelle parti era necessario edificarnoseci quattordici turri cio e tridici nell’infratti luochi del capo delle colonne conforme all’aviso dato per detto priore et una nel fiume de neto perche l’altre due sino al numero de turri sidici referite per detto ingegniero Rosa una chiamata Crocchia nel territorio di Cropani e gia principiata e l’altra e torre vecchia sita nel monte Riczuto quale se ha da reparare a respetto delle quali tridici turri che sua E. ha comandato se neli faccia per la camera relatione il detto ingegniero ha referito esserno state appontate e designate farnosi nell’infrascritti luochi et bisognarci l’infrattra spesa cio e, una nella fiumara de Tacina con spesa de ducati 4000, un’altra in la care de dragone e vallone de Reytano con spesa de ducati 2500, un altra nella cala de posterione per il preczo ut supra de ducati 2500, un altra nella scalea delle castelle per il preczo ut supra de ducati 2500, un altra nella cala porcella per il preczo ut supra de ducati 2500, un altra in lo luoco chiamato sbarcaturo per il preczo ut supra de ducati 2500, un altra in lo luoco chiamato la fenstra cala de malo et acqua delli burghi rossi per il preczo ut supra de ducati 2500 ,un altra nel monte chiamato Alfiero per il preczo ut supra de ducati 2500, un altra nella cala dela cesa e delle candelle per il preczo ut supra de ducati 2500, un altra nel luoco chiamato Schifo e capo de piczicarolo per il preczo ut supra de ducati 2500 un altra nel capo delle colonne dove se dice lo mareyello per il preczo ut supra de ducati 2500: importaria tutta la spesa de dette 13 turre de ducati 34000 et per l’altra torre da fabricarsi nel fiume de neto a complimento delle 14 ci bisogneriano di spesa ducati 4/m in tutto ducati 38000 et per corroboratione del predetto ho ritrovato che per consulta fatta per la camera a Sua E. a ultimo di ottobre 1586 in consultar. 18 f.o 35 per l’imposetione che se haveva da fare per finire alcune turri che si ritrovavano principiate et per incominciare alcune altre necessarissime fu tra l’altro referito all’E. Sua come nella visita che fe il pr.tto Sancio de Sarrocza nell’anno 1579 de or.ne del Ill.mo qm. marchese de Mondezar all’hora vicere del regno retrovo che nel detto capo delle colonne era necessario per securta di quelli luochi e terri al spesso assaltati da vascelli de infedeli che vi si edificassero 12 torri le quali erano state ordinate farnose et che per essa camera furo fatti publicare piu volte banni per la construttione d’esse in virtu delle quali sibene furo date alcune offerte non parse conveniente accettarle a causa erano ad alti preczi questo e quanto ho potuto referire a V.S. alla quale di continuo mi raccomando e bascio le mani da casa a 13 di gennaro 1594 di v.s. molto Ill.mo Ant.o Falanga”.
Nonostante tutto ciò, bisognerà attendere ancora alcuni anni e si dovrà procedere ad altra tassazione prima che alcune delle torri previste fin dal 1579 possano essere appaltate (13).Frattanto nel gennaio 1594 la nuova torre, chiamata Crocchia, in territorio di Cropani è già in costruzione. Il mastro fabricatore che si è aggiudicato l’appalto è Adante o Dante Cafaro della città di Cava che alcuni anni dopo costruirà la torre dei Gesuiti nel villaggio di San Leonardo.
Con le prime perizie iniziano le controversie. Il mastro è accusato di frode per essersi accordato con il delegato della regia udienza provinciale alterando le misure del costruito.
In attesa che un ingegnere su incarico della Regia Corte si porti sul luogo per una verifica, viene concesso un anticipo al mastro perchè possa procedere nei lavori. Il tempo passa e, poichè è ormai iniziata la bella stagione, l’ingegnere delegato, il cavalier Fontana, fa sapere che non intende portarsi sul luogo prima di settembre per paura dei corsari. Finiti i soldi, si fermano i lavori. Il Cafaro ai primi di luglio protesta per il danno che il fermo dei lavori crea a lui ,ai lavoratori ed all’opera. Egli chiede che nell’attesa venga consegnato un po’ di denaro all’università di Cropani per poter proseguire.
La richiesta è accolta e si ordina al tesoriere di Calabria Ultra di consegnare ducati 200, dei denari riscossi per la fabbrica delle torri, all’università di Cropani perchè li utilizzi nella costruzione della torre. Il versamento è effettuato ai primi di agosto dal luogotenente del tesoriere che consegna in Crotone il denaro al delegato dell’università di Cropani, Francesco Braczello (14).
La necessita’ di procedere a rinforzare l’assetto difensivo di tutto il litorale del Marchesato divento’ evidente dopo le distruzioni causate dall’ “Armata” turca del Cicala che il 24 agosto 1594 distruggeva nuovamente Le Castella (15) ed ai primi di settembre devastava il suburbio di Isola, saccheggiando la chiesa cattedrale (16), a fianco della quale il vescovo Caracciolo aveva costruito una torre alla quale si accedeva dal cortile del palazzo vescovile attraverso un ponte di legno (17).
Si giungeva cosi’ al 14 febbraio 1596 quando, riprendendo ed ampliando il piano del Tortelli, la Regia Corte emanava il bando per l’appalto della costruzione di quattordici torri: tredici dal Tacina a capo delle Colonne ed una alla foce del Neto (18).
Le torri dovevano essere situate in posizione dominante ai capi delle insenature e alle foci del Tacina e del Neto.
L’anno dopo i Gesuiti di Catanzaro procedevano per proprio conto alla costruzione di una torre nel villaggio da loro fondato di S. Leonardo nelle marine di Tacina.
Il 17 luglio 1597 veniva infatti stipulato in Catanzaro un contratto tra il rettore del collegio, Joannes Maria Santoro, ed i mastri fabricatori della citta’ di Cava Adante Cafaro, Decio de Mauro e Ippolito Jordano; questi ultimi si impegnavano a proseguire e completare entro due anni la costruzione della torre, che era gia’ iniziata, secondo il disegno e con alcuni patti e convenzioni (19).
Il lavoro alla torre durera’ alcuni anni e all’inizio del 1604 mancava ancora “lo ponte, la porta, fenestre et astraco di sopra” (20).
Anche il castello di Le Castella, costruito a suo tempo da Andrea Carrafa (21), veniva riparato dal duca di Nocera (22) ma risultava male armato (23) ed il castellano con i pochi abitanti d’estate si ritirava a Cutro per paura dei Turchi (24).
All’inizio del 1598 la Regia Corte procedeva all’incanto delle torri.
Risalgono a questo anno alcuni atti che dimostrano che i lavori erano iniziati.
Su richiesta di mastro Carolo Greco, partitario della torre de Porcello, in territorio di Le Castella, la regia udienza di Calabria Ultra il 16.5.1598 ordina ai sindaci di Cutro, Marco Fera e Jo. Matteo Oliverio, di comprare tre paia di buoi e tre carri perche’ il mastro possa usarli per la costruzione della torre (25).
Un altro ordine della regia udienza di quell’anno comanda al capitano Fulvio Antonio Leone, luogotenente del tesoriere di Calabria Ultra nella citta’ di Crotone, di versare all’universita’ di Cutro ducati 500 per il partito fatto dalla Regia Corte col mastro Io. Battista Fico di Cutro della torre di Posteriore sempre in territorio ” marittima Castellorum Maris seu Tacina”. Il Fico nel 1598 ricevera’ solo ducati 300 in due rate (26).
I lavori alle torri proseguivano anche nella primavera dell’anno dopo.
Nel marzo 1599 i mastri Andrea Jannello, napoletano e partitario della torre di Tacina, e Adante Cafaro, suo compagno e procuratore, stipulavano un contratto con alcuni lavoratori di Cropani.
Quest’ultimi promettevano di fornire 32 canne di pietra, da prendersi tra Jacopio e Le Castella, e di portarle sulla spiaggia presso la torre, “quaranta palmi discosto dall’onde” (27).
Da un atto successivo sappiamo che i mastri avevano iniziato il cavamento della torre ma la pietra per costruire era rimasta inutilizzata sul luogo (28).
I pagamenti della Regia Corte in quell’anno si interruppero (29).
Il tentativo di Campanella per cacciare gli Spagnoli dalla Calabria e istaurarvi la repubblica, l’arrivo della flotta del Cicala nell’estate 1599 e altri fatti posero fine ai lavori (30).
Domata la rivolta ed allontanatasi la flotta turca, ritorno’ l’urgenza di riprendere la costruzione delle torri.
L’anno dopo la Camera della Sommaria con due ordini inviati il 23 marzo ed il 31 agosto 1600 all’auditore di Calabria Ultra lo autorizzava a procedere nuovamente all’incanto dei lavori “con li patti, capitoli et conventioni apposti nell’ultimo incanto fatto per le medesime torri nell’anno 1598 “(31).
Sancio de Miranda, auditore di Calabria Ultra e commissario delle nuove torri che la Regia Corte fa edificare dal fiume Tacina al Neto, fa mettere all’asta nella piazza di Catanzaro l’appalto delle torri.
Si attiva contemporaneamente la struttura organizzativa ed amministrativa per finanziare e vigilare le opere. Man mano che gli appalti delle torri vengono aggiudicati i partitari,come per impegno preso, per maggior sicurezza della Regia Corte nominano un fideiussore, persona facoltosa, che deve svolgere la funzione di cassiere e la Regia Udienza ed il tesoriere di Calabria Ultra ordinano alle universita’, sul cui territorio dovranno sorgere le torri, di convalidare i cassieri o fideiussori, uno per torre, proposti dai partitari (32).
L’uditore di Calabria Ultra, Sancio de Miranda in Catanzaro, e’ il commissario destinato dalla Camera della Sommaria per la fabbrica delle nuove torri che si edificano nel Marchesato.
Dopo aver proceduto a fare eseguire l’incanto e stipulato per conto della Regia Corte i contratti di appalto, egli accoglie le istanze dei partitari per ricevere i denari di acconto e per iniziare e proseguire i lavori.
Verificate le richieste egli emana ordini diretti al tesoriere Camillo Romano in Monteleone perche’ proceda a pagare i partitari e le universita’.
Il tesoriere, che amministra i soldi provenienti dalle imposizioni sulle torri e quelli della guardia ed altri messigli a disposizione dalla Camera della Sommaria, su ordini dell’uditore tramite il suo luogotenente nel Marchesato, consegna i soldi di anticipo ai partitari e quelli che spettano alle universita’.
Da ultimo le universita’ versano ad ogni cassiere il denaro spettante, proveniente dalla tesoreria a volte anticipandolo con denaro proprio, affinche’ essi possano spenderlo per la costruzione della torre, per i lavoratori e gli operai che vi lavorano ad ogni ordine e volonta’ del partitario.
Vinto l’appalto, i partitari associano persone facoltose e altri mastri, costituendo delle societa’ miste di capitale e lavoro.
All’inizio del 1601 mastro Ascanio Faylla associa i benestanti Gio. Francesco di Bona e Scipione Azzariti.
A questi si aggiunge il mastro Geronimo La Macchia, al quale dopo poco subentra il mastro Andrea Jannello.
I mastri lavorano di persona alla costruzione della torre ricevendo un salario giornaliero di carlini tre, da prendersi dalla cassa comune, e per ogni giorno che non lavorano per loro colpa ne pagano otto.
Tutti i soci si spartiscono in parti uguali i guadagni e le perdite (33).
Dai documenti superstiti sappiamo che l’otto novembre 1600 presso il notaio Annibale Juzzolino di Catanzaro, Minico de Messina di Crotone stipula il contratto con la Regia Corte, rappresentata dall’auditore Sancio de Miranda, per l’appalto della torre del Marrello in localita’ Nao in territorio di Crotone (34) e sempre presso lo stesso notaio un altro atto dello stesso tipo e’ steso il 13 dello stesso mese con Gio. Battista Fico di Cutro che si e’ aggiudicato il giorno prima l’ appalto della torre di Posteriore in territorio di Castellorum Maris seu Tacina, il cui disegno e progetto porta la firma dell’ingegnere militare Vincentio de Rosa (35).
Ma altre torri erano state appaltate o lo saranno nei giorni seguenti: la torre di Tacina, sulla marina omonima, da edificarsi da mastro Ascanio Faylla, architetto e ingegnere pubblico di Bisignano (36), la torre di Jacopio, in territorio di Castellorum Maris da mastro Marino de Syo della citta’ di Cava (37), la torre di Neto in territorio di Crotone da mastro Petruczo de Franco di Crotone (38), la torre di capo Pellegrino sempre in territorio di Crotone da mastro Gio. Bernardino de Sena di Catanzaro (39) e le due torri di Civiti e di Zirigotti in territorio di Isola da Marco Sbarra di Catanzaro (40).
Arrivati i soldi di anticipo ai partitari ed altri ai cassieri, da conservarsi separatamente e spendere alla costruzione delle torri e per pagare i manipoli e gli operai, iniziano le assunzioni.
Francesco Surdano, abitante in Mesoraca, loca la sua persona al mastro Ascanio Faylla per aiutarlo a costruire la torre di giorno e di notte con la condizione che per ogni giorno che manchera’ verranno tolti dal suo salario tre carlini mentre per l’anno di lavoro ricevera’ dal mastro ducati 44, dei quali 5 all’inizio ed il rimanente in rate mensili.
Il mastro inoltre si impegna a seminare con i suoi buoi e con il suo grano due tomolate di terra che il Surdano possiede nel territorio di Mesoraca (41).
Cominciano i lavori ma spesso si interrompono per mancanza di denaro.
Nell’aprile 1601 il mastro Gio. Battista Fico, partitario della torre di Posteriore, che ha gia’ scavato i cavamenti, protesta “non potendo complire con i partitarii della pietra e calce che a comprato et li cavamenti, per esser detta torre sotto una rupe, da li inimici facilmente potriano empirsi in grandissimo danno della Regia Corte” (42).
Ai primi di luglio dello stesso anno il regio ingegnere militare Vincenzo de Rosa e’ nelle marine del Marchesato per ispezionare gli scavi di fondazione delle torri che si incominciano a costruire (43).
Dopo un’analisi attenta dei luoghi, egli ordina che il perimetro della torre di Neto, situata sul fiume, sia allargato tutto intorno di palmi quattro ” per non fare spesa d’impelliciata”, portando cosi’ il cavamento da canne 298 e palmi 34 a 487 e mezzo (44).
Per maggiore funzionalita’ e controllo delle opere al castellano di Crotone, Don Antonio dela Motta Villegas, sopraintendente alla regia fortificazione della citta’ e castello di Crotone, viene affidato dal vicere’ anche il compito di sopraintendere alle 14 torri che si edificano nelle marine del Marchesato (45), funzione prima espletata dall’Auditore di Catanzaro.
Il castellano su richiesta dei partitari ordina al tesoriere di Calabria Ultra di pagare l’anticipo e di consegnare altri soldi ai cassieri convalidati dalle universita’, soldi da prendersi dai pagamenti delle imposizioni per la fabbrica delle torri o mancando questi da quelli della guardia o da quelli inviati dalla Camera della Sommaria.
Egli inoltre certifica l’andamento dei lavori e le richieste e vigila sulla cessione degli appalti (46).
Mentre lo scavo e le fondamenta di alcune torri procedevano, altre non erano ancora iniziate.
Ritardi sono segnalati specialmente per le torri appaltate a prezzi bassi cioe’ quelle di Civiti e Zirigotti da costruirsi a carlini 22 e mezzo la canna e quella di Posteriore a carlini 23 e mezzo (47).
Cominciano le prime cessioni. Ritrovandosi impedito di eseguire l’opera, sia per infermita’ che per altre cause, il 10 ottobre 1602 il mastro Minico de Messina di Crotone cede l’opera fatta, sia di cavamenti che di fabbrica come anche di materiali che si trovano nella torre del Marrello, al mastro crotonese Renso Pecoro e allo spagnolo benestante Alonso Corrales (48), quest’ultimo fideiussore anche della torre di Neto (49).
Il Messina riceve dai nuovi partitari ducati 50 di rimborso per le ” molte spese di scripture, perdita di tempo, et altri interessi”, patiti al momento dell’appalto.
Nel 1603 proseguono i lavori delle torri di Tacina (50), Jacopio (51), Neto (52), Civiti (53) e Posteriore (54).
Finito lo scavo i mastri gettano le fondamenta ma sia per le modifiche che per il ritardo dei pagamenti, sono gia’ passati i due anni previsti per l’intera costruzione, le proteste sono sempre piu’ frequenti.
Mastro Petruczo de Franco, partitario della torre di Neto, appaltata a suo tempo a carlini 29 la canna di fabbrica, ora ne esige 39 (55); i mastri Marino de Syo, partitario della torre di Jacopio, e Jo. Batt.a Fico, partitario della torre di Posteriore, chiedono aumenti e che siano fatte le misure e saldato sia lo scavo che il costruito (56).
Facendosi pressante la richiesta di alcuni partitari che esigono il maturato per poter proseguire ed essendo assente l’ingegnere de Rosa, deputato a fare le misure delle torri, il castellano di Crotone incarica Pietro Iacomino, misuratore delle fortificazioni della citta’ di Crotone.
Nell’ottobre 1603 viene misurata la torre di Jacopio ed il castellano certifica che il partitario aveva maturato ducati 1472, tari 2 e grana 5 e mezzo (57), il 18.1.1604 lo Iacomino attesta che il partitario della torre di Posteriore aveva scavato sia di cavamenti che di cisterna canne 112 e mezza e fabbricato canne 434 per un importo di ducati 1513, tari 1 e grana 10.
Fatti i calcoli dei soldi anticipati ai partitari e quelli da avere, il tesoriere salda (58).
Ai primi di aprile 1604 arriva Vincenzo de Rosa, regio ingegnere delle fabbriche di Crotone, Reggio e Lipari, assieme al tesoriere Camillo Romano, per misurare le altre torri e stabilire il maturato.
Il giorno 4 l’ingegnere e’ alla torre di Neto assieme al tesoriere ed al soprastante della torre, Vincenzo Scigliano, dove misura sia il cavamento che il fabbricato di fondamenta (rispettivamente canne piccole 487 e mezzo ad un ducato la canna piccola e canne 195 e palmi 46 di fabbrica a ragione di carlini 29 la canna, il tutto assomma ducati 1054, tari 4 e grana 13) (59).
Il 7 e’ alla torre di Civiti dove i lavori vanno a rilento (cavatura di pedamenti canne piccole 250 a ducati 1 la canna piccola, canne 117 1/3 di fabbrica a carlini 22 la canna per un totale di ducati 514, tari 3 e grana 15) (60).
Il de Rosa ritornera’ alla fine di febbraio dell’anno dopo per altre misurazioni (61).
Frattanto il vicere’ aveva rimosso dall’incarico di sopraintendente alla fabbrica delle torri il castellano di Crotone,Antonio della Motta Villegas, e aveva destinato a commissario e sopraintendente delle fortificazioni delle citta’, castelli e torri della provincia di Calabria Ultra il capitano a guerra della citta’ e isola di Lipari, Baltasar Calderon (62); anche il tesoriere Camillo Romano aveva lasciato il posto a Gio. Battista Bonfanti (63).
Per tutto il 1605 i lavori procedevano (64); sappiamo che Vincenzo de Rosa in quell’anno aveva misurato due volte sia la torre di Jacopio che quella di Neto. Tra il primo marzo ed il 22 novembre, aveva certificato che il mastro Marino de Syo aveva fatto 37 canne di fabbrica (65) e che Petruczo de Franco tra il 26 febbraio ed il 19 novembre aveva costruito canne 84 e 1/4 di fabbrica, scavato un pozzo nella torre e fatto un terrapieno (66).
L’anno dopo muore Vincenzo De Rosa e gli succede nell’incarico l’ingegnere Giovanni Rinaldini (67). Con la morte del De Rosa, artefice principale e disegnatore delle torri, i lavori subiscono un rallentamento, come denota la rarefazione degli atti.
Da alcuni documenti risulta che procedeva anche la costruzione o ricostruzione di una torre alla foce del Crocchio, di cui era partitario il mastro Dante Cafaro, che gia’ aveva prestato la sua opera alle torri di San Leonardo e di Tacina (68) e che, sempre in questi anni, erano in servizio il caporale Pietro Pizinga nella torre di capo Ricciuto e Transo Cesare in quella di Manna (69), ambedue in territorio di Isola, ma sempre nello stesso territorio andavano a rilento i lavori per la costruzione delle torri di Zirigotti in localita’ Domine Maria e di Civiti nell’omonimo capo.
L’appalto di quest’ultima viene infatti ceduto alla fine di giugno 1607 da Marco Sbarra di Catanzaro, che ha in appalto anche la torre di Zirigotti, a Julio e Joanne Antonio Pallone di Catanzaro.
I nuovi partitari ai primi di agosto nominano i nuovi mastri fabricatori: Ippolito Jordano di Cava e Joanne Andrea Mannella di Monteleone (70).
Anche i lavori alle torri di Neto e di Posteriore si prolungano (71).
Nel 1608 non tutte le 14 torri dal Tacina al Neto erano terminate (72) anzi la costruzione di alcune era stata interrotta e abbandonata, di altre non era stata nemmeno iniziata.
E’ ormai passato un decennio dall’inizio dei lavori quando il mastro Marino de Syo, nel marzo 1611, esibisce in Cutro a Gio. Domenico Fortino, luogotenente del tesoriere Bonfanti, alcuni ordini da poco emanati su sua richiesta dalla Camera della Sommaria per avere dal tesoriere altro denaro di acconto da impiegarsi alla torre di Jacopio, “per essere il camino lungo et accio’ la fabrica preditta camini avanti” (73).
Ma i lavori in altre torri erano terminati ed i mastri erano intenti ad altre costruzioni. Tra questi Petruczo de Franco, che cessato di lavorare alla torre di Neto, nell’estate 1613 in societa’ con Nicola Antonio de Vito e Minico de Missina costruisce il ponte della citta’ di Crotone (74), su ordine di Giovanni Rinaldini, regio ingegnere di tutte le province, e di Diego de Ayala, generale commissario delle fortificazioni del regno.
Il nuovo apparato difensivo, parzialmente realizzato, non fece diminuire ne’ il contrabbando ne’ la perdita delle navi.
La complicita’ tra possidenti locali, patroni delle navi e Turcheschi favoriva truffe e danni.
Saltuariamente si allestivano spedizioni anticorsare. Nel settembre 1606, il marchese di Santa Croce al comando di una squadra composita di galee del Papa, di Napoli, di Sicilia, dell’ordine di Santo Stefano, dell’ordine di Malta, di Genova e di Carlo Doria riusciva nei pressi di Crotone a sconfiggere tre galee di Biserta, catturando la capitana (75).
Ritroviamo il marchese il primo maggio 1613 al porto di Crotone con sette galere di Napoli (76).
L’azione difensiva della flotta regia si dimostrera’ inadeguata.
La costa della penisola crotonese, ricca di scogliere e di insenature, era il luogo preferito dai Turcheschi per portare i loro veloci assalti alle numerose tartane, cariche di generi alimentari, che dalle Puglie e Crotone costeggiavano per Napoli.
Soprattutto a Capo delle Colonne i corsari scendevano a terra per fare acqua, razziare il bestiame (77) e attendere l’occasione (78).
Se la protezione del commercio marittimo era assente, difettava anche la difesa in caso di invasione dal mare.
Nell’estate 1623 il governatore di Calabria Ultra, Lorenzo Cenami, descrive l’apparato difensivo pronto ad attivarsi in caso di una incursione turca sulle marine del Marchesato.
Esso e’ costituito dalle due compagnie della cavalleria della milizia di Catanzaro, che all’occasione si acquartierava a circa quattro miglia dalla costa a Simeri e a Cropani, e di Cutro, che si radunava in quella piazza d’armi difesa da un capitano a guerra, e dalla cavalleria dei duchi di Gravina e Zagarolo che era pronta a Papanice e Staletti’ (79).
Alla cavalleria, che poteva “manovrare assai bene” essendo ” questa regione terreno assai piano e arenoso”, si affiancava la compagnia spagnola stanziata di presidio nella piazzaforte di Crotone (80), il castello di Isola, ” ben messo e provveduto di molti pezzi e munizioni” dal barone Ricca, ed i “castelli che sono alla marina di Cutro”.
Abbandonati i vecchi castelli e la difesa passiva, la Regia Corte impegnava il denaro in poche e sicure piazzaforti in punti strategici e nel mantenimento della cavalleria leggera che, alloggiata e mantenuta a spese delle universita’ del luogo(81), d’estate si portava presso la marina.
L’intento era quello di non permettere ai Turchi di insediarsi stabilmente sul territorio costiero.
Agli Spagnoli interessava la sola sicurezza del porto e della citta’ di Crotone, lasciando gli abitati e le campagne esposti alle razzie dei Turcheschi.
Dalla piazzaforte di Crotone e dalla piazza d’armi di Cutro la cavalleria leggera interveniva su segnalazione dei cavallari e dei torrieri.
Le incursioni tuttavia non cessarono. Nel 1633 otto triremi da carico turche devastano Le Castella, portando via una cinquantina di abitanti (82), e saccheggiano il convento dei domenicani, posto ad un miglio da Crotone sulla riva del mare (83).
Nel 1638 approfittando del terremoto i Turcheschi invadono le marine del Crotonese (84).
Nel 1644 tutta la fascia costiera del Marchesato e’ spopolata e l’abitato di Le Castella e’ abbandonato per ordine del re perche’ non difendibile.
Rimangono qua e la’ le torri dei baroni presso i casali distrutti ed alcune torri regie marittime (85).

Note

1) 1.4.1601. L’universita’ di Cutro mette all’incanto per un anno la guardia e sopraguardia della marina di Tacina da farsi giorno e notte da due cavallari, con cavallo e guarnimenti adatti. Paulo Scaccia se lo aggiudica offrendo il servizio a ducati 5 al mese per cavallaro, ANC. 61,1601,188-189.(ANC. = Atti notarili Archivio di Stato di Catanzaro).
2) Fiore G.,cit. I, 26-27; Caracciolo F. ,Uffici,difesa e corpi rappresentativi nel Mezzogiorno in eta’ spagnola, Reggio Calabria 1974, pp.178 sgg.;G. T. Pigneri, cavallaro ordinario della paranza di Crotone loco detto Nao, il 5 agosto 1724 si reca nel posto dei cavallari di Isola per darsi un passaparola ma non trovando il cavallaro “per essere andato nella citta’ dell’Isola alla festivita’ della Madonna Greca”, vi si diresse, ANC.662, 1724,164.
3) Tesorieri e Percettori di Calabria Ultra, Vol. 4087 (anno 1564- 1565), f. 65, ASN; Il trivigno è ricordato come fortificatore di Sorrento e di Lipari,Pasanisi O.,La costruzione generale delle torri marittime ordinata dalla R. Corte di Napoli nel sec. XVI, in Studi di Storia Napoletana in onore di Michele Schipa, Napoli 1926, pp. 426, 435.
4) Il Fiore afferma che il primo che consigliò la costruzione delle torri fu Fabrizio Pignatelli, già preside di Calabria Ultra nel 1563 e governatore dell’armi in Calabria. Dopo aver avuto l’approvazione dei ministri regi, egli ne ordinò la costruzione, Fiore G., cit.,I,26-27.
5) Pasanisi O. cit., p. 427.
6) Pasanisi O., cit., pp. 434-435.
7) Torri e Castelli Vol.18, ff. 1-51, Archivio di Stato di Napoli
8) Pasanisi O., cit., p.435; Strazzullo F., Architetti e ingegneri napoletani dal ‘500 al ‘700, Napoli 1969, p.314.
9) Cunto del Regio Thesoriero di Calabria Ultra nell’anno 1579-1580 per guardia delle Torri, A.S.N.
10) Una lettera della Camera della Sommaria del primo luglio 1583 al commissario della fabbrica di Crotone,Raffael Millas, fa presente che il partitario Cola Antonio de Vito ha chiesto che si misuri l’opera fatta alle mura della citta’. Dovendosi recare in Calabria Ultra Pignalosa Cafaro, “a dare il disegno ad alcuni partitari ch’hanno fatto partito con la Regia Corte d’alcune torri s’hanno da fabricare in detta Provincia et a fare mesura de alcune altre torri sono incominciate” ,gli si ordina di misurare anche il costruito da Cola Antonio de Vito, Dip. Som. Fs. 197, Torri e Castelli vol.35, f.89, A.S.N.
11) Il 13.5.1591 a capo Manna tre barche cariche di generi alimentari sono catturate dai Turchi; i marinai si rifugiano nella torre, ANC.49, 1591, ff.72-76; Sempre presso la torre di capo Manna il 29.5.1594 vengono depredate dai Turchi tre barche cariche di grano, ANC. 49, 1594, 187-188.
12) Il 7 luglio 1586 lo spagnolo Adeco Romano era caporale della torre marittima di “Caporizzuto” e aveva come socio il nobile Matteo de Strongiolo, mentre lo spagnolo Nofrio Monsserrato era caporale della torre marittima di Manna e aveva come socio il nobile Cesare Romano. In quel giorno attestano di essere stati pagati per il servizio effettuato nei mesi di maggio e giugno 1586, ANC. 12, 1586, 55-56.
Nel settembre 1588 la custodia della torre di capo Ricciuto era affidata al caporale F. Fucicchio e a L. Marano. Il primo di nomina regia il secondo dell’universita’ di Isola, Maone P.- Ventura P., Isola Capo Rizzuto, Soveria Mannelli 1981, p. 129.
13)Collaterale ,Negotiorum Camere, Vol. 9, ff.19v-27r, Archivio di Stato di Napoli.
14)ANC. 49,1594, ff.204-206.(Archivio di Stato di Catanzaro)
15) ” Dopo la venuta del Armata che fu alli 24 d’Augusto … ecclesia ipsa est quasi in totum derelitta et despoliata cum excontinua et creba Turcarum invasione qui totam terram ipsam cum omnibus aliis ecclesiis penitus destruxerunt”, Visita di Annibale Caracciolo ,1594, ff. 36v-39,AVC.(AVC= Archivio Vescovile di Crotone)
16) Visita di Annibale Caracciolo ,cit.,f.4; Rel. Lim. Insulan. ,1600,ASV.
17) Rel. Lim. Insulan.,1606; Rel.Lim.Insulan.,1633, ASV.
18) Sommaria Bannorum, Vol. 16, pp. 49r-49v, Arch. di Stato di Napoli.
19) I mastri si impegnavano a costruire la torre mettendoci il materiale previsto e gli operai, seguendo le istruzioni ed il disegno, a prezzi prefissati per le singole parti dell’opera. Il rettore doveva imprestare tre travi, sei puntilli e venti tavoli di russo, dare un carro con un paio di buoi, ducati 40 alla fiera di S.Nicola e ducati 40 la volta man mano che il lavoro procedeva. Le misure dell’opera fatta ed il maturato dovevano essere fatti da due persone esperte scelte in comune e secondo la prammatica ed i patti fatti dai mastri con la regia corte. I mastri erano sollevati dai possibili danni causati alla torre da fattori esterni mentre ne rispondevano se causati dalla loro imperizia o incuria, ANC. 17, 1597, 199- 200.
20) Nell’aprile 1604 A. Ponterio e G. Gangutia prendono in fitto dai Gesuiti le terre di S. Leonardo con la condizione che entro ottobre siano fatti i lavori alla torre e costruiti due nuovi bevieri,ANC. 62,1604,29-31.
21) All’inizio del Cinquecento (1513-1520), il conte Andrea Carrafa ricostruisce, ampliando e fortificando, le mura dell’abitato, che erano in rovina. Viene anche dismesso il vecchio castello, che era situato nel luogo dove sorgeva la chiesa parrocchiale di S. Maria de Castellis,e costruito uno nuovo,facendolo circondare dal mare. Ancora nel 1598 all’entrata delle case soprane del castello vi era ” una effigie di Andrea Carrafa guasta un poco al naso” e le armi di casa Carrafa in marmo erano presso la porta dell’abitato, Inventario del 1521 del feudo di Le Castella,AVC., Inventario di Castellorum Maris et castri , ANC. 69,1598,56-57.
22) Il duca di Nocera aveva fatto fare la calce per i lavori del castello delle Castella con la pietra di Posteriore, ANC. 61,1601,17- 25.
23) Sopra la torre vi erano un falconetto e 4 smerigliotti ed alcuni archibugi erano nelle stanze, ANC. 69,1598, 56-57.
24) Visita Caracciolo cit.
25) I sindaci di Cutro il 14.6.1598 ordinano al cassiere del denaro regio della torre di Porcello ,J. B. Oliverio, di pagare ducati 113 e tari 1 a J.F. Florillo e a A. Foresta che consegnano due carri ferrati e due paia di buoi a mastro Carlo Greco, ANC. 58, 1598, 583.
26) Il primo luglio 1598 i sindaci ed eletti di Cutro delegano L. Oliverio a recarsi a Crotone per ricevere il denaro da F. L. Leone, ANC. 58, 1598, 582v.; ANC. 59,1604,14-15.
27) La pietra verra’ pagata da Andrea Foresta, cassiere della torre, a carlini 32 e mezzo la canna cupa ” quali s’intende palmi 16 lunga, 8 larga et 4 alta”, ANC. 69, 1599, 11v-12.
28) Ancora nel 1602 A. Jannello era creditore verso la Regia Corte delle spese fatte per il cavamento, ANC. 58, 1602, 474v- 476r.
29) ANC. 59, 1604,14-15.
30) Documenti sulle novita’ tentate in Calabnria nell’anno 1599, in Arch. Stor. Ital., t.IX,1846,pp.405 e sgg.
31) ANC. 61,1601, 17-25.
32) L’uditore Sancio Miranda da Catanzaro il 12.7.1600 ed il tesoriere Camillo Romano da Monteleone il 16.8.1600 ordinano all’universita’ di Cutro di eleggere un cassiere per la torre di Jacopio. Cio’ avviene il 23 settembre dello stesso anno quando e’ eletto Andrea Foresta di Cutro,ANC. 61, 1600, 80v-82; Lo stesso avviene per il cassiere di Tacina. Dopo gli ordini dell’Udienza del 2.12.1600 e del tesoriere del 7.12.1600, il 10 dello stesso mese e’ eletto dall’universita’ di Cutro Joannes Francesco de Bona, ANC. 61,1601,49.
33) ANC.58, 1602, 474v-476r.
34) Notaio J. Galatio, Cotrone 23.9.1602, Fs. 1602, ff. 350- 352.
35) ANC. 61,1601,17-25.
36) ANC. 61, 1601, 49.
37) ANC. 61,1600, 80v-82.
38) Notaio J. Galatio, Cotrone 23.9.1602, Fs.1602, ff. 328-329.
39) Notaio J. Galatio , Cotrone 23.9.1602, Fs.1602,ff. 330-332.
40) ANC. 82, 1607,36v-37r; 40-41.
41) ANC. 61,1603,53-54.
42) Il primo maggio 1601 il sindaco di Cutro consegna al cassiere della torre di Posteriore ducati 100 come residuo dei ducati 300 che si dovevano pagare come da ordine di S. de Miranda del 28.4.1601 e lettera del luogotenente del tesoriere G. A. Cerasano del 30.4.1601, ANC. 69,1601,85-86.
43) Copia di ordine dela thesoreria per le paghe de Vinc. de Rosa, regio ingegnero ,sotto la data deli 4 di luglio 1601, Notaio J. Galatio, Cotrone 25.9.1602, Fs. 1602,f. 340v.
44) ANC. 69,1604,10-11.
45) Notaio J. Galatio ,Fs. 1602, ff. 331-332r.
46) Notaio J. Galatio, Fs. 1602, f.329.
47) Prezzi stipulati a canna di fabbrica per la costruzione delle torri: Zirigotti e Civiti a carlini 22 e mezzo, Posteriore carlini 23 e mezzo, Marrello carlini 27, Neto carlini 29, Tacina carlini 29 e mezzo, ANC. 82, 1607, 36v-37r; 58, 1602, 474v-476r; 61, 1601, 25v-26; Fs.1602, 350-352, ANC.59, 1604, 14-15. Da ricordare il prezzo per canna pattuito dai Gesuiti per la torre di S. Leonardo che era inferiore cioe’ carlini 18 la canna, ANC. 17, 1597, 199-200.
48) Notaio J. Galatio ,Fs.1602, 350-352.
49) Notaio J. Galatio, Fs. 1602, ff. 328-329.
50) ANC. 61,1603,53-54; Al 10.9.1602 la Regia Corte aveva versato al partitario della torre di Tacina la somma di ducati 600, ANC.58,1602,474v-476r.
51) Il 5.11.1603 il partitario della torre di Jacopio riceve dal tesoriere duc.175, tari 1 e grana 1 e 1/3 a complemento di ducati 1472,tari 2 e grana 5 e mezzo che gli competono, ANC.61, 1603, 81-82.
52) ANC.69,1604, 10-11.
53) ANC.69,1604, 12-13.
54) ANC.59,1604, 14-15.
55) ANC. 69,1604,10-11.
56) La fabbrica della torre di Posteriore da carlini 23 e mezzo la canna e’ portata a 24 e mezzo, ANC.59,1604,14-15;61,1603,81-82.
57) ANC. 61,1603,81-82.
58) Il partitario della torre di Posteriore aveva incassato di anticipo duc.100 nel 1598, duc.200 nel 1598, duc.200 il 9.12.1600, duc.100 il 28.4.1601, duc.150 il 13.8.1602 e duc.200 il 4.5.1603, ANC. 59,1604,14-15.
59) Il giorno 6 aprile Camillo Romano da Monteleone ordina al suo luogotenente di pagare altri duc.100 al mastro; il versamento avviene in Cutro il 20 dello stesso mese, ANC.69,1604,10-11.
60) Era partitario della torre mastro Marcantonio Sbarra alias de Gasparro e cassiere Prospero Marino di Isola, ANC.69,1604,12-13.
61) Il 24 febbraio 1605 e’ alla torre di Neto dove misura “un’altra maniata di fabrica atorno detta torre”,ANC.69,1605,47-48.
62) ANC. 69,1604,10-11;69,1605,47-48.
63) ANC.69,1606,2.
64) Il 13.3.1605 G. M. Oliverio consegna a Petruczo de Franco ducati 334 e grana 19, ANC.69,1605,47-48.
65) ANC. 69,1606,2.
66)ANC. 59,1606,7v-8.Da ricordare il violentissimo terremoto che scosse il Crotonese la notte del giovedi’ prima della Pentecoste del 1605, De Mayda B., Splendore….cit.,p.24.
67) Strazzullo F., Architetti cit.,p.335.
68) Il 28.1.1606 a Cutro il luogotenente versa al cassiere della torre di Crocchio, Pompeo Cito, duc. 400, ANC. 59,1606,11; Altri versamenti avvengono il 2.5.1606 e all’inizio del 1607,ANC. 59,1606,48; 59,1607,1-2.
69) Mazzoleni J.,Fonti cit.,p.346.
70) ANC.82,1607,36v-37r, 40-41.Ippolito Jordano di Cava aveva partecipato alla costruzione della torre di San Leonardo, ANC.17,1597,199-200.
71) Il 29.5.1606 Petruczo de Franco,partitario della torre di Neto, dichiara di aver ricevuto pochi giorni prima duc.200 dal luogotenente del tesoriere, ANC.69,1606,7v.
72) Pasanisi O., cit.p.439.
73) Il 23.3.1611 l’universita’ di Cutro ,ricevuti dal Fortino, ducati 150 li consegna al de Syo,ANC. 69,1611,1.
74) ANC.108,1613,148.Cola Antonio de Vito aveva lavorato alla costruzione del nuovo baluardo del castello e alla riparazione della cortina Capperrina di Crotone,lavori proposti nel 1573 dall’ingegnere Ambrogio Attendolo,Torri e Castelli vol. 35, 14.11.1574; 26.9.1581,A.S.N.
75) Riggio A., Corsari tunisini nei mari di Calabria, Tivoli 1937,p.21.
76) ANC. 108,1612-1614,92.
77) Nola Molise G. B.,cit., p.65.
78) Ai primi di novembre 1612 sono assaltate davanti il capo delle Colonne il galionetto del francese A. Ricors ed alcuni vascelli, ANC. 49,1612,53; Il 16.3.1613 sempre presso il capo e’ catturata dai Turcheschi la tartana del genovese M. Bruno,ANC. 108,1612-1614,111-117.
79) Volpicella L., Epistolario del governatore di Calabria Ultra Lorenzo Cenami, A.S.C.,a.I,pp.596-597.
80) ANC. 117,1623,107.
81) Le universita’ del Marchesato dovevano versare 4 grana a fuoco al mese “per il soccorso della compagnia di genti d’arme et cavalleria leggera” poste a presidio.Nel settembre 1627, essendo la maggior parte delle terre renitenti al pagamento, il tesoriere ordina al tenente della compagnia di cavalli leggeri del marchese di Sant’Agata ,acquartierata a mesoraca, di inviare in quelle terre soldati a cavallo che alloggeranno in numero e per il tempo adeguati al debito, ANC. 118,1627,55-56.
82) Rel. Lim. Insulan. 1635.
83) ANC. 108, 1634, 2.
84) Rel. Lim. Crotonen., 1667; De Mayda B., Splendore della misericordia di Maria SS. di Capocolonne ossia i miracoli,Valle di Pompei 1918,pp. 46-48.
85) Rel. Lim. Insulan., 1644, 1648; Alla fine del Seicento le torri regie presenti sulle coste del Marchesato saranno solo quelle di Crocchia, Capo Rizzuto, Capo Manna, Scifo e Mariello,Algranati G., Le torri marittime in Calabria nel periodo viceregnale, in Calabria Nobilissima n.33,1957, pp. 74-75.

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