[Apriliano - Apriglianello da fattoria a monastero benedettino a casale]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 24-25/1999)
Il nome Apriliano è legato alla colonizzazione
romana e ci tramanda il “dominus” del luogo, un certo Aprilius,
latifondista che sul suo “fundus” con servi e schiavi fondò una
villa - fattoria per lo sfruttamento agricolo1.
Primi documenti sul casale
Apriliano compare per la prima volta in un atto del 1240 quando
Johannes, abbate del monastero benedettino di Santa Eufemia afferma
di avere fatto l'anno prima2 con Matteo Marchafaba, funzionario
della dogana imperiale "de secretis" e maestro dei questori in
Calabria, su incarico di Federico II ,la permuta del castrum e di
metà della città di Nicastro, appartenente al monastero benedettino,
con alcune terre demaniali e cioè la terra di Nocera e la metà del
"casalis Apriliani, cum omnibus militibus, burgensibus et cum
omnibus pertinentiis appendicis, et iuribus suis"3.
Sembra che l’atto riguardi la conferma o l’ampliamento di privilegi
già concessi al tempo dei re normanni. Comunque i benedettini
risultano già da tempo presenti; infatti tra i privilegi confermati
nel 1202 da papa Innocenzo III all'abbate Pietro del monastero di S.
Giuliano di Rocca Falluca c'è la chiesa di Santa Eufemia che è sita
"iuxta suburbium Cotroni cum pertinentiis suis"4.
Il casale, sempre feudo dei benedettini di Sant'Eufemia, ricompare
nei primi documenti angioini quando Carlo I ordina di riparare il
castrum di Crotone; alle spese di riparazione devono concorrere
infatti i feudatari delle terre vicine, tra questi compare l'abbate
di Sant'Eufemia5.
La terra di Apriliano che fa parte del Giustizierato di Val di Crati
e Terra Giordana è tassata nel 1276 per 29 once tar.17 gr.86 con una
popolazione presunta di 1479 abitanti7.
Pochi anni dopo gli Ospedalieri di S. Giovanni di Gerusalemme
occupano con la forza il monastero di S. Eufemia, impossessandosi
anche delle proprietà dei benedettini8, tra le quali figura anche il
casale che continuò la sua esistenza durante il Trecento.
Nelle decime versate in diocesi di Crotone per la Santa Sede del
1310 e del 1326 figurano anche quelle del protopapa di Apriliano9.
In dominio dei Ruffo
La terra continuò a rimanere agli ospedalieri o cavalieri di S.
Giovanni, ne fa fede un documento con il quale durante il regno di
Giovanna I, il papa Gregorio XI nel 1373 chiede alla regina di
diminuire le tasse sugli abitanti del casale di "Abrilano",
pertinente al precettore di Sant'Eufemia, da sei a due once annue ,
a causa della povertà10.
In seguito il casale di Aprigliano con i suoi abitanti, uomini e
vassalli, è venduto dal gran maestro della Religione di Rodi (o dei
cavalieri di S. Giovanni) a Giovanna de Buondelmonti, contessa di
Catanzaro e vedova del conte Antonello Ruffo (1340 - 1372), per 300
once d'oro11.
Aprigliano rimase ai Ruffo. Nel 1426 è tra le terre in possesso del
marchese di Crotone e conte di Catanzaro, Nicolò Ruffo12. Morto
Nicola pervenne alla figlia Giovannella e poi alla sorella
Errichetta che lo portò in dote ad Antonio Centelles.
Al tempo della sconfitta del Centelles la terra è ormai disabitata.
L'ordine di S. Giovanni Gerosolimitano mantiene ancora il possesso
di alcune proprietà e diritti. Nel 1451 Sergio de Siripando, priore
di Santa Eufemia, denuncia il furto di legname fatto dall'università
e dagli uomini di Crotone ed il loro rifiuto a restituire,
rivendicando essi i diritti civici su quel territorio13.
Nel 1477 su richiesta del priore del priorato di Sant'Eufemia
dell'ordine gerosolimitano, Florius Roverello, Sisto IV acconsente
alla alienazione di alcune "villas et terras" che gli Ospedalieri di
S. Giovanni possiedono ancora in diocesi di Crotone in "loco de
apriliano"14.
Poco dopo il priore e Johannes Cole, abitante in Santa Severina,
sono protagonisti di una lite per alcune terre e case poste in
diocesi di Crotone ed appartenenti all'ordine15.
Come feudo rustico spopolato Apriliano presto passerà ai
Campitelli16, conservando tuttavia la Religione di Malta e per essa
il Baliaggio di Santa Eufemia un annuo censo sopra il feudo, censo
che il Baliaggio conserverà ancora alla fine del Settecento17.
Il feudo spopolato passa ai Campitelli
Il feudo di Apriglianello con privilegio del 30 novembre 1445
veniva concesso da re Alfonso a Giannotto Contestabile, ma per sua
fellonia fu confiscato ed il 29 agosto 1447 e fu venduto a Pietro
Sanchez de Oriola, che lo rivendeva a Venceslao Campitelli con regio
assenso del 147418. Risale a quest'ultimo atto la descrizione dei
confini del feudo: "ad oriente la pietra posta per termine sulla via
pubblica dal secretario Macchiafava, a settentrione dal monticello
che dicesi "Mercodito" alla gran lapide che trovasi al piede di
detto monticello, presso la via pubblica, e quindi fino al passo di
Caccoriaci che va al fonte , il quale trovasi tra il casale di S.
Stefano ed il casale di Strongolito. Ad occidente il vallone che
viene dal casale di S. Leone, la chiesa di S. Leone e per la serra
di Mezzaricotta, sino alla via pubblica e la serra di S. Margherita,
la via di Santoquaranta, che va al casale di Papaniceforo,
proseguendo fino al ponte di Caccorichi e vallone di Parmali che sta
tra le serre di Villiaturi e Papanice, per via pubblica, che mena a
Crotone,sino al vallone Lampus e da qui sino alla pietra termine
avanti designata"19.
Sempre durante l'ultimo periodo aragonese Venceslao Campitelli,
tesoriere di Calabria Citra, sposa Lucia Contestabile, figlia ed
erede di Joannocto, che gli porta in dote il “feudo deli Pissuni”20.
Così nel 1494 il figlio ed erede di Venceslao, Lorenzo Campitelli, è
feudatario della terra di Melissa, del feudo di Rivioti e dei feudi
di Aprigliano e deli Pissuni , quest’ultimi due in territorio di
Crotone 21. Il feudo rustico di "Brigliarello" o "Briglianello"22 e
il feudo di Pissuni, detti anche "li feudi di giannetto di
Condestabile"23, rimasero in potere dei Campitelli (Giovanbattista,
Giovanni Maria, Giovanbattista, Annibale, Francesco) per tutto il
Cinquecento e fino quasi alla metà del Seicento. Il feudo deli
Pissuni o di Piscina o Piscione di Santo Stefano, il feudo di
Cornito o Piano del Conte24 ed il feudo di Apriglianello formeranno
il feudo detto di Aprigliano25.
Dai Campitelli ai Suriano
I Campitelli lo amministravano direttamente26 per mezzo di
procuratori27, mettendolo parte in coltura in proprio e parte
concedendolo a terrageristi28 dei paesi vicini, finché non fu
venduto per ducati 17.300 con atto del notaio Giovanni Cizza del 3
aprile 1640 dal principe di Strongoli Francesco Campitelli
all’aristocratico crotonese Gio. Dionisio Suriano .
Il Suriano che lo comperò “per se , suoi eredi e successori”,
ottenne il privilegio di poterlo ripopolare con Albanesi e schiavoni
e ricostruì o restaurò la cappella di S. Giovanni29.
Così è descritto dal Nola Molise: "Da una parte di detta valle
(Lamposa) vi è un monte, sopra lo quale è una fontana abondantissima
di acqua perfettissima; vi è una picciola chiesa intitolata San
Giovanni, dove vi si fa la festa ogni anno: questo feudo era del
Signor Francesco Campitello Prencipe degnissimo della città di
Strongoli, il quale l'ha venduto a Gio Dionisio Suriano gentil'huomo
di detta città di Cotrone30, il quale in virtù delli privilegij
l'have fatto habitabile et è uno casale bellissimo, dove si sono
uniti ad habitare molte casate della Provincia"31.
Gio. Dionisio Suriano vi costruì un palazzo o torre e alla sua morte
lasciò un legato con onore di cappellania sotto il titolo di S.
Giovanni "in feudo Baronaggij dicto de Apriglianello", assegnando
alla cappella di S. Giovanni32 il territorio "La Portella di
Lampamaro", col peso di una messa al giorno da celebrarsi in
suffragio della sua anima e dei suoi antenati ed in più per maggior
comodo del cappellano altri ducati 100 imprestati al 9 % con le
condizioni che, avvenendo l'affrancazione del capitale, esso doveva
essere subito reinvestito e che il cappellano dovesse essere
nominato dai suoi eredi33.
Gio. Dionisio Suriano ebbe tre figli maschi : Annibale procreato
dalla prima moglie Vittoria Mangione e Diego e Francesco dalla
seconda moglie Lucretia Lucifero. Il 26 maggio 1646 Annibale cedette
e rinunciò alla primogenitura ed ebbe in cambio dal padre il feudo
della Garrubba, territori e denaro per 18.000 ducati del valore cioè
uguale al feudo di Apriglianello. Sempre con quell’atto Gio.
Dionisio Suriano costituiva sopra il feudo uno “stretto
fedeicommisso agnatizio familiare e mascolino” per i discendenti del
figlio primogenito Annibale nel caso che Diego e Francesco Suriano
fossero morti senza figli legittimi e naturali maschi.
Consistente in più membri (feudo di Piscina seu Piscione di S.to
Stefano e feudo di Cornito detto il Piano del Conte) da Gio.
Dionisio Suriano con atto di donazione irrevocabile tra vivi del
ventotto gennaio 1647 il feudo passò al figlio secondogenito
Diego34, figlio avuto dalla seconda moglie Lucretia Lucifero.
Le vicende dei Suriano
Due giorni dopo la donazione nel suo ultimo testamento Gio.
Dionisio Suriano, nominando e istituendo suoi eredi i suoi tre figli
maschi, dettò le condizioni che essi dovevano osservare tra le quali
quella che se il figlio Annibale avesse fatto valere i suoi diritti
su Apriglianello avrebbe perso tutte le proprietà che gli erano
state donate e qualora avesse ragione nella rivendica, egli comunque
doveva pagare ogni anno ducati 400 ai suoi fratelli sui frutti del
feudo.
Altra condizione era quella che morendo ciascuno dei suoi figli
senza lasciare figli legittimi e naturali dovevano subentrare
nell’eredità i sopravviventi figli maschi così “ le robbe si
conservino sempre nella mia famiglia di linea mascolina et restino
soggetti ad fide commisso”35.
Gio. Dionisio Suriano morì il 5 febbraio 1647 e fu seppellito nella
chiesa del monastero dei cappuccini36 lasciando nuovo barone di
Apriglianello il figlio Diego.
A causa della crisi economica e dello spopolamento il feudo, che nel
1648 era ancora censito per 15 fuochi, poco dopo nel 1669 è dato per
disabitato37.
Alla fine del Seicento Apriglianello "cum eius palatio seu
fortellitio" era così confinato: "iuxta feudum della Garrupa cum
vallone intermedium, iuxta cabella la valle delle donne, iuxta
cabella la destra di jacovino, iuxta cabella la madalena, iuxta
cabella le cerse di raimondo"38.
Diego Suriano, barone di Apriglianello sposò Caterina Montalcini ed
ebbe un’unica figlia Antonia che si unì nel 1669 Gio. Nicola De
Filippis , figlio del barone di Carfizzi, dal quale ebbe un’unica
figlia, Innocenza. Morto Diego nel 1688, il feudo disabitato39 passò
alla figlia Antonia e alla di lei figlia, Innocenza De Filippis
sposata con Antonio Sambiasi.
Frattanto si accendevano le liti . Annibale Suriano figlio di
Vittoria Mangione e di Gio. Dionisio Suriano sposò dapprima Morana
Barracco, dall’unione nacque Domenico. Morta la prima moglie,
Annibale si risposò con Luccia de Nobili che gli diede numerosi
figli :Ignazio, Prospero, Giacinto , Geronimo , Vittoria, Teresa e
Maria.
Domenico successe al padre nel feudo della Garrubba ; egli si unì
nel 1655 con Anna Suriano, figlia di Dezio, che gli diede i figli
Antonio, Domenico, Annibale e Morana.
Antonio successe al padre nel feudo della Garrubba e nel 1694
comparve nel Sacro Regio Consiglio esponendo che Apriglianello gli
spettava in virtù del fidecommesso; egli chiese il rilascio del
feudo ed il pagamento di tutte le entrate dalla morte del barone
Diego Suriano in poi.
Fabrizio Lucifero marchese di Apriglianello
Il 24 marzo 1695 la causa terminò e Antonio in seguito cedette e
vendette a Fabritio Lucifero tutte le ragioni a lui riconosciute
sopra il feudo per la somma di ducati 1200 con la promessa di non
contravvenire alla cessione se prima non restituiva il denaro avuto.
Il 25 novembre dello stesso anno infatti Fabrizio Lucifero aveva
comprato il feudo da Antonia Suriano e dai coniugi Antonio Sambiase
ed Innocenza de Filippis. La vendita tuttavia a causa di questi
impedimenti fu perfezionata solo nel 1698 ed il prezzo di vendita
del feudo fu fissato a ducati 11.85040.
Il Lucifero nel 1700 lo ripopolò e tre anni dopo ottenne il titolo
di marchese di Apriglianello41.
Apriglianello con la sua torre o palazzo e altri piccoli edifici,
con le sue terre coltivate e incolte, sito in provincia di Calabria
Ultra nelle pertinenze della città di Crotone, confinante con i
territori detti S. Silvestro, la Manca di Raimondo, la Fratia, la
Manca di Pallone, Caramalli42 dell'estensione di circa 2150 tomolate
è nei primi decenni del Settecento al centro di una lunga
controversia tra il feudatario e l'università di Crotone.
Quest'ultima cerca inutilmente di opporsi al barone che procede alla
privatizzazione delle tenute feudali e facendovi compiere lavori di
valorizzazione, impedisce gli usi civici.
Il marchese si impossessa di una sorgente convogliandone l'acqua con
una "canaletta di fabrica per sotto terra circa mezo miglio" fino ad
uno scifo per i suoi buoi43,sui terreni corsi impianta oliveti,
vigneti e piante da frutto, e costruisce caselle, magazzini,
giardini, un trappeto ed un parmento.
Ostacolati i cittadini nel diritto di "pascoli, bivieri et altri
jussi"44, si accende la lite tra l'università di Crotone ed il
barone e, mentre questa si trascina tra alterne vicende, il feudo
con dominio di vassalli, banca di giustizia, mastrodattia e
potestate gladii, notevolmente rivalutato ed abitato da un centinaio
di persone, essendo morto Fabrizio nel 1731, di fatto passa al
figlio Francesco che alla fine di gennaio 1732 delega il sacerdote
Matteo Casole di Cotronei, suo cappellano di casa, a prenderne reale
possesso.
Descrizione del feudo
Il cappellano il 30 gennaio 1732, assieme al giudice Domenico
Asturi e con altri testimoni, si reca ad Apriglianello dove compie
tutti quegli atti che dimostrano la proprietà.
Egli sale e scende la scala del palazzo o torre, apre e chiude
l'antiportico della scala, la porta della sala, la porta del balcone
di ferro grande della sala e tutte le porte e finestre di tutte le
camere del palazzo. Sale poi alla loggetta grande di fabbrica del
palazzo e poi discende al quarto di basso dove apre e chiude la
porta e sale e scende la scala di legno. Passato alle carceri della
torre vi trova Paulo Cara d'Aprigliano e lo libera. Quindi si reca
nella fontana di Paradiso sita nella gabella omonima con giardino e
vigne e da qui alla gabella detta l'Impetrata e poi a quella detta
Troncone negro, alla Ficuzza, nelle vigne di S. Giovanne, nel
giardino grande dentro la gabella dello Spinetto, nell'oliveto nella
gabella di S. Giovanne dove vi sono diversi alberi da frutto, una
casella con parmento e trappeto e verdure con tre fonti d'acqua, un
canneto e un'altra casella. Da ultimo si reca nella gabella
Caramalle, sempre facente parte della baronia, visita la taverna, le
case i magazzini e gli altri edifici45.
L'università di Crotone rivendica ai suoi cittadini lo "jus
d'acquare, allignare, pascere et abbeverare nelle terre del
feudo"46.
Il diritto è ora riconosciuto47 e ora negato. La lite proseguì tra
alterne vicende per molti anni, finché si concluse nel 1742 quando
il regio giudice di Crotone, come da ordini ricevuti, intimava
all'università ed ai suoi apprezzatori di catasto di astenersi
dall'apprezzare il territorio del feudo di Apriglianello, che era
passato al figlio di Fabritio, Francesco Lucifero (che era uno dei
due rappresentanti della piazza dei nobili designati a soprintendere
alla compilazione del catasto onciario), "sottopena di multa di
ducati 1000, giacché per provisioni della Regia Camera della
Sommaria, tale feudo non doveva essere catastato, avendo lo stesso
una università propria ed essendo abitato"48.
Era così accolta la protesta del marchese di Apriglianello avverso
all'apprezzo del feudo da parte dei deputati addetti alla confezione
del catasto di Crotone.
Il feudatario aveva infatti affermato che poiché si dovevano
apprezzare solo i feudi disabitati, la baronia di Apriglianello
andava separata da Crotone come risultava dal numero degli abitanti
censiti nel 1732, che ammontavano a 19 fuochi49, per i quali
l'università di quella terra pagava i pesi fiscali ordinari e
straordinari come qualsiasi altra università e inoltre venivano
pagati i pesi feudali, le adohe alla Regia Corte, il relevio e i
donativi dei baroni.
Per tutte queste ragioni l'università di Crotone non aveva alcun
diritto sulla baronia di Apriglianello perché questa aveva una
propria giurisdizione separata50.
Sempre in questi anni si concludeva con un accordo tra il feudatario
ed i Suriano una lunga lite sulla legittimità del possesso del
feudo.
Il 16 febbraio 1742 era comparso nel Sacro Consiglio Berardino
Suriano, figlio di Antonio, il quale fece istanza di rivendica del
feudo richiamandosi alle disposizioni a suo tempo fatte dal suo
trisavo Gio. Dionisio Suriano tra le quali il fidecommesso ed al
passaggio del feudo sempre in linea di primogenitura maschile.
Dopo lunga lite, tramite comuni amici, si venne ad un accordo tra le
parti costituite dai fratelli Berardino e Filippo Suriano e
Francesco Lucifero e quest’ultimo si impegnò a pagare ai due
fratelli 2300 ducati , trecento in moneta contante e per i duemila
restanti diede la gabella di Misola di Neto51
Il pagus è abitato da famiglie contadine durante tutto il
Settecento52.
Il titolo di marchese di Apriglianello passò a Francesco Lucifero
(1697 - 1751), figlio di Fabrizio e di Teresa Barricellis, al quale
successe il figlio Giuseppe Maria.
Così è descritto alla fine del Settecento: "Nel territorio di
Cotrone cinque miglia distante dalla città vi è un feudo rustico
detto Apriglianello appartenente al Sig. Marchese D. Giuseppe Maria
Lucifero, ed in esso vi è una chiesa rurale sotto il titolo di S.
Giovanni Evangelista ove da detto Signor Marchese si tiene un
cappellano approvato dall'ordinario per celebrarvi la santa messa ed
ascoltare le confessioni sagramentali de' lavoranti di campagna ivi
abitanti il quale si chiama Rev. Andrea De Franco53.
Da feudo spopolato a piccolo villaggio
Alla fine del Settecento il villaggio conta una cinquantina di
abitanti54; il marchese Giuseppe Lucifero al momento della
soppressione del feudo riuscì a darlo per disabitato, sfuggendo così
alla ripartizione delle terre55. Il 2 marzo 1802 il sindaco dei
nobili di Crotone Giuseppe Suriano riferiva che la Regia Camera
della Sommaria, su istanza presentata dal marchese Giuseppe Maria
Lucifero, aveva tolto al feudo di Apriglianello il peso catastale di
dodici fuochi, perché quel casale disabitato erroneamente compreso
nella università di Cotrone, apparteneva invece , ed appartenne
sempre, insieme col feudo, al comune di Papanice. Essendo ciò
inesatto, il sindaco proponeva i ricorrere contro tale decisione e
di nominare un avvocato ed un procuratore presso la Regia Camera
della Sommaria56.
Alla metà dell'Ottocento il paese è costituito da 14 case, un
palazzo ed una chiesa ed è abitato da 50 persone57.
La proprietà dell’ex feudo passò a Francesco (1758 - 1843), figlio
di Giuseppe che sposò Eleonora de Riso dei marchesi di Botricello,
seguirono Giuseppe (1798 - 1872), Fabrizio (1824 - 1876) ed Elena
Lucifero (1871 - 1953), figlia di Francesco e di Elisa Ferrari dei
baroni di Clima, la quale la portò in dote ad Antonio Mottola di
Amato, che alla fine dell'Ottocento restaurò o ricostruì il palazzo
o casino58. Al momento della riforma agraria del secondo dopoguerra
le terre appartenevano ancora ai Mottola con Francesco Saverio. Il
titolo di marchese di Aprigliano in virtù della legge 16 agosto 1926
che aboliva la successione femminile fu con D.M. del 1° marzo 1938
riconosciuto a Roberto Lucifero, figlio di Alfonso59.
Note
1. Rohlfs G., Studi e ricerche su lingua e dialetti d'Italia,
Firenze 1972,p. 37.
2. Lenormant F., cit. III, 29; Pratesi A., cit.,p.379.
3. Fiore G., cit.,I, 122-123.
4. Pometti F., Carte delle abbazie di S. Maria di Corazzo e di S.
Giuliano di Rocca Fallucca in Calabria, in Studi e documenti di
Storia e diritto, anno XXII, 1901, p.284.
5. "Item turris castri Cutroni quae vocatur la Mamunella debet
reparari per casale S. Euphemia quod vocatur Complianum prope
Cutronum", Reg: Ang. Vol.VI (1270-1271),pp.109-110.
6. Minieri Riccio C., Notizie storiche tratte da 62 registri
angioini dell'archivio di Stato di Napoli, Napoli 1877,pp.215-216.
7. Pardi G.,cit. p.27.
8. Laurent M.H., L'abbazia di Sant'Eufemia e il Vespro siciliano, in
Calabria Nobilissima, n. 39-40, 1960,p.61; Reg. Ang. Vol. XXVI,
pp.151,156.
9. Nel 1310 il protopapa "Apriliani" pro secunda decima versa un
tari e mezzo; nel 1326 il "pbr. Iohannes, prothopapa Apriliani"
versa sei tari, Russo F., Regesto, cit. I, 240,355.
10. Russo F., cit. II,pp.45-46.
11. Nel 1378 la Buondelmonti chiede di essere confermata
nell’acquisto dalla regina Giovanna in quanto il Gran Maestro della
religione di Rodi si era impegnato a dare tutti i beni alla regia
corte in cambio del Principato di Acaia, De Leo P., Dalla tarda
antichità all’età moderna, in Crotone. Storia cultura economia,
Rubbettino Ed. ,p. 195.
12. Reg.Vat.,355,f.287,ASV.
13. Reg. Arag., II,83.
14. Reg.Lat. 800,ff.99,ASV.
15. Arm. XXXIX,13,f.181.ASV.
16. Nel 1485 Ferdinando I vende Melissa per ducati 3000 a Venceslao
Campitelli, tesoriere di Calabria Citra. Nel 1505 Ferdinando il
Cattolico conferma il feudo a Lorenzo Campitelli figlio di
Venceslao. Nel 1605 il conte di Melissa, Giovan Battista Campitelli,
acquista dal principe di Bisignano, Nicola Bernardino Sanseverino
anche il feudo di Strongoli per ducati 70.000, Arch. Pignatelli
Ferrara di Strongoli,Fs.75,inc.83, ASN.
17. Nel 1743 il censo era di ducati 18, Catasto di Cotrone, 1743. La
Commenda di Malta possedeva ancora all'inizio dell'Ottocento la
"grangia di Cotrone" formata da diverse gabelle (Volta della
Scafa,li Prelati,li Prelatelli, Vignale di Nola, Ciurria,
Castellanetta ecc.),censi e diritti. Il Baliaggio di S. Eufemia
possedeva il casale di Gizzeria, la terra di Nocera, grangia di
Cotrone,Belcastro, Crucolli e altri luoghi con la loro giurisdizione
civile,criminale e mista, ANC.313,1668,275-278.
18. Pellicano Castagna M., La storia dei feudi e dei titoli
nobiliari della Calabria, Frama Sud 1984, pp. 119 -120.
19. Vaccaro A., Kroton, I, 284.
20. Il feudo de Pissonis in Cutrono fu confermato nel 1278 a Petro
Ruffo, conte di Catanzaro, contro le pretese di Iohanna de Pissono
che lo occupava, (Reg. Ang., XX,247). In seguito il feudo fu
smembrato. Mentre una parte diventò parte integrante del feudo di
Apriglianello, un'altra parte costituì il feudo seu territorio
feudale della Cersa. Nel 1664 Giuseppe Pelusio dà al figlio Fabio il
feudo seu territorio feudale detto il feudo della Cersa membro del
feudo d.o delli Pisciuni antico posto nel territorio di Cotrone nel
loco detto Neto (ANC.270,1664,11). Il feudo la Cerza seu Giordano di
tt.115 passerà all'inizio del Settecento a Gregorio Montalcini.
Confinava con Maccuditi, Passovecchio, il Palazzotto ecc. e vi
passava la strada che da Crotone per Botteghelle, Cerza, Vignale
dell'Angona proseguiva per Passovecchio e Neto.
21. Pellicano Castagna M, cit., p.119 - 120.
22. Russo F., Regesto, V, 387.
23. Informatione del Relevio di D. Fran.co Campitello Principe di
Strongoli per morte d’Annibale suo fratello seguita a 27 di gennaro
1624, Relevi Vol. 383, Fs. 29, ASN.
24. Il feudo Piano del Conte confinava con le gabelle Olivella,
Pirayno, S. Ippolito, Manca di Catizzone e fu venduto nel 1640 da
Francesco Campitelli a G. Dionisio Suriano. Passato al figlio Diego
fu rivenduto nel 1654 a Cesare Presterà (ANC. 229,1654,109). Vi
passava la strada che per Carrara, Bernabò, Piano del Conte, Tuvolo
andava a Isola.
25. ANC. 336,1691,26-44,ACZ.
26. " Il feudo di Briglianello in territorio di Cutrone et lo feudo
di Rivioti in territorio di Policastro li suole affittare il med.mo
Principe ad certi particolari et non l'essigono ne l'erarii di
Strongoli ne di Melissa". Nel 1624 era affittato per ducati 900
annui, Relevi vol. 383 cit.
27. J.P.de Filippo ,procuratore di J. Bap.ta Campitelli, barone di
Melissa, mette all'asta l'affitto del feudo di Apriglianello per tre
anni ad uso massaria ed erbaggio,ANC.15,1578,41.
28. A di 22 di Xbre 1632 in Papanici. Gio. Franco Carnilivari di d.o
Casale revela haver fatto in la massaria sita nel ter.o di Cotrone
loco lo feudo d'Apriglianello dicto lo puzo fetido, grano tt.li 300
ni ha pagato di terraggio al patrone et suo possessore Gio. Pietro
Sculco, procuratore del Principe di Strongilo, tt.li 50.Alli Massari
et garzoni tt.li 90,ANC. 118,1632,ff.115-116.
29. ANC. 913, 1752, 122; ANC. 229,1654,109-114.
30. Gio. Dionisio Suriano nel 1620 aveva acquistato per ducati 5700
dall’università di Crotone, col patto di “redimendi quandocumque”, i
due territori burgensatici “la Marina del Comune” e “la Foresta” e
nel 1632 dal congiunto Scipione Suriano per ducati 2800 il feudo
spopolato della Garrubba,ANC. 49, 1620, 84-94 ; Ref. Quint. Vol.
205, ff. 195-198, ASN.
31. Nola Molise G.B.,cit.,p.59.
32. La chiesa di S. Giovanni era soggetta alla chiesa greca di S.
Nicola di Papanice dalla quale dipendevano quattro chiese di cui tre
nel paese ed una a circa 1000 passi di distanza, Rel. Lim. Crotonen.
1640.
33. ANC.229,1655,143-147.
34. Il 28.1.1647 Gio Dionisio Suriano donò al figlio Diego duc.
18.000 e per rendere più facile il conseguimento di detti ducati gli
assegnò il feudo di Apriglianello. Sempre con lo stesso atto assegnò
all’altro figlio Francesco ducati 8.000, ANC. 229,1655,143-147.
35. ANC. 913, 1752, 120-134.
36. Adi 5 febbraro 1647 passò da questa a miglior vita il Signor
Gio. Dionisio Suriano Barone di Apriglianello et si sepellì al
monastero de Padri Cappuccini et pagò, Libro de Morti AVC.
37. Pacichelli G.B., Il Regno di Napoli cit., Napoli 1703,p.147.
38. ANC. 336,1691,26-27.
39. ANC.335,1687,13-14; "Apriglianello ruinam fecit", Rel. Lim.
Crotonen. 1700.
40. Il Lucifero aveva anche la facoltà di nominare ed eleggere il
cappellano del legato del qm. Joannes Dionisius Suriano alla
cappellania di S. Giovanni del feudo di Apriglianello con tutti gli
oneri e privilegi che competevano ai fu Giovanni Dionisio, Didaco e
Antonia Suriano, Acta, cit. (1699),f.53v.
41. "locus Apriglianello ,qui tribus ab hinc annis redivivus numerat
animas viginti octo , quibus ego praefeci sacerdotem curatum pro
missa, si quidem sacellum censetur adhuc rurale", Rel. Lim.
Crotonen. 1703. Popolazione di Apriglianello: 28(1703), 97(1706),
107(1709), 33(1722), 64(1760), 107(1763), 50(1769), 40(1776),
50(1783), 50(1795), 100(1818), 50(1841), 40(1845), 135(1951),
290(1961).
42. ANC. 497,1704,62v.
43. ANC.661,1722,91-92.
44. Prov. Caut. 338,f.65,ASN.
45. ANC.664,1732,38,43.
46. Prov. Caut. Vol. 359,f.81.ASN.
47. Prov. Caut. Vol. 367, f.41 (1727) ASN.
48. Vaccaro A., Kroton, Mit. Cosenza ,1965,I.288.
49. Barbagallo De Divitiis M.R., Una fonte per lo studio della
popolazione del Regno di Napoli : La numerazione dei fuochi del
1732, Roma 1977, p.55.
50. ANC. 981,1742,7-8.
51. ANC. 913,1752,120-130.
52. Nel 1760 "numerat animas sexaginta quattuor, nempe ad communione
quinquaginta tres, quattuor tantum ad confessione et ceterae
infantium", Rel.Lim. Crotonen. 1760; Nel 1764 vi sono 29 case con 97
abitanti,AVC.
53. Nota di chiese e luoghi pii , Cotrone 18 febbraro 1777.
54. Rel. Lim. Crotonen. 1795.
55. " Il Signor Lucifero non sia molestato pel suo feudo disabitato
detto Apriglianello" , Lettera di A. Masci, Catanzaro 26.3.1811.
56. Lucifero A., Cotrone dal 1800 al 1808, Pirozzi Cotrone 1922- 24,
pp.65-66.
57. Nel 1841 la popolazione di Apriglianello, secondo l’arciprete
Antonio Pedace, era così composta: 1° casa ( coniugi Pasquale
Passarelli/ Maria Soda e Domenico Calimera), 2° casa (con. Vito
Pietropaolo/ Teresa Raimondi e i figli Michelina, Peppina e
Antonio), 3° casa (con. Nicola Migale/ Gaetana Pietropaolo e i figli
Gio., Salvatore e Brigida), 4° casa (con. Tripaldi Pietro/Francesca
Borrelli e con. Giuseppe Tripaldi/ Francesca Lepanto), 5° casa
(Bruno Rocciolillo, Bruno Abruzino e Rocco Piro), 6° casa (con.
Domenico Lepanto/ Anna Cortese e il figlio Gio.), 7° casa ( Laura
Larangi e Catarina Pittella), 8° casa (Rosa Petrone, Michele
Giannino, Fortunata Monteleone), 9° casa (con. Domenico Cuccovuno/
Giuseppa Borrelli e Pasquale Carvello), 10° casa (con. Domenico
Marasco/ M.a Antonia Lepanto), 11° casa (con. Domenico Buscetta/
Angela Bevilacqua Giuseppe Migale e Mario Migale), casa 12° (con.
Raffaele Pipita/ Maria Pietropaolo e i figli Carmine,Catarina,
Filomena), 13° casa (con. Antonio Elia/Teresa di Bona e i figli
Nicola, Catarina e Isabella), 14° casa (Vincenzo Pittaro/Anna Dolce
e la figlia Peppina), AVC.
58. Sculco N., Avanzi di Cotrone, cit.
59. Roberto Lucifero era figlio di Alfonso, quest’ultimo fratello di
Armando. Alfonso era figlio di Antonio e aveva come avo Alfonso,
figlio di Francesco Lucifero e di Eleonora de Riso, Pellicano
Castagna M, cit., p. 123.

