[Uomini e boschi di Crotone e di Isola: il caso Buggiafaro]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 6-7/1998)
L'undici aprile 1195 l'imperatore Enrico VI
confermava al monastero di Santa Maria di Corazzo, sotto l'abate
Antonio, i possessi e concedeva di usare come pascolo invernale per
2000 pecore dell'abbazia il territorio di Buchafarium apud Insulam
(Cutroni), ed il pascolo estivo di Silas Gemella1. Da questo
documento risulta evidente che all’inizio del periodo svevo il
territorio di Buggiafaro, o una sua gran parte, è parte del demanio
regio. In seguito essendo stata concessa la città di Crotone in
feudo al conte Raynerius Marchisorto, anche il territorio
sopracitato andò a far parte delle tenute feudali della contea. Il
conte infatti lo confermerà in seguito alla stessa abbazia con la
possibilità di utilizzo a pascolo e di usarne le acque per gli
animali. Finito il dominio dei conti Marchisorto, l’imperatore
Federico II revoca nel 1222 la città di Crotone in demanio imperiale
e ordina con mandato imperiale al camerario di Calabria Dom. Michele
de Rossano di reintegrare la popolazione in tutti quei diritti e
possessi che erano stati sospesi ed alienati dal conte Raynerio
Marchisorto e dal figlio e successore Stefano. Nel dicembre 1225 lo
stesso imperatore riconfermerà all’abbazia di Santa Maria di Corazzo
il vecchio privilegio di poter utilizzare per il pascolo dei suoi
animali il territorio demaniale di Buggiafaro. In quest'ultimo
documento sono descritti anche i confini :" ..tenimentum Buchafari
sic dividitur: ab oriente est vallonus Flaiani : ab occidente
Colphum Episcopi : a meridie mare : et ab aquilone serrae Virmiae et
via"2.
Dai privilegi concessi dai primi regnanti normanni alla chiesa di
Isola risulta che la grande tenuta all’interno della quale sorgeva
la sede vescovile confinava verso oriente con le “terras ecclesiae
episcopatus Cotroni”3. Da questi documenti si ricava quindi che già
durante il periodo normanno- svevo il vescovo di Crotone possedeva
delle terre a Buggiafaro. Queste terre, comprese tra le proprietà
del vescovo di Isola4 e quelle in demanio regio o concesse al
feudatario5, rimasero ai vescovi di Crotone anche dopo che Isola
nella seconda metà del Quattrocento fu staccata da Crotone. Successe
infatti che a causa di questo distacco la chiesa di Crotone venne a
possedere territori in diocesi di Isola e la chiesa di Isola in
quella di Crotone (Salica).
Alcune considerazioni portano ad affermare che i cinque corsi
promiscui, cioè Buggiafaro della mensa vescovile di Crotone, le
Puzzelli del cantorato di Crotone, Domine Maria e S. Andrielle del
decanato di Crotone e Le Comunelle del beneficio di Santa Maria
degli Angeli della cattedrale di Crotone, posti in territorio di
Isola ai confini con quello di Crotone facessero parte del demanio
regio e siano stati anticamente concessi dai regnanti come cespite
per la costituzione di un patrimonio atto a mantenere il vescovo i
canonici ed i beneficiati della cattedrale di Crotone, in luogo, o
in aggiunta, delle decime e delle oblazioni ordinarie.
Poco dopo la metà del Cinquecento, al tempo del vescovo Antonio
Sebastiano Minturno, la chiesa cattedrale di Crotone rivendicò il
possesso di Buggiafaro, avendo il barone di Isola occupate molte
parti verso Meolo ed avendo lo stesso barone e gli Isolitani, a dire
del vescovo, usurpato lo iuspascolandi, facendo pascolare i buoi e
le vacche ed impedendo così, quando non vi si semina, di affittarlo
ai pecorai.
Secondo il Minturno questa servitù a favore degli abitanti di Isola
era stata possibile "per incuria dei vescovi antepassati et i baroni
habbiano usurpata alcuna giurisditione indetto territorio et
occupate alcune parte per la parentela et amicitia la quale haveano
con li antepassati vescovi et con li gentilhuomini de Cotrone"6.
Il vescovo mentre tentava di impedire il pascolo e gli usi civici
degli Isolitani e di rendere il territorio libero da ogni servitù,
invocava l'intervento del Regio Collaterale Consiglio e del re
Filippo II. Dopo un primo intervento del capitano di Crotone Don
Antonio de Avila, il 16 febbraio 1568 la Camera della Sommaria
delegava il capitano Gio. Stercarrerio Rio a condurre un'inchiesta
ed il 13 maggio 1568 presso il notaio crotonese Tomaso Bombino
veniva steso un atto pubblico in cui venivano descritti
minuziosamente i limiti ed i confini di Bucciafaro7. Il territorio
confinato da valloni, coste, creste e fronti aveva come termini
principali di riferimento certe petre grandi, la via vecchia, la
fontana di marcigno, la serra delo romito, l’acqua pendente, la
petra intronata, il pozzo di paulo maza, la tufara, la vigna di
curatoro, lo zappaturo, la fontana delo coco, la serra di femmina
morta e la via che da Isola conduce a Crotone. In molte parti i
confini si dimostravano particolarmente labili ed incerti dando
possibilità alle usurpazioni.
IL territorio già al tempo del Minturno aveva diminuito la sua
rendita sia perché da anni alcune parti non erano più coltivate e
seminate per mancanza di massari sia per l'usurpazione fatta dal
barone del luogo della bagliva e per il fatto che quest'ultimo
"esige pene e tratta male chi vi semina e vi pasci" perciò si
presentava, come anche tutto il territorio circostante8, in gran
parte "incolto e selvatico"9.
Esso come anche gli altri terreni della chiesa veniva messo all’asta
e affittato al maggiore offerente, quasi sempre coloni dei casali di
Cosenza che vi seminavano o lo usavano per il pascolo10. Quasi un
secolo dopo, appena insediatosi il vescovo Giovanni Pastor trovò che
le entrate della sua mensa si erano alquanto ridotte e che molti
cittadini di Isola avevano occupato ed usurpato buona parte di
Bugiafaro facendo "vigne, et altri vignali, e pezze di terre per
cultura a loro gusto". Egli fece perciò citare gli occupatori
ottenendo un decreto in suo favore così la mensa fu reintegrata e
riportata nel pieno possesso delle terre e delle vigne.
Poiché gli Isolitani continuavano e "furtivamente andavano rubando
li frutti di quelli, e con loro animali pascolando l'herbe", il
vescovo ricorse nuovamente al re il quale ordinò all'Auditore
Provinciale di presidiare le terre e di procedere contro i turbatori
con adeguato castigo e con il pagamento dei danni. Cosa che fu
eseguita ma dopo quattro anni di quieto e pacifico possesso
"percipendo li frutti, e coltivando le terre" gli Isolitani
riuscivano a riprendersi gli antichi diritti e ricorrendo con un
memoriale al re ottennero che venisse tolto il divieto di pascolo
per i loro animali11
La lite proseguì tra il vescovo ed il feudatario di Isola, il barone
Aloysio Catalano. Quest'ultimo, che come feudatario di Isola aveva
la giurisdizione e potestà gladiale “colle cognitione delle cause
civili, criminali e miste e per il jus pascendi , aquandi,
allignandi ed altro” sui territori corsi12, cominciò ad esigere il
pagamento di alcune tasse tra le quali lo jus di fida o di finaita
sulle pecore dei forestieri.
Non ottenendo il pagamento mandò i suoi uomini e fece carcerare nel
dicembre 1660 alcune pecore.
La reazione vescovile non tardò e dopo poco vennero affissi sulla
porta della cattedrale di Crotone i ceduloni di scomunica contro il
barone ed i suoi uomini13.
Con l'arrivo del nuovo vescovo Hieronimo Carafa si tentò di
raggiungere un accordo con vantaggio di entrambe le parti.
Nell'ottobre 1665 venivano rinnovati i contratti di fitto di
numerose parti di Bugiafaro. La mensa vescovile concedeva in
enfiteusi numerosi vignali con la clausola che fossero fatti lavori
di miglioramento e che la concessione durasse fino alla terza
generazione inclusa, "per se et suoi heredi e successori", e con un
pagamento di un censo annuo pari ad un carlino per tomolata poi
trasformata in un pagamento annuo di tanto frumento quanto se ne
semina o di un tomolo di grano per tomolata coltivata14 da pagarsi
nel mese di agosto15.
Continuava così la trasformazione di ampie zone da boscose in
seminabili o in vigne.
Il terreno concesso in enfiteusi agli Isolitani con questi contratti
era esteso circa 180 tomolate (circa un decimo del territorio) e le
persone ecclesiastiche o secolari che ne beneficiarono furono 26.
I contratti furono particolarmente parziali: mentre cinque
benestanti (20%) da soli godevano del 60% delle terre, sedici coloni
(60%) insieme non potevano usufruire che del 10% delle terre, cioè
nella maggior parte di un vignale di una tomolata e mezza16.
Continuava la lite tra il nuovo vescovo ed il barone che il 29
maggio 1666 veniva scomunicato nuovamente assieme agli Isolitani
debitori della mensa17.
L'anno dopo, il 4 marzo 1667, una decisione della Sacra
Congregazione presieduta dal cardinale Carpineo era a favore della
mensa vescovile e poneva fine alla controversia rigettando la
pretesa del barone sul pagamento del diritto di finaita e vietava la
possibilità da parte dei coloni di erigere nel territorio di
Bugiafaro tuguri o pagliai se non da parte di coloro che ne
prendevano in fitto le terre18.
La risposta a queste azioni di rivendica non tarderanno ad arrivare
e così mentre il vescovo il Crotone, che possedeva Buggiafaro in
territorio di Isola, aveva scomunicato gli Isolitani ed il
feudatario di Isola, il vescovo di Isola Francesco Marini che
possedeva la gabella di Salica in territorio di Crotone, scomunicava
il sindaco, i magistrati di Crotone
ed i Crotonesi che “armata mano” introducevano il bestiame nel
territorio del vescovo19. Alla fine del Seicento, al tempo del
vescovo Marco Rama, Bugiafaro è descritto come "corso e boscoso",
"perché è molto grande non si può assignare il numero di salmate
però in grano s'affitta quando vi si semina secondo l'apprezzo, che
se ne fa a dispositione della R.ma mensa. In herbaggio per li
vacanti, che non sono seminati, si affittano doc. cento cinquanta"20
..."dove sono le vigne vi è una torre, e dui magazzini, che servono
per uso di porci al presente e si sogliono affittare carlini trenta
l'uno l'anno"21.
Da questa relazione si ricava che la trasformazione a vigne era
continuata e la stessa mensa vescovile aveva messo a coltura parte
del territorio che affittava ricavandoci quaranta barili di mosto
all'anno e vi aveva fatto costruire la torre, i magazzini e vi aveva
impiantato un allevamento di porci.
Anche il vescovo Rama cercò di rientrare in possesso delle terre
occupate dagli Isolitani. Il suo economo convocò i censuari affinché
dimostrassero i titoli di concessione e poiché vide che essi
contrastavano con i Sacri Canoni e con la bolla di Paolo II, il
vescovo emanò contro di essi delle lettere monitoriali che con
l'assenso del vescovo di Isola fece affiggere anche sulla porta di
quella cattedrale, ammonendo gli occupatori che se entro il termine
stabilito non avessero chiarito la loro posizione sarebbero incorsi
nella scomunica e le loro vigne, vignali e pezze di terre sarebbero
stati incorporati dalla mensa vescovile22.
La minaccia tuttavia non ebbe seguito infatti venti anni dopo
ritroviamo gli stessi censuari in possesso delle stesse terre23
Era onere della mensa vescovile di Crotone pagare quattro massari o
apprezzatori che in maggio per quattro giorni sarebbero andati
assieme ad un notaio o "scrittore" sul fondo a verificare
l'estensione delle terre seminate da ogni colono ed a stimare
approssimativamente il prodotto. Così l’economo del vescovo doveva
pagare anche le cavalcature, lo stallaggio, la biada ed il vitto,
stipendiare uno sbirro che durante il raccolto "va girando per
l'aie"24, provvedere a raccogliere i terraggi e all'imbottatura del
mosto, affittare un magazzino a Isola per riporre il grano e l'orzo
man mano che si riscuote, pagare un misuratore e palegiatore,
provvedere al trasporto del grano e dell'orzo dal magazzino di Isola
in quello affittato di Crotone e stipendiare anche qui un misuratore
e palegiatore25.
Danneggiato da un incendio nel 171126 nel 1720 la torre ed i due
magazzini sono abbandonati e "diruti"27.
Continuano il disboscamento e le usurpazioni con il passaggio di
molte terre da demaniali ed ecclesiastiche a baronali28. Si allarga
la parte chiusa a vigne e a olivi mentre vengono costruiti
caprarizzi29 e altri edifici di fabbrica30 limitando sempre più il
pascolo.
Le tre generazioni previste dai contratti fatti al tempo del vescovo
Carafa passano ma le terre non ritornano.
Il tentativo del vescovo Costa di convocare gli illeciti possessori
presso il suo tribunale fallisce per l'intervento del feudatario di
Isola, il potente duca di Montesardo, il quale gli impedisce di
rientrare in possesso delle terre o di rinnovare i contratti di
enfiteusi31.
Verso la metà del Settecento Bugiafaro, situato verso la "Marina" e
confinante principalmente con i vasti possessi del feudatario e del
vescovo di Isola e con quelli dell'abbate di Santa Maria del Carrà o
di S. Anastasio, è costituito da terre rase e aratorie, da terre
petrose e da bosco.
Una sua parte e precisamente quella "nel piano a basso dove vi sono
le quercie" detta "li vignali di Bugiafaro", è usurpata dagli
Isolitani.
Questo territorio fu censuato col patto che terminata la terza
generazione ritornasse alla mensa vescovile di Crotone con tutti i
miglioramenti. Le tre generazioni sono passate e non solo le terre
non sono state riconsegnate ma esse sono occupate in gran parte da
Isolitani privi di qualsiasi titolo; ai quali sono state cedute
illegalmente dai censuari32.
La mensa vescovile è continuamente avversata sia nell'affittarla ai
pecorai33 sia nelle trasformazioni del territorio da boscoso in
seminabile. La corte principale di Isola, secondo l'economo della
mensa vescovile di Crotone, oltre a proteggere i debitori morosi che
da anni non versano i terraggi, impedisce il disboscamento per
l'aratura con pene34.
Il territorio è inoltre al centro di controversie perché l'economo
della mensa vescovile lo affitta sottobanco senza rispettare la
procedura prevista per simili affitti che prevedeva, come per gli
altri terreni ecclesiastici, prima la pubblicazione dei banni e
l'affissione delle cartelle nei luoghi pubblici, poi l'accensione
delle candele e quindi si liberava l'affitto al miglior offerente35.
Inoltre si sospettano frodi nell’apprezzo dei seminati, perché
sembra che chi ha preso in affitto le terre, abbia corrotto i
massari addetti alla stima36 .
Con la formazione del nuovo catasto del 1743 Crotone descrisse sei
corsi, tra i quali Bugiafaro, come facenti parte del suo territorio
e nei due anni successivi fece esigere su questi le collette ma ben
presto l’università di Isola li rivendicò come facenti parte del suo
distretto. Sorse allora una lunga controversia tra l'università di
Crotone e quella di Isola, in quanto entrambe rivendicavano il
diritto di tassare le vaste tenute di Buggiafaro, Le Puzzelli,
Domine Maria, Sant’Andrielle , le Comunelle e Forgiano poste ai
confini di Isola verso Crotone e quasi tutte possedute da enti
religiosi crotonesi37. Dopo lunga lite venne concluso nel 1766 che
detti territori si catastassero per metà dalla università di Crotone
e per metà da quella di Isola38.
Tra gli atti presentati dall'università di Isola vi era anche una
memoria con la descrizione di Bugiafaro: " Il territorio chiamato
Bugiafaro della natura di corso situato nelle pertinenze della città
d'Isola spetta in proprietà alla mensa vescovile della città di
Cotrone ed è stato stimato di estensione moggi 1800.
D.o corso (non) è parte del Bosco ma territorio, è circoscritto da
lim. i cittadini dell'Isola godono in d.o corso li med.mi jussi
denotati nel d.o corso del Bosco; li cittadini di Cotrone e Papanice
non vantano jus alcuno, ne di pascolo , ne altro, spettando
solamente alla mensa vescovile d'esiggere i terratice delle cesine"
( cioè dei terreni ricavati bruciando parti boschive) " seminate da
cittadini di Isola, secondo la stima fatta da Periti eletti,
specialmente per tal fine, ed esiggere l'estagli dell'erbaggi
affittati a forastieri per il pascolo delle terre rimaste inseminate
senza pretendere cos'alcuna da' cittadini d'Isola, per il pascolo,
ed altri jussi esercitati come sopra"39.
La mensa vescovile di Crotone vi aveva quindi lo Jus di fidarlo ed
affittarlo a pascolo solo di pecore ed lo jus di esigere il
terratico di quello che vi si seminava mentre il territorio era
aperto tutto l'anno agli usi civici degli Isolitani, i quali vi
avevano i diritti di legnare, arare, spietrare, pascolare ogni sorta
di animali, eccetto le sole pecore.
Rimaneva ancora la parte boschiva soprattutto il querceto40. La
mensa lo affittava per uno o tre anni ricavandoci circa 1000 ducati
all'anno pagabili in due rate: a S. Janni e a Molerà41.
Per porre fine a proteste riguardanti l'attendibilità degli apprezzi
che di solito venivano eseguiti da quattro massari di Crotone, si
giunse ad un accordo tra i coloni di Isola e la mensa vescovile di
Crotone che stabiliva che dei quattro due fossero di Isola42. Sempre
in questi anni poco dopo la metà del Settecento a causa della
siccità si assiste alla decadenza delle aree dedicate al vigneto che
ritornano ad essere seminative43.
La mensa vescovile di Crotone affittava i terreni di Bugiafaro a
quasi un centinaio di coloni di Isola e tramite il suo agente, tra
la fine di ottobre e l'inizio di novembre, al momento della semina
anticipava a molti di loro anche la semente, obbligando questi
ultimi a saldare alla raccolta in grano al prezzo della voce di
maggio di Cutro.
I coloni mettevano a grano, orzo, fave e favette i territori
affittati e si impegnavano alla raccolta pagare il terraggio,
valutato in tante tomolate del genere coltivato quanto sarebbe stato
stabilito dall'apprezzo da farsi nel mese di maggio da quattro
apprezzatori ( due massari di Crotone e due di Isola). La coltura
maggiore era il grano (75/80 per cento) seguiva l'orzo(10/15 per
cento) il rimanente era a fave e favette.
Le parti non seminate, dette "vacanti", erano affittate, con
pagamento in denaro a San Janni e Molerà, ad uso di pascolo di
pecore. A giugno ed ad agosto maturavano inoltre gli annui canoni in
denaro che dovevano pagare i possessori delle vigne ormai ridotte a
vignali, concesse a suo tempo con contratto di enfiteusi dal vescovo
Carafa44.
Questi ultimi mettevano i vignali per un triennio a semina e poi nel
triennio successivo li affittavano a pascolo, ricavandoci di solito
nella semina un tomolo di grano bianco per tomolata all'anno e
nell'erbaggio un ducato all'anno per tomolata45. Tuttavia sempre più
ampie aree venivano disboscate e recintate e ancora alla fine del
Settecento l’università di Isola doveva intervenire tramite il suo
procuratore presso la Regia Camera in Napoli perché il vescovo di
Crotone ed altri possessori di terreni soggetti agli usi civici
avevano dato a censo con la clausola “ad meliorandum” i loro terreni
a persone le quali intendevano o stavano già facendo delle chiusure,
privando o limitando così i cittadini degli usi civici46.
Dopo il Decennio francese durante il quale Bugiafaro fu assegnato in
colonia, rimase alle mensa vescovile il diritto di esigere la decima
sulle biade che vi si seminavano.
Allora la valutazione approssimativa del decimo dovuto dai coloni
sulle derrate di principal coltura veniva valutata da due periti,
uno di Crotone ed uno di Isola, che alla fine del mese di maggio si
portavano sul fondo e valutata l'estensione delle terre seminate ed
il prodotto ne stabilivano la prestazione in decimo47.
La mensa vescovile tuttavia cominciò a trovare difficoltà
nell'amministrazione delle proprietà tanto che fu accusata dal
Capitolo, oltre che di affittare fraudolentemente sottoprezzo i
fondi, di trascurare "di esiggere le decime d'un fondo specioso, d.o
Buciafaro, di moggia 1800 tutto in coltura"48 così non esercitò più
direttamente tale diritto ma lo diede in affitto49.
Alla metà dell'Ottocento questo diritto su Buggiafaro era affittato
per soli 40 ducati annui al barone Barracco50.
Note
1. Pometti F., Carte delle abbazie di S. Maria di Corazzo e di
S. Giuliano di Rocca Fallucca in Calabria, in Studi e documenti di
Storia e diritto, 1901, p. 281.
2. Vat. Lat. 7572, ff. 44-47, Bibl. Apost. Vat.
3. Processo grosso cit., ff. 418-419.
4. Privilegio dello Sacro Vescovato dell’Isula in Processo Grosso
ff. 412v sgg., Arch. Vesc. Crot.
5. La mensa vescovile di Crotone possedeva nel 1570 il territorio
detto “lo curso de bucciafaro nel tenimento della citta dellisola
jux.a le terre del vescovato dellisola e le terre della baronale
corte, Dip. Som. 315/9, ASN.
6. Dip. Som. 315/9, ff.1-2, Arch. Stat. Nap.
7. Acta cit., f. 74.
8. Così è descritta in questi anni la tenuta che l’abbazia del Carrà
possedeva nel territorio di Isola : “ Il territorio consiste in
quattro diversità, ci sono boschi inutili, e boschi che col tempo si
potrebbero domesticar e far olive, in terre aratorie et quelle
chiamano gabelle .. Consiste anche in campagna rozza la quale serve
per herbagio e questa da più entrada e gadagno ch’ad danno le terre
aratorie : quando ci fussero homini che potessero aprir tutte le
terre l’intrada saria piu, e piu certa ma perche son pochi
habitatori et terre molte, mette più conto lasciarle per herba che
aprir alcuna perche la quale poco frutto daria et impederia tutto il
resto che l’erbaggio perche li patroni de le bestiame vedendo
seminati intorno o in mezo non accordariano le bestie dubitando che
facessero demanio et havendo cosi ad pagar li interessi et che le
bestie gli fussero menate prigioni a lisola, altri pezze di terre
sono fatte giardini et pagano un censo alla chiesa”, Vat. Lat. 6190,
ff. 211r - 211v, ASV.
9. Dip. Som. 315/9, ff. 1-2, ASN.
10. Dopo la morte del vescovo Antonio Minturno le gabelle di
Prastio, San Biasi ed il corso di Bucciafaro sono affittate
unitamente ad una società composta da Gio. Domenico Manfreda e altri
coloni cosentini per tre anni a ducati 650 l’anno da pagarsi in tre
rate cioè a carnevale, pasqua e alla fiera di Gesù Maria che cadeva
la prima domenica di maggio ,Dip. Som. 315/9 cit.
11. Memoriale a S. E. fatto da Mons. Pastore contro gl'Isolitani
occupatori delle terre di Bucciafaro, AVC.76.
12. I territori corsi di Isola erano “Domine Maria” del decanato di
Crotone, “Li Comunelli” del beneficio di S : Maria degli Angeli
della famiglia Labrutis, eretto nella cattedrale di Crotone,
“Forgiano” dell’abbazia di S. Nicola di Jaciano, “Buggiafaro” della
mensa vescovile di Crotone, “S. Barbara” della mensa vescovile di
Isola, “Nastasi” della badia di S : Maria del Carrà, “Patire” della
badia di S. Maria del Patire e “Li Pozelli” del cantorato di
Crotone, ANC. 1063, 1749, 1-10.
13. Scomunica contro il barone di Isola D. Luise Catalano e contro
li debitori di d.o Buciafaro fulminata dal Mr fra Gio. Pastore,
Cotrone 14.12.1660, AVC. 76.
14. AVC. 76.
15. Rel. Lim. Crotonen., 1730.
16. Acta cit., f. 73v.
17. AVC. 76
18. Acta cit.,75v; Anselmus cit. f. 58.
19. Valente G, La costa dei Dioscuri, Frama’s 1973, pp.73 -74.
20. Acta cit., f. 67v.
21. Acta cit., f. 74.
22. Acta cit., f. 73v.
23. Anselmus cit., f. 118.
24. Alcuni massari di Crotone esperti nell'apprezzare le biade
affermano che da sempre si è usato nel mese di maggio da parte dei
massari di Crotone apprezzare le messi esistenti in Bugiafaro senza
chiamare i massari di Isola, ma solo due giorni prima di andare a
fare l'apprezzo si avvisano i coloni ed i padroni dei seminati, ANC(
Arch. Stat. CZ) 661, 1721, 348.
25. Conto della mensa vescovile di Crotone 1711/12, Dip. Som. Fasc.
315, ff. 12-13; Platea della mensa vescovile, Cotrone 1784, AVC.
134.
26. Per questo motivo il vescovo aveva ottenuto la diminuzione di
una pensione che doveva a S.D. Migliaccio da duc. 400 a 200, Dip.
Som. Fasc. 315, f.13, ASN.
27. Anselmus cit., f. 58.
28. “Li massari più vecchi di detta città si lagnavano che il S.
Duca per mezzo de suoi erarii haveva occupato molte terre delle
fratte e se l’haveva aggregato al terzo di saporito terre baronali e
che quelle che se l’haveva di sopra occupato se l’haveva
sboscato”,ANC. 660, 1718,77-78.
29. 6/7/1707 Il barone di Isola ottiene dal vescovo di Crotone due
tomolate di terre nel corso di Bucciafaro nel luogo detto le
costieri "per armarci un novo caprile essendo le medesime due
tumulate di terra infruttiferi et inabile a sementarsi", AVC. 76.
30. A. Vigna affitta dalla mensa vescovile di Crotone per il pascolo
delle pecore le terre di buggiafro ma protesta e vuole uno sconto
perché dieci tomolate di terra sono occupate da F. Trapasso il quale
vi ha impiantato olivi e vi ha fatto una "privata chiusura", AVC.
117.
31. Rel. Lim. Crotonen. 1730.
32. Dalla lista degli occupatori di Bugiafaro fatta dall'economo
della mensa vescovile di Crotone risulta che quasi tutti hanno
cognomi diversi da quelli dei primi censuari, AVC.
33. L'economo protesta perché gli occupatori e gli usurpatori
pretendono di esigere il pagamento a danno della mensa vescovile dal
pecoraio A. Tancredi, il quale pascola nel territorio detto "li
vignali di Bugiafaro", AVC. 89.
34. G. Morgante, colono di Isola, essendo andato a disboscare ed
arare alcune terre nel comprensorio di Bugiafaro dette "la via di
Schiavo" ne è impedito dalla Corte Principale di Isola che gli
intima "che sotto pena di ducati dieci non ardisse di sboscare, ne
arare dette parti di terra", AVC.
35. In questi anni G. Micilotto e D. Tirioli affittano dall'economo
della mensa vescovile di Crotone il corso di Bucciafaro per tre anni
per ducati 600 all'anno. Nell'affitto non vennero compresi alcuni
vignali censuati che rimasero in beneficio della mensa vescovile,
ANC. 1323, 1756, 28- 31.
36. Nel 1761 il fattore di G. Cariati va con i massari ad apprezzare
le terre di Buggiafaro e di Nastasi , prese in fitto dal suo
principale. “trovarono li seminati sud.ti secchi e senza frutto per
causa della sterilità dell’acque a segno che da tomolate cinquanta
di sementato ne stimarono e le passarono per tomnolate tre o
quattro, e tumolate venti le stimarono tumolate uno circa, e per
gl’altri seminati li stimarono dove un quarto, dove un mondello poco
più, o poco meno, ed alcune parti non le stimarono per causa di non
esserci frutto”, ANC. 1268, 1762, 35.
37. Nota di fatti e .. a pro della Uni.ta della città di Cotrone
contro l’uni.tà della città dell’Isola, AVC.
38. In esecuzione del Regio Assenso spedito in Camera Reale il
9.12.1765 fu steso il 5.6.1766 presso il notaio Nicola Partale un
accordo tra le due università, AVC.76.
39. Fatto per la causa tra l'università d'Isola e quella di Cotrone,
AVC.
40. Mensa vescovile di Crotone: affitto di Bugiafaro : anno
1799,duc. 900 (1 anno) ; anno 1800, duc. 950 (1 anno) ; anno 1805,
duc. 980 (3 anni) + 80 forme di cacio piccolo. AVC. 76.
41. Nel 1758 la cappellania laicale di S. Giuseppe eretta nella
chiesa dell'Annunziata possiede una continenza di terre luogo
Bugiafaro "volgarmente detta le querchie incolte inalberata di
querci", AVC. 140.
42. Apprezzo di Buggiafaro fatto in quest'anno 1775 per mezzo di
massari Floro Schiavo e Antonio Manfredi di Cotrone e per mezzo de
massari Madarena e Gimigliano d'Isola, Platea della mensa vescovile
di Cotrone, 1775-1777, AVC.125.
43. Annui canoni che maturano a giugno sopra li vignali che prima
erano vigne nel territorio di Bugiafaro, in Platea della mensa
cit.,AVC. 125.
44. Platee mensa vescovile di Crotone anni 1775/1776/1777/1778,
!793, AVC.125.
45. Stato attuale delle rendite e de pesi delle chiese
dell'Annunziata e di S. Maria degli Angeli della città di Isola,
1790, AVC.
46. L’università di Isola tramite il suo procuratore fa presente che
alcuni possessori di territori soggetti all’uso civico tra i quali i
vescovi di Crotone ed di Isola hanno stipulato dei contratti di
censuazione con tre individui “e questi censuari pretendono formare
chiusure de territori censuiti e ridurre il loro uso ad altra
forma”, tale da impedire ai cittadini l’uso dei diritti civici.
Chiede pertanto che i proprietari dei fondi “non faccino censuazioni
e chiusure in pregiudizio della sua Principale, e che i censuari de
sopradetti territori e qualunque altro che avesse conseguito terreni
ad meliorandum non debano proibire a cittadini d’Isola l’espressato
civico sopra detti fondi e che non facciano ne medesimi chiusure ed
altri ripari per impedirlo sotto pena di carcerazione e che le
chiusure fatte si riducano ad pristinum”, Napoli 15 Xbre 1797, Arch.
Vesc. Crot.
47. Processo verbale sul prodotto approssimativo della prestazione
dei dritti di decimo, in Platea mensa vescovile di Cotrone,1827,AVC.
48. Lettera del Capitolo e Clero della chiesa cattedrale, Cotrone 17
aprile 1818, AVC.
49. Viene affittato per sei anni a partire dal primo novembre 1819
il diritto di esigere le decime su Bugiafaro a D. Pietro Albani,
Platea mensa vescovile di Cotrone 1821, AVC. 125.
50. Il diritto di decima era affittato al Baracco dall'agosto 1854
al 1857 per duc. 40 annui da pagarsi ogni terza domenica di maggio,
Platea mensa vescovile di Cotrone, 1853-1857, f. 4, AVC.

