[Paesaggi crotonesi: Carpentieri da gabella a contrada.]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR 35/2006)
La località Carpentieri, dal nome della famiglia
Carpentieri ancora presente nel Seicento in Santa Severina, è
costituita da un esteso piano circondato per buona parte da basse
colline. Essa è situata non molto lontano dal fiume Neto ed era
attraversata dalla antica via, che collegava Crotone con Santa
Severina e la vallata. Ancora alla metà dell’Ottocento la località
era disabitata ed era attraversata da una strada vicinale, che da
Crotone raggiungeva il fiume Neto. Per Chiusa Grimaldi, Crepacuore,
Brasimatello, Martorani, Carpentieri, Schiavone, Corazzello si
arrivava ai Mulini di Neto, dove avveniva l’attraversamento del
fiume (1868). Carpentieri confinava con le gabelle: Lo Zipponetto,
Schiavone, Brasimatello e Le Manche di Coviello.
I proprietari
Le terre dette “de Carpenterri” nel Seicento appartennero
dapprima alla famiglia Coco di Papanice e quindi passarono alla
famiglia Franco. Poco dopo la metà del Seicento Giuseppe e Domenico
Franco ne vendettero una parte al Capitolo di Santa Severina.
Il Capitolo di Santa Severina verso la metà del Seicento decise di
acquistare parte di “Carpentiero, cioè la metà di essa”. La metà
della gabella era situata in territorio di Cotrone e confinava con
la gabella di Mutrò e con il territorio di Brasimatello. I
proprietari, Giuseppe e Domenico Franco di Scandale, la vendettero
per docati mille e quattrocento al Capitolo, il quale per
l’occasione utilizzò “docati novecento delli effetti del Rev. Cap.lo
per affracationi fatte conforme stanno annotate e docati cinquecento
per donatione fatta dal Rev. Parocho D. Andrea Cozza, con peso di
messe conforme di reto sta notato dopo la sua morte con reserbatione
dell’uso frutto pro rata pretii sua vita durante conforme appare dal
medemo Instrumento di compra rogato per mano di Notar
Francesc’Antonio Parise nell’anno 1663”. Dalla metà della gabella
acquistata il Capitolo ricavava ogni anno cento ventisei tomoli di
grano quando veniva affittata a semina e docati novanta l’anno
quando si vendeva in “herbaggio” ( Bona, iura et onera Rev. di
Capitulis S. Severinae Cart. 60, fs.6, ff. 7, 13v ).
L’acquisto
Per poter procedere all’acquisto della metà della gabella, il
Capitolo di Santa Severina aveva dovuto compiere diverse operazioni
finanziare, in modo di accumulare il denaro sufficiente. Aveva
dovuto vendere un palazzo, che possedeva nell’abitato di Cutro, e
proprio “nella Piazza di detta terra” . L’edificio era stato donato
da “Mons. Pisani, conforme per Instrumento stipulato dal notar Gio.
Domenico Pancari nell’anno 1630”, e dalla sua locazione il Capitolo
ogni anno ricavava venticinque ducati. Acquistarono il palazzo gli
eredi di Lupo Antonio d’Ambrosio, in virtù di concordia Capitolare,
previo assenso Apostolico e decreto della Corte Arcivescovile, per
docati centocinquanta, i quali furono “applicati nella compra della
gabella di Carpentieri come dall’instrumento di detta compra” ( f.
7). Si utilizzarono anche il denaro del legato della nobile Polita
Campitella. Esso consisteva in un censo annuo di ducati quaranta per
capitale di ducati cinquecento infisso sopra i territori di Vituso e
Cortina, situati nel distretto della città di Crotone. Il censo fu
affrancato dal Duca di S. Severina, che era il proprietario dei due
territori, ed il denaro rimase per alcuni anni in deposito presso il
Capitolo, in attesa di essere investito in un altro acquisto, come
appare nell’instrumento del notaio Oratio Pancalli dell’anno 1642.
In seguito anche questi ducati cinquecento sono stati applicati
nella compra di Carpentiero, “conforme appare dall’Instrumento della
compra istessa” ( f. 60v). Altro denaro utilizzato per l’acquisto
proveniva da un lascito di Ascanio Mungia. Si trattava di un censo
di annui carlini ventisette per un capitale di ducati trenta
concessi al signor Marco Garraffa. Anche tale denaro era stato
affrancato e si trovava in deposito per essere nuovamente investito.
Di questi ducati trenta, a suo tempo affrancati, metà confluirono
nella compra di Carpentieri e l’altra metà furono concessi in
prestito ad annuo censo all’arcidiacono Del Sindico al tasso
dell’otto per cento ( f. 61).
Si utilizzò anche il lascito del parroco D. Andrea Cozza, il quale
per la celebrazione di quattro messe alla settimana, da celebrarsi
di requiem per la sua anima nell’altare dedicato a San Leone nella
cattedrale, ad iniziare da subito dopo la sua morte, aveva lasciato
cinquecento ducati, che lui stesso aveva investito sopra
Carpentiero, “dove si ottenne la reduttione a ragione d’un carlino
cioè docati 400, atteso l’altri 100 li lasciò per l’anniversario e
notturno dopo la commemoratione de’ morti” ( Il parroco Cozza morì
il 14 ottobre 1673, f. 110v). Ecc.
L’affare
L’acquisto della metà della gabella non recò un gran beneficio
alle finanze del Capitolo di Santa Severina. Esso fu piuttosto
sollecitato dall’impiego di capitali, che negli anni precedenti
erano stati affrancati e che molto probabilmente rimasti in cassa
non rendevano o erano utilizzati nascostamente senza recare alcun
utile, se non a coloro che traevano profitto da tale situazione.
Tenendo presente che di solito il tasso annuo per il prestito di
denaro si aggirava sull’otto per cento, una nota nella platea del
Capitolo di quegli anni così denuncia il cattivo affare: “Il
R(everen)do Capitolo tiene peso di celebrare otto messe la settimana
per l’anima del fu Cler(i)co Gio(vann)e Cosentino, il quale legò per
d(ett)a celebratione docati trenta sette e mezzo d’annuo censo
redimibile per capitale di doc(a)ti 450 delli quali ne furno
affrancati doc(a)ti cento et investiti alla compra di una cabella
nom(a)ta Carpentiero nel territorio di Cotrone, e d(ett)a cabella
non rende più del tre per ogni cento. ( 14/06/06, quattro, 46/47)
Un documento riassume i capitali, provenienti da lasciti, impiegati
per l’acquisto di Carpentieri e gli oneri in celebrazione di messe
ad essi legati. I capitali erano: “Vi sono ducati 500 del legato
d’Ippolita Campitelli. Da D. Cozza ducati 500. Dal chierico Gio.
Cosentino ducati 100. Da Ascanio Mungia ducati 13:50. Da D. Gaspari
Russo ducati 13:50. Da Mons. Pisano ducati 150.
Pesi che il Capitolo doveva soddisfare per i capitali impiegati
sopra Carpentieri consistevano: “Ippolita Campitelli una messa al
giorno nell’altare di S. Leone. Quattro messe la settimana per il
R(evere)ndo P(aro)co D. Andrea Cozza da celebrarsi di requie per la
sua anima nell’altare di S. Leone dopo seguita la sua morte, quali
sono per ducati 500 investiti da lui med(esim)o sopra Carpentiero
con notturni, anniversarii, e messe cantante come da Instrumento.
Giovanni Cusentino una messa la settimana. Ascanio Mungia messe
dodeci l’anno. Gasparo Russo quattro messe la settimana nell’altare
di S. Leone. Mons. Pisano una messa la settimana nell’altare di S.
Maria dell’Angeli o di Santa Anastasia, e per ogni prima di mese un
anniversario”. ( Particola della Platea per la compra di Carpentieri
circa li capitali e pesi in d.a Cabella per difesa di pagare la
bonatenenza in Cotrone che per esser oggi catastata dal Sig. Sindico
Pristerà ci ha liberato il sequestro fatto all’affittuario D.
Arcangelo Romei di Belvedere, 1737).
Patrimonio ecclesiastico
Alla fine del Seicento metà della gabella apparteneva al
Capitolo di Santa Severina mentre l’altra metà, che era in passato
appartenuta al sacerdote Gio. Vittorio Coco di Papanice, era in
possesso di Giulio Franco di Papanice. Infatti il beneficio sotto il
titolo di Santa Caterina Vergine e Martire con altare e chiesa
propria, di collazione della mensa vescovile di Crotone e situata
fuori le mura della città di Crotone, il cui rettore era il
sacerdote Leonardo Villaroya, esigeva un annuo censo di ducati otto,
che maturavano nel mese di agosto di ogni anno, sopra la gabella
Carpentieri “che era appartenuta al sacerdote Gio. Vittorio Coco di
Papanice, ed ora era di proprietà di Giulio Franco di Papanice” (
Acta cit., ff. 40, 157). Durante i primi decenni del Settecento il
Capitolo continuò a possedere la sua metà mentre l’altra metà da
Giulio Franco, con il censo dovuto al beneficio di Santa Caterina,
passò dapprima in eredità a Saverio Franco ( La Pena, ff. 45v -46) e
poi al beneficio della famiglia Franco. Si compiva così il passaggio
di tutta la gabella dai secolari agli enti ecclesiastici. Il Catasto
Onciario di Crotone del 1743 certifica che il passaggio era già
avvenuto; infatti metà di Carpentieri continuava ad appartenere al
Capitolo di Santa Severina, mentre l’altra metà era del beneficio di
Gesù della famiglia Franco, eretto a Cutro. Su quest’ultima metà il
beneficio di Santa Caterina, con chiesa propria nella marina sempre
di collazione della mensa vescovile e di cui era beneficiato il
sacerdote Felice Cavaliere, continuava ad esigere un annuo censo di
annui ducati 8 (Catasto Onciario Cotrone 1743, f. 223).
L’affitto della gabella
Di solito l’intera gabella di Carpentieri era affittata a
latifondisti locali i quali poi subaffittavano le singole parti ai
coloni o ai pecorai a seconda della rotazione triennale, che era di
tre anni a semina e di tre ad erbaggio. L’affitto annuale a pascolo
iniziava il primo settembre e finiva alla fine di agosto dell’anno
successivo, quando avveniva anche il pagamento dell’affitto in
denaro nel giorno 8 settembre in fiera di Mulerà.
“Cotrone 16 agosto 1747. Per la presente prometto io sott(oscritt)o
pagare in fiera di mulerà 8 7bre del seguente anno 1748 la somma di
docati cento trenta, cioè docati sessanta cinque al signor D.r
Pietranton. Ab(at)e Franco di Cutro, e docati sessantacinque al
communiere del Rev(eren)do Capitolo di S. Severina, compadroni della
Gabella Carpintieri, e sono per lo affitto di d(et)ta Gabella, che
comincia la p(rim)a di 7bre prossimo e matura in fine di agosto del
seguente anno 1748 accordato a me sudetto per uso di pascolo d’ogni
sorte d’animali, preter porci, eccetto quelli sono per commodo di
mandra, ò vaccarizzo, e colla facoltà d’associare, subaffittare/ e
mancando di d(ett)o pagamento, voglio esser tenuto ad ogni danno,
interesse/ o che misi possa incusare in ogni corte foro ed a
cautela. Io d.r Fran(ces)co Antonio Sculco prometto come sopra. Io
d.r Dom(eni)co Le Pera son test(imoni)o. Io frà Carlo can(oni)co
Sculco son test(imoni)o.”
Verso l’Ottocento
La situazione non mutò nei decenni seguenti. Nel catasto di
Crotone del 1793 una metà della gabella continua ad essere del
beneficio del beneficiato D. Aurelio Franco di Cutro, mentre l’altra
metà è del Capitolo di Santa Severina ( Catasto Onciario Cotrone,
1793, f. 208v- 209) ed il beneficio di Santa Caterina continua a
percepire l’annuo censo.
Durante il Decennio francese Carpentieri non entrò in ripartizione.
In seguito continuò ad essere affittata soprattutto al latifondista
Luigi Barracco.
“L’anno Mille ottocento trentasei il giorno quindeci Maggio in
questo comune di Santa Severina.
Noi sottoscritti tesoriere Domenico Gallo del fu Rosario, attual
Procuratore del R.mo Capitolo di questa città di Santa Severina da
una parte, ed il barone D. Luigi Barracco del fu D. Alfonso,
proprietario domiciliato in Cotrone, al presente qui di passaggio
dell’altra, siam devenuti al presente contratto di locazione.
Io tesoriere Domenico Gallo, con la qualifica di Procuratore come
sopra, dò in fitto a solo uso di pascolo a corpo, e non a misura,
l’intero fondo nomato Carpentieri al Sig. Barone D. Luigi Barracco,
cioè non solo la mettà, che appartiene al R.mo Capitolo, ma l’altra
mettà dovuta al Beneficio del SS. Nome di Gesù, che per la vacanza
del titolare si amministra da questa Commissione Arcidiocesana, come
dal verbale di Aggiudicazione diffinitiva del dì 13 marzo di questo
anno, debitamente registrato al n. 103 a favore di detto R.mo
Capitolo, per la durata di un triennio, da principiare dal primo
settembre mille ottocento trentasette, e terminare a tutt’agosto del
mille ottocento quaranta per l’annuo convenuto estaglio di Docati
trecento cinquanta da pagarli in ogni Fiera di S. Janni in mano mia,
o de Procuratore pro tempore, durante detto triennio, obbligandoni
alla manutenzione come di legge.
Ed io Barone Luigi Barracco prendendo in fitto l’enunciato Fondo
Carpentieri, come sopra spressato per la durata di un triennio a
solo uso di pascolo, mi obligo in ogni Fiera di S. Janni durante il
triennio adempiere all’annuale pagamento di Docati trecento
cinquanta, ed in caso di ritardato pagamento, essere tenuto a tutt’i
danni, spese.
Del presente atto se ne sono redatti due originali, per esserne uno
in mano di ogni contraente.
Data come sopra.
Tes. Domenico Gallo Procuratore dò in fitto come sopra.
Luigi Barracco.”
Descrizione della Gabella
“Della Gabella Carpentieri una sola mettà appartiene al Rev.
Capitolo di Santa Severina, e l’altra mettà alla Diocesana, con la
quale si tiene commune, ed indivisa. La mettà del R.mo Capitolo fu
comprata con Instrumento rogato nel 1663 da Notar D. Francesco
Antonio Parise e limitava anticamente con la gabella di Mutrò, e con
la gabella di Brasimatello; al momento confina nella sua totalità da
oriente con la gabella Zipponetto, e con l’altra denominata
Schiavonello appartenenti ambedue al signor Berlingieri, da
occidente con la gabella nomata Destre della Ciura del Signor
Drammis di Scandale, da settentrione col cavone che la separa con la
gabella Schiavone del signor Berlingieri e con la gabella Timpe
Rosse del sign.r Drammis, finalmente da Mezzogiorno con la gabella
Brasimatello, e con l’altra detta Valle di Zaccone appartenenti al
Sig. Berlingieri.
La sua estensione totale risultò di Palmi quadri 14535,190 ossiano
tumolate trecento, due ottavi, ed un sedicesimo, alla vecchia misura
di costumanza di 48400 palmi quadri la tumolata, cioè:
Aratorio di 1° classe tumolate 202 e 3/8;
Aratorio di 2° classe tumolate 68 e 4/8;
Aratorio di 3° classe tumolate 20 e 4/5;
Sterile, Strada e valloni tumolate 08 e 7/8 e 1/16;
Totale: tumolate 300 e 2/8 e 1/16, che corrispondono a tumolate 1453
e 319/1000 alla novella misura legale di palmi quadri 10.000 a
tumolata.”
(Platea del Capitolo di S. Severina, 1843).
Un insediamento sparso
Al tempo della riforma agraria il fondo disabitato Carpentieri
di Ha 202.69.10 fu espropriato dall’OVS e diviso tra i quotisti.
Furono costruite numerose case rurali ed un nucleo detto
“Sottocentro di Carpentieri”, che aveva la funzione di fornire ed
estendere la rete dei servizi. Il nucleo, collegato alla SS. 106
bis, era costituito da una chiesetta e dalla scuola elementare con
alloggio e serviva l’insediamento sparso delle case rurali, abitato
da circa un centinaio di famiglie contadine. Aveva così inizio una
nuova contrada .

