[La scuderia regia ed il casale di Cromito]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 46/1999)
Il casale compare nei primi documenti di età
angioina. Mentre re Carlo I d’Angiò stava all’assedio di Lucera, nel
giugno 1269, accogliendo la supplica del canonico e procuratore
della chiesa di Crotone, Sellicto, ordinava a Roberto de Guardia,
amministratore della marescallia regia di Crotone di versare le
decime sulla masseria della scuderia regia, situata in territorio di
Crotone presso il casale di Cromicto. La chiesa di Crotone godeva di
questo diritto fin dai re normanni e ne era stata privata al tempo
della ribellione contro il re. Carlo I ordina al “magistro
Marescalle Cutroni” di versare alla chiesa crotonese le decime dei
due anni trascorsi e quelle del presente e conferma al vescovo di
Crotone, allora sede vacante, il diritto di decima sulla masseria1.
Da altri documenti dello stesso periodo sappiamo che nel 1268/1269
la fattoria aveva subito danni, durante il tentativo di riconquista
di Corradino di Svevia e la ribellione antiangioina, che ebbe tra i
protagonisti nel crotonese Raynaldo de Ypsigro2, vicario imperiale
di Corradino in Calabria. Carlo I, domata la rivolta, dette ordine
ai “magistri aratiarum regiarum” Goffredo Bovet e Erardo de Alneto
di ripararla3. Sempre in questi anni il re fece restituire a Faraco
di S. Severina gli otto buoi che avanzava dalla regia scuderia di
Crotone4 e ordinò di non molestare il milite Iohannes de Rocca per
alcuni stalloni che aveva avuto in prestito5.
Da altri documenti dello stesso periodo sappiamo che il re si
interessò alla sua industria armentizia, ordinando di marchiare ogni
animale con il marchio della Regia Corte “ad florem de lisa” e dando
istruzioni per lo sviluppo ed il miglioramento delle razze ai
maestri delle marescallie, dai quali dipendevano gli scuterii, i
jumentarii, i senescalchi, gli scozzonatori , gli inservienti ed i
massari6.
“Comittum” all’inizio dell’occupazione angioina era un piccolo
casale del Giustizierato di Valle del Crati e Terra Giordana e fu
tassato nel 1276 per once 13 tari 19 e grana 167, circa 683
abitanti8.
L’abitato rurale, posto in territorio di Crotone, sulla riva destra
del fiume Neto e presso i confini territoriali di Santa Severina,
nel 1280 fu aggregato assieme ad altre terre vicine, tra le quali
Crotone e Santa Severina, al Giustizierato di Calabria, che in
seguito si chiamò Calabria trans flumen Nethum, essendo il Neto il
confine tra i due giustizierati9. Esso esiste ancora all’inizio del
Quattrocento. Cromitum fa parte delle terre confermate nel 1426 da
Martino V al marchese di Crotone Nicolò Ruffo10. Passò quindi alla
figlia di costui Giovannella e poi a sua sorella Errichetta e quindi
con le nozze di quest’ultima pervenne ad Antonio Centelles. Con la
sconfitta dapprima del marchese di Crotone da parte di re Alfonso e
successivamente con la sua cattura per ordine di re Ferdinando le
terre che erano appartenute al marchese caddero in regio demanio e
furono in parte poi concesse a nuovi feudatari. Cromito fu concesso
ai De Tappia. L’otto gennaio 1451 re Alfonso accoglie la supplica
del vescovo Chruchettus e del capitolo di Crotone, i quali fanno
presente che possedendo alcuni terreni nei pressi di feudi concessi
dalla curia reale a Galassus de Tarcia e Iohannes de Tappia, sono
molestati sia nel possesso che nell’affitto e locazione degli
stessi11. A causa dello spopolamento per le vicende belliche, la
violenza feudale e la peste alla fine del quattrocento il feudo delo
Cromitu risulta disabitato. Nel 1488 i tenimenti o feudi “delo
Cromitu et Carlovaria”, posti nelle pertinenze del casale di
Crepacore e della città di Crotone sono in possesso di Jois de
Tappia de Cotrono, figlio legittimo e naturale del fu Colecta de
Tappia, al quale appartenevano12.
Il feudo rustico
Il feudo spopolato di Cromito , detto anche “La Sala”,
appartenne all’inizio del Cinquecento ai Sersale, baroni di Sellia.
Alla morte di Gaspare Sersale, avvenuta il 28 febbraio 1554, passò
al figlio Guido, che morì dopo pochi mesi, l’undici agosto 1554.
Subentrò il fratello di quest’ultimo Giovan Battista, che vendette
il feudo per ducati 5000 a Domenico D’Orangia. Da Domenico pervenne
a Giulio Antonio D’Orangia e poi alla sorella di costui, Fenicia
D’Orangia. Fenicia sposò Cesare Ungaro da Nocera Tirinese e morì nel
settembre 1609. Seguì il figlio Francesco Basilio Ungaro, il quale
cedette il feudo per ducati 5000 a Mutio Prothospataro ( con regio
assenso del 30 marzo 1634), barone di Rocca di Neto. Con la morte di
Mutio, avvenuta il 27 gennaio 1644, Cromito passò alla figlia
Elisabetta. Elisabetta sposò Diego Francesco Amalfitani, marchese di
Crucoli, ma non ebbe figli, pertanto con la sua scomparsa il feudo
ricadde in potere della Regia Corte.
Gli Amalfitani
Il marchese di Crucoli Domenico Amalfitani acquistò dalla Regia
Corte il feudo di Cromiti o Sala di tomolate 400, sborsando 6000
ducati (intestazione 26 marzo 1664). Alla sua morte avvenuta nel
novembre 1688, ereditò il figlio Giuseppe Oronzo. Morto Giuseppe
Oronzo il 28 novembre 1708 , seguì il figlio Francesco Saverio
Amalfitani, che lo tenne fino alla sua scomparsa, avvenuta il 30
luglio 1746. Ereditò il figlio Giulio ed alla sua morte, avvenuta il
30 marzo 1748, passò al figlio di costui Nicola13. Gli Amalfitani
oltre al podere feudale di Cromito possedevano altri beni in
territorio di Crotone e nelle vicinanze del feudo e del fiume Neto:
la gabella detta l’Abbazia Grande o Gabella Grande, la gabella la
Portella, l’Antinora, Corazzello, le quattro gabelle, una contigua
all’altra, di la Rottura, il Laganetto, la Caracciola e la Pizzuta,
tre vignali ed un pezzetto di terra di due tomolate al di là del
fiume, sempre però in territorio di Crotone14. Di solito il marchese
affittava per tre anni i terreni a semina, il primo anno era “franco
a maiese”, e per altri tre a pascolo15.
La Villa o Casino di Sala
Alcuni documenti tra la fine del Seicento e l’inizio del
Settecento segnalano la presenza di una residenza signorile di
campagna nel feudo Cromito o La Sala. Da essi si apprende che il
marchese di Crucoli, il cavaliere di S. Giacomo Giuseppe Oronzo
Amalfitani, il quale era solito trascorrere buona parte dell’anno a
Napoli, dove infatti morirà e sarà sepolto nella chiesa dei
carmelitani scalzi di S. Teresa a Chiaia16, in autunno , al tempo
della caccia, veniva con i suoi cacciatori a gustare le delizie
“della sua deliziosa villa di Sala”. Attorno alla villa, circondata
da agrumeti e oliveti, vi erano i folti boschi ricchi di selvaggina,
ed il marchese con i suoi amici si “esercitava nelle caccie”, specie
del cinghiale. La villa con la venuta del marchese con il suo
seguito, si animava di feste e banchetti ai quali partecipavano
anche vescovi, feudatari ed aristocratici di Crotone e dei paesi
vicini. Sappiamo anche che allora il luogo era insicuro per la
presenza di ladri e banditi, che rendevano pericoloso il cammino a
coloro che percorrevano la strada che da Crotone passava il Neto17.
Annessa alla villa vi era la chiesa rurale intitolata alla
Immacolata Concezione, della quale aveva lo ius patronato il
marchese, che la curava di ogni cosa necessaria. La chiesa era sotto
la giurisdizione del vescovo di Crotone. Il 12 febbraio 1700 su
incarico del vescovo Marco Rama il primicerio della cattedrale
Geronimo Facente la visitò in presenza del marchese, facendo
compilare un inventario degli oggetti sacri , di cui era fornita.
Nella chiesetta c’era: “Un quadro dell’Immacolata Concettione con
cornice indorata, un panno del med. Di primaverio foderato di
taffità, un calice con suoi paramenti, quattro candalieri di ligno,
quattro graste di ligno indorato con fiori di tela, carte di Gloria,
Crocefisso, In Principio e lavabo con cornici indorate, altaretto,
sei tovagli d’altare, dui coscini d’oropelle, pallio d’altare
d’oropelle, un camisso di tela ordinaria, una pianeta bianca e rossa
di damaschello con trena di seta, una pianeta di raso bianco falso
con trena di seta e l’armi d’Amalfitano, dui missali, uno grande e
l’altro picciolo, un missaletto di morti, un genuflessorio di noce
con quattro tiraturi per conservarsi d’.e robbe, un lampiero
d’ottone, un ferro d’ostie novo, un armario di tavole, campana e
campanello”18. Oltre alla chiesa il casino della Sala del marchese
di Crucoli Nicola Amalfitano19 alla metà del Settecento risulterà
fornito di magazzini per il grano e di una torre20.
Ultimi intestatari e proprietari
Il feudo di Cromito o la Sala col suffeudo Viola fu venduto da
Nicola Amalfitano (regio assenso del 20 dicembre 1779) per 9000
ducati a Giovan Battista de Mayda di Cutro. Assieme al comprensorio
feudale di La Sala il De Mayda comprò dal marchese di Crucoli anche
le gabelle La Pizzuta, la Rottura, la Portella, la gabella Grande,
l’Antinoro e tre vignali21. Il feudo verrà poi donato al figlio
Giovan Gregorio (con regio assenso del 14 gennaio 1793) che fu
l’ultimo intestatario. La Sala rimarrà ai De Mayda per tutto
l’Ottocento e anche oltre. Nel 1930 De Mayda Maria, maritata al
nobile Morelli Quintino, dichiarava di possedere il territorio Sala
di cento ettari, parte seminativo e parte a bosco con abitazioni22.
Note
1. Reg. Ang. II, 97-98. La mensa vescovile di Crotone conserverà
ancora nel Settecento una gabella detta Cromito, o anche i vignali
della Sala, dentro il feudo La Sala, Dip. Som. F. 315, Conto Mensa
Vescovile Cotrone (1711 e 1712), f.3v, ASN.
2. Raynaldo de Ypsigro possedeva il casale di Crepacore ed il
tenimento di Foca che erano vicini a Cromito, Reg. Ang. IV, 115.
3. Reg. Ang. VI, 154.
4. Reg. Ang. IX, 81.
5. Reg. Ang. IX, 277.
6. Dito O., La storia cit., p.118.
7. Minieri Riccio C., Notizie storiche tratte da 62 registri
angioini dell’Archivio di Stato di Napoli, Napoli 1877, pp. 215-216.
8. Pardi G., cit., p. 27 sgg.
9. Reg. Ang. XXII, 89.
10. Reg. Vat. 355, f.287, ASV.
11. Font. Arag., II, 220-221.
12. Fiore G., cit., III, 464.
13. Pellicano Castagna M., Storia dei feudi e dei titoli nobiliari
della Calabria, Ed. CBC, 1996, pp. 186 –188.
14. Nel maggio 1717 il marchese di Crucoli Francesco Amalfitano
prende in prestito dal monastero di Santa Chiara di Crotone ducati
540 al 5% obbligando alcuni beni burgensatici in territorio di
Crotone: La Portella, la Gabella Grande, Corazzello, La Pizzuta, la
Rottura, la Caracciola e Laganetto. Nel 1720 il debito è estinto,
ANC. 660, 1720, 116-118; 612, 1716, 40-51; Catasto Onciario Cotrone
1743, f.79.
15. Nel settembre 1766 il marchese affitta il feudo la Sala ed altre
quattro gabelle a Giuseppe Profeta per tre anni. Al Profeta vengono
anche consegnate le chiavi di alcuni magazzini del casino della Sala
dove egli ripone il grano per la semina, ANC. 1343, 1766, 165.
16. Maone P., Dominatori e dominati nella storia di Crucoli, in
Historica n. 4, 1970, p. 199.
17. In una lettera il vescovo di Isola Francesco Marini, diretta a
Giuseppe Bigotti, residente a Sala, gli chiede di far accompagnare
da gente “ben armata e coraggiosa” un suo amico, che deve passare di
là, Marino F., Lettere familiari, Studio Zeta 1989, pp. 33 sgg.
18. Il primicerio ordinò al marchese sotto pena di 20 libbre di cera
bianca di fornire la chiesa entro sei mesi di aspersorio, di un
pallio d’altare di color violaceo e verde, di un velo bianco e di
una nuova patena e di fare erigere un sepolcro, Acta cit., f. 166.
19. ANC. 1343, 1764, 165.
20. Al tempo del marchese Nicola Amalfitano era torriere di Sala
Natale Palmieri , che si interessava anche alla custodia dei
magazzini, ANC. 1343, 1766, 165.
21. Catasto Onciario Cotrone, 1793, f. 202.
22. Nel 1930 Quintino Morelli dichiarava che “i terreni intestati a
De Mayda Beniamino ed Elisabetta, morti nell’anno 1919, da vari anni
volturati in testa a De Mayda Maria di Enrico maritata Morelli
Quintino, e fanno parte del fondo Sala già denunziato con altra
scheda, perché il fondo Sala era comune ed indiviso”, Comune di
Crotone, Lotta antimalarica, n. 9331, 28 mag.1930 e n. 5951, 8 giu.
1930.

