[Due regie torri di guardia marittima in territorio di Isola]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 27-28/2001)
In territorio di Isola poco dopo la metà del
Cinquecento vennero edificate due torri regie di guardia marittima
che, dal luogo dove erano situate, presero il nome di Capo Rizzuto e
di Capo Mannà. Esse avevano il compito di proteggere quel tratto di
costa e la navigazione dalle incursioni dei turcheschi ed alla loro
custodia erano addetti un caporale ed un socio. Il primo di nomina
del vicerè e l’altro dell’università di Isola.
La torre di Capo Rizzuto
Il 23 febbraio 1576 il vicerè Inigo Lopez Hurtado de Mendoza,
duca di Mondejar, concedeva l’ufficio di caporale della “torre de
Capo Ricziuto” per un anno allo spagnolo Adeco Romano con la
provvigione di ducati quattro al mese e con altri gaggi, lucri e
emolumenti. Il Romano prendeva possesso della torre l’undici marzo
dello stesso anno. Una fede notarile rogata il 17 aprile 1578 in
Isola testimonia che Adeco Romano, ispano e castellano della torre
di Capo Rizzuto, ed il suo socio Minico de… avevano percepito lo
stipendio relativo al marzo 15781. Nel mese di agosto del 1580 egli
aveva ancora la carica, come evidenziano due fedi rogate per mano di
un pubblico notaio, con le quali gli amministratori di Isola
dichiaravano che Adeco Romano aveva esercitato il suo ufficio di
caporale della torre dal primo di settembre 1579 per tutto il mese
di agosto 1580. Nel frattempo si erano succeduti i militi: Jo.
Lamonica dal primo di settembre 1579 fino all’aprile 1580, Cosimo
Pantisano dal primo maggio fino al 12 luglio e Antonino Gagliardo
per il restante tempo fino all’ultimo di agosto. Tutti avevano
vigilato giorno e notte, prestando un ottimo servizio di
sorveglianza e perciò avevano diritto ad essere pagati. Sono dello
stesso periodo due altre fedi, rogate dal notaio Jo. Laurentio
Guercia di Cutro, con le quali il caporale ed i militi dichiaravano
di aver ricevuto il pagamento di ducati 78 per le loro competenze, a
ragione il caporale di ducati 4 al mese ed i compagni, o soci, di
carlini 252.
Negli atti rogati dal notaio Jo. Laurentio Guercia nel 1586 troviamo
altre fedi, che si riferiscono alla torre di guardia marittima di
“Capo Rizuto”. Il 17 maggio 1586 nella città di Isola il caporale, o
castellano, Adeco Romano ed il socio, il nobile Matteo de
Strongiolo, quest’ultimo eletto dall’università della città di
Isola, addetti alla custodia della torre, su richiesta del sindaco
di Isola Horatio Longo giuravano sul vangelo, dopo aver toccato con
le mani le scritture del notaio, di aver ricevuto dal tesoriere di
Calabria Ultra Petro Francesco Ravaschiero, tramite il suo
luogotenente Scipione Rotella, ducati 13 ovvero ducati 8 il
castellano e ducati 5 il socio. Tale somma era relativa al pagamento
del salario per la custodia della torre dei due mesi prossimi
passati di marzo ed aprile, a ragione di ducati 4 al mese per il
castellano e di carlini 25 il socio3. Non passa molto tempo che il 7
luglio dello stesso anno gli stessi personaggi con le stesse
modalità giurano di aver ricevuto altri ducati 13 e precisamente il
caporale ducati 8 ed il socio ducati 5 relativi ai mesi di maggio e
giugno prossimi passati4. Il 21 agosto successivo il notaio,
portatosi nuovamente in Isola, certificava che il caporale Adeco
Romano ed il nobile Vincentio Libarotus, della città di Crotone,
socio addetto alla custodia della torre di Capo Rizuto, in quanto
eletto dall’università della città di Isola, avevano giurato di
fronte al sindaco Horatio Longo di aver ricevuto dal tesoriere di
Calabria Ultra Petro Francesco Ravaschiero, tramite Jo. Andrea
Puglisio di Crotone, ducati 6 e mezzo e precisamente il caporale
ducati 4 ed il socio carlini 25 per il pagamento della custodia
della torre nel mese di luglio5.
In seguito, nel settembre 1588, la custodia della torre veniva
affidata al caporale Francesco Fucicchio ed al socio Livio Marano,
quest’ultimo eletto dall’università della città di Isola. Nel maggio
1589 essi giurano in presenza del sindaco di Isola Giovan Pietro
Pantisano di aver ricevuto dal tesoriere di Calabria Ultra Petro
Francesco Ravaschiero gli stipendi per il servizio di custodia alla
torre dall’ottobre 1588 al marzo 15896.
All’inizio del Seicento, nel 1605/1606 troviamo che caporale della
torre di Capo Ricciuto è Pietro Pizinga7.
Il 18 aprile 1619 con atto rogato per mano del notaio di Isola Gio.
Domenico Fortino il caporale della regia torre di Capo Rizzuto Petro
Domech dichiarava di rinunciare a causa della sua infermità
all’incarico. Il 29 maggio dello stesso anno in Cutro Francesco
Maria Carrafa, duca di Nocera, luogotenente di guerra nelle due
Province di Calabria Ultra e Citra preso atto della rinuncia del
Domech concedeva la patente di caporale della torre di Capo Rizzuto
in favore di Lupo Antonio Sarinella di Isola in quanto persona in
possesso di tutti i requisiti necessari per ricoprire l’incarico di
torriero e caporale della torre “insino a tanto che da S. E. sarà
provisto et ordinato con tutti li prerogative salari gagi lucri et
emolumenti soliti et consueti”. Con lo stesso atto il Carrafa
ordinava al sindaco di Isola di far giurare il Sarinella “di servir
bene et assiduamente et fedelmente”, prima di immetterlo nel
possesso della torre. Il 6 giugno seguente Lupo Antonio Sarinella in
Isola, in presenza del sindaco Prospero Marino, prestava giuramento
sul vangelo, assumendo l’incarico8. In questi anni dell’inizio del
Seicento la torre di Capo Rizzuto, come anche quella di Mannà, sarà
mantenuta in piena efficienza anche per l’interessamento del barone
di Isola Antonio Ricca. In una lettera da Cotrone del 2 luglio 1623
il governatore di Calabria Ultra Lorenzo Cenami faceva presente al
feudatario di Isola che egli era al corrente del suo interessamento
per le torri presenti sul suo territorio anche perché gli conveniva
“per sicurtà delle cose proprie” e lo incaricava di provvedere in
futuro ad ogni cosa occorresse per tutelare quelle marine dal
pericolo dei corsari9.
Con il passaggio del feudo dai Ricca ai Catalano cominciò il
disinteresse. Alcuni anni dopo, nel giugno 1638, il vicario Giovan
Tomaso Blanch in una relazione inviata al vicerè Ramiro Felipe Nunez
de Guzman duca de Medina de las Torres faceva presente la precaria
situazione in cui si trovava la torre di Capo Rizzuto in territorio
di Isola. Esposta la pericolo turco essa aveva bisogno di lavori di
ricostruzione per 600 ducati altrimenti il torriere non avrebbe
potuto far la guardia di notte10.
La torre di Mannà
Una fede rogata il Isola il 7 aprile 1578 certifica che lo
spagnolo Lopez de Raguczo era castellano e caporale della torre de
Manna ed Orlando del .. era suo socio. In quel giorno essi giuravano
di aver ricevuto lo stipendio relativo al mese di marzo11. Due fedi
pubbliche successive, sottoscritte dagli amministratori della città
di Isola, certificano che lo spagnolo Jo. Lopez de Raguso aveva
ricoperto la carica di caporale della regia torre marittima di Mannà
dal primo di settembre 1579 fino alla fine di maggio 1580, quando il
Raguso dovette dimettere la custodia della torre, perché ferito dai
Turchi. Lo seguì, in qualità di sostituto caporale, Antonino Rubeo,
che custodì la torre dal primo giugno 1580 per tutto l’agosto
seguente. Sempre in questo lasso di tempo sono ricordati come soci,
o militi, Alfonso de Luca, dal primo di settembre 1579 alla fine di
aprile 1580, Jo. Delo Petrobo, per tutto il mese di maggio 1580, e
Joanne Aquino dal primo di giugno fino alla fine di agosto 1580.
Altre due fedi, rogate per mano del notaio Jo. Laurentio Guercio di
Cutro, provano che i caporali ed i soci avevano ricevuto dal
tesoriere i loro stipendi per la custodia della torre dal primo
settembre 1579 a tutto agosto 1580. La somma complessiva erogata era
stata di ducati 78, a ragione di ducati 4 al mese per il caporale e
di carlini 25 per il socio12.
Gli atti del notaio Jo. Laurentio Guercio forniscono altre notizie
sulla torre. Il 17 maggio 1586 in Isola lo spagnolo Nofrio
Monserrato, caporale addetto alla custodia della torre, ed il suo
socio, il nobile Cesare Romano, quest’ultimo eletto dall’università
di Isola, su richiesta del sindaco di Isola Horatio Longo giuravano
di aver ricevuto dal tesoriere di Calabria Ultra, Petro Francesco
Ravaschiero, tramite il suo luogotenente Scipione Rotella, ducati
13, cioè ducati 8 il castellano e ducati 4 il socio, per i loro
stipendi di marzo ed aprile13. Il 7 luglio seguente gli stessi
custodi della torre attestano di aver ricevuto dallo stesso
tesoriere, tramite il luogotenente, gli stipendi di maggio e
giugno14. Il 28 agosto successivo il caporale Nofrio Monserrato ed
il suo socio, il nobile Jo. Turco Gangutia di Isola, eletto
dall’università di Isola, giuravano di aver ricevuto dal tesoriere,
tramite il crotonese Jo. Andrea Puglisio, il pagamento dello
stipendio di luglio15. Infine il 18 settembre dello stesso anno
sempre il Monserrato ed il Gangutia su richiesta del sindaco di
Isola Jo. Alfonso Milione affermavano di aver ricevuto dal
tesoriere, tramite il luogotenente, lo stipendio di agosto16. La
torre compare nuovamente in alcuni atti riguardanti la perdita di
navi a causa dei corsari. Il 13 maggio 1591 la barca del patrone
Fabio Cacciottola di Procida, carica di vino, olio e formaggio,
imbarcati a Crucoli e Cirò per Napoli, e la barca di Masullo Saraca
di Reggio, carica di vino, imbarcato nella marina di Cirò, riparano
per il maltempo sotto la torre di Manna, in territorio di Isola, ma
sono assalite e predate da due galeotte turche, che le portano via.
I marinai tuttavia riescono a rifugiarsi nella torre17. Sempre
presso la torre tre vascelli turcheschi di remo predano il 29 maggio
1594 tre barche patronizzate da Gioannello Scopa di Gallipoli, da
Antonio De Carlo e Gasparro de Carro di Trebisacce, le quali avevano
imbarcato grano a Rocca Imperiale18.
Da altre fonti sappiamo che all’inizio del Seicento era caporale
della torre di Mannà Cesare Transo (1606)19. Il primo giugno 1619
nella città di Isola lo spagnolo Juan Domech, figlio di Ioannes, in
presenza del sindaco di Isola Prospero Marino, presentava un atto
rilasciato dal duca di Nocera, Francesco Maria Carrafa, luogotenente
generale di guerra nelle Province di Calabria Ultra e Citra, con il
quale egli veniva nominato caporale della torre di Mannà per morte
del caporale Geronimo Sanaco.
Il documento è così descritto: “ Ph.us Dei gr.a Rex. Fran.co Maria
duca di nocera luog.te Gen.le di Guerra nelle prov.e di Calabria.
Juan domech figlio di Jo.e spagnolo Reg. fideli. Porche vaca la
torre di Guardia della torre di Mannà ter.o dell’Isola per morte di
Geromo Sanaco cap.le d’essa et convenendo al ser.o di S. m.ta per
l’inconveniente che potria succedere per d.o mancam.to providerla
sub.o in persona diligente et acta a d.o ser.o et essendo informati
della diligenza integrità et fedeltà vostra chà parso eliger a voi
sin come per la p.nte vi eligemo creamo et deputamo per cap.le di
detta torre per l’interim in sino à tanto che da noi, o da S. Ex.a
non sarà altrim.te provisto con tutti li gagi lucri et emolumenti
salario et prerogative a d.o off.o spettanti et pertinenti.
Incaricandovi et ordinandovi che debbiate assistere di giorno et di
notte alla guardia di detta torre et scoprendo vascelli d’inimici et
corsari per q.ste marine debbiate con ogni cura fare li debiti segni
di fochi et fumi accio le terre convicini possano defendersi
dall’assalti et invasione repentini ordinando a tutti off.li magg.ri
et minori cosi Regi come di baroni et sig.r al cap.o et altri off.li
sin.ci et Reg.to della città dell’Isola che debbiano tenervi et
reputarvi per Cap.le di detta torre et prestarvi ogni agiuto et
favore necessario et opportuno et al sin.co di d.a città che a nome
nostro celo metta in possesso et non si faccia al contrario sotto
pena della reg.a disgr.a et altri castighi a nostro arbitrio
reserbata la p.nte resti al presentante. Data in Cutro li venti
quattro di maggio 1619. Fran.co Maria Duca di Nocera locus sigilli
per ord.e del Duca mio sig.re Gio. Pietro Monteleone.
Presentata la patente di caporale della torre di Mannà, dopo aver
prestato giuramento davanti il sindaco di Isola, il Domech assumeva
la custodia della torre20.
Alcuni anni dopo, nel giugno 1638, il vicario Giovan Tomaso Blanch
affermava che la torre di Capo Manna in territorio di Isola a causa
del terremoto aveva subito dei danni per la caduta di alcuni merli
verso mare e per la sua riparazione occorrevano 50 ducati21.
Le due torri a metà Settecento
Tra gli atti rogati nel 1740 dal notaio di Isola Francesco Maria
Trigano vi sono delle testimonianze a favore di Clemente Morrone e
Antonino Paucci, il primo torriere della torre di Capo Rizzuto, il
secondo di quella di Mannà. Alcuni Isolitani dichiarano di essere a
conoscenza che i due torrieri non percepivano l’intero stipendio
mensile, al quale avevano diritto, in quanto con vari pretesti lo
scrivano di razione Biase Antonio Cafaro di Monteleone se ne
tratteneva una parte. Sempre dagli stessi documenti si apprende che
Antonino Paucci era torriero della torre di Capo Mannà da circa
venti anni ed Clemente Morrone da almeno cinque anni di quella di
Capo Rizzuto22. Il 20 ottobre 1754, in esecuzione del piano
elaborato dall’ingegnere militare Adamo Romeo, veniva emanato il
bando per la costruzione di una nuova torre a Capo Rizzuto e per la
riparazione delle torri di Miriello, Scifo, Capo Rizzuto e
Castelle23. Con l’avvio delle procedure per la costruzione di
un’altra nuova torre a Capo Rizzuto e della riparazione di quella
già esistente, con la possibilità quindi di gestire soldi ed
incarichi, il sindaco di Isola non mancò di far valere i diritti su
quanto riguardava la gestione delle torri, che si trovavano nella
sua giurisdizione territoriale. Il 14 gennaio 1755 presso il notaio
di Isola Gioacchino Rossi si presentavano gli Isolitani Alessandro
Roggiero e Felice Salito, i quali dichiaravano che dall’aprile 1742
all’aprile 1754 essi avevano assistito come “aggionti, seu
sentinelle” nelle regie torri di Capo Rizzuto e di Capo Mannà: il
Roggiero nella torre di Capo Mannà ed il Salito in quella di Capo
Rizzuto. Essi facevano presente che, nonostante le due torri fossero
state affidate alla custodia dei soldati invalidi di nomina regia24,
essi vi avevano svolto il loro servizio come aiutanti dal mese di
aprile alla fine di ottobre di ogni anno, ricevendo dai sindaci
della città di Isola del tempo per ogni mese uno stipendio di
carlini 3025.
Alcuni mesi dopo, l’otto agosto 1755, presso lo stesso notaio si
presentava lo stesso sindaco di Isola Domenico Leone assieme ad
alcuni sindaci, che lo avevano preceduto (Leone Telese, Antonino
Poerio, Matteo Marziano ed Onofrio Bonelli). Egli affermava che le
due torri di Mannà e di Capo Rizzuto erano state sempre riparate a
spese dell’università di Isola, “così di legname, fabriche,
scopette, maschi, ed altro come di acconci di dette case”. Spettava
infatti al sindaco di Isola, secondo il Leone, dare esecuzione agli
ordini e gestire i lavori che annualmente prescrivevano i reveditori
delle torri, che ispezionavano le marine26.
Note
1. ANC. 12, 1578, 157.
2. Cunto del R. thesoriero di Calabria Ultra dell’anno 1579-1580 per
la guardia delle torri, Tesorieri e Percettori, Fs. 506, f. 35, ASN.
3. ANC. 12, 1586, nn.
4. ANC. 12, 1586, 56.
5. ANC. 12, 1586, 98.
6. Maone P.- Ventura P., Isola Capo Rizzuto, Rubbettino Ed. 1981, p.
129.
7. Mazzoleni J., Fonti per la storia della Calabria cit., p. 346.
8. ANC. 117, 1619, 25v-26.
9. Volpicella L., Epistolario ufficiale del governatore di calabria
ultra Lorenzo Cennami, Arch. Stor. Cal. A. 1°, 1912-13, p.517.
10. Valente G., Difesa costiera al tempo del vicario Giovan Tomaso
Blanc cit., p. 620.
11. ANC. 12, 1578, 156.
12. Cunto del R. thesoriero cit., f. 35v.
13. ANC. 12, 1586, nn.
14. ANC. 12, 1586, 56v-57r.
15. ANC. 12, 1586, 99.
16. ANC. 12, 1586, 119.
17. ANC. 49, 1591, ff.72-76.
18. ANC. 49, 1594, 187-188.
19. Mazzoleni J., Fonti cit., p. 346.
20. ANC. 117, 1619, 27-28.
21. Valente G., Difesa cit., p. 620.
22. ANC. 840, 1740, 5-6.
23. L’appalto dopo varie vicende verrà assegnato il 24 aprile 1755
in Crotone ai mastri Michele Messina, Dionisio d’Oppido e Nicola
Lucente. I mastri si obbligarono a costruire la nuova torre di Capo
Rizzuto ed ad eseguire gli acconci ed i ripari alle torri di Scifo,
Capo Rizzuto e Castelle secondo il piano ed il disegno
dell’ingegnere Romeo e seguendo gli ordini dell’ingegnere Pietro
Sbarbi, ANC. 1125, 1755, 60-81.
24. Ai primi di aprile 1760 Pietro Graziano della Corsica dichiara
che già nel maggio 1758 ricopriva la carica di sargente invalido
della torre di Capo Rizzuto, ANC. 1372, 1760, 147 –148.
25. ANC. 874, 1755, 9-10r.
26. ANC. 874, 1755, 31v- 32r.

