[La fiera di Crotone detta di Gesù Maria]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 9-10/2001)
Tra i capitoli concessi, l’otto dicembre 1444,
dal re Alfonso d’Aragona alla città di Crotone al momento della resa
vi era la concessione di poter spostare la fiera annuale, che si
teneva il primo giorno di agosto, in aprile nel giorno della festa
di San Marco e potesse durare franca per quindici giorni1.
La fiera cambia nome
In seguito, certamente dopo la fondazione fuori le mura della
città del convento dell’ordine dei minimi di San Francesco di Paola
con chiesa di Gesù Maria, avvenuta nel 1460, la fiera si svolse
davanti alla nuova chiesa, assumendone anche il titolo.
All’inizio del Cinquecento, come risulta da documenti contabili, la
fiera si svolgeva all’inizio di maggio2 , precisamente la prima
domenica, ed era sotto il titolo di Gesù Maria, denominazione che
manterrà per lungo tempo. Domenica 7 maggio 1542 “in la fera de jesu
m.a” il mastro Loysi de Pucchio de Yimiglano consegna al
monittionero della regia fabbrica di Crotone “para decedotto de
barrili”, “nove cati”, “dui menzaroli” e “tre cati”3. Fu in questi
anni che l’imperatore Carlo V concesse che si potesse fare la fiera
di Gesù Maria “con le franchezze delle regie Dohane et altri diritti
non solo per li cittadini d’essa città che tengono per sempre et in
ogni luoco del regno franchezza per altro privilegio particolare ma
per tutti li forastieri che in detta feria comprano et vendono”4.
Essa continuò a svolgersi la prima domenica di maggio5 fuori le mura
della città davanti al monastero dei minimi di Gesù Maria come
risulta da una deposizione, riguardante l’operato del mastrogiurato,
al quale era stato consegnato dal castellano lo stendardo reale per
fare la fiera. Il testimone dichiarò che lunedì sei maggio 1591,
tempo di fiera, si recò fuori le mura della città innanzi al
monastero di Gesù Maria “per vedere se ci erano gente armate per
guardia de stendardo di S. M. Cattolica et haverlo visto il luoco
dove si suole tenere la guardia..”6.
La crisi seicentesca
All’inizio del Seicento la fiera di Gesù Maria si svolgeva
ancora a maggio. Essa aveva inizio il primo sabato del mese, quando
il mastrogiurato della città si recava nel regio castello e prendeva
in consegna lo stendardo reale dalle mani del castellano, o del suo
luogotenente, giurando di custodirlo e di riconsegnarlo il martedì
successivo.
Nell’occasione veniva rogato un atto notarile. Sabato 6 maggio 1623
dentro il regio castello della città di Crotone Alonso de Borgas,
luogotenente del castellano Geronimo del Rio, consegnava al
mastrogiurato della città Gioseppe Presterà lo stendardo reale per
fare la fiera di Gesù Maria. Il mastrogiurato “giurò a Dio et a
questa Croce et quattro Santi Evangeli che V. S. tiene sulle sue
mani et io tocco con le mie di guardare et custodire detto stendardo
tanto di giorno come di notte tenendo con esso la guardia di gente
che conviene per tutto il tempo che sarà in poter mio et dopo
prometto condurlo dentro detto Regio Castello per tutto marte di
primo che saranno nove del presente mese di maggio et con quella
decentia et veneratione che devo lo consignerò a V. S. de che ne fo
giuramento solenne nelle sue mani una due tre volte come fidel
vassallo di Sua M.ta…”7. Durante la fiera il mastrogiurato
esercitava “tutta la giurisdizione civile, criminale e mista per
quelle cause che durante detto tempo si moveno e succedono dentro la
città e suo territorio e destritto per qualsivoglia causa senza che
li officiali ordinarii possino intromettersi salvo se dopo finita
detta feria si trovassero pendenti”8 e nelle tre notti, che lo
stendardo reale si trovava issato fuori città presso il convento di
Gesù Maria, egli doveva custodirlo con gente armata, mentre per
l’occasione le porte della città restavano aperte anche di notte.
A causa della crisi economica e perché nello stesso mese di maggio
si svolgevano in luoghi vicini altre due fiere, una a Santa Severina
e l’altra a Strongoli, nel 1637 l’università di Crotone tentò di
incrementarla, chiedendo al re Filippo IV di spostare la fiera al
primo sabato di agosto. Inoltre poiché già da molti anni la sua
durata si era ridotta a causa dei pochi negozianti che vi
convenivano, chiese di farla durare per quindici giorni, come
avveniva anticamente. La richiesta dello spostamento fu accolta.
Sabato 7 agosto 1638 nel castello in presenza di testimoni, il
castellano Francesco de Vargas consegnava al mastrogiurato Francesco
Veza, che per l’occasione era accompagnato dai sindaci della città
Prospero Lopez e Ottavio Gulli e dagli eletti “con cometiva de
infanteria et cavalleria”, lo stendardo reale per fare la fiera di
Gesù Maria. La consegna avvenne dopo che il mastrogiurato in
ginocchio ed a capo nudo ebbe giurato “con ambi le mani sopra la
Santa Croce nel libro de quattro Santi Evangelii” che era nelle mani
del castellano9.
Lo spostamento non sortì l’esito che i governanti speravano e la
fiera ritornò ben presto a maggio, come dimostra un atto rogato dal
notaio Geronimo Felice Protentino il sabato 2 maggio 1654. Quel
giorno il mastrogiurato Prospero Lopes nel corpo di guardia maggiore
del castello chiese di avere in consegna dal regio castellano, il
sergente maggiore Martin Colas d’Alagon, lo stendardo reale per
poter fare la fiera di Gesù Maria. Il castellano prese un messale e
lo aprì e lo tenne nelle sue mani. Il mastrogiurato “si inginocchiò
nudato capite, et pose le mani sopra il messale” e giurò di farlo
custodire e di riconsegnare lo stendardo reale in castello entro il
martedì successivo, pena la sua vita e la confisca di tutti i suoi
averi10. Atti rogati anni dopo confermano il permanere dell’inizio
della fiera al primo sabato di maggio e ci informano che la gestione
della fiera era detenuta dall’aristocrazia cittadina. Infatti
qualora il mastrogiurato, la cui nomina spettava ai nobili di
seggio, fosse impedito, assente o deceduto, lo sostituiva in questo
incarico il sindaco dei nobili11e, se anche questo mancava, il primo
eletto dei nobili ed infine, non potendo quest’ultimo, il secondo
eletto dei nobili12.
Il protrarsi di funeste annate, rovinate dalla siccità, dalle
locuste e dai bruchi, riduce l’importanza della fiera. Il 15 agosto
1682 l’università, prendendo atto di tale stato, tentava di
rivitalizzarla. Prendendo a suo carico alcune spese, cercava così di
favorire la partecipazione dei mercanti, esentandoli per dieci anni
da alcuni pagamenti dovuti al mastrogiurato e supplicava su ciò
l’assenso del Vicerè, ottenendolo il 21 ottobre seguente. “Ecc.mo
Sig.re. La fedeliss.a Città di Cotrone sup.do fà intendere a V. E.
come per concessione antichissima dalli Serenis.mi Re austriaci, e
particolar.te dall’Invit.mo Imperadore Carlo Quinto si ritrova in
legitima possessione di fare la fera detta di Giesù Maria fuori le
Mura di d.a Città nel primo sabato del mese di Magio di ciascheun
anno, con la concessione del Stendardo Reale del R.o Castello di d.a
Città, et giurisd.e di cause civili criminali, e miste durante per
giorni quattro con l’abdicatione del m.co Governatore, q.le
s’esercita dal m.co Mastrogiurato d’essa supp.te, q.le fera in virtù
di d.i privilegii è franca et immune da qualsiv.a deritto, come
l’altre fiere, e Mercati del Regno, et al presente per la penuria di
tempi è scemata di conditione, mentre non vi vengono li Mercanti e
Negotianti come prima, ma solam.te pochi Merciari per ofugore le
spese che solevano fare; per il che il decoro di d.o stendardo Reale
servitio di S. M.ta Catt.ca che Dio g.di, e pub.ca utilità essa
supp.te in pub.co parlam.to ha concluso di voler ridurre la d.a
fiera nel suo primiero stato, con conceder alli Mercanti e
Negotianti che vi anderanno l’infratte immunità e franchitie per
diece anni, cioè delle spese spettantino al Mastrogiurato per causa
delli Luoghi, e Loggie, con darseli il Legname franco; e perche da
d.o Mastrogiurato si devono fare le sud.e spese e per portarsi il
sud.o stendardo con più decoro et honore han parim.ti conchiuso
darseli annui d.ti dieceotto oltre la provisione ordinaria durante
il spatio di diece anni, q.li elassi li Mercanti e Negotianti debano
godere le solite franchitie et immunità conforme godono nell’altri
Mercati, e fiere del Regno, ma siano obligati pagar al Mastrogiurato
carlini diece per ogni Luogo, li Merciari carlini cinque per
ciasched’uno, et il med.o s’intende per li Pannari, contiatori, et
altri che vogliono il luogo per loro Mercantie, et a rispetto del
Legname si paghi per ogni carro grana diece, per ogni soma grana
cinque, et altri tanti per ogni carro nuovo che viene a vendersi et
a rispetto dell’animali d’ogni pelo che verranno a vendersi non si
debia pagare cos’alcuna tanto durante d.o tempo di diece anni quanto
dopo q.lli elassi. Che però sup.ca V. E. che in nome di S. M.ta che
Dio g.di conceda il R.o assenso, e beneplacito alla d.a conclusione
et a quanto in q.lla si contiene, il tutto riceverà a gr. Ut
Deus”13.
La fiera in città
All’inizio del Viceregno austriaco la fiera fu spostata dentro
le mura della città nel luogo detto “Li Rivellini” presso il
convento dei minori conventuali e la chiesa di San Francesco
d’Assisi. Il cambiamento fu ordinato dal comandante Gio. Giustiniano
Elmstolff in quanto la città era in pericolo per la presenza di
corsari e di navi nemiche. Il comandante, che presidiava la città
con le sue compagnie di fanteria tedesca, adottò questa decisione
per non lasciare aperte le porte della città durante le tre notti in
cui lo stendardo reale rimaneva issato fuori mura nel luogo detto
Gesù Maria. In esecuzione di tali ordini, sabato due maggio 1711 il
sindaco dei nobili Cesare Suriano, in rappresentanza del
mastrogiurato, riceveva in consegna nel corpo di guardia del
castello dal castellano per interim, il tenente Blas de Villaflor,
lo stendardo reale “ per far la solita fera nel convento di Giesù
Maria e poi portare detto stendardo a far la fera dentro il recinto
delle mura di questa città nel luogo detto li Rivellini del convento
di S. Francesco de minori conventuali”14. Negli anni seguenti la
fiera si svolgerà sempre dentro le mura presso la chiesa di San
Francesco d’Assisi in quanto, essendo la città presidiata dai
Tedeschi, questi non vogliono che la porta della città di notte
rimanga aperta15. Sempre in tali anni l’atto di consegna dello
stendardo assunse una particolare solennità con scorta di gente a
piedi ed a cavallo e con spari di soldati e dell’artiglieria del
castello. Per lo “ius de pigliare il reale stendardo”, cioè per la
cerimonia della consegna e trasporto dello stendardo reale, dal
corpo di guardia maggiore del castello al luogo dove si svolgeva la
fiera, l’università era solita pagare al mastrogiurato una
provvigione. In tali anni essa ascendeva a ducati 66 e grana 20. Di
solito il denaro occorrente veniva anticipato dal mastrogiurato, il
quale per tempo si attivava per acquistare tutto l’occorrente,
affinché la cerimonia della consegna avvenisse con particolare
solennità e riverenza16.
La fiera della Madonna del Capo
Con l’arrivo dei Borboni la fiera continuò a svolgersi dentro le
mura nel luogo detto S. Francesco D’Assisi con la consegna dello
stendardo reale il primo sabato di maggio ed il suo ritorno al
castello il martedì seguente17. In seguito, durante il Regno di
Napoli, assunse il nome di fiera della Madonna del Capo delle
Colonne18 e si svolse la seconda domenica di maggio. Tale rimase
anche nei primi decenni dell’Ottocento, tranne alcuni anni in cui fu
spostata alla quarta domenica di maggio19.
Note
1. Zangari D., Capitoli e grazie cit., p.12.
2. Erario de Cotrone (1516/1517), Fs. 532/10, f. 22, ASN.
3. Manuale seu giornale tenuto per me Jo. Micheli Piczuto da parte
lo S. Pietro Saporta de neap. (1542), Dip. Som. 196/4, f. 6, ASN.
4. ANC. 119, 1638, 14 –16.
5. Nel 1570 le gabelle del vescovo di Crotone “delo Prastio,
Sanbiasi e curso de bucciafaro” erano affittate a Gio. Domenico de
Manfreda e compagni cosentini per tre anni per ducati 1950 “deli
quali se pagano ogni anno ducati 650 in tre terze cioè carnelivare,
pasca et alla fera de Jesu e m.a che è la prima domenica de maggio”,
Conto del m.co Giulio Cesaro Leone deputato sopra le entrate del
vescovato de Cutrone, 1570 et 1571, Dip. Som. 315/9, ASN.
6. ANC. 49, 1591, 76.
7. ANC. 117, 1623, 46.
8. ANC. 119, 1638, 14 –16.
9. ANC. 119, 1638, 14 –16.
10. ANC. 229, 1654, 61.
11. Sabato 6 maggio 1673 il sindaco dei nobili Valerio Antonio
Montalcino, essendo morto il mastrogiurato Prospero Suriano, prende
in consegna dal castellano, il sergente maggiore Petro de Piniglia,
lo stendardo reale per fare la fiera di Gesù Maria, giurando di
custodirlo, giorno e notte, e di riconsegnarlo in castello il
martedì successivo, ANC. 253, 1673, 24.
12. Sabato 3 maggio 1698, Mirtillo Barricellis secondo eletto dei
nobili fa presente al castellano, D. Emanuel de Paredes, che per
assenza del mastrogiurato, il marchese di Crucoli Domenico
Malfitano, e del sindaco dei nobili ed essendo malato Detio Suriano,
primo eletto dei nobili, spetta a lui ricevere lo stendardo reale,
ANC. 338, 1698, 31.
13. Provv. Caut. Vol. 248, ff. 231-232v (1682), ASN.
14. ANC. 611, 1711, 37 –38.
15. ANC. 611, 1713, 50; 612, 171, 89; 613, 1721,45; 662, 1728, 69.
16. Il 12 aprile 1729 il mastrogiurato Alessandro Barricellis
protesta contro il sindaco dei nobili Francesco Cesare Berlingieri.
Egli fa presente che intende recedere dall’incarico, in quanto non
ha avuto in tempo il denaro per fare le spese per l’asportazione
dello stendardo reale. Non avendo i soldi da anticipare, la
cerimonia verrebbe compromessa. Il sindaco replica che anche nelle
annate fertili è solito pagare posticipato e che il ius di piglkiare
il reale stendardo è annesso, connesso ed unito con l’ufficio di
mastrogiurato al quale non solo viene pagato questo incarico ma
anche le regalie delle ronde, del ius proibendi del gioco, della
notte ecc. Perciò se vuole recedere dall’incarico, rinunci anche
alle altre funzioni, ANC. 663, 1729, 107- 108.
17. Sabato 4 maggio 1737 nel corpo di guardia del castello il
mastrogiurato Domenico Suriano, in ginocchio e “nudo capite”, giura
davanti al castellano Andrea Aurelio. “ Io D. Dom.co Suriano di
Cesare mastrogiurato nel corrente anno 1737 a cui oggi si fa la
Grazia confidare il Stendardo Reale del Re Nostro Signore che mi si
consegna per V. S. Signor Castellano per fare la detta fiera in S.
Francesco d’Assisi, giuro a Dio a questa Croce et a questi quattro
Evangelisti, che da V. S. si tengono colle mani, ed Io tocco colle
mie, di guardare e far guardare d.o Real Stendardo, tanto di giorno,
quanto di notte, in d.a fiera, avendo in essa la gente armata che si
conviene per tutto il tempo che starà in mio potere, e doppo
prometto e m’obligo sotto pena della vita, confiscatione di tutti
miei beni, finita sarà detta fiera di condurlo dentro questo Regio
Castello per tutto martedì sette del corrente mese di maggio, con
tutta la veneratione e decoro dovuto a tal stendardo Reale, con
gente a piedi, et a cavallo, e consegnarlo a V. S. Signor Castellano
senza veruna mancanza, del che ne fò giuramento più volte nel modo
sudetto, come fedel vassallo di S. M. (Dio Guardi) con ademplire a
tutto quello che come tale sono obligato, sotto la pena sudetta”,
ANC. 665, 1737, 43.
18. ANC. 1127, 1761, 100; 1528, 1767, 2.
19. Con decreto del 18.12.1817 la fiera viene spostata alla quarta
domenica di maggio e con decreto del 27.8 1823 è ripristinata alla
seconda, Valente G., La Calabria nella legislazione borbonica, Effe
Emme 1977.

