[La fiera di “San Giovanni de l’Agli”]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La provincia KR nr. 15-16/2001)
“Da sotto detta città verso la parte di
Mezzogiorno vi è un luogo detto la Chiusa del Conte, dove si fa la
fiera la terza domenica di Maggio sotto il titolo di S. Giovanni
Minagò, nel quale luogo vi sono due muri di fabrica lunghi, dove
formano le baracche per comodità dei negotianti; vi è ancora una
casetta di fabrica, dove si alza bandiera per otto giorni, e tiene
jurisditione del misto impero il Mastro giurato di S. Severina, non
solo per la suddetta fiera, ma per tutto lo stato di S. Severina”1.
Sempre nello stesso luogo vi è la chiesa di San Giovanni, nei pressi
della quale nel giorno del mercato si celebra la messa per coloro
che vi partecipano e si provvede a spese del duca di Santa
Severina2.
Primo documento
Il 20 novembre 1444 il re Alfonso d’Aragona al momento della
resa della città, che aveva seguito la ribellione del marchese di
Crotone Antonio Centelles, concedeva agli uomini e alla città di
Santa Severina di godere la condizione demaniale ed accoglieva
alcune richieste, tra le quali la concessione di poter fare ogni
anno mercato franco continuo per otto giorni e che ogni utile
proveniente da tale fiera andasse in beneficio del mastro giurato
della città3.
Due mercati a Santa Severina
Con l’arrivo degli Spagnoli re Ferdinando il Cattolico concesse
nel 1507 che, nella festa della Dedicazione della chiesa
metropolitana, “die Dominica infra octavam Ascensionis”, in
occasione del mercato, per privilegio del re si scegliesse
dall’arcivescovo l’addetto all’ufficio tra i canonici del capitolo,
o altro del clero, chiamato volgarmente mastro della fiera, con
ampia potestà dall’inizio per tutta l’ottava di esercitare in
maniera completa come ogni magistrato secolare la giurisdizione
civile, criminale e mista, con mero e misto imperio e potestate
gladii in tutta la città e suo distretto e di amministrare tutto ciò
che riguardava l’annona e la grascia. Esercitando così pienamente le
funzioni di giudice, di arbitro e di patrono4. Così a Santa Severina
si ebbero nel mese di maggio due fiere della durata di otto giorni.
Una detta di S. Giovanni Minagò o “de l’Agli” e l’altra di Santa
Anastasia. La prima si svolgeva la terza domenica di maggio, l’altra
variava a seconda di come cadeva la festa dell’Ascensione. Poiché in
alcuni anni le due fiere potevano combaciare, essendo l’Ascensione
festa mobile, che può variare dal 30 aprile al 3 giugno, sorgevano
questioni sulla gestione e giurisdizione. Così avvenne il 18 maggio
1578, terza domenica di maggio giorno sia della fiera di S. Giovanni
che di S. Anastasia, quando sorse un diverbio tra ecclesiastici e
cittadini; e quest’ultimi furono minacciati di scomunica se alzavano
la bandiera. Per tale motivo nel maggio dell’anno dopo fu stipulato
un accordo tra l’arcivescovo Francesco Antonio Santoro ed il
feudatario di Santa Severina Vespasiano Caraffa, dove tra l’altro si
stabilì che quando, le due fiere combaciavano, quella gestita dal
clero potesse iniziare l’ottava prima e finire il giorno della
Dedicazione della metropolitana; giorno nel quale poteva iniziare
quella cittadina5. Ma evidentemente i contrasti non trovarono una
definitiva composizione se domenica 18 maggio 1614, giorno in cui si
ripeteva la stessa coincidenza, essendo arcivescovo Alfonso Pisano,
il canonico Francesco Ferrario maestro della fiera di S. Anastasia
emanava il bando e dava inizio alla fiera, che si sarebbe prolungata
per otto giorni fino alle ore 24 del 25 maggio, quando avrebbe
riconsegnato al tesoriere della metropolitana il vessillo e la verga
della giustizia6.
La fiera ed i pecorai
Se la fiera di Mulerà, che si svolgeva l’otto settembre, segnava
la fine del vecchio e l’inizio del nuovo anno agrario, quella di S.
Giovanni de l’Agli, che cadeva la terza domenica di maggio, era
occasione di mercato e di scambi, prima che “si spiantasse il
caccavo” e, completata la produzione, le mandrie lasciassero il
piano per i pascoli silani. L’una era legata al frutto della terra,
l’altra a quello delle mandrie. La semina ed il pascolo infatti
concorrevano e si integravano, dando vita al ciclo economico del
“Marchesato”. I vasti territori ecclesiastici erano di solito
affittati ad “uso di pascolo di pecore”, con pagamento alla terza
domenica di maggio “in fiera di S. Ianni” e nei contratti di fitto a
pascolo era spesso messo in evidenza che se colui che aveva preso in
fitto il terreno, lo volesse subaffittare ai pecorai, l’affitto si
intendeva maturato la terza domenica del mese di maggio, “perché
così si pagano da pecorari per pascolo di pecore, e non
altrimente”7.
Troviamo perciò il pagamento nel giorno di S. Giovanni dell’Agli
anche in contratti per un anno continuo di gabelle “ad ogni uso di
pascolo d’ogni sorte d’animali, forche porci, ma solamente per
quelli servissero per uso di mandria o vaccarizzo”, quando vi è la
possibilità di associare e subaffittare a pecorai8.
Sempre la fiera di S. Ianni era usata come giorno di pagamento nei
contratti in cui almeno una delle parti era costituita da pecorai.
Così a metà gennaio del 1669 Domenico Greco di Aprigliano prende in
fitto dal vescovo di Isola Carlo Rossi una gabella per il pascolo
delle sue pecore, obbligandosi a pagare 22 ducati nella fiera di S.
Giovanni dell’Agli. Sempre lo stesso Greco, il mese dopo, ottiene a
credito dal vescovo 20 tomola di grano, obbligandosi a pagare ducati
23 alla fiera dell’Agli9. In una lettera inviata dall’arcivescovo di
S. Severina Francesco Falabella all’abbate di S. Maria di Altilia in
data 24 dicembre 1669, nel ringraziarlo per il dono di “turdi,
casicavalli e raschi”, lo informa di aver ripreso aspramente i
pecorai, che pascolavano abusivamente in un territorio dell’abbazia
e lo mette a conoscenza che questi avevano affittato la gabella di
Ardavuri, obbligandosi a pagarla nella fiera di S. Giovanni
dell’Agli10. Giuseppe Stazzi di Pietrafitta, curatolo della mandria
del chierico Giuseppe Suriano, che pascola in territorio di Crotone,
stipula un accordo col mercante Michel Giovanni. Egli consegnerà al
mercante in Crotone, entro i primi giorni di giugno, 1300 pezze di
cascio pecorino e l’acquirente lo pagherà “conforme pagheranno
l’altri partitari il cascio in questa città” e salderà nel “dì di
S.to Giov(anni) del Agli pr(ossim)o”11.
Alcuni amici del mandriano Cesare Bianco dei Casali di Cosenza e del
possidente crotonese Giuseppe Gallucci cercano di appianare i
contrasti sorti per l’affitto del “Fellà”. Dopo vari tentativi si
concordò l’affitto per ducati 335 pagabili in S. Janne dell’Agli
1735 con patto che il mandriano potesse “sementare tutti li stazzi”.
Portato l’accordo al Gallucci per farlo firmare, questi si rifiutò
in quanto non voleva che si seminassero gli stazzi. Il contratto fu
perciò strappato ed il mandriano dovette cercare altre terre per le
sue pecore ed il Gallucci fece pascolare le sue terre dai suoi
animali e parte le mise a semina12. Nel marzo 1757 il mandriano
Giuseppe Le Pera dei casali di Cosenza prende in fitto dall’economo
della mensa vescovile di Isola Valentino Murgante il feudo di Ritani
in territorio delle Castella “ad ogn’uso e colla facoltà e potestà
di associare e subaffittare”, per tre anni continui ad iniziare da
settembre 1759 ed alla ragione di ducati 1450 l’anno da pagarsi in
fiera di S. Giovanni dell’Agli di ogni anno13.
Gli agenti generali del feudatario di Isola andavano o mandavano i
loro procuratori alla fiera di S. Giovanni dell’Agli per esigere la
finaita da coloro che avevano in affitto ad uso erbaggio alcuni
territori di Isola ( Forgiano, Domine Maria ecc.)14. I “vacanti di
Bugiafaro” in territorio di Isola della mensa vescovile di Crotone
erano affittati “ad uso di pascolo di pecore” in denaro da pagarsi
nella fiera di S. Ianni15.
Tra Cinquecento e Settecento
La fiera richiamava numerosi negozianti con merci difficilmente
reperibili nei paesi e perciò vi convenivano acquirenti anche da
luoghi lontani. Per la presenza di fuoriusciti, banditi e turchi il
viaggio era particolarmente pericoloso. Essendo proibito
parteciparvi armati, se non con il consenso del mastrogiurato, nel
maggio 1562 l’università di Melissa mandava a sue spese un corriere
a Santa Severina per ottenere il permesso per poter “andar con le
scopette alla fera de santo Joanni del agli”16. Tra le voci portate
in uscita da Gio. Andrea Pugliesio, procuratore dell’aristocratico
crotonese Lelio Lucifero, troviamo che il 13 maggio 1586 viene
anticipato del denaro a Giovanni Monteleone per andare a S.to Ianni
per comprare “carrarizzi, corde, sole, coirame” e altre cose per la
masseria e per quelli che vi lavoravano17. Attivo è il commercio del
bestiame che richiama negozianti provenienti anche da fuori regione.
L’aristocratico crotonese Domenico Suriano incarica i mandriani
Domenico Stazzi e Paolo Gerace di vendere 15 “mazzoni” nella fiera
di S. Giovanni degl’Agli del 171518. L’11 maggio 1716 in Crotone i
mercanti napoletani Giovanni Criscito e Giacomo Todesco, “pubblici
negozianti di animali vaccini per uso e grassa della città di
Napoli”, evidentemente di passaggio per la città per partecipare
alla fiera, si accordano con gli aristocratici crotonesi Domenico
Suriano ed Annibale Berlingieri per l’acquisto di alcuni animali
vaccini per un valore di ducati 2720. Non avendo al momento il
denaro, i mercanti si impegnano a pagare la mercanzia entro il mese
di dicembre in Napoli, assoggettandosi ad alcune condizioni tra le
quali quella di dare idonea garanzia entro due mesi, tempo durante
il quale gli animali contrattati non potranno essere rimossi dal
luogo dove attualmente pascolano, e di dare in pegno nel frattempo
ai venditori 15 animali vaccini tra quelli che i due mercanti
napoletani compreranno “nella prossima fera di S. Janne, che sarà al
17 di questo mese di maggio 1716”19.
Il tempo
La fiera per gli abitanti di Santa Severina e dei paesi vicini
era un punto di riferimento temporale. Così annota il sindaco di
Melissa Marino de Cunsulo nel maggio 1562: “Quando la fera de santo
ioanni del agli paghato a m.s colamaria de parise per portar ottanta
docati alla banca a suo risico carlini dudici”20. Sempre il giorno
della fiera compare più volte in una lite che vede contrapposti due
patroni di barca ed un mercante. I patroni di barca Giuseppe Macrì e
Domenico Licò di Scilla sono in lite per motivi di interesse col
mercante crotonese Domenico Rizzuto. Non riuscendo a trovare un
accordo, decidono sul finire del febbraio del 1711di rivolgersi al
nobile Annibale Berlingieri “acciò viste le ragioni dell’una e
dell’altra parte havesse decretato sicome meglio a d.o Sig.re
pareva”. Avvisato il Rizzuto perché si recasse dal Berlingieri per
risolvere i contrasti, questi non ci andò. Ritornato a Crotone il
Macrì verso la fine di aprile e chiesto nuovamente al Rizzuto di
sanare i conti questi, rispose che “venisse fatta la fera di S.
Giovanni dell’Agli che sarà a 17 del corrente maggio, che si farebbe
ritrovare ogni cosa certa e pronta la soddisfatione”. Ma ritornato
nuovamente il patrone il 25 maggio non ha trovato né il conto fatto
né il denaro pronto e perciò protesta per il danno subito. Il
Rizzuto rispose che per tre volte invano si è recato dal Berlingieri
e nell’ultima il nobile gli disse “che non li puole più aggiustare
detti conti stante haveva da far molto ma che andasse in S. Severina
nella fera di S. Giovanni che farebbe quanto vi sarebbe necessario”.
Andatoci trovò che il Berlingieri era partito alla volta di S.
Caterina21.
S. Ianni e Mulerà
Spesso troviamo insieme le due fiere di S. Giovanni dell’Agli e
quella di Mulerà. Esse sono indicate come termini di scadenza di
pagamenti, specie in contratti che implicano l’affitto di complessi
feudali e badiali, di territori di vario uso, di pagamenti onerosi
oppure in contratti di affitto nei quali il terreno è usato per tre
per semina con pagamento in Mulerà e per tre anni a pascolo di
pecore con pagamento a S. Ianni . Il 13 ottobre 1598 Ambrosio
Facente dichiara di essere debitore verso il priore dell’abbazia di
Altilia Vittorio Giacco di ducati 35 per l’erbaggi e ghiandaggi
delle Serre fino all’otto aprile e promette di pagare metà alla
fiera di Santo Janni dilagli e metà a Molera prima ventura 159922.
Il 30 ottobre 1763 Michele La Piccola e Giuseppe Profeta prendono in
fitto per tre anni la badia di Nastasi impegnandosi a pagare
all’abbate ogni anno ducati 1050 e precisamente metà in fiera di S.
Ianni dell’Agli e l’altra metà in fiera di Mulerà23. Il 3 novembre
1773 il marchese di Apriglianello Giuseppe Lucifero ottiene
dall’abbate commendatario Carmine Cioffi il rinnovo dell’affitto per
altri tre anni della badia di Santa Maria d’Altilia “con tutti e
singoli suoi beni, frutti, rendite, giurisdizioni e fabriche, corpi,
territori, vigne, boschi, erbaggi, potestà ed autorità e colla
giurisdizione sopra tutti gli uomini e persone della terra di
Altilia”. Il marchese si impegna a pagare ogni anno 1300 ducati in
due rate e cioè metà nella terza domenica di maggio e metà all’otto
di settembre24. Negli affitti dei terreni per sei anni del monastero
di Santa Chiara di Crotone, per il primo triennio in erba per
pascolo di pecore si paga in S. Ianni e nel successivo ad ogni uso
in Mulerà25. Lo stesso avviene per i terreni della mensa vescovile
di Crotone, come nel caso di S. Sosto, di Vescovatello di Mutrò, di
Vescovatello della Carrara ecc., che sono affittati “ad ogni uso” o
“ad uso di pascolo” con pagamento in fiera di Molerà ed “ad uso di
pascolo di pecori” in fiera di S. Ianni26.
Note
1. Un apprezzo della Città di Santa Severina, Siberene, p.122.
2. “Ecclesia Sancti Ioannis sita in loco, ubi emporium habetur
quolibet Dominica tertia maij et tali tempore tantum missa
celebratur pro concurrentibus ad idem emporium, et providetur per
Ill.rem Ducem S. Severinae”, Rel. Lim. S. Severina., 1765.
3. “Item pupplica et pete la dicta università che loro sia concessa
de gratia che poczano fare omne anno uno mercato duraturo per octo
iorni, che sia franco et omni utilitate che interesse delo dicto
mercato sia delo mastro iurato dela cita predicta”, Caridi G., Un
privilegio inedito di Alfonso il Magnanimo alla Città di Santa
Severina, Roma Herder s.d., p. 158.
4. Rel. Lim. S. Severina, 1725, 1735.
5. Caridi G:, Uno “stato feudale” cit., p. 94.
6. Un antico bando per la fiera, Siberene, p. 75.
7. ANC. 1665, 1772, 9v – 10r.
8. Il massaro Francesco Crocco di Crotone si impegna a pagare
all’arcidiaconato nel giorno di S. Giovanni dell’Agli 1773 ducati 32
per l’affitto ad uso di pascolo d’ogni sorte di animali fuorchè
porci della gabella Irticello per un anno continuo, con inizio il 15
agosto 1772 e con potestà di associare e subaffittare, ANC. 1665,
1772, 2.
9. Notaio G. S. Bonello, 1669,ff. 8r, 13r.
10. Lettera di Francesco Falabella, Santa Severina li 24 Dec.re
1669, Miscellanea Monastero S. Maria di Altilia (1579 –1782) cit.
ASCZ.
11. ANC. 337, 1696, 88.
12. ANC. 665, 1736, 57.
13. ANC. 1372, 1761, 37 –39.
14. Pietro Arbuzzino testimonia che avendo avuto in affitto alcuni
terzi delle gabelle di Forgiano e Domine Maria per uso di erbaggio
pagò nella fiera di S. Giovanni dell’Agli la finaita agli agenti
generali del feudatario di Isola, ANC. 1372, 1760, 279.
15. Platea della mensa vescovile di Crotone, 1774/1777, 1780 AVC.
125.
16. Libro V Ind.s 1561 fatto per le spise del’Un.tà de Melissa ,
Conti comunali, fs. 199/5, f.11v.
17. ANC. 108, 1614, 203v.
18. Conto dell’Amministrazione della tutela della S.ra D. Anna
Suriano, ANC. 659, 1716, 39/3.
19. ANC. 659, 1716, 82r-85r.
20. Libro V Ind.s 1561 cit., f. 11v.
21. ANC. 611, 1711, 54v-55.
22. Dichiarazione di Ambrosio Facente, Altilia 13 de ottobre 1598,
Miscellanea cit.
23. Notaio T. Sempiterno 28.3.1764, ff. 37r-38v.
24. ANC. 1344, 1773, 123-124.
25. Platea del monastero di S. Chiara di Cotrone, 1823, f. 5, AVC.
26. Nel 1780, 1781 e 1782 è affittato a Paolo Massa con pagamento in
Molerà; nel 1783, 1784 e 1785 a Gio. Battista de Mayda con pagamento
in ogni fiera di S. Ianni; nel 1786, 1787 e 1788 a Bruno Fattizzi
con pagamento in Molerà, Platea della Mensa Vescovile per il 1780 e
parte del 1781, f. 2 sgg., AVC.

