[Paesaggi crotonesi: la “Foresta” scomparsa]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 18-20/2006)
“Le terre de la Foresta” sono state una proprietà
comunale.
Identificazione del luogo
Dagli “Acta Sanctae Visitationis ab Ill.mo ac R.mo D.no Episcopo
D. Marco Rama Ordinis Eremit.rum S.ti Augustini A.D. 1699 Confectae”
ricaviamo che la mensa vescovile di Crotone possedeva “Un territorio
nom(a)to Lo Caro confine la Gabella detta Cipolla di D. Tomaso
Casanova, e confine la Manca di Cipolla del S.r Titta Barricellis, e
la Foresta del S.r Gio. Pietro Presterà (f. 68); la chiesa
parrocchiale di S. Veneranda aveva “un pezzo di terre nel territorio
della Foresta, hoggi di Gio. Pietro Presterà confine il territorio
di Strongioliti” ( f. 117); il beneficio di S. Maria de Jesu aveva
“due vignali confine il territorio detto Crepacore e vallone
mediante la gabella detta La Foresta ( f. 148); infine il beneficio
della Concezione ora di Vezza e Gallucci possedeva “un vignale
confine la gabella detta La Foresta Crepacore, ed il vignale della
par(ochi)a di S. Veneranda” ( f. 151v). Il 10 maggio 1743 il
canonico Giuseppe Rizzuto rettore del canonicato di S. Vincenzo ed
Anastasio affermava che “tra i beni del canonicato vi è un vignale,
ò sia porzione di terre rase, unito et compreso in detto feudo di
Crepacuore, sito e posto nel territorio di questa città con una
chiesa deruta limite le terre dette delli Ponticelli de Sig.ri
Aragona, le terre dette della foresta del S.r D. Cesare Presterà et
altri fini” ( ANC. 666, 1743, 31 -34).
Da quanto riportato la gabella detta “La Foresta” confinava con
“Strongiolito”, “lo Caro”, “Cipolla”, il feudo di Crepacore e la
Valle di Crepacore.
Primi documenti
Alcuni documenti risalenti ai primi decenni del Trecento
testimoniano l’esistenza di una vasta selva situata tra la grangia
certosina di S. Nicola della Cipolla e l’abitato rurale di
Strongiolito. In questi anni la grangia dipendente dal monastero di
Santo Stefano del Bosco estendeva i suoi possedimenti, allargando il
suo dominio sulla selva, che si estendeva lungo il torrente e la via
nella vallata in vicinanza della chiesa di S. Nicola della Cipolla.
Nel febbraio 1228 Christiana, figlia di Armanno, e la figlia
Margarita donano al monastero certosino di San Nicola de Cipullo,
situato in territorio di Crotone, un piccolo fondo rustico ed una
selva, situati ai confini dei fondi e della selva, che appartengono
al monastero. I confini sono così descritti: “ ab occidente rivus
qui transit per ipsam silvam, quae donamus, et praedium; similiter
extant alia nostra silva et nostae incultae vineae, et praedium
presbyteri Constae de Rusello; a meridie via quae vadit a Sancto
Nicolao ad locum dictum de Strongilito et aliorsum; a septentrione
silva ipsius sancti Nicolai et vineae heredum domini Goidi Lipoti” (
Trinchera F., Syllabus cit., pp. 282-283).
La selva
Durante il Medioevo la selva, che si allargava e copriva tutta
l’area al di là delle colline tra le località Cipolla, Strongiolito
e le terre feudali della Garrubba e di Crepacuore, cominciò ad
essere erosa e con essa vennero meno i diritti demaniali dei
cittadini.
Il marchese di Crotone Antonio Centelles disboscò e chiuse alcune
terre vicine al suo feudo fortificato di Crepacuore, mettendole a
coltura con alberi da frutto ed impedendo così gli usi civici degli
abitanti. Tale usurpazione fu avversata dall’università e dai
cittadini di Crotone. Alla caduta del marchese essi chiesero ed
ottennero dal re Alfonso d’Aragona il ripristino dei luoghi. L’otto
dicembre 1444 Alfonso d’Aragona alla resa della città approvava i
Capitoli dell’università e cittadini di Crotone tra i quali vi era :
“Item per che la corte have facto uno jardino adtorno crepacore
guastando vie publiche antique et pigliando possessioni di citadini
multo damnificandoli che tucto sia reducto a lo pristino stato:
placet regie maiestati” (Zangari D., Capitoli e grazie cit., p. 12
).
La selva, anche se non integra, esisteva ancora all’inizio del
Cinquecento. Essa si estendeva dalla località Cipolla al
possedimento del vescovo di Crotone detto “Lo Caro”, e poi
all’interno verso la vasta gabella di Strongiolito e le terre
boscose dei feudi di Crepacuore, della Garrubba e di San Leone, come
ricorda il toponimo di “foresta di Santo Leo”( 1521) . Il monastero
certosino di S. Stefano del Bosco aveva ancora “gabellam unam
terrarum capacitatis salmatarum octo, intus quam est dicta ecclesia
Sancti Nicolai dela Cipola, sitam et positam in dicto territorio
dictae civitatis Cotronis, in loco ubi dicitur Santo Nicola dela
Cipola”. Dalla descrizione dei confini leggiamo che “.. procedendo,
ex eadem parte versus septentrionem, iuxta viam publicam et deinde
limitando dictam culturam, ab uno latere versus occidentem iuxta
terras episcopatus Cotronensis mediante quoddam rivolo siccaneo, in
quo sunt scini magni et directe ascendendo sursum per dictum
senterium usque ad collem..” ( Longo L. ( a cura), La Platea cit.,
p. 65). Il monastero manterrà alcuni possessi nel luogo ancora nella
seconda metà del Cinquecento, come si ricava da una platea della
mensa vescovile di Crotone. Il vescovo di Crotone possedeva una
“gabelluzza nomata lo caro.. iux.a le terre del m.co Scipione
Berlingeri et iux.a le terre del monastero de S.to Stefano delo
Bosco”. La gabelluzza era tenuta in fitto ad erbaggio per pascolo di
pecore dal nobile crotonese Gioandrea de Ormazza con pagamento il 20
maggio ( Conto del m.co Giulio Cesare de Leone deputato sopra
l’entrate del vescovato de cutrone. 1570 et 1571, Dip. Som. 315/9,
ASN.). Un altro proprietario era Beatrice Caposacco, che possedeva
la metà di Strongiolito, che confinava con “le terre dette dela
foresta” e “le terre de Licina” ( ANC. 1594, 150 -154).
Supplica dell’università di Cotrone
All’inizio del Seicento il nobile Aurelio Foresta di Cutro
estendeva le sue proprietà. Nell’agosto 1601 comprava la gabella di
Strongiolito, sulla quale gravava un annuo censo su ducati 500 per
dote di Aurelia, figlia del fu Gio. Ramundo Foresta e moglie di
Manilio Susanna, poi nel 1610 acquistava all’asta pubblica il
confinante territorio burgensatico detto la Foresta appartenente
dell’università di Crotone. L’università, fortemente indebitata
verso il fisco regio, per non gravare di tasse i cittadini, aveva
chiesto ed ottenuto il permesso di poter alienare alcune terre al
migliore offerente. Passati dieci anni ed ulteriormente indebitata,
l’università di Crotone otteneva il permesso di ricomprarla e di
rivenderla ad un prezzo maggiore.
“Furono vendute le gabelle dette dela foresta et marine del comune
di essa università quali stanno venduti alli heredi del q.m Aurelio
Foresta. Fu per detti mag.ci sindici proposto come sanno le Vv. Ss.
per ritrovarse questa università debitrice alla Regia Corte in
grossa somma, è andata e va cercando remedio..... Come tenendo et
possedendo dui territori burgensatici nominati l’uno la marina dello
comune et l’altro la foresta..... fu gli anni passati astretta per
alcuna necessità et occorrenze quelli vendere per prezzo di D(ocati)
4900 franchi, et liberi di collette, et pagamenti fiscali mediante
R(egi)o Ass(ens)o con pacto de redimendi quandocumque, passato però
dieci anni decorrendi dal dì della vendita, et già sono decorsi, et
per la sua impotensa non ha possuto nè può quelli ricomprare, ha per
questo deliberato quelli di nuovo vendere ad altri, et del prezzo
farne la ricompra pr.tta, et del avanzo avalersene nelle sue
occorrenze con lo medesimo patto de redimendo quandocumque, elassi
però dieci anni franchi, et liberi da collette, et pagamenti fiscali
del modo se ritrovano alienati, supplica però V. E.”
Nel 1620 le due gabelle vengono formalmente ricomprate e rivendute
per ducati 5700 al nobile crotonese Gio. Dionisio Suriano “ quali se
haveranno di pagare alli patroni della retrovendita D. 5000 et
restano franchi et liberi per la università D. 600 quali se
haveranno da pagare alla Regia Corte conforme il Regio Assenso et
detto compratore guadagna li altri cento se fa intendente alle
SS.VV.” ( ANC. 49, 1620, 84 -94) Il Suriano amplierà le sue
proprietà con l’acquisto nel 1632 del vicino feudo della Garrubba
“consistente in territorii aratorii di capacità di salme quaranta di
grano d’introito”.
Dai Suriano ai Presterà
Dalla supplica si ricava che l’università di Crotone manteneva
un controllo sul destino della gabella, perché spettava ad essa sola
procedere alla ricompra e rivendita della stessa, previo sempre il
Regio Assenso. Così era avvenuto prima per Aurelio Foresta e poi per
il barone Gio. Dionisio Suriano. In seguito tuttavia sembra che
questa prassi non fu più completamente rispettata ed il territorio
La Foresta, come un qualsiasi altro fondo rustico privato, fu
venduto o ereditato.
Da Gio Dionisio Suriano, barone di Apriglianello, il territorio la
Foresta, assieme al confinante feudo della Garrubba, nel giugno 1646
passò ad Annibale, figlio primogenito di Gio. Dionisio e della sua
prima moglie Vittoria Mangione. Il barone della Garrubba poco prima
di morire il 14 ottobre 1668 lo vendette a Cesare Presterà .
Nell’atto di vendita il territorio, seu continenza di terre
volgarmente detto la Foresta, situato in territorio e pertinenze
della città di Crotone, è descritto confinante con le terre di
Strongolito e le terre del feudo della Garrubba. Dal territorio, che
veniva concesso sia a semina che a pascolo ed era posseduto in
burgensatico ed in allodio, il Suriano era solito ricavare 50 salme
di frumento all’anno, quando lo concedeva ad uso di massaria.
Annibale Suriano decide di venderlo a Cesare Presterà per ducati
2600 al prezzo di ducati 52 la salmata. Il motivo della vendita,
come affermeranno i due figli Domenico e Hyacinto, è da collegare ad
“alcune sue necessità et occorrenze et signanter per sodisfare le
doti promesse a Beatrice Suriano sua figlia e sorella (di Domenico e
Hyacinto), per pagare alcuni debiti contratti per occasione della
restituttione delle doti della q.m Morana Barracca ( prima moglie di
Annibale) et per sodisfatione della dote di Anna Suriano similmente
figlia e sorella”. Per far fronte a tutte queste spese e “non
tenendo altra commodita più esplicita ne beni meno utili ha
deliberato vendere un suo territorio seu continenze di terre dette
la foresta” . In verità dal documento traspare che più di una
vendita si tratta di un passaggio di proprietà del territorio dai
Suriano ai Presterà. Infatti la maggior parte del denaro, 2100
ducati sui 2600 del valore del territorio, Cesare Presterà dovrà
versarlo al figlio Jo. Petro Presterà per causa della dote promessa
a suo tempo da Annibale Suriano in contemplazione del matrimonio
contratto da Jo. Petro con Beatrice Suriano, figlia dello stesso
Annibale Suriano( ANC. 313, 1668, 236 -240)
Alla morte di Cesare Presterà, avvenuta sul finire del 1672, il
territorio detto La Foresta passa di proprietà di Gio. Pietro
Presterà, figlio ed erede del “doctore” Cesare Presterà di Crotone e
di Gesimunda Susanna di Cirò. ( 23.12.1687), Cart. 114 AVC.
L’estinzione della casata dei Presterà
All’inizio del Settecento il nobile crotonese Gio. Pietro
Presterà possedeva il territorio detto La Foresta che confinava con
il territorio Lo Caro del vescovo di Crotone, la gabella Cipolla di
D. Tomaso Casanova, la Manca di Cipolla del nobile crotonese Titta
Barricellis, alcune terre della chiesa parrocchiale di S. Veneranda,
i vignali del beneficio della cattedrale di Crotone di S. Maria de
Jesu , il vignale del beneficio della Concezione, il feudo di
Crepacuore dei Filomarino, il feudo della Garrubba dei Suriano ed il
territorio detto Strongolito, che era diviso tra diversi proprietari
cutresi ( Monastero di S. Chiara, Convento dei Domenicani, Gio.
Battista di Bona, Giuliano Oliverio, Gregorio Morelli, Marcello
Guarani).
In seguito sarà di Cesare e Gregorio Presterà, figli ed eredi di
Gio. Pietro e di Beatrice Suriano.
In questi primi decenni del Settecento aumenta l’indebitamento dei
Presterà.
Il 10 ottobre 1710 i fratelli Cesare e Gregorio Presterà prendono in
prestito ducati 400 al 10% dal Monte dei Morti impegnando le rendite
del giardino detto La Torre Tonda e le gabelle dette La Foresta e
Alfieri. ( ANC. 667, 1745, 85).
Nel gennaio 1714 Cesare e Gregorio Presterà, figli ed eredi di Gio.
Pietro, prendono in prestito altri ducati 1000 al sei per cento da
Antonio Barricellis e si impegnano a pagare annui ducati 60 sulle
entrate dei loro beni tra i quali figurano la gabella Alfieri, che
confina il Racchio di Pipino, e la gabella Foresta, che confina con
la gabella Strongiolito, il Caro e Cepolle. ( ANC. 611, 1714, 1v -
2).
Morto Gregorio Presterà rimase proprietario il fratello Cesare, il
quale il 17 maggio 1729 raggiunse un accordo con il Monte dei Morti.
Il monte vantava un prestito di ducati 400 al 10% più rate non
pagate per ducati 396. L’annualità fu ridotta al 5% e così anche il
debito per le rate arretrate e non pagate da ducati 396 passò a 130,
con la condizione però che fosse estinto in tre rate in tre anni. Ma
Cesare Presterà non curò adempiere i patti.
Anzi i debiti aumentarono. Con atto del notaio Leonardo La Piccola ,
il nove giugno 1738, Cesare Presterà contrasse un debito di ducati
870 col decano della cattedrale di Crotone Filippo Suriano,
obbligandosi a pagare ogni 9 giugno un annuo censo di ducati 52 e
grana 20 ed ipotecando soprattutto il comprensorio di terre seu
gabella detta La Foresta ed il suo palazzo ( ANC. 854, 1747, 36
-40).
Nel catasto del 1743 troviamo il nobile Cesare Presterà di anni 65,
sposato con Vittoria del Castillo di 44 anni, senza figli e vivente
con le sorelle Sigismunda di anni 55 e Bettuzza di anni 35. Il
Presterà possiede tra gli altri beni il territorio La Foresta nel
luogo detto Valle di Crepacore, confinante con le terre dette
Strongiolito. Il catasto segnala che La Foresta è stata venduta
dall’università “franco di pagamenti fiscali e col patto di
ricomprarsela quandocumque come dall’istromento per l’atti del q.m
notaio Francesco Riggitano di questa città nell’anno 1620”(Catasto
Onciario Cotrone 1743, f. 34).
Dai Presterà agli Oliverio
Il 7 luglio 1745 Cesare Presterà fece il suo ultimo testamento
per atti del notaio Pelio Tirioli, testamento che fu aperto il
giorno 14 dello stesso mese. Nominava suoi eredi universali le
sorelle Elisabetta e Sigismonda ed inoltre istituiva erede
particolare nel territorio della Foresta e nel suo palazzo
d’abitazione, situato nella città di Crotone in parrocchia del SS.
Salvatore, il nipote Francesco Antonio Oliverio, figlio del
feudatario di Crepacuore Giuseppe Antonio e di Isabella Toscano. La
gabella ed il palazzo furono assegnati al nipote con la condizione
di essere liberi e franchi da ogni ipoteca. Nell’agosto di
quell’anno 1745 le due sorelle si obbligarono a liberare la gabella
ed il palazzo da tutti i censi, pesi e debiti contratti dal fratello
Cesare ed esistenti sopra la gabella La Foresta ed il palazzo e
cedevano in favore del nipote ogni diritto, che potevano vantare sui
due beni. I confini della gabella sono così descritti “ confina da
una parte la gabella detta Li Cipolluzzi del venerabile monastero di
S. Domenico della Città di S. Severina, dall’altra il feudo detto
Crepacuore di detto Sig.r D. Giuseppe Antonio Oliverio”. (ANC. 912,
1745, 138-139). Tra i debiti vi era quello che ancora vantava il
Monte dei Morti sopra i tre territori di Torre Tonda, la Foresta e
Alfieri. Il monte, non essendo stato soddisfatto l’accordo a suo
tempo contratto con Cesare Presterà, esigeva ancora il 10% annuo sul
capitale di ducati 400 ed arretrati per oltre 700 ducati ( ANC. 667,
1745, 85).
Nel 1747 le sorelle raggiungono un accordo con il decano Filippo
Suriano e liberano la gabella ed il palazzo da ogni obbligo ( ANC.
854, 1747, 36 -40). In tale modo Giuseppe Antonio Oliverio,
feudatario di Crepacuore, tramite Francesco Antonio Oliverio
espandeva le sue proprietà.
La fine del bosco
Verso la metà del Settecento una parte del bosco aveva lasciato
il posto alle terre aratorie e alle chiusure.
Con il passaggio del feudo di Crepacuore e della confinante gabella
Foresta agli Oliverio cominciarono i disboscamenti, che
interessarono anche il vicino feudo della Garrubba e la gabella di
Giammiglione dei Suriano. La vicenda del confinante feudo della
Garrubba illustra il mutamento avvenuto nella località. Se nel
passato il feudo della Garrubba veniva affittato a pascolo o a
semina, con Bernardino Suriano esso cominciò a subire delle
trasformazioni, che lo renderanno più produttivo. Bernardino spese
cento ducati “di suo proprio danaro” per costruire una fontana ed un
Biviere nel territorio di Gio. Biglione e fece numerosi
miglioramenti di “piantaggioni di olivi, vigne, ed altri alberi
fruttiferi” nel feudo della Garrubba, spendendo circa 4000 ducati.
Bernardino morì poco prima della metà del Settecento e la sua opera
fu proseguita dal figlio Raffaele, che migliorò ulteriormente il
feudo della Garrubba, spendendovi dapprima quattromila e duecento
ducati; poi lo fece circondare con muri a secco e fossi,
impegnandovi altri trecento ducati. Il tutto fu arricchito con la
costruzione di un meraviglioso casino, che costò altri tremila e
cinquecento ducati. (ANC. 1343, 1770, 76 – 81).
La trasformazione interessò anche la vicina gabella della Foresta,
com’è documentato da alcune testimonianze, rilasciate da alcuni
massari di Crotone in favore dell’Oliverio, che veniva incolpato di
avere fatto delle chiusure sul fondo Foresta, limitando così gli usi
civici dei cittadini di Crotone.
Le due gabelle, a suo tempo proprietà dell’università di Crotone,
cioè sulla gabella La Foresta e la gabella Le Marine del Comune,
andavano incontro ad un mutamento del loro uso. Francesco Antonio
Zurlo, privilegiato napoletano e nobile patrizio crotonese, fece
istanza contro i possessori dei due demani che erano per La Foresta,
il patrizio crotonese D. Cesare Oliverio e per Le Marine del Comune,
il patrizio crotonese D. Raffaele Suriano. La causa fu discussa
nella Regia Camera della Sommaria. Fra i testimoni sono ricordati i
massari Nicola Monte, Antonio Garasto e Dionisio Asturi, i quali in
seguito, per atto del notaio Antonio Asturi, il 22 luglio 1771
dichiareranno che le due gabelle “ sono terre rase senz’alberi o
miglioramento alcuno d’annua rendita cioè la sud.a Foresta di docati
trecento circa alcuni anni più ed alcuni anni meno e detta La Marine
del Comune di docati Duecento cinquanta, docati duecento venti e
docati duecento rimettendosi all’oblighi de loro affitti “. ( 917,
1771, 60 -61).
La gabella rimarrà agli Oliverio. Alla fine del Settecento è di
Cesare Oliverio come risulta da una nota relativa ai possessi di un
beneficio.
Il beneficio sotto il titolo della Beata Vergine della Pietà, S.
Gio. Battista e S. Luca di famiglia Gervasi, eretto nella chiesa
parrocchiale della Regia Terra di Papanice, tra i corpi stabili
aveva:
“La Foresta gabella in territorio di Cotrone , posseduta da D.
Cesare Oliverio, che sarebbe tenuto corrispondere al sud.o beneficio
annui D. trenta, ma come lo stesso Oliverio non ha voluto giammai
pagare la prestazione anzidetta, perciò se n’è fatto il notamento
nel foglio delle partite dubbie e si è scritto agli amministratori
della città di cotrone per avere la fede del rivelo fatto in catasto
per d.a gabella, per rilevare da essa se tra i pesi furono da quello
rilevati li sud.i annui D. 30” ( Lista di carico, f. 48, C. S.
1790).
Il catasto del 1793
Anche il Catasto del 1793 richiama il fatto che l’università di
Crotone manteneva il diritto di ricomprare il territorio ed inoltre
aggiungeva che bisognava verificare se esisteva il regio assenso
alla vendita.
D. Cesare Oliverio nobile di anni 43 vivente con i suoi fratelli
Pier Maria, Raffaele, Gaetano e Bartolo, possiede come figlio ed
erede del padre, il fu D. Giuseppe Antonio, “un territorio detto La
Foresta pervenutoli dalla successione del q.m D. Cesare Presterà,
oggi venduto da questa Università franco di Fiscali, col patto di
ricompra quandocumque, come si osserva dal Catasto Generale e perciò
non si tirano fuori le oncie. Parole del Tenente Generale
Pignatelli. Rispetto al detto patto devono esibirsi documenti, per
vedersi la vendita se sia robborata da Regio Assenso, e frattanto
non si senta pregiudicata l’università a tenore degl’ordini della
Regia Camera”. ( Catasto Crotone 1793, f. 21v).
Nel catasto napoleonico del 1814 il demanio Foresta è accatastato
alla sez. C n. 45, 46 per la estensione di tom. 272 in testa a
Bernardino Albani di Crotone. (Principato)

