[Paesaggi Crotonesi: Lo stagno di “Milino” ed i “casini” vicino al molo.]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 43/2005)
“Vi era uno stagno detto Melimno, hoggi detto
Melino sotto l’antico Castello dalla parte del Molo, il quale per il
tempo, et per la fabrica delle nuove muraglie sta di terra pieno,
dove hoggidi se ci fa orto, di questo stagno fa mentione Teocrito
nella quarta Ecloga, introducendo Coridone à parlare. Et quidem ad
Melimnum impellitur, atque partes Phisci. Sopra le quali parole dice
l’interprete sopra detto di Teocrito, Melimno è uno stagno nella
Città di Crotone, ve n’è un’altro dell’istesso nome in Troia,
ancorche un’altro interprete dice essere una bocca di palude in
Crotone, ma tutti concludono questo Melimno essere un luogo
paludoso, nè in Crotone altro di questo nome si ritrova.”
Nota. “Melinus color in floribus luteum significat. Come si lege in
Dioscuride et in Plinio essendo uno stagno doveva essere lutoso o di
luto haveva il colore et perciò fu Melino detto prese questo nome
dal suo proprio essere” ( Nola Molise G.B., Cronica, pp. 54 -55)
La Porta di Milino
L’antica via costiera romana – medievale, che collegava Capo
delle Colonne con Crotone, giungeva e saliva alla porta di Milino
che era situata sulla rocca della Capperrina e, passata per la
città, costeggiava la marina verso il fiume Esaro. Rappresentando
questa per molto tempo l’unica via, per la quale poteva venire da
sud un esercito nemico, la porta e le opere di fortificazione
adiacenti furono particolarmente curate e munite. In tale contesto
anche l’esistenza del vicino stagno di Melino assumeva un’importanza
strategica per rendere più difficile l’accesso e più sicura e
protetta la città.
Durante i lavori di fortificazione di parte della cinta muraria, al
tempo dell’occupazione aragonese, più volte troviamo riferimenti
alla ricostruzione del muro e della porta di Milino. Così nella
primavera del 1485 al molo della città e al “porto de terczana”
approdano di continuo “brigantini” e “grippi” carichi di pietra,
caricata a “colonnj e pagata a carlini 7 o 10 la barcata, pietra che
i carreri portano dalle marine di “terczana” e di “santa panayia” ai
mastri, che stanno innalzando la torre della Capperrina, il muro di
Milino, “li rebellini” ed il parapetto di una nuova calcara al
castello.
Sotto la Capperrina verso la marina i mastri fabricatori ed i
manipoli elevano “lo rebellino” e costruiscono “li bombarderij et
altri posteroli in pedi la turre de santa panayia”, “uno peczo de
muro coniuncto alla porta nova de milino” e “la porta seu bombardera
de la casa macta dela capperrina necessaria per la securta de ditta
cita”.
“Operarij” di Rogliano preparano il “pedamento deli rebellini in
fronti la porta di milino” e spianano “uno monte de terra quale era
dentro parte la torre nova dela capperrina” e portano la terra con
le sporte “allo canto de le rebellinj”. “Alla porta nova de milino”,
“fabricaturi fabricaro lo muro coniunto cum la porta de milino”,
aytoro affabricar alla fabrica de lu dittu muru de milino”, Muro
verso la porta de milino”, Fatigaro ad murar uno peczo de muro
coniuncto alla porta nova de milino”, “in lo muro verso la porta de
milino”. (Quaterno de la fabrica deli rebellini et fossi de la Regia
Citate de Cotrone, Dip. Som.1/196, ASN ; Conto di Nardo Negro
deputato per la fabrica della città di Cotrone, Dip. Som. 2/196 ,
ASN.; Conto della Regia Fabrica de Cotrone, Dip. Som. 2/196, ASN. ;
Conto di Jacobuccio de Tarento Cred.ro della fab.a de Cotrone, Dip.
Som. 2/196 ; Frammento, Dip. Som. 3/196, ASN.)
Un riferimento all’esistenza di una calcara appartenente
all’università di Cotrone lo ritroviamo nei lavori di riparazione
delle mura all’inizio del viceregno spagnolo. “Adi 25 martii V Ind.
1517. Spesa facta alla univ(ersa)le carcara dela colla de melino
tanto per lo annectar di essa come per petra et frasca mancanti come
per lo cocher” ( Erario de Cotrone, Dip. Som. Fs. 532/10, 1517, f.
25)
Sempre durante i lavori di fortificazione della città e castello al
tempo del vicerè Don Pedro de Toledo troviamo dei riferimenti al
pantano ed alla calcara di Milino. “Petra incannata allo juzillo de
milino verso lo molo”.All’inizio di maggio m.ro Colella Chepolla
incomincia le due nuove calcare vicino al castello nel luogo detto
“Milino”... “dui calcari de retro lo castello ad milino (1543). (
Dip. Som. 196 n. 4 a 6, ASN).
L’orto di Milino
Con la costruzione delle nuove mura della città venne distrutta
l’antica porta della città detta “Milino”. La parte della città su
cui si apriva fu completamente circondata da mura e la via
proveniente da Capo delle Colonne fu deviata verso la nuova porta
principale della città. Riempito lo stagno, il luogo fu poi
coltivato ad orto. Nel 1566 infatti la mensa vescovile possedeva “un
orto nominato milino dentro il quale nci sono dui pedi de fico
confina lorto de San Giorgio nel lito del mar”. In seguito l’orto di
Milino fu anche chiamato “hortale piccolo ditto dela fico juxta lo
lito del mare sotto le mura dela terra”. Nel 1570 esso era stato
affittato a Nardo Braconà per il canone di carlini quindici da
pagarsi alla raccolta, Platee della mensa vescovile di Cotrone, (
1566, 1570, f. 47, Dip. Som. F. 315/ 6 ff. 14v, 47, ASN.). Oltre al
vescovo anche la vicina chiesa fuori le mura di Santa Maria del Mare
e S. Leonardo Abate aveva proprietà nella zona.
Infatti tra i benefici esistenti fuori della cattedrale di Crotone
vi era quello sotto il titolo di S. Maria del Mare e S. Leonardo
Abbate, il quale possedeva “un vignale loco detto Milino sotto le
muraglia del Cavaliero della Città”. Il rettore del beneficio lo
affittava con pagamento sempre in denaro e vi ricavava una rendita
annua di circa otto ducati ( Acta, 1699, f. 157v).
Il casino del molo
Con l’abbandono del porto di terczana, tutta l’attività marinara
gravitò sul molo, protetto e sorvegliato dal castello.
Già alla fine del Seicento è segnalata la presenza di un magazzino
presso il molo vicino all’orto di Milino. Nel 1685 naufraga a Capo
Colonne una nave carica di grano appartenente al marchese Giuseppe
Serra. Il reggente l’ufficio di mastro secreto e mastro portolano di
Crotone, Giuseppe Lucifero, si interessa a recuperare il grano ed il
sartiame della nave naufragata. Il sartiame è trasportato in città e
posto “in un magazeno loco d(ett)o il molo, precedente prima
inventario fatto per esso Gioseppe (Lucifero), e detto magazeno
serrato con due chiavi. Una restò in potere del detto procuratore (
Gio. Battista Boscaino, procuratore del marchese Gioseppe Serra) et
l’altra consignata al m.co Dom(eni)co Cirrelli”. ( ANC. 336, 1692,
92 -93).
Alla fine del Seicento aumenta il commercio, soprattutto granario, e
l’area portuale diviene sempre più importante: “.... la Città di
Cotrone è marittima , mercantile e di vario traffico, ove concorrono
molte imbarcationi specialmente per il trasporto de grani di quasi
tutte le due Calabrie, e non ha detta Città porto sicuro, ma una
rada e spiaggia, e li caricamenti si fanno per lo più d’inverno
quando le tempeste sono grandi e replicate..” ( Lettera del Capitolo
contro il lavoro festivo, 1691)
Durante il viceregno austriaco, “dentro li mag(aze)ni del molo” sono
poste le mercanzie che sono scaricate dalle navi sottoposte a
sequestro ( ANC. 611, 1713, 56 -58).
Al molo di frequente attraccano navi provenienti anche da luoghi
lontani, le quali spesso sono poste in quarantena, perché c’è il
sospetto del contagio. Così il 19 novembre 1712 nel porto seu marina
“ubi dicitur li magazeni del molo” si radunano i sindaci della città
con i loro famigli ed altre persone I sindaci affermano che essendo
arrivate al porto tre tartane genovesi, provenienti da levante “da
parte sospetta di mal contagioso”, sono state poste in isolamento.
Per tale motivo il castellano ha inviato quattro suoi soldati,
mentre questo compito secondo i sindaci spettava alle guardie della
città ( ANC. 611, 1712, 178).
Il magazzino presso il molo diviene col tempo un luogo importante e
ne approfitta il patrizio crotonese Annibale Berlingieri, figlio di
Cesare Ottaviano e di Luccia Suriano, che all’inizio del Settecento
lo acquista all’asta. Nel gennaio 1719 Annibale muore ed il casino
assieme agli altri suoi beni dovrebbe passare al primogenito Orazio
Nicolò, ma anche questi dopo pochi giorni viene meno e così il tutto
perviene al secondogenito Francesco Cesare.
Francesco Cesare Berlingieri restaurò ed ampliò il casino che fu
“acconzato in forma di palazzo”.
Dopo i lavori fatti eseguire dal Berlingieri, il casino, trasformato
in palazzo e situato fuori le mura della città e propriamente dove
si dice “il molo, seu porto di questa città confine l’orto detto di
milino”, consisteva “in una sala, quattro camere et una cucina con
li loro bassi, vignano di fabrica e scala di pietra di fuori”.
Il marchese Francesco Cesare Berlingieri nel novembre 1731 lo fa
stimare da alcuni esperti e lo vende per ducati 600 al patrizio
crotonese Gregorio Ayerbis d’Aragona. Poiché il compratore al
momento non ha denaro disponibile, si concorda che salderà entro sei
mesi e senza alcun interesse. ( ANC. 614, 1731, 53 -55). In seguito
l’Aragona per i ducati sei cento che deve al Berlingieri, si
obbligherà a pagare un annuo censo di ducati 24, ipotecando tutti i
suoi beni. Il catasto onciario di Crotone del 1743 accerta che
Alfonso Aragona de Ayerbis, figlio di Gregorio Aragona, sacerdote
commorante in Napoli, possiede un casino nella marina luogo il molo
(Catasto Onciario Cotrone, 1743, f. 249). Anche il sacerdote
secolare Gregorio d’Aragona fa alcuni miglioramenti al casino ma
passati alcuni anni , nell’ottobre 1748, “conoscendo che il tener di
vantaggio il medesimo non li torni conto ave estimato, anco a fin di
esentarsi dal detto debito di docati seicento”, rivende il casino al
marchese Francesco Cesare Berlingieri, che vanta il diritto di
prelazione. All’atto della rivendita così è descritto l’immobile:
“un casino sito e posto nella marina di questa città loco detto il
molo vicino all’orto di Milino consistente in più camere ed loro
bassi seu magazeni, scala di pietra, con vignano di fabrica e pozzo
avanti detto casino” . ( ANC. 854, 1748, 81v - 82).
In questi anni il casino è la sede abituale dei custodi del porto e
vi trovavano ricovero i padroni dei bastimenti ed i marinai durante
le burrasche. Esso costituisce la struttura più importante nelle
vicinanze del molo. Il 10 aprile 1740 i deputati della salute
pubblica Fabrizio Suriano e Alfonso Letterio, assieme al notaio
Felice Antico, si recano vicino al casino del molo e “de lato in
competente distanza e da sotto vento” ascoltano la testimonianza dei
marinai del pinco posto in contumacia del patrone Antonio Paulillo
di Conca. Essi affermano che hanno perduto il carico perchè
inseguiti dai barbareschi. ( ANC. 854, 1740, 32 -34).
( Michele La Piccola di Cotrone e Caloggiaro Corrado di Palermo
dichiarano che “ da più tempo si attrovan destinati alla custodia
del Porto di Cotrone e come tali continuamente assistentino al
med(e)mo e propriam(en)te nel casino situato al molo e marina di
d(ett)o Porto “ ( ANC. 855, 1752, 9).
La costruzione del porto
Con l’inizio dei lavori per la costruzione del nuovo porto,
durante il regno di Carlo III di Borbone(1753), nel regio magazzino
della marina sono riposti il carbone e le tavole che i carbonai e
gli uomini di Mesoraca e di Policastro trasportano a Crotone ( Dip.
Som. Fs. 521, fs. 1 ASN)
Le carte dell’epoca segnalano la presenza degli edifici destinati
agli stabilimenti regi con magazzini, al corpo di guardia ed al
bagno dei forzati ( Pianta del porto di Cotrone e sue adiacenze)
Durante i lungo periodo di costruzione, l'opera, soggetta a continui
insabbiamenti, si trascina tra frodi ed inganni sotto la direzione
dell'ingegnere Gennaro Tirone e di suo nipote i quali dirigevano i
lavori dal casino presso la marina del porto, (ANC. 1666, 1781, 81.)
Durante la costruzione del porto il casino fu dato in locazione ed
in seguito la proprietà passò dai Berlingieri ai Suriano. Divenne
dapprima di Bernardino Suriano e quindi alla sua morte degli eredi,
i quali ne risultano intestatari nel catasto del 1793. “Eredi del
q.m Bernardino Suriano “locano un casino nel luogo detto il molo” (
Catasto Onciario Cotrone, 1793, f. 49)
Un nuovo casino nel porto
Per un maggior controllo sul traffico navale e per la
salvaguardia della salute pubblica, in modo da prevenire il pericolo
del contagio, nei primi giorni di dicembre del 1763 il capomastro
delle opere del regio porto di Crotone, il napoletano Salvatore
Mazza, ed il mastro muratore crotonese Pasquale Iuzzolino, su ordine
del segretario della Regia Udienza della Provincia di Calabria Ultra
Carlo Minieri, si recarono al porto per individuare il luogo più
adatto dove costruire “ un casino con sua loggia tutta stacchiata a
due reggistri, acciò che senza pericolo della publica salute si
possa dare la prattica alli bastimenti che qui capitano e darsi li
viveri in contumacia”.
Dopo aver ascoltato anche il parere dell’ingegnere e direttore
dell’opere del porto Gennaro Tirone , i due mastri stimarono che il
casino dovesse essere costruito “ entro mare vicino al molo vecchio,
la via dell’osservanza e proprio ove al presente si vedono molti
scogli a fil d’acqua maggiormente che in detto luogo vi è fondo a
bastanza per poter approdare ogni sorte di battello de predetti
bastimenti, fellucche e martiganelle.. detto luogo viene ad essere a
dirimpetto la bocca del porto ove s’ormeggiano li bastimenti in
contumacia e si possono ben custodire e guardare da detto casino”.
Il casino doveva essere lungo palmi 34 , largo palmi 24 ed alto
palmi 16 “ con suo astraco e cielo e suoi parapetti”.
Secondo i mastri per potervi accedere dal lido sarà necessario
allestire un piccolo ponte in legname e, per poterlo edificare, si
dovrà prima costruire un masso di fabbrica con banchine dentro
l’acqua, che dovrà servire per il pavimento dello stesso casino.
Tale masso dovrà essere lungo palmi 34, largo palmi 24 ed alto dal
livello del mare palmi 4. La spesa complessiva fu stimata in circa
398 ducati. ( ANC. 915, 1763, 97 -98)
Reali magazzini della Marina ove si conserva il legname (Descrizione
della Piazza e Castello di Cotrone, 1807)
R - Edifices des employes au Port en ruines
S – Idem pour les Douanes = en ruines
T – Idem pour le pratiques = en ruines
(Croquis de la ville, Chateau, et Port de Cotrone , 1810)

