[Alle origini della provincia di Crotone (da Nicola Ruffo, primo marchese di Crotone, alle fallite rivolte autonomistiche di Antonio Centelles)]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 01-07/1996)
Nicolò Ruffo, figlio di Antonello, conte di
Catanzaro, ereditò le grandi proprietà che avevano accumulato
soprattutto i suoi avi Pietro I e Pietro II. Nella lotta tra Luigi I
d'Angiò e Carlo III di Durazzo parteggiò per quest'ultimo. Da un
documento del 9 settembre 1384 veniamo a conoscenza che egli veniva
nominato Viceré delle Calabrie dalla regina Margherita, durante il
suo vicariato per la spedizione di re Carlo III nelle Puglie. In
tale veste, il conte di Catanzaro, il 10 gennaio 1385 era incaricato
dalla regina, assieme ad altri baroni fedeli, di raccogliere denaro,
"a titolo di donativo, corrispondente alla metà di una colletta",
per sostenere la gente in armi al servizio del re poiché
continuavano nel ducato di Calabria i moti dei nemici e dei ribelli,
guidati da Tommaso di Sanseverino1.
Il primo maggio 1388 il papa Urbano VI con due brevi lo nomina
giustiziere e vicario nei beni temporali appartenenti e spettanti
alla chiesa romana nella provincia del ducato di Calabria e ordina
all'arcivescovo di Santa Severina ed al vescovo di Squillace di
riceverne il giuramento di fedeltà per ragione del detto vicariato2.
Frattanto Ladislao, figlio di Carlo III e di Margherita di Durazzo,
veniva incoronato il 23 maggio 1390 re di Sicilia dal cardinale
Angelo Acciaiuoli, legato del nuovo papa Bonifacio IX che intendeva
così averne l'appoggio contro il papa scismatico Clemente VII ed i
suoi alleati, il re Carlo VI ed il pretendente angioino al regno
napoletano, Luigi II d'Angiò. Il nuovo re per i servizi prestati al
padre e alla madre e per tenerlo alleato, il 18 ottobre 1390 creò
Nicolò Ruffo marchese di Crotone, dando l'incarico dell'investitura
ad Enrico Sanseverino, conte di Belcastro, Carlo Ruffo di Montalto e
di Corigliano, Giordano Arena, signore della baronia di Arena, e a
Benedetto Acciaiuoli, tutti membri del consiglio di reggenza. Al
marchese di Crotone veniva inoltre concessa una rendita annua di 300
once d'oro e la conferma nella signoria d'Altavilla, di Cotrone,
Strongoli, Martorano e dei casali di Scillone e Motta Grimaldi3 .
Poco dopo il 10 novembre 1390 al perdono per alcuni atti di violenza
contro l'autorità regia era aggiunta la conferma della donazione
fatta da Carlo III dei feudi di San Niceto, Satriano e Oliveto,
terre che erano state devolute alla corte per la ribellione di
Giovanna Ruffa4. In seguito però il marchese passava a militare
sotto le insegne di Luigi II d'Angiò contro i Durazzo ma poi
ritornava nelle file di Ladislao.
L'entrata delle truppe di Ladislao il 7 luglio 1399 in Napoli segna
la definitiva sconfitta e messa in fuga delle truppe e del
pretendente angioino che lascia il Regno di Napoli.
Con la fine delle ostilità il Ruffo il 20 novembre 1399 ottiene la
carica di Viceré in Calabria e il 2 giugno 1400 la riconferma dei
privilegi, possessi e grazie. Tra il 1400 ed il 1401 egli fa delle
concessioni ai frati minori, dando loro un monastero costruito a sue
spese in onore delle Beate Margherita e Birgitta nel territorio di
Crotone5 ed ai domenicani che stavano fondando un convento in
Catanzaro concede dei privilegi. Ripresa in Calabria la lotta tra
Angioini e Durazzeschi, la rivolta si estese a Crotone, Santa
Severina, Strongoli, Policastro, Reggio e a molte altre città6.
Ladislao cercò di giungere ad un accordo con Nicolò Ruffo ed il 4
aprile 1404 gli confermò tutti i privilegi e le immunità7 ma
inutilmente. Verso la fine di giugno 1404 Ladislao mosse da Napoli
verso la Calabria ed in breve, all'inizio di agosto era già di
ritorno, privò il marchese di quasi tutti i suoi possedimenti
comprendenti più di 15 terre e di 40 castelli tra i quali Santa
Severina, Bisignano, Seminara, Grotteria e Castelvetere8. Le truppe
del re ottennero la resa di Santa Severina e di Strongoli9 Crotone
fu assediata ma resistette a lungo, grazie anche all'aiuto prestato
dal re Luigi II D'Angiò che, accogliendo la richiesta di aiuto del
marchese, aveva inviato due grosse navi dalla Provenza, cariche di
armati, per presidiare Crotone e Reggio10. Dopo un lungo assedio
cadeva la città di Crotone e Nicolò Ruffo se ne andava in esilio in
Francia11. I feudi del marchese di Crotone furono parte posti in
demanio e parte il re li assegnò ai condottieri che lo avevano
aiutato nella guerra. Così Pietro Paolo da Viterbo divenne il nuovo
marchese di Crotone.
Il 6 agosto 1414 moriva Ladislao e saliva al trono la sorella
Giovanna II d'Angiò Durazzo.
Una nuova rivolta vedeva come contendenti il francese Giacomo conte
di La Marche, marito di Giovanna II, e Ser Gianni Caracciolo. Pietro
Paolo da Viterbo si schierò per il di La Marche. Nell'estate 1417 le
truppe di Antonuccio dei Camponeschi di Aquila devastavano le
proprietà di Pietro Paolo da Viterbo, marchese di Crotone e conte di
Belcastro. Sempre in quell'anno moriva Luigi II d'Angiò e succedeva,
ereditandone i diritti, il figlio Luigi III che con l'appoggio del
nuovo papa Martino V (1417-1431), che nel dicembre 1420 lo
dichiarerà erede del regno di Napoli, del condottiero Muzio
Attendolo Sforza e di parte del baronato tentò la riconquista. Luigi
III, designato nel 1419 dal partito filoangioino erede di Giovanna
II, e invitato a lasciare la Provenza e venire nell'Italia
meridionale per far valere i diritti ereditari, quando tentò di
raggiungere il regno, fu ostacolato dalla regina che adottò Alfonso
V, re di Sicilia (di Aragona e Sardegna), e lo nominò erede e duca
di Calabria (1421) e, chiamatolo, lo oppose all'angioino.
Nell'agosto 1420 Luigi sbarcava a Castellammare e metteva il campo
ad Aversa; dopo poco all'inizio di settembre sbarcava a Napoli
l'esercito aragonese, seguito nel giugno dell'anno dopo dallo stesso
re Alfonso che accolto dalla regina prese dimora a Castel Nuovo. Si
accendeva così la guerra tra i filoangioini ed i filoaragonesi che
vide impegnato in Calabria anche Nicolò Ruffo che, rientrato in
possesso dei suoi feudi, cercò di contrastare l'avanzata delle
truppe aragonesi che, al comando di Giovanni de Ixar, affluivano
dalla Sicilia. Mutio Attendolo Sforza, sostenitore di Luigi III,
mandò in Calabria il figlio Francesco, col titolo di vicerè. Allo
Sforza si unirono molti feudatari, tra i quali il Ruffo, e numerose
città tra le quali Santa Severina12. La guerra investì anche le
terre del marchese di Crotone, situate alla frontiera, tra la
Calabria meridionale, occupata dagli Aragonesi, e quella
settentrionale, controllata dagli Angioini. Nel gennaio 1422 Isola,
città in dominio del marchese di Crotone, Nicolò Ruffo, risulta
abbandonata dai cittadini ed abitata solo da pochi pastori e le
proprietà della chiesa sono incolte e devastate13 e nella stessa
condizione si trova il vicino casale di San Giovanni Minagò, che
otterrà per questo la riduzione delle collette14. Frattanto Alfonso
d'Aragona riusciva a riconquistare gran parte del regno ma il primo
luglio 1423 Giovanna II revocava la sua adozione in favore di Luigi
III d'Angiò. Alfonso nell'ottobre di quell'anno ritornava in Aragona
anche perché i suoi stati erano minacciati dal re di Castiglia.
Nella nuova situazione Nicolò Ruffo, marchese di Crotone e conte di
Catanzaro, consolidava e allargava il suo potere anche a spese della
corte e della chiesa.
Egli infatti occupa Rocca Fallucca, che appartiene al vescovo di
Nicastro, e costretto poi a restituirla ottiene la baronia di
Barbaro15.
Nel maggio 1424, il marchese nella città di Crotone, "ordinante et
tractante", cercava di porre fine alla lite tra Leonardo, abbate di
San Giuliano di Rocca Fallucca, e Placido, abbate di Santa Maria di
Corazzo16.
Gli scontri tuttavia non cessarono. Approfittando della situazione
favorevole il marchese di Crotone si appropriava con la forza di
diritti e terre. Egli infatti commetteva abusi nella città di
Strongoli e si impossessava di Taverna.
Per porre un argine a queste usurpazioni erano costretti ad
intervenire il duca di Calabria17 e la regina. Quest'ultima infatti
dopo aver nominato, il 24 settembre 1424, Giorgio de Alemania,
vicegerente del ducato di Calabria, gli ordinava di recuperare alla
corte la baronia di Taverna che era stata assediata e conquistata
dalle truppe di alcuni feudatari ed era detenuta principalmente da
Nicolò Ruffo, marchese di Crotone e conte di Catanzaro18.
La definitiva conquista angioina della regione facilitava
l'allargamento delle proprietà dei vincitori; così il castello e la
contea di terranova, liberata dagli occupatori Catalani, erano
concessi da Luigi III a Battista Caracciolo, mentre le terre
possedute da quest'ultimo, Roccella e Castelvetere, andavano ad
allargare i già vasti possessi del marchese di Crotone19.
L'anno dopo la riconciliazione tra il Ruffo, il papa e la regina è
concretizzata nel matrimonio da celebrarsi, entro un anno e con la
dote di 20.000 ducati, tra Antonio Colonna, principe di Salerno e
nipote di Martino V, e Giovannella Ruffo, primogenita del marchese
di Crotone con le condizioni che vi sia l'assenso del papa, della
regina Giovanna II e del figlio di lei Ludovico III e che nel caso
di successione feudale si escluda Polissena, altra figlia di Nicolò,
moglie del conte di Valentinois20, Luigi di Poitiers, signore di
Saint Vallier, Clerieu e Chalencon e padre di Margherita Poitiers,
seconda moglie del marchese di Crotone. Giovannella nello stesso
anno sposerà il principe portando in dote 5000 fiorini d'oro in
moneta e tremila in gioie con la condizione che morendo il marchese
senza figli maschi il marchesato, il contado e tutti gli altri beni
andassero a Giovannella e consumato il matrimonio si dovesse
inquartare l'arme con i Ruffo a destra e i Colonna a sinistra ed i
figli si chiamassero Colonna Ruffo21.
La rinnovata alleanza è consolidata dalla conferma fatta al Ruffo
nel novembre 1425 dalla regina Giovanna II e dal duca di Calabria
dei privilegi e delle terre possedute tra le quali la giurisdizione
della terra di Taverna con i suoi casali22.
L'undici luglio dell'anno dopo Martino V convalida al marchese di
Crotone la reintegra fattagli dalla regina del Marchesato di Crotone
e della contea di Catanzaro con le loro dignità, titoli ed onori.
Città e terre parte avute dal re Carlo III e dal figlio Ladislao e
parte provenienti dal patrimonio familiare e cioè di "Cotroni cum
marchionatus et Cathanzarii civitatis cum comitatus dignitate titulo
et honore.... Ypsigro cum pertinentiis Alytii, Milixa, Findi, Santi
Stephani, Policastri, Rochebernarde, Mesorace, Castellorum Maris,
Tacine et Santi Mauri de Caraba, Santi Juliani, Gimiliani, Tirioli
et Rosarni.... Cutri, Santi Iohanni de Monacho, Papanichifori,
Cromiti, Apriliani, Mabrocoli, Misicelli, Lachani, Crepacorii,
Massanove et Turris Insule... Castrum Maynardi, Barbari cum Cropano
ac Santi Niceti baroniam cum pertinentiis et fortellitiis
earumdem... Castriveteris cum menbro tenimenti Placanice et cultura
Santi Fili ac Favato et Pollacano ac terram Roccelle, Sancti
Victoris .. terram qua dicitur Taberna cum eius districtu ac
vassallis.."23.
L'ascesa del marchese di Crotone era ormai inarrestabile. Alle
conferme delle antiche concessioni e possedimenti seguivano
incarichi prestigiosi, riduzioni nei pagamenti delle collette e
acquisizioni di diritti come quello di fida per le sue mandrie che
pascolavano in Sila, nonostante la protesta delle popolazioni dei
casali cosentini24.
Morto Martino V, il nuovo papa Eugenio IV (1431-1447), da poco
eletto, con una bolla datata 19 luglio 1431 accoglieva la richiesta
fattagli dal ministro provinciale dei frati osservanti di Calabria
che, su richiesta dell'università di Policastro e del marchese di
Crotone, chiedeva per gli osservanti il convento di Santa Maria
Eremitorio rimasto da tempo vuoto "propter malam temporum
conditionem"25. L'anno dopo lo stesso papa riconosceva e assicurava
al marchese ed ai suoi possessi la protezione della Sede
apostolica26.
Frattanto Alfonso re d'Aragona e di Sicilia ritentava la conquista
dapprima nel 1431/143227 e poi dopo la morte della regina Giovanna
II d'Angiò, avvenuta il 2 febbraio 1435, la quale aveva nominato
erede Renato, conte di Provenza e duca di Angiò, fratello di Luigi
III d'Angiò. Sempre nel 1435 Nicolò Ruffo di Calabria, marchese di
Crotone, per grazia di Dio conte di Catanzaro e signore delle
baronie di Altavilla e di Taverna28, moriva lasciando solo figlie.
Nello stesso anno succedeva la figlia Giovannella, sposata con
Antonio Colonna, principe di Salerno e conte d'Alba e nipote di papa
Martino V29. Morta costei l'anno dopo senza lasciare figli, subentrò
la sorella Errichetta, figlia di Nicolò e della seconda moglie
Margherita de Poitiers30. Il 5 novembre 1436 la nuova feudataria
amministrava già i suoi vasti possedimenti come testimonia una
concessione rilasciata nel castello di Catanzaro con la quale
"Enrichetta Ruffa di Calabria Marchesa di Cotrone per la gratia di
Dio Contessa di Catanzaro e delle Baronie d'Altavilla e Taverna
Signora, concedo all'egregio huomo Teseo Morano di Catanzaro suo
compagno carissimo in remuneratione di servigi da esso ricevuti per
se e soccessori discendenti dal suo Corpo" il castello e la terra di
Melissa31. La ricchezza e la bellezza della nuova marchesa
attiravano molti pretendenti.
Il primo settembre 1437 papa Eugenio IV con due brevi inviati uno al
vescovo di Mileto ed uno a Nicolò de Arena o Concublet, conte di
Arena, di Mileto e di Stilo32 e a Errichetta Ruffo, concedeva a
questi ultimi la dispensa per il matrimonio da celebrarsi in quanto
cugini33. Il contratto matrimoniale tra il maturo conte e la giovane
Errichetta non tarderà ad essere steso e celebrato; infatti in un
documento dell'anno dopo la Ruffo oltre a fregiarsi del titolo di
marchesa di Crotone, contessa di Catanzaro e signora delle baronie
di Altavilla e Taverna vi aggiunge anche quello di contessa di
Arena, Stilo e Mileto34; ma questi ultimi titoli acquisiti verranno
mantenuti per poco. Sempre nel 1438 la marchesa otteneva da re
Alfonso la concessione dell'immunità dei diritti di dogana
nell'estrazione di merci dal regno di Sicilia35. La Ruffo in questi
anni confermava il suo potere ed acquisiva consenso con nuove
donazioni. Nel 1438 concedeva a Artuso Mazza le proprietà confiscate
al suo ribelle Ciccio Poerio36. L'anno dopo donava il territorio di
Alimati al monastero di Santa Maria di Altilia37. Con quest'ultimo
documento "Herichetta Ruffa de Calabria", che riappare col vecchio
titolo di "Marchionessa Cotroni Dei gra. Catanzari ac Baroniarum
Altavillae et Tabernae Domina", "in castro nostrae civitatis
Catanzarii", il 25 giugno 1439 concede all'abbate del monastero
florense di Santa Maria de Calabro Maria, Benedetto de Teriolo, un
territorio appartenente alla sua curia in territorio di Rocca
Bernarda con l'onere da parte dell'abbazia di pagare ogni anno 15
tareni alla curia della terra di Rocca Bernarda nella festa della
B.M.V. nel mese di agosto. Dal documento veniamo a sapere che
l'abbazia aveva avuto questo territorio per donazione fatta dal
conte di Catanzaro, Pietro Ruffo, e poi per riconferma del figlio di
costui, il conte Giovanni, e lo aveva mantenuto fino al tempo che il
terreno di Rocca Bernarda rimase in possesso della madre di
Errichetta "D.na Margarita de Poytiers"38. Sempre in questi anni la
marchesa approvava alcuni privilegi dell'università di Cirò39. Il
tempo passava ed il matrimonio pur celebrato non veniva consumato
anzi, come testimonia un breve inviato il 25 luglio 1440 dal papa
Eugenio IV al vescovo di Tropea, la marchesa si era unita col
catalano Antonio de Ventimiglia "alias de Centigla"40. Il matrimonio
tra il conte di Arena e la marchesa di Crotone infatti non era
giunto a conclusione anche per gli impedimenti del re Alfonso il
quale aveva deciso di dare in moglie Errichetta a Innico d'Avalos,
come ricompensa al suo fedele per le proprietà da questi perdute in
Castiglia, avendo parteggiato per Enrico d'Aragona41. Per portare a
buon esito tale decisione Alfonso aveva incaricato il viceré del
ducato di Calabria, il valoroso capitano di ventura, Antonio
Centelles, il quale tuttavia aveva trattato per proprio conto. Il
Centelles, che aveva partecipato attivamente alla conquista della
regione e per questo vi aveva assunto un ruolo importante tanto da
svolgere nel 1438 come viceré di Calabria importanti uffici per
conto di re Alfonso42, si era impossessato di Santa Severina, città
confinante con i beni della Ruffo. Sappiamo infatti che ai cittadini
di quella città egli nel 1440 aveva concesso moltissime grazie43.
Così non passerà molto che il Centelles e la Ruffo consolideranno la
loro unione dopo che la marchesa riuscì ad ottenere il 6 aprile 1441
dal papa l'annullamento del suo precedente matrimonio44.
Il nuovo marchese di Crotone dopo aver unito le sue proprietà a
quelle della moglie cominciò ad allargarle occupando alcuni beni
della mensa vescovile di Crotone45 e di alcuni monasteri, nello
stesso tempo si rifiutava di pagare al re le tasse sui fuochi,
usurpava le entrate sulle saline di Neto46 e si creava alleati
concedendo poderi47.
Alfonso d'Aragona consolidava il suo potere. Le truppe aragonesi
stringevano d'assedio Napoli ed il 2 giugno 1442 vi penetravano.
L'anno dopo il re otteneva l'investitura pontificia da papa Eugenio
IV e riconquistate le altre province del regno, entrava
trionfalmente nella capitale. Insediatosi il 23.2.1443 il 28.2.1443
si assicurava l'appoggio dei grandi feudatari e dei baroni
concedendo loro nel parlamento di San Lorenzo il privilegio di
amministrare nei loro feudi la giustizia civile e criminale.
Venivano abolite l'adoa e le collette e si introduceva l'imposta del
focatico, la tassa cioè di un ducato per famiglia, che andava a
colpire la popolazione48.
I grandi possessi acquisiti dal marchese di Crotone, l'indole
ribelle e l'appoggio che godeva presso il baronato locale specie
quello che assieme a lui aveva partecipato alla conquista della
regione49, le relazioni sempre più strette che egli intratteneva con
i Veneziani, alleati di Francesco Sforza, il pericolo di una
insurrezione antiaragonese che avrebbe nello stesso tempo coinvolto
l'Abruzzo e la Calabria, spinsero il re Alfonso nell'autunno 1444 ad
intervenire in Calabria prima che la situazione precipitasse, per il
vasto movimento che giorno dopo giorno si andava allargando tra i
baroni e le popolazioni calabresi con l'avvio della ribellione.
I fatti che precedettero questa decisione si possono così
sinteticamente descrivere. Alla fine di giugno 1444 il re stava
allestendo la spedizione contro Francesco Sforza che d'accordo col
duca di Milano, Filippo Maria Visconti, ostile al papa Eugenio IV,
si era impadronito della Marca di Ancona e di alcune terre
dell'Umbria. Mentre le truppe aragonesi si concentravano alla
Masseria della Regina, presso Capua, il Centelles, chiamato a
partecipare, partiva dalla Calabria con 300 cavalli ma giunto a
Capua veniva informato dallo zio Giovanni Ventimiglia, luogotenente
del re, che quest'ultimo aveva intenzione di ucciderlo. Ritornato
velocemente nei suoi feudi, il Centelles si apprestò alla difesa
mentre il re affidato il comando della spedizione a persone di
fiducia, ritornò a Napoli e inviò in Calabria con poteri di viceré a
guerra Paolo di Sangro e Marino Boffa, ma estendendosi la ribellione
si apprestò a condurre personalmente le operazioni militari50. Per
seguire attentamente la situazione il re fece istituire due gruppi
di corrieri composti ognuno da dodici uomini a cavallo che
quotidianamente collegavano Napoli con la Calabria e viceversa51.
Nel frattempo la Camera della Sommaria inviava il 12 settembre a
Errichetta Ruffo un ordine di comparizione per pagare lo "jus
relevii" dei suoi feudi, ma la marchesa tramite il suo procuratore
si opponeva esibendo un privilegio concessole dallo stesso re che la
esentava da tal pagamento52.
Tutto faceva intendere che la volontà del re era quella di annullare
ogni autonomia fiscale e amministrativa e di abolire quei poteri e
prerogative che i marchesi di Crotone godevano ed esercitavano sia
per le concessioni regie avute in tempi difficili, sia per avere nel
tempo consolidato ed ampliato il loro potere con alleanze e con
matrimoni. Il re cominciò a isolare il Centelles attirando dalla sua
parte con concessioni, in modo da averli alleati, alcuni feudatari
della regione53. Il marchese di Crotone accortosi delle trame fece
presente che le terre che lui possedeva "aveale conquistate colle
sue genti e col pericolo della sua vita contro le armi
dell'angioino, e quel che avea conquistato colle armi, colle
medesime lo avrebbe difeso fino all'ultimo sangue"54.
Sappiamo che nei primi giorni di ottobre Alfonso aveva fatto
comprare per sé e per il suo seguito numerosi cavalli ed aveva fatto
fare scorta di polvere da sparo e di palle per spingarde, inviandole
poi via mare a Pizzo assieme ad alcune artiglierie e con il mastro
tabuchiero Giovanni Tavano di Napoli ed alcuni aiutanti55.
Il re alla fine di ottobre 1444 giunse in Calabria. Il Centelles si
preparava a sostenere l'assalto delle truppe regie: fortificò e
rifornì di armi e di viveri i castelli ed i luoghi strategici e
nello stesso tempo fece terra bruciata davanti al nemico, ordinando
l'abbandono degli abitati non difendibili in modo da rendere
difficile o ostacolare il vettovagliamento all'esercito di
Alfonso56. Dal 30 ottobre al 2 novembre il re era in
Castrovillari57, poi sceso alla marina ed entrato nelle terre del
marchese assaltò Cirò che quasi subito si arrese. L'otto novembre
negli accampamenti presso quella città gli abitanti, che si erano
dati "sponte et unanimiter", ed i rappresentanti dell'università
chiesero ed ottennero la concessione e la convalida di alcuni
capitoli e petizioni, tra i quali quelli di essere tenuti in demanio
e l'indulto per coloro che avevano alzate le armi contro "la bandera
et gente de la vostra regale magesta"58. Sempre in quel giorno nel
campo presso Cirò il re si assicurava le spalle e si faceva un
alleato fedele concedendo, vita sua durante, a Blasio Stephano la
castellania del castrum o fortellizio di Melissa, terra confiscata
al Centelles, con uno stipendio mensile per lui e per altri dodici
soci o aiutanti59. Dopo essersi fermato alcuni giorni in questa
città60, il re proseguì per Crotone. Il 12 novembre gli accampamenti
del re erano presso il fiume Neto. Qui Alfonso rendeva esecutivi i
privilegi rilasciati giorni prima all'università di Cirò61. Ottenuto
il controllo delle terre e dei passi sul Neto il re si diresse ad
occupare quelli sul Tacina. Il 16 novembre l'accampamento regio è
presso Rocca Bernarda62 la quale si difese tenacemente per alcuni
giorni ma "espugnatone il castello" le truppe del re, dopo aver
messo a ferro e fuoco quella terra, si diressero alla conquista di
Belcastro.
Il 21 novembre il regnante è a Belcastro. In quel giorno Alfonso
concedeva dei privilegi ai rappresentanti dell'università di
Cropani63. Dopo poco i cittadini di Belcastro si arrendevano " e gli
furo aperte le porte non possette però espugnar il castello, e la
torre detta di Castellaci", lasciate delle truppe di presidio alla
città e per proseguire nell'assedio64 il re si diresse su Santa
Severina65. Distrutti i già spopolati e abbandonati casali di Cutro,
San Giovanni Minagò, San Mauro de Caraba, San Leone, Scandale e San
Stefano l'esercito aragonese circondò la città.
Particolarmente strenua fu la difesa del castello dove erano
asserragliate le compagnie d'armi sotto la guida dei due
contestabili Giacomo Ferini e Consalvo Spamulo e del capitano della
città Giovanni Calbero66. L’aragonese ottenne la città a patti.
Alfonso il 29 novembre era ancora "in felicibus castris" presso
Santa Severina. In quel giorno la città si arrendeva ed il re
approvava i capitoli e le grazie presentatogli dai rappresentanti
dell'università. Ottenuto il perdono per i reati contro il re e la
possibilità per i difensori di andarsene, mentre i loro beni
confiscati sarebbero andati in utile alla città, i rappresentanti
dell'università di Santa Severina, temendo di subire il saccheggio,
una volta aperte le porte agli assalitori, col pretesto dei pochi
viveri rimasti a causa dell'assedio, ottennero che il regnante
potesse entrare in città accompagnato solo da una scorta ridotta67.
Tra i privilegi concessi vi era l'incorporazione definitiva nel
demanio regio, “la conferma di tutte le grazie concessale dai suoi
predecessori, la esenzione tributaria per 25 anni e l'introduzione
di una fiera annuale della durata di otto giorni"68.
Inoltre venivano confermati i privilegi della chiesa di Santa
Anastasia69: all'arcivescovo infatti erano concesse le decime sulle
saline di Neto, la bagliva di Santa Severina, il feudo di Santo
Stefano ed il corso di Casalenovo.
Preso atto delle difficoltà di conquistare Crotone e Catanzaro, se
non con un lungo assedio, nel primi giorni di dicembre il re fa
mandare a Lamezia da Napoli le bombarde dette del Generale e di San
Giorgio ed una cabria con una buona quantità di polvere e palle di
pietra. Sempre con la stessa barca sbarcano quattro mastri muratori
che lavoreranno pietre per bombarde e trabucchi. Un'altra barca
salpa per Crotone dove è accampato il re per rifornirlo di pietre
per bombarde, carri per artiglierie e nove casse di passatori70.
Occupati i passi del Neto e del Tacina e tutte le terre interne del
Marchesato, dalle quali potevano arrivare i rifornimenti ed i
rinforzi, ed isolato il Marchesato dalla contea di Catanzaro, il re
strinse in una morsa le città di Crotone e di Le Castella, città
sulla costa che erano state ben munite dal Centelles e che venivano
di continuo vettovagliate via mare in quanto luoghi importanti
strategicamente per un sempre atteso aiuto veneziano. Nel frattempo,
mentre attende la resa dei luoghi assediati, il re si dà alla caccia
dei cervi71.
Capitano del presidio di Crotone era Bartolo Sersale, originario di
Sorrento ma sposatosi e diventato cittadino crotonese. Secondo il
Costanzo questi fu corrotto e "lasciò una parte delle mura senza
guardia, dalla quale poi entrarono i soldati del re"72; secondo il
Pontieri un pugno di soldati aragonesi riuscì ad introdursi di notte
in Crotone. Seguirono scontri sanguinosi, poi i cittadini aprirono
le porte73. Mentre la fazione filoaragonese trattava con il re la
capitolazione, i seguaci del Centelles guidati dal "correttore" o
governatore Petro Carbone e da Antonio Scalia, dopo aver preso in
città tutto quello che poteva essere a loro di aiuto, si chiudevano
nel castello preparandosi ad un lungo assedio74 con la speranza di
ricevere aiuti dai Veneziani e con la convinzione che il re prima o
poi se ne sarebbe andato non potendo per lungo tempo rimanere con
l'esercito lontano da Napoli.
Il giorno otto dicembre "sponte et unanimiter" si arrese la città di
Crotone dopo che il regnante l'aveva dichiarata unita al regio
demanio e chiamata "magnifica e fedelissima"75. Il re la perdonava
per la sua ribellione e tra le altre cose liberava i prigionieri e
riconsegnava ai cittadini le proprietà predate o confiscate dalla
soldataglia76. Iniziava la lunga resistenza del castello. Quello
stesso giorno in Crotone Alfonso confermava a Todisco e Beltrando
Schipani di Taverna, per l'aiuto prestatogli, alcune concessioni
feudali presso il casale di Pentone ed il titolo di familiari77 . Il
re sempre accampato nella città di Crotone, in attesa della caduta
del castello, continuava a rilasciare privilegi e concessioni.
Il giorno undici dicembre "in castris prope civitate Cutroni"
Alfonso concedeva al nobile Ciriello Malatacca di Casabona,
l'immunità dai fiscali sui fuochi per la durata di 25 anni a favore
del suo castrum di Zinga78; il giorno dopo annue once 100 a Roberto
di Astore79.Il 19 dicembre inviava una lettera al camerario del
regno di Sicilia citra farum e agli ufficiali della Camera della
Sommaria perché facessero osservare i privilegi della chiesa di
Santa Severina. Pochi giorni dopo, il 22 dicembre, inviava da
Crotone un'altra lettera al capitano di Santa Severina ordinandogli
di prestare aiuto al vicario di quella città nell'esazione delle
decime80.
Il 25 dicembre "in castris obsidione contra castrum Cutroni" Alfonso
confermava la concessione di Campolongo e Soverito all'abbazia di
Corazzo81 ed il giorno 27 dicembre i capitoli all'università di
Cirò82.
Finiva il 1444 ma non cessava la resistenza di Le Castella e del
castello di Crotone.
Ancora quindici giorni ed il 15 gennaio si arrendeva a patti Le
Castella. Quel giorno i rappresentanti di quella terra si
presentavano nell'accampamento del re presso Crotone per
l'approvazione dei capitoli83. Resisteva ancora il castello di
Crotone. Infatti "in castris contra castellum Cutroni" il 20 gennaio
1445 Alfonso rendeva esecutive le 18 once sull'ufficio di
credenziere presso i doganieri di Tropea in favore di Iohanne
Espanit84. Ancora un giorno e anche il castello di Crotone
capitolava dopo un accordo intervenuto tra il Carbone, ferito da una
saetta, e re Alfonso. Secondo alcuni autori colui che fece da
tramite fu un medico andato in castello per curare la ferita del
Carbone85.
Il 21 gennaio "in nostris felicibus castris prope civitatem nostram
Cutroni" il re concedeva a Guidone di Sorrento di poter estrarre 200
salme di frumento ogni anno dai porti marittimi o caricatorii di
qualsiasi città o terra del ducato di Calabria86.
Il 26 gennaio il re è ancora a Crotone; egli infatti quel giorno "in
regiis felicibus castris prope civitatem Cutroni" accogliendo la
supplica di Benedictus, abbate del monastero della Beata Maria de
Calabro Maria di Altilia, conferma i privilegi dell'abbadia87.
Cessate le operazioni militari nel Marchesato, il re si diresse su
Catanzaro.
Il 5 febbraio dagli accampamenti vicino e contro Catanzaro egli
approva gli statuti di Castelminardo. Mentre assedia la città ad una
ad una si arrendono le terre del marchese di Crotone, che lo avevano
seguito nella ribellione, ed il re concede a loro alcuni statuti: il
10 febbraio approva quelli di Roccella, il 12 quelli di Tiriolo ed
il 15 quelli di Castelvetere88. Vista inutile ogni resistenza il
Centelles con moglie e figli si portò il 22 febbraio ai piedi del
re; il 24 febbraio si arrendeva anche Catanzaro. Quel giorno re
Alfonso "in castris felicibus prope civitatem Catanzarii" accoglieva
le richieste di quell'università e tra l'altro concedeva alla città
di essere franca ed esente d'ogni gabella della seta89. Il giorno
dopo sempre presso il campo di Catanzaro il re concedeva dei
privilegi al vescovo di Crotone essendo, quelli che aveva, andati
persi "cum ecclesia Cutronensi, et eius episcopale palatium igne
arsa atque destructa penitus fuerunt". Tra le concessioni vi era la
reintegra della mensa vescovile di "certas possessiones quas
Antonius de viginti milliis olim Marchio Cutroni occupaverat" che
spettavano e appartenevano invece al vescovo90.
Lasciata Catanzaro, il re ritornava verso Napoli. Il 5 marzo era già
a Cosenza dove in quel castello concedeva la contea di Rende al
capitano genovese Barnaba Adorno91 e approvava gli statuti
dell'università di Tropea92. A Cosenza rimase almeno fino all'undici
marzo93. La spedizione era finita; il marchese era stato sconfitto
ed i suoi beni erano stati incamerati al regio demanio. Il re
lasciava alle spalle paesi distrutti e spopolati.
Crotone si presentava dopo la resa particolarmente malridotta anche
a causa di un incendio che l'aveva devastata, bruciando anche la
cattedrale, dedicata alla Vergine Maria, ed il palazzo vescovile,
causando tra l'altro la perdita dei documenti e dei vecchi privilegi
della chiesa94. Le mura apparivano rovinate ed in alcune parti
distrutte. Per permetterne la ricostruzione e la riparazione il re
aveva concesso delle facilitazioni fiscali in modo da permettere
all'università di usare a tale scopo i soldi, in quanto le
fortificazioni avevano bisogno di una "riparatione non parva"95.
Anche i paesi del Marchesato si presentavano devastati e spopolati.
Il castello di Santa Severina aveva bisogno di urgenti lavori di
riparazione ma l'università chiedeva di abbandonarlo al suo destino
perché non era indispensabile per la sua difesa o comunque che le
spese non ricadessero sui cittadini ma fossero sopportate dal re96.
Le Castella aveva chiesto l'esenzione da ogni tipo di tributo e così
un po' tutte le terre del Marchesato che avevano dovuto subire prima
l'abbandono da parte degli abitanti ordinato dal Centelles e poi la
devastazione da parte delle truppe di Alfonso. Il re confiscò le
terre del Centelles e le pose in regio demanio, per facilitare il
ripopolamento e la rinascita economica concesse l'esenzione da
alcuni tributi e dalla tassa sui fuochi per dieci anni, eccettuate
Catanzaro e Castellorum che lo ebbero per 15 anni97. A causa delle
"guerras et turbolentiis" vennero inoltre sospese le decime del
formaggio e degli agnelli che l'arcivescovo di Santa Severina godeva
sui pascoli di tutta la diocesi (Policastro, Mesoraca, Rocca
Bernarda, Cotronei ecc)98.
Il Centelles e la moglie ebbero salva la vita ma privati dei feudi
furono costretti a vivere a Napoli. Ma per poco perchŠ lasciata
Napoli il Marchese andò ad offrire i suoi servizi a Venezia.
Qui egli fece parte della compagnia di Micheletto Attendolo,
capitano generale della Serenissima. Nel 1446 egli comandava 400
"lance" e come condottiero di milizie equestri partecipò,
nell'autunno di quell'anno in Lombardia, agli scontri tra le milizie
della Serenissima e quelle del duca di Milano, Filippo Maria
Visconti99.
L'anno dopo tramava per ottenere l'appoggio veneziano per uno sbarco
sulle coste del Marchesato.
Per prevenire tale evento re Alfonso, tra la fine di luglio e
l'inizio dell'agosto 1447, ordinava al tesoriere di Calabria,
Gabriele Cardona, di riparare il castello di Melissa, che era
custodito da Biagio di Stefano con 12 aiutanti, e di fortificare e
provvedere al castello di Crotone e agli altri castelli vicini100.
Sempre in quei giorni, il primo agosto, il re concedeva la
castellania del castrum o fortilizio di Santa Severina a Petro di
Bocca de Faro101.
Venuto meno il tentativo di ritornare in possesso dei suoi feudi
calabresi e passato al servizio della Repubblica Ambrosiana, il 14
settembre 1448 il Centelles partecipò con due squadre di cavalleria,
sotto il comando del condottiero Francesco Sforza, alla battaglia di
Caravaggio, dove l'esercito veneziano, condotto da Micheletto
Attendolo, subì una grave sconfitta.
Dopo il tradimento di Francesco Sforza, che si accordava con i
Veneziani, e la dichiarazione delle ostilità tra Venezia e Napoli,
il Centelles con i suoi squadroni di cavalleria dapprima lasciava i
Milanesi per unirsi allo Sforza, poi rotta l'alleanza tra
quest'ultimo e Venezia, cominciò a tramare in favore della
Serenissima.
Scoperto dallo Sforza, nel febbraio 1450 il Centelles fu arrestato
presso Cantù e imprigionato dapprima nel castello di Lodi e poi in
quello di Pavia da dove nel 1452, conclusa la pace tra Venezia e re
Alfonso, quest'ultimo lo fece evadere e gli acconsentì di ritornare
alla corte di Napoli102.
Qui egli si ricongiunse con la moglie Errichetta Ruffo e gli fu
conferito l'ufficio di siniscalco103.
Morto re Alfonso (27.6.1458), il regno di Napoli passò al figlio
Ferdinando mentre al fratello di Alfonso, Giovanni, re di Navarra,
andarono il regno di Aragona e la Sicilia. Il Centelles, assieme ai
Catalani, che erano venuti a Napoli in gran numero al tempo di
Alfonso, cospirò per dare la successione a don Carlos d'Aragona,
principe di Viana e figlio di Giovanni, fratello del defunto re.
Fallito il disegno, sostenne Giovanni d'Angiò, figlio di re Renato e
si rifugiò presso il principe di Taranto, Giovanni Antonio del Balzo
Orsini, una figlia del quale, Leonora, aveva sposato il figlio del
Centelles, Antonio. Re Ferrante nel 1458 aveva confermato i
privilegi della città di Crotone, tra cui quello di rimanere in
regio demanio, già concessi dal re Alfonso, "essendono andati per
Sindaci, e Procuratori di essa città li nobili Giovanni Pipino e
Giovannotto Conestabile"104. Ma in seguito, nelle trattative avviate
con il principe di Taranto, il re si impegnava a consegnare il
Marchesato al Centelles, ma questi poco fiducioso delle promesse, e
approfittando che in molti luoghi della Calabria le popolazioni si
erano ribellate, si trasferì in Calabria per pigliarsi con la forza
le terre che il re tardava a consegnare.
Per sedare la ribellione filoangioina Ferdinando inviò Carlo di
Monfort (o di Campobasso), conte di Termoli, e Alfonso d'Avalos
(alla sua morte nell'aprile 1459 subentrerà Giacomo Galeotto) i
quali riuscirono a sconfiggere i ribelli presso Cropani (dicembre
1458); ma la rivolta non era domata. Il Centelles trovò numerosi
alleati tra i baroni ed i contadini che non volevano pagare le
tasse, specialmente il focatico. tassa imposta fin dal 1443 al posto
delle antiche sei collette. All'inizio del 1459 oltre ad alcune
terre del marchesato di Crotone erano già passate dalla parte degli
insorti numerose altre città e tra queste gli antichi feudi del
marchese cioè Taverna, Catanzaro e Tiriolo. Ad esse si aggiungeranno
Sant'Agata ed i casali cosentini. Proseguivano le trattative ed il
principe di Taranto otteneva che i feudi del Centelles fossero
consegnati a lui come intermediario. A questo fine il re inviava nel
maggio di quell'anno Michele Manlio per consegnare il marchesato ai
commissari del principe ma nello stesso tempo dava ordini di
ritardarne la consegna105. Mentre si trattava, proseguivano le
operazioni militari e si svolgevano con fasi alterne. Alfonso
d'Avalos sconfiggeva il 19 maggio 1459 presso Belcastro i ribelli e
li costringeva a ripiegare su Crotone ma questi scontratisi con le
truppe del tesoriere le sgominavano. Gli scontri proseguivano ed il
2 giugno un esercito composto da contadini del ducato di Squillace,
del conte di Nicastro e del conte d'Arena e di altri baroni subivano
una grave sconfitta presso Maida da Alfonso d'Avalos che poi però
doveva ritirarsi verso Cosenza.
Frattanto le terre del Marchesato nell'estate 1459 venivano prese
formalmente in consegna dagli emissari del principe di Taranto,
anche se nella città di Crotone, già da tempo in mano ai seguaci del
Centelles, rimaneva ancora nel castello un presidio regio che vi
rimarrà fino ad agosto. Re Ferdinando prima di scendere con
l'esercito in Calabria reintegrò il Centelles nei suoi antichi
feudi. Il marchese ebbe quindi pieno possesso del suo antico stato,
di cui parte si era già con la forza impossessato, e che comprendeva
Crotone, Santa Severina, Belcastro, Catanzaro, Tropea ed altri
luoghi106.
Re Ferrante il 4 settembre 1459 comparve in vista di Cosenza e
subito si diresse su Castiglione dove si era ritirato Cola Tosto,
capo dei ribelli, con settecento compagni tra i più valorosi.
Assalita la città le truppe del re riuscirono in breve ad espugnarla
e la misero a sacco, dandola poi alle fiamme, mentre Cola Tosto con
pochi dei suoi riparava nelle terre del marchese di Crotone107. Il
20 settembre il re era accampato a Piano del Lago dove ricevette
l'omaggio del marchese Antonio Centelles, del fratello di costui
Giacomo e di altri suoi fedeli ma pochi giorni dopo il 23
settembre108 a tradimento il re li fece catturare e rinchiudere
prima nel castello di Martirano e poi in quello di Cosenza109.
Il 24 settembre "in nostris felicibus castris" presso Rocca Fallucca
il re scrive alla regina, Isabella di Chiaromonte, di inviare subito
tre galee a Crotone, con artiglierie e con i mastri Guillermo Monaco
e Joanne Trabucheri110. Stretto d'assedio Catanzaro, dove morì
trafitto da una balestra Cola Tosto, e arresasi quella città, il re
si diresse verso Crotone.
Il due ottobre egli è accampato presso il ponte del Crocchio dove
conferma all'abate del monastero della badia di Altilia i privilegi
già concessi dal padre Alfonso111.
Poi assediò Belcastro, i cui cittadini si arresero l'otto ottobre
dopo aver avuto la conferma dei privilegi tra i quali quello di
rimanere in demanio e aver ottenuto alcuni sgravi fiscali112.
Intanto si arrendevano Santa Severina, Cirò ed altre città;
resistevano Le Castella e Crotone113. Giunte le tre galee ad esse si
unì un'altra che già si trovava sui mari di Calabria, ed insieme
posero il blocco e bombardarono Le Castella114 la quale si arrese
dopo che il 14 ottobre il re "in felicibus castris prope Belcastrum"
aveva accolto le richieste fatte da Michele Petro a nome di quella
università115. Il 20 ottobre il campo del re era a Crotone. Molto
probabilmente in quel giorno la città si arrendeva. La suocera del
Centelles trattava la resa ottenendo la città di Amantea116. Ripreso
il cammino di ritorno il 22 ottobre il re è "in felicibus castris
prope Feroletum"117, il 30 è a Cosenza118 dove il primo novembre
obbliga i ribelli dei casali a pagare grosse taglie119. Prima di
partire da Cosenza il 5 novembre nomina viceré di Calabria il figlio
Alfonso120 e l'8 novembre, poiché la suocera del Centelles è in
discordia con i vassalli di Amantea le assegna il castello di
Rende121.
Sedata la ribellione in Calabria e imprigionato a Napoli il
Centelles, il re lasciava la Calabria ma una nuova rivolta sul
finire del 1459 scuoteva la regione per la ribellione di Marino
Marzano, duca di Sessa e principe di Rossano, del principe di
Taranto e di altri baroni. Lo stesso Centelles evaso da Castel Nuovo
era ritornato in Calabria. Il re si accordava con i baroni e mandava
Maso Barrese a sedare la rivolta. Il Centelles sul finire del 1461
passava dalla parte del re e partecipava alla definitiva sconfitta
dei filoangioini. Il 24 giugno 1462 Ferrante,accogliendo la
richiesta di perdono e di sottomissione di Antonio Centelles e della
consorte Errichetta Ruffo, li reintegrava nei feudi confiscati a
causa della ribellione, avendo alzato le loro insegne e le loro armi
in favore degli Angioini e perdendo per questo i loro beni che erano
stati così donati dal re: il marchesato di Crotone al principe di
Taranto, le città di Catanzaro e di Santa Severina e le terre di
Mesoraca, Castella, Roccabernarda, Policastro, Taverna, Roccafalluca
e Tiriolo erano state poste in demanio, la contea di Belcastro, la
baronia di Cropani e le terre di Zagarise e Gimigliano erano state
date al principe di Bisignano e a Tommaso Carrafa. Le terre di Cirò
e Melissa, la baronia di Castelmonardo con le motte di Montesori e
Monterusso e Polia, le terre di Rosarno e la baronia di San Lucido
con le motte o terre di San Giovanni e Montebello, le terre di
Castelvetere e Roccella a Galeotto Baldaxino assieme ai casali e
alle torri e con la provvigione di 4000 ducati con la gabella della
seta, Badolato, Motta di Caccuri e con altre terre122.
Così Antonio Centelles e la moglie ebbero da re Ferdinando la città
di Crotone con il titolo e la dignità di marchese che era detenuta
dal principe di Taranto, la città di Catanzaro con il titolo e la
dignità di conte, la città di Santa Severina e le terre di Mesoraca,
Le Castella, Rocca Bernarda, Policastro, Taverna, Rocca Fallucca e
Tiriolo, terre in demanio che erano amministrate da ufficiali del
re, la città di Belcastro con il titolo e la dignità di conte e la
baronia di Cropani e Zagarise e la terra di Gimigliano, terre
occupate e detenute dal principe di Bisignano e da Maso Barrese, le
terre di Cirò e Melissa, la baronia di Castelmonardo con le motte o
terre di Montesori, Monterusso e Pollia, la terra di Rosarno, la
baronia di San Lucido, con le motte o terre di San Giovanni e Monte
Bello, già recuperate e in possesso del Centelles, e le terre di
Castelvetere e Roccella, che sono tenute da Galeotto de Baldexino. A
queste terre che facevano parte dei vecchi possessi del marchese di
Crotone e di sua moglie il re aggiunse la baronia di Bianco e la
Torre di Bruzzano con le motte e castelli di Bovalino, Pietra
Panduta e Crepacore123
Non tutte queste città e terre ritorneranno subito in potere del
Centelles. Antonio Gazo fu incaricato di consegnargli Belcastro,
Zagarise e Cropani che deteneva militarmente il Barrese; Crotone fu
esclusa dalla consegna e Santa Severina con il titolo di Principe fu
data solo nel giugno 1464 assieme alla pensione annua di 1000 ducati
sulle saline di Neto. Il Centelles attese alla riorganizzazione
delle sue proprietà. Nel 1463 diede ad Antonio Cochi, milanese suo
affine, il casale di San Mauro de Caraba124, permutò Borrello e
Rosarno ottenendo dal Barrese Simeri125, donò Melissa a Giovanni de
Michele e il feudo di Umbro Demani ed i mulini della Canusa, in
territorio di Rocca Bernarda, a Giovanni de Colle126.
Il 21 aprile 1465 ormai vedovo "Antonius de Viginti Milles alias
Centelles ,Princeps Sancte Severine Marchio Cotroni Dei (gratia
comes) Catanzarii et Bellicastri" di passaggio per il monastero di
Santa Maria di Altilia assieme al figlio primogenito Antonio e alle
figlie convalida al monastero il tenimento di Neto già concesso dal
conte Petro Ruffo e dal figlio di costui Giovanni Ruffo e
successivamente confermato dalla sua defunta "carissima consorte",
la marchesa di Crotone Enrichetta Ruffo, ed esenta l'abate Enrico de
Moyo dal censo di tre ducati che annualmente il monastero doveva
pagare alla sua curia127.
Dopo l'accordo il Centelles aveva parteggiato attivamente per il re.
Con il duca di Calabria aveva assediato Motta Accomera e Motta Rossa
e in seguito al campo di Fiumara il duca gli aveva affidato il
comando dell'esercito128
Rimasto vedovo, si risposò con Costanza Morano, che divenne contessa
di Catanzaro e principessa di Santa Severina129. Nell'ottobre 1465
la figlia Polissena130 aveva sposato il figlio naturale del
Ferrante, Enrico, ma non passava molto che all'inizio dell'anno dopo
il Centelles veniva arrestato a Santa Severina e portato a morire a
Napoli. La città di Santa Severina ritornava libera, ottenendo dal
re alla fine di febbraio l'approvazione dei capitoli presentati dai
sindaci a nome dell'università con i quali il re si impegnava a non
dare più in feudo la città con i suoi casali e ad annullare ogni
diritto e titolo che potessero ancora vantare sulla città Antonio
Centelles, i suoi figli, fratelli e affini131.
Note
1- Barone N., Notizie storiche tratte dai Registri di
Cancelleria di Carlo III di Durazzo, ASPN a. XII, fasc. II, 1887,
p.207; Pacella F., Un barone condottiero della Calabria del sec.
XIV-XV : Nicolò Ruffo marchese di Cotrone, conte di Catanzaro, ASPN,
III, (1964), p. 48 sgg.
2- Russo F., Regesto, II, 70.
3- "Magnifico Nicolao Ruffo Comiti Catanzarii Consiliario
privilegium concessionis tituli Marchionis super eius civitate
Cutroni attenta eius claritate generis et servitiis prestitits Regi
Carolo tertio patri nostro et nobis .. " Gayete 18.10.1390, Minieri
Riccio C., Notizie storiche tratte da 62 registri angioini
dell'archivio di stato di Napoli, Napoli 1877, p.99.
4- Pacella F., cit., pp. 54-55.
5- Il 1.11.1400 Bonifacio IX dà la facoltà al vicario della vicaria
dei frati minori di Bosnia di accettare il luogo costruito a spese
di Nicolò uffo nelle pertinenze di Crotone, Russo F., Regesto
II,104.
6- Pacella F., cit., p.64.
7- Barone N, Notizie storiche tratte dai Registri di Cancelleria del
re Ladislao di Durazzo, ASPN, fasc. III, 1887, p.22
8- Della Marra F., Discorsi delle famiglie, Napoli 1641, p. 330;
Barone N., Notizie storiche tratte dai Registri di Cancelleria del
re Ladislao di Durazzo, ASPN, fasc. III, 1887, pp.24-25.
9- Bernardo S., Santa Severina nella vita calabrese, Napoli 1960,
p.67; Vaccaro A., Fidelis, p.97.
10- Summonte G., cit, t.III, 489; Costanzo A., Istoria del Regno di
Napoli, Milano 1805. ,t.II, 184-85.
11- Il 4 aprile 1404 re Ladislao di Durazzo conferma tutti i
privilegi e le grazie concesse al marchese di Cotrone Nicola Ruffo
di Calabria, Barone N., Notizie storiche raccolte dai Registri di
Cancelleria del re Ladislao di Durazzo, in ASPN Fsc. III, 1887,
p.22.
12- Pacella F., cit., pp.75 sgg.
13- Il papa Martino V il 14 gennaio 1422 ,essendo la città di Isola
"civibus destituta non nisi a pastoribus habitant ac nemoribus et in
dominio dilecti filii nobilis viri Nicholai marchionis Cotroni
situata" e poiché a sua chiesa è vacante per traslazione di Pietro a
Catanzaro mentre i suoi possedimenti sono incolti e devastati,
incarica di amministrarla Francesco, vescovo di Squillace, Reg. Lat.
221, ff. 34-34v, Arch. Segr. Vat.
14- Orefice I., Registro della cancelleria di Luigi III d'Angiò per
il Ducato di Calabria 1421- 1434, in ASCL 1977- 1978, p. 294.
15- Orefice I., cit., pp. 302, 304.
16- La lite verteva sul possesso dell'abbazia di S. Giuliano,che a
causa delle guerre e dell'incuria era stata abbandonata dai monaci.
L'abbazia che si trovava nei possedimenti del marchese di Crotone
era stata ottenuta dal papa dall'abbate Leonardo. L'abbate di
Corazzo Placido affermava che l'abbazia di S. Giuliano era grangia
della sua abbazia. Su richiesta dell'abbate di Corazzo e in presenza
del vescovo di Squillace il 6 giugno 1424 fu steso un atto che
mentre riconosceva all'abbate di S. Giuliano il possesso di
quell'abbazia lo obbligava però a versare metà dei frutti e dei
proventi all'abbate di Corazzo,Vat. Lat. 7572, ff.97-101, ASV. Il
tentativo da parte dell'abbate di Corazzo di incorporarsi l'abbazia
di San Giuliano però proseguì. L'anno dopo su supplica dell'abbate
Leonardo e del marchese, il papa Martino V incaricava il vescovo di
Catanzaro di informarsi e se era il caso di dichiarare nulla
l'incorporazione, Russo F., Regesto, II, 183.
17- Orefice I., cit., p. 307.
18- Dito O., cit., p.205-206.
19- Orefice I., cit. pp. 332-333.
20- Minieri Riccio C., cit., pp.94-95.
21- Della Marra cit., pp. 330-331; Le due parti contraenti
depositarono 2000 fiorini a garanzia delle nozze da celebrarsi entro
un anno e mezzo, il Ruffo promise alla figlia 5000 fiorini d'oro in
moneta e 3000 in gemme, Pacella F., cit., p.82.
22- Orefice I., cit., p. 346.
23- Reg. Vat. 355, ff. 287-287v, ASV
24- Orefice I., cit., p. 366.
25- Mauro D., Momenti storici e tradizioni rurali della S. Spina di
Petilia Policastro, Catanzaro 1984, pp.172-173.
26- Russo F., Regesto, II,215.
27- In una lettera di Giovanna II al duca di Calabria Ludovico III
del 1431 gli ordina di tenersi pronto a prestare aiuto assieme ai
baroni calabresi, tra i quali il marchese di Crotone, a Luigi III
qualora il re degli aragonesi porti la guerra in quella provincia,
Minieri Riccio C., Notizie storiche cit., Napoli 1877, p.73.
28- Fiore G., Della Calabria Illustrata cit.,I, 206
29- In un documento del 1435 Giovanna Ruffo si sottoscrive: "Ego
Joanna Ruffo de Calabria Principissa Salerni, Marchionissa Cotronis,
Dei Gratia Comitissa Catacii, Baroniarum Altavillae et Tabernae
Domina", Fiore G., cit., I, 206.
30- Dal primo matrimonio Nicolò aveva avuto due figlie, Polissena,
che sposò Luigi di Poitiers, il padre della sua seconda moglie, e
Giovannella. Dal secondo matrimonio, che sarebbe stato celebrato in
Francia nel 1414, ebbe altre due figlie: Errichetta e Gozzolina.
Quest'ultima sposò Luca Sanseverino, principe di Bisignano, Pontieri
E., La Calabria del sec. XV cit.,p.182.
31- ms X. A, 8, f. 211r, Bibl. Naz. Nap. Per il Fiore la concessione
avvenne nel 1438, Fiore G., Della Calabria cit..,III,240. I Morano
possedevano il feudo di Santa Vennera ed i suffeudi rustici de li
Cotronei, dela Fiumara e di Domino Federico; quest'ultimi concessi
dai conti di Catanzaro, Zangari D., Le colonie Italo- Alabnesi di
Calabria, Napoli 1940, p. 135.
32- Fiore G. cit. III,179.
33- Reg. Vat. 365, ff. 150-151,A.S.V.
34- Fiore G., cit., I, 206.
35- Orefice R., L'archivio privato dei Ruffo principi di Scilla,
Napoli 1963, p. 24.
36- Fiore G., cit., III, 382.
37- Privilegio di Errichetta Ruffo per il tenimento denominato
Alimati in Regia Sila, scritto in carta comune, che porta la data de
25 giugno 1439, Atti relativi alla rimessa de' libri ed altre carte
originali appartenenti al monastero de cisterciensi di Santa Maria
di Altilia, C.S. - S.E. Cart. 60, fasc. 1333 Arch. Stato Catanzaro.
Errichetta Ruffo, contessa di Catanzaro, aveva concesso al monastero
le tenute di Neto, Caria, Menta e Bosco "libere et immuni, eccetto
solo con il peso di pagare 15 tari l'anno, che sono tre D.ti
ogn'anno all'università della Rocca Bernarda per riconoscimento",
Platea del monastero di S.ta Maria di Altilia, 1661, ff.21-22 in
Miscellanea. Monastero di S. Maria di Altilia (1579-1782), 529, 659,
B8, Arch. Stat. Cz.
38 - Copia del privilegio in Miscellanea cit.
39- Tra i privilegi di cui l'università di Cirò aveva chiesto la
conferma al re Alfonso vi erano quelli concessi dal "marchese de
Cutrone, madama la Principissa, madamma la marchisa ed altri
signori", Fonti Arag. I,40.
40- Reg. Lat. 372, ff. 220-221 Arch. Segr. Vat.
41- Dito O., La Calabria cit., p.209.
42- Antonio de Centelles e Ventimiglia era figlio di Costanza di
Ventimiglia, contessa di Collesano, e di Gilberto de Centelles, che
era passato con re Martino dalla Catalogna in Sicilia, Capialbi H.,
Instructionum Regis Ferdinandi Primi Liber, in Arch. Stor. della
Calabria, 1916, p.290, Nel 1438 il viceré Centelles a nome di
Alfonso I stipulò una convenzione con Carlo Ruffo, conte di
Sinopoli, Pontieri E., cit. pp.268-269.
43- Bernardo S., Santa Severina nella vita calabrese, I.E.M. 1960,
p.70.
44- Reg. Vat. 365, ff. 410-411, ASV.
45- Zangari D., cit. p.6
46- Pontieri E., cit.,p.189.
47- Ricordiamo la concessione fatta al nobile Giovanni da Cropani di
alcuni poderi nella località Borda in territorio di Zagarise, Fiore
G, cit., III, 530 in n.
48- Pontieri E., Il parlamento del Regno di Napoli e la questione
della successione di Ferrante I d'Aragona alla corona paterna, in
Civiltà di Calabria, Effe Emme Chiaravalle C., 1976, p.394.
49- Tra questi il capitano di ventura Giovanni della Noce che era
stato compensato da re Alfonso con il titolo di conte di Rende,
Miceli di Serradileo A., I conti di Rende in Calabria durante il
regno di Alfonso I e di Ferrante d'Aragona (1440-1494), in Historica
n. 2,1974, p.85; Pontieri E., cit. p.191.
50- Pontieri E., cit., pp.188 sgg.
51- Minieri Riccio C., Alcuni fatti di Alfonso I d'Aragona. Dal 15
aprile 1437 al 31 maggio 1458, in ASPN a.VI, 1881, fasc.II, p.243.
52- Pontieri E., cit., p.189.
53- Il 15 settembre 1444 re Alfonso conferma a Luigi Caracciolo il
possesso di Nicastro e di Montesoro, Fiore G., cit., I,128, III,
241.
54- Dito O., cit., pp. 209-210.
55- Minieri Riccio C., cit., pp. 245-246.
56- I rappresentanti dell'università il 21 novembre 1444
dichiaravano che Cropani era "alquanto disfatto per lo sfratto,
impostogli da D. Antonio Centeglia" e perciò chiedevano al re
l'esenzione per dieci anni da ogni tassa, Fiore G., Della Calabria
Illustrata, Napoli 1691, t. I, 213.
57- Pontieri E., La Calabria cit.,p.192; Il 2 novembre 1444 in
Castrovillari restituisce alcune terre a Filippo Giacomo de Casulis
di Cosenza, Font. Arag. I, 38.
58- Font. Arag. I, 39 - 44.
59- Font. Arag., I, 38-39.
60- Il re il giorno 8 novembre 1444 nel campo presso Ipsigro approva
gli statuti di una università non identificata, Pontieri E., cit.,
p.202.
61- Font. Arag. i,42-43.
62- Il re quel giorno approva i capitoli presentatogli dai
rappresentanti dell'università di Lucera, Mazzoleni J., Fonti per la
storia dell'epoca aragonese nell'archivio di stato di Napoli, ASPN
a. 1954,p352.
63- A Belcastro il 21.11.1444 il re concesse ai rappresentanti
dell'università di Cropani di rimanere in demanio, che la città
fosse franca per 10 anni da qualsiasi tassa, che i suoi cittadini
potessero pascolare franchi nei territori di Taverna e di Belcastro
che i beni requisiti fossero restituiti, che alla chiesa collegiata
di Santa Maria fossero date le terre di Connino, che all'abbazia di
S. Maria di Acquaviva fossero confermate tutti i privilegi ecc.,
Fiore G., I,213.
64- D'Amato V., Memorie historiche dell'illustrissima famosissima e
fedelissima città di Catanzaro, Napoli 1670, p.98.
65- Costanzo A., Istoria del Regno di Napoli, Milano 1805, III,
p.132; Pontieri E., cit.,p.132.
66- Bernardo S., cit., pp. 70-71.
67- Caridi G., Uno "stato "feudale nel mezzogiorno spagnolo, Gangemi
Editore 1988, pp. 6-7.
68- Bernardo S. cit., pp. 70-71.
69- Siberene p.230.
70- Minieri Riccio C., cit., pp. 246-247.
71- Re Alfonso fa comprare filo di canapa per le reti necessarie
alla caccia dei cervi, Minieri Riccio C., cit., p.247.
72- Costanzo A., cit. III, p.133.
73- Pontieri E, cit, p.193.
74- Tra i capitoli e le petizioni chiesti al re all'atto della resa
dai rappresentanti della città di Crotone vi era la richiesta che
"perche petro carbone lo correctore et antoni de scalia contra amne
debito fecero piglyare certa roba et cose di citadini et habitaturi
de la dicta cita et fecero certe usurpacioni peteno sia restituita a
li prediti loro roba dovunche se trova tanto in castello quanto de
fora . Et in casu non se trovasse siano satisfacti sopra la roba
loro dovunche se trova sino ad tanto che li dicti citatini siano
sevati illesi", Zangari D., Capitoli e grazie concessi dagli
Aragonesi alla citt... di Cotrone, Napoli 1923, p.4 sgg.
75 - Nola Molise G. B., Cronica cit.,p 195.
76- Zangari D., cit.,p.4 sgg.
77- Fiore G. cit. III, 423.
78- Font. Arag. I, 61.
79- Font. Arag. I,39.
80- L.ra Alfonsi Regis directa Camerario Regni Siciliae citra farum
et officialibus Camerae Summariae, et aliis, super observatione
privilegiorum concessionum, et gratiarum Ecclesiae S. Severinae et
signanter decimarum suar. iuribus et introtionibus gabellae
baiulationis praedictae civitatis S. Severinae et casalium ipsius et
salinarum Naethi dictae Ecclesiae competentium. Datum in suis
castris felicibus prope civitatem Cotron. die decimo nono mensis
decembris octava inditione cum parvo sigillo Regio et eius
suscriptione.In eod. 22 Item alia L.ra eiusdem Regis paulo post
directa Capitaneo Civitatis S.tae Severinae, ut prestit auxilium et
favorem Vicario Archiep.i in iuribus Eccl.ae et signanter in
exacione decimarum, Di Vari privilegi per la sede di Santaseverina,
Siberene p.238.
81- Rubino G., Le Castella in Calabria Ultra, Napoli 1970,p 90.
82- Font. Arag. I, 39.
83- Rubino G., cit.,p.90.
84- Font. Arag. I, 70.
85- Pontieri E., cit., p.194.
86- Font. Arag. I, 44; Sposato P., Partecipazione della nobiltà
calabrese alla vita economica e commerciale della regione nella
seconda metà del Quattrocento, ASCL, 1958, fasc. IV, 307-308.
87- Privilegi della Badia di Altilia, Arch. Ruffo di Scilla, Vol.
697, ff. 12- 13, ASN.
88- Pontieri E., cit., p.202.
89- Dito O., La storia calabrese cit, pp. 209-210.
90- Il vescovo di Crotone ottiene da re Alfonso i diritti di decima
sugli animali che pascolano nella sua diocesi, il diritto di
giudicare le cause sia dei chierici che dei laici il primo settembre
(ipse Episcopus cum ceteris suis clericis, pro tribunali sedeat), di
giudicare le cause civili tra cristiani ed ebrei e tra ebrei ed
ebrei, il diritto di decima sulla dogana e di ancoraggio, Zangari
D.,cit., pp.3 - 8..
91- La contea di Rende era stata confiscata al ribelle Giovanni
della Noce, Miceli di Serradileo, cit., p.87.
92- Sergio F., Chronologica collectanea de civitate Tropea eiusque
territorio, Napoli 1988, p. 32, Rist.
93- Font. Arag., I, 44-45.
94- Zangari D., cit. pp.4 sgg.
95- Il 3.8.1445 da Castronovo Napoli, re Alfonso conferma i capitoli
della città e le permette di esportare ogni anno 500 tratte di grano
esenti, per adoperare quel denaro nella riparazione delle mura. Il
privilegio verrà negli anni successivi più volte riconfermato, Font.
Arag. I, 45-46; Sposato P., cit.,pp.13-14.
96- Caridi G., cit., pp.6-7.
97- Pontieri E., cit.,pp.277-278.
98- Le decime saranno ripristinate con privilegio concesso
all'arcivescovo da re Alfonso da Castronovo Napoli il 9 febbraio
1446, Siberene, p. 238.
99- Miceli di Serradileo A., Sul temuto assalto veneziano alle coste
ioniche della Calabria nel 1447 e 1449, in ASCL, 1972, p.119.
100- Fonti Arag., I, 74.
101- Fonti Arag., I, 61,62.
102- Miceli di Serradileo A., cit., pp.122 egg.
103- Errichetta Ruffo aveva ottenuto dal re Alfonso dapprima la
provvigione di 1000 ducati annui alla quale poi se ne aggiunse
un'altra "pro victu" di cento once d'oro annue da prelevarsi sul
fondaco del sale di Napoli (1.9.1450). Dopo il ritorno del Centelles
le fu accordata una nuova pensione di 1400 ducati annui, Pontieri
E., cit:, p.199; Zangari D. cit, p.9.
104- Nola Molise G. B., cit., p.195-
105- Il 17.6.1459 re Ferdinando scrive a Giovanni Barresi ed a
Michele di Manlio di non consegnare il castello di Catanzaro ed il
marchesato di Crotone al Centelles e per lui ai commissari del
principe di Taranto, Giampietro D., Un registro aragonese della
Biblioteca Nazionale di Parigi, ASPN, 1884, p.280.
106- Costanzo A., cit., III, 190-191; Dito O., cit., pp.218 sgg.
107- Costanzo A., cit., III, 191; Giampietro D., cit, p. 283.
108- Dito O., cit.,p. 221.
109- Giampietro D., cit., p. 284: Pontieri E., cit., p.230
110- Giampietro D., cit., p. 285; Rubino G., cit. p.98.
111- "In nostris felicibus castris prope Pontem Crochi" il 2 ottobre
1459 re Ferdinando conferma all'abate Enrico de Modio i privilegi
della badia di Altilia tra i quali il possesso del tenimento di
Sanduca, Privilegi della badia cit. f.14.
112- Fiore G., cit., I, 213.
113- Giampietro D., cit., p.284.
114 - Pontieri E., cit., p.231.
115- Tra i capitoli approvati vi era la conferma al vescovo di Isola
degli antichi privilegi, Processo Grosso, ff. 415-416, AVC.
116- Giampietro D., cit., p.285.
117- Giampietro D., cit., p.284.
118- Pontieri E. cit., p. 231.
119- Pontieri E., cit., p.232.
120- Dito O., cit., p.222.
121- Giampietro D., cit., p.285.
122- Pontieri E., cit.,284-285.
123 - Processo Grosso .. ff. 74-96; De Leo P., I patti tra la corona
d'Aragona e il Centelles, A.S.C.L., LX (1993),pp. 93 sgg.
124 - Fiore G., cit., I, 221.
125- Capialbi H., cit.,p.291.
126- Fiore G., cit., III, 326; Pontieri E., cit., p.252.
127- Il privilegio fu concesso "in dicto monasterio die 21 mensis
Aprilis XIII Ind. 1465, Privilegi della Badia di Altilia cit. ff.11
sgg.
128 - Capialbi H. cit., p.291.
129- Il Centelles, che si era impadronito del feudo di Santa Vennera
dei Morano, avendo ucciso Teseo Morano, barone di Cotronei e di
Melissa, in una lite durante la caccia, fu costretto dal figlio di
Teseo, Gioannotto, che "con una grande compagnia d'Albanesi a
cavallo perseguitò", a sposare la sorella Costanza. Costanza Morano,
principessa di Santa Severina, dopo la cattura del Centelles ebbe da
re Ferdinando la terra di Simeri, ms X, A, 8, f. 210t-211r Bibl.
Naz. Nap.; Zangari D., cit. p.136.
130- Da Antonio Centelles ed Errichetta Ruffo nacquero Antonio che
partecipò alla Congiura dei baroni e poi mor schiavo dei pirati,
Giovanna che sposò Maso Barrese duca di Castrovillari e Polissena
maritata ad Errico d'Aragona, marchese di Gerace, figlio naturale di
Ferrante, ms. X, A, 8, f. 210t.Bibl. Naz. Nap.
131- Il 25.2.1466 Ferrante da Castro Novo, Napoli, concede lo stato
demaniale a Santa Severina, Tra i capitoli chiesti dai sindaci a
nome dell''università vi era "Item supp.ca e pete l'uni.ta pred.ta a
la Maesta V.ra se degni per amor de Dio cassare et annullare omne
donat.ne et titulo havessero concesso e fatto a qualsivoglia persona
dela città n.ra S.ta Severina et massimo lo titulo destivo a D.
Antonio Centelles olim Marchese de Cotroni, et donat.ne de ipsa
citta cum uno solemne exordio, declarando V.ra M.ta che la donat.ne
pred.a non fo per levare la liberta antiqua de la deta citta, ma
solum per stato et quiete de V.ra M.t... e V.ro Regno", Siberene,
p.160 sgg.

