[Paesaggi crotonesi: Il monte “sublime” della Capperina]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 4-6/2006)
“Vi era il Tempio delle Muse, quale i Crotonesi constituirno, come
dice Iamblico, et Nicolò Scutellico nella vita di Pittagora, et Aulo
Gellio nel primo per conservarsi la Città in perpetua concordia,
perche il coro delle muse complisce in se la consonanza del
concento, l’armonia, et tutte l’altre cose necessarie per farsi una
perfetta concordia, et questo à conseglio di Pittagora, quale Tempio
construtto, et ben ordinato, i Crotonesi abbandonarono à fatto tutte
le loro concubine, con le quale molto tempo prima havevano vissuto,
questo Tempio stava situato dentro la Città sopra un monte sublime
detto ancora hoggidì la Cappellina. così detto dal nome della
Sacerdotessa di detto Tempio figlia di Appio Crotonese, conforme
disse Camillo Lucifero nel suo scritto à mano dell’anno 1523”.( Nola
Molise G. B., Cronica cit., p. 52).
Da acropoli, a rocca, a fortezza
L’acropoli sovrastava da una parte il mare e dall’altra la
campagna ed era posta in un luogo difeso dalla natura, perché
circondato da rupi.“Arx Crotonis, una parte imminens mari, altera
vergente in agrum, situ tantum naturali quondam munita, postea et
muro cincta est, qua per aversas rupes ab Dionysio Siciliae tyranno
per dolum fuerat capta” ( Livius XXIV, 3). Il primo che riuscì con
uno stratagemma a conquistarla fu Dionisio il vecchio, tiranno di
Siracusa, nel 380- 378 a.C. durante la guerra tra Siracusa e Crotone
( Dionisio di Alicarnasso, Excerpta, XX, 7). In seguito fu cinta di
mura.
In una “Memoria sulla Piazza di Cotrone”, datata Cutrone 10 giugno
1807, Carlo Affan de Rivera descriveva la posizione della città di
Crotone, che rispecchiava la rocca descritta da Livio: “ La piazza
di Cotrone è situata sul mare, e propriamente su di una lingua di
terra che si avanza nel mare. Dietro la città verso il mare è
fabbricato il Castello. Dalla parte di terra vi sono due fronti
della Piazza, innnanzi i quali a guisa di un Arco vi sono delle
colline, delle quali la più vicina si chiama S. Maria della Scala,
ed è distante la sua vetta quattro in cinquecento da’ fronti della
Piazza..” ( Pititto F., Un nucleo di documenti ufficiali
sull’assedio di Cotrone nell’anno 1807, Arch. Stor. della Calabria,
a. VI ( 1918).
Dalla città greca alla città medievale
Nel 295 a. C. è dapprima saccheggiata con l’inganno da Agatocle
di Siracusa.( Agathocles, coactis navalibus copiis in Italiam
transfretavit, in animoque habens adversum Crotonem exercitum
ducere, nuncium ad Menedemum, qui amicus illi erat, misit, ne
turbaretur: perque mendacium obsidere urbem volens, filiam prae se
ferebat Lanassam in Epirum ad numptias mittere, regia ornatam
classe: Et hac fraude illectans illos imparatos offendit. Hinc
obsidioni incumbens, a mari ad mare moenia circumdedit. Cumque
petrariae et fossae adiumento domum maximam diruisset, Crotoniatae
id conspicati apertis prae metu portis, Agathoclem exercitumque
receperunt. Tum irruptione in oppidum facta aedes diripuerunt,
virosque trucidarunt. Rex vero cum Barbaris finitimis Iapygibus et
Peucetiis, societatem armorum iniit, navesque praedatorias
subministrans partes de praedis accepit. Tandem praesidio ad
Crotonem relicto, Syracusas renavigavit” , Diodoro Siculo, XXI, 4)
In seguito nel 277 a.C. i Romani la punirono per l’appoggio dato a
Pirro.
Prima della venuta in Italia di Pirro, re dell’Epiro, la città di
Crotone era circondata da un circuito murario di dodicimila passi ed
il fiume Esaro vi scorreva in mezzo. Dopo le distruzioni causate
dalla guerra la popolazione si era quasi dimezzata. Essa abitava
“nel quartiere della sponda sinistra, tra le mura ed il fiume.
Dall’altro lato del fiume non vi era che uno spazio deserto e zeppo
di rovine fino alla cittadella, che due chilometri di suolo
abbandonato separava dalle parti ancora abitate della città...”.
(Lenormant F., La Magna Grecia, Frama Sud 1976, Vol. II, p. 135).
(Urbs Croto murum in circuitu patentem duodecim milia passuum habuit
ante Pyrrhi in Italiam adventum. Post vastitatem eo bello factam vix
pars dimidia habitabatur: flumen, quod medio oppido fluxerat, extra
frequentia tectis loca praeterfluebat, et arx erat procul eis quae
habitabantur”, Livius, XXIV, 2).
Durante la seconda guerra punica, i Bruzi, alleati dei Cartaginesi,
nel 216-215 a. C. conquistarono con l’aiuto del popolo la parte
bassa della città ma non riuscirono ad impadronirsi dell’acropoli,
dove si era rifugiata l’aristocrazia, che si arrese solo ai
Cartaginesi, dopo aver avuto la promessa di potersene andare” (
“Bruttii corona cinxerunt urbem, acceptique ab plebe primo impetu
omnem praeter arcem cepere. Arcem optimates tenebant, praeparato iam
ad talem casum perfugio”, Livius XXIV, 2).
Nel 194 a.C. è ripopolata con 300 coloni romani, ai quali è
assegnata una parte dell’”ager colonicus”.
Al tempo dei Romani grande parte del territorio urbano, sul quale si
estendeva la città greca, fu abbandonato e la popolazione si
concentrò presso l’antica acropoli. Sulla collina, prima acropoli
greca e poi rocca romana, si sviluppò la città murata medievale e
poi la fortezza moderna.
La timpa della Capperrina
La collina, sulla quale era situata la città in età medievale,
era chiamata “Timpa della Capperrina”. Il toponimo è più volte
richiamato nei documenti aragonesi, riguardanti i lavori di
fortificazione alla città all’affacciarsi del pericolo turco. Tra il
1484 ed il 1486 i lavori riguardarono proprio le mura della
Capperrina. Furono costruiti: il muro di Milino, la grande torre
della Capperrina, “li bombarderij et altri posteroli in pedi la
turre de santa panayia”, “uno peczo de muro coniuncto alla porta
nova de milino”, “la porta seu bombardera de la casa macta dela
capperrina necessaria per la securta de ditta cita”, il muro nuovo
“deli rebellini dela capperrina” e la porta della nuova casamatta
che si sta innalzando sopra “santo nicola”.
Nei “Quaterni” e nei “Conti” troviamo: “Timpa dela Capperrina”,
“fosso dela Capperrina”, “li fossi de retro la Capperrina”, “curso
de lacqua supto la Capperrina”, “casa macta dela Capperrina”, “turri
dela Capperrina” ecc.( “Taglar la timpa dela Capperrina”, Carrata
una et meza de tavole qual furono assignate a mastro Zanzo per
necessario de la forma se principia allo fosso dela Capperrina de la
torre rotunda”, “Se cachia la terra de li fossi de retro la
Capperrina”, “Hanno fatigato ad taglar la timpa de la Capperrina et
quella terra conducer de retro la fabrica”, “ tavoli necessari dela
torre che se fa into lo fosso dela Capperrina”, “ Per conzare la via
de lo curso de lacqua supto la Capperrina... per principiare ad
cavar lo fosso de lo pedamento dela banda de la Capperrina verso lo
castello”, “ lo pedamento de dicta fabrica verso la Capperrina de la
banda del Regio Castello”, “Cavar lo pedamento delo fosso subto la
Capperrina verso lo castello ad cachiar la terra con li bayardi
dentro ditto fosso “, “Hanno cavato al pedamento delo fosso dela
scarpa supto la Capperrina alla fachiata verso lo castello et per
empir la ditta fabrica de terra”, “Garzoni caryarono petra dela
marina de Santa Panaya alla fabrica dela Capperrina”, “Carrate de
tavoli dela turri che se fa into lo fosso de la Capperrina”, “a
morar la porta de una casa macta de dicta fabrica necessaria per la
securta de ditta citta”, “ Una porta fece alla casa macta de la
Capperrina”, “accarriyar terra alla turri dela capperrina”, “forma
se principia allo fosso dela capperrina dela torre rotonda”, “
fabricao la porta seu bombardera dela casa macta dela capperrina”,
“turri dela Capperrina”.”Casa macta supra Sancto Nicola”.. (Quaterno
de la fabrica deli rebellini et fossi de la Regia Citate de Cotrone,
Dip. Som.1/196, ASN ; Conto di Nardo Negro deputato per la fabrica
della città di Cotrone, Dip. Som. 2/196 , ASN.; Conto della Regia
Fabrica de Cotrone, Dip. Som. 2/196, ASN. ; Conto di Jacobuccio de
Tarento Cred.ro della fab.a de Cotrone, Dip. Som. 2/196 ; Frammento,
Dip. Som. 3/196, ASN.)
I lavori al tempo di Carlo V
La ricostruzione delle fortificazioni al tempo dell’imperatore
Carlo V e del vicerè Don Petro de Toledo interessò soprattutto la
cinta muraria compresa tra il baluardo Don Pedro ed il baluardo
Petro Nigro, cioè tutta quella parte della città rivolta verso la
pianura e sul mare. Rimase intatta la vecchia cinta muraria detta
della Capperrina, che cingeva la città tra il nuovo baluardo Don
Petro ed il fosso del castello. Tuttavia nei “Manuali di fabrica”
troviamo numerosi riferimenti alla “Timpa della Capperrina”, in
quanto durante la costruzione del nuovo baluardo Don Petro, che
nella cortina verso il castello si collegò con le vecchie mura della
Capperrina, vennero abbattute la torri della Capperrina ed una parte
delle vecchie mura .
(“ Al pedamento ditto don petro loco ditto la Capperrina (1541),
“turri dela Capperrina”( distrutta nel 1543), “timpa dela Capperrina
( 1545), “muro vecchio dela Capperrina” “ deroppar uno pezo de muro
vecchio dela Capperrina”, “Serrar uno pertuso delo muro vecchio dela
citta in la Capperrina (1546).
San Nicola de la Capperina
L’esistenza di una chiesa dedicata a San Nicola, posta sul colle
della Capperrina, è accertata da alcuni documenti. Nei “Quaterni” di
periodo aragonese troviamo spesso citata la “casa macta dela
Capperrina”, che era situata sopra la chiesa dedicata a San
Nicola.(”Casa macta supra Sancto Nicola”, “Una porta fece alla casa
macta de la Capperrina” ecc. ( 1484/1485). In seguito documenti
della seconda metà del Cinquecento testimoniano la presenza nella
cattedrale di Crotone del “Canonicato detto S.to Nicola de la
Capperina” ( 1575, AVC.), (“In canonicato di S.to Nicola de la
Capperina tene l’infrascritte entrate”, a. 1583, AVC), segno che la
chiesa era stata abbandonata, o demolita, ma in suo ricordo era
rimasto il canonicato con le sue rendite, che col tempo si chiamò
solamente “Canonicato di S. Nicola” ( Acta, cit., f. 143).
I lavori al tempo di Filippo II
Nonostante le ingenti spese fatte al tempo dell’imperatore Carlo
V, dopo più di quaranta anni dall’inizio dei lavori il progetto
delle fortificazioni di Crotone, elaborato dall’ingegnere militare
Gian Giacomo dela Caya, era stato solo in parte eseguito. Mancava da
costruire interamente tutta la parte della fortificazione della
città che dal baluardo Don Petro andava al castello. Proprio a
questa parte, dove la città era ancora cinta dalle vecchie mura, si
interessò Ambrosio Attendolo al tempo di Filippo II . L’ingegnere
capuano, per rinforzare le vecchie e scisse mura della città, cinse
e riempì di terra una parte della collina sottostante, situata tra
il baluardo Don Petro ed il castello.
Nelle istruzioni, datate 28 marzo 1573, fornite per il suo viaggio a
Crotone su ordine di Antoine Perrenot, signore di Granvelle, vicerè
di Napoli, gli era stato ordinato, tra le altre cose, che “reconosca
un lenzo de la muraglia dela citta c’ha fatto motivo, et veda lo
remedio che se li potria dar, et con che dispendio, et in quanto
tempo” (AGS (Archivo General de Simancas) - E. 1065 - 50 ; Fondo e
Castelli ,Vol. 35, ASN.) La parte del muro di cinta della città, che
stava rovinando, era la vecchia cortina, che dal nuovo baluardo Don
Petro si dirigeva verso il fosso del castello.
.L’Attendolo arrivò all’inizio della primavera del 1573 a Crotone e
nel maggio di quell’anno consegnò due relazioni, una sulla fortezza
ed una sul castello di Crotone, dove indicava lo stato e gli
interventi necessari (Relation del castello di Cotrone, Dentro Carta
de Granvela de 9 de Mayo 1573, AGS. E. 1065-65.
Da esse apprendiamo che per quanto riguarda le mura della città,
dopo aver descritto minuziosamente lo stato e ciò di cui aveva
bisogno ogni sua parte, rifacendosi al motivo della sua venuta,
annotava che “La Città di Cotron da la parte che guarda verso
levante stà cinta d’una muraglia vecchia, la quale comincia dal muro
novo dela controscarpa del fosso del castello,et va a finir nel
fianco del belguardo grande fatto novamente da quella parte.... et
di essa ne casca una parte di longhezza di canne dodece in circa, la
quale non se può reparar, perché è gonfiata nel mezo, et rotta per
traverso” perciò proponeva “ se poterria recinger la detta parte de
citta, et a mio giudizio credo con più ragione percio che con
cacciarse così fora s’impatroneria d’una gran parte de la falda del
monte che sta dinanzi ad essa et al castello. Sarria piu difesa dal
castello predetto per la faccia di fora, et più offesa per la parte
di dentro quando la citta fosse nemica. Et non poterria mai offender
il detto castello come fa la sudetta che li volta faccia: oltre che
ce anderia assai meno spesa a causa che per fundarla se cavarria
meno terreno”. (Relation de la fortezza de la citta di Cotrone de
Ambrosio Attendolo, AGS. E.1065-62.). L’Attendolo aggiungeva inoltre
che “.. Circa del lenzo de la muraglia vecchia di canne dodici longa
la quale è rotta di tal modo che non se puo tener ne remediar a
caosa ch’è gonfiata nel mezzo et rotta per traverso onde bisogna
levarla se puro non finisce di cascar prima et per non perdere la
spesa bisogna farla che serva al dessegno de la fortezza nova che li
sta congiunta. Dico pure che a fare la detta parte di cortina
secondo sta dessegnata dal baron de la caia ce anderiano di fabbrica
canne novecento cinquanta et di cavamento per che in questa parte il
terreno è alto assai canne undici et secondo il scandaglio per me
fatto canne seicento, ma per che secondo il mio giudizio se poterria
tener altro dessegno che lo preditto così come ed lo tento giallo
nel dessegno di cio fatto dimostra quello del baron, o d’altri che
lo dessegnò, così anche con lo tento rosso , demostro, quello che mi
è sovvenuto sopra la faccia del luoco..” (Relazione del castello di
Cotrone, Ambrosio Attendolo , 14 mayo 1573)
Le proposte ed i consigli dell’ingegnere furono in gran parte
accolti, anche se non mancarono tentativi di mettere in cattiva luce
il suo operato. Il progetto iniziale disegnato a suo tempo dal Baron
dela Caya” fu ridimensionato. A causa dei costi anche il disegno
dell’Attendolo sarà in seguito modificato e ridimensionato
dall’ingegnere Pignalosa Cafaro.
“A tergo Mag.co Viro Reg.o Vicesecreto Civitatis Cutroni
Intus vero. Mag.co Vir li mesi passati foro per questa Reg(i)a
Cam(er)a scritte l(ette)re dirette al spett.le Gover(nato)re di
q(ue)ste provintie de calabria del tenor sequente/
Spett.li et mag.ci Viri ad notitia di questa regia Cam(er)a e
pervenuto che la spesa che se fa in le regie fabriche di Cotrone si
fa tutto o in parti in danno dela regia corte et questo per errore
et inavertentia de ingignieri come s’intende che occorre al presente
al fare dela cortina che principia dal belguardo di detta Città che
se dice il spontone dela rota nominato don petro fin al beluardo
novamente quasi fatto al castello de detta citta quale cortina dal
m(agnifi)co Ambrosio Attendolo ordinario ingigniero in dette
fabriche e stata designiata e posti pali et signi di sorte che
dimostrano havere difese bastanti anzi inserrati parte del castello
dentro et alzando essere superiori al castello et non alzando non
essere ben difesa et quello pegio e piu la spesa che il largo che
inserra dentro dietro detta cortina et voito tanto alto quanto
appareno le cortine vechie et il terreno che cacciassero deli
pedamenti de detta cortina nova non pare bastante per empire detto
largo pero ne anderia incomodo et grandissima spesa a portare il
terreno restante de altra parte et molte altre spese che potria
essere non fossero necessario et incorrere in errore come se e
inteso e incorse a taranto del fatto a disfarsi per non essere stato
inteso bene dali ingignieri et perche com.e al ser.o de sua M.ta de
havere certeza di q.sto che si e avisato o vero ve ordinamo che per
servitio dela prefata M.ta mandare persone experte et de confidentia
super loco li quali vedano et reconoscano del stato et ce havisate
particularm.te di quanto passa et vi pare et occorre in tal negotio
con mandare una copia del disegno che farete fare voi et unaltra
copia di quelche ha fatto l’ingigniero accio havuto lo aviso et
disegni p.tti possano pigliare la resolutione che convene. Datum
neap. die 18 augusti 1583. Alvarez de Ribera”. (Torri e castelli
vol. 35, f. 107, ASN.)
A metà novembre 1574 l’Attendolo per conto della Regia Corte
appaltava i lavori al mastro Gio. Colonna ed altri, la “fabrica da
farse in ixo belguardo del castello et uno pezo de cortina rotta et
cascata dela citta de Cotrone” ( Fondo Torri e Castelli Vol. 35,
14.11.1574, ASN.). I lavori vanno a rilento ed alla fine di
settembre del 1581 il mastro napoletano Cola Antonio de Vito vince
l’appalto bandito dalla Regia Corte per “ cavamento et fabrica”
della cortina della città. Al De Vito si aggiunge il mastro Gio.
Loise de Amore di Nocera dei Pagani, che deve eseguire una parte del
“cavamento del pedamento” della cortina verso levante” chiamata la
Capperrina.
M.co Viro Rafaeli Millas R.io Com.rio fabricae Civitatis mCutronis
Molto Ill.e et Ill.i S.ri
In virtu de ordine espedito a 7 de luglio 83 de q(ue)sta reg(i)a
Cam(er)a dela Sum(ari)a che volesse far fare mesura da nob.
pignialosa cafaro nella fabrica che novam(en)te ha fatto m(ast)ro
cola antonio devito dela reg(i)a corte della fortificatione de
cotrone dela cortina verso levante chiamata la capperrina, et
volendono obedire aquanto nesi comanda nce semo conferiti sop(r)a il
detto loco con il detto nob. pignialosa a fare detta mesura et
perche in detto ordine espedito sie ditto da parte detto m(ast)ro
col’ant(oni)o che era fatta molta quantita de fabrica a detta
cortina donde se e desposta mala informatione atteso in detta
cortina non sie incomenciato a fabricare ne tampoco ncie posta una
petra infabrica si bene havemo ritrovato incomenciato a cavare il
cavam(en)to da una parte di detta cortina incomenciata dal cantone
vicino il belguardo Don Petro et acosta la cortina dela muraglia che
novam(en)te si e fatta per m(ast)ro gio. petro colonna, pompeo
stinganello et alfonso urso, et procedendo per il detto pignialosa a
fare detta mesura de detto cavam(en)to conforme detto ordine havemo
ritrovato del modo in fratto:
Im p(rimi)s incomenciando da detto cantone tirando verso la cortina
dela capperrina una parte quale e longa pal. 55 alta insino al piano
del restaglio conforme al desegnio dato per lo m.co attendolo pal.
17 insino a detto restaglio q(ua)li sta nella cortina detta la
capperrina, largo seu grosso pal. 24 ½ che sono palmi 229071/2
Segue unaltra maniata di cavam(en)to sop(r)a la p(redi)tta insino
alla qualezza del terreno e longa pal. 63 alto comp.to pal. 8 largo
seu grosso pal. 32 ½ sono pal. 16380
Segue il detto cavam(en)to di detta cortina tirando verso il
belguardo novo del castello q(ua)li e longo una partita pal. 96 alto
per quanto si havera d’equalare per la alteza di pal. 17 conforme al
ord(in)e del detto m.co attendolo e dato per fatto arespetto da
unaltra parte rilassata et non misurata quali passa più avanti largo
seu grosso pal. 24 sono pal. 39168.
Segue una maniata di cavam(en)to sopra la detta longa pal. 96 alta
comp.ta pal. 8 larga seu grossa pal. 32 incluse lo zoccolo da sopra
la altezza deli pal. 17 relassati per contra fosso che sono pal.
24576./ dato tutto per equalato le dette due partite gionte per la
altecza di pal. 25 insino al piano del terreno dove sie incomenciata
dala prima zappata/ gionte li quattro partite di pall. insieme fanno
la summa pall. 103031 ½ / reducendo et partendole per canna quatre
di terreno sonno canni duicento et una , et una quarta dico C. 201 ¼
che a ragione de carlini quatordici et grana tre et tre quarti sonno
docati duicento ottanta novi, un tari et grana dieci dico D.ti 289 –
1 – 10 da li quali havendo d’escomputare D.ti vinti novi per li
dinari anticipati a ragione di dieci per cento conforme alla
capitulatioone de m.ro Gio Luyse d’amore de nocera di pagani alla
q(ua)le relatione nce referimo restano netti et deve havere docati
duicento sessanta un tari et grana dieci D.ti 260 – 1 -10 et cossi
se fa relatione del cavamento sup.tto essere la sup.tta summa
conforme lo sup.tto partito dato et apienato alla sumita di pal. 25
dato per fatto del che se rimette tutto per tutto al piu savio et
giudicioso giudicio de le S.e V. V. Ill. e con donarli la felicita
del S.r li guardi de Cotron adi 16 de agosto 1583. D. L. e S.e V.V.
Pignalosa Cafaro(Torri e Castelli Vol 35, f..91, ASN.)
Il De Vito e soci iniziarono i lavori alla fine del 1582 ma ben
presto i nuovi partitari subappalteranno buona parte dell’opera ad
una società di aristocratici crotonesi capeggiata dal barone di
Massa Nova Ottavio Lucifero e composta da Dionisio Pipino, Gio.
Thomaso Susanna e Scipione Berlingieri.
I lavori alla cortina si prolungheranno nel tempo tra ritardi e
frodi, che vedono implicati il commissario, gli ufficiali, i nuovi
partitari e gli aristocratici della città. A più di venti anni
dall’inizio, nonostante che l’ingegnere Attendolo avesse
preventivato solo due anni per il completamento e l’opera da farsi
fosse stata molto ridimensionata, i lavori proseguivano e
termineranno solo alla fine del secolo, come stanno a dimostrare i
graffiti con datazione 1597 sul nuovo spontone, che si chiamò lo
“spontone detto de Miranda” in onore del vicerè Juan de Zuniga conte
de Miranda” (1586 – 1595).
Capperrina e Cappellina
Il manoscritto compilato nel 1523 dal chierico e poi arcidiacono
Camillo Lucifero evidentemente esercitò una certa influenza presso i
ceti più colti della città. Infatti in seguito troviamo che la timpa
della Capperrina è anche chiamata timpa della Cappellina. I due
toponimi indicano la stessa cortina in diversi documenti relativi
alla ricostruzione di parte delle mura, che cingevano la città tra
il baluardo Don Petro ed il fosso del castello.
La nuova cortina della Capperrina, detta anche Cappellina, secondo
l’ingegnere Ambrosio Attendolo dal baluardo Don Petro doveva
arrivare fino al baluardo del castello. Essa però fu in seguito
ristretta e si costruì il cosiddetto “spontone de Miranda”.
Ill.mo S.or
M(ast)ro Cola Ant(oni)o de Vito partitario dela fabrica dela cortina
de Cotrone detta la Caperrina, et havendo inteso che il partito del
cavam(en)to dele padam(en)te non era d’esso partitario ut supra, et
essendo stato calato la sesta parte, esso part(ari)o ut supra per
non fare intrare altro partit(ari)o ad cavare dette pedam(en)te ,
per possire esso m(ast)ro Col’Ant(oni)o cavarseli ad suo comodo, et
quando cadesse alcuna ripa accio non habbia da chiamare altri
mastri, offere fare et cavare dette pedam(en)te per la r(ati)one che
tenea m(ast)ro Gio. Loyse de Amore, la sesta parte meno, et di detto
terreno farne terrapieno, secondo sara necessario con conditione che
li habbiano da observare tanto li patti che sono stati observati, et
cap(ito)latione fatte per esso m(ast)ro Gio Loyse de Amore o per
altri che habbiano fatto cap(itolatio)ne con conditione che detto
m(ast)ro Col’Ant(oni)o si possa pigliare quando va et vene
cavalcatura, stantia, strame et letto mediante salario per la
provin(ci)a de calabria citra et ultra, et vole detto m(ast)ro
Col’Ant(oni)o licentia de possere andare armato de tutta sorte
d’arme non prohibite levate pero dagha et scoppettuolo per tutto lo
regno tanto dentro napole q(ua)nto fuora de di et de notte senza
lume per esso m(ast)ro Col’Ant(oni)o et dui altri operarii per che
questo lo cerco in Gratia de V. S. Ill.ma per havere da ire per
lochi suspetti et per boschi de più se contenta ut supra, et de piu
offere detto m.ro dare la plegiaria tanto in nome de la fabrica
quanto del cavamento.
Jo Cola Ant(oni)o de Vito.
Die 14 Januarii 1583”
(Torri e castelli Vol. 35, f. 30, ASN.)
P.hus Dei gratia Rex.
Rafael Miglias Com.o in la fortificatione del Castello et Città di
Cotrone.
Perche d(ome)nica prossima passata a 11 del p(rese)nte mese forno
pagati dal Mag.co Nardo Romeo docati doicento trenta, quattro tari
et grana sette et mezzo a m(astr)o Col’Antonio de Vito come
partitario dela Regia Corte del cavamento et fabrica dela Città di
Cotrone detta La Cappellina, quali denari sonno stati pagati per la
quantità del cavamento fatta insino al p(redi)tto di. Et perchè per
l’Ecc.te S.r Ottavio Lucifaro barone di Massanova et lo S.r Dionisio
Pipino S.r Scipione Berlingerio S.r Giovan Thomasio Susanna m(astr)i
Gioanloisio et Silivestro d’Amore n’è stato fatto intendere che non
si debbia liberare detto dinaro a detto m(astr)o Col’Antonio senza
loro intervento et saputosi acciò che l’esito s’ha da fare di detto
dinaro sia tutto in beneficio di detta fabrica et essi come preggi
et caratarii in detta fabrica non habbiano da patire inte(ress)e per
la qual cosa n’ha parso sequestrare detto dinaro in potere del
medesimo m.co Nardo Romeo pagatore che da là non si debbia movere
senza n(ost)ro intervento et saputa. Et perche trattenendo detto
dinaro che non si paga si viene a trattenere molto la fabrica in
grandissimo danno et preiudicio de la regia corte. Pertanto n’ha
parso fare il presente mandato con il quale ordinamo a tutti li
sopra nominati che debbiano comparire in nostra presentia domane
marti dì 13 del presente ad hore decesette dove habbiano di dire le
loro pretendentie et quelli bisognando compromettere et diffinire
acciò la fabrica di Sua Maestà non resti impedita altramente non
comparendo si procederà alla liberatione di detto dinaro et a tutto
quello che a noi parerà di giustitia committendo ad uno serviente
dela Corte di Cotrone che debbia quella intimare et notificare a
tutti li sop.ti nominati fando in piede de essa la referita
datum Cotrone die 12 septembris 1583 ( Torri e castelli Vol. 35, f.
95).

