[Paesaggi crotonesi: Il torrente, gli orti e le botteghe dei Pignatari]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 9-10/2006)
Il torrente, la strada, il ponte
“Il valloncello Vuccerie si unisce al torrente Pignataro.
Nell’epoca delle piogge torrenziali riusciva impossibile il
guadarlo, e perciò in epoca remota venne costruito il ponte ancora
esistente, nella strada Cappuccini tra i magazzini Cantafora, ora
proprietà Albani Morelli, per la costruzione della strada che ora
conduce alla stazione, venne ribassato il suolo, ed in quegli scavi
vennero trovati oggetti di antichità, avanzi di fondamenta di
vecchie case, molte pietre lavorate, un cono di piombo di peso
straordinario, ed una grande grotta ossifera...” ( Sculco N.,
Ricordi cit).
“Strada Cappuccini. Da un lato i termini dei due orti della mensa
vescovile e S. Chiara, magazzini Lucifero, Morelli, Albano,
Galluccio, Morelli, fino al Pignataro. Dalla parte opposta la
muraglia della città e spiaggia marina, detta vicina. Oltrepassato
il ponte Pignataro a sinistra i magazzini Berlingieri, Russo,
Caloiro, Morrone, Lucifero e famacista Caloiro. Di fronte, l’orto
Cappuccini......”. “Strada del Ponte. In linea retta incontriamo i
magazzini Albani Morelli era Cantafora, Valloncello Pignataro, Orto
Conventello, Magazzini Barracco con casinetta..” ( Sculco N.,
Topografia della Crotona cit.)
Il “vallone seccagno”
Il 29 settembre 1685. Gerolimo Sillano, vedovo di Giulia
Mangione, dona al figlio, il chierico Annibale, “ un orto fuori la
porta di questa città in loco d(ett)o Piscitello con il suo puzzo et
sena, che rende docati cinque alla Relig(io)ne di malta, car(li)ni
quindici per capitale di docati quindici al V(enerabi)le monasterio
soppresso del Carmine et car(li)ni quattro in perpetuo al canonicato
fu del q.m D. Gio Tomaso Basoino del resto franco, confine d(ett)o
orto lorto delli heredi del q.m fabio pipino, vallone seccagno
mediante le terre di S. fran(ces)co vecchio..” ( ANC. 333, 1685,
25v- 26).
Le botteghe dei Pignatari
In un atto di procura, datato Crotone 25 settembre 1610, Livia
Lucifero della città di Crotone, moglie di Ottavio Piterà, asserisce
che a causa della morte di Gio. Petro Lucifero, suo nipote dalla
parte del fratello Johannes, poiché costui non aveva moglie e figli,
rimase erede oltre che delle terre di Ficazzani e della Garrubba
anche di alcuni “horrea posita extra muros dictae Civitatis loco
dicto li pignatari” e delle case situate in parrocchia di San Pietro
( ANC. 49, 1610, 99-100). La presenza di magazzini è indicata anche
da una ricognizione, effettuata da alcuni esperti “negozianti” su
richiesta del luogotenente del regio secreto e mastro portolano di
Crotone alla metà di marzo 1630. L’indagine doveva valutare i danni
causati dal caldo e dai parassiti al grano appartenente alla Regia
Corte, che era in deposito a Crotone. Parte del grano era conservato
nei magazzini fuori le mura della città appartenenti a Gio. Domenico
Pantisano ed ai Mangione nel luogo detto “Li Pignatari”. (ANC. 118,
1630, 49-51).
I Pipino
I magazzini utilizzati dai “Pignatari” appartenevano a Fabio
Pipino, figlio ed erede di Pelio. Alla morte di Fabio Pipino
avvenuta alla fine del Seicento, essi passarono al figlio ed erede
Gio. Francesco Pipino. “Sopra le botteghe de pignatari fuori le
porte della Città furono del q.m Fabio Pipino” gravava un censo di
annui ducati otto dovuti al seminario di Crotone. ( Acta cit., f.
130v)
Il 9 gennaio 1702 presso il notaio Annibale Varano di Crotone Gio.
Bartolo Galasso, messo ed internunzio del nobile crotonese Gio.
Francesco Pipino, residente in Napoli, dichiarava che il Pipino
possedeva due magazzini contigui per uso di mastri pignatari. Uno di
questi, detto “Il Pignataro”, era situato fuori la Porta Maggiore
della città ed era attaccato all’altro magazzino, che apparteneva
sempre allo stesso Pipino e confinava con “Il Vallone delli
Mattoni”. Il Pipino aveva dato incarico al Galasso di cederlo perché
il magazzino “non li rende utile per essere esente di questa città,
et conosce che più presto quello si potesse dimminuire, che
avanzare”. L’acquirente, il mastro pignataro di Crotone Addiego
Lucifero, s’obbligò a tenerlo “ sua vita durante tantum, et facendo
figli ò lasciasse erede che seguisse l’arte di Pignataro, pure
debbano seguire alla compra sotto obligatione di tutti beni d’esso
Lucifero mobili et stabili”. Il magazzino che è dalla “parte mare” è
ceduto al Lucifero per il prezzo di ducati 12 annui da versarsi vita
durante, obbligando “ i primi frutti et entrade, che ogni anno
perveneranno, tanto di detto magazzeno venduto quanto su tutti i
beni del Lucifero “et in specie la porzione che a lui spetta delle
case palatiate che possede comune ed indiviso con Gabriele Lucifero
suo fratello, et loro comune sorella”. “Con patto espresso ch’esso
Addiego ( Lucifero) debbia fare ogni spesa in detto magazzeno che
forse bisognasse sua vita durante, et di qualche suo figlio, ò erede
nell’arte sudetta; etiam si lasciasse il magazzino preditto,
medesimamente sia astretto alla rifazzione esso di Lucifero
essendosi così i patti, et obliga(tio)ne, et quello non lo possa
deteriorare ma avanzare”. Il pagamento della rata annuale di ducati
12 è fissata all’otto giugno a partire dal 1703 e così continuare
ogni anno. Seguiva nello stesso giorno la cessione del secondo e
attaccato magazzino, o Pignataro, che confinava da una parte con “Il
Biviero” e dall’altra con “Il vallone delli Mattoni”. La vendita con
gli stessi patti, condizioni ed obblighi è fatta in favore dei
mastri pignatari crotonesi Natale Siciliani ed il figlio Domenico, i
quali tra l’altro obbligarono “D(ocati) due cento che tieneno sopra
la casa palatiata che possedono entro questa città nella parocchia
di S.ta Veneranda”. ( ANC. 496, 1702, 1-6)
Dai Pipino ai Barricellis
Alla morte di Gio. Francesco Pipino le due botteghe passarono in
eredità alla sorella Sigismonda Pipino, moglie di Mirtillo
Barricellis. Nel 1732 Sigismonda Pipino ne concede uno ai due soci
crotonesi Gio. Vincenzo de Angelis e Domenico Bertuccia sempre per
annui ducati 12 e sempre con gli stessi patti e condizioni, cioè
“coll’ipoteca tanto di detto Pignataro quanto della casa di Domenico
Bertuccia sita et posta in par(rocchia) di S. Margarita”. Il
“pignataro, seu magazeno” è situato fuori le mura della città,
attaccato all’altro “pignataro” della stessa Pipino ed ad un
magazzino appartenente al marito e “vicino al Vallone delli
Mattoni”. (ANC. 664, 1732, 162).
In questi anni, poco prima della metà del Settecento, la località
muta aspetto. Numerosi vignali ed orti scompaiono per far posto ai
numerosi magazzini per la conserva del grano, che sono edificati per
conto dei mercanti lungo la via pubblica detta “li Pignatari”.
E’ il caso di un vignale di circa una tomolata appartenente al
beneficio semplice dell’Immacolata Concezione della famiglia Vezza.
Il pezzo di terra, situato nel luogo detto “li Furchi” e confinato
dalla parte della marina dalle terre comuni e dall’altra parte dalla
via pubblica detta li Pignatari, è ceduto nel maggio 1741 ai
possidenti Francesco Gallucci, Pietro Asturelli e Domenico Aniello
Farina, i quali hanno intenzione di costruirvi dodici magazzini.
L’operazione è condotta in porto per merito del chierico beneficiato
Nicola Gallucci, figlio di uno dei costruttori. Egli fa leva che con
tale alienazione invece degli usuali cinque ducati annui di rendita,
che dava il vignale quando era affittato a semina, il beneficio ora
ne incamererà il doppio, proveniente ogni agosto dai tre enfiteuti.
Ma in breve il beneficio oltre a perdere per sempre una sua
proprietà, sarà in difficoltà anche a racimolare la rendita.
Domenico Aniello Farina aveva intenzione di costruire quattro
magazzini, Francesco Gallucci cinque e Pietro Asturelli tre. Per il
suolo di ogni magazzino dovranno essere versati 83 grana e 4
cavalli, per un totale di dieci ducati, da pagarsi ogni mese di
agosto al beneficio, (ANC. 911, 1741, 18 –21). La stessa sorte
spetta alle “terre ortalizie , seu orto, vicino il pozzo detto dello
Biviere”, appartenente alla mensa vescovile, dove sono costruiti
numerosi magazzini.( Il signor Dionisio Ventura sopra quattro
magazzeni edificati sopra tre ottave di tumulate di terra in un
angolo delle terre ortalizie del Beviere deve per annuo canone
pagabile ogni 13 settembre in perpetuo alla mensa vescovile come
istr. del 13 .9. 1739, (Platea mensa vescovile di Cotrone, 1780)
Il catasto del 1743
Dal catasto onciario di Crotone del 1743 ricaviamo che il nobile
Mirtillo Barricellis di anni 64, come marito ed amministratore di
Sigismonda Pipino di anni 68, possedeva “un giardino, con torre,
magazzini, terre ortalizie e vitate. Magazzini in detto luogo per
uso di conserva di grani n. 5 ed un altro luogo detto Li
Pignatari.... altri due magazzini ossia botteghe per uso di mastri
pignatari, fuori le porte di questa città che loca per annui duc.
25” ( Catasto Onciario Cotrone 1743, f. 152) I due magazzini, o
botteghe, erano stati concessi a Pantisano Scipione, mastro
pignataro di anni 55 coniugato con Ippolita Monteleone di anni 42 e
abitante con i figli Diego di anni 5 e Francesco di anni 4 in una
casa locanda in parrocchia di S. Veneranda ( 1743, f. 185), a
Letterio Giulio, mastro pignataro di anni 40, abitante in casa
propria in parrocchia di S. Veneranda, che dichiara di tenere in
affitto una bottega per uso del suo mestiere fuori le porte della
città appartenente a Mirtillo Barricellis ( 1743, f. 123), a Barra
Giuseppe , mastro pignataro di anni 28, sposato con Isabella di anni
28, e abitante con il figlio Giacomo di anni 3 in una casa locanda
in parrocchia di S. Maria Prothospatariis. ( 1743, f. 131), a
Calabretta Bruno, pignataro di anni 24, sposato con Catarina Manco
di anni 21 e abitante nella casa dotale situata in parrocchia S.
Maria Prothospatariis ( 1743, f. 31) ed a Leonardo Calabretta
discepolo di pignataro di anni 20, figlio del lavorante sartore
Pietro e abitante in una casa locanda appartenente al canonico
Giuseppe Rizzuto ( 1743, f. 176).
Dai Barricellis ai Grimaldi
Francesca Barricellis, figlia di Mirtillo e di Sigismonda
Pipino, sposò Valerio Grimaldi, che divenne proprietario anche delle
botteghe dei pignatari con i censi che le gravavano.
Infatti tra i beni e rendite, che appartenevano al Monte dei Morti
del Purgatorio, che dal vescovo Bartolomeo Amoroso furono assegnate
nel 1769 al capitolo della cattedrale di Crotone, troviamo: “ Annui
D(ocati) dieci col di loro cap(ita)le di D(ocati) 200 al 5 per cento
pagabili dal sig. D. Valerio Grimaldi sopra li di lui beni, cioè li
Pignatari e Giardino detto Gesù e Maria come per Istr(oment)o del
primo marzo 1763 stip(ola)to dal qm N(ota)r Gio Tiriolo ( Beni e
Rendite assegnate al Capitolo cit., 1769). In seguito ereditò Diego
Grimaldi, figlio di Valerio e di Francesca Barricellis, nobile di 44
anni, il quale nel 1793 possedeva qual figlio ed erede della madre
Francesca Barricellis “ ..Un magazzino luogo detto li Pignatari...
Due botteghe nello stesso luogo” ( Catasto Onciario 1793, ff.
32v-33r). Sempre nel Catasto di quell’anno troviamo i nomi di due
pignatari crotonesi: Diego Pantisano di anni 60 e Gregorio Fragola
di anni 37 ( Catasto cit., ff. 26, 82).
Il luogo “Pignataro”
Il torrente “Pignataro” raccoglie le acque dei valloni della
collina di Santa Maria della Scala e, dopo aver attraversato la
pianura davanti le mura e la Porta Maggiore della Città, sbocca
nella marina detta “Spiaggia delle Forche”. Esso attraversa le
località “San Francesco Vecchio”,”Valloncello Vuccerie”, “Strada
Cappuccini”, “Biviero”, “Vallone delli Mattoni”, “Furchi”.
Una via Pignataro è segnalata nel 1919. Nel 1929 Giuseppe Messina
possedeva il giardino Pignataro con pozzo, vasca e canali in
muratura. Il ponte Pignataro esisteva ancora nel 1935. Una via Fosso
Pignataro è segnalata nel 1958. L’attuale stradario di Crotone
conserva Via Pignataro, Largo Pignataro, Vico Pignataro; i toponimi
sono compresi tra via Cutro, via Marinella, via Spiaggia delle
Forche ed Arenile.

