[Paesaggi crotonesi: La collina rotonda]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 16-17/2006)
“Vi era il Tempio di Marte sito dentro detta
Città ancora sopra un Monte detto Caudino, perchè in esso furono
ritrovate alcune codi di serpenti, che perciò sotto li piedi d’esso
Marte erano scolpiti alcuni serpenti, quale Monte hoggidì si chiama
la Rotonda per essere un Monte rotondo, questo Monte è delli
fratelli di Casa Labruti, gentilhuomini d’essa Città et è fuori la
Città più d’un miglio. Questo Monte viene nominato da Giovanni
Boccaccio in queste parole .Caudinus Calabria Mons est. questo
Tempio fu anco construtto da Crotonesi à conseglio di Pitagora, dopò
la vittoria ottenuta contro le due Città vinte da Crotonesi, Tempsa,
et Cleta nominate, la cui statua di Marte tutto il corpo era di
argento, et la testa di oro, quale oro et argento pervenne
dall’espugnatione di dette due Città, conforme dice detto Camillo
Lucifero” ( Nola Molise G.B., Cronica cit., pp. 52 -53)
La via della Rotonda
Nel dicembre 1546 durante la costruzione delle fortificazioni di
Crotone si dovette procedere allo “acconso dela via dela rotonda
quale per lo maltempo era ruynata per possire passare li carra che
portano petra alla regia frabica”(Dip. Som. fasc. 197, (1546), ASN.)
La via che costeggiava le colline della Pignera, fu mutata di
percorso in occasione della visita alla città, fatta dal re Carlo
III di Borbone all’inizio di febbraio del 1735. Essa fu resa diritta
ed invece di passare sotto le colline, attraversò la gabella (
attuale via Cutro), come si afferma in una testimonianza, rilasciata
il 14 settembre 1736, presso il notaio Pelio Tirioli di Crotone. I
mastri Geronimo Brancaccio, Gasparo Cavaliero, Gerolamo Campusano,
Andrea Mirielli, Antonino di Fusto, Domenico Petrolillo e Ignazio
Scavello dichiararono che “nel Territorio detto La Pignera del Sig.r
D. Antonio Barricellis di questa Città vi è stata et al presente è
la strada publica per dove siasi per il passato caminato ad man
sinistra fra le coste, e li piani di detta Pignera, e che per
maggior commodo del passaggio di S. M. ( Dio guardi) siasi aperta
nuova strada per mezzo delli piani di detto territorio non solo di
molto pregiudicio al detto Sig.r Antonio ma di molto interesse per
essere discapitati, e caduti dal solito affitto per causa di detta
nuova strada. Et al presente la gente, tanto forastiera, quanto
cittadina abborrendo la via solita publica a man sinistra, vogliono
il passaggio per detta nuova strada in grandissimo danno et
interesse di detto S.r D. Antonio “( ANC. 665, 1736, 99v -100)
Una chiusa in località “La Rotonda”
All’inizio del Seicento Anselmo Berlingerio aveva una “clausuram
vinearum diversis arboribus arboratam cum domu sita in territorio
dittae civitatis loco ditto la Rotunda” .( 1602)
Ancora nel marzo 1675 Felice Berlingeri ed il figlio, il chierico
Anselmo, possiedono “Una vigna arborata con diversi Arbori con
terreno vacuo, sita nel territorio di questa Città loco la Ritunda
confine la vigna del q.m Antonio Suriano, la vigna del q.m Nicolò
M.a de Vite et la vigna di Horatio Meza via publica et altri fini” (
ANC. 334, 1675, 45).
La Gabella La Rotonda
La gabella La Rotonda fu un antico possesso dei Labrutis;
famiglia del seggio dei nobili di Crotone che aveva per arme
“D’azzurro al castello d’argento di tre pezzi, cimato da un leone
passante d’oro, col sole radioso d’oro nel canton destro del capo e
col crescente dello stesso nel canton sinistro”.
Già all’inizio del Seicento è segnalata la loro presenza nella
località. L’aristocratico Fabritio Lucifero possedeva infatti la
gabella la Olivella che confinava con le terre del reverendo Jo.
Paulo Labrutis ( ANC. 49, 1610, 42 -43).
Nel 1620 la “rotunda grande” appartiene a Gio. Domenico de Labruto (
ANC. 117, 1620, 3-6) e pochi anni dopo troviamo gli eredi di casa
Labruti: i fratelli Stefano, Gio. Paulo juniore e Domenico, figli di
Gio. Domenico e di Mosessa Pagano. Essi in comune hanno il
territorio La Rotonda, così detto dalla natura del luogo “per essere
un monte rotondo”( Nola Molise G. B., Cronica cit., p. 52.). Con
atto del notaio Geronimo Felice Protentino del 22 agosto 1657
Stefano de Labrutis, confrate della confraternita del Rosario,
faceva una finta donazione in favore del fratello Gio. Paulo
juniore, che in quanto primicerio della cattedrale poteva evadere i
creditori e le tasse. Stefano de Labrutis, che aveva ottenuto molti
benefici dal fratello, il primicerio Gio. Paulo, gli donava la parte
e la porzione che gli spettava dell’eredità paterna, con la
condizione di ottenere, sua vita durante, vitto, vestito e tutto ciò
che era necessario per il suo grado ecclesiastico e condizione
sociale (ANC. 229, 1657, 111). Morto Gio. Paulo, i fratelli
superstiti Stefano ed il chierico Domenico Labruto ritornarono gli
unici proprietari delle gabelle La Ritunda e Ritundella e del
giardino e vigne del Ponte. Essi il 5 settembre 1691 prendevano in
prestito dal capitolo della cattedrale ducati 90 all’8%, impegnando
tutti i loro averi (Platea del Capitolo 1691, f. 12.)
Il chierico Domenio de Labrutis durante gli ultimi anni della sua
vita s’indebitò, trattenendosi anche per uso privato del denaro del
beneficio dei Nola Molise, di cui era rettore. Dopo il prestito del
Capitolo della cattedrale, nel febbraio 1692 prende altri ducati 50
dal beneficio di iuspatronato dei Nola Molise e si trattiene dallo
stesso beneficio altri ducati 50, che dovrebbero essere impiegati.
(Platea Capitolo, 1692/1693, f. 9v; Anselmus cit., f.37v).
Il 12 maggio 1693 per atto del notaio Lonardo Avarelli i Labrutis si
impegnano col seminario per altri ducati 100 all’otto per cento,
vincolando le entrate dei loro beni ed in specie le gabelle “la
Rotonda” e “La Rotondella”, il giardino nel luogo detto “lo Ponte
d’Isari con sua torre” ed alcuni vignali.( ANC. 338, 1699, 31 -34).
Dalla “Visita” del vescovo Marco Rama risulta che la mensa vescovile
esigeva un annuo censo “sopra la gabella nomata La Rotonda, hoggi di
Domenico Labrutis per la metà che a lui ne spetta carlini quattro
annui ( Acta, 69), il Capitolo della cattedrale vantava un censo di
ducati sette ed un tari annui per il capitale di ducati 80, ( acta,
82), la Cappella di S. Maria del carmelo e S. Bernardino da Siena
annui ducati 9 per il capitale di ducati 100 ( Acta , 104), il
canonicato dell’Annunciazione altri carlini 22 annui ( Acta 138v),
il canonicato di S. Paolo altri carlini 20( Acxta , 140v) ecc. Ai
numerosi censi dovuti agli enti ecclesiastici erano da aggiungere i
debiti contratti con l’arciprete Gennaro Pelusio per 400 ducati, con
Giuseppe Massaro per 60 ducati, con i Venturi per 100 ducati, con i
Giannocari per 300 ducati, con i Ralles per 300 ducati ecc., ANC.
496, 1702, 56-59)
Il chierico Domenico de Labrutis fu rettore del beneficio con altare
e cappella in cattedrale di Santa Maria di Monte Carmelo e San
Bernardino da Siena della famiglia de Nola Molise e del beneficio di
iuspatronato della famiglia Labrutis senza altare e cappella
intitolata a S. Maria de Angelis. (Acta cit., ff.29, 31v, 69 sgg.;
ANC. 496, 1702, 56-59).
Dopo aver fatto testamento il 29 novembre 1701, nominando erede
universale il reverendo Marco Antonio Benincasa, originario di
Mesoraca ma residente a Crotone in casa di Annibale Berlingieri,
Domenico morì il 21 dicembre 1701 e con lui si estingueva la casata
dei Labrutis, essendo il fratello Stefano ed i figli di costui già
morti in età giovanile (Atti del beneficio di Santa Maria degli
Angeli, AVC.).
Nell’inventario dei beni lasciati dal fu Domenico de Labrutis
troviamo “ Vacche numero quattrodici ferrate col segno del q.m
Dom.co de Labrutis con sette allevi non ferrati.Una Cabella nominata
La Rotonda di salm(ate) 18 conf.e l’olivella del S.r Castiglia.
Un’altra Cabella nominata La Rotondella di salm(ate) 14 confine la
vigna dotale del mag.co Fran.co Galasso, ed altri fini. Un giardino
loco detto Lo Ponte d’Isari con sua torre e vignali uno de’ quali si
ritrova sementato di tt.a cinque d’orzo, e l’altro dentro detto
giardino sementato di lino e fave in comune col giardiniero; Due
somare grandi con tre polledri d’appresso . Trenta copelli. tre tine
grandi ed una cassa vuota dentro la torre di d(ett)o Giardino” (ANC.
496, 1702, 56 -59).
Per testamento il patrimonio immobiliare fu in parte smembrato. Il
giardino con le vigne ed i due vignali davanti e di dietro il
giardino, situato nel luogo detto il Ponte e confinante con La
Rotonda, andarono a Teresa Fota ed ai suoi eredi, mentre gran parte
dei beni rimanenti, compreso il palazzo dei Labruto, andava al suo
erede, il sacerdote Marcantonio Benincasa, il quale si accollava
anche i debiti, che assommavano ad oltre 2000 ducati. (ANC. 497,
1701, 77 – 79; 496, 1702. 56-59.)
Il giardino del Berlingieri
A causa dei debiti il patrimonio fondiario, che era stato dei
Labruto, cominciò ben presto a sfaldarsi. Il 16 aprile 1707 la
gabella “La Rotonda” era venduta dagli eredi di Domenico de Labrutis
ad Annibale Berlingieri (AVC) e nel 1711 le vigne ed i vignali
chiamate comunemente “La Vigna di Labruto” su istanza dei creditori
furono sequestrate, messe all’asta e vendute dalla Corte vescovile .
Il barone Berlingieri potette così ampliare le sue proprietà nella
zona, egli infatti possedeva già fin dalla fine del Seicento il
vignale della Rotonda, che era appartenuto a Quinto Caparra. Il
barone dopo aver messo a vigna il vignale (Acta, f. 136v), proseguì
ampliando il giardino. In un atto notarile del 1708 Annibale
Berlingieri risulta proprietario di La Rotunda e giardino, che
confinano con le terre di Olivella di Pietro Suriano (ANC. 497,
1708, 51).
Morto nel 1719 Annibale Berlingieri, (ANC. 660, 1719, 14 -19), nel
1720 la gabella La Rotonda passò al figlio Francesco Cesare . In
quell’anno le vigne ed il giardino, che a suo tempo erano state
messe all’asta, una parte apparteneva a Antonio Schipano , l’altra a
Salvatore Messina, il quale aveva nel luogo vicino il Ponte di Esaro
anche una vigna confinante ( Anselmus, ff. 26v, 37v).
L’anno dopo (1721) Anna Suriano acquistava da Salvatore Messina “la
vigna detta di Labruto” per 1033 ducati. La vigna consisteva in
“vigne, vignale, giardino, fossi, chiusura e torre” e confinava con
il “ponte dell’acqua . (ANC. 661, 1721, 84).
Il catasto Onciario del 1743
D. Francesco Cesare Berlingieri possedeva la gabella la Rotonda
di tomolate 80 che confinava con Rotondella ed una chiusa vitata e
alberata nel luogo detto la Rotonda (1743, ff. 70 -71).
Francesco Antonio Schipani aveva un giardino di tomolate 21 nel
luogo detto la Rotonda che confinava con la Potighella ( 1743, f.
90).
Pietro Asturello aveva un vignale nel luogo la Rotonda (1743, ff.
179 -180).
Di Berlingieri in Berlingieri
Alla morte del marchese Francesco Cesare Berlingieri, avvenuta
nel 1749, la Rotonda passò al figlio Carlo. Nel 1781 il marchese
Carlo Berlingieri, figlio ed erede di Francesco Cesare Berlingieri,
lascia in eredità al figlio Anselmo “il territorio detto le parti
della Rotonda, quali otto porzioni di detto territorio sono state
censuate al Sig.r Marchese Lucifero, e Sig.r Cavalier D. Tomaso
Sculco, ed un altro che contiene in nove porzioni attinente alla
predetta eredità”. ( ANC. 1329, 1781, 164).
Nel 1793 il marchese Cesare Berlingieri di anni 20 possiede un
comprensorio di terre dette La Ritonda ed una chiusa nel sudetto
luogo della Ritonda ( Catasto Cotrone 1793, f. 24). La gabella nel
1838 è ancora del marchese Cesare Berlingieri.
I confini
Da alcuni documenti si ricava che la gabella La Rotonda
confinava con la via pubblica, con le terre dette “l’Olivella”, con
la “Chiusa di Pompilio” e con il ponte sul fiume Esaro. Essa era
vicino alle terre della “Pignera” ed a quelle di “Gesù Maria”.
Nell’agosto 1708 muore Pietro Suriano lasciando in eredità ai figli,
il chierico Francesco Antonio e Giuseppe Suriano, le “terre dette
l’Olivella di salmate diece confine le terre dette La Rotunda e
Giardino del S.r D. Anibale Berlingeri, che furno parte delle doti
della q.m D. Maria Castiglia madre di d(ett)i pupilli” ( ANC. 497,
1708, 46 -52).
Il 16 aprile 1711 il parroco Natale La Piccola acquistava all’asta
per ducati 600 una “vigna con due vignali uniti” ed il 13 giugno
1715 la rivendeva a Salvatore Messina. La vigna con i due vignali
uniti è così descritta: “ Una vigna con due vignali uniti, uno dalla
parte di addietro detta vigna, e l’altro dalla parte d’avanti con
più e diversi alberi fruttiferi, viti, casella , vaglio di fabrica,
pozzo, chiusura , e fosse , seu conserve dà metter biade, nel
vignale però dette fosse, e proprio quello dalla parte da dietro,
site e poste loco detto il ponte e comunemente chiamata La vigna di
Labruto, confine d’un lato a detta vigna e vignali il ponte
dell’acqua, dalla parte davanti strada publica al primo vignale
dall’altro lato vallone confinante con le terre dette La Rotonda, e
dall’altra parte daddietro confinante detto vignale con le vigne di
Salvatore Messina” ( ANC. 659, 1715, 43 -45).
Il 9 ottobre 1717, i fratelli Francesco Antonio e Giuseppe Suriano,
figli ed eredi di Pietro Suriano, promettono in dote alla sorella
Ippolita che va sposa al barone di Apriglianello Fabrizio Lucifero
“.. altri Docati cinquecento in salmate diece terre, tutta la
gabella detta la Olivella, confine le terre della Rotunda del S.r
Berlingieri et altri fini...” ( ANC. 659, 1717, 193).
La famiglia Messina nel 1732 possedeva “una continenza di vigne, e
terre vacue, torre, pozzo, per uso di sena alborato con alberi, viti
fruttiferi confine il giardino della Sig.ra D. Anna Suriano vallone
mediante con la Gabella detta La Rotonda stritto mediante con le
vigne del cler.co Gregorio Arrighi ed altri fini” ( ANC. 664, 1732,
90 -92).
Nel 1762 Il chierico Carmine Lucifero ed il marchese di
Apriglianello Giuseppe Maria Lucifero possiedono “salmate diece nel
territorio detto L’Olivella della Rotonda”. Le terre erano pervenute
ai Lucifero, metà per ciascuno, a Carmine come figlio ed erede della
madre Ippolita Suriano ed al marchese come erede del padre Francesco
Lucifero ( ANC. 861, 1762, 2 -4).
La collina ed il Ponte sull’Esaro
La collina detta La Rotonda sovrastava il vecchio ponte
sull’Esaro. Il ponte fu rovinato dal fiume ed in seguito fu
costruito in altro luogo, ma rimasero alcuni resti della costruzione
nell’argine destro. Da un documento, datato 9 marzo 1670, si
apprende che Laura Antonia Villirillo, moglie di Marco Lombardo,
possedeva una “vigna nemorosa per non esser stata cultivata più
anni” che era stata di Giulio de Squillace ed ad essa pervenuta in
eredità, situata nel luogo detto “Gesù M(ari)a confine le vigne
dotale d’essa costituta le vigne furono del q.m dom.co d’Urzo, le
terre dette della Pignera, et il Vallone d(ett)o il Ponte”. “Quale
vigna stante la sua povertà non ha possuto quella coltivare nè
tampoco li torna commodo non potendo con li frutti d’essa pagare
detti pesi che più volti per il mancamento di dette vigne e romasta
a pagarli” perciò la vende a Gioseppe di Messina ( ANC. 253, 1670,
15v- 16). Il seminario possedeva un annuo censo sopra le vigne del
fu Gio. Thomaso e di Giulio Squillace nel luogo detto “Giesù Maria
vicino al ponte dell’acqua d’Esari hoggi patrimoniali del sacerdote
D. Onofrio Messina”. Acta cit. f. 130v, AVC.

