[Il casale di Scandale nel Medioevo]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 45-47/2006)
Ancora oggi le località “Ruderi di Scandale la
Torre”, “Casone di Scandale la Torre” e “Scandale Vecchio”, situate
vicino alla Serra di Gallopa, alla Serra di Campanaro, ai luoghi di
Sant’Elia, Vaccarizzo di Zurlo, Valle dell’Orco e Serra di Fota,
indicano il luogo dove nel Medioevo era situato il casale di
Scandale. Altri toponimi come “Casone de Lupo” e “Boscarello”
testimoniano il permanere di un ambiente silvestre e boscoso.
Primi documenti
Il casale di Scandalio, o Scandalo, è già esistente in età
sveva. Il luogo, dove è situato il casale, è nel territorio della
città di Santa Severina ai confini con quello della città di
Crotone. La località è particolarmente adatta al pascolo delle
greggi, che d’inverno scendono dalla Sila, come evidenzia un
privilegio concesso nel 1225 dall’imperatore Federico II all’abate
Milo ed ai monaci di Santa Maria di Corazzo. Tra i privilegi
concessi “ante imperii nostri coronationem” (22 nov. 1220) vi è un
“tenimentum Focae in territorio Sanctae Severinae cum omnibus
pertinentiis suis, quod sic dividitur: ab oriente est tenimentum
Leuc de Cutrone: ab occidente serrae de Scandalo: ab Aquilone
tenimentum Sancti Pantaleonis: ab Austro tenimentum Leonis, et
concluditur” (Vat. Lat. 7572, f. 46v, BAV).
Pochi anni prima, nel marzo 1217, troviamo il baiulo di Santa
Severina Guarrerius de Scandalio, il quale convoca alcuni testi
giurati dei casali di San Giovanni de Monacho e di Cutro e fa da
questi tracciare i confini di un terreno a pascolo in località
Feruluso. ( Pratesi A., Carte latine cit., p. 261)
Il feudo
Il feudo ed il casale di Scandale seguirono il destino di quelli
vicini di Torlocio, San Leone e Labonia, in quanto i quattro feudi
costituirono una rendita unica.
Nel 1269 Carlo I d’Angiò ordina di indagare sui proventi, redditi e
diritti del casale di Torlocio e su quelli vicini di San Leone,
Scandale e Labonia. Nello stesso anno il re concedeva la metà delle
entrate provenienti da detti casali a Giovanni de Notolio. Avendola
quest’ultimo dopo poco restituita alla Regia Curia, è concessa al
milite Giordano di San Felice. ( Maone P., San Mauro cit., pp.
73,90.).Giordano di San Felice dei conti di Corigliano, familiare di
re Carlo I d’Angiò, nel 1272 sostenne le veci, in qualità di Vicario
Generale, di re Carlo primo nell’isola di Corfù e nel 1291 fu
governatore in Basilicata ( Fiore . III, 94, 97, 110).
Giordano di Sanfelice, oltre ad avere ottenuto i quattro casali in
territorio di Santa Severina, ebbe anche i castelli di Pantosa e di
Albidona ed altre terre portategli in dote dalla moglie Rosata
d’Albidona ( Dito O., La Calabria , pp. 101 -102)
Il casale “Scandali” nella “Cedula subventionis in Iustitiariatu
Vallis Grati et Terre Iordane del 1276 è tassato per once 8 tari 18
e grana 12; esso fa parte delle terre abitate del Giustizierato di
Val di Crati e Terra Giordana e conta circa 400 abitanti. ( Minieri
Riccio C., Notizie storiche cit, p. 215; Pardi, cit., p.27 sgg.).
Assieme ad altre terre nel 1280 “Sancta Severina cum casalibus
suis”. ( Reg. Ang. XXXVI ( 1290 -1292), p. 81.), tra i quali
Scandale, va far parte del Giustizierato di Calabria. In quello
stesso anno il re conferma l’altra metà delle entrate dei casali di
sopra nominati a Manassaio, figlio primogenito del fu Stefano de
Ramagio. Nel 1284 re Carlo dona il casale di Scandale assieme
Torlocio, S. Leone e Lutrivio, per metà delle loro rendite, al
milite Petro de Filyos o Foliuso. A quel tempo davano una rendita
annua di 34 once ( Reg. Ang. XXVII ( 1283 – 1284), 61 sgg.).In
seguito il casale appartiene per intero a Giordano di San Felice.
Nei primi decenni del Trecento il casale è ancora popolato come
testimoniano le decime pagate per la Santa Sede dal cappellano di
Scandale il presbitero Deonisius ( Donisius), il quale nel 1325 e
nel 1327 versa tre tari ( Russo F., Regesto, ( 4914); Siberene , p.
307). Nel Quattrocento il casale scompare, divenendo un feudo
rustico dei De Felice. Tra le cause dell’abbandono sono da ricordare
il lungo conflitto tra Angioini ed Aragonesi e soprattutto le
vicende belliche legate alla ribellione del marchese di Crotone
Antonio Centelles e le devastazioni che ne seguirono. Nei privilegi
concessi da re Alfonso all’atto della resa della città di Santa
Severina, il 20 novembre 1444, il casale, anche se spopolato, è
ancora richiamato, segno evidente della sua recente distruzione. Si
legge infatti che i casali di Santa Severina di “Sancto Mauro,
Torlocio, Sancto Leo, Scandale, Sancto Stephano “non habetano che su
disfacti”. Alla fine di quel secolo il feudo è detenuto da Giulio e
Diomede di San Felice. ( Fiore G., cit., III, 327.). Confiscato
assieme ad altri feudi da Consalvo di Cordoba al nobile cosentino
Giulio di San Felice per la sua milizia a favore dei Francesi, i
feudi disabitati di Torrotio, S. Leone e Scandale vanno a far parte
del dominio del conte di Santa Severina, Andrea Carafa. ( Maone P.,
San Mauro cit., p. 106.); al quale rimarranno nonostante i
successivi tentativi dei San Felice di ritornarne in possesso.
I confini del feudo “Scandale”
Nel 1521 il conte di Santa Severina Andrea Caraffa, consigliere
regio, ottenne dal Vicerè Cardona un delegato parziale per fare
l’inventario del feudo e la reintegra dei beni e diritti. Fu
incaricato il dottor Francesco Jasio il quale descrisse cinque feudi
rustici, che anticamente erano stati popolati, in territorio di
Santa Severina, cioè S. Mauro, Scandali, Turlutio o Turrutio, Santo
Leone e Santo Stefano. Così è descritto il feudo di Scandale:
“Incipiendo a parte vallonis Mauritii et per dictum vallonum
ascendit versus boream et vadit et ferit ad eccl(esi)am S.ti Petri
de Septem Portis et ab inde vadit et exit ad viam quae venit de lo
Cantone et per viam viam ascendendo versus occidentem ferit ad
fontem .. de Luchie de Luchia et continuando per viam viam .. serras
ferit ad collem dictam de la Ficarella et per viam viam continuando
per easdem serras exit ad collem dictam de la Culipuda et
continuando per dictam viam et serras serras vadit et ferit ad
collem dictam de lo Cariglio et per ipsam viam et serras serras
vadit et ferit ad collem dictam de la Petrosa et vadit ad vallem seu
vallonem de la Gaudiosa et per dictum vallonem descendendo exit ad
passum eiusdem valloni de Gaudiosa et prop.e ubi dicuntur lo mugana
et descendit per vallonem et volvit et ascendit versus meridiem ad
collem cupam et per dictam collem descendit per cavonum et vadit et
ferit ad vallonum siccaneum q. venit de Troncone Nigro et per dictum
vallonem siccaneum descendit et ferit ad Passum de Gullo ubi ponit
vallonus dictus de Grisafi et per dictum vallonem ascendit ad Passum
dictum de lo Cutugni et transit et volvit per viam quae venit de la
Valle de La Fico Gullarica et vadit per viam viam et descendit et
ferit ad vallonem et ad locum dictum Lo Passo de Maurice primum
confinem et concludit.
Le Gabelle del feudo
“In p.s Gabella una nominata Scandale piccolo et proprio ubi d.r
lo passo di lo Cutugno salmatar. quatuor vel circa aratoriar. et
partim incultar. ab oriente iux.a vallonem dictum de lo Cutugno a
borea iux.a t.ras heredum Caroli Archomanni mediante termino ab
occidente iux.a t.ras S.tae Mariae Magnae de ditta Civ.te termino
mediante a meridie iux.a t.ras dictor. heredum et t.ras dictae
ecc.ae S.tae Mariae mediante ter.no quae gabella solet locari cum
sub.tis t.rris annuatim pro grano salmis tresdecim q.n plus et q.n
minus quae petia t.rae sunt infra.
Petium unum t.rae salmatar. sex vel circa in loco dicto Trechi ab
oriente iux.a t.ras heredum Caroli Archomanni termino mediante a
borea iux.a vallonem descendentem de terris heredis q.o Petri
Millesimi et a vallone ascendit per terminum dividentem t.ras dictae
gabellae Annuntiatae et S.tae Catherinae ab occidente iux.a t.ras
heredum q.o Nicolai de Sindico mediante ter.no a meridie iux.a
vallonem siccaneum descendentem de Troncone Nigro.
Petium aiud t.rae salmatar. trium aratoriar. in loco dicto sotto la
valle de la Corte ab oriente iux.a t.ras heredum Petri Millesimi et
heredum Nicolai de Sindico mediante termino a borea t.ras S.tae
Mariae Magnae t.ras heredum Caroli Archomanni et t.ras heredis Petri
Millesimi ab occidente iux.a t.ras eiusdem haredis termino mediante
descendente a valle de la Corte a meridie iux.a vallonem
descendentem da Gaudiosa.
Petium aliud terrae thumulatar. tresdecim vel circa aratoriar. in
loco dicto l’Aire ab oriente iux.a vallonem descendentem de Gaudiosa
a borea iux.a torrentem descendentem a valle de ... et t.ras heredis
Petri Millesimi mediante termino.. per serram ab occidente iux.a
t.ras heredum Nicolai de Sindico mediante cavono siccaneo et termino
magno a meridie iux.a vallonem de Guadiosa. In quo petio terrae sunt
quatuor pedes piror. fructiferar.
Item petium aliud t.rae salmatar. sex vel circa pro maiori parte
boscusar. in loco dicto Le serre de Casale Vecchio quod servit pro
prato bovum sup.tae gabellae ab oriente iux.a vallem nominatam de
L’Orco ubi est cavonum a borea iux.a vallem Curiae dictam de
Cannavarca ab occidente iux.a t.ras Curiae iux.a collem arenosam a
meridie iux.a vallonem siccaneum descendentem ad cavam nominatam de
Geogio et a ditta cava ascendit ad t.ras ecc.ae S.ti Ioanni Bap.tae
dictae Civitatis.
Qua nominata supradictarum t.rar. petia includuntur cum gabella p.ta
de Scandale Piccolo.
Item Gabella nominata Lo Prato de la Torre de Scandale salmatar.
viginti quinque vel circa cultur. et incultar. et partim nemorosar.
cum multis et diversis quercuum arboribus ab oriente iux.a vallonum
de lo Passo de lo Cutugno et per dictum vallonem ascendendo versus
boream ferit ad passuum dictum de lo Iardino et per dictum vallonem
seu vallem vallem de la Torre exit ad cugnum dictum de lo Salice et
exit ad viam publicam et transit dictam viam et descendit ad vallem
dictam de Cannavana versus occidentem a meridie iux.a frontes vallis
dictae de L’orco et per frontes descendit ad gructas dictas de
Scandale et ferit ad vallonem dictum de la Fico dolce et per dictum
vallonem vadit et concludit ad passum p.tum de lo Cutugno primum
confinem quae gabella solet locari anno quolibet ad usum massariae
pro salmis decem grani q.n plus et q.n minus.
Item terra quae dicuntur li Communi de Scandale salmatar.
quinquaginta vel circa boscosar. nemorosar. et incultar. quae sic
confinantur. Incipiendo a parte orientis ubi iuguntur vallonus de
Melicochi et vallonus veniens et descendens ab ecc.a S.ti Petri de
Septem Portis et ascendendo per vallonem p.tum ferit ad dictam
ecc.am S.ti Petri et exit ad viam pu.cam venientem da Lo Cantone et
continuando dictam viam viam a parte borea ferit ad aquam de Lucita
et a dicta aqua per cristas cristas ferrati confinat cum feudo S.ti
Stefani et ferit ad colle de S.to Salvatore et per dittas cristas
cristas exit ad collem de la Culipuda sequendo dittas cristas
cristas versus occidentem et ferit ad collem de lo Ca(ntone) et
descendendo deorsum versus meridiem ferit ad vallonum de Cucuzzo
descendendo per dictum vallonum de Cucuzzo ferit ad cavam de Georgio
et a dicta cava sequendo per Valloctam ferit ad collem arenosum ubi
confinat cum Casale Vecchio et a dicta colle arenosa ferit a parte
meridiei ad vallem de Cannavarca et ascendendo dictam vallem ferit
ad collem de li Travi et descendendo per eamdem vallem vadit et
ferit ad locum ubi iunguntur vallonus S.ti Salvatoris et Vallonus de
la Torre et ascendendo per dictum vallonum S.ti Salvatoris ferit ad
locum nominatum Le Vaule de S.to Senatore et a dictis vaulis ferit
ad locumdictum de Malicochi. Intus quas t.ras est petium unum t.rae
Nobilis Io. Fran.ci Susannae et f.rum quod dixit emisse a Stefano
Millea et Petium unum t.rae ecc.ae S.ti Petri de Septem Portis.
Item continentia una t.rarum salmatarum quinquaginta vel circa sita
et posita in tenimento p.to Scandali quae conservatur uno prato
pultror. p.ti Ill. D. Andreae Carraphae Comitis dictae civitatis et
confinatur sic ab oriente incipit a loco ubi ponit vallonus
Siccaneus de Vocoleo et ascendendo per dictum vallonem ferit ad
cavam de Georgio ubi iuguntur vallonus Siccaneus de Culipreda et
vallonus Cucuziae et ascendendo ferit ad collem de lo Cariglio et
exit ad viam qua itur ad S.tum Maurum et sequendo dictam viam a
parte boreae ferit ad collem de la Petrosa et a ditta colle
descendendo ferit ad vallonem de Gaudiosa et discurrendo per dictum
vallonem deorsum ferit et vadit ad machias de Gaudiosa a parte
meridiei et volvendo per frontis frontis confinat cum terris heredum
Nicolai de Sindico et discurrendo per dittos frontes confinat cum
terris illor. de Infusinis et descendit et ferit ad aquam de Voculeo
et a dicta aqua vadit ad dictum vallonem siccaneum de Vocoleo primum
confinem et concludit.
Item gabella nominata de S.to Helia capacitatis salmatar. sexaginta
vel circa cultar. et incultar. quam tenet in feudum a p.to Ill. D.
Comite Nob. Ant. de Gallutio de Civitate Neapolis et confinatur sic
ab oriente incipit a colle dicta de la Fico Gullarica et per viam
viam exit ad passum Mauritii et per vallonem Mauritii exit ad collem
de la Ficarella versus boream et descendit per vallem dictam de la
Torre ab occidente ferit ad passum nominatum de lo Iardino et vadit
et ferit ad passum dictum de lo Cutugno et per viam viam vadit a
parte meridiei et concludit ad dictam collem de la Fico Gullarica
quae solet locari anno quolibet pro grani salmis viginti vel circa
q.n. plus et q.n minus.
Bona noviter reintegrata ditto feudo Scandalis sunt ista.
Petium unum t.rae thumulatar. quatuor vel circa cum una gructa
positum in loco dicto lo Iardino de Scandale iux.a gructas Curiae
reddititias quas tenet Paris Salvatus et f.res et iux.a t.ras ipsius
feudi Scandalis ex o.i latere.
Censualia Curiae Civitatis Sanctae Severinae
Bap.ta Arcomannus dixit cum iur.to tenere gructam unam in tenimento
Scandalis iux.a vallonum descendentem à Valle d’Orco t.ras ipsius
Bap.tae et viam pub.cam qua itur Cotronum cum annuo redditu granor.
quinque 0 – 0 – 5
Paris Salvatus et F.res haredes Nardi Salvati cum iuramento dixerunt
havere et possidere duas gructas cum certo terreno ab dictas gructas
ad usum ipsarum gructarum positas in tenimento Scandalis territorio
dittae Civitatis S. Severinae iux.a vallonem currentem Scandalis
iux.a Iardinum desertum Com.lis Curiae et alios fines cum annuo
redditu gr. decem 0 – 0 – 10
Baptista Maniscalcus dixit cum iuramento tenere duas gructas et
petium unum t.rae contiguae supra dictas gructas thumulatar. duar.
et medie vel circa cum certis oleastris positas in tenim.to feudi
Scandalis prope vallonem de Gaudiosa et limitatur sic ab oriente
iux.a viam p.cam ascendentem à colle de Petrosa et transit dictam
viam et vadit ad frontes timpae valloctae aqua fundente versus borea
seu gructas p.tas iux.a t.ras gabellae dictae de Troncone Nigro et
abinde descendit per derictum et ferit ad vallonem dictum de
gaudiosa et transit dictum vallonem et ascendit per dirictum versus
occidentem ad cristas serrae terrae p.tae aqua fundente versus
meridiem et per cristas vadit et ferit t.ras gabellae dictae de
Moganà qua tenet D.na Antonella Carrapha uxor Nob. Pyrrhi Loysii
Novellisii ab Ill. Comite mediante termino et per terminum ferit ad
viam p.tam a parte meridiei et concludit cum annuo censu granorum
quindecim 0 – 0 – 15
Hier.mus de Sindico et F.res dixerunt cum iur.to habere et possidere
vineale unum positum in tenimento p.to Scandalis ubi noviter est
plantata vinea iux.a t.ras ipsorum ex omni latere cum annuo redditum
gr. decem 0 – 0 – 10
Idem F.res dixerunt cum iuramento habere petium unum terrae
quartucciatarum trium vel circa nemorosum in q.o sunt duas arbores
pirorum ab oriente borea et occidente iux.a terras ipsorum a meridie
iux.a vallonem de Gaudiosa cum annuo redditum gr. quinque 0 – 0 - 5
Un paesaggio selvoso e pastorale
All’inizio del Cinquecento il territorio di Scandale era in gran
parte boscoso e selvoso, come lo era stato anche nel passato. I
toponimi riflettevano la predominante presenza di un paesaggio
agreste e pastorale che dal lontano passato era rimasto quasi
immutato fino al presente. La descrizione dei confini così labili e
imprecisi aveva come riferimenti territoriali la natura fisica dei
luoghi ed il paesaggio boschivo. Valli, valloni, creste, “cavoni”,
colli, passi, sorgenti, alberi particolari, vie pubbliche, sentieri
ecc. costituivano i riferimenti principali per distinguere un
territorio di un proprietario da un altro, un pascolo da quello
vicino ecc.
Alla natura del luogo appartengono i toponimi “Colle de la Petrosa”,
“Vallone Siccaneo”, “Colle Arenosa”, “Colle Cupa”ecc. ; all’ambiente
boschivo “Colle de la Ficarella”, “Colle de lo Cariglio”, “Passo de
lo Cutugno”, “Vallone de Melicochi”, “Vallone de Cucuzzo”, “Cugno de
lo Salice”, “Malicochi”, “Colle de la Fico Gullarica”, “Machias de
Gaudiosa” ecc.
Il paesaggio era stato fin dall’antichità modellato e segnato dalla
continua presenza dei pastori con le loro greggi. Il loro andare e
venire con il passare del tempo aveva modellato il territorio
secondo le loro esigenze economiche e vitali. Le trazze ed i
sentieri, ai quali era collegato e che attraversavano il territorio
di Scandale, facevano parte di quel circuito economico, che univa i
pascoli della Sila a quelli della marina, stagionalmente percorso
dai pastori con le greggi transumanti . Altri toponimi come “Valle
dell’Orco” ci dicono che questa attività umana era proseguita
interrottamente durante tutto l’alto Medioevo. I primi disboscamenti
risalgono molto probabilmente al periodo bizantino come farebbe
pensare la presenza di toponimi di santi propri della liturgia
orientale particolarmente venerati nei monasteri greci locali: “Le
Vaule de S.to Senatore”(Vaule = recinti per pecore), la gabella(
luogo coltivato) di S.to Helia ( Lo Speleota), colle e vallone “de
S.to Salvatore”.... In tale periodo temporale è certa l’esistenza
della città di Santa Severina e molto probabilmente dei suoi casali,
insediamenti agricoli nel territorio della città, dove avvennero i
primi grandi disboscamenti e la messa a coltura di vaste aree. Col
passare del tempo il sistema viario oltre a collegare i pascoli
della marina a quelli della montagna, unì i nuovi centri del potere:
le città, i casali, i monasteri ecc.. Scandale fu così unito a
Crotone, a San Mauro, a Santo Stefano, a Santa Severina ecc. Al
periodo medievale risalgono anche la presenza dei grandi proprietari
terrieri locali sia religiosi che laici (“Passum de Gullo”,
“Vallonus de Grisafi”, “Passo de Mauritio”, “Fonte de Luchia de
Luchia”, “Valle de la Corte”, “Cava de Georgio”, “Aqua de Voculeo”
ecc.)
Origine del casale: “Il Casale Vecchio”
All’inizio del Cinquecento, al tempo del conte Andrea Carrafa,
il casale di Scandale non esisteva più, ma la toponomastica dei
luoghi conservava ancora numerosi riferimenti al piccolo
insediamento umano formatosi nel Medioevo. “Casale vecchio”, “La
Torre di Scandale”, “Li Communi de Scandale”, “ Le Gructe de
Scandale”,“Lo Iardino de Scandale”, “Lo Prato della Torre de
Scandale”, “Gabella di Scandale Piccolo”, “La Valle de la Torre”,
“Colle de li Travi”, L’Aire ecc. ci indicano la nuova organizzazione
del territorio, che il formarsi del nuovo casale determinò in un
ambiente completamente boschivo. I nuovi abitanti, vassalli dediti
al lavoro dei campi, attuarono vasti disboscamenti formando attorno
al casale un insieme di terre aratorie e di coltivazioni. Il
territorio, che prima era modellato in funzione pastorale, dovette
essere riorganizzato tenendo conto anche delle esigenze dei coloni.
Il potere feudale, particolarmente presente nelle campagne, è
evidenziato dalla torre, che è richiamata più volte nel documento
(“Valle de la Torre”, “Vallone de la Torre”, “Lo Prato de la Torre
de Scandale”) e che dovette svolgere più che una funzione difensiva
dell’abitato, quella fiscale di esigere il pedaggio da coloro che
passavano per il casale con il bestiame e le merci. Il luogo dove
era situato il casale manteneva i toponimi “Scandale”, “Casale
Vecchio” e “Le Serre de Casale Vecchio”. Esso era attraversato dalla
via pubblica che veniva da Crotone e si dirigeva verso San Mauro;
altri numerosi sentieri risalivano le valli ed i valloni, collegati
dai numerosi passi, verso Santa Severina e gli altri casali vicini.
Il territorio del feudo di Scandale era formato in maggior parte da
colline ( de la Ficarella, de la Calipuda, de lo Cariglio, de la
Petrosa, Cupa, de S.to Salvatore, Arenosa, de li Travi, de la Fico
Gullarica), da valloni ( de Mauritio, de la Gaudiosa, Siccaneo, de
Grisafi, de la Fico Dolce, de Melicochi, de Cucuzzo, de lo Passo de
lo Cutugno, de S.to Salvatore, de la Torre, Siccaneo de Vocoleo,
Siccaneo de Culipuda,), da valli (de la Fico Gullarica, de
Cannavarca, de l’Orco, de la Corte, de la Torre), da passi ( de
Gullo, de lo Cutugno, de Maurice, de lo Iardino), da cavoni (
Siccaneo), dalla cava de Georgio, dalla Vallocta, dal Cugno de lo
Salice e dalla timpa Vallocta. Vi erano alcune sorgenti ( Aqua de
Lucita, Aqua de Voculeo, fonte de Luchie de Luchia) ed alcuni
torrenti ( Torrens descendens a valle, Vallonem currentem
Scandalis). Il territorio era per la maggior parte selvoso e
boscoso; vi erano alcuni alberi di pero, degli oleastri e molti e
diversi alberi di quercia.
Le grotte
Pur essendo spopolato vi erano nel feudo di Scandale delle
grotte a ricordo del vecchio casale. Alcune erano situate vicino
alla gabella “Lo Prato de la Torre de Scandale”, nella luogo dove
era situato il casale ( “gructas dictas de Scandale); altre nelle
località Iardino de Scandale e vallone de Gaudiosa (“gructa in loco
dicto lo Iardino de Scandale iux.a gructas Curiae”;”.. vallis dictae
de L’orco et per frontes descendit ad gructas dictas de
Scandale..”).
Il feudatario ne possedeva alcune, su altre esigeva un censo annuo.
Baptista Maniscalcus possedeva due grotte ed un piccolo terreno,
dove vi erano alcuni oleastri, situati presso il vallone di Gaudiosa
e pagava un censo di 15 grana. Baptista Arcomannus aveva una grotta
vicino al vallone discendente dalla valle d’Orco, che era gravata da
un censo di grana cinque. Paris Salvatus e fratelli, eredi di Nardo
Salvato, detenevano due grotte ed un piccolo terreno vicino al
“Iardinum desertum Comitalis Curiae”, sui quali pagavano annualmente
dieci grana. Anche la chiesa di San Marco di Santa Severina ne
possedeva alcune con un piccolo terreno (“Unus petius t.rae a
Scandale cum gructis) (Acta Sanctarum Visitationum S. Sv.ae, Roccae
Bernardae ecc ( 1559).
Il Giardino
Nei pressi del casale e vicino alla torre vi era “Lo Iardino de
Scandale”. Un pezzo di terreno sottratto alla selva situato accanto
ad un torrente dove vi erano numerose piante da frutto. Più volte
nel documento è richiamato “ Lo Iardino de Scandale”. Esso era
situato vicino al “Vallonem currentem Scandalis”, alle grotte
appartenenti al feudatario, al passo detto “de lo Iardino de
Scandale” ed al vallone de la Torre de Scandale. Il giardino, che
apparteneva al feudatario, era situato vicino alla via pubblica, al
vallone del Passo de lo Cutugno, al Passo de lo Iardino e alla Valle
de la Torre. Al tempo del conte Andrea Carrafa il giardino era in
completo abbandono (“Iardinum desertum”)
Li Communi de Scandale
La gabella per la maggior parte coperta da selve e boschi era
aperta a tutti gli abitanti del casale, i quali potevano liberamente
pascolare il loro bestiame ed esercitare gli usi di attingere
l’acqua, pernottare, farsi un ricovero, tagliare legna ecc..
Lo prato de la torre de Scandale
Il prato, situato vicino alla torre del casale, era un luogo
disboscato, a volte recintato, particolarmente adatto al pascolo
specie degli agnelli.
La chiesa
Nella descrizione dei confini del feudo di Scandale si trova che
salendo per il vallone di Mauritio si giunge alla chiesa di San
Pietro delle Sette Porte e quindi alla via pubblica che viene “de lo
Cantone”( Locum dictum lo Cantone usque ad viam publicam quae
ascendit ad ecclesiam S.ti Petri de Septem Portis). La chiesa
possedeva un piccolo terreno dentro la terra detta “Li Communi de
Scandale”. In seguito tra le “Chiese e titoli per i canonici della
Metropolitana” di Santa Severina troviamo “Personatus cum Theologali
praebenda sub titulo S. Petri de Septem Portis” , il titolo della
chiesa campestre diroccata ed abbandonata ( Siberene, p. 155).
Vie e sentieri
La via pubblica segna per buona parte il confine del feudo di
Scandale. “.. ad eccl(esi)am S.ti Petri de Septem Portis... ad viam
quae venit de lo Cantone et per viam viam ascendendo versus
occidentem ferit ad fontem .. de Luchie de Luchia et continuando per
viam viam .. serras ferit ad collem dictam de la Ficarella et per
viam viam continuando per easdem serras exit ad collem dictam de la
Culipuda et continuando per dictam viam et serras serras vadit et
ferit ad collem dictam de lo Cariglio et per ipsam viam et serras
serras vadit et ferit ad collem dictam de la Petrosa et vadit ad
vallem seu vallonem de la Gaudiosa..” La via pubblica passa vicino
alla chiesa di San Pietro delle Sette Porte: “vallonus veniens et
descendens ab ecc.a S.ti Petri de Septem Portis et ascendendo per
vallonem p.tum ferit ad dictam ecc.am S.ti Petri et exit ad viam
pu.cam venientem da Lo Cantone et continuando dictam viam viam a
parte borea ferit ad aquam de Lucita”. Una via va verso il luogo
dove era il casale di San Mauro: “ascendendo ferit ad collem de lo
Cariglio et exit ad viam qua itur ad S.tum Maurum et sequendo dictam
viam a parte boreae ferit ad collem de la Petrosa”. Una via passa
per la Torre del casale ed il giardino: “ab oriente incipit a colle
dicta de la Fico Gullarica et per viam viam exit ad passum Mauritii
et per vallonem Mauritii exit ad collem de la Ficarella versus
boream et descendit per vallem dictam de la Torre ab occidente ferit
ad passum nominatum de lo Iardino et vadit et ferit ad passum dictum
de lo Cutugno et per viam viam vadit a parte meridiei et concludit
ad dictam collem de la Fico Gullarica” . La via che conduce alla
città di Crotone passa vicino al vallone che scende dalla Valle
dell’Orco:”a vallonum descendentem à Valle d’Orco t.ras ipsius
Bap.tae et viam pub.cam qua itur Cotronum”.
Le terre del feudo all’inizio del Cinquecento
Il feudo era composto dalle tre gabelle “Scandale Piccolo”, “Lo
Prato de la Torre de Scandale” e “S. Helia”, dalle due terre “Li
Communi de Scandale” ed una continenza di terre e da “Lo Iardino de
Scandale”; il tutto per l’estensione di poco più di 200 salmate di
terra. Le tre gabelle, circa cento salmate di terra, quando venivano
affittate ad uso “massaria” davano una rendita annua, quando più e
quando meno, di circa 40 salme di grano. La gabella più redditizia
era “Scandale Piccolo” che assieme ad altri quattro piccoli terreni
formava un possedimento unico di circa 15 salmate e dava una rendita
annua di circa 13 salme di grano. Essa si estendeva lungo la via
pubblica e presso l’antico casale e costituiva un insieme organico,
in quanto comprendeva ed era adeguata a tutte le esigenze che
richiedeva il ciclo della “massaria” . Il possedimento era formato
dalla gabella “Scandale Piccolo”di circa quattro salmate di terre,
parte aratorie e parte incolte, da “Trechi” di circa sei salmate, da
“La Valle de la Corte” di tre salmate di terre aratorie, da “L’Aire”
di tredici tomolate di terre aratorie e da “Le Serre de Casale
Vecchio” di circa sei salmate per la maggior parte boscose,
utilizzata per il pascolo dei buoi, necessari per coltivare il
possedimento. Seguiva la gabella detta “Lo Prato de la Torre de
Scandale” di circa salmate venticinque, parte coltivate, parte
incolte e parte selvose con molti e diversi alberi di querce,
particolarmente adatti per l’allevamento dei maiali, veniva
affittata per salme dieci di grano annue. Vi era poi la gabella
detta “S.to Helia” di circa 60 salmate parte coltivate e parte
incolte. Il conte la aveva concessa in feudo al nobile napoletano
Antonio de Gallutio e ricava una rendita annua di venti salme di
grano.
Per quanto riguarda le due terre, entrambe di cinquanta salmate, “Li
Communi de Scandale” era completamente incolta, boscosa e selvosa,
l’altra il conte l’aveva destinata ad uso di “prato pultrorum”.
Completava “lo Iardino de Scandale”, che era un piccolo terreno con
una grotta di tomolate quattro, che era stato usurpato.
Proprietari e censuari
Oltre al conte Andrea Carrafa vi erano alcune proprietà di laici
e di religiosi, quasi tutti di Santa Severina. Tra i laici sono
nominati : gli eredi di Carolus Archomannus, gli eredi di Petrus
Millessimus, gli eredi di Nicolaus de Sindico, il nobile crotonese
Io. Franciscus Susanna, Paris Salvatus et Fratres, i De Infusinis :
tra i religiosi le due chiese parrocchiali di Santa Maria La Magna e
di San Giovanni Battista e quelle di Santa Caterina, dell’Annunziata
e di San Marco, tutte di Santa Severina; vi era inoltre la chiesa
del luogo dedicata a San Pietro delle Sette Porte. A questi bisogna
aggiungere le proprietà dei censuari del conte, i quali avevano
ottenuto dei terreni quasi sempre con grotta nei pressi del vecchio
abitato. Essi erano: Hieronimus de Sindico, Baptista Arcomannus,
Paris Salvatus et Fratres e Baptista Maniscalcus. Tra questi è da
segnalare Hieronimus de Sindico e fratelli i quali possedevano un
“vineale”, dove da poco avevano piantato un vigneto. Completa il
quadro i beneficiati del conte: Donna Antonella Carrafa, moglie del
nobile Pyrrho Loysius Novellisius che ha la gabella di Moganà ed il
nobile napoletano Antonius de Gallutio che ha in feudo la gabella di
S.to Helia.

