[Xifo - Scifo: la sorgente, la torre, il casino]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 41-42/1998)
Primi documenti
Luogo in territorio di Nao particolarmente adatto al pascolo,
alla coltura ed alla semina per la presenza di sorgenti e la
vicinanza del mare, situato tra Alfieri e Capo Pellegrino, Scifo,
“Fons dulcissime fontium relictis / Undis Bellerophontides puella”,
così fu celebrato dai versi del poeta crotonese Giano Pelusio (1520
-1600)1. Tra i proprietari alla metà del Cinquecento troviamo i
Berlingieri, come attesta un versamento fatto dal pagatore della
regia fabbrica di Crotone Jo. Veles de Tappia del 1543, per
utilizzare il territorio per il pascolo dei regi buoi, addetti alla
costruzione delle nuove fortificazioni della città2. In questi
stessi anni la mensa vescovile di Crotone possedeva una gabella o
gabelluzza detta di Scifo o di Nao, che affittava a pascolo, nel
capo delle Colonne confinante con le terre di Scifo e le terre degli
eredi di Geronimo Pigneri3.
Da documenti successivi Scifo risulta divisa tra due proprietari e
la gabella assume due denominazioni: Scifo vecchio e Scifo novo.
Quest'ultima fu dovuta probabilmente alla costruzione di un nuovo
biviere per gli animali.
Da un documento del 1583 veniamo a conoscenza che Oliverius de
Oliverio di Crotone possedeva la gabella Scifo Novo nel luogo detto
Nao confinante con la gabella della Captiva appartenente allo stesso
e la gabella della Fico4.
Difesa del territorio dalle razzie turche
Alla fine del Cinquecento il regio ingegnere Vincenzo de Rosa
rielaborò un vecchio piano, redatto dal veditore generale dei
castelli Sancio de Sarrocza e dall’ingegnere Benvenuto Tortelli, i
quali fin dal 1579 avevano fatto presente al vicerè la necessità di
costruire almeno 12 torri per la difesa della marina e della
navigazione dal fiume Crocchio a Capo delle Colonne, prevedendo tra
le torri da farsi una “al detto capo delle Colonne, alla punta di
Maricello, a quello della fontana di Siffo...”5. In seguito il De
Rosa assieme al governatore di Calabria Ultra Herrico de Mendocza
dopo aver visitato le marine, prescrisse tra le torri marittime da
costruirsi in territorio di Crotone una “nel monte chiamato Alfiero
per il preczo de ducati 2500, un altra nel luoco chiamato Schifo e
capo de piczicarolo per il preczo de ducati 2500, un altra nel capo
delle colonne dove se dice lo mareyello per il preczo de ducati 2500
al capo delle Colonne”6. Piano che fu approvato dalla Regia Corte
che dette il via alla costruzione di alcune delle torri progettate
tra il Tacina ed il Neto.
La torre verrà costruita sul capo Pelegrino o Pellegrino dal mastro
Gio. Bernardino de Sena di Catanzaro nei primi anni del Seicento7 e
prenderà dapprima il nome di Torre di Capo Pellegrino e poi di torre
di Scifo. Essa era situata dentro la gabella detta di Scifo
Vecchio8.
La costruzione della torre di capo Pellegrino
Il 15 agosto 1602 il capitano Antonio dela Motta Villegas,
castellano di Crotone e sopraintendente alla fortificazione della
città e castello e delle nuove torri che si stanno costruendo nel
Marchesato, faceva presente al tesoriere di Calabria Ultra, Camillo
Romano, residente in Monteleone, che il partitario della torre di
capo Pelegrino (o Pellegrino) in territorio di Crotone, Gio.
Bernardino de Sena di Catanzaro, aveva chiesto ducati 50 anticipati
come pattuito per poter iniziare la costruzione della torre "poiché
tiene alcuni materiali in ordine et atti a fabricare" e vuole che
vengano versati altri ducati 100 in potere di una persona scelta
dall'università di Crotone come cassiere della torre per più
comodità del partitario e per facilitare la costruzione della torre.
I ducati dovevano essere presi dalle entrate della imposizione della
fabbrica delle torri e mancando questi da quelli della guardia.
Il 24 agosto il tesoriere Camillo Romano ordinava al suo
luogotenente Gio. Battista Oliverio di pagare duc. 50 di anticipo al
Desena e di consegnare altri ducati 100 al cassiere, da scegliersi
dall'università di Crotone, perché siano spesi per la costruzione
della torre.
Il 6 settembre in Cutro il De Sena riceveva dal luogotenente
Oliverio i ducati 50 che doveva avere di anticipo9.
Il 23 dello stesso mese il governo dell'università di Crotone
(sindaco dei nobili Aniballe Montalcino, del popolo Cola Jo.
Jacomino, eletti Gio. Andrea Pelusio, Mario Lucifero, Aniballe
Pipino, Giulio Pignataro e Gio. Francesco Rigitano) eleggeva come
erario e cassiere della torre di capo Pellegrino il notaio Giovanni
Francesco Rigitano al quale, nello stesso giorno presso il notaio
Joanne Galatio di Crotone, Lutio Oliverio di Cutro, come
rappresentante del luogotenente Gio. Battista Oliverio, consegnava i
100 ducati10.
Proprietari della località
Scifo Nuovo assieme all’Irto Grande nel Capo di Nao riappare tra
le proprietà lasciate in eredità dal marchese di Casabona Scipione
Pisciotta, morto nel 162211 . Le calamità naturali, ma soprattutto
l’esposizione della località alle razzie dei Turchi, i quali
“vengono a mettere in terra in questo capo per acqua, ò per fare
carne, perché sempre vi trovano animali a pascolare”12, manterranno
per lungo tempo le sue terre quasi esclusivamente dedicate al
pascolo, mentre nella vicina torre regia troveranno rifugio gli
equipaggi delle barche inseguite dai pirati13. Solamente verso la
fine del Seicento con il venire meno del pericolo e con la ripresa
economica , esse diverranno “rase ed aratorie”. Le terre saranno
affittate per tre anni, con contratti annuali e pagamento in denaro,
ad uso di pascolo “d’ogni sorte di animali, forchè porci, ma
solamente per quelli servissero per uso di mandria o vaccarizzo”.
Seguiranno altri tre anni ad uso di semina, con contratti triennali.
Il primo anno era franco a maggesare e per i seguenti seminatori il
pagamento era in grano al raccolto. Per antica consuetudine il
conduttore, prevedendo una annata sterile, aveva la possibilità di
rinunciare al raccolto ed al pagamento del primo primo anno di
semina che era il secondo di fitto. Come in tutte le altre gabelle
situate a capo Nao, le rese saranno particolarmente scarse a causa
della aridità del luogo, come denotano nelle annate secche i
numerosi atti di rinuncia del raccolto da parte dei coloni che
avevano in fitto i fondi14.
Il Nola Molise alla metà del Seicento così descriverà la località:
"Appresso verso mare è quel fruttifero, et tanto utile territorio,
detto Alfiere.. Seguendo il camino verso il capo delle Colonne, si
ritrova verso mare a mezzo dì la fontana detta Scifo, così detta
hoggi, perché i Crotonesi per commodo degli animali, che in quella
bevono, vi hanno fatto di fabrica una pila lunga, che communemente
chiamano Scifo... Seguendo il camino verso la punta di detto Capo
delle colonne passato Scifo viene un’altro piccolo capo, detto
pellegrino"15.
Alla fine del Seicento i maggiori proprietari di terre nella
località saranno i Gerace che subentrarono ai Pigneri, il cantorato,
il vescovo, il monastero di Santa Chiara ed il decanato di Crotone.
Proprietà minori avevano anche i Mazzulla ed i Petrolillo16.
Scifo Vecchio e Scifo Nuovo
Le due gabelle Scifo Nuovo e Scifo Vecchio rimasero a
proprietari diversi durante il Seicento e per buona parte del
Settecento.
Scifo Vecchio risulta dapprima in possesso di Pelio Petrolillo.
Gravata di un censo di carlini 16 per un capitale di ducati 20 che
annualmente si deve al beneficio di Santa Caterina17, la gabella fu
portata in dote da Cecilia Petrolillo, figlia ed erede di Pelio, a
Filippo de Silva. Amministrata dalla vedova Cecilia Petrolillo che
riscattò il censo18, passò poi ai figli Gio. Batt.a19 e Gio.
Francesco. Il fratello di quest'ultimo Dionisio de Silva nel 1760
possederà come erede la metà del territorio di terre rase ed
aratorie denominato Scifo Vecchio “sito nel territorio di questa
città loco d. il Capo delle Colonne seu Nao entro il quale
territorio si attrova edificata la Regia Torre di guardia detta di
Scifo” e confinante con Scifo Nuovo20.
Scifo Vecchio rimarrà ai de Silva finchè Saveria de Silva,
ereditandolo dal padre Dionisio e dallo zio paterno, il canonico
Giovanni de Silva, non lo porterà in dote al barone Francescantonio
Lucifero. La De Silva “per alcuni suoi bisogni e per reparare alle
strettezze in cui s’attrova detto suo marito” sarà costretta a
vendere il bene dotale nel 1774 ai fratelli Zurlo per ducati 920.
Nell'atto di vendita la gabella è descritta come estesa 15 salmate
di terre aratorie, "oltre certe poche coste scogliose sendo terreno
quasi inutile, affacciante il mare, con suo biviero”21. Scifo
Vecchio allora era attorniato quasi completamente dalle altre
gabelle degli Zurlo dette “li Piani di Nao” e per questa lunga
appartenenza alla famiglia De Silva era anche chiamato Scifo di
Silva.
La gabella Scifo Nuovo dell’estensione di 10 salmate pervenne a
Francesco Antonio Barricellis che l'8.12.1664 per atto del notaio
Isidoro Galasso di Crotone la vendette con altre terre a Gio. Pietro
Gerace il quale se ne stava a Napoli, lasciando l’amministrazione
delle terre al figlio Onofrio22. Fu allora che i confini della
gabella furono spostati e si allargarono andando ad usurpare parte
della confinante gabella di Santa Chiarella di Nao di proprietà del
monastero delle clarisse di Crotone23. Morto Gio Pietro Gerace essa
passò con gli altri beni in eredità ad un altro figlio di costui,
Nicola24, e vi rimase finché quest'ultimo non venne il 14.2.1702 a
convenzione con l'abbate Fabio Caracciolo, figlio terzogenito del
duca di Montesardo, Giuseppe Antonio Caracciolo, al quale la cedette
con altre terre senza patto di ricompra25.
In effetti l'abbate Fabio Caracciolo, intestatario delle terre, non
era altro che un prestanome del duca di Montesardo, utilizzato per
sfuggire alle tasse26.
Infatti il barone di Isola come proprietario del bene burgensatico
avrebbe dovuto pagare all’università di Crotone la bonatenenza.
Fabio Caracciolo sposò Maria Diodata Caracciolo, figlia di Fulvio
Gennaro Caracciolo, primogenito del feudatario di Isola Giuseppe
Antonio Caracciolo.
Fulvio Gennaro Caracciolo ottenne il titolo di principe di Isola
l'8.5.1723 e morto nell'aprile 1745 gli succedette la figlia Maria
Diodata Caracciolo, vedova di Fabio Caracciolo27.
Morta dopo pochi anni Maria Diodata Caracciolo, duchessa di
Montesardo e principessa di Isola, nel 1749 su dichiarazione della
Gran Corte della Vicaria, fu dichiarata erede universale e
particolare della medesima la figlia Ippolita Caracciolo, duchessa
di Montesardo e Principessa di Isola e Marano, la quale aveva
portato numerosi beni in dote a Pasquale Caracciolo principe di
Marano come risulta dai capitoli matrimoniali firmati il 15.4.1744
presso il notaio Giulio Cesare de Sanctis di Napoli.
Tra i beni della dote costituita dal nonno Fulvio Gennaro Caracciolo
e dalla madre Maria Diodata Caracciolo vi erano anche alcune
proprietà in territorio di Crotone nel luogo detto il Capo di Nao e
cioè le gabelle di Scifo con il suo vignale "ed acqua colli suoi
bivieri e loro luogo", Zappaturo, Formosella, il Terzo di Mangione,
il Terzo di Berlingieri, colla di lei acqua e luogo per questa, le
Chianche, la Gabelluccia, Rocchetta, Casazza col suo vignale, il
Terzo Grande, Tenimento e Pratora. A queste proprietà sempre in
territorio di Crotone è da aggiungere un magazzino fuori le mura
della città nel luogo detto il Fosso nella strada dei Cappuccini28.
A prendere reale possesso dei beni fu incaricato dalla feudataria il
suo agente generale di Isola Francesco de Bona, il quale nell'aprile
1749 nel luogo detto Nao enumerò 13 gabelle con effetti burgensatici
( Tenimento, Irto Grande, Pratora, Zitoleo, Casazza, Scifo Nuovo con
fontana e bivieri d'acqua di fabrica, Gabelluccia, Rochetta,
Chianche, Terzo di Berlingieri con fontana di fabrica, Zappaturo e
Formosella)29.
Risalgono alla metà del Settecento alcune liti relative al diritto
di passaggio ed al tentativo di privatizzare le vie pubbliche che
conducevano sui fondi specie quella che “dalla torre del Travaglio
(Marrello) conduce a quella di Scifo”30 e quella che passa in mezzo
a “li Piani di Nao”31.
Gli Zurlo costruiscono il casino
Il 13.5.1763 con atto del notaio Gio. Battista Buonfante di
Napoli, Ippolita Caracciolo, duchessa di Montesardo e principessa di
Isola e Marano ed il marito Pasquale Caracciolo, principe di Marano,
vendono a Francesco Antonio Zurlo, al primicerio Diego Zurlo ed a
Raffaele e Baldassarre Zurlo i beni ereditati in territorio di
Crotone per 13.500 ducati. La vendita è motivata dal fatto che le
terre poste a capo Nao, oltre ad essere fuori dalla giurisdizione
del loro feudo di Isola, sono anche lontane e quindi non possono
ricevere quella cura che dovrebbero avere per essere fruttuose; i
Caracciolo hanno anche urgente bisogno di denaro per valorizzare le
altre loro proprietà e feudi 32.
Pochi anni dopo gli Zurlo, Diego, Nicola e Francescantonio,
aumentano le loro proprietà comprando da Saveria de Silva la gabella
di Scifo Vecchio di salmate 15 con il suo biviero33.
La località che in precedenza era abitata solo occasionalmente da
coloni e pastori, dediti al pascolo e alla semina, assumerà ben
presto una nuova fisionomia. I nuovi padroni in pochi anni
edificheranno il casino, con i magazzini, la chiesa, le caselle ed
il vaccarizzo. Creeranno un grande giardino con alberi da frutto ed
un vigneto e costruiranno due cisterne per raccogliere e conservare
la preziosa acqua della fonte. La nuova struttura economica ed
abitativa, oltre a permettere un insediamento duraturo, assicura un
migliore sfruttamento e vigilanza del territorio ed è al tempo del
raccolto occasione di soggiorno per i nuovi padroni, che
abbandoneranno ben volentieri la città malarica per una località
salubre e con buona acqua.
In questi anni, soprattutto per opera dei mastri crotonesi Domenico
e Nicolò Scaramuzzi, viene edificato il casino nella località Scifo
Nuovo o del Duca. La costruzione è attestata da testimonianze34 e da
atti successivi, relativi alla divisione dei beni tra gli Zurlo di
Crotone.
Da questi documenti risulta che le proprietà degli Zurlo ai Piani di
Nao sono: Formosella, Zappaturo ed un Terzo di Berlingieri oltre a
19 tomolate di timpe e strada sotto la punta della tonnara con tutto
il travaglio, Mangione, la Gabelluccia, il Terzo di Sacramento,
vignali di Zituleo, Chianche, Vignale di Scifo tra le Chianche e
Casazza,Casazza e suo vignale, il vignale delle Chianche, il vignale
della gabelluccia tra Rocchetta e l'Irto Grande, Rocchetta, Erto
grande, Scifo del Duca colle timpe in mare e Scifo di Silva.
Tra le fabbriche oltre al casino vi erano una casella rimpetto a
Capocolonne, un magazzino attaccato al casino in faccia al mare e il
giardino, una vigna e la casetta nel giardino35.
Il 10 marzo 1772 i mastri fabbricatori Pasquale Juzzolino e Domenico
Scaramuzza ed i mastri falegnami Giuseppe Antonio Negro e Antonio
Luca, su richiesta di Diego, Francesco Antonio, Nicola, Raffaele e
Baldassarre Zurlo, fratelli e nipoti, dopo essere stati a Capo delle
Colonne per apprezzare il casino e gli altri edifici esistenti
attestano che le proprietà considerate avevano un valore di ducati
1774 grana 6 e cavalli 2.
Le fabbriche prese in considerazione sono: la casella del Tenimento
o sia vacarizzo, un bivierotto sotto la detta casella con cammino
d’acqua, una casella nella gabella detta L’Inchiuso nella Pratora,
il magazzino a levante in faccia al mare attaccato al casino, una
casella alla parte di sopra dirimpetto a Capo Colonna che non era
ancora terminata di costruire, la fabrica del casino e una casella
di creta nel giardino dove vi erano due cepie o sia pile36.
Fatta la divisione dei beni tra gli Zurlo, nel febbraio 1779 i
fratelli Raffaele e Baldassarre Zurlo, padroni della gabella di
Scifo di tomolate 70 circa con casino ed altri edifici, stimabili di
valore di circa 1500 ducati, confinante con la gabella Scifo di
Silva, volendo erigere una cappella o chiesa rurale presso il casino
per farvi celebrare la messa nei giorni festivi per loro comodità
"quando anderanno colle loro famiglie a villeggiatura in detto
casino" e anche per conforto dei coloni e dei lavoranti che lavorano
nella gabella di Scifo ed in quelle vicine, dotano la costruenda
chiesa rurale dell'annua rendita di ducati 12 per far fronte alle
spese per la celebrazione della messa festiva e per il mantenimento
decoroso dell’edificio sacro (acquisto delle suppellettili e degli
arredi sacri). La rendita dei ducati 12 si percepirà in perpetuo
dagli effetti e rendite della gabella di Scifo ed andranno in
beneficio della chiesa dal giorno che, previe le dovute licenze,
essa sarà eretta37.
Ultimi proprietari
Gli Zurlo ben presto estenderanno la loro influenza su tutta
l’area circostante. Essi oltre a trarre profitto dai loro fondi,
prenderanno in fitto anche i vicini terreni di proprietà
ecclesiastica38. Obbligando i coloni, concedendo terreni ed
anticipando il grano per seminare, accumuleranno al raccolto il
grano per commerciare e speculare.
Dal Catasto Onciario di Cotrone del 1793 si rileva che Baldassarre
Zurlo di anni 43 possiede nella zona di capo Colonna le gabelle
dette Piani di Nao col vignale di Scifo e Chianche ed il territorio
detto Scifo Vecchio39 mentre Raffaele Zurlo di anni 49 possiede il
Terzo di Berlingieri ed un comprensorio di terre dette li Piani di
Nao40.
Dopo l’Unità d’Italia la torre di Scifo fu ceduta dal Demanio dello
Stato al marchese Antonio Lucifero, che la trasformò in dimora
estiva di soggiorno41 e molti terreni di proprietà ecclesiastica
della località, incamerati dall’Asse Ecclesiastico, passarono in
proprietà del barone Luigi Berlingieri che li acquistò dal
Demanio42. Così nella prima metà del Novecento oltre alle proprietà
degli Zurlo, troviamo la torre dei Lucifero e la grande proprietà
del barone Giulio Berlingieri, nota come la tenuta di Capocolonna,
che era costituita dalle gabelle Capo, Scifo, Casazza, Gabelluccia,
Croce, Irticello, S. Spirito, Donatello, Tenimento, Presinace ed
altre per una estensione di 426 ettari a pascolo ed a semina,
all'interno della quale vi era un pozzo con abbeveratoio ed un
abbeveratoio con sorgente43.
Note
1. Nola Molise G. B., Cronica cit., pp.63 -64.
2. Ad Anselmo beringeri de cotroni ducati vinti et sono per lo
preccio dela herba di Xifo che pascholano lo primo anno le bove dela
regia fabrica, Dip. Som. fs.187,II,(1543), ASN.
3. Fran.co Malatacca duc. 10 per l’affitto del terreno de nao
affittato per detto Giulio Leone, Conto del m.co Julio Cesare de
Leone deputato sopra le entrate del vescovato de Cutrone, 1570 et
1571, Dip. Som. 315,9, ASN .
4. ANC. 15, 1583, 32.
5. Pasanisi O., La costruzione generale delle torri marittime
ordinata dalla R. Corte di Napoli nel sec. XVI, in Studi di Storia
Napoletana in onore di Michele Schipa, Napoli 1926, p.435.
6. Collaterale Negotiorum Camere, Vol. 9, ff. 19v- 27r, ASN.
7. Notaio J. Galatio, Cotrone 23.9. 1602, Fs. 1602, ff. 330- 332
AVC.
8. Territorio di Scifo vecchio, "entro il qual si attrova edificata
la regia torre di guardia detta di Scifo, confina con le terre dette
Scifo novo", ANC. 860, 1760, 107- 111.
9. ANC.58,1602,472v.
10. AN.J. Galatio, Cotrone 23.9.1602, Fs.1602, ff.330-332
11. Maone P., Casabona feudale, Historica n.5/6, 1964,p.196.
12. Nola Molise G.B., Cronica, p.65.
13. H. Cota del Piano di Sorrento patrone della tartana S. Giuseppe
e L’Anime del Purgatorio nei primi giorni di agosto dell’anno 1698
mentre sta dirigendosi verso il porto di Crotone è inseguito da
alcuni vascelli turcheschi. Per sfuggire alla cattura dirige la
tartana sotto la torre di Scifo, dove aiutato dai suoi marinai
riesce a togliere dalla barca tutte le vele e gli armeggi per
navigare ed a portarli al sicuro nella torre, mentre la tartana è
portata via dai pirati, ANC. 338, 1698, 94 -97.
14. Nel 1695 M. Cirrelli sementò il vignale detto il Cantone
confinante con la Casazza ma poiché vide che il raccolto si
prevedeva scarso rinunciò il vignale al padrone Honofrio Gerace,
ANC. 338, 1699, ff.14 -15 ; Nel 1735 alcuni coloni che avevano
seminato in territorio di Nao per la sterilità rinunciano i seminati
ai padroni delle gabelle, Reg. Ud. CZ. Cart. S 429/10, Fasc V ; A.
Barbiero affitta per tre anni a semina la gabella S. Chiarella di
Nao delle clarisse, obbligandosi a consegnare al raccolto tt.a 69 di
grano. Prima del raccolto del 1761 a causa della sterilità lo
rinuncia e l’annata dopo non lo semina, ANC. 1268, 1761, 128 - 130.
Lo stesso per la Garrubba di Nao che viene “stimata da non potersi
mietere atteso il sementato è secco per la sterilità dell’acqua”,
ANC. 1268, 1761, 61.
15. Nola Molise G.B., cit., p.63.
16. Acta Sanctae Visitationis... Marco Rama, 1699, f. 134
17. Acta cit. f.157v ; Pelio Petrolillo sposò Fiorenza Zurlo, figlia
di Gio. Domenico Zurlo e di Laura Gullì, ANC. 333, 1674, 41.
18. Il 29 maggio 1710 Cecilia Petrolillo, figlia ed erede di Pelio,
madre e tutrice dei figli ed eredi del fu suo marito Filippo de
Silva, poiché la gabella Scifo Vecchio è gravata da un pagamento
annuo di carlini 16 per un prestito di ducati 20, avuto dal rettore
del beneficio di Santa Caterina, restituisce il capitale in modo da
lasciare liberi gli eredi, ANC. 635, 1710, 27.
19. Gio. Batt.a de Silva possiede un territorio detto Scifo vecchio
luogo detto Nao di tt.a 50, Catasto Onciario di Cotrone, 1743.
20. ANC. 860, 1760, 107- 111.
21. ANC. 1665, 1774, 16- 18.
22. Morto T. Capocchiano che aveva preso in fitto e seminato alcune
gabelle, gabellucce e vignali a Capo di Nao, Onofrio Gerace, figlio
di Gio. Pietro, si impossessa dei beni del Capocchiano. Le vacche le
manda a Napoli a suo padre per venderle, il grano dei terreni
seminati dal Capocchiano se lo porta nei suoi magazzini e vende i
buoi, parte in contanti e parte a credenza, ANC. 659, 1715, 95 -96.
23. Il vescovo Rama trovò che la mensa vescovile possedeva il
territorio Li Vescovatelli di Nao confinante la gabella di S. Chiara
del monastero di S. Chiara di Crotone, secondo le vecchie platee,
“hoggi conf. la gabella detta Scifo novo di Nicolò Gerace e la
gabella detta la Cattiva dell’heredi del qm. D. Felice Mazzulla”,
Acta Sanctae Visitationis.. cit. f.68v.
24. Acta cit., 68v.
25. Le terre vendute da Gio. Pietro Gerace a Fabio Caracciolo nel
luogo "li piani di Nao" erano: Il Tenimento (salmate 45), la Casazza
(salm. 18), la Gabelluccia (salm. 15), li Chianchi e Zappaturo
(salm. 12), Scifo Nuovo (salm. 10), la Rocchetta (salm. 4) e li
Chianchi (salm. 10), Prov. Caut. di Calabria Ultra, 362, f.74
(1723), ASN; ANC. 1343, 1767, 53-54. Le terre furono vendute per
ducati 11.000. Esse erano gravate dal peso annuo di duc. 27 dovuti
al convento di Gesù e Maria a causa di un censo e dal pagamento
della bonatenenza, “seu pagamenti di fiscali “forse debiti alla
università della città di Cotrone”,ANC . 1343,1767, 54.
26. IL sindaco dei nobili di Crotone Ferdinando Pelusio intentò
causa in Regia Camera col duca di Montesardo "che dovendo pagare
docati ottanta l'anno di buonatenenza oltre l'attrasati per un
territorio comprato nelle circonferenze della mede.ma pensa per
mezzo di Roma sfuggire dal detto giusto pagamento per motivo che
havesse comprato il suo figlio clerico", Collaterale Provisioni 350,
ff.37-38 (1718), ASN.
27. Maone P. - Ventura P., Isola Capo Rizzuto, Rubbettino 1981, pp.
146-149.
28. ANC. 1343, 1767, 53-54.
29. ANC. 1063, 1749, 1-10.
30. Nel 1754 venne deciso il rifacimento della torre di Scifo o
Schifo secondo il piano elaborato dal regio ingegnere Adamo Romeo,
ANC. 1125, 1755, 60-81.
31. D. Cavalliero dichiara di non essere mai stato ostacolato in
passato nel passaggio quando aveva in affitto due vignali del
Cantorato situati nella gabella Zappaturo nel luogo detto Nao. I
vignali avevano l’entrata dalla via pubblica che dalla torre del
Travaglio conduce a quella di Scifo e proprio dalla gabella detta
l’Archidiaconato ad uno dei detti due vignali chiamato il Grande e
l’altro il Piccolo dalla strada in mezzo li piani di Nao, ANC. 915,
1760, 57.
32. ANC. 1343, 1767, 53-54.
33. ANC. 1665, 1774, 16-18.
34. Il 16 gennaio 1776 Gregorio Paglia, Lorenzo Lo Santo ed i mastri
Nicolò Bruno e Tommaso Poerio di Crotone attestano tra l’altro che
“parimente in ogni tempo li mastri Domenico e Nicolo Scaramuzzi
fabricatori, come sono stati, ed al presente sono della casa di essi
Sig.ri di Zurlo, fabricandoli casini di campagna”. Gli Zurlo
possedevano il casino di Scifo e quello nel luogo detto Li Bucchi,
ANC. 1528,1776,1v ; 1589, 1778, 69-72.
35. ANC. 1589, 1777, 60- 62.
36. Fabricha del casino misurata canne trecento sessantasette ed un
terzo stimata nello stato generale a carlini venti la canna, docati
settecento trenta quattro grana sessantasei e cavalli otto, cantoni
ed astraco per sudetto casino duc. Quarantacinque, scala di fabrica
canne quaranta che stimata a carlini venti la canna importano duc.
ottanta, cantoni della scala duc. Trentadue. Anteporta num. Uno
carlini trenta, legname e porte duc. Venti uno e carlini nove,
fenestre num. Cinque duc., venti... La fabbrica del casino veniva
valutata ducati 891, grana sessantasei e cavalli otto ed il tutto
assommava a ducati 1774 grana 6 e cavalli 2, ANC. 1589, 1778, 69-72.
37. ANC. 1774, 1779, 23- 24.
38. Nel 1778 Raffaele Zurlo prende in fitto dalla mensa vescovile i
due vignali di Nao ad ogni uso per tre anni, Platea Mensa Vescovile,
1780, f.3 ; Baldassarre Zurlo affitta per 9 anni dalla Cassa Sacra
la gabella S. Chiarella di Nao delle clarisse, Lista di Carico,
1790, ff. 4-5 ;La gabella delle clarisse sarà affittata più volte in
seguito da Gaetano Zurlo, Platea monast.o S. Chiara 1823, f.2, AVC.
39. Catasto Onciario Cotrone,1793, ff.17-18.
40. Catasto Onciario cit. ff.118-119.
41. Valente G., Capo Colonna, Frama Sud 1973, p.58.
42. Quadro dei fondi comprati dal barone Luigi Berlingieri dal
Demanio, Cotrone 22 marzo 1885, AVC.
43. Comune di Crotone, Lotta antimalarica, n. 5331, 26 mag. 1930.

