[Ricordi e avanzi dell’antica terra scomparsa di Tacina]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 30/1997)
Anticamente una vasta parte dell’odierno
territorio di Cutro, compreso tra l’altopiano, il fiume Tacina ed il
mare, era conosciuta come il “tenimento di Tacina” e faceva parte
della diocesi di Isola.
Ancora oggi in località San Luca, sul timpone dominante la foce del
Tacina, avanzi di robuste muraglie e considerevoli resti di
materiale vario testimoniano l’abitato scomparso di Tacina.
Una “terra” di antica fondazione e già indicata come “statio” presso
il “Thargines” nell’”Itinerarium Antonini”.
Al tempo di re Ruggero in questa “piccola città popolosa, posta su
di una punta di terra che sporge nel mare”, così è descritta
dall’arabo “al Idrisi”, sorgeva la chiesa di Santa Maria Maddalena
de Castro Prebetrum, con le sue case, vigne e possedimenti.
Attorno vi erano i ricercati terreni dove d’inverno pascolavano le
copiose greggi delle potenti abbazie greche e latine che con i loro
toponimi agiografici segnano ancora questa contrada.
Ricordiamo tra le greche quelle di S. Nicola di Bucisano, di S.
Nicola di Jaciano e di S. Leonardo e tra le beneddine e cistercensi
quelle di Sant‘Eufemia, di S. Maria di Corazzo, di S. Maria della
Sambucina e di Sant’Angelo de Frigillo.
Con gli Svevi cominciò a rafforzarsi la presenza dei conti di
Catanzaro, dominio che si incrementò don gli Angioini per l’ascesa
della casata dei Ruffo.
La terra di Tacina fu soggetta dapprima a Pietro e poi al figlio
Giovanni. Essi donarono le terre di “Marina grande” e “Marinella”
alle clarisse di Catanzaro che le amministrarono fino ad epoca
recente.
Seguì le vicende dei Ruffo. Fu terra tra le molte del marchese di
Crotone e conte di Catanzaro, Nicolò Ruffo, poi delle figlie
Giovannella ed Errichetta.
Quest’ultima la portò in dote ad Antonio Centelles.
Con la sconfitta del marchese di Crotone, ribelle al re Alfonso, fu
confiscata e posta in regio demanio.
A metà Quattrocento col nome di Torre di Tacina (evidentemente per
la costruzione di una torre nell’abitato) risulta abitata da una
folta comunità di Ebrei e conserva una fiorente economia agro -
pastorale.
Accanto alle terre delle abbazie, ormai in mano ai commendatari, ci
sono quelle feudali, confiscate ed amministrate dalla regia corte,
quelle delle chiese di Santa Maria Maddalena e di Santa Maria de
Castellis, alcune terre facenti parte del feudo di Ypato, ancora
posseduto da Margherita di Poitiers, madre di Errichetta, ed altre
di pochi piccoli proprietari,
Re Ferdinando dopo essersi sbarazzato definitivamente del Centelles,
la rimise in demanio e la fece amministrare da capitani regi finché
nel 1483 la vendette a Giovanni Pou al quale pochi anni dopo la
confiscò per fellonia avendo costui partecipato alla “Congiura dei
baroni”.
Nel novembre 1487 il re per pagare la gente in arme e provvedere
alla sicurezza e difesa del regno rivendette “turrim Tacinae et
casale cum castro seu fortellitio” ed altre terre vicine a Paolo
Siscar, conte di Ayello.
Allora il casale era ancora abitato da un centinaio di persone ma
pochi anni dopo, all’inizio del Viceregno, esso era ridotto a soli
cinque fuochi.
Ancora pochi anni ed alla metà del Cinquecento la terra era data per
disabitata.
Contribuirono all’abbandono dell’abitato la rapacità e la violenza
del barone ed i saccheggi dei Turchi.
Proprio mentre l’antica terra si spegneva i cavalieri di San
Giovanni, avendo perso Rodi, progettavano di costruire nelle sue
vicinanze una grande città ed i Gesuiti, impossessatosi delle terre
dell’antica abbazia di San Leonardo, vi edificarono su una vicina
collina un villaggio o atrio con chiesa e torre per coltivare le
loro terre.
Il nome di Tacina ritorna all’inizio del Seicento quando l’ingegnere
Vincenzo de Rosa per difendere il litorale del Marchesato progetta
la costruzione di alcune torri di guardia, tra le quali appunto una
a Tacina ed una sul vicino promontorio di Posteriore, oggi detto
Torrazzo.
Le torri furono iniziate ma non completate.
I ruderi del casale, detto anche di Santa Maddalena di Tacina, con
la sua chiesa esistevano ancora alla metà del Seicento.
Il vescovo di Isola Antonio Celli riferisce che a Tacina erano
rimasti solamente due o tre soldati in una torre per segnalare col
fuoco l’avvicinarsi delle fuste turchesche.
Come “baronia di Tacina” il feudo spopolato nel 1583 passò dai
Siscar al duca di Nocera. Nel 1595 fu rivenduta ai Doria che ebbero
il titolo di baroni di Tacina e Massanova (un altro casale scomparso
ai confini di Cutro con Crotone ed Isola).
Bisognerà attendere la metà del Settecento per trovare il villaggio
“de lo Steccato” o “Torre dello Steccato” con la sua chiesa e la
torre dove abitava il governatore della baronia.

