[Tasse e frodi nella costruzione delle torri marittime]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su Il Paese nr. 03/1993)
All'inizio del 1580 molte torri marittime erano
già state completate e poste in guardia, di queste ben 49 erano in
esercizio in Calabria Ultra, due nel Marchesato, di Capo Rizzuto e
di Manna in territorio di Isola. Altre torri erano in costruzione e
molte dovevano essere appaltate. Tra quest'ultime le dodici che
Sancho de Sarrocza, "veditore della gente di guerra e fortecze del
regno", aveva segnalato come importantissime da farsi sulla marina
tra il Tacina ed il Neto.
Nell'ottobre 1586, essendo finiti i denari, si stimò che per
completare le 27 torri che allora erano in fase di costruzione nelle
marine del Viceregno abbisognavano almeno 15.000 ducati. Tra le
torri incomplete alcune si trovavano nelle Calabrie (Ultra e Citra)
e precisamente la torre della Ruffa nella marina di Tropea, le due
torri di Briatico, la torre di Angitola nella marina di Pizzo, la
torre di Santa Letterata presso Belvedere, le due torri di Cetraro e
la torre di Scalea.
Per proseguire i lavori, la regia camera decise che dei 15000
ducati, stimati necessari, se ne fosse esatta solo la metà nei mesi
di gennaio e febbraio 1587.
Nel giugno dello stesso anno 1587 il vicerè, ritenendo che era
urgente proseguire i lavori delle torri cominciate e iniziarne
altre, decise di imporre una nuova tassa di 10.000 ducati, suddivisa
in tre terzi ad iniziare dal primo settembre 1587, gravando
complessivamente grana 25 a fuoco le terre vicine alla marina meno
di 12 miglia e metà le altre e quelle abitate da schiavoni e
Albanesi.
Ma i soldi raccolti non durarono a lungo anche perchè subito si
appaltarono altre sei torri, tra le quali la torre della Bruca nella
marina dell'Abbatemarco e la torre di Pentedattilo, così che le
torri in costruzione salirono a trentatre.
Ormai l'affare della costruzione delle torri era diventato
ingovernabile ed inghiottiva sempre più denaro, mentre sempre meno
erano le torri che venivano completate ed entravano in servizio.
Frodi e corruzione aumentavano, i costi si allontanavano sempre più
da quelli preventivati ed i lavori si prolungavano creando occasioni
di speculazione e di complicità tra ingegneri, partitari e
funzionari regi. Si era ormai creato un ceto insaziabile che faceva
fortuna sul prolungamento e l'ampliamento dei lavori, favorendo
l'appalto delle torri meno importanti e ritardando di continuo
l'inizio dei lavori di quelle ritenute strategiche.
Si decise di ricorrere a nuove tasse, sia per finire le trentatre
torri in costruzione, sia per riparare alcune vecchie torri e sia
per costruirne altre tra le quali quelle previste fin dal 1579 nelle
marine del Marchesato di Crotone.
Ai primi di aprile 1590 fu stabilito che per accumulare i 46.000
ducati occorrenti per portare a termine i lavori, si dovesse imporre
una nuova tassa di un carlino a fuoco ,da esigersi terziativa in due
anni, a iniziare dalla Pasqua 1590 e finendo al Natale 1591.
Appena andata in vigore la nuova tassa riprese la costruzione delle
trentatre torri ma nello stesso tempo ne vennero appaltate altre sei
nuove, tra le quali la torre nell'isola di Cirella, la torre di
Palizzi, la torre nella marina di Cropani e la torre di Gallicchio
in territorio di Reggio, la quale pur essendo già stata costruita,
aveva subito danni dalla piena del vicino torrente.
Il numero delle torri da completare salì così a 39, mentre non
andavano ancora in appalto quelle importanti tra il Tacina ed il
Neto.
All'inizio del 1594 i soldi erano ormai finiti e per ottenerne
ancora si assicurava il vicerè che alcune torri erano ormai finite,
tra le quali nelle Calabrie quella dell'isola di Scalea e le due di
Briatico, e che occorreva con urgenza appaltare le torri tra il Neto
ed il Tacina ed altre ritenute importanti tra le quali in Calabria:
una in territorio di Joppolo, una nella marina di Cirò, un'altra tra
Cassano e Corigliano, già costruita precedentemente ma poi distrutta
dal torrente Coscile, e un'altra nel porto di Santo Nicola a Scalea.
Si ricorse come al solito a nuove imposizioni e si decise di
applicare una tassa di 10.000 ducati all'anno per cinque anni
continui ad iniziare dalla terza di Pasqua 1594, gravando ogni fuoco
di grana 2 e 5/6 l'anno per le terre entro 12 miglia dalla marina e
per metà le altre.
Con questa nuova e pesante tassazione si prevedeva anche di dare
finalmente in appalto le torri previste fin dal 1579 dal Carrocza ed
il cui iter burocratico è così descritto in una relazione del
gennaio 1594 dal razionale Antonio Falanga, che aveva l'incarico di
seguire le vicende delle torri del viceregno: "Molto Ill.e S.re
havendo vostra E. per viglietto del sec.rio mayorga delli 4 del
p.nte or.to alla cam.a li facesse relatione il primo venerdi di
quello si contiene in una copia di cap.li di viglietto scritto all'
E. sua per il priori di ungaria in materia delle turri designate
farrosi nel capo delle colonne vi e stato da V. S. commesso li
referisca q.nto possa circa questo par.re e volendo cio esseg.re
referisco come detto priore have accosato a sua Ecc.a che dal fiume
di Tacina sino al capo delle colonne furo l'anni passati designate
farnosi per il qm. Sancio de Sarrocza vedetore generale et alcuni
ingegnieri dudici o tredici turri molto importantissime per
salvatione de populi le quali furo ultimamente confirmate farnosi
per il qm. spettabile don Herrico de Mendocza olim gov.re di quella
provintia de Calabria Ultra il quale insieme con lo ingegniero
Vinc.o de Rosa ando per or.ne dell'E. Sua visitando le marine de
dette provintie et perche il detto ingegniero Rosa a 9 dell'istesso
p.nte mese di gennaro ha referito in scriptis al S. Regente Ferrante
Fornari come da quelle parti era necessario edificarnoseci
quattordici turri cio e tridici nell'infratti luochi del capo delle
colonne conforme all'aviso dato per detto priore et una nel fiume de
neto perche l'altre due sino al numero de turri sidici referite per
detto ingegniero Rosa una chiamata Crocchia nel territorio di
Cropani e gia principiata e l'altra e torre vecchia sita nel monte
Riczuto quale se ha da reparare a respetto delle quali tridici turri
che sua E. ha comandato se neli faccia per la camera relatione il
detto ingegniero ha referito esserno state appontate e designate
farnosi nell'infrascritti luochi et bisognarci l'infrattra spesa cio
e, una nella fiumara de Tacina con spesa de ducati 4000, un'altra in
la care de dragone e vallone de Reytano con spesa de ducati 2500, un
altra nella cala de posterione per il preczo ut supra de ducati 2500
,un altra nella scalea delle castelle per il preczo ut supra de
ducati 2500, un altra nella cala porcella per il preczo ut supra de
ducati 2500, un altra in lo luoco chiamato sbarcaturo per il preczo
ut supra de ducati 2500, un altra in lo luoco chiamato la fenstra
cala de malo et acqua delli burghi rossi per il preczo ut supra de
ducati 2500 ,un altra nel monte chiamato Alfiero per il preczo ut
supra de ducati 2500, un altra nella cala dela cesa e delle candelle
per il preczo ut supra de ducati 2500, un altra nel luoco chiamato
Schifo e capo de piczicarolo per il preczo ut supra de ducati 2500
un altra nel capo delle colonne dove se dice lo mareyello per il
preczo ut supra de ducati 2500: importaria tutta la spesa de dette
13 turre de ducati 34000 et per l'altra torre da fabricarsi nel
fiume de neto a complimento delle 14 ci bisogneriano di spesa ducati
4/m in tutto ducati 38000 et per corroboratione del predetto ho
ritrovato che per consulta fatta per la camera a Sua E. a ultimo di
ottobre 1586 in consultar. 18 f.o 35 per l'imposetione che se haveva
da fare per finire alcune turri che si ritrovavano principiate et
per incominciare alcune altre necessarissime fu tra l'altro referito
all'E. Sua come nella visita che fe il pr.tto Sancio de Sarrocza
nell'anno 1579 de or.ne del Ill.mo qm. marchese de Mondezar all'hora
vicere del regno retrovo che nel detto capo delle colonne era
necessario per securta di quelli luochi e terri al spesso assaltati
da vascelli de infedeli che vi si edificassero 12 torri le quali
erano state ordinate farnose et che per essa camera furo fatti
publicare piu volte banni per la construttione d'esse in virtu delle
quali sibene furo date alcune offerte non parse conveniente
accettarle a causa erano ad alti preczi questo e quanto ho potuto
referire a V.S. alla quale di continuo mi raccomando e bascio le
mani da casa a 13 di gennaro 1594 di v.s. molto Ill.mo Ant.o
Falanga".
Nonostante tutto ciò, bisognerà attendere ancora alcuni anni e si
dovrà procedere ad altra tassazione prima che alcune delle torri
previste fin dal 1579 possano essere appaltate.
(Cunto del Regio Thesoriero di Calabria Ultra nell'anno 1579-1580
per guardia delle Torri; Collaterale ,Negotiorum Camere, Vol. 9,
ff.19v-27r, Archivio di Stato di Napoli)

