[La torre di Trepidò. Il baiulo di Cotronei]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su Cotroneinforma nr. 76/2003)
L'esistenza di una torre ad uso colonico in
località Trepidò è testimoniata da alcuni documenti della metà del
Seicento. Essa aveva, come altre simili, la funzione di porre al
riparo la vita ed i beni dei proprietari in un ambiente
particolarmente difficile e pericoloso.
Nel 1651 su richiesta dell'abbate di Santa Maria di Altilia, D.
Gregorius Ricciuto, il papa Innocenzo X inviava il sacerdote Paolo
Pozella, in qualità di commissario, ad investigare sulla violazione
perpetrata dai baglivi di Policastro ai diritti ed alla
giurisdizione dell'abbazia. L'abbate aveva affittato a pascolo il
territorio appartenente all'abbazia detto Trepidò. I baglivi, per
poter riscuotere delle tasse sul pascolo, avevano carcerato alcune
vacche, che vi pascolavano e le avevano condotte a Policastro. Per
riaverle i proprietari avevano dovuto sborsare una grossa somma di
denaro ed una vacca, delle quattordici che erano state incarcerate,
non era stata più restituita.
Per verificare la denuncia, inoltrata dall'abbate Ricciuto, il 26
settembre 1651 il Pozella fece convocare alcuni testimoni ed il 26
settembre 1651 nel monastero di San Giovanni in Fiore incominciò ad
interrogarli.
Dagli atti formati per il processo si evidenzia la presenza di una
torre in località Trepidò ed il nome dei suoi proprietari, che
allora erano i fratelli Giulio ed Antonio di Chiara.
L'inchiesta
Abbas monasterii Sanctae Mariae d'Altilia et sanctae sedis
Ap.licae delegatus ad tuendum iura et jurisdictiones dicti
monasterii et abbatiae, D. Paulus Pozella sacerdos et in p.nti
informatione Commissarius.
In monasterio Sancti Joannis in flore die 26 mensis settembris 1651
coram ad D. Paulo Pozella comm.m in hac p.nti inform.ne Honoratus
Curcio de terra Sancti Ioannis in flore aetatis suae annor.
quinquaginta ut ipse dixit et eius aspettu apparet testis quo
iuravit tactis corporaliter scripturis esaminatus p.nti informat.ne
toto facto et causa quid quid inde sciret et che dica la verita per
extensum
Interrogatus che arte fa
R. Padre io sono nella guardia delle bacche di Madamma Geronima la
Cava nel territorio della Badia di Altilia loco d(itt)o San Duca seu
tripidò.
Int.s Come passa la carcerat(io)ne delle bacche fatta dalli baglivi
di Policastro che in d(itt)o luoco le pigliorno.
R. Padre io so che venne Carlo Scandale, Antonio Tuscano et altri in
detto territorio e proprio vicino la torre del Sig.re Giulio et
Ant(oni)o di Chiara, et hanno pigliato carcerato quattordici bacche
di Andrea Scavello et le hanno portati a Policastro et ne hanno
estorto grossa somma di denari con havervi ancora ritenutosi una
bacca et non ne hanno restituito più di trideci
Int.s Chi altro può deponere questo
R. Padre lo può deponere Pietro Gio. Pignanello alias Cola Trunso
che è p(ro)prio baccaro D'Andrea Scavello li furno pigliati li
quattordici bacche et anco lo può deponere Pietro Fran.co Oliverio
figlio di Dianora e Carlo che di Carlopoli ma non mi ricordo la
casata
Petrus Ioannes Pignanellus alias Cola Trunso aetatis suae ut dixit
annorum sexaginta et eius aspectu apparet eidem die ut venit coram a
d.m D. Paulo Pozella sp(etia)liter in hac p.nti inform(atio)ne
commissarius in monasterio sancti ioannis de flore ......
Int.s in che esercitio si ritrova con che sta.
R. Padre io guardo li bacche d.Andrea Scavello e semo a trepidò
territorio della badia d'Altilia.
Int.s Come passa la carcerat(io)ne delle bacche pigliati dalli
baglivi di policastro.
R. Padre sono venuti li baglivi di policastro cioe Carlo Scandale,
Ant.o Tuscano, Gianno Cappa, Geronimo il tav(er)nese,Cola Gio. la
meraglia, Pietro D'Attilo et altri et si hanno stroppato quattordici
bacche dalla mia partita cioe d'Andrea Scavello e l'hanno menati a
Policastro e non solamente hanno estorto molti denari ma si hanno
ritenuto una baccha e non si hanno restituito piu di tridici.
Die 28 mensis 7bris 1651 in monasterio S. Joannis in flore coram
R.dum D. Paulo Pozella commissario in hac p(rese)nte informatione
Petrus fran.cus Oliverius de d.a terra etatis suae annorum 25 ut
ipse dixit et eius aspectu apparet testis ....
Interrogatus che arte fa
R. Sig(no)re io sto nella guardia delle bacche delli sig.ri Giulio
et Ant.o di Chiara e semo a trepido territorio della Badia
d'Altilia.
Int.s Sapete come passa la carcerat(io)ne delle bacche pigliati
dalli baglivi di Policastro dove li portarono e quante bacche si
pigliarono
R. Sig(no)re io so che sono venuti li baglivi di Policastro in
d(itt)o territorio ut sup®a e p(ro)prio dove la torre del sig.re
Ant.o e Giulio di Chiara e p.o si volevano minare tutti le bacche e
dopo li pregamo che facevano assai danno e si ni stagliorno
quattordici li quali baglivi li fecero contare esse due volte et
erano quattordici li hanno menate in Policastro et essendo stati
carcerati una notte et un giorno dopo haversi pigliato una quantita
di denari consignarono tridici bacche.
La torre alla fine del Seicento
In seguito la difesa, assieme alle sue terre aratorie ed alla
torre, posta nella Regia Sila e propriamente dentro le terre
dell'abbazia di Santa Maria di Altilia dette "Agnara, Crapara e
Trepidoi", pervenne ad Ippolita Le Piane, del casale delle Piane, la
quale sposò Geronimo Mirabello ed andò ad abitare a Cosenza. Alla
sua morte la difesa passò al marito, il quale all'inizio del
febbraio 1690, tramite un suo procuratore, prese possesso della
difesa e della torre, "in essa difesa esistente, tirando la porta et
fenestre aprendo, chiudendo" ( Valente G., La Sila dalla transizione
alla riforma (1687 -1950), Studio Zeta, 1990, pp. 340 -341.
Il baiulo di Cotronei
Il baiulo di Cotronei Giuseppe Vetere incarcera alcuni animali, in
quanto i proprietari rifiutano di pagare le tasse. I proprietari del
bestiame che hanno avuto in fitto i terreni per il pascolo
protestano e non vogliono riscattare il bestiame. Poiché i
proprietari tardano a pagare, il baiulo minaccia di vendere gli
animali carcerati.
In p(rese)nza di noi p(ubli)co Apostolico e Reg(i)o Not(a)ro
Filippantonio de Rosa della T(er)ra di Roccabernarda com(pa)re
Giuseppe Vetere Baglivo della terra delli Cotronei, e dice, come
sendono stati da esso comp(aren)te carcerati li bovi del
V(enerabi)le Munistero del casale di S(ant)a Maria d'Altilia, ed una
vacca di Antonio Morfone, che pascolavano a guardia fitta col
custode nel territorio di d(ett)a T(er)ra delli Cotronei, tutto che
dalli messi di detto V(enerabi)le Munistero, e Frate di Pasquale
più, e più volte siasi andato in d(ett)a T(er)ra de' Cotronei a
vedere d(ett)i bovi, e present(ement)e in custodia de med(esi)mi si
tenga il bovarello del massaro di d(ett)o V(enerabil)e Munistero,
tuttavolta dal R(everendissi)mo P(adre) Abbate di d(ett)o
V(enerabil)e Munistero non si è curato nè si cura pagare in potere
di esso Baglivo li jussi della Bagliva per escarcerarsi d(ett)i
animali; Pertanto sene comp(a)re avanti di voi sud(ett)o not(a)ro, e
fa istanza, che facessivo sapere, e cerziorassivo a d(ett)o
R(everendissi)mo P(adre) Abbate di d(ett)o V(enerabi)le Munistero,
acciò fra lo spazio di giorni due, dopò senza altra dimora pagasse
ad esso Baglivo li jussi alla d(ett)a Bagliva spettantino per d.i
bovi carcerati, ò che fra detto termine si riscattasse li cennati
bovi, e vacca, in caso contrario elasso detto t(ermi)ne, si
procederà alla vendita di d(ett)i bovi, e vacca; e così dice, e fa
ist(anz)a hoc volendo, che la p(rese)nte coll'atto della notifica
ritorni ad esso comp(aren)te.
I monaci protestano e non vogliono pagare le tasse per riavere gli
animali, in quando il monastero per privilegi è immune dal
pagamento.
Si hà di fare una comparsa dal cellerario in questo modo. Compare
inanti il molto R.do N. priore et legato perla Santità di N. S.
Paulo papa quinto il R.do N. cellerario de detto ven.le monasterio,
et dice come havendo Gio. Tomaso di Chiara pigliato in affitto la
difesa di San Duca, sita et posta ... dal detto venerabile
monasterio, in detta difesa ci ha fidato le vacche di N. N. N. et
questi giorni passati Marco di Arangi d'Aprigliano che have in
affitto la baglia delli Casali di Cosenza ha fatto pigliar carcerati
dette vacche dentro detta difesa dalli N. N. suoi ministri, et dopò
l'ha rilasciati in plegeria, et pretende farci pagare dalli padroni
di dette vacche una somma di dinari per ragion de disfida, et fida
imponendo per questo una nuova impositione, et Gabella in prejuditio
delle terre dell'abbadia di detto venerabile monasterio usurpandosi
perciò perturbando et occupando li ragioni, et beni ecclesiastici
mentre impedisce che li affittatori di essa abbadia et li fidati da
quelli non si possano pascere liberam(en)te le terre affittateli
della pacifica possess(io)ne in che si trova detto monasterio, che
li suoi affittatori et fidati da essi possono liberamente pascere in
detta difesa, per tanto ricorre da V.stra Paternità R.da et in virtù
della potestà datali da N. S. per la conservatione delli beni, et
juris(ditio)ne di esso monasterio voglia dechiarare incursi in
scomunica riservata alla sede ap.ca li p.tti Mario et N. N. che
hanno carcerato dette vacche, et monirli ancora sotto censura che
non debiano dar molestia alcuna alli detti patronali di vacche di
Cutro, ne a loro plegi, per causa della plegeria data per la
discarceratione de dette vacche come è stata per .. con astrengersi
ancora a rifar tutti danni spese et interessi.

