[La Torretta di Crucoli]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 1/2002)
La costruzione di un edificio detta “Torretta”
sembra da collocarsi verso la metà del Cinquecento, durante il
periodo in cui Crucoli fu sotto la signoria dei D’Aquino. Di essa
non c’è accenno nella “Lista delle entrate” presentate da Giulio
Aquino, dopo la morte della madre Aurelia, avvenuta nel maggio 1543.
Tra i vari corpi feudali vi si nota il “curso della marina” e la
“difesa dela foresta”1. Bisognerà attendere il Relevio presentato
nel 1590 da Carlo D’Aquino, conte di Martorano e signore di Crucoli,
per trovare tra le entrate feudali il toponimo “Torretta” ( Taverna
della torretta alla marina, ghiande ed erbaggi delle difese
Torretta…)2.
Da questi documenti sembra quindi che la Torretta fu costruita dai
feudatari di Crucoli, al tempo delle incursioni turche sulle marine
ioniche, in particolare dopo il saccheggio di Crucoli del febbraio
15773. Essa aveva il compito di proteggere le tenute feudali alla
marina e di difendere il luogo nel quale avveniva l’imbarco del
grano, che i feudatari vendevano ai mercanti napoletani.
Situata sulla strada pubblica costiera, fu utilizzata dagli
Amalfitani anche come luogo di accoglienza. E’ di Francesco Marino,
vescovo di Isola (1682- 1716), una lettera diretta al marchese di
Crucoli Oronzio Amalfitano, con la quale lo ringrazia per
l’ospitalità concessagli nella “sua deliziosa Torretta”, durante un
viaggio dalla nativa Campana ad Isola4.
Imbarco del grano
La “torretta” fu utilizzata soprattutto per conservare,
permettere e proteggere l’imbarco del grano, che il marchese di
Crucoli incettava e vendeva ai mercanti napoletani.
Questa funzione è evidenziata da alcuni atti notarili. Nel luglio
1704 Francesco Duarte, procuratore del marchese di Crucoli Oronzio
Amalfitano, vendeva a Luca Giovanni Terranova tremila tomoli di
grano “mischigli”, parte dei quali erano conservati nei magazzini
della Sala e parte “entro li magazeni dela Torretta di Crucoli”5.
Alcuni anni dopo, sul finire del 1756, Michele Acanfore del Piano di
Sorrento, patrone della tartana “Sant’Anello e L’Anime del
Purgatorio”, fu incaricato dai mercanti napoletani Giacomo Scherini
ed Antonio d’Urso di imbarcare un carico di 3700 tomoli di grano,
dei quali 3300 nella marina di Crucoli e 400 a Crotone. Per tale
motivo il 30 dicembre 1756 al patrone fu consegnato dai mercanti un
ordine a firma del marchese di Crucoli Nicola Amalfitani diretto a
Giacomo Melissioti, che invitava quest’ultimo a consegnare il grano
al patrone, che sarebbe stato inviato dai mercanti. Il patrone
giunse col suo bastimento nel porto di Crotone ed il 25 febbraio
1757 via terra si recò per vedere se era pronta la merce, che doveva
imbarcare. Egli trovò che il grano si stava ammassando e conducendo
nei magazzini, che erano situati “nel casino dell’appressata marina
e giurisdizione dell’appressato Sig. Marchese denominato volgarmente
la torretta di Crucoli”. Solamente il 20 marzo tutta la merce era
pronta per essere imbarcata ed il 26 marzo il patrone si recò con il
suo bastimento nella spiaggia di Crucoli, dove trovò nel casino sia
Giacomo Melissioti, che molte altre persone del servizio del
marchese6.
Un assalto ai magazzini
Durante la grave carestia, che colpì il regno tra il 1759 ed il
1765, all'inizio del febbraio 1764 la protesta popolare assunse un
po’ dappertutto forme violente con i primi assalti ai magazzini.
Il giorno lunedì 27 febbraio un centinaio di cittadini e
paesani,"d'ogni stato e condizione", di Rossano “ben armati” si
recarono nella marina di Crucoli “luogo detto la Torretta” e
scassati i magazzini, che vi si trovavano, presero tutto il grano
che vi si trovava. Il grano, che apparteneva ad Anibale Montalcini
di Crotone ed a Giuseppe Orsini di Scandale, fu trasportato dagli
assalitori parte per terra e parte per mare. Il primo fu portato
direttamente in Rossano mentre il secondo fu sbarcato dapprima nelle
località Casiello e Torre Pinta e poi da qui fu portato in Rossano.
Secondo i magazzinieri Dionisio e Vincenzo Frisenda, magazzinieri e
conservatori di grani di Giuseppe Orsini, che assistettero ai fatti,
il grano che era conservato nel solo magazzino dell'Orsini ammontava
a 1155 tomoli. I magazzinieri non potettero impedire l’evento in
quanto i Rossanesi se ne impadronirono “con violenza e mediante
scassazione” dal magazzino dove i grani erano riposti. I Rossanesi
asportarono il grano senza misurarlo e si impegnarono a pagarlo in
seguito alla ragione di carlini 25 il tomolo. Giunto il grano a
Rossano, furono eletti i due deputati D. Berardino Misischi e D.
Pasquale Monticelli, i quali col consenso di coloro che formavano il
reggimento della città, fecero vendere pubblicamente il grano
asportato a ducati quattro il tomolo. In seguito alcuni accusarono
il sindaco Giuseppe Greco e gli eletti, tra i quali Matteo Pietra,
di aver fatto crivellare la parte migliore del grano per loro uso
privato e di aver speculato sul denaro riscosso dalla pubblica
vendita, utilizzandolo in parte per il pagamento dei proprietari del
grano, ai quali era stato preso, ma il rimanente fu speso per il
pagamento della neve ed in compra di animali vaccini per mano del
magnifico Gasparre Carramone per uso e grassa dell’università di
Rossano7. All’inizio di luglio dell’anno dopo un mastrodatti della
Regia Udienza di Cosenza con due sbirri si recò nella città di
Rossano ed ottenuto il permesso dall’arcivescovo della città di
notte arrestò D. Benedetto Greco, il Padre Celestino Pignatale
dell’ordine di San Giovanni di Dio ed il padre Tomaso Felice
Novelli, guardiano dei minori conventuali. I tre religiosi furono
condotti nelle carceri del Regio Tribunale in quanto imputati di
sedizione e di aver spinto al tumulto il popolo di Rossano, “ che
l’anno scorso in occasione della nota penuria aveva con la forza
portato via il grano che si trovava nella Torretta di Crucoli”. I
tre saranno rimessi il mese dopo in libertà8.
Note
1. Maone P., Dominatori e dominati nella storia di Crucoli,
Rossano 2000, p. 62.
2. Maone P. Dominatori cit., p. 67.
3. Valente G., Calabria Calabresi cit.,p. 235-236.
4. Marino F., Lettere familiari, Rossano 1989, p.33.
5. ANC. 497, 1704, 39-40.
6. ANC. 859, 1757, 150v-151.
7. ANC. 916, 1764, 62v; 1326,1772,71-72.
8. Russo F., Regesto, XII,(65668).
Inventario della Torretta di Crucoli
“E successivamente per proseguire l’annotaz.ne sud.a oggi li 19
del sud.o mese di 8bre della Xma Ind. e dell’anno 1762 da questa
terra di Crucoli ci siamo conferiti nella Torretta territ.o della
med.a terra, ed essendo ivi giunti, col Reg. Giud.e a contratti e
test.i, colà abbiamo ritrovato l’anzid.o Fran.co Ratta, e Dom.co
Vitetta, il p.mo che teneva la chiave del casino di d.a torretta ed
il secondo le chiavi delle camere e camerini dove soleva abitare
l’anzid.o q.m D. Bruno, ed aperta la p.ma porta del casino per esso
Fran.co Ratta, e la seconda per d.o Dom.co Vitetta, e proprio della
CAMERA DELLA MARINA, nella med.a abbiamo ritrovato li sott.i
annotati mobili.
In p.mis un lettino a padiglione con due matarazzini. Una coverta
imbottita. Due coverte bianche di bombace e quattro piene di
coscini, due de quali con faccie vecchie, ed il d.o lettino senza
padiglione. Una boffetta rotonda coverta con tela tinta per sop.a
sei sedie di paglia verde indorate. Un bastone con pomo di ottone.
Due scopette, cioè una lunga, ed un’altra corta guarnite di acciaio
e l’altra di ottone Nel CAMERINO appontone.Una cassarola di rame,
quattro tielle, tre piccole, ed una mezzana. Una fressura di ferro
piccola. Una statere con la coppa di rame. Una cocchiara di ferro.
Una braggiera vecchia. Una craticola. Due cocchiare vecchie. Uno
scamarello. Un Imbuto di landa. Due candilieri uno di ottone e
l’altro di cristallo col piede di stagno. Piattini di creta num.o
nove, fra quali uno mezzano. Tre marmitte con coverchi di creta. Una
sedia verde. Due bacili di creta. Una saliera di creta. Una trappola
di ferro. Un pezzo di sale di due pise in c.a. Tre garrafoni vacui.
Un ferrajolo di sferracane usato. Un giamberchino e calzoni di
volante di tela verde. CAMERA DI APPRESSO NELLA LOGGETTA. Due
matarazzi, uno grande, ed un altro piccolo. Una coverta imbottita.
Corte bianche di bambace num.o tre usate. Un paio di lensuoli usati.
Due coverte di lana vecchie. Due piene di coscini. Due vajnette, una
ordinaria e l’altra buona. Due stucchi a cassettini con sei coltelli
con maniche d’osso bianco per uso di frutti gelati, cioè sei per
ogni stucchio. Dodeci piattini e chiccare della cina per casa. Una
sajaletta con pesi. Un bacile, con un bocale di creta per lavare.
Una scopettina guarnita di accajo. Un paio di calzoni di adelante
nuovi. Una scarpa nuova. Una gualdrappa e gualdrappini di scarlato
gallonate d’oro vecchie. NEL CAMERINO DELLA TORRE dove soleva
dormire il d.o q.m D. Bruno. Due matarazzini. Due coscini. Una
coverta bianca di bambace. Due giamberghini di pelle, uno giallo, e
l’altro nero. Una veste alla turca di tela di persia. Un
giamberghino di seta vechio. Un gioppone rosso vecchio. Un coricugno
di panno verde con giamberghino di panno ordinario. Un giamberghino
di panno vecchio. Un gioppone rosso vecchio. Una giamberga verde di
campagna, Un pistone ligato. Un candeliero con lume di cristallo e
col piede di stagno. Un altro candeliere di stagno. Un bacile di
panno verde. Un cielo di cortina di tela di persia per suo lettino.
Una bisaccia di vacchetta di fiandra, dentro il stipo al muro. Una
ramiera piena di tabacco di libre due inc.a suggellata. Un’altra
ramiere anche di Avana principiata, di due libre in c.a. Sei altre
ramiere piccole vacue. Due bicchieri, e barillotto di cristallo, uno
de quali pieno di magnesia. Una boccia di cristallo. Una cartiera
vecchia foderata di pelle nera. NELL’ALTRO CAMERINO. Sette garrafoni
con poca acquavite. Un cridenzone con otto tirafuori, nel primo
quattro patigle di pistole, cioè paia tre guarnite di accajo, ed una
di ottone indorato. Un torposatojo di stagno per cose. Secondo
tirafuora con dieceotto libri d’istorie ligati alla rustica. Terzo
tirafuora vacuo. Quarto tirafuori due libri d’istorie. Quinto
tirafuori con uno scacchiero robe di creta ed una scatola con gomma
d’oliva. Sesto tirafuori con un libro, e poco carta da scrivere.
Settimo tirafuori una scatola con ingenzo. Stipo dentro al muro sei
piattini con diece chiccare per cafè, e pochi cristalli. Un armaro
con di dentro un paro di pistole guarnite di accajo. Uno scopettone,
ed uno cintorino di velluto verde. NELL’ALTRO CAMERINO, due facce di
coscini, una cariola e nel tirafuori di quella cinque riposatoi, ed
una cafettiera di creta . Nell’altro tirafuori una olivera (?) di
rame d’otto luoghi. Una tiella. Tre barchiglie e tre bucconotti di
rame. Una scrivania con cinque tirafuori vacui con diversi
garrafoncini al di sopra. Una cantinetta per acquavite con quindici
fiaschetti. Tredici bottigli vacue. Una bilancia d’ottone. Stipo
dentro al muro con diversi vasi di vetri, creta, ed uno di
cristallo. NELLA TORRE AL CAMERINO. Barchiglie nove. Diece
bucconotti n.o tre. Pirretti di vetro n.o quattro, due piene di
vino, uno di aceto, ed uno con poco tabbacco in corda a pezzetti.
Una cantinetta con due vasi di stagno. Una pettorina divisa in due
pezzi. Una tinella con poca tonnina. Più pezi candele di sevo. NELLA
SCALA DI D.A TORRE con una braggiera. NELLA CAMERA SOPRA LA CUCINA.
Una scopetta dentro una cassa di legname guarnita di ottone
indorata. Una sella con fondi di pistole, cigna ed una staffa.
Piatti di creta grande num.o diece otto, diece garrafoni e
garrafoncini vacui. Una sorbettera grande. Un piede di braggiera.
Trenta cinque bottiglie di vetro vacue. Stipo dentro il muro con
diecesette cafettiere di creta. Quattro riposatoj. Otto bottiglie
vacue. Una marmitta ed un bocale di creta. Un guarnim.o, cioè
testera di briglie e pettorale…” (Reg. Ud. Prov. maz. 8, fasc. 74,
ff. 15v-18, 1762, ASCS.

