[Alcune torri di uso colonico nel territorio Crotonese]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 8-12/2005)
In territorio di Crotone esistevano numerose
torri di uso colonico.
Esse sorgevano per lo più tra la foce dell'Esaro, le colline ed il
mare, sulla pianura a sinistra del fiume e lungo la valle Lamposa;
la quale già nella metà del Seicento, al tempo del Nola Molise, così
è descritta: “piena di bellissime vigne, vaghi giardini, forte
torri, acque fresche, et e molto dilettevole, che non si può vedere
più amena Valle di questa....Scendendo alla parte della marina vi è
una bellissima pianura detta lo palazzo, dove anco sono bellissime
vigne, et giardini con ogni sorte d’alberi di citrangole,
lemoncelle, cedri, dattoli, et quanto si può desiderare, con torre,
et acque sorgenti bellissime, che per la vista del mare sono luochi
esquisitissimi”1.
La località, con terreni buoni e facilmente irrigabili, era divisa
in piccoli poderi, chiusi con fossi e siepi, coltivati a vigneto, ad
orto ed alberi da frutto.
Quasi sempre accanto alla torre vi erano anche una casella, il pozzo
con sena e pila, l’orto, il parmento per la vendemmia, la stalla per
gli animali, il vaglio ecc..
Parte di queste torri fu costruita tra la fine del Cinquecento ed i
primi anni del Seicento e parte dopo la crisi seicentesca e nella
prima metà del Settecento. E’ sul finire del Cinquecento che, per
cautelare la vita ed il raccolto dalle razzie turchesche e dai
banditi, i feudatari e gli aristocratici cominciarono ad edificare
alcune torri nei loro vasti possedimenti e nei loro giardini. Fu
tuttavia negli ultimi anni del Seicento e nei primi decenni del
Settecento che aumentarono nella pianura vicino alla foce del fiume
Esaro e lungo la valle Lamposa le chiusure con giardino, torre,
vigne, ortalizii, alberi fruttiferi, caselle, pozzi ecc.. La
superficie a "giardino" che durante il Cinquecento e nei primi
decenni del Seicento si era allargata erodendo il bosco ed i
ristagni, nella seconda metà del Seicento a causa dello spopolamento
e delle cattive annate si era ristretta e molti giardini si erano
inselvatichiti o erano divenuti terre aratorie ed a pascolo. Molte
casette di campagna e torri erano state abbandonate e si
presentavano “dirute” e scoperchiate, mentre le vigne ed i frutteti
non più coltivati si erano ridotti “nemorosi” e ”terre vacue”. Sul
finire del Seicento, con la rinascita del commercio e l’assenza
delle epidemie, le terre a giardino nuovamente cominciano ad
espandersi sulle terre aratorie ed a pascolo nelle località
Campitella, Fiorino, nelli Cudi, a Maccuditi, a Pignera e vicino al
vallone e ponte di Esaro e alla valle Lampusa.
La fase espansiva si prolungherà anche durante i primi decenni del
Settecento quando alcuni dei numerosi "vignali", ridotti da più
tempo a terra aratoria, divengono vigne a Gazzaniti, Lampusa, Li
Cudi, Palazzo, Gesù Maria, Campitella e Rotonda. La riconversione
interessa soprattutto l'area compresa tra i vignali Mortilletto e
Maccuditi e le località Lampusa e Vallone di Esari.
Sulla proprietà burgensatica molto frazionata, si estendono le
"chiusure vitate et alborate" con caselle, torri, magazzini, orti,
stalle, magazzini ecc.. Proprietari delle chiuse e dei giardini con
torre ed altri edifici sono gli aristocratici crotonesi Pipino,
Syllano, Pelusio, Barricellis , Aragona, Presterà , Ormazza,
Suriano, Lucifero, Berlingieri, Montalcini ecc.. A questi si
aggiungeranno, o subentreranno, durante il Settecento alcuni
ecclesiastici e mercanti di grano: Messina, Vennere, Maccarrone,
Milioti, Montefusco, Suppa, Asturello, Manfredi, Antico ecc..
All’espansione del vigneto, del frutteto e dell’orto con la
costruzione di numerose nuove torri, caselle, stalle ed altri
edifici seguirà il biennio 1743/ 1744, ricordato per la grande
piovosità, per il freddo e per il terremoto. La grande siccità che
precede e segna le annate precedenti e quella famosa del 1750,
causata dalla mancanza di piogge primaverili, che hanno “inaridite
tutte le vigne con danno notabile delle ulive e di tutta la
campagna”, ed il successivo periodo caratterizzato da raccolti
scarsi e dalla grave carestia che dal 1759 si prolungherà fino al
1764, determineranno da una parte il declino e l’abbandono di molti
giardini e vigne, dall’altra l’accumulazione delle terre e dei
giardini ed il sorgere ed il consolidarsi di strutture agricole più
consistenti ed articolate rappresentate dai casini, appartenenti ai
grandi proprietari delle terre e dei capitali.
Evoluzione e decadenza di un giardino
Per avere un’idea della composizione e della consistenza di un
giardino settecentesco riportiamo la descrizione del giardino detto
il “Palazzotto”. Il giardino fu portato in dote nel 1741 da Rosa
Berlingieri, che andò sposa al barone Dionisio Lucifero: “
consistente detto giardino in sette pezze di vigne con alberi
fruttiferi nelle strade, terre vacue ed altre per ortalitii, ripiena
tutta d’alberi fruttiferi, con sena macinante, pozzo, pila e
canalette di fabbrica per uso dell’orto e tutti l’ordegni necessarii
per lo medesimo con parmento di fabrica, tine, fiscoli, barili ed
altri ordegni per vendemmiare le vigne con botti per conservare il
vino et altresì con torre consistente in due camere con intempiate,
coverture, pavimenti, finestre, porte a serrature con ponte
allevatore, bassi di detta torre con scala di pietra, stalla, cucina
separata da detta torre, cortile di legname, muro nel giardino
d’agrumi, pilastri di fabrica per le pergole, cavalcature per la
siena e tutte l’ordegni convenienti e necessari per mantenere la
sena governar, et adacquar l’orto, l’alberi et le vigne et
vendemiarla”. Alcuni anni dopo a causa delle cattive annate e per il
malgoverno del barone Lucifero lo stesso giardino si presentava
completamente distrutto: “tolse l’orto, dismesse la sena con
vendersi le cavalcature et l’ordegni, vendè le botti et l’ordegni
tutti, che v’erano per vendemmiare et governare le vigne, lasciò a
descittione del fato la torre, spogliandola anche delle tavole,
dell’intempiature et diede in affitto non solo le vigne ma le terre
vacue et quelle dell’orto ad uso di semina, tanto che vi fece
seccare tutti gl’alberi fruttiferi e che vi erano perchè col tal
affitto levò loro l’inaffiamento dell’acqua nell’està e vi permise
il fuoco coll’incendio delle restoppie necessario per l’uso della
semina, oltre delle deteriorationi procurate nonche commesse nelle
vigne et nell’alberi fruttiferi che si ritrovavano nelle loro
strade, non curando, che si tagliassero o che fussero malgovernate,
tanto che fra pochi anni le terre dell’orto, et vacue si viddero
tutte spogliate d’alberi et nelle vigne migliara di viti mancanti
con gran quantità di alberi fruttiferi et quelli romaste si vedevano
malgovernate. Così nelle fabriche che vi ha caggionato sommo
discapito e danno, osservandosi la stalla caduta, la cucinella
distrutta, le mura del giardinello parte caduto, et parte malpatite,
le canalette pozzo e pila molto discapitate et patite, così per la
mancanza dell’acqua che per l’uso dell’arato; la torre con la scala
et ponte perchè non guidati e custoditi molto patiti e discapitati a
segno di non potersi abitare”2.
La cura e la custodia del giardino era affidata ad ortolani,
giardinieri e vignieri quasi sempre forestieri. I catasti di Crotone
riportano i loro nomi. Nel catasto onciario del 1743 troviamo Zetera
Tomaso, Scandale Gaetano, Scoleri Domenico, Siniscalco Domenico,
Polizzella Antonino, Greco Giuseppe, Jannice Bonaventura, Jannice
Cesare, Jorio Isidoro, Abbate Antonio, Bruno Vito, Calabria Isidoro,
Cavaretta Marco, Cavaretta Antonio, Ciordo Francesco, Cirico
Gioacchino, Codispoti Leonardo, Condariere Giosafat, Cosentino
Gaetano e Di Pace Francesco. Il catasto di Crotone del 1793 riporta
i nomi di numerosi “vigneri” forestieri: Vincenzo Costa vignero di
Stricagnolo, Saverio Sgrò vignere di Massa, Serafino vignere che
stata con Scipione di Vennera, Martono vignere di Carlo Ventura,
Franco Tropea vignere in Giambiglione, Antonio Macrì vignere di
Domenico Messina, Alessandro e Geronimo Puntoriero, Francesco
Mugolino, Filippo Purito, Saverio Scida e Sebastiano Minenti.
A volte l’orto ed il giardino erano concessi in affitto con numerosi
patti e condizioni. Di solito la durata dell’affitto era di tre
anni, ad iniziare dal 15 agosto. Il pagamento era secondo “l’uso
nell’affitti dell’orti e giardini” in tre rate annuali uguali: il
primo terzo avveniva il giorno di Natale, il secondo a Pasqua ed il
terzo al quindici di agosto. Riportiamo ad esempio parte del
contratto stipulato il sei novembre 1772 in Crotone tra i coloni
Domenico Friyo e Pasquale Scurace con il primicerio della cattedrale
Diego Zurlo, proprietario del giardino della Potighella.
“Domenico Friyo, e Pasquale Scurace ambe due di questa Città di
Cotrone; Cost(itu)ti in solidum pers(onalmen)te presso gl’atti della
Reg(i)a Ud(ienz)a di questa Provincia, ed in pre(se)nza di me
sott(oscritt)o pub(li)co e Regio Notaro att.io della med(e)ma
deputato vig(o)re banni, li q(ua)li spontaneamente non per forza con
giuramento ed alla pena d’oncie 25 d’oro per cad(aun)o d’essi loro
contravenienti Fisco Reg(io). S’obbligano ins(olidu)m realm(en)te e
pers(onalmen)te pagare, e con effetto consegnare entro questa sud.a
Città al M(ol)to R(evere)ndo Prim(imice)rio Sig(no)r D. Diego Zurlo
Nobile Patrizio della med(e)ma p(rese)nte Docati Cento quattordeci
in moneta usuale cor.te in questo Regno fra lo spazio di tre anni
continui a Docati trentotto l’anno, e questi pagarli terziatamente
secondo l’uso nell’affitti dell’orti, e giardini di questa sud(ett)a
Città, con fare il primo pagamento del primo terzo delli primi annui
docati trentotto del primo anno nel giorno del Santo Natale del
Sig(no)re venti cinque del mese di Decembre di questo sperante anno
Mille Settecento Settanta Due; il secondo terzo nel giorno della
S(an)ta Pasca di Resurrezzione dell’entrante anno mille settecento
settanta tre, e l’ultimo terzo poi nel giorno quindeci del mese
d’agosto di detto entrante anno 1773, e così dapoi continuare a
pagare terziatamente per gl’altri due anni susseguenti. In pace. Non
ostante quals(ias)a liquida eccezione o lig(itti)ma prevenzione;
alle quali essi cost(itu)ti Ins(olidu)m rinunciano. E detti docati
centoquattordeci pagabili come sop(r)a sono per l’affitto del
Giardino detto La Potighella fondo proprio della casa di d(ett)o
Sig.r Zurlo, affittato dal med(e)mo Sig.r Primicerio a detti
cost(itu)ti Ins(solidu)m per lo spazio di anni tre continui, già
principiati dalla metà del pross(i)mo pass(a)to mese d’agosto, et
continuo finiendi alla metà d’agosto del Anno Mille Settecento
Settanta Cinque; e colla potestà a med(e)mi cost(itu)ti ins(olidu)m
d’associare, e subaffittare. Colli infratt.i patti e condizioni.
Tutti gl’alberi, che circondano la vigna, come siano d’olive, ed
altri il frutto de’ quali andar debba in beneficio di d(ett)o Sig.r
Primi(ce)rio Zurlo; con che siano tenuti d(ett)i cost(itu)ti
Ins(olidu)m di ben custodire il frutto degl’alberi sud(et)ti = che
il giardinetto di dentro il vaglio della Torre pure sia, e vadi a
beneficio di d(ett)o Sig.r Zurlo, ed in di lui arbitrio il frutto
produrrà il med(e)mo Giardinetto = All’incontro resta a favore di
detti cost(itu)ti Ins(olidu)m che va compreso nell’affitto, il
quarto inferiore, ed il basso, cioè magazeno di d.a torre, come pure
la stalla; ma però il quarto superiore, ed altri magazini restano
per uso di d(ett)o Sig.r D. Diego.
Siano tenuti ed obligati detti cost(itu)ti ins(olidu)m di lasciare
nell’ultimo anno dell’affitto pred(ett)o in d(ett)o Giardino docati
sette di foglia piantata, e frutta, che trovarono l’istessi
cost(itu)ti ins(olidu)m in tempo che entrarono nell’afitto l’anno
1770; così apprezzati, e pure concordemente convenuto tra esse
Parti. quia sic.
Restano convenuti, ed oblig(a)ti d(ett)i cost(itu)ti ins(olidu)m nel
tempo che usciranno dall’affitto di d.o Giardino non possono
lasciare altro di foglia, e frutta, oltre li sud(ett)i docati sette
che restar debbano per dote del med(em)o Giardino, che docati venti
tre, e non più, quia sic.
Di più, che tutti gl’acconci della sena di tre carlini a basso siano
tenuti, ed obligati farli de proprio, il dippiù però sia tenuto, ed
obligato farlo d(ett)o Sig.r Primicerio D. Diego, il quale deve
anche fare tre catusi l’anno e li fossi nel circuito di d(ett)o
Giardino, quia sic de pacto.
E finalmente siano tenuti come con q(ues)to s’obligano d(ett)i
cost(itu)ti ins(olidu)m fare ogn’anno coll’intelligenza di d(ett)o
Sig.r Prim.rio Zurlo due giornate di alberi, ed in mancanza di
questi, devono fare dette due giornate in elevare il fosso del
giardino pred(ett)o, quia sic.... “3
Le numerose divisioni ed aggregazioni delle proprietà, il mutamento
toponomastico, le finte vendite e donazioni, la esiguità edilizia,
la scomparsa per decadenza o per inglobamento in altre strutture
abitative, rendono spesso difficile tracciare la storia di alcune
torri.
Torre ad Acquabona
I coniugi Laura Cano e Camillo Pipino ed Aurania Foresta, vedova
di Pelio Pipino e madre di Camillo, possiedono un giardino con torre
e altri edifici detto delli capuccini e l'acqua vona. La proprietà
che è ipotecata viene nel 1647 affrancata da Fabio pipino, altro
figlio di Aurania4 e rimane ai Pipino per tutto il Seicento5 colla
denominazione di Valle del Ponte e Piano dell'Acquabona6. Nel 1744
Sigismonda Pipino, moglie di Mirtillo Barricellis, come erede del
fratello Francesco Pipino, possiede “ un comprensorio di terre
detto, Il Giesù, consistente in due vignali di terre rase con
giardino, terre per uso d’orto, vigne, torre magazeni, vaglio
murato, giardinello serrato di fabrica, pozzo con siena, pila, ed
altre commodità all’intorno detto comprensorio di terre serrato di
fossi”. Il comprensorio di terre confina con il Pozzo universale
detto L’acquabona, la chiesa della SS.ma Annunciata, il Ponte
d’Esari e via mediante con la vigna detta di Giesù e Maria7.
Torre a Bonnace (Isola)
Nel 1759 Nicola Marzano, come erede dello zio paterno ed
arciprete della chiesa di San Martino di Rocca di Neto, Leonardo
Marzano, possiede la cappellania di San Giuseppe, di iuspatronato
della famiglia Marzano, fondata in detta chiesa di San Martino.
Pertanto egli possiede una vigna appartenente a detta cappellania.
Tale vigna con torre e terre libere è situata in territorio di Isola
nel luogo detto "Bonnace"8.
Torre di Corazzo
Antonio e Giuseppe Ursini di Crotone nel luglio 1761 dimoravano
“nella torre di Corazzo, territorio di Scandale, "in occasione d’una
picciola villegiatura e luogo appunto indove li sud.ti Sig.ri Ursini
steva nella scugna della loro grossa massaria fatta in quell’anno"9
Torre a Gazzaniti
Il 13.6.1715 il parroco Natale La Piccola vende a Salvatore
Messina una vigna e due vignali presso il ponte d'acqua "con più e
diversi alberi fruttiferi, viti, casella, vaglio di fabrica, pozzo,
chiusura e fosse seu conserva da metter biade confinante con le
vigne e giardino dello stesso Messina"10.
Salvatore Messina, forse prestanome del chierico Domenico Suriano di
Domenico, la migliora con nuove viti ed alberi da frutto e vi inizia
la costruzione di una torre, che nel 1721 è quasi completata11.
Infatti in quell'anno il Messina possiede una vigna con un vignale
con torre, alberi fruttiferi, consistente in otto pezze di vigne al
n.o di dodeci mila viti incirca, con chiusura e cinque fossi per uso
di grano nel luogo detto Gazzaniti confinante con le vigne paterne
d'esso Messina d’una parte, e dall'altra il Ponte dell'acqua detto
Ponte d'Esari e vallonnello dall'altra parte". Anna Suriano, moglie
di Bernardino Suriano, nel 1721 compera per ducati 1033 da Salvatore
Messina la vigna detta di Labruto consistente in “vigna, vignale,
giardino, fossi, chiusura, e torre”12.
Bernardino Suriano il primo aprile 1721 ne prende corporale possesso
" rompendo rami d’alberi, e viti sbarbicando erba...salendo e
scendendo la scala, chiudendo et aprendo la porta e fenestra di
detta torre"13. Il giardino comprato da Anna Suriano confina con
quello di Salvatore Messina, giardino quest’ultimo che alla morte di
Salvatore Messina è ereditato dai figli (Luca, Teresa, Aloysia,
Giuseppe, Bettuzza o Elisabetta, Carlo, Francesco e Giovan
Domenico), i quali nel 1732 possiedono “una continenza di vigne e
terre vacue, torre e pozzo per uso di sena, alborato con alberi e
viti fruttiferi”, che confina con il giardino della Signora Anna
Suriano con vallone mediante con la gabella detta la Rotonda stritto
mediante con le vigne del clerico Gregorio Arrighi"14. In seguito
tutta l’area viene unificata dai Suriano i quali, unendo le due
vigne ed il terreno che le separa, formano un unico giardino. Tra i
beni lasciati nel 1770 in eredità da Anna Suriano ai figli Raffaele
e Gabriele Suriano troviamo :” una vigna nel luogo detto Gazzaniti
con torre, pozzo e pila, che prima serviva per uso di orto, casetta
di campagna e giardinetto serrato di mura, confine la gabella detta
li Cudi. L’istessa che pervenne a detta D.a Anna dall’eredità del
q.m D. Annibale Suriano fu di lei padre” ed “una vigna confine la
Paganella, e la strada publica del Ponte anche con torre di fabrica,
l’istessa che detta q.m Anna comprò dal q.m Salvatore Messina”. “ In
mezo alle sud.e due vigne vi è un pezzo di terra di capacità salmate
tre, che il sud.o D. Rafaele comprò dall’eredi del q.m Salvatore
Messina, per docati quattro cento e col consenso di detta q.m Anna
l’aggregò a dette due vigne, et vi piantò duecento alberi di oliva,
e quattro migliara di viti, oltre li diversi altri miglioramenti di
viti, ed alberi, con suo proprio danaro piantati in dette due vigne,
in modo tale che inoggi fa un solo comprensorio, e vien chiamato il
Giardino del Ponte, e siccome prima di dette due vigne valevano
circa docati duemila e duecento, oggi colli miglioramenti da esso
signor Rafaele fattivi, e col sud.o pezzo di terra all’istesse
aggregato, e migliorato, come sopra ascendono al valore di circa
docati cinquemila”15.
Torre a Lampusa
Nel febbraio1688 il reverendo Carlo Venturi ed il fratello
Ignatio Venturi possiedono un giardino con vigne e torre in località
della "l'Ampusa"16.
Torre a Lampusa
Aurelia La Nocita, vedova di Francesco Asturello, ed il figlio,
il sacerdote Felice Asturello, possiedono “una continenza di vigne
fruttiferi, con alberi fruttiferi, pozzo, e torre” in località
Lampusa confinante con le vigne furono del q.m Gio. Battista
Barricellis, le vigne dette la Torre tonda stritto mediante colle
vigne dette Fiorino, le vigne furono del primicerio Carlo Presterà
ed altri confini.
“Perchè era tutta rovinata e disfatta con una miserabile casella e
terre libere”, Felice Asturello la migliorò, impiantandovi le viti,
gli alberi fruttiferi ed edificandovi una torre.
Nel maggio 1733 Aurelia La Nocita e Felice Asturello concedono la
terza parte della proprietà a Pietro Asturello, altro figlio della
Nocita e fratello di Felice.
In seguito Felice Asturello migliora e aumenta a sue spese la torre,
costruendovi accanto due camere nuove dette "la torre nuova".
Nel luglio 1751 avviene la separazione definitiva della proprietà17.
Nel 1770 Pietro, Dionisio e Caterina Asturello possiedono tra i vari
beni, in quanto eredi della madre Aurelia La Nocita e del canonico
Felice Asturello, “una vigna nel luogo detto Lampuso, confine con
quella del q.m Domenico Tiriolo, D. Giuseppe Smerz, D. Fabrizio
Suriano ed altri confini, consistente detta vigna in salme seu di
terra quindicimila settecento trenta nove viti, diversi alberi
fruttiferi con torre di fabrica”. Nel settembre di quell’anno
avviene la separazione dei beni ed a Pietro Asturello rimane la
vigna18.
Torre a Lampusa
Nell’agosto 1743 Ignazio Rodriguez lascia al nipote Onofrio
Suppa “un comprensorio di vigne con chiusura di capacità circa
tumolate dodeci consistentino in pezze di vite numero sette, alberi
fruttiferi, pozzo, torre ed altro”. Il comprensorio è situato in
località Lampusa e confina da un lato stretto mediante alla
continenza di vigne e giardino del marchese Francesco Cesare
Berlingieri detto della Rotonda e dall’altro lato con una chiusa con
vigne di Tommaso e fratelli Capocchiano.
Il Rodriguez aveva acquistato il vigneto parte da Matteo Piroci e
parte da Giuseppe Rizzuto. Aveva unito le due partii e piantato
numerose viti19.
Nel 1747 Onofrio Suppa vende a Carmine Montefusco “una vigna seu
chiusa con vigne, casetta di campagna ed altro sita e posta in loco
detto Lampusa confine un'altra chiusa del signor tesoriero D. Tomaso
Capochiano ed un'altra chiusa con vigna, torre, pozzo ed altro che
si possedea da detto Onofrio (Suppa) ed ora giorni sono parimenti
venduta a detto Carmine (Montefusco)”20. Nel ottobre 1772 la “vigna
di pezze undeci di viti, e diversi alberi fruttiferi, con torre di
fabrica ed altro”, situata in località Lampuso e confinante stritto
mediante con la vigna degli eredi di Domenico Federico, è ancora di
proprietà di Carmine Montefusco21.
Nel 1793 Michele Montefusco possiede una vigna acquistata dal qm.
Onofrio Suppa22.
Torre a Lampusa
I coniugi Laura Cano e Camillo Pipino e Aurania, vedova di Pelio
Pipino, possiedono una "continenza vinearum cum jardino et turri
posita in loco d.o Lampusa juxta vineas delli venturi "23.
Nel maggio1745 il marchese di Pirrotta, Francesco Cesare
Berlingieri, vende per ducati 1200 al reverendo canonico Felice
Cavalieri "una continenza di vigne con giardino, dico con giardino
d'alberi fruttiferi, terre vacue ed ortalizie, siena, pozzo, pila
acquidotti seu canalette, torre, chiusura et altro al medemo
attinente", sita nel luogo detto Esaro e confinante con il giardino
dell'eredi del fu Bernardo Venturi, d'una parte e dall'altra confine
la gabella Piterà dello stesso marchese Berlingieri e via pubblica e
dall'altra confine la Marina. La continenza era stata venduta al
Berlingieri nel 1725 da Pietro Alimena, marchese di S. Martino e
fratello uterino di Violante Suriano, moglie del marchese
Berlingieri. Il Berlingieri dopo l’acquisto l’aveva migliorata,
aumentando le piante da frutto e le viti24.
Felice Cavalieri che aveva comprato il giardino con la torre e altro
per ducati 1200 era il cognato e prestanome di Benedetto Milioti che
nel 1750 fa valere il suo diritto di proprietà sul “giardino seu
podere con vigna, alberi fruttiferi, terre vacue ed ortalitie, sena
, pozzo, pila con aquidotti seu canalette, torre, chiusura ed il suo
vignale”, che confina con la marina in loco detto Esaro e con il
giardino e vigne dell’eredi di Bernardo Venturi e con la gabella
detta Piterà25.
Torre in località Li Cudi, torre di Giuliano
Nel 1629 Julio Cesare Petrolillo possiede una "continentiam
vinearum” confinante con il vignale di Bunello, le terre di S.
Chiara, “cum turri et aliis aedificiis" in località Li Cudi,
proprietà che era stata del q.m Silvestro Misciascio26.
Il vigneto confinava con le terre del monastero di Santa Chiara e
con le terre dei Farandi.
La proprietà passò poi ai Giuliano e quindi ai Suriano.
Nel 1673 per ordine della gran corte della vicaria venivano messe
all'asta la metà delle terre e delle vigne dette "la torre di
Giuliano" . Esse venivano acquistate da Antonio Suriano27.
A fine Seicento Popa o Ippolita Suriano possiede "il Piano della
torre che fu delli Giuliani", confinante con S.Giorgio grande e S.
Giorgio piccolo28. La “Volta della torre di Giuliano” passò poi a
Dezio Suriano e quindi alla figlia ed erede Violante Suriano, alla
quale fu assegnata in conto delle sue doti. Infatti nel 1719
Violante Suriano porta in dote a Francesco Cesare Berlingieri la
gabella detta la torre di Giuliano, che confina da una parte con la
gabella San Giorgio della mensa vescovile di Crotone e dall’altra
parte con la gabella Vezza e la gabella Gargano, Vallone mediante29
. Nel 1743 la gabella di tomolate 85 detta "la torre di Giuliano" o
"volta della torre" appartiene sempre al Berlingieri e risulta
confinante con Li Cudi, Gargana e S.Giorgio30.
Nel giugno 1756 la vedova Violante Suriano lo vendette per ducati
2150 al decano Gio. Domenico Zurlo.
Nel marzo 1759 su richiesta di Pietro Zurlo e su ordine della Regia
Corte di Crotone, delegata dalla Gran Corte della Vicaria, i mastri
falegnami crotonesi Giuseppe Monaco e Giuseppe Antonio Nero andarono
ad apprezzare e stimare “la legname della torre del Sig. D. Isidoro
Ventura, luogo detto Le Cude”. Essi stimarono che il legname
presente nella torre aveva il valore di ducati 50 ed era stato posto
dallo Zurlo. Il mese successivo i mastri ritrattarono quanto avevano
poco tempo prima affermato31.
Nel 1767 i fratelli e nipoti ed eredi del decano Gio. Domenico Zurlo
vendono per ducati 2150 a Tomaso e Carlo Sculco “il territorio seu
fondo burgensatico di terre rase ed aratorie, con torre diruta,
denominata la Volta della torre di Giuliano”. Il fondo
dell’estensione di circa trenta salmate è situato vicino al vallone
delle Cude, alle terre dette San Giorgio della mensa vescovile e
alle terre dette Gargana32.
In seguito la Volta della torre di Giuliano di tomolate 90 risulta
di proprietà della congregazione dei Sette Dolori detta dei Nobili e
con la soppressione della congregazione a causa del terremoto del
1783 i beni vengono gestiti dalla Cassa sacra.
In questo periodo così è descritta: "La volta della torre di
Giuliano confina da oriente vallone mediante colla gabella Gargana e
dagli altri lati col territorio S. Giorgio33.
Torre a Maccuditi
Morto Scipione Berlingieri parte dell'eredità andò al figlio
Anselmo, parte alla moglie Bernardina Susanna e alle figlie Adriana,
Vittoria e Ippolita.
Quest'ultimi beni furono amministrati dal dicembre 1591 all'agosto
1594 da Mutio Susanna, fratello di Bernardina.
Tra le proprietà amministrate dal Susanna, oltre alle gabelle di
Maccodite e L'Esca34 vi era anche il "giardino, costa et chiusa et
torre de Maccodite". Il giardino era affittato nel 1593 per ducati
70 e le sue vigne davano 14 salme di mosto.
Morta Bernardina nel novembre 1593, il fratello e amministratore
Mutio ne approfitta e si fa vendere il "giardino, costa et chiusa et
torre" per il prezzo di 1000 ducati obbligandosi con le orfane a
versare a loro l'otto per cento del capitale ogni anno finché non
riuscirà ad estinguere il debito. Cessata l'amministrazione alla
fine del 1594 i ducati mille non sono ancora stati pagati35.
Torre a Maccuditi
Nel settembre 1661 la vedova Antonina Ormazza vende per ducati
500 ad Ottaviano Cesare Berlingieri "un suo giardino, con due pezze
di vigne con uno vignale di terre vacue, quale fu del qm. Fran.co
Pelutio, con torre, puzzo, et una casa terrana discoperta, con scala
di pietra a ponte tutta disfatta, posto detto giardino loco
Maccuditi juxta L'Olivella di Mutio Lucifero et il vignale di Gio.
Tomaso Rigitano"36.
Morto nel 1684 Ottaviano Cesare Berlingieri, il giardino passò ai
suoi figli37.
Nell'agosto 1708 Pietro Suriano, sposato con Maria del Castillo,
sorella di Antonio, lascia ai figli il clerico Francesco Antonio e
Giuseppe “un giardino con sua torre e vigne e con sena”, confinante
con il giardino del tesoriero Duarte Francesco38 e il giardino di
Antonio Pelutio via mediante e un vignale confine il sud. giardino
di salamate due39.
Nel marzo 1722 avviene la divisione dell’eredità tra i due fratelli.
A Francesco Antonio Suriano spetta il “giardino con vigne, terre
vacue, torre et ortalitii” che confina con il giardino del cantore
Duarte40.
Torre a Maccuditi
Nel 1718 Gio. Battista Barricellis lascia in eredità alle figlie
Francesca ed Anna i suoi beni. Avvenuta la divisione, a Francesca
sposata con Giuseppe Suriano, spetta "il giardino,loco detto
Maccuditi, con vigne,torre, et altre fabriche, copelli, alberi
fruttiferi, frutti pendenti, botti, tine, che si trovano in essa
eredità per servizio di dette vigne, e giardino”. Il giardino
confina con il giardino del signor Ferdinando Peluso, le vigne di
Cataldo Raimondo e le vigne del fu Gio. Geronimo La Nocita. Il tutto
è valutato per ducati 128041. Nell’aprile 1731 la vedova Francesca
Barricellis dona i suoi beni al figlio Fabritio Suriano. Tra essi vi
è il “giardino cone vigne alberi fruttiferi, terreno vacuo, torre
fabbriche, pozzo ed altro” situato a Maccuditi e confinante con le
vigne di Cataldo Rajmondo, la vigna detta la Torre Tonda di Presterà
e la vigna del fu Ferdinando Pelusio42. Il giardino in un atto
dell’agosto del 1752 risulta “quasi totalmente distrutto per la
siccità in tanti anni occorsa in modo che il frutto non uguaglia la
spesa che annualmente si fa per la di lui cultura”. Esso confina con
le vigne del fu Cataldo Raimondo e quella del fu Ferdinando
Pelusio43.
Nel 1755 l'arcidiacono Suriano ed il nipote Fabritio Suriano, figlio
ed erede di Francesca Barricellis, possiedono in comune una vigna
con torre e scala di cantoni a Maccuditi, valutata ducati 100044.
Torre a Palazzo
L’arcidiacono della cattedrale di Crotone Gerolimo Suriano
possedeva una vigna nel luogo detto “Al Palazzo” con viti, alberi e
torre. La vigna stimata del valore di 500 ducati fu ceduta nel 1670
a Ciccio Suriano. Morto Ciccio Suriano, quattro anni dopo la vigna
ritornò all’arcidiacono45. In seguito pervenne a Decio Suriano e
quindi a Violante Suriano, figlia ed erede di Detio, che la portò in
dote assieme ad altri beni al marchese Francesco Cesare Berlingieri.
Il giardino dotale di Violante Suriano era posto nel luogo detto “Il
Palazzotto”e confinava con il giardino di Pietro Barricellis, quello
di Francesco gallucci e quello della congregazione dell’Immacolata
Concezione46.
Nel 1741 il marchese Francesco Cesare Berlingieri e la moglie
Violante Suriano consegnano a Dionisio Lucifero come dote della
figlia Rosa Berlingieri un giardino con fabbriche riparate, torre
abitata, orto ben governato e sena macinante. Alla fine di agosto di
quell’anno su richiesta del marchese Lucifero e del barone Lucifero
i mastri muratori Geronimo Asturi e Bonomo Messina andarono ad
apprezzare le fabbriche del giardino e stabilirono che il loro
valore era di ducati 848 e grana 9047. Il valore di tutto il
giardino era valutato di circa 2000 ducati, ducati che in caso di
morte di Rosa Berlingieri il barone Lucifero si impegnò a consegnare
come restituzione di dote in denaro contante. Morta nello stesso
anno 1741 Rosa Berlingieri, lasciando due figlie, il giardino rimane
temporaneamente al barone Lucifero. Infatti nel catasto onciario del
1743 Dionisio Lucifero risulta proprietario di una chiusura di
vigne, con terre ortalizie e giardino, torre, fabriche utili e altro
nel luogo detto Maccuditi confinante con la vigna di Pietro
Barricellis. La torre del giardino risulta abitata dal “fatigatore
di campagna” Bruno Incorno e dalla sua famiglia48. In seguito morte
anche le due figlie di Rosa Berlingieri, il barone Dionisio Lucifero
deve restituire la dote, ma il marchese Berlingieri, padre della
defunta sposa, protesta in quanto il giardino non si trova nelle
stesse condizioni di quando era stato consegnato. Verso la fine di
novembre 1744 il capomastro fabbricatore Francesco Ferra di Rogliano
assieme al mastro Santo di Piro di Rogliano su richiesta di Dionisio
Suriano si recano ad apprezzare le fabbriche del giardino dotale.
Essi trovarono “le fabbriche molto discapitate.. la pila della sena
per esser senz’acqua per due o tre anni continui si ritrovava rotta
e fracassata in molte parti, il pozzo anche rovinato, le canalette
rovinate dall’arato insolito in quella terra d’orto, la stalla
cadente.. la torre anche molto patita per non essere da qualche
tempo abitata, o reparata, et detta torre lesionata ancora dal
terremoto,che si è inteso et patito replicatamente in questo anno,
non ostante che per sua magiore sicurezza, et fortezza vi fossero
state poste le catene di ferro da muro a muro”. Essendo stata
trascurata la manutenzione il giardino è valutato per soli ducati
592, molto meno del valore che aveva nel 1741, quando era stato
consegnato come dote al Lucifero49.
Sempre su richiesta del barone Lucifero il 16 aprile 1746 i massari
e pubblici apprezzatori Bonaventura Messina e Leonardo Falbo
andarono ad apprezzare “i soli alberi, viti e terre, senza alcune
delle moltissime fabriche utili e necessarie che in detto giardino
si attrovano come sono il pozzo e pila seu cepia dell’acqua per
detto orto, il parmento e casino per uso di vendemia, la stalla per
uso di cavalcature, che servir devono a detto orto, vagli per
chiusura delli giardinetti”. I massari trovarono il giardino “assai
deteriorato del suo primiero stato con moltissimi alberi e viti
mancanti, l’orto distrutto ed affatto abbolito e senza sena seu
igegno di tirar l’acqua” e lo apprezzarono per ducati 134450.
Il giardino ritornò al marchese Francesco Cesare Berlingieri e nel
1748 fu venduto da Violante Suriano, seconda moglie e vedova del
marchese Berlingieri a Gregorio Montalcino. Nel 1756 Gregorio
Montalcino possiede tra i suoi beni “ un giardino con vigne, alberi
fruttiferi, orto, siena, terre vacue, torre di fabrica e fossiato
circumcirca”. Il giardino chiamato “Il Palazzotto” confina da un
lato con la vigna di Antonio e fratelli Gallucci e dall’altro lato
con la vigna di Pietro Barricellis51.
Torre di Maccuditi
Le terre di Maccoditi furono di Gio. Tomaso Bombino ,poi di
Mutio Scavello e quindi di Domenico de Laurentis52.
Michelangelo ed il fratello Domenico de Laurentis possedevano un
vignale detto Maccoditi nel luogo detto il Palazzotto confinante con
la gabella detta la Garruba del signor Gallucci e il vignale di
Scimenez, pervenuto due parti a Domenico per provisione di doti una
da ... e l'altra dalla signora Maria Scavello, zia della medesima,
la prima in virtù di capitoli matrimoniali e la seconda di donazione
e a detto Michelangelo detta terza porzione pervenutali per vendita
fattali dalla signora Berardina Scavello anche zia di sua moglie.
Questo vignale era stato venduto nel 1597 da Gio. Geronimo Bombino a
Tito Scavello53.
Pietro Paolo de Laurentis possiede “un podere seu giardino con più e
diversi alberi frutiferi, vigne, torre, pozzo e pila di fabrica per
uso orto, terre ortalizie e terre vacue, chiusura con fossi ed altre
commodità”. Il giardino confina con la gabella Santa Chiarella delle
Vigne del monastero di Santa Chiara, la gabella la Cersa del
Seminario ed il giardino con terre ortalizie di Gerolamo e Dionisio
Venturi. Il 14 gennaio 1750 lo dona al decano Filippo Suriano54.
Torre presso Manca di Cane
Da una platea antica dell’abbazia di Santa Maria di Altilia,
risalente al 1582, si rileva che nella gabella Manca di Cane,
situata in territorio di Crotone, erano avvenute alcune occupazioni
di terreni appartenenti all’abbazia. In una di queste era stata
costruita anche una torre: “Seguendo un’altra possessione di
Gio.Teseo Scigliano dove se vede ocularmente esserci fatto
aggregatione di terreno di d.a abbadia et edificatovi una torre
dentro detto terreno secondo appare per la casa vecchia che era
termine alla fabrica nova che è più ad alto quali terreni aggregati
si vede ocularmente che sono di d.a abbadia”55. Nel 1648 morì Livia
Milello. Tra i beni lasciati in eredità vi era “una continentia di
vigne con torre e pozzo”, sita e posta in territorio di Crotone in
località “l’ampusa”
Nel 1657 il tesoriere Gio. Jacopo Sillano possiede un giardino con
torre e vigne in località "l'ampusa"56. Nel giugno 1667 gli eredi,
il tesoriere Gio. Giacomo Syllano e la sorella Dianora Syllano, si
dividono i beni ereditari. La vigna confinante con le vigne del
reverendo Gio. Domenico Ventura e la gabella detta Manca di Cane
dell’abbazia di Santa Maria d’Altilia, stimata del valore di ducati
600, è scelta ed assegnata ad Dianora Syllano “una con il frutto,
con conditione però che essa paghi il vigniero”57.
Tomaso Domenico Sculco possiede una vigna con torre e casella
confine Manca di Cane58.
Torre di Manfredi
Nel Febbraio1736 Antonio Micilotto compra per ducati 310 dai
fratelli Filippo, Carlo e Marco Manfredi, figli ed eredi del
capitano Mutio, una vigna in località Lampusa, “consistente in torre
di fabrica, gisterna, parmento murato ed altre commodità di pezze
sei di viti fruttiferi, alberi fruttiferi, terreno libero e
chiusura”. La vigna confina da una parte con la vigna di Gregorio
Gerace e dall’altra con quella dei Puglisi e dall’altra parte ancora
con la vigna di Ignatio Costantino. In passato la vigna era stata di
proprietà di Restilla Voce e successuvamente di Aurelio e Francesco
Roggiero e quindi del canonico Carlo Cesare Scarnera, zio dei
fratelli Manfredi59. Sempre nello stesso anno associa Silvestro di
Fazio. Nel 1751 avviene la divisione della vigna, mentre rimane in
comune l’uso della "la torre, casetta con parmenti, tina, tinello,
scifo e cisterna"60.
Torre di Manfredi
Il 14 novembre 1741 il sacerdote regolare Filippo Manfredi dona
al notaio Pelio Tirioli, essendo con questi molto obbligato, "il
giardino detto di Manfredi consistente, in torre, giardinello
murato, terre libere ad uso di semina, terre per uso d’orto, puzzo,
pila e tre pezze di vigne", confinante con le terre e giardino del
signor Aragona, la manca di detto signor Filippo (Manfredi), la
vigna del signor Carlo Manfredi e dalla parte di sotto le terre
dette Le Cerze. Il giardino così descritto gli era pervenuto in
eredità dal padre il q.m capitano Mutio Manfredi. Dopo alcuni
giorni, il 28 novembre dello stesso anno, il notaio lo ridona al
Manfredi con la sola condizione che per dieci anni gli dovesse
consegnare una salma di uva ogni primo d’ottobre ad iniziare dal
primo ottobre 174261.
Nel 1744 i fratelli Filippo e Giovanni Manfredi possiedono “un
giardino con terre ortalizie, terre vacue, vigne, torre di fabrica
ed altro”, confinante da una parte con le vigne e giardino di
Gregorio d'Aragona e, via mediante, le terre dette l'Olivelluccia62.
Nel 1759 il canonico Filippo Manfredi possiede “un giardino
consistente in terre rase per uso d’orto, terre per uso di semina,
tre stagliate di vigne con pozzo, pila, torre e giardino murato ed
una gabella detta la manca di Manfreda attaccata all’istesso
giardino”. Il tutto confina con i beni che erano degli Aragona, ed
ora sono di Marzio Messina, la destra di Berlingieri e la gabella
Maccoditi. Nel 1770 il giardino e la gabella appartengono a Rosa ed
Isabella Manfredi nipoti ed eredi di Filippo Manfredi63.
Torre dei Mangioni
Così si esprime il Nola Molise: "detto monte si chiama
Maccoditi... è più d'un miglio, e mezzo distante.... dalla città...
è proprio quello ch'oggi è detto la Torre dei Mangioni
gentil'huomini di detta città"64.
Torre in località Mortilletto
Verso la fine del Cinquecento Ippolita Berlingieri, sorella di
Adriana, sposata con Colantonio Perrone, vende a Horatio Labruto due
terre poste nel luogo detto Mortelletto confinanti tra loro e cioè
"una continentia con clausura di fossi et sepi arborata di vigne con
torre e puzzo dentro" confinante con “il vignale delli Marzani” e la
via pubblica e un'altra confinante con questa.
Il Labruto che era già indebitato con la Berlingieri si impegna a
versarle ogni anno un censo di ducati 45 su un capitale di ducati
500 al 9 per cento di cui è debitore.
Le terre alla fine del Cinquecento cominciano a rovinarsi e
liberatosi di parte del debito il Labruto le rivende nell'aprile
delll'anno 1600 "per ritrovarsi assai deteriorate" ad Horatio Vitale
di Cosenza per il prezzo di ducati 35065.
Il Vitale conserva questa proprietà "con casa colonica fornita di
terra, vigne ed altri alberi con li vignali con prati contigui et
uniti con detta torre" fino al 1611, anno della sua morte66.
Eredita la figlia Maria Vitale, sposata con Francesco Jannutio, che
nello stesso anno vende i terreni a Livia Lucifero che poi li porta
in dote ad Ottavio Piterà.
Morto il Piterà e la vedova Livia, succedono nel possesso i figli
Lucantonio, Isabella, sposata con Ottavio de Nobile di Catanzaro, e
Livia.
Ottavio de Nobile dopo un pò diventa proprietario delle due terre
che nel frattempo da "giardino" erano scadute a "terre aratorie" e
avevano preso il nome di "territorio nuncupato la torre delle
Pitirà"67.
Morto Ottavio de Nobile nel 1697 succedono i figli68.
Alla fine del Seicento e nei primi anni del Settecento "il fu
giardino d'Ottavio Piterà hoggi terra aratoria detta la torre
piterà" è posseduta dalla famiglia Nobili di Catanzaro69.
Angela De Nobili la porta in dote a Vincenzo Volcano. Alla morte di
Angela de Nobili, in virtù di decreto del Sacro Regio Consilio nel
1724 ne entra in possesso il figlio Lodovico Volcano, patrizio
napoletano e di Tropea. Nel marzo 1729 il territorio, o podere, "di
tt.a 20 circa detto la torre di Piterà una con la torre disfatta,
pozzo et pila anche disfatti e confinante da due parti la strada
pubblica e dall'altra parte il vignale di spataro e dalla parte di
sopra le terre dette li bombini" è venduto da Ludovico Volcano a
Francesco Cesare Berlingieri. La vendita è motivata dal fatto che
per la lontananza del proprietario non potendoli governare “sono
assai minorati li poderi e le terre e il pozzo e pila rotti e
diruti”. La terra infatti che alcuni anni prima era stata stimata
del valore di ducati 400 (al tempo della dote di Angela e Nobili)
ora è stimata per soli 375 ducati70.
Nel 1743 Cesare Berlingieri possiede la torre di Piterà di tt.a 28
confine la vigna di Franco de Vennere71. Essendo morto nel 1749 il
marchese Francesco Cesare Berlingieri, ereditarono i figli Carlo,
Annibale e Pompilio e ritrovandosi in difficoltà vendettero con
patto di ricompra alcune gabelle tra le quali quella detta la torre
di Piterà con suo vignale, con torre deroccata, pozzo e pila dentro
un pezzo di orto confine le terre li Bombini e via pubblica di tt.a
30 per ducati 100 alla ragione di ducati 20 la tomolata. Le gabelle
furono vendute il 26.8.1749 a Filippo e Raffaele Suriano. Nel 1753
avviene la ricompra72.
Torre in località Pignera
Nel 1689 Diego Barricellis lascia in eredità ai figli il
"giardino della Pignera con torre, vaglio e magazzini e vi sono
dieci migliaia di vigne e quattrocento pedi d'albori"73.
Alla fine del Seicento il tutto passa in proprietà al capitano
Domenico Barricellis74.
La vigna ed il giardino detta anche la torre di Barricellis sita
nella Pignera passò poi ad Aloisio Barricellis75 che nel luglio 1705
li dona al fratello Mirtillo. All'atto di donazione il giardino con
torre, vigne ed alberi fruttiferi risulta confinante con la gabella
di Domenico Barricellis. Pochi anni dopo, nel 1717, il “comprensorio
con alberi, viti pozzo, torre, magazzini, vaglio di fabbrica,
portone” situato in località La Pignera, confinante per tre lati con
le terre dette La Pignera e dall’altro lato con il giardino degli
eredi di Annibale Suriano, Vallone del Ponte mediante, è venduto per
750 ducati a Domenico Junta o Giunta76.
Il terreno confinava per tre lati con le terre dette della Pignera e
dall'altra il giardino dell'eredi del qm. Annibale Suriano ed il
vallone del Ponte.
Domenico Giunti, morto nel 1737, lascia in eredità ai figli " un
giardino seu podere con chiusura di capacità circa tumulate venti
con terre vacue, terre ortalizie, vigne pezze numero tre, alberi
fruttiferi, pozzo con torre di fabriche, con sena di d.o pozzo,
consistente d.a torre in due camere superiori, e due mezani e tre
bassamenti con vaglio murato e giardinello piccolo a detta torre
attaccato”, sito e posto nelle terre dette la Pignera ed il vallone
detto del Ponte"77.
In seguito la proprietà passò ai fratelli Giuseppe e Pietro Giunti,
figli ed eredi di Domenico, che possiedono un "giardino con vigne,
terre vacue, torre, pozzo e pila di fabrica per uso di orto ed altre
commodità", nel luogo detto la Pignera, confinante alle terre
volgarmente dette la Pignera ed il torrente o vallone del Ponte. Nel
1745 il giardino fu venduto dai due fratelli al notaio Felice Antico
ed ai suoi fratelli Leonardo e Michele Antico per ducati
ottocento78. Così nel novembre 1752 è descritta il giardino dei
fratelli Felice, Leonardo e Michele Antico: “un giardino con vigne,
alberi fruttiferi, terreno vacuo, torre di fabrica ed altre
commodità sito nel luogo detto di sopra la Pignera da questa parte
del fiume Esaro e che confina da una parte con detto fiume, dalla
parte laterale colla gabella chiamata la Pignera, via publica ed
altri confini”79.
Torre di Pompilio Berlingieri
Lucretia Ormazza, figlia di Gio. Pietro, vedova di Jo. Hieronimo
Berlingieri, vende metà delle sue proprietà al figlio Jo. Andrea
Berlingerio. Tra queste c’è una vigna vicina alle vigne degli eredi
di Gio. Thomaso Montalcino, “con torre, pozzo, case e giardino
dentro arborato” nel luogo detto Infaraci confinante con il Piano
del Conte80.
La proprietà passò poi a Pompilio Berlingieri, figlio di Ottaviano
Cesare e di Luccia Suriano, e con la denominazione di vignale detto
"la torre di Pompilio" risultava gravemente danneggiato e parte
precipitato nel vicino vallone e confinante con li filograna81.
Con la denominazione di chiusa di Pompilio il tutto passò in
proprietà al marchese Fabritio Lucifero82 che nel 1731 lo lasciò
agli eredi.
La chiusa confinante con le gabelle L'Olivella, la Rotonda ed il
Piano del Conte, di tomolate 22 nel 1743 appartiene a Dionisio
Lucifero83.
Nel 1793 la chiusa di Pompilio è del barone Francesco Antonio
Lucifero, figlio ed erede di Dionisio84.
Torre a Potighelle
Petro Antonio Pagano possiede all'inizio del Seicento un
"viridarius cum diversis arboribus arboratus cum vineis et puteis,
turri et domibus terraneis positus loco Potighelle" circumdato parte
da mura e parte da fossati85.
La proprietà passò a Francesco Pagano e quindi a Domenico
Labrutis86, il quale alla fine del Seicento risulta proprietario di
" un giardino loco d.o lo ponte d'Isari con sua torre e vignali uno
de’ quali si ritrova sementato di tt.a cinque d’orzo e l’altro
dentro detto giardino sementato di lino e fave in comune col
giardiniero"87.
La proprietà passa poi a Teresa Fota88 ( Vedi “Gazzaniti”).
Casino o torre di Racchio
Il sacerdote secolare Annibale Pipino, come erede del padre
Dionisio, possiede “un territorio di terre rase ed aratorie, con un
diruto casino seu torre, chiamato volgarmente Racchio, sito e posto
in territorio di Crotone e confinante con le terre dette Maddamma
Paola e Alfieri. Il tutto è ceduto nel 1761 a Giuseppe Micilotto89.
Torre di Sculco poi di Barricellis
La torre compare alla metà del Seicento con la denominazione di
Torre di Sculco o degli Schulchi90 dal nome della famiglia a cui
apparteneva e con questo nome designa anche il terreno in cui è
situata : "gabella detta la torre del duca di Santa Severina"91.
Gio. Andrea Sculco, duca di Santa Severina ne è ancora in possesso
nel 167492.
Pochi anni dopo la torre ed il terreno diventano proprietà di Diego
Barricellis, che aveva sposato Petrucza Sculco93 e alla famiglia
Barricellis rimane per molti anni.
Alla morte di Diego passa al figlio Alessandro94 e quindi a
Mirtillo95.
Nell'elenco dei beni lasciati in eredità da Diego Barricellis così è
descritta : "Gabella della Torre.. vi è la torre che sta nella testa
delle gabelle con dui magazzini e due vagli murati"96.
La gabella della Torre confinava con Destra di Cipolla e Manca di S.
Stefano presso Gio. Buglione o Giomiglione97. Alla morte di Mirtillo
Barricellis la torre di Cipolla passò in eredità alla figlia
Francesca Barricellis. Il 25 settembre 1746 Valerio Grimaldi ,
marito, amministratore e procuratore di Francesca Barricellis, a
nome della moglie ne prese corporale possesso “salendo et scendendo
la scala, camminando ed scendendo la scala camminando e sedendo per
detto vaglio”98.
Torre dei Tiriolo
I fratelli Aurelio, Nicola e Pietro Tiriolo comprano per 850
ducati da Cesare e Gregorio Presterà “le vigne e terre vacue che
compongono e fanno la chiusa”, che appartenne al primicerio il fu
Carlo Presterà. I fratelli insieme a spese comuni la rinnovano “con
più piante di viti, et alberi” e vi costruiscono una torre. La
chiusa con casella e torre, che confina con Fiorino, il vignale
Zinfano e Torre Tonda, nel settembre 1720 è divisa tra i tre
fratelli99.
Torre dei Gallucci
Nel 1761 i fratelli il Reverendo sacerdote secolare Carlo
Gallucci e Antonio e Nicola Gallucci come eredi del padre Francesco
e dello zio Giuseppe possiedono “un podere seu chiusa con vigne,
alberi fruttiferi, terre vacue, torre di fabrica ed altro”
confinante con il territorio detto la Garrubba e la chiusa di
Lorenzo Stricagnolo. Essi a causa dell’annata sterile impegnano i
loro beni per ottenere un prestito da Fabrizio Suriano100.
Torre a Botteghelle
Anna Barricellis, vedova di Antonio del Castillo, ed i figli
Alfonso, Muzio, Pietro, Girolamo e Felice dichiarano che il 24
gennaio 1756 hanno venduto “un giardino seu podere chiamato La
Botteghella, consistente in terre vacue, orto, vigne, alberi
fruttiferi, torre di fabrica, pozzo e pila anche di fabrica per uso
di detto orto e circondato di fossi e siepe sito e posto in questo
territorio di Cotrone di la il fiume Esaro”. Il podere confinava da
una parte con la gabella chiamata anch’essa la Botteghella,
dall’altra col giardino dell’eredi di Domenico Aniello Farina,
strada ampia mediante. Il podere pervenuto dall’eredità del padre
Antonio è venduto al decano Gio. Domenico Zurlo per ducati 1250101.
Nel 1772 il giardino detto La Potighella è di proprietà ancora degli
Zurlo102.
Torre di Maccuditi
Il 7 ottobre 1715 Lucrezia, seu Checa, Montalcino, moglie di
Francesco Antonio Pelusio, dona al nipote il chierico Francesco
Aragona “un giardino arbustato, e con vigne assieme in quello
habitatione con terre vacue, pozzo” e torre103. Il 26 dicembre 1763
su richiesta di Alfonso d’Aragona e di Domenico Rodriguez i mastri
muratori Gerolamo Asturi ed Antonio Bertuccia, ed i mastri falegnami
Dionisio Sacco e Giuseppe Antonio Negro apprezzano “la torre,
casetta di campagna ed altre fabriche che si trovano nel giardino e
podere di esso D. Alfonso (d’Aragona) sito nel distretto e tenimento
di questa città, luogo detto Maccuditi, confine il giardino e podere
de Sig. Manfredi ed altri fini. Il tutto è stimato del valore di
ducati 684 e grana 85; cioè dai mastri muratori ducati 568 e grana
35 e dai mastri falegnami ducati 116 e grana 50104. Nel febbraio
1764 il giardino di Maccuditi fu venduto da Alfonso d’Aragona a
Domenico Rodriguez105.
Torre a Lamposa
Il marchese Francesco Cesare Berlingieri, come erede di Vittoria
Valente, possiede “una vigna nel luogo detto Lampusa, detta la Vigna
di Valente, vitata, alberata con più e diverse viti et alberi
fruttiferi, terre vacue e torre, consistente detta vigna in pezze
due di migliara e duecento di viti e di dette terre vacue tumulate
otto in circa”. La vigna confina da una parte con la vigna degli
eredi di Gaetano Ferraro e dall’altra parte con quella degli eredi
di Giuseppe Fallacca. Il marchese nell’agosto 1739 la vende per
ducati 350 a Felice Maccarrone106.
Note
1. Nola Molise G. B., Op. cit., p. 59.
2. ANC. 667, 1748, 48 – 49.
3. ANC. 1665, 1772, 2v- 3.
4. ANC. 229, 1657, 26.
5. Le terre di Giesù e Piani dell'acquabona di Francesco Pipino,
Acta 82v.
6. "luogo detto la Valle del ponte e Piano dell'Acquabona qual luogo
prima era nominato li capuccini vecchi", ANC. 660,1719,180v.
7. ANC. 666, 1744, 45 -46.
8. ANC. 1126, 1759, 69-70.
9. ANC. 1411, 1761, 28 - 29.
10. ANC.659,1715,43.
11. Nel febbraio 1721, prima dell’acquisto della vigna da parte di
Anna Suriano, il religioso Domenico Suriano fu di Domenico
testimonia che “il giardino, e vigne comprò il S.r Salvatore Messina
dal Rev. Paroco D. Natale La Piccola, confine il ponte d’Esari e le
vigne e giardino di d.o Salvatore è proprio et effettivamente di d.o
S.r Salvatore Messina, e di quello ne puole a suo modo disponere e
sebene sotto nome di d.o S.r D. Domenico (Suriano) si fossero fatte
in d.a vigna e giardino avanzi con piante di vigne, alberi e
fabriche nella torre, che trovasi principiata in detta vigna, nulla
però tutta la spesa fatta per detti avanzi, e miglioramenti si sono
fatti con propri danari di detto Salvatore (Massina)”, ANC. 661,
1721, 37 - 38.
12. ANC. 661, 1721, 70 - 71.
13. ANC. 661, 1721, 84.
14. ANC. 664, 1732, 90 - 92.
15. ANC. 1343, 1770, 76 – 81.
16. ANC.335,1688,5.
17. ANC. 664, 1733, 75; 855, 1751, 2 - 6.
18. ANC. 917, 1770, 53 – 54.
19. ANC. 1063, 1743, 36 - 38.
20. ANC. 859, 1757, 491 - 492.
21. ANC. 917, 1772, 89v – 90.
22. Catasto Onciario Cotrone ,1793.
23. ANC.229,1657,26
24. ANC.1063,1745,16-17.
25. ANC.1063, 1750, 19 - 20.
26. ANC. 118, 1629, 99.
27. ANC. 333,1673,22
28. Acta f.67.
29. ANC. 612, 1719, 50 - 51.
30. Catasto Onciario Cotrone 1743.
31. ANC. 1126, 1759, 108 – 109.
32. ANC. 1129, 1767, 55 -56.
33. Spogli di Cassa Sacra, Cotrone 1790.Tomaso Sculco possiede la
quarta porzione della gabella detta la torre di Giuliano in comune
colla soppressa congregazione della Madonna de' Sette dolori e Monte
di Prestanza, Catasto Onciario Cotrone ,1793.
34. ANC. 49, 1594, 222 - 236.
35. ANC. 49, 1594, 223v.
36. ANC. 229, 1661, 45.
37. ANC. 335, 1685, 49 -51.
38. Giardino a Maccuditi e gabella la Connicella oggi l'uno e
l'altra giardino e vigna con terreno vacante e torre del tesoriero
D. Francesco e D. Pietro Duarte fratelli, Acta 162.
39. ANC.497,1708,50v.
40. ANC. 661, 1722, 35v- 37.
41. ANC. 660, 1720, 152 - 164.
42. ANC. 614, 1731, 14 - 19.
43. ANC. 913, 1752, 132 – 134.
44. ANC. 858, 1755, 6.
45. ANC. 337, 1694, nn.
46. ANC. 667, 1748, 48 -49.
47. “Nella torre fabriche di calce canne ottantatre/ Nella scala
fabrica di calce canne undici/ Nel giardinello sedile e colonne
delle pergole fabriche di calce canne venti sei/ Nella canalata
fabrica di calce canne venti una/ Nella lamia della torre fabrica di
calce canne cinque/ Sono canne di fabrica di calce 146/ Quali canne
cento quaranta sei di fabrica di calce considerate insieme altro di
magiore, altro di minor valore, procedendo con tutta l’equità,
l’apprezziamo alla ragione di carlini venti quattro la canna in
summa di docati trecento cinquanta e grana quaranta.Nella stalla
fabrica di creta canne diece otto/ Nel giardinello fabrica di creta
canne ottanta quattro/ Sono canne 102. Quali cento e due canne di
fabrica di creta, l’abbiamo apprezzato nel valore di carlini
quindeci la canna in summa di Ducati cento cinquanta tre/ Sono 503:
40/ Il pozzo, pila, colonne di fabrica per la sena e parmenti con le
ruote, travi, e catogi con libano della sena macinente non abbiamo
stimato apprezzarle a canne, perchè molto importato il di loro
valore, ma avendole misurate e ben considerate nello stato presente,
l’abbiamo stimati, ed apprezzati tutta insieme per la summa di
ducati duecento cinquanta/ Per li venti uno scalini di cantoni della
scala della torre stabilimo il prezzo la rag.ne di grana cinquanta
l’uno, in ducati diece e grana cinquanta/ Per porta e fenestre della
torre, in tutto ducati trenta/ Per copertura, intempiata e trava di
detta torre in tutto ducati venti tre/ Per pavimento, mattonata di
d.a torre, porta del magaz.no e portone grande docati ventiquattro/
Per covertura della stalla docati otto/ Sono in tutto 848 : 90”.
ANC. 1063, 1744, 91 – 92.
48. Catasto Onciario di Cotrone 1743, f. 32.
49. ANC. 666, 1744, 113v – 114.
50. ANC. 854, 1746, 33 – 34.
51. ANC. 914, 1756, 181v – 182.
52. Acta cit. 114v.
53. ANC. 611,1713,77.
54. ANC. 855, 1751, 118v - 119.
55. Copia di Platea antica (1582), f. 18v, Miscellanea. Monastero di
S. Maria di Altilia (1579 -1782), AS.CZ.
56. ANC. 229, 1657, 26.
57. ANC. 253, 1667, 16.
58. ANC. 613,1722,102.
59. ANC. 665, 1736, 9 – 10.
60. ANC. 1063, 1751, 6 - 7.
61. ANC. 981, 1741, 5 - 9.
62. ANC. 1063, 1750, 24.
63. ANC. 917, 1770, 57 – 58.
64. Nola Molise G.B., cit., p.53.
65. ANC. 334,1678,198-202.
66. Cozzetto F:, Massari e salariati a Crotone all'inizio del XVII
secolo, in Calabria nobilissima n.72-74,1979-80,p.106.
67. ANC. 334,1678,198-202.
68. Acta 118v.
69. Acta 133, Anselmus 60.
70. ANC. 663, 1729, 55-58.
71. Catasto Onciario Cotrone 1743.
72. ANC.853,1753,115-116,
73. ANC. 336,1689,59,
74. Acta cit., f.68v.
75. ANC. 496,1704, 9-12; 497, 1705, 45.
76. ANC. 659,1717, 32 - 33.
77. ANC. 1063, 1743,32-36.
78. ANC. 860, 1759, 52.
79. ANC. 913, 1752, 173 -175.
80. ANC. 118, 1614, 167 - 168.
81. ANC. 334,1673,3.
82. ANC. 613,1722,132v.
83. Catasto Onciario Cotrone 1743.
84. Catasto Cotrone 1793.
85. ANC. 49, 1612, 19.
86. Acta 138v.
87. ANC. 496,1702,56-59.
88. ANC. 497,1701,79.
89. ANC. 1342, 1761, 1v - 2.
90. ANC.229,1651,44;ANC.496,1704,9-12.
91. ANC.313,1668,121.
92. ANC.253,1674,50.
93. Terre dette la torre di Sculco poi la torre di Barricellis Diego
e al presente possedute da Alessandro Barricellis, Acta cit. 121.
94. ANC.614,1730,15. Diego Barricellis lasciò in eredità ai figli 5
vignali nel territorio della "torre di Sculchi", ANC.496.1704,9-12.
95. Nel 1720 la manca di Pallone o S.Stefano confinava con Cipolla e
destra della Torre di Mirtillo Barricellis, ANC.660,1720,96v.
96. ANC.336,1689,60-67.
97. ANC.313,1668,121.
98. ANC. 667, 1746, 153.
99. ANC. 660, 1720, 269 - 270.
100. ANC. 861, 1761, 196 -197.
101. ANC. 914, 1756, 111 – 113.
102. ANC. 1665, 1772, 2v – 3.
103. ANC. 659, 1715, 64 -67.
104. “ Opere di fabrica in esso Giardino esist.no estim.te da d.o
d’Asturi e Bertuccia = In p.mis il casino, seu torre di d.o luogo di
circuitu pal. 105, alta pal. 30, e di grossezza pal. 2 1/3, che
fanno can. 54 374 di fabrica estimate a carlini venti due la canna
120 : 45 / Più per le quinte di detta torre, eposti delle tine che
sono altre canne 2 ½ di fabrica estimate allo stesso prezzo 5:50/
Più per le mattonate di d.a torre, calce, rizza e mastria estimate,
tegole n. 1500 estimate a duc. 6 il migliaio in unum 9/ Più per
ciminea di d.a torre, cantoni, mattoni, calce e mastria estimato 8/
Più per altri cantoni in d.a torre pal. 145 estimati 11:26/ Più per
la scala di d.a torre, cantoni e fabrica estimate 13/ Più per la
stalla di creta a canto di d.a torre, di circuito pal. 96, alta pal.
13, grossa pal.2 che sono canne 21 di fabrica estimate a duc. 1:20
la canna 25:20/ Per le quinte di detta stalla altyre canne 2
estimate all’istessa rag.ne 2:40/ Tegole di d.a stalla n. 1000
estimate 6/ Più per il vaglio a canto di d.a torre e stalla can. 9 ¾
di fabrica estimate 21:30/ Più per il pozzo della vigna profondo
pal. 34, largo pal. 7 ½ grosso pal. 1 ½ estimato 24/ Più per il
pozzo del giardino seu siena profondo pal. 32, di circuito pal. 48
grosso palmi 2 che sono canne 24 estimate 48/ Più per la lamia di
d.o pozzo altre can. 2 di fabrica estimate 4/ Più per la pila grande
di circuito pal. 104, alto pal. 11 grosso pal. 3, che sono can. 25 ¾
di fabrica estimate 51:50/ Più per la pila piccola altra can. 1 di
fabrica estimata 2/ Più per pilastri di d.a sena can. 2 ½ di fabrica
estimate 5/ Più per il masso di d.a pila grande estimato 10/ Più per
la canaletta lunga pal. 160, alta pal. 3, grossa pal. 2 che sono
can. 7 ½ di fabrica estimate 13:60/ Più per la casetta del giardino
di circuito pal. 112, alta pal. 13 grossa pal. 2, che sono can. 22 ¾
di fabrica estimate 50:05/ Più per le quinte di detta casetta 3:30/
Più per le tegole dell’istessa n. 1548 estimate 9:50/ Per cantoni di
d.a casetta pal. 120 estimati 6/ Muro di chiusura lungo pal. 168
alto pal. 8 grosso pal. 2, che fanno can. 21 estimate37:80/ Più per
zirannaco di pietra secca al termine del giardino di Manfreda,
pietra can. 4 estimate 8/ Più altri zirannachi, pietra altre can. 22
estimate 39:60/ Più altre can. 3 pietra nel portone estimate 6/ Più
altri pilastri altre can. 10 pietra estimate 20/ 568:35. Opere di
Legname in d.o Giardino estimate da d.o di Sacco e Negro= Per travi
e legname della Torre in unum estimato 52:50/ Tine e tinelle
estimate 15/ Un fiscolo estimato 12/ Legname della casetta estimato
16/ Travi e siena estimate 8/ Legname della stalla estimato 4/ Più
tre botte grosse estimate 9/ 116: 50 ( Totale) 684:85= Cotrone li 26
Xbre 1763”, ANC. 862, 1764, 51 – 52.
105. ANC. 862, 1764, 82.
106. ANC. 911, 1739, 15 -16.

