[Due torri di uso colonico in territorio di Crotone]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 15/2000)
La Torre della Campitella
La Campitella deve il suo nome ai Campitelli, famiglia del
sedile di San Dionisio. Baroni di Melissa e feudatari di
Apriglianello, essi fin dall’inizio del Cinquecento risultano
proprietari di case e terreni a Crotone. Poco dopo la metà del
Cinquecento la possessione detta La Campitella passò di proprietà da
Giovanni Tommaso Campitelli a Lelio Lucifero1. Al tempo in cui fu
del Lucifero il giardino è recintato da una muraglia ed è
sorvegliato da un guardiano. All’interno vi è anche una stalla2.
Morto nel 1586 Lelio Lucifero, i suoi beni furono amministrati dalla
moglie Isabella Leone, che divenne tutrice dei figli Lelio e Gio.
Paolo. Dopo poco il giardino risulta di proprietà dei Leone e nel
giardino compaiono delle case ed una torre. Il 14 ottobre 1594
Prospero Leone vendeva al marchese di Casabona, Scipione Pisciotta,
un annuo censo di ducati 50 per un capitale di ducati 500 sulle sue
proprietà, cioè sulle rendite delle terre dette il Fellà e quelle
della Campitella ,” cum domibus, turri et viridario”3.
In seguito passò in proprietà di Giulio Cesare Leone4. Essa
confinava con le terre possedute dal Cantorato della cattedrale di
Crotone e con la via pubblica.
La terra con gli edifici all'inizio del Seicento perviene da
Homobono e Deodato Leone, i quali la possiedono in quanto eredi di
Fabritio Leone, del reverendo Prospero Leone e di Alfimatia
Crescente, vedova di Giulio Cesare Leone5. Dalla famiglia Leone la
Campitella passò ai Pipino. Francesca Pipino alla fine del Seicento6
la portò in dote al chierico Ciccio o Francesco Suriano.A quel tempo
il giardino era gravato da due annui censi dovuti al cantorato ed al
tesorerato della cattedrale7. Nei primi anni del Settecento lo
"stabile volgarmente detto la campitella” si arricchisce. Scompare
la torre cinquecentesca ed al suo posto vi è ora un gran palazzo con
magazzini ed altre fabriche. Attorno vi sono giardini con alberi da
frutto, vigne e terre rase e aratorie.
Durante il periodo che è detenuta da Ciccio o Francesco Suriano "la
Campitella" è concessa in fitto annuale a coloni. Il 18 agosto 1728
il governatore della terra baronale di Cutro su istanza di Francesco
Cesare Berlingieri, creditore del Suriano, pone sotto sequestro le
rendite che provengono dalla sua coltivazione8. Da Ciccio o
Francesco Suriano e Francesca Pipino nacquero un unico figlio
maschio di nome Gregorio e la figlia Laura. Alla morte dei genitori
lo stabile dotale della Campitella passò in proprietà ai figli ed
eredi Laura e Gregorio.
Gregorio Suriano sposò Anna De Riso ed ebbe il primogenito Pietro
Antonio, il secondogenito Felice Bruno e le figlie Giuseppa,
Vittoria e Costanza.
Gregorio Suriano nell’aprile 1730 fa dono del suo stabile La
Campitella, “ vicino e a vista di questa predetta città” e
confinante da una parte con la vigna che era dei Villegas ed ora è
di Diego Tronca e dall'altra parte il vallone e via pubblica, “con
tutte le sue fabriche, palazzo, magazeni e altro giardini, vigne,
ortalitii con tutto il suo stato " al figlio secondogenito Felice
Bruno9, il quale tuttavia solo nel 1734 riesce ad averne il completo
possesso. All’inizio di febbraio di quell’anno Laura Suriano,
sorella di Gregorio, educanda in Santa Chiara, inferma di corpo ma
sana di mente fa testamento ed istituisce suo erede il nipote Felice
Bruno Suriano lasciandogli ogni diritto, che le compete sullo
stabile dotale della madre Francesca Pipino della Campitella, che
risulta confinare con Li Pignatari, San Francesco Vecchio e la vigna
di Tronga10.
Nel catasto del 1743, il chierico celibe e nobile degli antichi
patrizi della città, il ventiquattrenne Felice Bruno Suriano ne
risulta ancora proprietario. La possessione confinava con le vigne
di Diego Tronca ed era composta da "terre ortalizie alberata,
vitata, giardino di fiore, casino di campagna ed altro" e sotto il
casino si aprivano cinque magazzini per conservare il grano11.
Morto Felice Bruno Suriano passò agli eredi e da questi pervenne al
canonico Prospero Maria Gallucci, il quale nel catasto del 1793
risulta proprietario di “una possessione detta La Campitella, fu
degli Eredi del qm. Felice Bruno Suriano, che si è ceduta a detto
canonico Gallucci per convenzione, e dopo tanti litiggi avuti con
detti Eredi di Suriano”. Allora essa confinava con il giardino con
orto contiguo che apparteneva agli eredi di Diego Tronga12.
All'inizio dell'Ottocento il Grimaldi ci indica la presenza di un
pozzo di sorgiva di acqua che si crede purgativa e rinfrescante
bevuta in abbondanza dalla popolazione specie durante l'estate13 e
all'inizio del Novecento lo Sculco vi segnala la presenza di sette
fosse per la conservazione del grano14. Nel 1930 il fondo
“Campatella Orto Galluccio Francesco”, situato in via Cutro di tre
ettari di estensione, è coltivato ad ortaggi e vi sono un pozzo, una
vasca ed una casa colonica abitata. Il tutto risulta di proprietà
della “Meridionale Ammonia” (Montecatini)15.
La torre Rotonda
I chierici Homobono e Deodato Leone come eredi della loro ava
Alfimatia Crescente possiedono una "continentiam vinearum cum
jardeno Turri et domibus palatiata et terranea, terreno vacuo et
puteis dicta de Zinfano"16 , situata nel luogo detto Zinfano e
confinante con la gabella delle terre dette di Zinfano di Minichello
Petrolillo, con le vigne possedute dal reverendo Pelio Petrolillo, e
con il vignale che fu della stessa Alfimatia e che poi passò agli
eredi del fu Jo. Battista Barricellis, vignale del semplice
beneficio della famiglia Mangione detto della SS. Annunciazione, vie
pubblica ed altri confini. Essi nel 1637 la vendono a Pelio
Petrolillo per ducati 85017.
La proprietà passò in seguito ai Presterà. Gio. Pietro Presterà,
figlio di Cesare e della nobile cirotana Gesimunda Susanna fu erede
del padre Cesare, del fratello chierico Francesco18 e dei beni
materni, fra i quali il feudo di Puzzello in territorio di Cirò. Fu
proprietario di armenti19 e grande mercante di grano. Oltre a
possedere le terre di La Foresta, la Fratria, Valle delli Pira,
Alfieri ecc. fu anche proprietario del giardino o vigna detto “La
Torre Tonda”20 o “Torre Rotonda”21 . Fece parte del seggio nobiliare
di S. Dionisio, ricoprì più volte la carica di sindaco dei nobili22
e resse anche l’ufficio di mastrogiurato23 .
Alla morte di Gio. Pietro ereditarono i figli Cesare e Gregorio.
All'inizio del Settecento i figli ed eredi di Gio. Pietro Presterà,
cioè Cesare e Gregorio, oltre a possedere le gabelle Alfieri, La
Foresta, Il Caro e Cepolle e l’Ulmo hanno anche "un giardino con
vigne et alberi fruttiferi con torre et altri edifici d.o
volgarmente la torre tonda e p.o nel luogo detto Zimpano, confine la
vigna del qm. Gio. Battista Barricellis, via pp.ca et altri
confini"24. Durante il periodo in cui il giardino rimase in possesso
dei due fratelli Presterà esso fu gravato di un censo e in parte fu
alienato. Dapprima il 10 ottobre 1710 fu infisso un censo bollare
per il prestito di ducati 400 al 6 per cento avuto dai fratelli dal
Monte dei Morti degli Operarii pii, così furono impegnate le rendite
sia del giardino Torre Tonda che delle gabelle La Foresta ed
Alfieri25. Poi, nel luglio 1717, i Presterà ne vendettero una parte,
cioè alcune vigne e terre vacue che componevano a suo tempo la
chiusa che era stata del primicerio, il fu Carlo Presterà, per
ducati 850 ai fratelli Tiriolo. I compratori a loro volta
rinnovarono la nuova proprietà con alberi da frutto e viti e vi
costruirono anche una torre26. Morto Gregorio, rimase unico
proprietario il fratello Cesare. Cesare Presterà, sposato con
Vittoria o Tota del Castillo, nel 1720 risulta già in possesso del
territorio la Torre Tonda27.
Dal Catasto Onciario del 1743 risulta che il nobile
sessantacinquenne Cesare Presterà abitava in parrocchia del SS.mo
Salvatore assieme alla moglie Vittoria o Tota del Castillo, alle
sorelle Bettuzza e Sigismonda Presterà e con alcuni servitori e
serve. Egli possedeva oltre alla “chiusa con vigna, alberi, torre e
altro detta Torre Tonda, numerosi territori: Alfieri, La Foresta,
L’Ulmo, La Valle di Piro, La Fratia, i Vignali La Saccara e Valle di
Nola, un vignale nella marina di Santa Maria delle Grazie detto
Donno Cesare. Inoltre era proprietario di alcuni magazzini, per
conservare il grano, di quattro botteghe in piazza Lorda e di
numeroso bestiame28.
Nel 1745 muore Cesare Presterà29 e, essendo senza figli, spartisce
la proprietà. Per testamento rogato presso il notaio Pelio Tirioli
il 7 luglio 174530 ed aperto dopo la sua morte il 14 luglio 1745, al
nipote Francesco Antonio Oliverio , figlio di Giuseppe Antonio,
barone di Paparone e Crepacuore, e di Isabella Toscano, lascia la
gabella Foresta ed il palazzo, con la condizione che la moglie
Vittoria possa goderne l’abitazione sua vita durante .
Alla nipote Francesca Toscano lascia le gabelle L’Ulmo, La Valle di
Piro e La Fratria ed alle sorelle Sigismonda ed Elisabetta Presterà
tutta la parte rimanente, compresa la vigna detta Torre Tonda con
terre vacue31.
Alcuni anni dopo, nel 1761, le sorelle Sigismonda ed Elisabetta
Presterà possedevano ancora i territori Alfieri e La Cattiva ed il
podere con vigne, terre vacue, alberi fruttiferi, torre di fabbrica,
chiusura ed altro denominato volgarmente la torre tonda32.
Morta Sigismonda la proprietà passa a Elisabetta Presterà, che nel
1768 risulta unica proprietaria, poi è degli Oliverio. Dapprima fu
di Cesare Oliverio33, figlio ed erede di Giuseppe Antonio, poi del
figlio di costui Giuseppe e quindi di Elisabetta, figlia di Giuseppe
Oliverio ed Elisabetta de Mayda. Quest’ultima la vendette a Gregorio
Morelli. All'inizio del Novecento "vi è una torre servita poi per
casa colonica. Nelle vicinanze muraglie antichissime. Fu trovato un
anello e qualche moneta”34.
Rimase ai Morelli prima Francesco, poi Vittorio e quindi nel 1930,
il fondo Torretonda nella strada rotabile per Papanice di ettari
sette di oliveto, è di Mario Morelli, figlio di Vittorio Emilio. Da
una relazione di quell’anno si viene a sapere che nel fondo c’erano
due pozzi ed una vasca, che complessivamente avevano una estensione
di circa 50 metri quadrati ed una casa colonica. I fondo era stato
dato in conduzione al colono Zappia Pasquale, il quale risiedeva nel
fondo stesso ed abitava nella torre35. In seguito la torre rimase
disabitata e, scoperchiata, andò in abbandono.
Note
1. ANC. 15, 1578, 123.
2. ANC. 108, 1614, 193 –211.
3. ANC. 119, 1637, 72.
4. Acta cit.,f. 135v.
5. ANC. 119,1637,72; 229,1654,122.
6. Acta cit. f.135v.
7. Il Cantorato alla fine del Seicento esigeva un annuo censo di
carlini quattro sopra La Campitella che prima appartenne a Giulio
Cesare Leone e poi a Francesca Pipino ed il tesorerato un annuo
censo di annui carlini dieci sopra il giardino e vigne dette La
Campitella di Francesca Pipino dotale di Francesco Suriano, Acta
cit. ff. 135v, 137.
8. Il giardino era in affitto da più anni a Giuseppe e Giuliano
Pileggio di Cutro, ANC.662,1728,133.
9. ANC. 663,1730,45-46.
10. ANC. 664, 1734, 26 –28.
11. Felice Bruno Suriano abitava nel suo palazzo in parrocchia di
Santa Veneranda con il fratello maggiore Pietro Antonio e le sorelle
Giuseppa, Vittoria e Costanza. Oltre alla Campitella possedeva
l’orto Piscitello, la gabella L’Olivella, le terre dette Le Colline
o Li tre timponi di Suriano, il vignale Mendolicchia ed un mulino
centimolo, Catasto Onciario Cotrone 1743, f. 34.
12. Il canonico Gallucci possedeva oltre alla possessione della
Campitella, una gabella detta Santa Domenichella e un magazzino alla
Campitella, Catasto Onciario Cotrone 1793, f. 136.
13. Grimaldi L., Studi statistici..Napoli 1845.
14. Sculco N., Avanzi cit.
15. Lotta Antimalarica, Dichiarazione della Società Montecatini,
Crotone 5. Giugno 1930.
16. ANC. 117,1620,29.
17. ANC. 253, 1675, 17.
18. ANC. 333, 1672, 46.
19. ANC. 313, 1668, 100.
20. ANC. 312, 1666, 177 ; 338, 1698, 52.
21. Atto del 23 dicembre 1687, AVC. 114.
22. ANC. 338, 1698, 52.
23. ANC. 114,23.12.1687. L'Arcidiacono Prospero Suriano lascia nel
1596 a Ottavio Suriano i due territori di Zinfano e Armeri. I due
territori passarono al figlio Scipione Suriano. Il 5.11.1631
Scipione Suriano vende parte delle terre di Zinfano a Jo. Petro
Presterà per il prezzo di ducati 300. ANC.253,1671,7-12; Carte
antiche di S.Chiara, Cotrone 4.9.1633.
24. ANC. 611,1714,1v.
25. ANC. 667, 1745, 84-85.
26. La chiusa venduta ai Tiriolo confinava con Fiorino, Torre Tonda
e Zinfano, ANC. 660, 1720, 269-270.
27. ANC. 660,1720,96v; 661,1721,24.
28. Catasto Onciario Cotrone 1743, ff. 34-35.
29. ANC. 912, 1745, 138.
30. ANC. 667,1745, 74 –75.
31. ANC. 854,1747,36-38.
32. ANC. 861, 1761, 234.
33. Nel 1793 Cesare Oliverio aveva 43 anni e viveva assieme ai
fratelli Pier Maria di 41 anni, Raffele di 33, Gaetano alfiere di 35
anni e Bartolo sacerdote di 42. Catasto Onciario Cotrone 1793, f.
21v.
34. Sculco N., Avanzi cit.,p.37.
35. Comune di Crotone, Lotta Antimalarica, Prot. n. 5951, 8 Giu.
1930.

