[Paesaggi crotonesi: il torrente e la vallata di Tuvolo]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 49-50/2005)
“Tubulus vuol dire canna, fistola ò cannone di
fontana per dove scorre l’acqua.... nelle terre dette Tuvolo della
famiglia de casa Soriano gentil’huomini di detta Città è un’altra
fontana bellissima, sopra la quale il dottissimo Poeta Iano Pelusio
Crotoniata scrisse questi versi
Egon te Tubule elegantiorum
Doctis versibus, et laboriosis
Digne, qui volites virum per ora,
Ingratissimus omnium relinquam
Indictum, et tacitum Scelus nefandum
Tantum non faciam, novem sorores,
Quae potant latices refrigeranteis,
Et fontes liquidos, meae Camenae,
Si quidquam poterunt, tuas tenebunt
Lymphas, fontibus omnibus relictis,
Quos Parnassus habet, iugumque Pindi....”
( Nola Molise G. B., Cronica cit. pp. 62-63)
Il torrente
Celebrato dal Pelusio per le sue fresche e salutari acque e per
le sue fonti protette e rese feconde dalle nove sorelle figlie di
Zeus, il torrente “..per cavos tubulos fluens..” ha dato il nome
alla vallata che attraversa, prima di fluire nell’Esaro. Ciò è
evidenziato anche dalla descrizione dei termini della confinante
gabella di Salica, che “ ....confina ... con la gabella di Carbonara
mediante la via pubblica la quale via va in canto di l’acqua di la
fico, che va dentro detta gabella di Salica, e ci è un altro puzzo
d’acqua surgente, e poco più sotto ci è una fontana la quale ,
quantunque sia nella detta gabella di tuvlo piccolo, pure e comune
allo bestiame di dette gabelle di tuvlo e di salica, per uscir detta
acqua da detta gabella di Salica ed esser cusì antiquissima
consuetudine che detti bestiame ponno servirsi di detta acqua di
tuvlo...”( Estratto dalla Visita fatta da Mons.r Ill.mo Caracciolo
nell’anno 1575 consistente in carte quarant’otto, Arch. Vesc. Crot.)
La viabilità
L’antica via, che da Crotone si dirigeva verso Capo delle
Colonne, passava sulle colline di Santa Maria della Scala, Vrica,
Prasinace, ecc., sovrastando sia la riva del mare che la vallata del
torrente Tuvolo, entrambe rese difficili da attraversare per i
calanchi ed i numerosi valloni. Solamente all’età tardo medievale è
riferibile la via conosciuta come la “Carrara”.
La via, lasciata la città, da Spataro per Carrara giunge a Bernabò
dove si dirama. Una risale la vallata a destra del torrente e da
Bernabò per Piani del Conte, attraversa Tuvolo, sale per la località
Coppola, che è situata tra Salica e Carbonara, e va ad Isola.
L’altra attraversa il torrente e risale a destra del fiume Esaro e
da Bernabò per Olivella e San Polito giunge a Magliarello, dove si
divide. Una da Magliarello e Miccisi , sale per S. Andrea e va ad
Isola per i Piani della Ventarola. L’altra da Magliarello, per
Vallone Traffinello e Valle di Liotta, giunge ai Mulini di S. Anna.
La chiesa di S. Iacobo Apostolo
L’esistenza di una chiesa campestre in località Pernabò, o
Bernabò, sembra accertata, sia dai toponimi che dai ritrovamenti.
Nicola Sculco annota che “a Bernabò, vicino la casetta, da alcuni
muratori che toglievano una grossa pietra lavorata, da servire pel
pozzo di quel fondo, fu scoperto un profondo sepolcro, decorato con
pitture assai ben mantenute. Era dell’arte cristiana....”. La chiesa
molto probabilmente andò in rovina. A ricordo all’inizio del
Cinquecento esisteva già una cappellania con altare dedicato a S.
Giacomo dentro la cattedrale di Crotone. Il beneficio, dotato con i
terreni vicini alla distrutta chiesa, era di collazione pontificia e
nel dicembre 1546 apparteneva all’arcidiacono Camillo Lucifero (
Russo F., Regesto, (19189). In seguito si sa che il papa Giulio III
il 30 agosto 1553 concedeva il beneficio della perpetua cappellania
con l’altare di San Giacomo, posto nella cattedrale di Crotone, e la
chiesa, o cappella, della Beata Maria della Consolazione al
cappellano Vitellio de Vitellis, essendo il beneficio rimasto
vacante per morte del cardinale Bernardino Maffei ( Reg. Vat. 1768,
ff. 116 -117). Il beneficio di nomina papale conserverà per molto
tempo i terreni nella vallata, come si ricava da alcuni documenti
della fine del Seicento.
Il 5 gennaio 1694 moriva l’arcidiacono Geronimo Suriano
“subcollettore” delle decime papali e beneficiato del semplice
beneficio di S. Giacomo. Il primicerio Lucantonio Manfredi fu allora
incaricato di riscuotere le entrate del beneficio. Dal “Libro
d’introito et esito di me don Luc Antonio Manfredi Primicerio et
comm(isari)o Apost(oli)co di questa città, e diocesi di Cotrone,
1694” ( Conti comunali Fs. 193, f. 2, ASN.) si ricava che le due
gabelle di Coppula e Tuvulillo, “sementate dal sud.o q.m
Archidiacono, ultimo Rettore e Possessore”, erano state affittate
per ducati 110, che furono versati al Primicerio dall’erede D.
Domenico Suriano; la gabella di S. Giacomo per tumoli quarantotto di
grano e l’altro pezzo di terra chiamato pure S. Giacomo per ducati
15.
Tuvolo Grande e Tuvolo Piccolo
L’esistenza di un piccolo insediamento, o di una fattoria, di
periodo classico in contrada Tufolo è testimoniata da alcuni saggi
della Soprintendenza, che hanno portato al ritrovamento nel 1974 di
una piccola necropoli.
Tuvolo all’origine dovette essere un unico comprensorio appartenente
ad un unico proprietario. Tuttavia già nella seconda metà del
Cinquecento troviamo i toponimi: Tuvolo Grande, Tuvolo piccolo e S.
Giacomo di Tuvolo. Tutto questo denota che alcune parti terminali
del vasto comprensorio furono staccate per dotare il beneficio
semplice di S. Giacomo Apostolo.
Dai documenti esaminati risulta infatti che le proprietà del
beneficio di S. Giacomo erano tutte vicine e confinanti con Tuvolo
Grande. Tuvolo Piccolo, detto anche “Tuvulillo”, che era situato
alla fine della vallata nei pressi di “Coppola”, di Carbonara e di
Salica, confinava con Tuvolo Grande, detto anche Tuvolo. S. Giacomo
di Tuvolo confinava con Tuvolo Grande e confinava con S. Giacomo,
detto anche S. Giacomo di Bernabò.
Proprietari
La poesia di Giano Pelusio della metà del Cinquecento esalta una
vallata ricca d’acque sorgive e di ruscelli con pascoli ubertosi per
capre, pecore e vitelli (“..Capellae; oves, et vituli bibunt,
tuisque rigas praedia rivulis propinqua..”). L’ambiente tipicamente
pastorale e selvoso perdurava anche cento anni dopo al tempo del
Nola Molise. Allora gran parte di Tuvolo apparteneva ai Suriano ed
era per la maggior parte adatto al solo pascolo. Facevano eccezione
alcuni piccoli piani lungo la strada, che erano stati disboscati e
resi terre aratorie.
Alla fine del Seicento il principale proprietario era
l’aristocratico crotonese Ciccio, o Francesco, Suriano, come si
rileva da una platea del Capitolo della cattedrale di Crotone. Il
territorio era gravato da “Un annuo censo di d(oca)ti 6 sop(r)a le
robbe et in specie sop(r)a Tuvulo per cap(ita)le di docati 75, che
vengono l’otto per cento, pigliatosi da D. Ciccio, o Fran(ces)co)
Suriano; legato per il q.m Giovanne Merice ( Mariace), seu
trombetta, si matura à 6 Giug(n)o ci è di peso una messa la
sett(ima)na” ( Platea Capitolo, 1691 2 1692, f. 7v; 1693 e 1694, f.
8v) . L’annuo censo che il Suriano doveva al Capitolo fu in seguito
affrancato.“Ducati settanta cinque che pervennero dal q.m Giovanni
Maurici, alias Trombetta, teneva à Censo il Sig.r Fran(ces)co
Suriano e dal med(em)o affrancati come da Istr(ument)o di N(ota)r
Varano sotto li 6 Giug(n)o 1695 ( Platea di q.sto R.mo Ca(pito)lo di
Cotrone.... 1704 e 1705 f. 8v)
Una parte di Tufolo, evidentemente per dote spirituale, era già
passata dai Suriano al monastero delle clarisse di Crotone. Le terre
dell’estensione di 12 salme e tt.a( tomolate) 5 erano adatte al solo
pascolo ed il monastero di Santa Chiara di solito le affittava con
pagamento in denaro ora all’uno e ora all’altro dei due proprietari
dei terreni confinanti. Nel biennio 1702/1703 erano state affittate
a D. Ciccio Suriano per ducati 30 e tari 4 e nel 1704 erano in fitto
al capitano Domenico Barricellis ( Platea monastero S. Chiara 1702/
1704, f. 7).
Anche il semplice beneficio della cattedrale, senza altare e
cappella, di San Giacomo Apostolo al centro di una lunga lite per il
suo possesso, conservava alcune proprietà.
Il beneficio di cui era stato patrono Muzio Lucifero, alla sua
morte, avvenuta il 9 gennaio 1663, era passato ai suoi eredi, che
avevano perciò il diritto di nominare e presentare il rettore.
Questo diritto fu contrastato e fu dapprima della figlia Vittoria
Lucifero, che aveva sposato Diego del Castillo. Antonio del
Castillo, figlio di Diego e di Vittoria Lucifero, il 18 luglio 1698
essendo il beneficio in vigore di bolle apostoliche assegnato ad
Antonio Mezo Monaco, protestò affermando che il beneficio non era di
nomina papale ma di jure patronato degli eredi della famiglia
Lucifero ( ANC. 338, 1698, 52). La lite proseguì per molti anni,
tanto che i figli ed eredi di Antonio di Castillo solamente il 12
giugno 1752 riuscivano a nominare un loro nuovo rettore del
beneficio, dopo che per quasi cento anni era rimasto vacante per
morte dell’ultimo rettore nominato dai Lucifero, che era stato
l’arcivescovo di Santa Severina Mutio Suriano ( ANC. 855, 1752, 142
-143)
Il beneficio continuò a possedere “ Una continenza di terre nom(a)te
Coppula e Tuvolillo conf(in)e la Gabella nom(a)ta Carbonara, Salica
e Tuvolo grande Ad uso ( herbaggio) doc(a)ti novanta; Una continenza
di terre nom(a)ta S. Giacomo conf(in)e il Piano delle Mendole e
Pernabò . In grano Salme otto; in denaro doc(a)ti vinti; Una gabella
nom(a)ta S. Giacomo di Tuvolo posta nella prenom(ina)ta di Tuvolo
Grande. In grano salme otto, In denaro doc(a)ti dudici ( Acta, f.
146)
Di queste la continenza di Coppula e Tuvolillo era ancora selvosa e
si affittava solo a pascolo, la gabella di San Giacomo era solo in
minima parte disboscata mentre un po’ più redditizia si presentava
la gabella di S. Giacomo di Tuvolo dove le terre a semina erano più
estese.
Tuvolo nel Settecento
Alla fine del Seicento il territorio di Tufolo è ancora immerso
e circondato dalle vaste tenute boschive ricche di selvaggina di
Carbonara, Salica, Sacchetta e Piano del Conte.
Nei primi decenni del Settecento la selva, anche se lentamente,
cominciò ad essere erosa dalle “ terre aratorie”, che cominciarono
ad espandersi sui piani, procedendo dall’abitato verso i confini
territoriali e seguendo la via, che dalla città andava verso la
vallata. Allora le terre erano detenute soprattutto dagli
aristocratici Barricellis e Suriano. Dominava, anche se fortemente
indebitata, la casata dei Suriano, con i suoi vari rami. Nel giugno
1719 la patrizia Violante Suriano, figlia ed erede di Decio Suriano,
portava in dote al patrizio Cesare Berlingieri “la portione tiene
della Gabella detta Tuvulo giusta li suoi confini” ( ANC. 612, 1719,
50 -51). Ancora nel 1729 l’indebitato e fallito Gregorio Suriano
dichiarava di possedere “diece salmate di terre nella gabella detta
Tuvolo comune con altri compadroni ( ANC. 663, 1729, 173).
Francesca Barricellis all’inizio del Settecento contrasse matrimonio
con Giuseppe Suriano ed ottenne in dote tra l’altro quattordici
salmate “di terre aratorie communi ed indivise con l’altre terre del
S.r D. Domenico Rodriguez Suriano ed il beneficio della famiglia
Suriano nel luogo d(ett)o li piani delle mendole, confine la gabella
d(ett)a S. Giacomo, la Brica e Piano di Nola”. A queste aggiunse,
dopo la morte del marito e del padre Gio. Battista Barricellis, la
gabella detta Pernabò, confinante con la Carrara e S. Giacomo. Il
tutto nel 1731 passò al figlio Fabritio Suriano, che ancora alla
metà del Settecento le deteneva ( ANC. 614, 1731, 14 -19; 919, 1752,
132 -134) . Sempre in questi anni “tuvulo grande” risulta diviso tra
tre proprietari: Antonio Barricellis, Francesco Suriano ed il
monastero di Santa Chiara di Crotone. Mentre il beneficio di S.
Giacomo di iuspatronato e collazione pontificia manteneva: “ Due
territori uniti detti Coppola e Tuvulillo confine tuvulo grande di
D.Antonio Barricellis, D. Fran(ces)co Suriano e del venerabile
monastero di S. Chiara in denaro s’affittano D. 190.
Un altro territorio detto S. Giacomo di Tuvolo confine Tuvolo grande
sud(ett)o in denaro D. 25 in grano tt.a 48.
Un altro territorio detto S. Giacomo di Bernabò confine detto
territ(ori)o di Bernabò di D. Anna e D.a Fra(nces)ca Barricellis in
denaro D. 15 “ ( Anselmus , f. 39v).
(Nella divisione dei beni tra Anna e Francesca Barricellis, avvenuta
nel 1720, Pernabò “di salmate dieci, confine La Carrara del
Cantorato della Cattedrale e il territorio detto Spataro” del valore
di Ducati 400 andò a Francesca, ANC. 660, 1720, 152 -154).
Nuovi Proprietari
Ancora pochi anni e Tuvolo dagli indebitati Barricellis e
Suriano passerà ai Venturi e Zurlo, mentre il monastero di S. Chiara
continuò a mantenere le sue proprietà. Nel catasto onciario,
compilato nel 1743, D. Gio. Battista Venturi possiede in comune con
D. Pietro e fratelli di Zurlo un comprensorio di terre dette Tuvolo
consistenti nelle seguenti gabelle: Lampamarello, la Fico, il Furno,
il Linternetto, Tuvolo e Cerriello ( Catasto Onciario 1743, ff. 106
-107). Zurlo Pietro dichiara a sua volta di possedere “un
comprensorio di terre in comune ed indiviso con Gio. Batt(ist)a e
fratelli Venturi detto il Forno, la Fico, Liternetto e Tuvolo ( f.
181). Mentre il monastero di S. Chiara continuò a possedere una
“porzione di terre nel luogo d.o di Tuvolo” ( f. 243v), le altre
parti passarono agli eredi. Da Gio. Battista metà del comprensorio
di Tuvolo passò a Dionisio Ventura, come risulta dalla nota dei “
beni e rendite possedute dal seminario di Crotone, perché ceduti dai
fratelli del Pio Monte dei Morti per concessione avuta tra la curia
vescovile ed i fratelli in atto di visita fatta dal vescovo
Bartolomeo Amoroso con decreto del 13 aprile 1768 ed in esecuzione
del real dispaccio, Napoli 20 maggio 1769”. Vi erano infatti “annui
ducati settanta col di loro capitale di D. 1400 al 5 per 100
pagabili dal Sig.r D. Dionisio Ventura sopra le di lui gabelle dette
Casazzoni, li Martorani e metà del comprensorio di Tuvolo, come per
istrumento de 23 Maggio 1760 stipulato dal q.m notaro Gio. Tirioli “
(Arch. Vesc. Crot.). Lo stesso avverrà per la parte degli Zurlo ,
che verrà divisa tra i numerosi pretendenti nel 1777. Tra i numerosi
beni vi è anche il “Vallo di Tuvolo in comune col S.r Ventura
ap(prezza)to per tt.a 7336 come per fede, però di comune consenso la
metà delli S.ri Zurlo per rispetto della rend(i)ta resta stimata
D(ocati) 4500. ( ANC. 1589, 1777, 60 -62).
Tuvolo alla fine del Settecento
L’aspetto silvestre e pastorale, che ancora conservava la
vallata, è messo in risalto da un fatto delittuoso avvenuto alla
metà del Settecento.
Francesco Chiefali, originario di Satriano ma da tempo abitante a
Crotone, accudiva alcune cavalcature nella ministalla, situata in
località Pernabò, distante circa due miglia dalla città. La domenica
del 23 aprile 1752, al tramonto, come ogni giorno, dopo aver finito
il suo lavoro si era seduto dentro la ministalla per consumare la
cena assieme al suo aiutante Bruno Dirella. Ad un tratto si sentì il
rumore di una scoppiettata. Entrambi non ne fecero caso e
continuarono a mangiare, pensando, che fosse stata esplosa da
qualche cacciatore, “che ivi andasse caneggiando”. Finita la cena,
desiderando bere, il Chiefali si recò alla vicina fonte dove giunto,
udì dei lamenti. Mosso dalla compassione, più che dalla curiosità,
si diresse verso il luogo da dove provenivano. Vide che a cavalcioni
di un asino veniva il suo amico Pietro Pizzimenti e si accorse che
la mano sinistra dell’amico piangente era avvolta in un sacco tutto
insanguinato. Il ferito era seguito da vicino da Francesco Paglia,
che gli apparve timoroso e spaventato. Chiesto al Pizzimenti che
cosa fosse successo, questi non ebbe tempo di rispondere perché
subito si intromise l’accompagnatore che esclamò: “Il guardiano l’ha
menato una scopettata per una mancata di erba”. Udendo ciò, il
ferito di rimando subito soggiunse : “Tu li dicesti che m’ammazzasse
ed egli mi ha ammazzato”. A tali parole il Paglia non interloquì
più, ma voltatosi verso il Chiefali gli disse di accompagnare il
ferito fino alla chiesa di Santa Maria della Scala, sulla collina
poco distante, affinché non morisse dissanguato per strada. ( ANC.
855, 1752, 130 -131)
L’episodio di pascolo abusivo dimostra come alla fine del
Settecento, anche se in molte gabelle si era consolidata la
rotazione triennale pascolo(uso d’erba)/semina( ad ogni uso), nella
vallata predominava ancora il pascolo. Le mandre, che calavano dalla
Sila, alimentavano di continuo la produzione di forme di “cascio”,
che veniva immagazzinato e poi commercializzato nell’area
napoletana. Il principale beneficiario era il maggiore proprietario
della vallata, come dichiarò Ippolito Mesuraca, magazziniere di
Pietro Zurlo. Il magazziniere affermò che nel 1760 nel territorio di
Tuvolo pascolò la mandra della signora Teresa de Bonis di
Pietrafitta sotto la custodia del capo mandra Flavio Piro di
Donnici. Tutto il caso che fece, costituito da duemila e cento
forme, fu venduto a Pietro Zurlo, che lo fece portare nel suo
magazzino e consegnate al magazziniere Ippolito Mesuraca ( ANC.
1268, 1761, 72v -73)..
Il caso della gabella di Pernabò, confinante con la Carrara e S.
Iacopo ed appartenente al seminario, ci offre un esempio degli usi
agrari vigenti nella vallata. Alla fine di dicembre 1772 il massaro
Michele Giaquinta prende la gabella in fitto per un anno intero ad
iniziare dal 15 agosto 1773 “ad uso d’erba di pascolo d’ogni sorte
di animali vaccini, e con specialità esclusi li porci, a riserba di
quelli servissero per uso di vaccarizzo”. Egli si obbliga a pagare
ducati 38 nel giorno di Molerà, 8 settembre 1774. Al massaro è
concessa la possibilità di associare e di subaffittare, tuttavia se
subaffiterà la gabella a pecorai per il pascolo di pecore, il
pagamento dovrà essere anticipato in S. Ianni, terza domenica di
maggio. Se poi il massaro vuole fare “qualche poco di seminato, le
sia lecito, ma che non oltrepassi li tumolate cinque di orzo e
seminandone di più un tumulo, sia tenuto ed obligato di pagare la
gabella ad ogn’uso per docati quaranta cinque” ( ANC. 1665, 1772,
9v-10r).
Anche se il coltivato si era esteso su molti pianori, rimanevano
ancora vaste aree incolte ed adatte al solo uso di pascolo. E’
questo il caso della proprietà del monastero di S. Chiara, che
possiede “Tuvolo territorio comune e indiviso colli Sig. D. Giuseppe
Zurlo e D. Bernardo Ventura. tt.a 70 appartengono a questo monastero
e sono adatte a solo uso di pascolo. Confina tramontana D. Raffaele
Soriano, mezzogiorno D. Giuseppe Zurlo, occidente D. Zurlo, oriente
il Sig. Cosentino di Casabona ( Spogli degli apprezzi , 1790).
Il monastero di S. Chiara possiede la gabella di Tuvolo, “di terreno
nobile ad uso di pascolo, ed in parte atto a semina, comune , ed
indiviso con D. Giuseppe Zurlo, e D. Bernardo Ventura, di cui ne
appartengono alla C. S. tumula settanta. Li sud(et)ti soci condomini
per la rata med(e)ma corrispondono al Sacro Patrimonio in ogni di 8
settembre, metà per ciascheduno annui ducati ventinove e grana
quaranta due.” In nota “ La p(rese)nte Gabella è stata conferita a
D. Carlo Ventura, come istrom(en)to stipulato in data de’ 18
Giug(n)o del 1795. per Not(ar)o Caljo di Cat(anza)ro, al p(rese)nte
luogo Pio li spetta la sud(ett)a rata in D. 29:42.” ( Lista di
Carico, 1790, f. 10v).
Tra i territori censuiti dall’abolita Cassa Sacra troviamo nel 1806
la gabella di Tuvolo che è censuita a Carlo ventura, il quale deve
pagare ogni 18 giugno D. 29 : 42, Platea Monastero S. Chiara , 1807,
f. 6.
Catasto del 1793
Il catasto onciario del 1793 censisce i proprietari della
vallata che sono:
D. Baldasarre Zurlo di an(ni) 43 possiede la porzione del territorio
detto tuvolo d’an(nua) r(endit)a 140, ed altra porzione, ed un
ottava di an(nua) r(endit)a 26:50 atteso l’altre quattro porzioni
sono situati nelle rubriche di D. Rafaele Zurlo e Pietro Zurlo. (
f.17)
Giuseppe Zurlo di an(ni) 43 possiede una porzione e 7/8 del
territorio di Tuvolo, che si ha tutto comune coll’eredi del qm. D.
Dionisio Ventura e tutta la casa di Zurlo quale appare dalle
rispettive rubriche ( f. 74).
La cappellania di S. Giacomo olim famiglia Lucifero, oggi tantum
Zurlo cioè tutti fratelli Giuseppe, Fabrizio e Francesco Zurlo
possiede un territorio detto Coppola e Tuvolo, altro detto S.
Giacomo e altro pure S. Giacomo ( f. 168 v).
Il monastero sospeso delle monache di S. Chiara possiede una
porzione di terre nella gabella detta di Tuvolo ( f. 180).
Il barone Giulio Berlingieri
All’inizio del Novecento la vallata era di proprietà di un unico
latifondista , il barone Giulio Berlingieri, il quale oltre alla
tenuta di Tuvolo possedeva la tenuta di Farina ed altri terreni
confinanti come Piano di Nola, Ciurrio, Gabelluccia , Salica, quasi
tutta la pianura di Capo Colonna ecc.. Nel 1930 i terreni era
affittati ai fratelli Giuseppe ed Alfonso Torchia, che li
coltivavano a grano, avena e pascolo. Tuvolo era dell’estensione di
310 ettari. V’erano un vallone lungo 2500 metri, secco in estate, un
pozzo, due abbeveratoi con sorgenti ed alcune casette. Farina era
dell’estensione di 140 ettari. V’erano un vallone lungo 950 metri,
secco in estate, un pozzo, un abbeveratoio con sorgente ed alcune
casette

