[Paesaggi crotonesi: Il “Monte detto la Brica tanto eminente et bello”]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 10/2006)
“Vi era un’altro Monte à torno detta Città
chiamato Latimno, conforme l’interprete di Teocrito, dicendo essere
tutto pieno di bosco, detto Teocrito in detta Ecloga nella persona
di detto Coridone cosi disse: Interdum autem exultans pascitur
umbrosum circa Latymnum: hoggi non si vede monte alcuno di questo
nome. potria essere fosse quel monte detto la Brica tanto eminente,
et bello, che non può vedersi monte più dilettevole, dove sono molti
alberi fruttiferi, belle vigne, buoni pascoli, et aere
perfettissimo, con ruscelli di acqua bellissima, et soprastà al
mare, in maniera tale, che hormai si scopre la Velona paese de
Turchi.” ( Nola Molise G. B., p. 55). “Brica vuol dire Brisa, perchè
come dice Calepino videtur Brisa pone.. vinaccis, mentre è stato
luogo sempre di vigne”. Secondo alcuni vuol dire salcio viminale,
per altri tamerice, per altri ancora deriva da bricca, che vuol dire
dirupo, luogo scosceso e selvaggio
Il monte “Clibano”
“Dalla foce del fiume Neto fino al monte Clibano degli antichi,
il quale eleva a sud una barriera diretta dall’ovest all’est, che si
abbassa avanzandosi nel mare per formare l’antico promontorio
Lacinio..” ( Lenormant F., II., p. 5)
“Dalla cima di questi monti si ammira uno splendido e vasto
panorama, l’unico in Cotrone. Nelle frane di queste colline,
prodotte dagli acquazzoni invernali, si trovano moltissimi frammenti
di mattoni già adibiti per le tombe, e proseguendo per un
chilometro, qualche avanzo di vaschette in muratura (palmenti) ed
avanzi di fabbricati che servirono anni sono per la costruzione di
una casetta nel fondo Brica”.( Sculco Nicola)
Per il Lucifero su queste colline sorgeva l’antica città di Laureta:
“ Se Colle Laura è il sito dove doveva sorgere Laura, esso è più
vicino a Crotone ed è sul versante sud delle colline dette Sanda e
Sandella, e propriamente nel fondo Vrica, o poco dopo” ( Lenormant
F., cit., II pp.138, 203, in n.)
Chiesa di Santa Maria de la Scala, detta anche de la Bricha
Descrivendo il baluardo Don Pedro Ambrosio Attendolo nel maggio
1573 così si esprimeva: “ Lo predetto belguardo volta faccia da una
banda verso il mare et dall’altra verso terra; et quella che volta
verso terra have all’incontro tre monti l’uno dopo l’altro: et
distante il primo canne sixanta cinque: il secondo canne cento
venticinque: et lo terzo canne circa trecento........ Sta anco dopo
li detti tre monti un altro monte tanto alto che non solo discopre
lo detto belguardo/ ma tutta la citta: pero questo è distante da
esso belguardo canne cinque cento/ et camina tutto piano per altre
canne cento fin dove sta una chiesa detta S.ta Maria dela Scala”. (
Relation dela fortezza de la citta di Cotrone de Ambrosio Attendolo,
E. 1065, AGS.).
All’inizio dell’Ottocento in una “Memoria sulla Piazza di Cotrone”,
datata Cutrone 10 giugno 1807, Carlo Affan de Rivera leggiamo: “ La
piazza di Cotrone è situata sul mare, e propriamente su di una
lingua di terra che si avanza nel mare. Dietro la città verso il
mare è fabbricato il Castello. Dalla parte di terra vi sono due
fronti della Piazza, innnanzi i quali a guisa di un Arco vi sono
delle colline, delle quali la più vicina si chiama S. Maria della
Scala, ed è distante la sua vetta quattro in cinquecento da’ fronti
della Piazza..” ( Pititto F., Un nucleo di documenti ufficiali
sull’assedio di Cotrone nell’anno 1807, Arch. Stor. della Calabria,
a. VI ( 1918). Le prime notizie sulla chiesa risalgono all’inizio
del Cinquecento.
Il papa Clemente VII il 27 marzo 1525 conferiva all’arcidiacono
della chiesa crotonese Bartolomeo Lucifero alcuni benefici tra i
quali quello delle chiese senza cura di S. Maria del Mare, di S.
Maria de la Scala e di S. Andrea ( Reg. Lat. 1568, ff. 208v-210v,
ASV.). Rimasti vacanti per la morte del Lucifero, avvenuta nel 1545,
il 26 maggio 1546 il papa Paolo III conferiva a Gregorio Cusentino
in beneficio il possesso dell’arcipresbiterato della chiesa di
Crotone, la prebenda della chiesa della Beata Maria de Labricha, e
del canonicato di S. Andrea e di S. Antonio presso la Conicella,
chiese poste fuori ma vicino alle mura della città di Crotone.( Reg.
Lat. 1774, ff. 240 – 242v, ASV.)
La chiesa abitata solo da eremiti durante il Seicento è più volte
citata, nel 1607 come “monasterio della Scala” ( Libro dei Morti,
AVC). Ancora alla metà del Seicento possiamo leggere in una
relazione vescovile: “ Fuori della città vi sono anche cappelle dove
si celebrano messe da sacerdoti del capitolo:La SS.ma Pietà, la
SS.ma Nuntiata, S. Marco, S. Catherina, S. Leonardo, e S. Maria la
Scala” ( Rel. Lim. Crotonen., 1667).
La chiesa andò poi in abbandono. Alla fine del Seicento, come si
rileva dalla visita del vescovo Marco Rama, esisteva solo il
canonicato di S. Maria della Scala dentro la cattedrale di Crotone,
il quale tra gli altri beni aveva “un vignale avanti la porta di S.
Maria della Scala chiesa hoggi diruta” ( Acta, ff. 138v- 139). La
presenza dell’edificio è segnalata anche nel Settecento. Nel 1720 il
canonicato di S. Maria de la Scala possiede un vignale piccolo sotto
la cappella di S. Maria della Scala ( Anselmus, f. 28 v). Nel
catasto onciario del 1743 il canonicato di S. Maria della Scala del
canonico Domenico Avarelli detiene un vignale attaccato alla chiesa
di S. Maria della Scala ( f. 212). Nel 1752 la chiesa di S. Maria
dela Scala vicino a Pernabò è citata in un documento ( ANC. 855,
1752, 130). In seguito compare solo il monte detto “La Madonna della
Scala”.
La Brica ed i suoi proprietari
Il territorio della Brica confinava con Brichicella, Ciurria,
Ciurriella, Gramati e Piano delle Mendole, o Piani dell'Amendole.
L’esistenza di ruderi sulla collina, o nelle sue vicinanze, sembra
accertata da quanto si legge nei manuali riguardanti la costruzione
delle fortificazioni di Crotone al tempo di Carlo V. Più volte
troviamo annotato il pagamento per il trasporto da parte delle
barche della regia corte di “petra dela bruca” e di pietra imbarcata
alla “cala dela bruca” ( 1542). La località nel Cinquecento è
disabitata e fin dalle prime testimonianze il territorio della
“Briga” è particolarmente adatto per il pascolo. (A ult(im)o
d’Aprili 1586 ad Alfonso Caligiuri, et Fran.co L’ammirata docati
dieci per tanta herba di taglio alla briga dico che servio per li
cavalli di detto q. S.r Lelio (Lucifero) ( ANC. 108, 1614, 193 -211)
Esso era un antico possesso dell’arciprete della cattedrale di
Crotone. Alla fine del Seicento l’arcipresbiterato possedeva una
gabella detta la Brica confinante con la Brichicella ed esigeva dei
censi su sei vignali situati su quel territorio. I sei vignali molto
probabilmente anticamente facevano parte dei beni dell’arciprete e
poi erano stati concessi in censo a sei particolari cittadini. Col
tempo da sei i proprietari si erano ridotti a tre. Alla fine del
Seicento dai detentori dei vignali l’arciprete percepiva annualmente
58 carlini. Gli enfiteuti erano il Dottor “fisico” Antonino
Magliari, che deteneva tre vignali, il “patre di preite” Mutio
Bernale ne aveva due, ed il convento di S. Francesco d’Assisi uno.
In precedenza i vignali erano appartenuti a Francesco Cirrello, Anna
Pisanello, Giulio Baglione, Giulio Varano e S. Catalano. ( “Sopra il
vignale fu di Fran(ces)co Cirrello sito nel territorio della Vrica
fu d’Anna Pisanello, hoggi del D.r Ant(oni)no Magliari annui carlini
dudici.
Sopra un altro vignale nel med(em)o terr(itori)o fu parimente d’Anna
Pisanelli, hoggi del med.o Magliari annui car(li)ni undici. Sopra un
altro vig(na)le nel med(esim)o terr(itori)o fu di Giulio Baglione
hoggi del pred(ett)o Magliari annui carlini cinque. Sopra un altro
vig(na)le nel med.o terr(itori)o fu di D. Giulio Varano hoggi di
Mutio Bernale annui carlini diece. Sopra un altro vig(na)le
nell’istesso terr(itori)o fu di S. Catalano hoggi del pred.o Bernale
annui carlini quindici. Sopra il vig(na)le hoggi di S. Francesco
d’Assisi di questa città nel med.o terr(itori)o annui carlini
cinque; Acta cit., f. 137)
Nel Settecento
Durante il Settecento sia la gabella che i vignali sono dati in
fitto per un triennio a semina e per il successivo triennio a
pascolo. L’arciprete della cattedrale di Crotone conservò per tutto
il secolo la gabella detta la Brica, mentre i tre vignali di
Antonino Magliari passarono prima ad Alfio Magliari poi a Francesco
Antonio Zurlo e quindi a Giuseppe Zurlo; i due vignali di Mutio
Bernale furono posseduti prima da Diego Tronca e poi dal figlio
Raffaele; il vignale appartenente al convento di San Francesco
d’Assisi dopo il terremoto del 1783 fu amministrato dalla Cassa
Sacra. Di quest’ultimo abbiamo anche una succinta descrizione: “Il
convento de’ PP Conventuali di S. Francesco d’Assisi possiede “La
Briga seu Vriga. Vignale dell’estensione di tt.e ( tomoli) 5 di
terreno raso, nobile, ed atto a semina per un triennio, e per
l’altro ad uso di pascolo, sito in territorio di d(ett)ta Città
confina da occidente tramontana e mezzo giorno colli beni di D.
Fran(ces)co Antonio Zurlo, e da oriente colli beni di D. Raffaele
Tronca. Con obbligo stip(ula)to dal N.r .......... si trova
affittato per un triennio ad ogni uso dal dì 15 agosto 1788 a D.
Fran(ces)co Domenico Montefusco per l’estaglio di annui carlini
venti pagabili nel dì 8 settembre” ( Lista di Carico, 1790, f. 36).
La Brichicella
Il territorio detto “La Brichicella”, o “La Vrichicella”,
confinava con la “Brica”, “Ciurria”, “Piani di Nola”, “Piano
dell'Amendole” o “delle Mendole”. Esso era di proprietà della chiesa
parrocchiale di S. Maria de Prothospatariis, la quale alla fine del
Seicento possedeva “una continenza di terre nomata la Brichicella”,
che confinava con la gabella “Ciurria” appartenente
all’aristocratico crotonese D. Fabritio Lucifero. Il territorio
misurava salme sette e mezzo ed era affittato con rotazione
triennale. Quando era dato a pascolo, il parroco ricavava ducati
quindici annui, quando a semina, o ad ogni uso, salme sette e mezzo
di grano annui. ( Acta, f. 113v). La chiesa parrocchiale lo
possedeva fin dai tempi antichi ed il vescovo Marco Rama nella sua
“Visita” afferma che la chiesa parrocchiale di S. Maria de
Prothospatariis aveva nel passato anche altri terreni nelle
vicinanze, ma di essi al suo tempo non c’era più memoria. La chiesa
di S. Maria era di patronato regio ed i suoi beni erano amministrati
da un regio economo, che di solito era un chierico napoletano.
Costui se ne stava a Napoli e si serviva allo scopo di un vice
economo, che quasi sempre era un nobile del luogo.
Dal “Conto del R(everen)do D. Gioseppe Gaudioso Reg(i)o economo
della Reg(i)a abbatia di S(an)ta Maria Protospadari nella città di
Cutrone di sua amm(inistratio)ne di anni tre, da Gen(na)ro 1710 per
tutto Dec(emb)re 1712” ricaviamo che il territorio detto la
Brichicella all’inizio del mese di ottobre 1712 era stato affittato
a pascolo per la durata di tre anni a Orontio Madonna e Homobono
Varano per il pagamento di ducati quindici annui.
Il Madonna e il Varano, entrambi della città di Crotone, avevano
preso in fitto la gabella “La Brichicella” dall’aristocratico
Annibale Suriano, che svolgeva la funzione di vice economo della
Regia Cappella di S. Maria Protospatari, evidentemente con l’intento
di subaffittarla ai mandriani, che ogni anno scendevano a svernare
con le greggi dalla Sila. Il contratto infatti prevedeva la
possibilità per i due crotonesi di poter utilizzare il territorio
solo ad uso di pascolo per ogni specie d’animali ma non per i porci,
eccetto che se questi non servissero per uso di mandra, o
vaccarizzo. Ma, ciò che più interessava ai due fittavoli, era
concessa la possibilità d’associare e subaffittare la gabella. Il
pagamento dell’affitto era stabilito in ducati 15 annui posticipati,
da pagarsi in contanti nel dì della fiera di Mulerà. Il primo
pagamento doveva quindi cadere l’otto settembre 1713, quando si
doveva pagare l’anno di fitto, iniziato il primo settembre 1712 e
proseguito per tutto agosto 1713. ( Dip. Som. Fs. 532, f.lo 26, ff.
2, 24, (1710-1712) ASN.)
La chiesa parrocchiale continuò a possedere la Brichicella per tutto
il Settecento.
Nel catasto onciario del 1743 è descritta confinante con la Brica ed
il Piano dell’Amendole e dell’estensione di tomolate 80.

