Alle origini di Botricello, due paesi, una storia

“Botro”, “Botricello” e le località vicine. Particolare della tavola N.° 29 (1789) della carta di G. A. Rizzi Zannoni.

Il Vivenzio nella “Istoria e teoria de tremoti” edita nel 1783, enumera solamente nello Stato di Belcastro, gli abitati di Belcastro, Andali, Cuturella e La Cerva.[i] Lo stesso fa il Regio Uditore del tribunale di Catanzaro De Leone: “Stato di Belcastro … il numero degli abitanti è di 2153, cioè 798 in Belcastro, 645 in Andali, 200 in Cuturella, e 510 nella Cerva”.[ii]

Sembra tuttavia che il piccolo casale di Botricello già esistesse. Il Pellicano Castagna infatti afferma che il 10 gennaio 1775, il barone Vitaliano de Riso, succedendo al padre Emanuele, ebbe l’intestazione del feudo di Botricello col casale omonimo.[iii]

Alcune notizie sulla formazione dell’abitato di Botricello le fornisce il vescovo di Belcastro, il crotonese Vincenzo Greco. Sappiamo che dopo la morte del vescovo di Belcastro Tommaso Fabiani (1755-1778), la chiesa di Belcastro fu amministrata per 14 anni dal decano Giuseppe Fragale di Andali, e solamente nel 1792 arrivò il nuovo vescovo Vincenzo Greco (1792-1806).[iv]

Nella sua prima relazione in data 14 marzo 1795, fatta venti anni dopo l’ultima del suo predecessore,[v] così è descritto il nuovo villaggio di Botricello: “Pagi huic episcopatui subiecti sunt quatuor, vulgo dicti Cuturelle, Andali, Cerva, Botricello … Singula quatuor loca dioecesis suam habent Ecclesiam sibi sufficientem … cura animarum Andalis, et Cuturellarum a propriis Archipresbyteris geritur, Cerva a suo Oeconomo curato, Botricelli tandem ab Archipresbytero Civitatis, quia nullus ibi, nedum sacerdos, sed nec clericus invenitur, novus enim est pagus, ex collectitia et paupere gente constans et licet quantum in me fuerit, et penes fundi Dominum, et apud fundi acedas, ut qui animarum curam gereret, sacerdotem accerent, non destiterim instare, continens tamen meus labor per temporum miserias inanis evasit”.[vi]

Contribuirono al popolamento del villaggio rurale, nato poco prima del terremoto del 1783, gente povera e braccianti, provenienti dai paesi vicini. La cura delle anime fu affidata all’arciprete di Belcastro, in quanto nel villaggio non vi era alcun sacerdote e nemmeno un chierico.

 

I feudatari De Riso

Il villaggio sorse sulle terre del feudo rurale di Botricello, situato alla destra e nelle vicinanze della foce del fiume Tacina. Il piccolo abitato si sviluppò presso una sorgente su una collina dominante la vecchia strada pubblica ed il mare. Il feudo fin dalla metà del Seicento apparteneva alla nobile famiglia De Riso di Catanzaro.[vii]

Protagonisti dell’iniziativa furono il barone Emanuele ed il figlio Vitaliano de Riso, barone fin del 1775 e poi nel 1797 marchese di Botricello. Soprattutto quest’ultimo estenderà il suo potere al tempo della Cassa Sacra ed oltre ad avere il feudo avrà in fitto per molti anni a prezzo di favore anche il territorio della mensa vescovile di Belcastro detto Botricello di circa 250 tomolate ed altre terre vicine.[viii] Sempre in questi anni dopo il terremoto anche altri componenti della famiglia De Riso allargheranno le loro proprietà nelle vicinanze.[ix]

Arme della famiglia De Riso di Catanzaro (D’amato V., Memorie historiche dell’Illustrissima città di Catanzaro, 1670).

 

Trasformazione del feudo

La località che in precedenza era abitata solo occasionalmente a seconda delle stagioni da pastori e coloni, dediti al pascolo e alla semina, assumerà ben presto un nuovo aspetto. Il feudatario in pochi anni fa edificare il casino, con i magazzini, la chiesa,[x] le caselle ed il vaccarizzo. Crea un piccolo giardino con alberi da frutto ed un vigneto e costruisce una fonte per raccogliere e conservare la preziosa acqua.

Allarga le sue proprietà, usurpando parte dei territori circostanti, tra i quali due vignali appartenenti al seminario di Belcastro e riducendo ad un viottolo una trazza importante, che univa un possedimento del vescovo alla strada pubblica.[xi] La nuova struttura economica ed abitativa, oltre a permettere un insediamento duraturo, assicura un migliore sfruttamento e vigilanza del territorio ed è al tempo del raccolto occasione di soggiorno. La chiesetta intitolata alla Immacolata Concezione è sotto la cura dell’arciprete di Belcastro in quanto nel luogo non vi è alcun sacerdote né chierico. Nella cappella o chiesa rurale presso il casino si celebrerà la messa nei giorni festivi per comodità “quando anderanno colle loro famiglie a villeggiatura in detto casino” e anche per conforto dei coloni e dei lavoranti che lavorano nelle gabelle del feudatario ed in quelle vicine. I De Riso dotano la chiesa di un’annua rendita per far fronte alle spese per la celebrazione della messa festiva e per il mantenimento decoroso dell’edificio sacro (acquisto delle suppellettili e degli arredi sacri). Successivamente la chiesa sarà mantenuta a spese dei fedeli.

 

La nuova strada

L’abbandono della vecchia via che da Le Castella per la foce del Tacina si inoltrava lungo la costa,[xii] favorisce la nascita ed il consolidamento del nuovo casale. È infatti di questi anni la costruzione della nuova via che da Crotone per Cutro, Osteria Magliacane, raggiunge Catanzaro.

La nuova rotabile, progettata alla metà del Settecento dall’ingegnere Pietro Sbarbi, dopo un secolo dal suo inizio non era ancora terminata, anzi si discuteva ancora sul suo percorso. Nonostante l’ingente somma impiegata, valutata a molto più di centomila ducati, alla metà dell’Ottocento era formata solo da piccoli tratti e da opere incompiute.

Il prolungamento artificioso dei lavori e le numerosissime frodi la avevano resa “angustissima, il selciato mal messo per risparmio di materiale, i marciapiedi formati da poca terra tolta dai fossi laterali, ed infine tanto brecciame sulla strada, quanto basta appena per nascondere il selciato”.

La strada da Crotone saliva a Cutro e poi discendeva, inoltrandosi per Catanzaro lungo la marina, allacciandosi alla “Chiubbica”, l’antica strada che da Tacina costeggia la riva dell’Ionio verso Squillace. Essa lasciava a monte gli abitati, poiché “qualunque andamento diverso, che avesse lo scopo di passar per i comuni più prossimi, raddoppierebbe le difficoltà, e la spesa”.[xiii]

La nuova strada ed il casale sono documentati visivamente nell’“Atlante del Regno di Napoli in VI fogli” di G. A. Rizzi Zannone del 1788, dove compare l’abitato di Botricello e la località Botro sulla rotabile Crotone – Catanzaro.

Alla fine del Settecento il Giustiniani nel “Dizionario” così descrive Botricello “La diocesi di Belcastro, oltre della città di tal nome, contiene pure la terra di Andali, e due villaggi chiamati Cuturella, e Cerva, ed una villetta appellata Botricello … Botricello villetta in provincia di Calabria Ultra, in diocesi di Belcastro, distante dal mare circa un miglio, e mezzo, e 18 da Catanzaro. È situata in ampia pianura, e tiene 130 abitatori coltivatori di campi”.[xiv]

Pochi anni dopo per l’Alfano il villaggio di Botricello è d’aria cattiva e conta 140 abitanti.[xv] Sempre l’Alfano alcuni anni dopo in una edizione successiva della sua opera così lo descriverà “sopra un colle d’aria buona. Produce grani, legumi, frutti, vini e pascoli. Fa di popolazione 152.[xvi]

È di questi anni del primo Ottocento (1818) la descrizione di Keppel Richard Craven: “Lasciata Cutro, una scomoda discesa mi condusse sul litorale, presso poche case e una torre di guardia, chiamata Lo Steccato, a sud di Capo Castelle. Ai piedi della collina incontrammo una grande mandria di bovini, della stessa razza di quelli che avevo visto in Puglia, che, accompagnata da enormi cani, si stava dirigendo lentamente verso la Sila. La campagna si mostrava migliore; la zona pianeggiante, solcata dalla strada parallela al litorale, era ora riccamente coltivata e animata da parecchi casini e fattorie, dove i contadini mietevano e trasportavano il raccolto … Attraversai il Tacina, l’antico Targinea, che segnava i confini tra Crotone e Squillace. Secondo Plinio questo torrente, insieme all’Aronca, che ha assunto il nome di Crocchio, era navigabile”.

Ben diversa è la descrizione del paesaggio che ne farà alcuni anni dopo il Malpica: “Ho veduto Cutro da lungi – quindi non posso dirvene nulla … Ben vi dirò della via. Deserta, lunghissima, non ha un albero, una siepe, un cespuglio. Nudi e la gran parte incolti terreni, ti pongono la malinconia nel cuore. Questo deserto, passando rasente i fondi della famiglia Riso, continua fino al fondaco di Guido. Di là l’aspetto della campagna si fa ridente.”[xvii]

Il percorso della strada che da Catanzaro, per Osteria Magliacane e Cutro, conduceva a Crotone (Rizzi Zannoni, 1789).

 

Origine di Botricello Inferiore

Con il proseguimento dei lavori della nuova rotabile, che lasciava a monte i vecchi paesi, iniziò molto lentamente la formazione di abitati lungo la nuova strada costiera, che sempre più era percorsa da coloro che abbandonavano la vecchia via per le colline, che univa i paesi del Marchesato alla città di Catanzaro.

Nella primavera del 1828 non esisteva ancora l’abitato di Botricello Inferiore, come nota il viaggiatore inglese Craufurd Tait Ramage, che percorse la via da Crotone verso Taranto, guadando il fiume Tacina presso la foce.[xviii]

Segno evidente di questo spostamento della popolazione verso la rotabile è la costruzione nel 1839 della chiesa di Botricello Inferiore dedicata alla Vergine Addolorata presso il casino costruito lungo la strada dal marchese di Botricello Tancredi de Riso.[xix]

Questo spostamento sarà successivamente consolidato con l’inizio dei lavori, dopo l’approvazione nel 1872 del progetto della ferrovia ionica e la costruzione della stazione di Botricello. Alla fine dell’Ottocento tuttavia poche erano le abitazioni lungo la strada e la ferrovia ed il paesaggio economico e umano era rimasto immutato nel tempo, come documenta il Lenormant: “Nessuna abitazione in vista; le stazioni delle ferrovie sono in pieno deserto, e ad una grande distanza dai paesi ch’esse servono. Di tratto in tratto, là dove i pendii sono meno scoscesi, dove il suolo forma dei piccoli altipiani coltivabili, torme di contadini, posti in fila, scavano la terra con la zappa per prepararla alla semina, sotto la direzione di un sorvegliante a cavallo.

Essi hanno tutti il cappello acuminato calabrese e i pantaloni neri con grandi uose dello stesso colore; in generale hanno tolto la loro giacca per lavorare, ma la più parte portano lo schioppo con bandoliera, che noi vediamo ugualmente portato dai rari viandanti, i quali, di quando in quando, appaiono cavalcando per la via.

Altri contadini, sparuti e bruciati dal sole, guidano dei bovi magri con delle grida acute, e camminano dietro un rozzo aratro … Talvolta un branco di capre nere e macilente si riposa all’ombra delle macchie di lentischi che coprono il fondo dei burroni, o bruca sulla cresta delle colline un’erbetta rasa e mezzo bruciata. Il mandriano che le custodisce ha l’aria selvaggia come la loro: con la pelle di montone o di capra gittata sulle spalle, e la lunga verga simile a quella del pastorale dei nostri vescovi.[xx]

La torre di Magliacane in territorio di Botricello (CZ).

 

Le terre del feudo

Alla fine del Settecento il feudo di Botricello, situato a destra della foce malarica del fiume Tacina,[xxi] confinava da una parte con il feudo di Magliacane del barone Felice de Nobili di Catanzaro,[xxii] dall’altra con Botro[xxiii] appartenente alla camera baronale di Belcastro posseduta dal barone Geronimo Poerio.

All’interno del feudo vi erano alcune gabelle e territori non appartenenti al feudatario. Il più esteso era il fondo detto “Botricello seu Chiubica di 40 salmate”, comprendente “Castellana” ed altri piccoli terreni. Esso era posseduto dalla mensa vescovile di Belcastro[xxiv] ed era detenuto in fitto di continuo dal marchese di Botricello.[xxv]

Altri piccoli territori saranno col tempo acquisiti o usurpati dal feudatario, tra i quali quelli appartenenti alla famiglia de Flerio.[xxvi] Le terre erano coltivate secondo l’usuale rotazione triennale, alternando il pascolo alla semina. Grano e formaggio erano i prodotti principali, che i pecorai della Sila ed i braccianti dei paesi, che si alternavano a seconda delle stagioni sulle terre, producevano con il loro lavoro, ma non potevano disporne.

 

Note

[i] Vivenzio G., Istoria e teoria de tremoti, p. 325.

[ii] De Leone A., Giornale, e Notizie de’ tremoti accaduti l’anno 1783, Napoli 1783, p. 133.

[iii] Pellicano Castagna M., La storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, Frama Sud 1984, p. 267.

[iv] Capialbi V., La continuazione all’Italia Sacra dell’Ughelli, Arch. Stor. Della Calabria, II, 1914, pp. 198 – 199.

[v] L’ultima Relazione del vescovo Tommaso Fabiani è del settembre 1775. ASV, SCC. Relationes 116, Bellicastren IV Idus Septembris 1775.

[vi] ASV, SCC Relationes 116, Bellicastren 14 marzo 1795.

[vii] Vitaliano de Riso acquistò nel 1662. il feudo di Botricelli per ducati 5316 dalla suocera Ippolita Grimaldi. Pellicano Castagna M., cit., p. 266.

[viii] Grande proprietario catanzarese era, ad esempio, il barone Vitaliano De Riso. Questi, che era già titolare di alcune grandi affittanze (ad esempio teneva in locazione, a condizione di estremo favore, come apparirà chiaro dopo il 1784, alcune grandi proprietà del monastero catanzarese di Santa Caterina, governato successivamente da due abbatesse sorelle del De Riso stesso) aveva in fitto dalla Mensa il territorio di Botricello, di circa 250 tomolate e confinante con altri possessi dello stesso De Riso (Placanica A., Il patrimonio ecclesiastico calabrese nell’età moderna, Frama’s Chiaravalle Centrale 1972, p. 177).

[ix] Tra il 1784 ed 1796 Girolamo De Riso, patrizio catanzarese, ottenne il fondo Misola del Monastero di Santa Chiara di Cutro (già affittato a Domenico Spagnuolo dal 1788. Altri fondi nel distretto di Zagarise furono acquistati dal barone Domenico De Riso, Placanica A., Alle origini dell’egemonia borghese in Calabria Società Editrice Meridionale 1979, pp.88 – 89.

[x] Così è descritta la chiesa di Botricello “Superiore“ in un inventario del 1873: “La Sudetta Chiesa è sita al largo della Casina del Signor Marchese D. Vitaliano de Riso da una parte ammuro con una rimessa appartenente al detto Marchese e dall’altra con una stanza appartenente alla istessa Chiesa che serve per l’Economo Curato. La detta Chiesa fu edificata dalla famiglia del Marchese in tempi remoti in modo che non si conosce l’epoca né la dotazione. Fu ingrandita e rinnovata l’anno 1866 e fu elevata a parrocchia e benedetta dall’attuale Economo Curato Paolo Can.o Cognetti con permesso ottenuto da Monsignor Vicario Capitolare Arcidiacono D. Giorgio Solillo. In detta Chiesa vi esistono due altari uno di marmo sotto il titolo dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima. Titolare della Chiesa e protettrice del Villaggio; e l’altro di legno sotto il titolo di S. Francesco di Paola”. AASS. B. 161 A, “ Inventario della Chiesa di Botricello superiore con Economia Curata, ordinato da Monsignor Arcivescovo D. Alessandro Derisio in occasione della Santa Visita, avvenuta il giorno 4 Maggio 1873”.

[xi] Dal “Manuale dei beni, rendite, e pesi di questa Mensa Vescovile di Belcastro per il corrente anno 1806” così è descritta la gabella la Castellana di tomolate 300 affittata da D. Vitaliano de Riso di Catanzaro ; “la medesima è sita nel territorio di Belcastro come tutti gli altri territori in appresso di questa mensa e che altrimenti non vengono essere espressi in appresso ne luoghi propri nel comprensorio di Botricello confine li due vignali del seminario detti di S. Francesco che si trovano usurpati fin dal 1780 dal d.o di Riso, conf. ancora alcuni piccioli fondi di d.o di Riso et altri. La detta Castellana ha sua notoria trazza, che dalla chiubica, o sia strada pubblica porta alla stessa, sebbene oggi dal d.o Riso detta trazza in tempo della vacanza di detta sede vescovile per la morte Monsignor Fabiani fu ridotta ad un viottolo coll’opera di Saverio Arcuri per ordine di esso di Riso, come mi confermò Vincenzo Tallarico di Carlopoli.” AASS 15 B, f. 1v.

[xii] L’Abate di Saint-Non nel 1778, lasciato Le Castella, proseguì verso Catanzaro “rimontammo sui nostri cavalli per andare a coricarci più lontano. Le nostre guide ignoravano il cammino, perché quello che seguimmo era completamente sviato; così che c’ingannammo, e dopo esserci smarriti e aver fatto quasi quaranta miglia nella giornata, passato di notte un fiume assai considerevole, fummo ridotti ad arrestarci alla prima capanna … Lindomani di buon mattino, continuammo la nostra strada per una via assai piana in un paese fertile di grano, e bordata di alture coperte di greggi”. Valente G., (a cura), La Calabria dell’abate Sainte- Non, Chiaravalle Centrale 1978, p. 39.

[xiii] Per le Sessioni del Consiglio Distrettuale in Cotrone nel 1858. Discorso del sottointendente Riola, Catanzaro 1858, pp 6 sgg.

[xiv] Giustiniani L. Dizionario geografico, Napoli 1797, T. II, pp. 230, 332.

[xv] Alfano G. M., Istorica descrizione del Regno di Napoli, Napoli 1798 pag. 94.

[xvi] Alfano G. M., Istorica descrizione del Regno di Napoli, Napoli 1823, p. 185.

[xvii] Malpica C., La Toscana L’Umbria e la Magna Grecia, Napoli 1846, pag. 343.

[xviii] “fui sorpreso di trovare un gruppo abbastanza numeroso di donne, e, non vedendo nessun paese nelle vicinanze, chiesi da dove venivano. Mi indicarono un paese su nelle colline distante circa otto chilometri”, Ramage Craufurd Tait, Viaggio nel Regno delle Due Sicilie, De Luca 1966, p. 62.

[xix] “La sudetta Chiesa è sita nella sinistra del Casino del senatore De Riso nel fondo Botricello di proprietà di detto senatore senza alcuna strada consolare. Essa fu edificata nell’anno 1839 colla debita licenza e nell’anno 1868 fu rinnovata, ingrandita, e nel mese di maggio, benedetta da Bernardo de Riso, monaco benedettino. La detta Chiesa dedicata alla Vergine Addolorata per particolare devozione della Signora Caterina De Riso è mantenuta a spese della famiglia, e si ebbe l’assegno di due casette per mantenimento del culto e per l’acquisto degli arredi sacri e suppellettili. La descritta chiesetta è dedicata, come sopra si è detto, alla Vergine Addolorata ed anche l’altare ch’è di legno con la custodia foderata a seta, e colla pietra sacra di marmo, ove ci sono le reliquie di alcuni santi martiri. La mensa è di legno, dietro l’altare vi sono due piccoli stipi per riporre gli arredi sacri. L’altare ha due gradini uno di pietra e l’altro di legno. In tutte le domeniche e festività dell’anno viene da Cropani un Religioso o Prete per celebrare la messa e per tutti gli abitanti di Botricello Inferiore in ogni anno, e nell’ultima domenica di Maggio si celebra, con la debita licenza, la Festa dell’Addolorata, tutto a spese della Caterina de Riso e sua famiglia”. AASS. B. 161 A, “ Inventario della cit.

[xx] Lenormant F., La Magna Grecia , Frama Sud 1976, T. II, pp. 231 – 232.

[xxi] “Il Tacina forma de’ gran ristagni vicino alla sua imboccatura, causa dell’aria cattiva”, Galanti G. M. Giornale di viaggio in Calabria, Rubbettino 2008, p. 72.

[xxii] Il Mag.co D. Luccio Nobile possiede in questo territorio una gabella detta Santo quaranta conf. Magliacane cap.a salme quarant’una incluseci la destra di Magliacane e la Valle del Corvone. Una gabella d.a Magliacane conf. il fiume Tacina cap.a salme settanta cinque. Possiede in d.o territorio una salma di terra feudale d.a Magliacane conf. il Palazzo, ASN, Reg. Cam. Som. Catasto onciario Belcastro 1743, B. 6328, ff. 397v-398r.

[xxiii] La Camera Baronale possiede una gabella detta il Feghicello conf. Botricello cap.a salme tre. (la Gabella detta Marinella conf. Botro cap.a salme cinque. La gabella detta il Tavernese conf. Botro di salme sedici. La gabella S. Antonio conf. Botro di salme undici. La gabella Il Spirone conf. Botro di salme sei, ASN, Reg. Cam. Som. Catasto onciario Belcastro 1743, B. 6328, f. 399v.

[xxiv] In una platea della mensa vescovile di Belcastro del 1672 così è descritto il territorio di “Botricello seu Chiubica di 40 Salmate. “ Item d.a mensa vescovile tiene, e possiede un altro territorio loco detto la Chiubica dentro il feudo di Botricello che fu di Alfonso Piterà et Isabella Morella, e poi posseduto d’Ippolita Grimaldi come moglie d’Antonio Piterà, et al presente lo tiene il Sig.r Angelo di Riso di Catanzaro di quaranta salmate in circa, et incomincia dallo termine della gabella detta la Castellana hoggi posseduta dal Sig.r Horatio Poerio della città di Taverna e va a ferire allo termine delli Cursi del Sig.r Giuseppe Ugo Galzarano di Cropani, e lo termine per diritto va a ferire nello Vallone d.o dell’Arango e di quella parte il predetto vallone confina con il Vignale d.o di Giulio Leone, hoggi lo possiede la Venerabile Chiesa di S. Francesco di Belcastro, e lo termine per diritto va a ferire al Vignale d.o di S. Tomaso possesso del Sig.r Sntonio Politi beneficiato di Catanzaro, e lo termine per diritto va a ferire alle terre di Botricello di d.o Sig.r Angelo Riso, e lo termine abascio confina con le dette terre di Botricello et va a ferire con l’altro Vignale Sottano di S. Tomaso posseduto dal detto di Politi, e lo termine termine, il quale va alquanto serpendo va a ferire allo Vignale detto le Muragliule possesso da d.o di Riso, e lo termine a bascio confina col pezzotto del D.r Rotilio Cavallo olim marito della q.m Cicca Bulotta di Catanzaro, e lo termine abascio finisce nel frago di mare et il frago frago di mare va a ferire allo scino d.o di S. Pietro gabella del d.o di Riso, e lo vacante vacante va a ferire allo termine di S. Pietro, e termine termine va a ferire allo termine della predetta Gabella d.a la Castellana, e lo termine a diritto va a ferire allo termine delli predetti Cursi del Sig.r Giuseppe Ugo Galzarano dove si e incominciato”. AASS. 15B.

[xxv] Dal “Manuale dei beni, rendite, e pesi di questa Mensa Vescovile di Belcastro per il corrente anno 1802”. “La gabella La Castellana tumolate 160 e più affittata a D. Vitaliano de Riso di Catanzaro per un triennio p.mus 7bre 1801 a tutto agosto 1804 ad ogni uso, come per obligo per not.io Vincenzo Nicoletta pagabili ogni molerà 8 di 7bre di ciascun anno … d.ti 180. La medesima è sita nel territorio di Belcastro, come tutti gli altri fondi che non vengono espressi in appresso ne luoghi propri nel comprensorio di Botricello, confine li due vignali del seminario detti di S. Francesco, alcuni corsi di detto sig.r Riso ed altri. Ha la sua propria trazza, che dalla chiubica, o sia strada publica, porta alla stessa Castellana”. AASS. 15B.

[xxvi] Belcastro 23 febbraio 1633. Joannes Franciscus Flerius possiede una continenza di terre in territorio di Belcastro “et proprie intus feudi ditti Botricelli iuxta terras V.bilis Monasterii Divi Dominici C.vitatis p.ttae, terras Beatricis Bollotte et alios fines”. È donato con altri beni al figlio e chierico Michele Flerio. ASCz, Not. Mazzaccaro Francesco B. 161, f. 33.

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