Magliacane, il feudo, la Chiubbica ed il passo di Tacina

L’insediamento umano durante l’Impero secondo U. Kahrstedt.

La località di Magliacane[i] è situata alla destra della foce del fiume Tacina. Sappiamo che in età romana, come testimoniano l’“Itinerarium Antonini” e la “Tabula Peutingeriana” (circa sec. V), essa era attraversata dalla via costiera, che congiungeva Crotone con Squillace, attraversando il fiume Tacina presso la foce, in vicinanza della quale vi erano numerosi insediamenti agricoli.

All’inizio del Settecento il vescovo di Belcastro Giovanni Emblaviti, riferendosi a testimonianze antiche, situava in territorio di Belcastro la città di Petelia: “Petilia nihilhomines non multum distat, non enim plus extenditur in lateribus jurisditio Bellicastren. Episcopatus, quam duo milliaria, fuit inde haec Civitas dicta Gneocastrum, usque ad tempus quo fuit infeudata Duci Meliti Victorii in regalibus castris cum Joanne Lazaro Bellicastren., qui etiam quoddam Placidum Rusticum est sortitus in proemium ut in Archivio habetur dictum Magliacani.”[ii]

La carta di Giovanni Antonio Magini (1555-1617) identifica un piccolo abitato in località Magliacane. Anche per il Grimaldi il luogo in passato era stato abitato. Lo spopolamento è da situarsi durante il periodo aragonese e molto probabilmente è legato alle vicende belliche seguite alla ribellione del marchese di Crotone Antonio Centelles [iii].

Magliacane nella carta di G. A. Magini (1555-1617).

 

Il passo di Tacina

Il “Libro del re Ruggero” del geografo arabo Edrisi[iv] della metà del secolo Dodicesimo (1154), documenta il venir meno di questo itinerario e lo spostamento dell’asse viario più importante a monte verso i nuovi abitati. In questa realtà maturata tra la dominazione bizantina e quella normanna, si inserisce il prevalere della nuova via che collega l’abitato di Tacina, situato a sinistra della foce, con Belcastro e Catanzaro.

Pur perdendo di importanza la via costiera, rimane tuttavia attivo il “passo di Tacina”. Il traghettamento del fiume presso la foce è documentato ancora per tutto il Medioevo. Durante la guerra tra Angioini e Aragonesi, il 7 agosto 1284 re Carlo ordinava di custodire per causa dei disertori i passi di Crotone, Santa Severina, Tacina, Rocca Bernarda e vicinanze.[v] Sempre a questi anni risale un privilegio, probabilmente concesso ai Ruffo, “d’essigere carlini 22 da qualunque mandria di animali pascolassero tra i due fiumi di Neto e di Tacina, e le ragioni del passo detto di Tacina; e quello è di più considerazione fin dentro la città di Cotrone il filangaggio de’ legni quali approdano a quel porto”.[vi]

Ulteriori notizie sull’importanza del passo di Tacina le abbiamo durante il periodo aragonese. Re Alfonso, dopo aver conquistata la città e sta assediando il castello di Crotone, per assicurarsi il controllo del passo, il 2 gennaio 1445 nomina il nobile “Alfonso de Vargas militi Armorum conductori”, “Castellanum turris nostre tacine de provincia Calabrie ultra”, con i diritti di erbaggio e di passo e con l’obbligo di ripararla e fortificarla.[vii] Lo stesso re dopo aver conquistato Catanzaro, il 15 luglio 1445 da Castelnuovo concede ai Catanzaresi “Che non paghino i Catanzaresi al Marchese d’Arena Ius di passaggio, ne al Governadore di Cropani, delle Castella, e della Motta di Tacina”.[viii]

In una lista di beni feudali, eseguita il 20 ottobre 1465 da Marino Marincola, magistro razionale del principe di S. Severina, marchese di Crotone e conte di Catanzaro (Antonio Centelles), troviamo: “In terra Tacina”, ”In primis est in terra ipsa baiulatio que ordinatur per quatuor baiulos qui exigunt jus dohane jus passagii jus Palagii jus jornalis jus carnagior. Jus juvaticor. Et modica censualia qua omnia suprad.ta jura ascendunt in summa untiarum quatuor quando plus et quando minus que jura nunc tenet mag.cus Antonius de Caivano miles sunt unc. IIII.”[ix]

Durante il regno di Ferdinando I d’Aragona, un ordine del 18 novembre 1471 imponeva una vigilanza sulle tasse che si imponevano a volte abusivamente sui passi. In quell’occasione si ordinava a Gulielmo de Monacis di indagare sul “passo della Torre Tacina”.[x]

Alcuni anni dopo il traghettamento del fiume Tacina è evidenziato nel “Cunto dele intrate dela citta delisola le castelle et di tacina loro pertinentie et districto administrate per me jacobo de florentia”,[xi] che ci informa sulle entrate e le uscite della Baronia di Tacina durante la IV e V Indizione (1/9/1485 – 31/8/1487), e precisamente dal 29 dicembre 1486 al 31 agosto 1487. Tra le entrate vi è il diritto di passaggio del fiume Tacina, cioè scafa e la chiusa de Tacina, che erano affittate a Salvo de Stilo per ducati cinque.[xii]

L’undici novembre 1487 il re Ferdinando per pagare la gente in arme e provvedere alla sicurezza e difesa del regno, vendette per ducati 7000 “turrim Tacinae et casale cum castro seu fortellitio” ed i feudi di Campolongo e di Ferulusello a Paolo Siscar, conte di Ayello. Nel privilegio è compreso oltre alla “… turrim et casale … cum castro seu fortellitio hominibus vaxallis vaxallorumq. … molendinis tappetis serris passagiis scafagiis plateis et maritimis juribus ..”.[xiii]

Verso la fine del Cinquecento a causa del pericolo turco tutta l’area costiera al di qua e al di là della foce del Tacina risulta abbandonata. È da attribuirsi a questi anni la costruzione della torre di Magliacane ad opera del feudatario per mettere al sicuro i massari e i coloni, che coltivavano e mietevano nelle sue terre. Il 5 dicembre 1594 il decano di Catanzaro Nicolaus Tirolus, vicario del vescovo di Isola Annibale Caracciolo, lasciò la distrutta terra di Castrorum Maris e proseguì la visita ai luoghi della diocesi, spingendosi fino al territorio di Tacina. Egli incontrò numerose chiese rurali abbandonate a causa delle incursioni dei Turchi e sostò per un po’ di tempo dove sorgeva l’antico abitato di Tacina, per affermare la giurisdizione del vescovo di Isola sul luogo.[xiv]

La torre del barone di Magliacane.

 

Il feudo di Magliacane

Il vescovo di Belcastro Giovanni Emblaviti all’inizio del Settecento notava che la decadenza della città di Belcastro era causata dal fatto che, avendo nel suo territorio quattro feudi rustici, questi prima arrecavano ricchezza alla città perché posseduti da famiglie residenti, ma poi queste se ne andarono a Catanzaro e con esse vi trasportarono anche la ricchezza.[xv]

Magliacane con il passare del tempo per la sua posizione periferica, lontana dai centri abitati e dalla nuova viabilità, subirà numerosi passaggi di proprietà e fu più volte affittato o ipotecato e/o venduto con contratto di ricompra.[xvi]

Il feudo con la dipendenza di Amendola aveva tre miglia di circuito ed una superficie di circa 300 salme. Parte della contea di Belcastro, ne seguì le vicende fino a quando il conte di Mileto e di Belcastro Enrico Sanseverino, il 2 aprile 1398, non lo concesse a Giovanni Lazzaro. Il feudo nobile, cioè abitato, di Magliacane era così confinato “… a mari per confines tacinae in loco dicto palmeri et vadit per terminum Terrarum tenimenti Sancti Johannis Ierolosomitani et pergit ad montem magnum de malocane aquas fundentes usque ad viam publicam per quam itur ad bellum castrum in loco ditto hominem mortuum descendendo per ipsam viam ad vallone quod discindit de clima prope terras seu querquas illorum de mileto et per serras pergit ad vallonem de pauli in loco dicto malagamba prope prope terminum magnum Terrarum fratris dominici et per ipsum vallonem de pauli descendendo vadit ad mare et concluditur …”. [xvii]

Restò ai Lazzaro (Nicola, Paolo, Giovanni, Bernardo, Giovanni Alfonso); poi Laura Lazzaro, figlia di Giovanni Alfonso, sposò Angelo de Matera. Ai Matera rimase con Giovanni Alfonso de Matera, figlio ed erede di Laura Lazzaro, (19 febbraio 1553), al quale seguirono Mutio e Giovanni Alfonso. Quest’ultimo vendette per ducati 8500 il feudo a Geronimo Marincola (con regio assenso dell’11 maggio 1621) seguì il figlio Marcello (19 maggio 1626, il quale vendette nel 1641 il feudo per ducati 4500 al catanzarese Carlo Mannarino.[xviii] Dal Mannarino passò poi nel 1661 a Giovan Tommaso Anania e poi al figlio Michele, il quale nel 1692 lo vendette con la dipendenza di Amendola[xix] per ducati 7880 ad Ottavio De Nobili;[xx] Ai De Nobili rimase con Gaetano (1746), Felice (1762) e Carlo, che fu l’ultimo intestatore del feudo.[xxi]

Paesaggio presso la foce del Tacina.

 

Alcuni proprietari

Nella bassa valle del Tacina domina la grande proprietà, particolarmente adatta al pascolo ed alla semina. Tra i grandi proprietari sono da ricordare il vescovo di Belcastro e la Commenda di Malta. La mensa vescovile possedeva “Magliacane”, un vasto territorio attraversato dalla via Chiubica e situato tra il fiume Tacina e la spiaggia del mare.[xxii]

La Commenda di Malta aveva la gabella detta “Cavalcatore”, che alla fine del Settecento era in parte danneggiata dalle acque: “Questo terreno da Levante a Ponente è soggetto ad una strada publica, e dalla afluenze delle acque si trova positivamente danneggiato con spaziosi e profondi scavi nella parte piano, e migliore di esso, che da noi si crede irreparabili, perché necessariamente devono scorrervi le acque, che per le piogge scolano dalla parte superiore e stimiamo potersi impedire gli ulteriori devastamenti”. Aveva anche la gabella detta “Li Freri” “di tomolate quattrocento, cioè tomolate trecento sessanta site in piano e seminatorie e tumulate quaranta boscose castanose, atte al solo uso di pascolo”.[xxiii]

Paesaggio presso la foce del Tacina.

 

Pastori coloni e massari

Situato presso la marina e la foce del fiume, Magliacane era soggetto all’allagamento del Tacina e alla violenza delle acque dei torrenti. In estate ed in autunno il luogo era abbandonato perché pericoloso e malarico.[xxiv] In gran parte boscoso durante l’inverno era abitato dai pastori silani con le loro greggi, in primavera ed in estate dai coloni dei paesi vicini che coltivavano e mietevano. Il barone vi faceva residenza solamente durante il raccolto, mentre il suo procuratore si interessava di affittare i vasti terreni a società di pastori e di coloni dei casali silani, con contratti triennali e con pagamento in denaro se a pascolo e in grano se a semina.[xxv]

A volte quelli adatti solo al pascolo erano dati in affitto anche ad ogni uso per un anno dal mese di settembre all’agosto successivo.[xxvi] Non mancavano ricorrenti liti. Nel 1633 il vescovo di Belcastro Bartolomeo Giptio denunciava alcuni cittadini di Catanzaro e della terra di Cropani, i quali si rifiutavano di pagare le decime “ad rationem unius tumuli frumenti pro quolibet iugo bovum”. Nel 1636 per lo stesso motivo lo stesso vescovo scomunicava il barone Cesare Marincola di Catanzaro ed alcuni coloni.[xxvii] Anche diritti della commenda di Malta erano usurpati, in quanto l’arciprete di Belcastro, che possedeva alcune terre dentro il feudo, che confinavano con la gabella Cavalcature, “se ne piglia la sterzatura del herbaggio in grave danno del Baliaggio”.[xxviii]

Carta Corografica della Calabria Ulteriore fatta dal P. Eliseo (1783). In evidenza l’Osteria di Magliacane.

 

La taverna o osteria di Magliacane

La nuova strada rotabile Crotone – Catanzaro iniziata a costruirsi alla metà del Settecento attraverserà il feudo togliendo la località dall’isolamento.[xxix] Già il 6 settembre 1754 il papa Benedetto XIV aveva concesso a Gaetano De Nobili la possibilità di avere un oratorio privato.[xxx] Su questa nuova via in questi anni i De Nobili costruiscono una masseria con funzione anche di osteria o taverna.

Percorrendo il tragitto da Crotone per Catanzaro, la comitiva dell’abate Saint-Non smarrì il percorso, e dopo aver vagato nella notte, passò il Tacina arrivando alla taverna dei De Nobili: “.. passato di notte un fiume assai considerevole, fummo ridotti ad arrestarci alla prima capanna, ove facemmo la più frugale di tutte le cene, e ci coricammo sul pavimento. Per colmo di sventura, alcuni pollastri che dormivano con noi nella stessa camera intrattennero tutta la notte una conversazione rumorosa con altri pollastri che erano a un quarto di lega di distanza, L’indomani di buon mattino, continuammo la nostra strada per una via assai piana in un paese fertile di grano, e bordata di alture coperte di greggi”.[xxxi]

Pochi anni dopo nel maggio 1792 così descrive lo Stolberg il suo arrivo in questa osteria/masseria: “Circa a metà del percorso, la nostra guida si fermò presso una casa, che noi pensavamo fosse una locanda. Eravamo appena scesi da cavallo, quando ci venne incontro il proprietario che ci invitò cordialmente. Era un nobile di Catanzaro che ogni anno passa il mese di maggio e parte di giugno nel suo possedimento di campagna. Una pianura lo separa dal mare. Egli dimora così poco nella sua proprietà a causa della cattiva aria”.[xxxii]

Durante il Decennio francese la masseria dei De Nobili subirà il saccheggio da parte dei briganti.[xxxiii] La strada rotabile da Crotone a Catanzaro dopo cento anni dal suo inizio non era stata ancora completata, come rileva il sottointendente di Crotone Lorenzo Riola. Il Riola visto la difficoltà, che incontrava la rotabile nell’attraversare le franose timpe del “Vattiato”, proponeva un nuovo percorso e di “abbandonare le opere fatte dal Vallone dell’acqua della Quercia sino al piano di Cutro, e dal detto punto divergere per la base del monte del Campanaro e Raimondino, pel Carigliettello, e per i piani del Cariglietto, Roseto, e S. Stefano giungere alle differenze di S. Stefano, alle valli dell’Inferno, alle Serre di Ritucci, e di Campolongo, indi discendere alla pianura dello stesso nome, e da questa alla marina di S. Leonardo, e per la marina stessa, e la successiva di Steccato pervenire al fiume Tacina … Da Tacina dovrebbe tenersi sempre la via della marina per la così detta Chiubbica.[xxxiv]

Paesaggio presso la foce del Tacina.

 

Note

[i] Magliacane = (Castro Cane) Jacobo Castracane (1487 – 1489) condottiero delle genti d’arme del re, in Capialbi H., Instructionum Regis Ferdinandi Primi Liber, in Arch. Stor. Cal., 1916, p. 262.

[ii] ASV, Rel. Lim. Bellicastren., Giovanni Emblaviti il 12 dicembre 1699.

[iii] “La contrada Magliacane bagnata alla sinistra dal Tacina, ed ivi nella collina Mendola e nel bosco Danese sonosi osservati ruderi e qualche moneta”. Grimaldi Studi archeologici sulla Calabria Ultra Seconda, Napoli 1845, p. 42. ACA, Cancillería, Reg. 2911, ff. 57r-59r.

[iv] Amari M. – Schiaparelli C., L’Italia descritta nel “Libro del re Ruggero”, Roma 1883, p. 112.

[v] Reg. Ang. XXVII, p. 279.

[vi] Fiore G.,- Della Calabria Illustrata, I, p.220.

[vii] ACA, Cancillería, Reg. 2907, ff. 66v-67v.

[viii] D’Amato V., Memorie Historiche dell’Illustrissima, Famosisssima e Fedelissima Città di Catanzaro, 1870, p. 103.

[ix] AVC, Processo Grosso di fogli cinquecento settanta due della lite che Mons.r Ill.mo Caracciolo fa fatto con il S.r Duca di Nocera per il detto Vescovato nell’Anno 1564, ff. 64v.

[x] Grimaldi G., Istoria delle Leggi e Magistrati del Regno di Napoli continuata da Ginesio Grimaldi, tomo V, Napoli 1767, p. 233.

[xi] ASN, Dip. Som. Fs.552, I Serie, F.lo 1, f. 14v.

[xii] Per avere un’idea della tassa riportiamo quella del passaggio del fiume Neto: “Inquisitio ut supra de iuribus cabellarum, platearum, pontium et scafarum et aliorum quovis iurium vectigalium principis Bisiniani in territorio civitatis Strongoli in flumine Neti, in strata et via que venit ex civite Cutroni et vadit ad ipsam civitatem Strongoli: “Ius pro solitum est solvi per trasfetantes per dictam scafam per quemlibet hominem transfetantem pro quolibet vice granum unum. Gr.1/ Et pro quolibet bestia caballina, mulina, iumentina seu asinina granum unum. Gr.1/ Pro quolibet vice et pro quolibet grege pecudum et craparum ad mucium pro quolibet centenario solvitur et solitum est solvi tarenos duos cum dimidio tr, II ½.” Fonti Arag. XII, 36 – 37.

[xiii] AVC, Processo Grosso di fogli cinquecento settanta due della lite che Mons.r Ill.mo Caracciolo fa fatto con il S.r Duca di Nocera per il detto Vescovato nell’Anno 1564, ff. 69 – 70

[xiv] “Deinde proseguendo dittam visitationem, discendendo à pp.a t.ra invenit in itinere plures ecclesias rurales in distrittu ipsius, quae pp.r continuam turcor. invasionem reparari non possunt, et pp.ea fuerunt relictae in eodem statu quo reperte fuerunt. Successive accessit ad ocularem inspectionem territorii Targinae et pro manutenda Iurisditionem moram aliquantulum ibidem cum sup.tis faticando, ex quo territorium ipsum non habet ecc.am quae visitari possit, cum sit iam penitus destructu, discendit inde et reddit ad Civitatem”. AVC, Visita Nicolao Tiriolo, 1594, f. 37v.

[xv] “In hoc Territorio quatuor Feuda rustica extant concessa quondam à Regibus, mores Iuris Gentium Familiis Bellicastri, unde tunc florebat Civitas singula namque milliare aureorum fecundè feudatarios ex ubertate fructuum annis singulis ditant. Qui omnes ut legimus imprudentiam Baronum , qui statum emerunt orrescentes singuli ad Regiam Urbem Catanzarii avolarunt, sicuti plures opulentae Familiae, hoc etiam tempore, transmearunt..” ASV, Rel. Lim. Bellicastren., 1711.

[xvi] 1615 – “Vendita di annue entrate fatta da Muzio de Matera di Cosenza barone di Magliacane a Flaminio Monaci di Cosenza”. Mazzoleni J., Fonti per la storia della Calabria nel Viceregno (1503 – 1734) esistenti nell’Archivio di Stato di Napoli, Edisud 1968, p. 114;Felice e Carlo De Nobili contraggono un mutuo di sei mila ducati il 21 luglio 1803 da Silvestro Spadafora all’otto per cento fino al 1813 garantito sul feudo di Magliacane e su beni burgensatici. Valente G-, Isola di Capo Rizzuto, Frama Sud 1982, p. 186.

[xvii] Il 18 giugno 1445 VIII indizione, in Castelnuovo a Napoli, re Alfonso concedeva a Paulo Lazari de Stilo abitante a Belcastro, figlio del quondam Nicolao de Stilo abitante a Belcastro, il feudo nobile nominato “magliacane” o “malocane” sito e posto “in tenimento et pertinentiis” della città di Belcastro e baronia di Barbaro. Il feudatario esibiva il privilegio originale della detta concessione dato il 2 aprile 1398 in Nicotera a Johannes Lazaro da Enrico di Sanseverino conte di Mileto e di Belcastro, confermato da re Ladislao e dalla regina Giovanna II, riducendo il servizio feudale a causa dei danni patiti per l’occupazione da parte di Antonio Centelles ed Enrichetta Ruffo di Calabria. ACA, Cancillería, Reg. 2911, ff. 57r-59r.

[xviii] 1655 – “Vendita del detto feudo sito nelle pertinenze di Belcastro, fatta da Carlo Mannarino di Catanzaro barone di Magliarino a Marcantonio di Loffredo princ. Di Mayda”. 1656 – “Vendita dei frutti del detto feudo fatta da Carlo Mannarino al Convento della SS. Anunziata di Napoli”. Mazzoleni J., Fonti per la storia della Calabria nel Viceregno (1503 – 1734) esistenti nell’Archivio di Stato di Napoli, Edisud 1968, p. 114.

[xix] Isola 10 novembre 1614. Jo. Dionisio de Nofrio e la figlia Margarita de Nofrio e i magnifici Marco Sanmarco ed il figlio Pirro Sanmarco della città di Belcastro. Nei capitoli matrimoniali tra Margarita de Nofrio e Pirro San Marco, Marco San Marco dona al figlio Pirro lo suffeudo detto la Mendula sito nel territorio di Belcastro loco detto Magliacane confine il feudo di Mutio Matera, le terre d’Alfonso ed Ottavio Piterà poste nella chiubica. ASCz, Not. G. A. Protentino B. 118, f. 37. Belcastro, 7 settembre 1648. Nei capitoli matrimoniali tra Clorinda Carpansano e Gio. Berardino Grandanetti, la Carpansano promette “la parte che tiene nel territorio seu feudo detta la Mandula posta nel sud.o tenimento di Belcastro confine il feudo di Mogliacane, hoggi possesso per Carlo Mannarino della Città di Catanzaro, confine la gabella de cl.o Lucantonio Piterà della med.a città”. ASCz, Not. F. Mazzacaro, B. 161, f. 57.

[xx] 1701 – “Obligazione del detto feudo fatta da Ignazio, Prospero e Antonio Ferrari al Capitolo della Cattedrale di Catanzaro”. 1722 – “Assenso ai capitoli matrimoniali stipulati tra Francesca d’Ayerbo d’Aragona con Nicolò de Nobili barone di Magliacane”. Mazzoleni J., Fonti per la storia della Calabria nel Viceregno (1503 – 1734) esistenti nell’Archivio di Stato di Napoli, Edisud 1968, p. 114.

[xxi] Pellicano Castagna M., Storia dei feudi della Calabria, pp. 53 – 57.

[xxii] Il 5 Novembre 1673 su richiesta del vescovo di Belcastro Carolo Gargono de Bagnoli, il regio giudice ad contractus Marco Meliti ed il pubblico notaio Joanne Fiorino, fanno un inventario delle terre e dei beni appartenenti alla mensa vescovile di Belcastro, tra essi vi è: “Magliacane 416 Salmate. Item d. Mensa Vescovile tiene e possiede due sozze di terre de sedici salmate in circa dentro il Feudo di Magliacane sotto, e sopra via, e quella di sotto via seu sotto la Chiubica d.a Crasta Cane, confina dalla parte verso il fiume Tacina con la gabella d.a Palmeri della Baronia di Tacina, e dalla parte di sopra e confinata con le terre di d.o Feudo possedute prima dalli Matera di Cosenza poi dalli Marincoli di Catanzaro, da Carlo Mannarino di Catanzaro et hoggi da Gio Tomaso Anania di Zagarisi, e così dalla parte verso Crocchia confinata delle terre del medesimo Feudo, e finisce verso mare nel frago. L’altra sopra la Chiubica limita di questo modo, comincia dal Pittafio seu Piliero fatto da d.o d’Anania, e lo termine a diritto va a ferire allo Scinetto, e lo termine traverso esce lo Scinetto Scinetto, e ferisce alla Aira di pesarello, e per traverso va a ferire allo scinetto d.o Vittorella , e ferisce allo termine della gabella d.o l’Arango possessa dal d.o di Galzarano, e lo termine abascio esce nella via della Chiubica e la via via va à ferire allo Pittafio dove s’incominciò.” AASS, 15 B, f. 97.

[xxiii] Cavalcatore. “Questa Gabella nell’ultimo Cabreo del Baliaggio si trova descritta senza la notizia della sua estensione, la quale è di tumolate ottanta tre, nella maggior parte in piano, terreno atto similmente a semina in grano bianco. La confinazione corrisponde a quella dell’antico Cabreo, sebbene in parte siano cambiati i Possessori de’ beni vicini. Da Tramontana con una gabella dell’abolito convento di S. Domenico di Belcastro, oggi della Cassa. Da ponente con la gabella detta Peduto di D. Tommaso Fina di Cropane, e colla Gabella detta Casella di D. Vitaliano Riso di Catanzaro, che fu di Alfonso Galzarano. Da Mezzogiorno colla Gabella detta L’Arango di D. Francesco Riso di Catanzaro, che fu dei fratelli Sammarco, e da Levante confina colla Gabella detta Zuccarello del cennato D. Vitaliano Riso, che prima apparteneva al sopradetto Galzarano, e col feudo detto Magliacane di D. Felice Nobili di Catanzaro.” Li Freri: “Da Tramontana confina colle Gabelle dette Le Camere e la castagna del Barone D. Saverio Coscia di Cat.ro che furono di Tommaso ed altri fratelli Sammarco di Vespasiano, colla Valle della Cerza di d.to Coscia, e colla Gabella detta La Caputa, che fu della chiesa di S.ta Caterina della Terra di Cropani, hoggi dello stesso Barone Coscia. Da Ponente colla Gabella detta La Castagna di D. Giuseppe Fragale di Andali, colla Gabella detta Cumparo della Colleggiata di Cropane, che secondo il Cabreo antico fu parte della Camera feudale di Belcastro, e parte de’ sud.i fratelli Sammarco. Da Mezzogiorno col feudo detto Magliacani di D. Felice Nobili di Catanzaro, e da Levante colla Gabella detta Pantanelli spettante alla Baronia di Massanova del Sig.r Principe d’Angli.” ASCz, Notaio Larussa C. B. 1912, f. 246.

[xxiv] “Il terreno mai coltivato, utilizzato esclusivamente per il pascolo, si spacca sotto i raggi cocenti e dalle crepe si levano esalazioni mefitiche”. Stolberg von F., Viaggio in Calabria, Rubbettino Ed. 1996, p.29

[xxv] Crotone 28 marzo 1702. Mario Abruzzino, Ippolito Muti, Antonio Cosentino ed Alessio di Cesare di Aprigliano, fanno un contratto con Domenico de Laurentis di Verzino ma abitante a Crotone, per la fornitura di grani. Essi consegnano majorche tom. 2293 e 5/8 e grani forti tom. 613 grani. In base a tale contratto pervennero in potere del Laurentis “maiorca tomoli cento venti tre consignatogli da francesco torromino tom. Mille trecento cinquanta 7/8 pervenutoli da Belcastro, Sarsale e Magliacane … e parimenti esser pervenuti in potere di detto Laurentis per conto delli sudetti ducati 430 in contanti in più e diverse tande”. ASCz, Not. Silvestro Cirrelli, 28 marzo 1702, ff. 29r-30r. 1687. 21 settembre 1687 Beatrice Cosentina , madre di Domenico Giglio, perdona Michele Bianco di Sersale, che ha ucciso suo figlio con colpi di bastone nel feudo di Magliacane in territorio di Belcastro. (ASCz, Not. Varano Antonio, B. 335, fasc. 1687, f. 90).

[xxvi] La Mensa Vescovile di Belcastro nel 1801/1802 possiede due Gabelle di circa tomolate 128 confinanti col feudo di Magliacane, “una sotto via, e l’altra sopra”, affittate ad ogni uso per un anno dal settembre 1801 ad agosto 1802 a D. Felice De Nobili di Catanzaro. AASS, 15 B., f. 3v

[xxvii] “De anno praetereo coluerunt quaedam bona partim burgensatica partim ut dicitur feudalia posita in eodem territorio Bellicastren. in loco nuncupato Magliacani, quidam de dioc. S. Stephani de Boscho, quorum nonnulli recusaverunt solvere d.am decimam de mandato Caesaris Mariculae Cathacen., qua propter servans servandis fuerunt excomunicati, tam praedicti non solventes, quam ipse Caesar impediens”. ASV, Rel. Lim. Bellicastren. 1637.

[xxviii] National Library of Malta, volume AOM 6196, ff. f.53v – 54r.

[xxix] “Quasi tutto il percorso di quaranta miglia da Cotrone a Catanzaro è fiancheggiato da pascoli collinosi. L’eccellente fertilità del terreno è dimostrata dalla felice crescita di grossi cardi, e da alcuni campi, su cui spuntano delle meravigliose piantagioni di grano. Ma questa terra clemente sfama pochi abitanti. La trascuratezza, l’oppressione del regime, e le forti imposte che i contadini devono pagare ai nobili …”. Stolberg von F., Viaggio in Calabria, Rubbettino Ed. 1996, pp.26 – 27.

[xxx] 6 Settembre 1754. (Benedetto XIV)- “Pro Caietano De Nobili, nobili Catacen. Dioc., terrae seu loci Migliacane, Catacen. Dioc-, iurisdictionem temporalem exercenti, indultum oratorii privati in civ- et dioc., Catacen.” Russo F., Regesto, 63493.

[xxxi] La Calabria dell’abate Saint- Non, a cura di G- Valente, Chiaravalle Centr., 1978, p. 39.

[xxxii] Stolberg von F., Viaggio in Calabria, Rubbettino Ed. 1996, p. 29.

[xxxiii] “Il 25 luglio 1810, due legni inglesi sbarcarono alla foce del Tacina 100 briganti che saccheggiarono il feudo dei Nobili denominato Magliacane e precisamente il casino di Felice de Nobili, portando via 243 tomoli di grano, 25 bovini, 200 forme di formaggio, lino, attrezzi da cucina ed uccisero 130 maiali”. De Lorenzis M., Notizie su Catanzaro, Catanzaro 1968, vol. III, p. 458.

[xxxiv] Per le Sessioni del Consiglio Distrettuale in Cotrone 1858 Discorso del sottointendente Lorenzo Riola, Catanzaro 1858.

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