Alle origini di Terravecchia

Panorama di Terravecchia (CS). Da www.comune terravecchia.cs.it.

L’origine di Terravecchia e le sue vicende feudali sono strettamente legate a quelle della vicina Cariati. Cariati irrompe nella storia al tempo della conquista della Calabria da parte dei Normanni. Guglielmo di Puglia nel narrare le gesta di Roberto il Guiscardo, ci tramanda l’assedio che subì la città nel 1059 da parte dei Normanni. Dopo aver resistito a lungo, Cariati dovette soccombere e la punizione, che i Normanni riservarono alla popolazione, dovette essere tanto crudele e terrificante che ben presto, tutte le altre città della Calabria (“Rossana, Cossenti, Geratia … Calabria tota”), per non subire la stessa sorte, si diedero ai vincitori. Anche se Guglielmo di Puglia non accenna al destino che i Normanni riservarono agli abitanti di Cariati, tuttavia possiamo ipotizzare che la città fu completamente devastata, le mura abbattute, gli abitanti fatti schiavi o uccisi ed il luogo reso deserto.[i]

Cariati (in primo piano) e Terravecchia (in alto). Da www.comune terravecchia.cs.it.

Le due terre: Cariati Vecchia e Cariati

In seguito troviamo una nuova terra con il nome di Cariati presso la marina,[ii] mentre l’antica città prese il nome nei documenti di Cariati Vecchia. Tommaso Aceti in nota al Barrio, scrivendo della fondazione di Cariati dice: “Della fondazione di questa città non ho scoperto niente, anche perché c’è stato un altro Cariato, dalle cui rovine fu costruito il nuovo.”[iii]

Anche per l’Adilardi ci furono due Cariati: “Occupava un tempo altro sito, sorgendo nel luogo detto S. Maria, a 2 miglia dall’attuale, ed ivi era nel 1059 quando la occupò Roberto il Guiscardo.”[iv] Cariati Vecchia seguì le vicende feudali della nuova Cariati. Da Matteo, signore di Cariati, a Boemondo, quindi a Gentile di San Giorgio, figlio di Aimone che, nel 1305, fu signore di “Cariati, Casobuono, Motta, Scala, S. Maurello, Lensaco Vecchio, Francavilla, Vertini, Scapizzati con i feudi di Terentia, di Cacuzzio e di Rossano.”[v]

Secondo Pericle Maone “Lensaco Vecchio” è da leggersi come Cariato Vecchio.[vi] Cariati Vecchia è chiaramente richiamata tra i feudi di Gentile di San Giorgio, delle figlie e della moglie Ilaria, figlia di Americo de Sus, che erano feudatari della terra di Cariati, con i suoi casali Motta, Scala, San Maurello, Cariati Vecchia e Francavilla, nonché delle terre di Casabona, Verzino, Scapicciato seu Manerio, del feudo di Cerenzia e Caccuri e del feudo di Rossano.[vii] Durante il Trecento seguirono i Ruffo e nel quattrocento, Polissena Ruffo, Covella Ruffo, Marino Marzano Ruffo, Girolamo Riario, Francesco Coppola e Goffredo Borgia.

“Terra vecchia”” ed i luoghi vicini. Particolare della tavola N.° 27 (1788) della carta di G. A. Rizzi Zannoni.

Da Cariati Vecchia a Terra Vetere

Durante il Trecento, forse per non creare confusione, Cariati Vecchio fu sostituita da Terra Vetere. All’inizio del Quattrocento il passaggio da Cariati Vecchio a Terra Vetere o Terra Vecchia era già avvenuto. In un onciario della chiesa di Rossano riferibile al sec. XV, al tempo del papa Martino V (1417-1431), la Terra di Cariati, di S. Maurello, di Scala e di Terra Vecchia devono versare tareni X.[viii] Così il 29 luglio 1497 re Federico confermò a Goffredo Borgia la contea di Cariati con Scala, Campana, Bocchigliero, Caccuri, Cerenzia, Verzino, Rocca di Neto e Terravetere. Il 20 febbraio 1505 re Ferdinando il Cattolico toglieva la Contea di Cariati ai Borgia per darla a Giovan Battista Spinelli. La Contea era composta da Terra di Cariati, Terra Vetere, Scala, Campana, Umbriatico, Bocchigliero, Cerenzia, Caccuro, Verzino, et Rocca di Neto.[ix]

Terravecchia (CS). Fotopiano della località.

La chiesa parrocchiale di San Pietro in Vinculis

La chiesa parrocchiale di Terravecchia evidenzia l’antico legame tra l’antica e la nuova Cariati. La chiesa intitolata a San Pietro in Vinculis fu unita fin dalla sua fondazione alla chiesa di San Pietro di Cariati. Nel 1437 a preghiera della patrona Covella Ruffo, contessa di Montalto, nota come duchessa di Suessa o Sessa, accolta da papa Eugenio IV, la chiesa di San Pietro fu eretta in cattedrale. Unito poi a quello di Cerenzia, il nuovo vescovato ebbe per diocesi oltre a Cariati le due terre di Scala e Terra Vecchia ed il villaggio di San Maurello, abitati che prima erano parte della diocesi di Rossano. Quando la chiesa di San Pietro di Cariati fu elevata a vescovato, l’arcidiacono, cioè la prima e più importante dignità locale dopo il vescovo, ebbe la cura e le rendite della chiesa di San Pietro in Vinculis di Terra Vetere. Per molti anni per amministrare il sacro egli inviò saltuariamente qualche sacerdote, che non vi faceva residenza.

Il legame tra l’arcidiacono di San Pietro di Cariati e la chiesa arcipretale di San Pietro in Vinculis di Terra Vetere è evidenziato da un breve di Paolo III del 9 settembre 1540. Il papa confermava a Federico Iuranna la possibilità di recedere in favore di Petruccio Iuranna sia l’arcidiaconato della chiesa di Cariati che la chiesa di Beata Maria, la chiesa arcipretale di San Pietro di Terra Vetere e la chiesa si San Basilio di Scala.[x] Il potere religioso dell’arcidiacono di Cariati su Terravecchia è documentato da altri atti che riguardano altre chiese in territorio di Terra Vetere, come nel caso della chiesa dedicata a San Giorgio.[xi]

Più volte i vescovi di Cariati lamentarono questa situazione e tentarono di ottenere che la chiesa di Terra Vecchia fosse staccata e divenisse autonoma con un proprio arciprete stabile.

Già all’inizio del Seicento il vescovo Filippo Gesualdo (1602-1619) così scriveva: “La terra di Terra Vecchia altre volte era lochetto di poche anime, al presente è luocho di sei cento anime. Ha una sol chiesa parrocchiale, con titolo di Arcipretrato, qual titolo con entrada è annesso all’Archidiaconato della Catedrale di Cariathi e sarebbe molto espediente che stante l’aumento di detta terra, et anime, la detta chiesa avesse il suo proprio Arciprete residente, tanto più che l’Archidiacono di Cariathi puole senza quest’entrada vivere honoratamente per havere la parte come gl’altri del servitio della Catedrale di Cariathi, con l’entrada seu prebenda sua d’una antica parrocchia in Cariati et anco un beneficio semplice di S.to Basile annesso a detta dignità, e si provedrebbe che le dette anime di Terra Vecchia fossero governate dal proprio pastore, e non da Mercenarii ad nutum di detto Archidiacono. Il curato di Terra Vecchia, ha le decime di detta terra et è solo, et ha ancora l’incerti di morti, et emolumenti d’alcune cappelle per lo che dandosi l’Arcipretato, a persona separata, potrebbe vivere honoratamente. In detta terra vi sono le Compagnie del Santissimo Sacramento e di Santa Maria della Gratia[xii] e vi sono tre clerici”.[xiii]

Nonostante che la popolazione di Terravecchia fosse aumentata, la situazione religiosa anche in seguito non mutò, come evidenzia la relazione del vescovo Maurizio Ricci (1619-1626): “Il luogho di detta Terra Vecchia, che farà da 700 anime, molto mal servito perche si pretende che questa cura d’anime sia unita all’archidiaconato di Cariati qual mette per sostituto quando uno quando l’altro et per spendere poco vi manda prete come lo trova, et bisogna metterlo perche vi ne è carestia, et non sono servite l’anime, ne tenuta la chiesa come si deve. Rimedio opportuno sarebbe dissunire, ma se propria autorità non si fa dalla Sacra Congregatione, non vi è chi facci spesa a Roma. In detta terra vi sono molte chiese fabricate per devotione, ma senza entrada et mal tenute, non vi sono frati.[xiv]

Fallì anche il successivo vescovo. Il vescovo Lorenzo Fei (1627-1633) chiese di avere l’autorità di poter disunire l’arcipretura di Terravecchia dall’arcidiaconato di Cariati, ma non ottenne alcuna risposta. “Per parte del vescovo di Cariati e Gerentia si supplica le SS.re VV.re Ill.me 3° Che si dia autorità al Vescovo di poter disunire l’Arcipretato della Terra Vecchia unito all’Archidiaconato di Cariati, che per detta unione la cura di detta terra è mal servita stando in mano di cappellano poco atto posto da d.o Archidiacono per non far spesa et per non far spesa anco non vi è chi cerchi di far questo in Roma”. Allora Terra Vecchia contava circa 500 anime, Scala 2000 e San Maurello circa 300.[xv]

Ciò che non era riuscito ai suoi predecessori, riuscì dopo molta insistenza al vescovo Geronimo Barzellino (1664-1688). “Cura animarum oppiduli Terrae Veteris est perpetuò annexa Archidiaconatui d.ae Cathedralis Cariaten.; Archidiaconus residet in Cat.li, et in oppidulo deputet Vicarium, seu econonum amovibilem, et hoc redundat in magno detrimento animarum dicti oppiduli ubi adest populus numerosus et civilis, qui semper exclamat dari perpetuum Rectorem ut possint animari ad beneficandum dictam ecclesiam, quae alias destruetur, nisi providebitur.”[xvi] Egli infatti ottenne che fosse nominato un parroco ed un economo stabile. “Oppidi Terre Veteris cura per econonum perpetuum administratur virtute facultatis ab Emm. VV. obtentae … nunc autem ut dixit per perpetuum Parochum et econonum recte et decenter exercetur.”[xvii]

Nel 1680 la chiesa parrocchiale per l’antichità e la mancanza di manutenzione era cadente.[xviii] Essa fu ricostruita per opera ed a spese del vescovo, essendo i parroci e la popolazione poveri. I lavori di ricostruzione durarono sette anni[xix] e solamente nel 1687 dopo molte spese ed impedimenti l’edificio era stato completato.[xx]

Da alcuni fogli sparsi sappiamo che il vescovo aveva visitato i luoghi pii di Terra Vecchia. Egli infatti, dopo aver visitato il 17 giugno 1685 la terra di Savelli, aveva interrotto la visita agli altri luoghi pii della diocesi a causa dei calori estivi. Il 10 settembre seguente aveva ripresa la visita, e lasciata la compagnia equestre del suo vicario generale e dei suoi familiari, si recò a “Terrae Veteris”, dove fu accolto con animo festoso dal clero e dal popolo. Giuntovi, andò direttamente alla casa del vicario foraneo del luogo D. Detio Pignola e qui ordinò di dare il segnale dell’inizio della visita. Allora tutto il clero si radunò alla predetta casa ed il vescovo dopo aver intonato l’inno “Veni Creator Spiritus” sotto il baldacchino e seguito da tutto il clero si recò alla chiesa matrice. Prima di entrarvi egli indossò i paramenti pontificali e fatta l’adorazione al Cristo Crocifisso, benedisse il popolo e rese pubbliche le indulgenze. Fece quindi un sermone e visitò dapprima il sacramento dell’eucarestia, che trovò ben conservato.

In seguito troviamo che la chiesa era gestita da un vicario perpetuo o da un economo stabile.[xxi] Nel 1696 il sacerdote Antonino Diletto lasciava la cura della chiesa per assumere l’arcipretura della terra di Montespinello ed al suo posto subentrò il sacerdote Giacinto Scavello.[xxii] Poi, al tempo del vescovo Carlo Ronchi (1732-1764). in Terravecchia c’è un arciprete: “Terreveteris est alius locus huius dioecesis, et subest in temporali dominio D.ni Principi Cariati de familia Spinelli, quamvis ad praesens de ea sit etiam tenutarius supradictus Princeps Campanae de familia Sambiasi, habitant in ea octingentae animae, cura animarum per Archipraesbyterum exercetur in Ecclesia Parochiali sub titulo S. Petri in Vinculis, in qua asservantur Sacramenta et Sacramentalia, et adsunt erectae duae Confraternitates sub titulo Sanctissimi Rosarii et Septem dolotum Beatae Mariae Virginis, et in Ecclesia S. Nicolai est alia de passione domini, in quibus consueta spiritualia exercitia peraguntur. Adest mons frumentarius et gubernat. Modo supra relato.”[xxiii].

La chiesa di San Pietro in Vinculis di Terravecchia (CS). Da www.comune terravecchia.cs.it.

 

Note

[i] MLIX. Robertus …/ Ad Calabros rediit. Cariati protinus urbem/ Obsidet, hac capta reliquas ut terreat urbes./ Interea papae Nicholai forte secundi/ Comperit adventum; dimittitur obsidione/ Plurima pars equitum, comitatur pars minor illum./…”. Partito da Cariati, dove lasciò la maggior parte del suo esercito, Roberto si recò a Melfi dove incontrò il papa. Concluso il concilio, con un numeroso esercito, Roberto scese nuovamente in Calabria e riprese l’assedio di Cariati: “Romam papa redit, cum magno dux equitatu/ Obsessum repetit Cariatum, quo sibi fida/ Maxima pars equittum dimissa remanserat ante./ Gens Cariatensis, duce perturbata reverso,/ Non obstare valens, illi se dedit et urbem.”. Guillaume de Pouille, La geste de Robert Guiscard, Ed. M. Mathieu, Palermo 1961, II, pp. 152-154.

[ii] Secondo una falsa bolla, in data 25 agosto 1183 il papa Lucio III confermava al cappellano della chiesa di San Pietro di Cariati Hugone, le libertà e le immunità concesse dalla Santa Sede, alla quale la chiesa era soggetta, e tutti i beni e diritti che possedeva. Russo F., Regesto, 388.

[iii] “De fundatione autem huius urbis nihil compertum habui, praesertim cum aliud Chariatum fuerit, ex cuius reliquiis novum extructum fit”. G. Barrio, De Antiquitate ed situ Calabriae, Roma 1737, pp. 357-358.

[iv] Adilardi F., Della chiesa primitiva di Cariati, in Siberene, p. 279.

[v] Della Marra F., Discorsi delle famiglie, Napoli 1641, pp. 263-264.

[vi] Maone Pericle, La Contea di Cariati, ASCL., 1963, fasc.III – IV, in nota 2, p. 310.

[vii] De Lellis C., Notamento ms. Vol. I, pars I, f. 941, in Maone P., La Contea di Cariati, ASCL., 1963, fasc.III – IV, p. 313.

[viii] Russo F., Regesto, 9985.

[ix] ASN. Cedolario n. 74, f. 379, in Liguori R. e F., Cariati nella storia, Cirò M., 1981, p. 43. Pellicano Castagna M., La storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, Frama Sud, 1984, I, pp. 385 sgg.

[x] 9 settembre 1540. Federico Iuranna, qui nuper resignavit archidiaconatum ecclesiae Cariaten. et B. Mariae et Archipresbyteratus S. Petri Terrae Veteris ac s. Basilii de Scala ecclesias, civ. et dioc. Cariaten., de quibus providetur Petruccio Iuranna, reservetur regressus. Russo F., Regesto, 18298.

[xi] 8 maggio 1533 (Clemente VII). Archidiacono ecclesiae Cariaten. et Vicario generali episcopi Cariaten. mandat ut Paulo Card.li de Cesis faciant assignare fructus Decanatus ecclesiae Cariaten. et parochialis seu ruralis ecclesiae S. Georgii de Terravecchia et parochialis ecclesiae S. Marci, Cariaten., vac. per ob Nicolai de Mileto, decani et dictorum beneficiorum ultimi possessoris. Russo F., Regesto, 17199.

[xii] Paolo V . 18 settembre 1618 (S. Maria Incoronata) Pro confraternitate S. Mariae Gratiarum, de Coronata nuncupata, in ecclesia eiusdem nominis, Terrae Veteris, Cariaten. Dioc., Indulgentia in festo eiusdem B. Mariae Gratiarum et in Feria II Pentecoste et in festo Circumcisionis Domini et Annunciationis et Conceptionis B.M.V. Russo F., Regesto, 28040.

[xiii] ASV, SCC. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1605.

[xiv] ASV, SCC. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1621.

[xv] ASV, SCC. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1631, 1625.

[xvi] ASV, SCC. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1666.

[xvii] ASV, SCC. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1673.

[xviii] “In oppidis Terrae Veteris, et S. Maurelli, Parochiales seu Matrices Ecclesias vetustate collapsas, et egestate Parochorum, et Populi restaurari nequeuntes, duobus ab hinc annis reedificandas accepi et Divina gra. Adiuvante, spero illas brevi me perfecturum et absoluturum.” ASV, SCC. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin. 1682.

[xix] “In oppidis Terrae Veteri et S. Maurello parochiales, seu Matrices Eccl.ae vetustate pene collapsae sunt et egestate Parochorum, et Populi, restaurari nequeunt. Quinque ab hinc annis illas reedificandas coepi et divina adiuvante gratia spero illas proprio aere, me perfecturum.” ASV, SCC. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin. 1685.

[xx] “In oppidis Terreveteris et S. Maurello Parochiales, seu Matrices Eccl.ae vetustate pene collapsae erant, et egestate Parochorum et Populi restaurari nequibant nunc vero divina adiuvante gra. Illa Terreveteris cum perplurimis meis laboribus vigiliis, industria, et sumptibus denuo reedificata est, alia S. Maurelli stat in fabrica, et quam primum spero esse completam.” ASV, SCC. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin. 1687.

[xxi] Sebastiano de Francis (1688-1714) “Haec Dioecesis habet sub se Castrum T.rae Veteris, Terram Scalarum et Pagum Sancti Maurelli … Cura animarum in Castro T.rae Veteris exercetur per Vicarium perpetuum, in Terra Scalarum, et Pago Sancti Maurelli per Archipresbyteros curatos. In Civitate Cariaten., Terra Scalarum, et Castro Terrae Veteris sunt Montes Frumentarii, qui gubernantur prout illi qui sunt in Civitate Geruntin.” ASV, SCC. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1698, 1701.

[xxii] Gennaio 1696. “De Parochiali ecclesia, Vicaria perpetua nuncupata, S. Petri in Vinculis, loci Terrae Veteris, Cariaten. Dioc., cuius fructus 24 duc., vac. Per translationem Antonini Diletto ad archipresbyteratum terrae Montispinelli, Geruntin. Dioc., providetur Hiacintho Scavello, pbro diocesano, ab ordinario et examinatoribus synodalibus approbato.” Russo F., Regesto, 47361.

[xxiii] ASV, SCC. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1733.

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