I frati minori conventuali di Crotone con chiesa di S. Francesco d’Assisi

Conventuali

Sigillo del monastero di San Francesco d’Assisi di Crotone.

Per tradizione il convento francescano di Crotone fu fondato da Pietro di S. Andrea Castello, discepolo di Francesco (1). Esso fu eretto verso la metà del Duecento (2) e rimase attivo durante il Trecento anche se si hanno poche testimonianze. Nel maggio 1339 Theodoro de Genacio, lettore dei frati minori “in loco Crotonis”, esperto sia di greco che di latino, tradusse dal greco in latino i privilegi della chiesa isolana (3).
Alcune testimonianze attestano l’esistenza di una chiesa dedicata a San Francesco fuori le mura durante il Quattrocento. Secondo una epigrafe riportata da Nicola Sculco nel 1412 vi fu eretto il sacello dei Montalcini (4) e nel 1484/1485 durante i lavori di fortificazione nelle sue vicinanze fu costruita una calcara (5).
Verso la metà del Cinquecento i conventuali per paura dei Turchi decisero di abbandonare la loro chiesa.
(A ricordo rimase il toponimo “San Francesco Vecchio” presso il “vallone seccagno” e l’orto detto “Piscitello” (6). Il “luoco vicino a detta città tanto che dalle mura vi è assai manco che un tiro di scopetta” (7) era tra le località Spataro (8), Pignatari, la vecchia Carrara e la strada pubblica (ora via Cutro) e ancora alla fine del Settecento i conventuali saranno in possesso del vignale o giardino detto S. Francesco vecchio con alberi da frutto ed altro per uso di orto (9).
Si cominciò a costruire il nuovo edificio in città presso il palazzo vescovile, su alcune case in rovina, donate da Gio. Battista Campitelli, barone di Melissa (10).
Fin dall’inizio i conventuali trovarono una forte opposizione.
Quando la nuova costruzione era quasi finita il vescovo Matteo Lucifero ed il clero cercarono di ostacolarne la presa di possesso ma nel 1540 un breve di Paolo III, accogliendo la richiesta di Cosma Ciro, provinciale di Calabria dei conventuali, incaricava il decano ed il cantore di Squillace di porre fine alla lite e di immettere i conventuali nel convento, punendo quelli che si sarebbero opposti (11).
I conventuali trasferirono allora nel nuovo convento il corpo del beato Pirro o Perio (12).
La vecchia chiesa nel febbraio 1543 fu abbattuta e le sue pietre utilizzate per le nuove mura cittadine (13).
Sempre in quell’anno cominciò la costruzione del baluardo “Marchese”, che per la vicinanza al convento assumerà presto il nome S. Francesco.
Il baluardo inglobò la vecchia torre Pignalosa detta poi “Torretta” (14) che diverrà la “regia monitione” della città (15).
Sempre davanti alla chiesa, nel luogo detto “li ribellini” o anche largo o piazza S. Francesco verrà trasferita durante il viceregno austriaco la fiera di Gesù Maria (16) e più tardi nel breve periodo della repubblica crotonese si svolgeranno le manifestazioni.

convento s. francesco crotone

Crotone, gli edifici del monastero di San Francesco d’Assisi inglobati nel moderno palazzo vescovile.

Posto in parrocchia di S. Pietro, all’inizio del Seicento il convento era composto da pochi frati.
Di fronte ad esso, addossate alle mura, c’erano delle “buccerie”, fatte con tavolame, (17) e dentro la lamia del vicino baluardo vi era un concio per fare il salnitro e la polvere da sparo (18).
Nella chiesa si radunava la congregazione nobiliare dell’Immacolata Concezione, titolo che era anche la “divisa” dei conventuali (19).
Il cenobio composto da pochi frati vivrà con le rendite provenienti dal fitto di alcuni fondi (20) e casette e dagli interessi su piccoli capitali dati in prestito; quasi sempre i beni provenivano da lasciti, donazioni (21) ed elemosine (22).
Pur non essendo molto florido e popolato esso non fu colpito dalla Costituzione di Innocenzo X che nel 1652 soppresse invece i due conventi di S. Maria delle Grazie dei domenicani e di S. Maria di Monte Carmelo dei carmelitani.
Tuttavia nel maggio 1666 si trovava in gravi difficoltà finanziarie tanto che, per procurarsi dell’olio, i frati furono costretti a vendere un luogo per sepolcro in chiesa “sotto lo scalone del Sancta Sanctorum” (23).
Allora nella chiesa, il cui altare maggiore era situato dentro alla cappella dei Montalcini (24), particolare devozione era portata a S. Antonio da Padova, la cui immagine era particolarmente venerata (25).
Il santo sarà inalzato a protettore della città ed in suo onore si faranno processioni pubbliche (26).
Se la costruzione del convento entro le mura aveva suscitato fin dall’inizio aspre contese, così anche la sua vita sarà segnata da alcuni fatti tragici.
Durante la lunga faida che insanguinerà la città ed i paesi vicini alla metà del Seicento, il 28 dicembre 1663 all’ora dell’Ave Maria mentre i chierici Francesco e Francesco Maria Montalcino, zio e nipote, con altri stanno rincasando a cavallo per la strada pubblica che passa davanti alla chiesa di S. Francesco, all’improvviso sono oggetto di un’imboscata e sono feriti in maniera grave.
Autori sono i chierici Alessandro Suriano, Fabrizio Spina ed Antonio Urso e altri tra i quali il reverendo frate Antonio Spina, guardiano del convento, ed il chierico Odoardo Lopes.
I primi hanno sparato nascosti nella porta di battere del convento, gli altri dalla finestra sopra la porta.
I due Montalcini feriti uno alla faccia ed al ventre e l’altro in fronte, prontamente soccorsi sono portati insanguinati nel vicino palazzo dei Montalcini dove i medici chirurghi Salvatore Blasco e Leonardo Cirrello tentano di salvarli.
Viene aperta subito un’inchiesta dall’arcidiacono Muzio Suriano, vicario generale del capitolo, ma i colpevoli sono al riparo (27).
Se la giustizia ecclesiastica e civile trovava difficoltà a penetrare nel monastero, lo stesso accaddeva per quella militare.
Ne è esempio il caso dei soldati Giovanni Piovani e Giuseppe L’Offredo i quali dopo aver pugnalato un commilitone si rifugiano nella chiesa di S. Francesco d’Assisi.
I due verranno consegnati alla giustizia militare ma il comandante del castello si farà garante della vita dei due rifugiati, impegnadosi a non far loro subire che qualche mortificazione, in caso contrario dovrà ricondurli in chiesa (28).
Un altro fatto delittuoso, che ha per protagonista un frate del convento, è testimoniato da una denuncia fatta dal priore dell’ospedale di Santa Maria della Pietà di S. Giovanni di Dio contro il francescano Antonio Magliari.
Tra i due furono scambiate parole scandalose ed ingiuriose, poi improvvisamente il Magliari tirò al priore un colpo di archibugio che fortunamente non andò a segno (29).

S. Francesco d'Assisi Crotone

Il monastero di San Francesco d’Assisi nella “Pianta della Città e Castello di Cotrone” di Michele Cristiani (1777-1778).

Situato a sinistra appena dentro la porta principale della città, il convento apriva in fila quattro botteghe o magazzini, che affittava, sulla strada pubblica di S. Francesco.
All’inizio del Seicento fu ampliato, ottenendo ad annuo censo un magazzino dalla mensa vescovile (30).
Venuta meno verso la metà del Seicento la confraternita dell’Immacolata Concezione (31), nel 1712 ne sorgerà un’altra, sempre composta da aristocratici, sotto il titolo dei Sette Dolori di Maria.
I confrati otterranno a censo dai francescani un suolo all’interno del convento dove costruiranno il loro oratorio, oratorio che verrà alla metà del Settecento scambiato con un altro luogo vicino, costruito dai conventuali dietro la cappella dei Montalcini (32).
La chiesa essendo “disposta malamente nell’architettura” fu ristrutturata e restaurata.
I lavori iniziarono nel 1741 e furono condotti sotto la guida di Fra Giuseppe Maria Messina, che sarà anche guardiano del convento.
Sei anni dopo essa era stata portata “alla moderna polizia e perfezionata” sebbene si presentasse ancora tutta rustica e per portarla a compimento, bisognava reperire altro denaro (33).
Con questa ristrutturazione la chiesa venne organizzata con sei sole cappelle, tre per lato “all’uso romano” e l’interno fu tutto rifatto.
Nell’occasione alcune cappelle furono smantellate, altre spostate.
I lavori proseguirono nel tentativo soprattutto di togliere l’umidità e sempre in questi anni i frati si impegnarono ad elevare un muro laterale in cornu Evangelii ed ad aprire dalla parte di tramontana “una nuova porticella” come quella che già esisteva in passato in modo da rendere possibile e più facile l’accesso alla chiesa in modo da “non soffrire incommodo alcuno et precise le donne entrando dalla di lei porta maggiore” (34).
Durante il vescovato di Giuseppe Capocchiani la chiesa aveva sette altari: S. Francesco d’Assisi (fam. Montalcini), Immacolata (fam. Aragona), S. Giuseppe (fam. Barricellis), S. Maria del Carmine, S. Lucia e S. Barbara( ne avevano cura gli stessi frati), S. Isidoro Agricola (del ceto dei massari in cui ogni anno gli agricoltori vi facevano dire una messa cantata), S. Antonio di Padova (protettore della città di cui ne avevano cura gli stessi frati) e S. Giovanni Battista (fam. Barricellis) (35).
Il convento, al quale si accedeva dalla porta “da battere” sulla strada S. Francesco, aveva refettorio, celle, chiostro con giardino e pozzo, alcune botteghe, magazzini e bassi.
Esso era in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo e non aveva bisogno di alcun restauro.
Lungo la strada maggiore di San Francesco D’Assisi e di fronte ad esso ed alla porta maggiore della chiesa erano state edificate delle botteghe (36), l’una attaccata all’altra, alcune addossate alle mura nelle vicinanze della porta, altre “sopra la real muraglia dietro la torretta della monizione” (37); altre ancora appoggiate alle mura (38); ed un suolo sterile dirimpetto al convento, sopra la muraglia, era stato concesso “per uso di giardino per piantarne fiori, alboretti ed altro consimile” (39).
A fianco ed intimamente legato ad esso c’era la chiesa di San Francesco d’Assisi.
A navata unica e confinante lateralmente con il largo o piazza detta di San Francesco, aveva la facciata rivolta a ponente e vi si accedeva dalla porta principale posta sulla strada S. Francesco accanto alla porta del convento.
Essa è descritta sufficientemente ampia e bene ornata ed i frati, meno di una decina tra monaci e laici (40), percepivano rendite annuali più che bastevoli.
Essi non trascuravano di esercitare il culto ed avevano rifornito sufficientemente il luogo di sacre suppellettili (41).
Con la soppressione, avvenuta dopo il terremoto del 1783, i beni passarono in amministrazione alla Cassa Sacra.
Esso era tra i cinque conventi esistenti a Crotone quello più “ricco” dopo quello delle clarisse (42).
Le proprietà erano costituite da una decina di vignali (Briga, Schiavone, Vescovatello, S. Ippolito, Magliarello, Garganello, Cerzulla, Cipoluzza, Lampamaro e Nao), una gabella (Ferrara), un giardino (S. Francesco Vecchio), quattro botteghe a filo sotto il convento (due affittate a spezieria), una casa con basso, un magazzino, sedici piccoli censi in denaro su case e terreni, dieci censi bollari (con un capitale impiegato di circa 700 ducati al 5%) ed un censo enfiteutico in grano di tomoli 48 dal barone di Tacina e Massanova (43).

il luogo dove era il convento

Il luogo dove era il monastero di San Francesco d’Assisi di Crotone.

Passati i beni in amministrazione alla Cassa Sacra, subito ne approfittarono alcuni nobili che nel maggio 1785 si aggiudicarono alcuni fondi e dopo cinque anni non avevano ancora versato alcuna rata (44).
Le vendite proseguirono. Il ricavato e ciò che rimase fu poi assegnato all’ospedale della città (45).
La congregazione dei nobili fu soppressa ed il suo oratorio trasformato in teatro (46).
Il convento fu utilizzato dapprima come ospedale militare e poi come alloggio per i soldati (47) e la chiesa di S. Francesco, davanti alla quale era stata aperta una taverna (48), passò sotto la giurisdizione vescovile.
Rimasta senza rendite vi serviva un laico “sacrista” e vi venivano celebrate alcune festività con l’elemosine di alcuni fedeli, mentre ogni giorno a spese di un devoto cittadino vi si celebrava la messa (49).
Il vescovo Rocco Coiro richiese il convento per trasformarlo in seminario e la sua istanza fu accolta dal re che con un real dispaccio del 23 giugno 1798 prendendo atto “dell’abbandono in cui trovansi i due conventini de FF. Minori Conventuali e di S. Giovanni di Dio, esistenti nella città di Cotrone, in ciascuno de’ quali si trattiene appena un religioso sacerdote, e qualche laico, i quali non residendovi neppure in tutti i tempi dell’anno, trascurano assolutamente il servizio delle rispettive chiese, fino a non celebrarvi la messa in molti giorni festivi”, ordinava “che resti suppresso così il conventino de’ minori conventuali, come l’altro di S. Giovanni di Dio e che le fabbriche de conventuali, perchè attaccate al palazzo vescovile siano destinate per Seminario” (50).
Il vescovo fece trasportare in un magazzino quattro statue di marmo, rappresentanti le virtù cardinali, che ornavano un tumulo nel soppresso convento.
Egli voleva utilizzarle per ornare l’entrata del vescovato ma la sua intenzione non andò a lieto fine infatti poco dopo, durante il periodo della repubblica, esse furono richieste per abbellire l’albero della Libertà, elevato al posto del distrutto Sedile dei Nobili (51).
Finito tragicamente il breve periodo repubblicano, nella chiesa ormai in abbandono il 3 aprile 1799 venivano seppelliti Giuseppe Suriano, Francesco Antonio Lucifero, Bartolomeo Villaroja e Giuseppe Ducarne, fucilati sulla spianata del castello dopo che la città era caduta nelle mani delle bande del cardinale Ruffo.
Frattanto il vescovo Rocco Coiro, ottenuto l’edificio (52), lo collegò al palazzo vescovile (53) e la chiesa fu dismessa. Nel 1805 già non esiste più (54) e poco dopo anche il largo si chiamerà Soriano.

Pianta S. Francesco d'Assisi Crotone

Crotone, pianta del monastero di San Francesco d’Assisi al momento della sua soppressione.

 

Note

1. Fiore G., II, 400; Martire D., II, 154-155.
2. Nel 1263 la provincia di Calabria ha tre custodie (Crotone, Reggio e Castrovillari) e 21 conventi, Russo F., Storia della chiesa in Calabria, Rubettino 1982, II, 597; Si concede ai frati minori di Crotone di comprare 20 salme di frumento in Puglia e di farle uscire da qualsiasi porto volessero (1283-1285) Reg. Ang., XXVII, 407.
3. Privilegi dello Sacro Episcopato dell’Isula in Processo Grosso f. 417, AVC.
4. Nel 1592 secondo una iscrizione tramandataci dallo Sculco, Scipione Montalcini, vescovo di Gallipoli, trasferirà il sepolcro che era stato costruito dai suo avi nella chiesa dei francescani nel 1412 nel nuovo convento, costruendola a sue spese per sè ed i fratelli Annibale e Giovanni Tommaso, Sculco N., Ricordi sugli avanzi di Cotrone, Pirozzi 1905, pp.65-66.
5. Quaterno de la fabrica deli rebellini et fossi de la Regia citate de Cotrone, Dip. Som. 1/196, ASN.
6. ANC. 333, 1685, 26.
7. ANC. 49, 1594, 111.
8. ANC. 612, 1716, 20.
9. “San Francesco Vecchio” è così descritto: Giardino sito fuori le porte della città e propriamente nella contrada li Pignatari. Confina colla strada pubblica e colli beni del barone Lucifero. Con atto notarile dell’ otto maggio 1785 fu venduto a Bernardino Milelli. Lista di carico, Cotrone 1790, f.51; Catasto Onciario Cotrone 1793, f. 175v.
10. Russo F., Regesto, IV, 56 -57.
11. Fiore G., cit.,II,400.
12. Fiore G., cit.,II,400.
13. “Perratore che hanno sderropato la ecclesia de fora la cita como e la casaza dela cortina et refetorio de santo fran.co dasisa li mura de intorno lo jardino de detto monasterio..” Dip. Som. fs.196, n.4 a 6, ASN.
14. ANC. 1327, 1776, 194.
15. ANC. 664, 1734, 77.
16. ANC. 611, 1711, 37;611, 1713, 50.
17. ANC. 108, 1612, 71.
18. ANC. 313, 1667, 92.
19. Nel 1628 era rettore della confraternita Giovanni Francesco Pipino, Juzzolini P., Santuario cit. pp.42-43.
20. Nel 1602 vi erano i frati: Josepho Jacinojanne guardiano, Petro Antonio Piccolo,Franco de Strongolo e Jacobo de Abriglano sacrista. Il convento possedeva tra l’altro un fondo in territorio di S. Severina, Notaio J. Galatio, fasc. 1602, ff. 321-322, AVC.
21. G. Scigliano impresta del denaro ad A. Benincasa. Morto costui, gli eredi non vogliono restituirlo. La Scigliano allora fa una donazione del prestito in favore dei conventuali, ANC. 496, 1704, 12.
22. I frati nel 1724 vendono a G. Rizzuto due case matte pervenute al convento per lascito di padre Angelmo Ximenes, “figlio di d.o convento”, Cotrone 26.1.1724, AVC.111.
23. ANC. 312, 1666, 75.
24. Il 7.10.1715 Lucretia Montalcino dona al nipote Francesco d’Aragona un giardino con la condizione che questi “sia tenuto far celebrare due messe la settimana in perpetuo nell’altare maggiore della chiesa de PP. Conventuali di S. Francesco d’Assisi quale altare sta dentro la cappella propria di essa Lucretia”, ANC. 659, 1715, 66- 67.
25. Nella chiesa di S. Francesco I. Galatio fa voto davanti alla immagine di S. Antonio di Padova di non giocare più per 10 anni e se lo farà verserà ogni volta duc. 50 alla chiesa dell’Annunziata di Napoli, ANC. 313, 1667, 169.
26. Nel giugno del 1774 lite tra il vescovo ed gli Osservanti. Il primo vuole impedire la processione che ogni anno gli osservanti fanno nel giorno del santo Antonio di Padova per la città, Lettera di Vargas Macciucca al governatore di Cotrone, Napoli 3 giugno 1774, AVC.
27. Arch. Vesc. Crotone.
28. Promessa del comandante del castello di Cotrone Antonio Fenoza, 19.11.1734.
29. ANC. 661, 1721, 244.
30. Atto del notaio Gio. Galasso, Cotrone 8.5.1608, AVC.96.
31. Rel. Lim. Crotonen.1640.
32. ANC. 668, 1750, 32-33.
33. T. Soda compra una casa al largo del castello. La casa era stata sequestrata per morosità e messa all’asta dalla regia Corte su richiesta dei conventuali, ANC. 1124, 1748, 10.
34. Nel 1747 viene smantellata la cappella dei Barricellis- Pipino e F. Barricellis Pipino ottiene in cambio una cappella gentilizia, la seconda nuovamente edificata in cornu Epistole, che verrà interamente sistemata ed arredata a spese del convento, ANC. 912, 1747, 121 – 125.
35. Nota delle chiese e luoghi pii, Cotrone 18. febbraro 1777.
36. Nel dicembre 1760 Raffaele Di Perri costruisce “per uso di cafetteria”, una bottega di fabbrica nella strada maggiore di S. Francesco d’Assisi attaccata alle mura e confinante con la casa usata per l’archivio dell’università e dirimpetto la scala di fabrica della casa della corte, ANC. 1411, 1761, 12.
37.Le botteghe appartenevano ai mastri sartori Antonio Brunero e Dionisio Lo Jacone i quali otterranno in uso per farne “una abitazione di casamento” l’edificio antico attaccato detto torrazzo, ANC. 1326, 1772, 104; 1326, 1773, 69-71.
38. Vi sorgevano le fabbriche costruite da Giuseppe Micilotto ed Annibale Montalcini, ANC. 1327, 1776, 34.
39. Il suolo “di circa un ottavo” viene concesso a Nicola Zurlo, ANC. 1327, 1775, 245.
40. Nel 1752 i frati del monastero erano cinque: Padre maestro Fra Francesco Antonio Muccari di Strongoli, guardiano, Fra Antonio Magliari di Cotrone, Fra Francescantonio Cosentino di Catanzaro, Fra Daniele Spallati di Rossano e Fra Giuseppe Maria Villaroya, ANC. 913, 1752, 173- 175.
41. Rel. Lim. Crotonen. 1774.
42. Nel 1790 le rendite erano: Clarisse ducati 1483:32, Conventuali duc. 310:98.8, Paolotti duc. 262:04.6, Osservanti duc. 53:50 e Cappuccini 20:00, D. Aragona Reg. Amministr., Lista di carico, Cotrone 1790, f.76.
43. D. Aragona cit. f. 36.
44. Beni del convento alienati dalla C.S. nel maggio 1785: S. Francesco Vecchio (Bernardino Milelli), Garganello (Barone Francesco Antonio Lucifero), Cerzulla e Cipoluzza (Raffaele Suriano), Lampamaro (Marchese Giuseppe Lucifero), Nao (Raffaele Zurlo), Casa con basso( Domenico Cannalonga9 e magazzino (Michele Messina), D. Aragona cit. f.36 sgg.
45. Vaccaro A., cit. , II, 240.
46. Rel. Lim. Crotonen. 1795.
47. Pieri P., Ancora di Cotrone nel 1799, Napoli 1924, p. 12.
48. Catasto onciario Cotrone 1793.
49. Rel. Lim. Crotonen. 1795.
50. Dispaccio reale da Palazzo 23 giug.1798, AVC.112.
51. Pieri P., cit. pp.13-14.
52. Todisco Grande L. Synodales cit. p.65.
53. Il seminario era composto da cinque camere, una cappella e sette camerini. Nel quarto medio c’era il refettorio, la cucina, la dispensa ed alcuni bassi. Nel giardino, oltre al pozzo, vi era una bellissima cisterna fatta edificare dal vescovo Todisco Grande, Relazione sul seminario fatta dal penitenziere Pasquale Messina, 1853.
54. Elenco dei luoghi pii laicali, 1805.

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