Il castello di Crotone al tempo del castellano Antonio de Paredes (1627-1629)

Pianta del R.e Castello di Cotrone” (1859), Archivio di Stato di Napoli, Min. Guerra fs. 2395, inc. 3470, ff. 33-34.

La castellania di Antonio de Paredes è situata tra quella di Hieronimo del Rio[i] e quella di Lopes Ponce de Leon.[ii] In questi anni la città, oltre ad avere il presidio del castello, a causa dell’imminente pericolo turco ha anche un presidio fisso di compagnie di soldati spagnoli.[iii] Accanto al pericolo turco altre avversità colpiscono la popolazione ed i commerci. A causa del maltempo nel febbraio 1627 molti vascelli naufragarono, seguono poi due annate scarse e dall’ottobre 1629, infuriano la peste e la carestia.[iv]

 

Il castellano Antonio de Paredes

Il capitano e castellano del regio castello di Crotone Antonio de Paredes, risulta già presente a Crotone nell’ottobre 1627, quando interviene come testimone in un atto notarile.[v] Il castellano morì il 4 ottobre 1629 e fu sepolto nella chiesa del castello di San Dionisio. Nel 1591 il Paredes era stato nominato capitano e governatore dal Duca di Parma. Prima di assumere la carica di castellano di Crotone, per nomina fatta dal vicerè Antonio Alvarez de Toledo duca di Alba (14.12.1622 – 16.8.1629), era stato governatore di Paola e capitano a guerra e governatore di Seminara.

Per testamento lasciò come eredi la figlia Hieronima, che risiedeva in Spagna, la moglie Eleonora de Carrillo ed il figlio Don Francesco de Paredes.

Su sua richiesta, il 9 ottobre1629, la spagnola Eleonora Carrillo, vedova del castellano, con un notaio e accompagnata dai testimoni, si recò nel castello di Crotone, nelle case dove abitava il marito per fare l’inventario dei beni lasciati. Furono presenti il notaio di Crotone Gio. Antonio Protentino, lo spagnolo D. Juliano Rizon dela Cerda, il crotonese Ottavio Ciza, il cappellano del castello D. Gio. Petro Burghesio ed altri.

Le case in uso al castellano erano costituite dalla camera del giardino, dalla camera piccola, vicino a quella dove aveva abitato il castellano, da una cameretta con l’entrata dalla sala, dalla camera della cucina e dalla stalla. In seguito poiché il castellano aveva in consegna due chiavi della regia monizione del vitto, la comitiva si recò anche alla “casaza”.

 

L’inventario

“Nella camera del giardino si sono ritrovate l’infra(scri)tte robbe videlicet tre mattarazi di drappo di capicciola e seta lavorato di giallo verde turchino pieni di lana barbarisca fina. Tre coscini simili pieni dell’istessa lana. Tre altri matarazi mezani di tela di lino e banbace listiati di banbace duo di turchino e bianco pieni di lana ut s.a tre coscini di cappicciola con la piena di lana ut s.a dui tapeti usati ordinarii. Una travacca di noce ord.ria con cortina di capicciola verde et adorata con frangi et ciappe cum lo tornialetto coperta et coperta di tavola. In alia una travaccola di riposo lavorata di torchino et oro usata di legno ord.rio. Dui avantiporti di panno basto paonazo con infora di seta di caravazo et dui ferri per li stessi. Tre porteri di panno sagugnano turchino con l’arme di paredes usati con loro ferri et chiodi per impendersi. Quattro coscini di velluto cheani usati dui detti verdi et dui leonati pieni di lana ord.ria. Una ferzata bianca ord.ria usata con un altra più vecchia simile. Una coperta di letto con li colonni usata di quattro tele guarnita con maroccoli di filo un’altra simile sempia una cultra di letto di tela di banbace piena di banbace usata poco Uno baulo di noce con il pumo di avolio dentro un stocco. Uno script.o di noce con sua chiave tanto di dentro come di fori con otto tiraturi. In mezo una fenestra con quattro tiraturi nelli quali ci sono trovate l’infra(scri)tte robbe. In uno tiraturo una cortellera di tavola et una casetta d’occhiale di vetro. Un altro vacante un altro simile un altro con uno libro infirrato seu coperto di pergameno dove e scritto papeles de los servitios del cap.o y govenator don Antonio de Paredes desde che passo all paredes in lanno 1591 governando sua Alteza del S.r Duca di Parma quali servitii consistono in carte scritte sessanta cinque quali sono patenti d’officii fedi di servitii instrutt.ni di S. M.ta et altri concernenti a servitii fatti una patente de loco.te della citta della paula unaltra della città di Seminara unaltra patente del S.r Duca dalva di castellano di Cotrone per interim una liberat.a del governo di Seminara una patente di Cap.o a guerra nella citta di Sem.a per lec.a del Duca d’alva una liber.a della città di Seminara dui chiave della monit.e di guerra di questo castello quali si consigneranno un altro tiraturo vacante in un altro si e fu trovato uno panno [per] fare la barba di tela di Cambrai grosso guarnito di pizi e maroccoli con dui tovagli usati guarniti di pizi una pettinera con dui pettini usati vecchi et uno rasolo Un altro con altre tre reliquie in carta un altro tiraturo vacante Un altro tiraturo con reliquie et agnus Dei di cera bianca. In alia in uno tiraturo ci sono ritrovati una polissa dell Sust.o Bar.lomeo Prieto di d.ti 300 rec.ti in conto de maggior somma che d.o castellano dovea dare ad Bar.meo Prieto. In alia in un altro tiraturo vacante. In unaltro si sono ritrovate dentro uno sacchetto d.ti centoventi cinque in diverse monete di questo regno li quali sono li stessi che pagò Ant.o Martino a tempo e pocop.a che d.o castellano havesse morto come appare di rec.ta di D. Leonore Carriglio sua moglie fatta d’ord.e desso D. Ant.o del che fu liberato d.o Antonio perche d.a partita steva posta in testam.to perche d.o Ant.o havesse pagato. In alia uno scitt.o di tavoli di apite dove vi sono ritrovate linfra(scri)tte robbe videlicet. Uno libro dellecc.o della mad.a et sua corona un altro di secreti naturali Uno del buscare de sortilato un altro della conser.e della pace d’Italia un altro dell’odogno un altro di S.to Ang.o picciolo. Un altro d.o Dialogo di diana o Nuntii. Un altro picciolo di Lodovico Blasco. Un altro d.o Corcenus mundi. Un officio della mad.a Antico. Un altro di D. Ant.o de Paredes Militia dell’istesso defunto. Flos Santorum fra Pietro dalcantera et altre scritture di poca consider.e. In alia uno specchio di cristallo di Venetia con coperchio e guarnim.to di ebano dela cina tutto lavorato et alle spalle guarnito d’ebano con un pendente et tiraturo de argento. In alia in d.a cam.a vi sono ritrovati de Democrio et Eraclio uno ridente laltro piangente. In alia uno quadro grande della Mad.a dell’Angeli con il Figliolo in braccio S.to fran.co et San Michele in piedi il demonio. In alia dui quadri del Re et Regina nostri S.ri uno quadro di S.to Onofrio grande un altro quadro grande della Visitat.e de n(ost)rae do(mi)nae et S.ta Elisabetta in alia dui quadri grandi uno del d.o D. Antonio et un altro di sua moglie un altro quadro grande del viaggio della mad.a n.ro S.re et S.to Gioseppe in Egitto un altro quadro grande della Concept.e un altro quadro della carcerat.e di Christo n.ro Signore grande uno altro quadro grande di S.to Ant.o Uno quadro grande di S. Berard.o di Sena con le effigie del Iesus in mano un quadro piccolo della mad.a de Sao Lorense di Vagliadoli in hispagna tre quadri piccioli di pitturi di frutti uno quadro con cornice del ritratto del s.re Don Baltasar de Zunica In alia dui quadri mezani dove sono depinti doi giardini di Roma In alia uno quadro della Madonna dell’assentione di cartone Uno quadro picciolo con cornice di Christo vechi.mo il quale stà consignato al R. P(ad)re Corr.re di S.to fran.co de Paula Confessore di d.o q.m D. Ant.o et s’ha offerto dire una messa un anno per ogni Sett.a per lalma desso test.e. Uno quadro picciolo con scudo et Arme del Re n.ro Sig.e. Uno quadro mezano del retratto del d.o q.m D. Ant.o Armato. In alia quattro quadri due sonno depitti li quattro parti del mondo Asia Africa Eropa et America. In alia uno quadro della mad.a della solita con cornici et coperta di domasco torchino uno quadro picciolo della maddalena uno quadro del sponsalitio di S.ta Caterina con Cristo dove stanno depinti piu Santi un altro quadro grande di S.to Ant.o di padua con uno libro in la mano uno giardino n. s. et angeli In alia uno quadro grande del Crocifisso con le due Marie. In alia uno quadro grande di S.to Fran.co capuccino con uno Cristo nelle mani. In alia quattro quadri dui grandi et dui piccioli delli padri et avi del d.o q.m D. Antonio. In alia otto seggi de corio negri grandi quattro piccioli dellistessa qualità usati tutti quattordici seggi di corio rosso usati boffetti di noce usati con ferri dui senza ferri dui altri usati quattro altri buffetti di tavola ordinarii di poco valore dui sopra tavole di oropelle usati uno ferriolo di panno di Spagna usato negro calzi e casacca di velluto negro liscio foderato di taffità a rosa secca vecchio uno paro di calzi et uno paro di maniche di teletta argentina lionata listiata con bottoni d’oro e seta a rosa secca usati uno corpetto di pelle ordinaria con uno passamanello d’oro foderato di taffità turchino usato uno paro di calzi e gioppone di taffità doppio negro usato uno colletto di camiscia foderato di taffità negro usato uno ferriolo di tabi negro vecchio uno paro di maniche di raso guarnito di trena negra tre para d’attaccaglie cioè uno di taffità indorato di pal. sei di lunghezza uno paro a rose pardiglie et un altro negri vecchi uno paro di calzetti di seta principina usati un altro di seta aurata usati un altro di seta turchina usati un gioppone di tiletta listiata argentina e pauneza usato uno ferriolo di rascia turchina celeste con bottoni d’oro e seta usato uno ferriolo vecchio di rascia franceshina doi canni di tiletta di S.ta Caterina in tocco uno cappello negro et uno pardo usati una robba con maniche lunghe di taffità adorata infoderata di banbacino con la mantesina per fare feste una spada e pugnale pendente coriglio negri una cascietta con nove vidieri napulitani per mettere à finestre una scrivania dove aperta si è ritrovato una lettera de layme fanlo nella quale declara essere fatto il pagam.to del privilegio della data 12 maggio 1629 una rec.ta di Gio: Dom.co pant.no de d.ti sessantacinq.e della data di doi di ott.e 1627 e di più certe altre lettere di S. E. ed altre di poco consid.e quale scrivania e di corio de lecce infoderata di catalufa con calamaro et … e ditte lettere lhà conservato d.o herede De più si è ritrovato l’infra(scri)tto argento lavorato del infra(scri)tta manera due sua tazze d’argento con scudi senza arme pertorno libri tre pipera e zuppiera d’argento onze setti dui vasetti di bere onze dieci dui vasetti sottile di campagna onze cinque dui cocchiaroni de tavola una sana e una crupata onze sei uno vocale e uno vacile dargento libri setti et onze dieci tredici cocchiari e dudici brocchi pesorno libri dui e unze otto uno piatello dargento per tineri sale peso onze sei uno sprovero di tela bianca lavorato con lenzi e pegno di Gio. Fer.te di Madrid per duc.ti sedici Item si e trovato un libro scritto di mano di raymundo gomes et in alcune parte dell’istesso q.m castellano dove si notava linprestiti e soccorsi dava à soldati di q.to castello et calcolati sono doc.ti settanta otto dovuti da detti soldati di robbe prese dalla monit.e et di danari proceduti di quelle conf.e a detto libro che si conserva in potere di detta heredi una bracera di rame concheate di ferro e piedi di legno alla nap.na una pila di pietra di Policastro et dui capifoco di ferro piccioli. In unaltra cam.a picciola vicino quella dove habitava il d.o q.m castellano si sono ritrovate linfra(scri)tte robbe videlicet cinque para di lenzola di tela di cauda usati tre altri para di lenzola di tela usati della med.a qualità un altro paro di lenzola di tela ordinaria con maroccoli tre dozane di servietti novi et una usata frandenise una tovaglia grande di 4° buffetti frandenise due tovaglie nove di tavola frandenise dui tovaglie frandenise fine di due buffetti usati unaltra tovaglia usata frandenise et una nova una tovaglia di mani lavorata di filo sei tovaglie di faccie trovati sei coscini usati di letto dico facci tre casci di tavole dapite ordinarie dove si ritrovorno le sop(rascri)tte robbe in alia dui bauli piccioli dove sono linfra(scri)tti vestiti usati et che giornalm.te usava detta de Leonora Carrillo moglie dello q.m D. Ant.o castellano uno vestito di robba gottunera e gioppone di damasco negro con guarnitioni di passamani negri una robba di velluto negro et seta con suo guarnim.o una guttunera e gioppone di seta e capicciola argentina e negra con la pacienza usata una guttunera con corpetto di tiletta usata e vecchia uno manto di seta di siviglia con pizi vecchio. In unaltra cammaretta che s’entra dalla sala si sonno ritrovate linfra(scri)tte robbe videlicet una camina con sua coperta di coiro rosso con sidici spartituri et ci sono dieci fiaschi di vetro una sella di cordeana negra guarnita di fascie di velluto negro e chiove indorati con guarnim.to di briglia et altre necessarie unaltra sella vecchia con uno coscinetto e balice di cordeano rosso vecchio dui vancali di lana vecchi. Nella camara della cocina una caldara di rame con manico di fer.o di mezamina una tiylla di rame con suo coperchio uno cannaruto di rame vecchio picciolo uno pronzunetto di rame vecchio uno trepedi di ferro vecchio un altro prunzunetto di rame picciolo vecchio uno tripodo e uno stanatello picciolo di rame una fressura vecchia di rame unaltra picciola di ferro una gradiglia di ferro vecchia una spito mezano et uno picciolo di ferro. Una paletta mezana et una frorca di ferro per foco una cocchiara di ferro una grattacaso uno tripodo grande di ferro tre tromboni cioè uno grande di rame et uno mezano et uno picciolo usati una ciarra di creta di capacità di quattro barili dacqua uno bocale di rame vecchio un altro spido mezano una caldara vecchia picciola un caldarella di rame picciola vecchia un altro tripodo picciolo uno mortaro di marmore con suo pistone di legno una paletta di ferro per braci picciola. Nella stalla uno cavallo di due anni in tre morello fer.to alla coscia dritta col ferro del principe di Cariati con una stilla in fronte uno cavallo leardo ordinario una mula learda vecchia una schiava di anni 28 incirca Christiana nom(in)e barbara il prezzo della quale e doc.ti centoventi cossì come istr.to del q.m castellano due mesi fà una scopetta a focile lavorato il cognolo con sua chiave dui tovaglie di seta una verde et una carmosina con frangi di seta et no. tumula cento d’orgio.”

Nello stesso giorno, su richiesta del sergente Juan de Molina, ufficiale della regia veditoria del regio castello, si compila l’inventario dei beni spettanti alla regia monizione del vitto di detto castello e si confronta con quello in consegna al defunto castellano.

“Nella camera sopra il molino e stalla si sono ritrovate uno cantaro di salato consistente in cinque mezi porci, fave larghe e lunghe tt.e quaranta setti e mezo, sale cantara dui, sevo r.la cinquanta otto e mezo, sedici giarre picciole e grandi per conservarsi l’oglio di d.ta monitione vacante, grano mesurato col mezo tom.lo nap.no tt.a cento ottanta otto. Nel magazino di bascio sotto dette camere dove si sole conciare e conservare il caso pezze ottocento settanta otto. Al magazeno della casaza di fronte della gisterna grano tt.o sessantaotto, in cannizi grano mayorca e scelto tt.a vinti uno nella cantina vino seu aceto salme quattordici e fatto il d.o inventario e confrontato coll’inventario della consigna fatta ad q.m castellano conf.e il d.o veditore se ritrovò mancare nel grano tt.a 225 nelli fave 68 ½ vino salme cento quaranta carne salata cantare sei et r.a 27 oglio militra cento novanta setti legna car.te 180 4 barili di tonno salato et 4 barili di sardi salate”.[vi]

“Lista delle robbe contenute nella monitione di guerra del castello di Cotrone fatte nella venuta del cap. Don Ponze de Leon castellano per interim del Regio castello: Artelleria. – Uno cannone petrero incanbarato di 65 libre di calibra di bocca et venti di balla di pietra di palmi novi e dui terzi di lunghezza tiene sopra lo mognone uno scudo con una croce dentro, ed intorno al focone cerchi incavalcato con cascia et rote ferrate vecchie e rotte. – Un altro cannone di 57 libre di bocca e 50 di balla di undici palmi di lunghezza che nel mezo tiene una serena con l’armi che dicono esser di garaffi e lettere che dicono opus Federici musana col millen.o 1535 con lettere che dicono forte con un fogliace al focone sta incavalcato con cascia e rote ferrate usate. – Uno sacro rotondo di dieci libre di bocca e 9 di balla di undici palmi di lunghezza con uno fogliace alla gioia e tre cerchi allo mognone e più a basso col mille.no 1545 e lettere che dicono opus federici musana e con una aquila et uno scuto in mezzo et colli lettere A. L. tutto all’intorno giorlande e fogliace al focone incavalcato con cascia vecchia e rote ferrate usate. – Un falconetto rotondo di tre libre di bocca e quasi due e meza di balla con larme imperiali et altri di Pigneri di lunghezza di palmi novi compresa la culata sta incavalcato con cascie et rote ferrati usati. – Un mezo sacro quadro fino lo mognone e dilla a basso rotondo di sei libre di bocca e 5 ½ di balla di 22 palmi di lunghezza con larmi imperiali et altri di Pigneri e lettere che dicono D. Her. Pigneri col millen. 1527 incavalcato con cascie e rote ferrati usati. – Un altro mezo sacro quadro di cinque libre di bocca e cinque di balla di lunghezza di palmi novi e tre quarti tiene abasso lo mognone una figura di San Dionisio con un castello alli mani et al focone un fiordilis a modo di croce incavalcato in cascia e rote ferrati usati. – Uno cannone petrero turchescho di 60 libre di bocca 21 di balla di pietra di lunghezza di palmi 6 ¾ con lettere turchesche in due parti incavalcato con cascie et rote ferrate vecchie. – Uno cannone di batteria di 60 libre di bocca e 54 di balla di lunghezza di palmi 13 con uno scudo con larmi imperiali alla gioya et appresso d’esso altri dui scudi piccioli alli mognoni dui d’essi con una catulla 1553 e più a basso con un n. di peso che e di questa manera Can. XXXXV r.li 92 et una croce al focone discavalcato in terra che se ruppe alla salvia del novo prencepe. – Un mezo sacro di cinque libre e meza di bocca e cinque di balla di lunghezza di dieci palmi e mezo poco più tiene sopra il focone un segno di questo modo R. con una corona et un fiordilis al focone che sta incavalcato con cascie et rote ferrate usate. – Sei falconetti seu smerigli rotondi di libre 12 di bocca e tredici di balla di palmi 5 ¾ luno incavalcati con cascie et roti ferrati usati. – Sei altri falconetti seu smerigli rotondi di 14 libre di bocca e 13 di balla di palmi 5 ¾ luno incavalcati con coscie et rote ferrate usate. Uno masilo grande di ferro culato con quattro anelli di ferro che serve per bombarda. Due masili di ferro culati piccioli. Uno cannone di 50 libre di bocca e 45 di balla di lunghezza di palmi 12 ½ et alla gioia tiene un Jesus con mill. 1535 e lettere che dicono esser di li Garaffi con dui angeli che tenino una campana appresso il focone et lettere che dicono Opus Jo. Dom.co d’ Arena palerm.o con fogliate intorno al focone et con la culata fatta a modo di serpente scavalcato in terra che dissero essersi rotta la cascia alla salvia del nostro principe. Una meza colombrina di 20 libre di bocca et 17 ½ di palla di lunghezza di palmi 13 ½ di peso di cantara 17 e rotola 30 con lettere del Re et sotto una campana con una testa di donna alla culata che non ha balle. Un cannone di Acugna di 40 libre di bocca et 34 ½ di balla di palmi di lunghezza .. un quarto di peso di cantara 26 rotoli 40 con sopra di esso stanno notati con larme del Re del conte di benevente e col larme di D. Petro di Avigne capitano generale del artelleria et in d. di Don Pietro. Una meza colombrina nova venuta a detto castello lanno passato .. del qm. Don. Ant. D. Paride da Reggio di cant.a 33 e rotoli 30 peso siciliano come sta notato su essa con larme del Re n.s. del duca d’alba e di don pietro d’avegna generale dell’arteglieria di libre 20 di balla si deve incavalcare et non ci sono le palle ne cocchiare per servirse. Un altra meza columbrina venuta similmente da Reggio a tempo del d. D. Ant. Parides l’anno passato di cantara 34 al peso siciliano come sta notato sopra quella con tre scudi una del Re n. s. laltro del S. Duca dalba vicerè in questo regno e di Don Pietro D’avegna generale dell’arteglieria di balla di 20 libre s’ha da incavalcare e non tiene ne palle ne cochiare ne rifilature per servirse. Una colombrina di cantara 46 e rotoli 25 al peso siciliano come sta notato a quella con tre scudi uno del Re n.s. uno del duca dalba allora vicerè in questo regno e laltro di Don Pietro d’Avegna di libre di palla 25 venuta similmente con lui dui mezi columbrini da reggio l’anno passato 1629 a tempo di don Ant. De Parides castellano non ha cascie ne rote ne palle ne cocchiare. Monitione di guerra. Palle di ferro di libre di calibro 50 e 55 affettivi quattrocento trentacinque et dui rotte. Palle di ferro di 40 libre di calibra – 193, di 14 libre di calibra più o meno – 394, di 9 libre di calibra -128, di 20 e 25 libre di calibra – 87,di 4 libra di calibra – 86, di 6 libra di calibra – 57,di 5 libra di calibra – 96, di 2 et ½ libre di calkibra – 58, di una libra di calibra – 8. Palle di piombo con dadi di ferro di dentro di 5 libre di calibra – 71, di piombo con dadi di ferro di 7 libre di calibro – 19, di sei libre di calibra – 32, di 14 libre di calibra – 8, di 3 e 4 libra di calibra – 59, di piombo con dado di ferro di una libra di calibra -638, di arcubusero – 1430. Polvera. Polvera ben netta di tara reposta in barili cant. 19 r.li 30 ½. In alia polvera similmente bona netta di tara di barili cant. 18 r.li 33 ½. In alia disparata et cer. In pezi r.li 29. Polvera di mala qualità reposta e pesata di barli c. 10 r.li 28. In alia totalmente guasta c. 2 r.li 47. Robbe ritrovate in detta monitione di guerra. Una romana picciola con sua casceletta di rame. Unaltra romana grande che duna parte porta in canna r.li 80 e dallatra r.li 20.unaltra romana grande vecchia con certi chiodi che duna parte porta rotoli 70 e dallatra rotoli 20.dui incudini di ferro piccioli di poco servitio. Un anima di ferro d’arteglieria di palmi 15 lunga. Quattro pali di ferro rotondi per romper petra uno d’essi rotto. Una palla di rame ammaccata con una croce di ferro fissa che stava sopra l’antenna dela marchesana che si roppe per un vento. Una campana rotta e proprio quella che stava al belguardo di Santa Maria. Due maschi di ferro culati. Uno gancio di ferro di rotoli sei serve per pesare il piombo ferro guarnitione d’una cascia darteglieria rotoli 203 ½. Pale di ferro senza maniche arrogiate e maltrattate n. diciotto. Zappe di ferro senza maniche senza maniche alcuni d’essi guasti novanta dui arrozate. Piconi di ferro per cavar petra n. quarantatre. Legname retrovata sentro d. monitione. Quattordici cocchiare di rame con sue haste si disse esser di peso di 50 libre non si pesarno per non sconciarse. Cocchiare di rame di più sorte con loro haste n. trenta. Refilature con sue haste n. quattordici. Maniche di zappe e pali n. trenta otto. Maruggi di legno cento settanta tre. Piombo in detta monitione. Piombo cantara quaranta e rotoli 46 consistente in più pezzi a modo di pesate lunghi larghi e quadri di più sorti. Ricciobono. Ricciobono si disse della partita di cantara 15 e rotoli 14. In effettivo cantara 14 e rotoli 69. Riccioguasto cantara 5 e rotoli 60. In alia balle di ferro di 4 et cinque libre di calibra 6. Ferrovecchio di chiodi vecchi e rotti reposti in barili rotola cento e tre. Solfo vecchio in due botte e barili si disse essere cantara ventitre e r.li… In detta monitione di guerra. Una palla di rame con sua croce di ferro quale sta su la campana della porta del castello. Una quantità di pietre rotonde rustici che stanno sopra le muraglie del castello per adornamento. Un mortaro grande et un altro piccolo che serve per fare la polvere. Tre campane :una grande sopra la porta tre piccole una nel belguardo di S. Jacono et laltra di sopra la chiesa di S. Dionisio e quella di Santa Maria sta inventariata rotta. Uno bancone per incavalcare l’arteglieria. Due scaletti di legno. Sei sacco trappi. Uno maniretto. Uno carromatto di sei rote. Una canna di ferro nella gisterna. undici secchi di rame che si tira l’acqua della gisterna per servitio dei soldati. Uno asso di ferro sopra le colonne di detta gisterna che tiene una trocciola di ferro con roita d’ottone et assilli di ferro che tiene d.a catena per tirare lacqua. Uno molino di pietra che non macina più per non esserci mula. Una tavola di castagna che sta piantata nel corpo di guardia con suo banco simile. Cappotti d’arbascio seu lana per far la guardia li soldati tre .Una cascia ferrata vecchia. Tre rote ferrate vecchie. Setti casci di falconetti ferrati a quattro rotelle piccoli rotti. Un’altra cascia grande ferrata vecchia. Cinque cascie di falconetti a due rote ferrati. Due cascie nove grandi di pietrero senza ferro. Tre para di rote grande nove senza ferro. Una cascia di sacro nova senza ferro. Due rote ferrate usati che sono dello pezo grosso di batteria. Due rote ferrate usati che sono dello pezo grosso di batteria. Due roti ferrati usati che sono dello pezzo chiamato serpentino. Due cascie della sudetta artelleria che scoppiaro a tempo della salvia fatta del novo prencepe con loro ferro.[vii]

 

Note

[i] L’otto marzo 1626 Hieronimo del Rio, cavaliero professo dell’ordine di S. Giacomo, castellano del regio castello di Crotone, è in lite per la dote promessa da Gio. de Aragona Ayerbis alla figlia D. Vittoria d’Aragona Ayerbis, che ha sposato il castellano. ASCZ, Not. Gio. Ant.o Protentino B. 118, f.lo 1626, f. 21.

[ii] Il sei marzo 1630, nel castello di Crotone, Don Lopes Ponze de Leon castellano per interim del regio castello della città di Crotone per ordine di S. E. e l’alfiere Don Francesco Hendia, tenente del suddetto capitano Don Lopes. Il Lopes dice al suo tenente che ha in carico la monizione di guerra del castello, poiché per ordine del vicerè deve lasciare Crotone per andare in Sicilia, consegna al tenente “tutte le monitioni di guerra arteglierie polvere palle miccio legname et altro contenuto nelle liste fatte al tempo della sua venuta. ASCZ, Notaio Gio. Ant.o Protentino B. 118, flo 1630, ff.42-46.

[iii] Dall’ottobre 1627 al gennaio 1628 è presenta in città la compagnia del capitano Martin d’Aguiar y Castelblanco con 148 soldati, ASCZ, Not. A. Protentino118, f.lo 1628, ff. 18-20.

[iv] AVC, Liber Mortuorum ab anno 1601.

[v] Il 31 ottobre 1627 nel castello di Crotone “hora prima noctis”, sono presenti D. Leonora Leone di Crotone, moglie di Don Juliano Rizon dela Cerda, e Don Geronimo e Don Filippo Dela Motta Villegas, figli del qm castellano D. Ant.o dela Motta Villegas e di detta Leonora Leone, si procede all’esame dell’eredità del castellano e dei conti della tutela della madre Leonora Leone. Nell’esame dei conti è presente il S.r Don Antonio de Paredes odierno regio castellano del castello di Crotone. ASCZ, Notaio Gio. Ant.o Protentino B. 118, flo 1627, ff. 69-71

[vi] ASCZ, Not.Gio. Ant.o Protentino B. 118, Fs. 1629, ff. 91v-96r.

[vii] ASCZ, Not. Protentino B. 118, f.lo 1630, ff. 42- 46.

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