Il castello di Crotone

Crotone castello

Crotone, il castello.

Dall’acropoli al castello

Sulla base di alcune emergenze rimaste ai suoi tempi e della testimonianza di Tito Livio, che descrive la posizione occupata dall’“arx” cittadina (“una parte imminens mari, altera vergente in agrum”),[i] alla metà del Seicento, il Nola Molise localizza questo “antico castello” di Crotone, in un area che si estendeva dal luogo detto “il Cavaliero” all’attuale castello: “Per tornare al detto castello, e sapere quanto grande era, dall’istesse parole di detto Livio, dicendo, che da una parte soprastava al mare, e dall’altra parte alla campagna, chiaramente ci dimostra, che quello, ch’oggi è castello, che soprastà al mare, era unito con quello, che si chiamava Cavaliero, che soprastava alla campagna e tanto era grande l’antico castello, anzi prima, che detto luoco chiamato il Cavaliero, che li moderni haveano fatto, come un forte dentro la città, pochi anni sono si deroccasse, vi si vedeva una bellissima cisterna, e molti altri edifici, e muri sotterranei, che sino al castello di hoggi si stendevano …”.[ii]

Conforta questa identificazione il fatto che uno dei pochi toponimi greci appartenenti alle fortificazioni cittadine, conservatosi in età moderna, ci riconduce alla sommità della “timpa della Capperrina”, nella parte più elevata della città detta “il cavaliero”,[iii] dove la “turri de santa panagia”[iv] (appellativo greco della Vergine), continuerà a dominare il tratto di litorale detto la “maryna de S(anc)ta panaya”[v] fino alla metà del Cinquecento. Questa antica torre danneggiata dal terremoto del 1638,[vi] è riportata ancora nella carta di Emanuele Giovine agli inizi del Settecento (“Cavalier di Rito”).

Localizzazione del “Cavaliero” (A) che domina la città murata medievale (B) e la via costiera che l’attraversa.

 

Il castello imperiale di età sveva

Attorno al primo venticinquennio del sec. XIII, s’individua la costruzione di un nuovo castello nel luogo attuale[vii] che, analogamente al caso di altre città demaniali, compare tra i castelli amministrati dai funzionari della curia imperiale, dove risiedevano guarnigioni assoldate dall’imperatore.[viii]

Castello di Crotone: sec. XIII (ipotesi).

Un documento del 1270 ci consente di evidenziarne i tratti caratteristici. Si trattava di un complesso munito di nove torri, alcune delle quali risultano menzionate in maniera generica, mentre altre compaiono con toponimi che evidenziano la loro pertinenza ad una fase di piena affermazione della lingua latina.

Tra esse, come nel caso di altri castelli regi, spicca la “Turris Palatii” che, verosimilmente, assolveva alle funzioni fiscali e costituiva il nucleo residenziale del castello, assieme alla cappella[ix] e alle altre strutture di servizio, come stalle, magazzini, etc.

Oltre alla “Turris Palatii” ed a quella “de Thesauro” che, possono essere ricondotte alle funzioni fiscali proprie del palatium di età sveva e angioina, compaiono una “alia turris”, la cui riparazione spettava al feudatario di Cirò, una “Turricella” spettante a Iohannem de Cutrono, ed una “alia Turricella” che doveva essere riparata a spese di Boamundum de Cariato.[x] Nel documento in questione, accanto a toponimi che indicano la presenza di torri di dimensioni diverse, ne compaiono altri che alludono a particolari tipologie, funzioni o localizzazioni. Oltre alla torre “Triangula”, è il caso di quella detta “Barbacana”, riconducibile alla presenza di strutture poste a munire la base delle mura, alle quali dovevano affiancarsi le difese dell’accesso, identificabili dalla presenza della “turris que vocatur la Mamunella”[xi] e di quella “que est ante hostium”.

Di tale impianto, ancora alla fine del Settecento, sopravviveva una torre nelle adiacenze dell’ingresso, come appare nella veduta della città realizzata dal Desprez e pubblicata nel Voyage Pittoresque dell’abbate de Saint-Non.[xii]

“Vue de la Ville moderne de Cotrone dessineè par Desprez”. Estratto da Voyage pittoresque ou description des Royames de Naples et de Sicilie, di Jean Claude Richard Abbé de Saint-Non, Parigi 1781-86 (particolare).

 

Adeguamenti imposti dall’uso dell’artiglieria

Durante la seconda meta del secolo XIV, le armi da fuoco, già impiegate durante la prima metà del secolo, entrarono stabilmente nell’uso degli eserciti e nelle dotazioni di città e castelli. Comincia così un nuovo periodo che, progressivamente, porterà alla riconversione delle fortificazioni medievali che saranno adeguate, assumendo forme sempre più regolari dettate dall’uso delle nuove armi. È il caso del castello di Crotone, dove, tra la fine del sec. XIV e la prima metà del XV, furono realizzati i necessari adeguamenti, come evidenziano la cartografia cinquecentesca e alcune strutture superstiti che permettono di mettere in luce i tratti caratteristici delle nuove opere.

Plan dessiné de Cotrone (sec. XVI). Bibliotèque Nationale di Parigi Vb 125 (particolare). Accanto alle nuove opere progettate per il rafforzamento del castello, si evidenziano quelle più antiche che permanevano dopo i lavori realizzati alla fine del dominio aragonese.

In questa fase il castello fu dotato di nuove torri a base circolare, di cui oggi rimane la “turri delo casi cavallo”[xiii] che, per dimensioni e caratteristiche, risulta analoga ad un’altra ormai completamente scomparsa: la Marcheana,[xiv], il cui toponimo rimanda al tempo della signoria dei marchesi di Crotone (1390-1444).[xv]

La torre del castello di Crotone detta “casicavallo” in foto dell’Istituto Luce.

Ricostruzione assonometrica della torre Marchesana alla fine del sec. XIX, quando fu abbattuta in seguito ad alcuni crolli (disegno di Gregorio Crugliano).

Oltre alla torre del Casicavallo, nelle cui adiacenze, pur ispessito da interventi successivi, permane un tratto di cortina pertinente al periodo, esistevano: la “turri Muza delo castello detta S. Maria”[xvi] e quella di “S. Georgi”[xvii]. I resti della prima permangono alla base della cortina cinquecentesca (detta “delo critazo”)[xviii] che si affaccia verso il porto, mentre la seconda, in parte diroccata,[xix] fu inglobata dai terrapieni realizzati durante la costruzione dei nuovi “rebellini” sul finire del sec. XV.

I resti della torre del castello di Crotone detta Santa Maria.

Queste strutture andarono a munire un nuovo tratto di perimetro esterno che avvolgeva alla base il precedente impianto, lungo il versante settentrionale e orientale del castello mentre, dalla parte meridionale, escludendo le adiacenze dell’ingresso,[xx] le antiche strutture permarranno.[xxi]

Castello di Crotone. 1) torre di “S. Georgi”, 2) torre “Marchisana”, 3) torre “Muza delo castello detta S. Maria”, 4) torre “delo casi cavallo”.

Ciò determinerà la creazione di un nuovo cortile interno: il “baglio de abasso”,[xxii] impostato ad una quota inferiore rispetto alla vecchia corte. Questa situazione può essere messa in luce anche attraverso alcune considerazioni che è possibile esprimere riguardo alla torre Marchesana, la cui localizzazione alla sommità del colle, oltre a segnalare la sua antichità, evidenzia, considerato il notevole dislivello con le torri del perimetro, come essa non fosse direttamente connessa con quest’ultimo.[xxiii] Come evidenzia la fotografia aerea, in questa fase il castello parrebbe collegato alle mura della città,[xxiv] e dimostra di mantenere il suo antico ingresso rivolto a sud, dove quest’accesso era difeso da un’estesa palude, che bisognava necessariamente attraversare per raggiungerlo. Concepito per offrire una migliore difesa dalle nuove armi, il castello di Crotone rimase in queste forme fino alla fine del secolo, quando, in relazione ad improcrastinabili esigenze difensive, fu avviato il suo totale rifacimento sulla base dei nuovi concetti della tecnica bellica.

 

La ricostruzione

Verso la fine del sec. XV, in seguito dell’apertura delle ostilità contro i Turchi, i possedimenti aragonesi del regno di Napoli si trovarono esposti in prima linea alla loro minaccia. Re Ferdinando corse subito ai ripari avviando un programma di rifortificazione delle principali piazze, ed impegnando figure di primo piano del tempo.[xxv] Per la sua importanza strategica, massicci interventi riguardarono il castello di Crotone che, riprogettato in forme nuove, a partire dal 1482 fu interessato da importanti lavori di ricostruzione di cui ancora permangono le opere.[xxvi]

Fine del sec. XV, progetto di ricostruzione del castello di Crotone (in tratteggio le opere mai realizzate).

Il castello “Quadrangolare” disegnato da Francesco di Giorgio Martini.

Rifacimenti del castello di Crotone riportati nella pianta di Crotone (sec. XVI-XVII) disegnata da Matteo Neroni, conservata all’Istituto Storico di Cultura dell’Arma del Genio di Roma (Biblioteca, B. 51), e nella pianta di Crotone (sec. XVII), conservata alla Galleria deli Uffizi di Firenze, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe (A.4295). Particolare delle piante pubblicate da Alessandra Anselmi, La Calabria del viceregno spagnolo storia arte architettura e urbanistica, 2009.

In primo luogo, esso fu distinto dalle mura della città, attraverso lo scavo di un ampio fossato mentre, nella cortina corrispondente, fu progettato l’inserimento del nuovo ingresso. Tale scelta consentiva di impostare il nuovo castello in un perfetto quadrato con quattro torri nei vertici, disponendo di un ingresso ritirato nel fossato dove, quest’ultimo, non era esposto al tiro diretto delle armi da fuoco.

Per rispondere allo scopo, le nuove opere furono concepite secondo le esigenze dei tempi. Dalla parte verso la città le torri preesistenti furono abbattute o inglobate dalle nuove costruzioni: due bassi torrioni rotondi (rondelle) dotati di nuovi “rebellini” e di estesi terrapieni,[xxvii] che determineranno l’apparire del caratteristico profilo dalle nuove strutture, più basse ed avanzate rispetto a quelle medievali. Questi interventi riguardanti il perimetro difensivo rivolto verso la città, non saranno seguiti dalle opere previste verso la marina. Qui, il precipitare degli eventi che apriranno al lungo periodo del Viceregno (1503–1734), determineranno il mancato completamento del progetto originario, consentendo solo la realizzazione di alcuni lavori di adeguamento. Questi ultimi interesseranno il consolidamento della cortina nord e della torre di Casicavallo, le cui mura, ispessite e scarpate, evidenziano una tecnica costruttiva analoga a quella che caratterizza le due rondelle e le cortine corrispondenti.

Ricostruzione prospettica della cortina occidentale e dell’ingresso del castello di Crotone (sec. XVI). Disegno di Pino Rende sulla base del Rilievo Prospetto pubblicato in Castello e Cinta Muraria, a c. del Centro Servizi Culturali e dell’Ufficio Beni Culturali del Comune di Crotone, Crotone s.d., tav. 1.

La necessità di collegare attraverso il nuovo ingresso, la città e la corte del castello, poste a quote sensibilmente diverse, avvierà, parimenti, un processo di rielaborazione delle strutture interne che sarà completato durante la seconda metà del Cinquecento,[xxviii] quando il castello si troverà ad ospitare guarnigioni numerose residenti con le proprie famiglie. In questa fase saranno realizzate le opere relative alla realizzazione del ponte levatoio[xxix], mentre la nuova porta sarà raccordata al preesistente nucleo medievale, attraverso una “saluta”[xxx] che sfruttava l’antico accesso al castello.

Ricostruzione dell’ingresso del castello di Crotone (sec. XVI).

Castello di Crotone, l’accesso.

Progetto di ricostruzione del castello di Crotone alla metà del sec. XVI (in tratteggio le opere mai realizzate).

 

 

Note

[i] “Sed arx Crotonis, una parte imminens mari, altera vergente in agrum, situ tantum naturali quondam munita, postea et muro cincta est qua per aversas rupes ab Dionysio Siciliae tyranno per dolum fuerat capta.” Livio, Ab Urbe Condita, lib. XXIV, 3, 8.

[ii] Nola Molise G. B., Cronica dell’Antichissima e Nobilissima città di Crotone e della Magna Grecia, 1649, p. 47.

[iii] Attualmente il toponimo si conserva nel nome della “via Media sezione Cavaliere”.

[iv] ASN, Fs. 196 fslo 1, f. 26.

[v] 10 giugno 1485: “Carriyaro pet.a dala maryna de S(anc)ta panaya alla fravica dela Capperrina” (ASN, Fs. 196 fslo 2, inc. 2, f. 30).

[vi] Nola Molise G. B., Cronica dell’Antichissima e Nobilissima città di Crotone e della Magna Grecia, 1649, p. 47.

[vii] Alla fine del Duecento “Lo Compasso de navegare” descrive l’entrata nel porto di Crotone presso il castello: “L’intrata enno por / to: venite da mecço dì, va propo del castello / de Cotrone iij prodesi e va entro <entro> che sie entre lo castello de Cotrone, (et) en quello loco / sorgi, che sopre lo castello de Cotrone à I.a secca / de xij palmi, (et) è lontano dal castello vj pro / desi, (et) è en mare al castello p(er) greco.” Debanne A., Lo Compasso de navegare, 2011 p. 49.

[viii] Durante la seconda metà del Duecento, la guarnigione del castello di Crotone era composta da un “castellanum scutiferum” e da 15 “servientes” o “serjanz”. Reg. Ang. XIII, 1275-1277, pp. 68 e 81; XXI 1278-1279, p. 215.

[ix] Reg. Ang. XXI, 1278-1279, p. 215.

[x] Reg. Ang. VI, 1270-1271 pp. 109-110.

[xi] Il toponimo, verosimilmente, si riferisce al sistema di sollevamento del ponte che dava accesso alla porta del castello.

[xii] La presenza di questa torre è segnalata anche nei documenti. Nel 1662, in occasione dei lavori che interessano il rifacimento delle parti di legno della porta del castello, si rifanno “li due rastelli di fuora novi nella forma che oggi sono di farna … il ponte di farna, la porta dello istesso legname, li trava di dentro di farna e quelli di sopra di vutullo” (ASCZ, Busta 229, anno 1662, f. 60). I ruderi della torre, oramai diroccata, appaiono ancora visibili in una vecchia foto della città.

[xiii] Questo “torrionetto tondo” come lo descrive l’Attendolo nel 1573 (Relation del Castello di Cotrone, Dentro Carta Granvela de 9 de Mayo 1573, Archivio General de Simancas, E. 1065-65), appare munito di una scarpa di rinforzo riferibile ai lavori di fine Quattrocento, analogamente all’ispessimento della cortina nord che lo ingloba parzialmente e che evidenzia lo stesso tipo di opera muraria. Nel 1573 la torre si presentava in parte crollata, a causa del dislivello con le più massicce fortificazioni cinquecentesche fondate più profondamente. A quel tempo la costruzione era stata terrapienata e seppure parte delle sue strutture sommitali erano crollate, manteneva ancora un’altezza superiore a quella delle opere circostanti (la torre è indicata come “il cavaliero”) cosa che è evidenziata anche dall’andamento della merlatura cinquecentesca che corona l’adiacente cortina nord. La sua altezza attuale può essere riferita a rifacimenti più recenti (Sei/Settecenteschi), come dimostrano le feritoie per la fucileria che si trovano anche sul tratto di cortina seguente verso il baluardo S. Caterina.

[xiv] Nel 1846 la Marchesana è descritta come una torre rotonda di 24 palmi di diametro, la cui antichità è evidenziata dalle immagini che se ne conservano, e dalle notizie relative ai lavori che si rese necessario eseguire a suo carico a partire dalla metà del Cinquecento. Nel 1543 la torre fu restaurata internamente ed all’esterno, dove fu realizzata una nuova scala in pietra, mentre nel 1681 si rese necessario rinforzarla attraverso la costruzione di una scarpa e di 5 pilastri (Pesavento A., Fortificazioni della città e castello di Crotone, La Provincia Kr n.28-35/1997). Ciò consente di ritenere che, in origine, essa sia stata una torre a base circolare impostata su tre livelli. Un ambiente posto a piano terra, dove si segnala il magazzino di batteria (1752), un primo piano abitabile adibito a carcere nel 1846, dove apriva la porta (nel 1753 detta “del calanozzo”) raggiungibile attraverso la scala esterna, ed un terrazzo dotato di merlatura. Nel 1873 la torre fu demolita.

[xv] Un particolare architettonico con le insegne della famiglia Ruffo, probabilmente pertinente all’arco di una porta, è stato rinvenuto durante i lavori di restauro del castello ed è attualmente conservato presso il Museo Civico cittadino.

[xvi] Il toponimo si riferisce al fatto che la torre guardava verso la chiesa di S. Maria del Mare, la quale si trovava su uno scoglio in mezzo al mare.

[xvii] La torre, demolita nel 1485, fu inglobata dalle strutture circostanti. Il toponimo che la contraddistingue conferma la sua pertinenza al periodo angioino/aragonese.

[xviii] Durante il 1550 si lavora al “cavamento dela cortina delo critazo del castello che va ad iuntar ad lo mezo dela torre S.ta maria et dove havera de venir lo turrion S.ta maria” (detto in seguito baluardo S. Giacomo). Pesavento A., La costruzione delle fortificazioni di Crotone etc., p. 27.

[xix] Nel giugno del 1485 si lavora all’abbattimento della torre di “san georgi”. Pesavento A., Fortificazione della città e castello di Crotone negli ultimi anni aragonesi, La Provincia KR nr.24-26/1998.

[xx] La rifortificazione dell’ingresso è segnalata dalla presenza della nuova torre di S. Giorgio, e dai relitti di mura recentemente messi in luce durante i lavori di restauro nello spessore della cortina a lato dell’ingresso.

[xxi] La permanenza in quest’area delle vecchie strutture pertinenti all’impianto svevo, sono evidenziate da un episodio relativo al 1583, quando, in occasione dello scavo di fondazione della cortina sud del castello, si verificò improvvisamente il crollo di una antica torre, la cui “pietra vecchia” fu riutilizzata dagli appaltatori dell’opera nei lavori in corso, contravvenendo alle precise disposizioni che ne vietavano tassativamente il riutilizzo. ASN, Fondo Torri e Castelli Vol. 35, 151-169.

[xxii] Nel 1485 al castello si costruiscono sei bombardiere “allo baglio d’abasso verso la terra”. Pesavento A., Fortificazioni della città e castello di Crotone negli ultimi anni aragonesi, La Provincia Kr n. 25/1998.

[xxiii] A tale considerazione inducono anche alcuni suoi particolari (ad es. la quota della porta), che evidenziano come la torre non fosse isolata, ma si trovasse in connessione con strutture circostanti andate perdute. Queste permarranno fino alla metà del Cinquecento, quando la necessità di ospitare guarnigioni numerose, stabilmente residenti nel castello con le proprie famiglie, determinò una riorganizzazione degli spazi interni.

[xxiv] Resti murari antichi permangono inglobati nella cortina che fiancheggia l’ingresso.

[xxv] Nel 1489 Alfonso, duca di Calabria e Antonio Marchesi di Settingiano “homo subtile circa de fare fortezze e roche”, ispezionano le fortificazioni della Calabria. Provenienti da Belcastro, il 12 marzo sono a Le Castella e nello stesso giorno ripartono per Crotone, visitando in seguito Cirò e Cariati. G. Filangieri, Documenti per la storia, le arti e le industrie delle provincie napoletane, 1891, vol. I.

[xxvi] La prevista ricostruzione del castello di Crotone non fu mai portata a termine secondo il progetto originario, ma interessò solo la parte sud-ovest del suo perimetro, mentre, per il resto, furono eseguiti solo alcuni lavori di adeguamento.

[xxvii] L’esistenza di questi terrapieni giustifica i crolli che hanno interessato le cortine pertinenti tra la fine del sec. XIX ed il corso del successivo. La cortina posta a destra dell’ingresso rovinò nel 1872 è non fu più ricostruita. La cortina sud, interessata da lavori alla fine del Cinquecento, crollò negli anni Sessanta e fu rimpiazzata da un muro in cemento armato realizzato dal Genio Civile.

[xxviii] Ancora nel 1550, durante i lavori di ristrutturazione del castello di Crotone si rifanno le “porte false” di legno (Pesavento A., Fortificazione della città e castello di Crotone in età moderna (1550-1780), La Provincia KR n. 29). Ciò evidenzia la maggiore articolazione delle strutture interne del castello, rispetto a quanto segnala la cartografia riferibile al periodo.

[xxix] Durante il mese di agosto 1542, al castello si lavora il legname per costruire la porta ed il ponte levatoio, e si scava dentro la porta dove deve venire il contrappeso del ponte. Si scava il fosso e si lavorano i cantoni per fare la porta. Pesavento A., La costruzione delle fortificazioni di Crotone, una cronaca del Cinquecento, 1984, p. 10.

[xxx] Sul finire del 1542 si fabbrica all’interno della porta del castello da una parte e dall’altra della salita e si sterra “alla saluta delo castello dela parti dentro” e si lavorano “le pietre dela insilicata se fa in ditta saluta”. Pesavento A., La costruzione delle fortificazioni di Crotone, una cronaca del Cinquecento, 1984, p. 12.

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