Il Castello e la torretta di Crucoli

Crucoli castello

Crucoli dominata dal castello in una vecchia cartolina.

Crucoli saccheggiata dai turchi il 15 febbraio 1577 (Valente G., Calabria …, pp. 235-236). “Cruculum maritimum oppidum moenibus et arce communitum dominico Malfitano in temporalibus subiectum” (Vitalianus Marescanus, vescovo di Umbriatico, 1662). Al tempo del vescovo Agostino de Angelis (1667 – 1681) un grave incendio scoppiato per caso nel castello di Crucoli, abitazione del marchese, bruciò tutti i preziosi mobili. Il 14 dicembre 1674 danneggiato da un incendio (Valente G., Dizionario, p. 365). “… incendio casu excitato in castro Cruculi, quod est eius habitatio, pretiosa mobilia omnia consumpta fuit …” (Rel. Lim., 1678). “Crucoli … in medio ipsius existit castrum fortissimum …” (Rel. Lim., 1688).

Un inventario parziale del castello
Inventario di alcuni beni appartenenti a Bruno Amalfitano, “nipote ex frate” del marchese di Crucoli Nicola Amalfitano, che erano custoditi nel castello. Bruno Amalfitano era morto nel settembre 1762 nelle camere del castello baronale, dove era solito abitare. L’inventario fu fatto il 18 ottobre 1762 su richiesta del marchese di Crucoli Nicola Amalfitano.
“Nel guardarobba , così chiamato uno de’ bassi di d.o castello, dove si attrovano alcuni beni mobili di d.o q.m D. Bruno nella porta della quale vi stavano due chiavi, una in potere di Fran.co Ratta Bargello di d.o Illustre Marchese e l’altra in potere di Dom.co Vitetta cameriero elegatario di d.o q.m D. Bruno colli quali aperta la porta sud.a abbiamo ritrovato, ed annotato li seg.ti beni.
Un coverchio di forno di rame. Due cassarole di rame. Una tajella grande di rame. Un coverchio mezzano di rame. Una cannaruta di rame. Un colaturo di brodo di rame. Una barchiglia piccola di rame. Un ponzonetto col suo coverchio. Una ciccolatera grande. Duo bacile di rame. Sorbettiera piccola. Due trepiedi, delli quali uno senza piede di ferro. Una coltella a due mani. Una sella di scarlato gallonata di oro con fondi di pistole tutta guarnita usata. Un’altra sella di panno torchino con fondi di pistole tutta guarnita, a riserba di una staffa e pettorale ad una staffa l’una. Due lambicchi di rame uno mezzano e l’altro piccolo usati. Dur matarazzi pieni di lana. Uno coscino. Due coverte imbottite usate. Due paja di fondi di pistole usate. Una livrea ricca consistenti in giamberga e giamberghino usate. Un sopratodo di panno pignolo vecchio. Uno spolviero a due menzine con lenza rossa all’antica usato. Una giamberga, e giamberghino di bujetta nera usata. Un giamberghino vecchio usato. Quattro portieri, cioè tre gialli di porta nova, ed unaltro torchino usato. Una giamberga di livrea ordinaria col suo giamberghino di scarlato ordinari usati. Tre covertine verdi di cavalli, due coll’impresa, ed una ordinaria usata. Un cielo di cortina di portanuova gialla con una ferza usata. Due ferze di cortina di genostra usate. Una coverta di lana usata. Un baliciotto di vacchetta di fiandra sovigno. Una seggia di cojo di appoggio. Due stipini vacui. Una cantinetta d’otto luoghi senza fiaschi.
(f.13) Un buffettino alla cinese ovaso. Una cassa con di dentro: Un padiglione di tela stampata di tre pezzi. Una fodera di coverta di tela stampata verde con tre ferze della med.a tela nuovi. Due portieri vecchi. Un tornialetto consistente in tre pezzi della med.a tela nuove. Due portieri vecchi di damasco blò. Un’altra cassa vacua. Due bagugli vacui e vecchi. Una cantinetta a dodeci luoghi vacui. Un’altra cassa di pioppo con di dentro le sott.e robbe: Una cortina di porta nuova verde consistenti in dodeci pezzi incluso il cielo, ed una coverta di tela di persia verde vecchia. Una cortina bianca, consist.e in nove pezzi incluso il cielo usata. Uno saccone di tela. Sette sedie di paglia di color verde, una delle q.li rotta. Un piede di bragiera. Una boffetta di noce. Un sportone con robbe vecchie di gesso. Un’altra cassa con di dentro cinque visartatuje di creta ed un coscino di pelle con poco zuccaro.Una cassa di moniz.ne vacua a quattordeci luoghi. Uno baguglio vechio dentro del q.le vi sono le seg.ti robbe: Un padiglione di letto di campagna di tela di persia a due pezzi col suo capuccetto a capezzale usati. Sedici campanelli a gella. Un collaro di ottone per cane con campanelli. Un’altra cassa con di dentro una coperta bianca usata, ed una libra di salza. Un’altra cassa con di dentro amendole. Tre sgabelli di ferro per uso di letto quattro bastoni di ferro inverniciati. Dodeci ferzi di cortina ed una capizuta. Un cassone vacuo. Una cassetta di pelle vacua. Un baguglio con di dentro: Una coverta di tela tinta usata. Un’altra cassa con due chiave vacua. Uno scarabatto senza vetri. Un altro baguglio vacuo e vecchio.” (Reg. Ud. Prov., 1762, ASCS).

Il Castello e la Torretta in un catasto della fine del Settecento
“Possiede adunque l’Ill.re marchese di detta terra magnifico, ed inespugnabile castello, posto in mezzo all’abitato, che certamente ha dovuto essere di regia erezione, e per tale nelle antiche croniche viene portato.
In questo castello si sale per una nobil’insilciata, e lunga, che fa un falso piano, per cui anco vi si può salire in carozza.
Infine della grada vi è un’atrio scoverto, e questa fabbrica è separata dal castello, col quale comunica per mezzo d’un ponte di legname. Tal castello è fortificato da sei bastioni, o turrioni, che guardano in differenti punti dell’orizzonte, il quale talmente si estende per tutti i lati, che la sola prospettiva è teatrale, così verso i monti, che verso la marina, per le amene colline, e pianure che si veggono in modo da render felice ognun , che vi guarda.
In mezzo di tal castello v’è una specie di rocca, o sia fortezza, e le muraglie tutto che antichissime, ed abbandonate pure si mantengono per più secoli.
Per comodo di questa gran foretezza vi sono tre cisterne, cantine, guardarobe, quartini abitabili al piano del gran cortile, e quarti nobili superiori, talche in caso di necessità possonci acquarterare fino a mille persone”.
“Possiede taverna nel casino della torretta, quale anch’è burgensatica, quantunque fraudolentemente si porta per feudale per non pagarsine i fiscali. Rende annualmente ducati settanta sette ed carlini sei.
Giardino degli agrumi nel medesimo casino della torretta, si porta anche per feudale, senza che fosse tale per le ragioni di sopra allegate. Rende annui ducati cento e quindici.
Magrocampo anco se porta per feudale ed è un giardinetto d’agrumi, lontano dal gran giardino murato, che si è detto.
Questo giardinetto, sendo in un sito troppo ameno, ed impiantato d’alberi di vari generi, e senz’aver acqua dentro, s’inaffia sempre che si vuole colle copiose acque, che si è detto, essere nella difesa di Ianniguercio. Serviva per uso proprio de’ Baroni, e per divertirvisi, perche il ljuogo è troppo lieto, ed è a canto della bufolaria. Si loca per annui ducati dodici.
In detto giardinetto, ed il già descritto giardino murato, vi è il nobile casino della torretta, nobile per amenità, e per vaghezza d’aver il mare in distanza d’un mezo tiro di scopetta, sottoposto, e da dentro il letto può vedersi la pescaggione de pesci.
Nobile ed ameno detto casino per il felice sito, sicchè quasi mai vi è inverno, e dopo aver piovuto per la qualità del suolo, che tutto insuppa, mai vi son fanghi, né venti boreali vi producono alcuna rigidezza. Dalle finestre del medesimo si vede il continuo passaggio di viaggiatori.
Si vuole che la torre, ch’è in mezzo a questo gran casino stata fosse di Regia pertinenza perché così dimostrano gli antichi monumenti.
Nella parte orientale di tal nobile casino vi fu piantato un mercato di fabbrica tutto circondato di muraglie, e chiuso, e da dentro il mercato tutti potevano udirsi la messa, senza incomodar chichesia per esser piantata la cappella nella parte meridionale di detto mercato per mezzo d’archi.
In questo mercato, che faceasio la prima Domenica di maggio, avevan il piacere i Baroni colle loro famiglie di veder tutto da dentro le di loro stanze, divertirsi senza incomodarsi.
Fra le altre vaghezze di detto casino ve ne son tre: uscita in piano, ed uscita in ogni tempo; poco lontano v’è un gran cepione di fabbrica, in cui si dilettavan i Baroni portar i cefali, i capitoni, ed altri pesci, acciocche in caso di mar tempestoso avessero potuto farvi pescare, e superar le difficoltà della natura” (Catasto onciario Crucoli an. 1784, f. 296 – 297).

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