Il convento dei frati minori osservanti di Isola intitolato a Santo Nicola

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Isola Capo Rizzuto (KR), in evidenza il monastero di Santo Nicola.

“Subba Santu Nicola mina ventu/ la naca d’oro e le corde d’argentu/ mina lu ventu e li fa spampinari/ d’oru e d’argentu la fa straluciri”.

Il convento di Santo Nicola era situato su un pianoro collinare in luogo ameno e ventilato. Esso era dominante sulla città di Isola, dalla quale non era molto distante.

 

Il giardino di Santo Nicola

In un ”Inventario” di documenti riguardanti la mensa vescovile di Isola vi sono tre atti riguardanti il giardino di Santo Nicola. Dalla loro concisa descrizione sappiamo che il giardino entrò in pieno possesso del vescovo di Isola Annibale Caracciolo nel 1584, dopo una vertenza con il barone di Isola Antonio Ricca. L’anno dopo il vescovo ampliò il possesso del giardino per la donazione fattagli da Donna Camilla Pagliaro. Nessun documento fa riferimento alla donazione fatta dal vescovo al monastero di Santo Nicola.[i] Sempre il vescovo di Isola possedeva il vicino comprensorio di terre dette il corso di Santa Barbara, dove era situata la chiesa omonima.[ii]

 

La chiesa di Santo Nicola de Cruno

L’esistenza di un luogo di culto dedicato a Santo Nicola de Cruno vicino alla chiesa di Santa Barbara è documentata fin dal periodo normanno. Il re Ruggero II nel 1145 confermò ed ampliò a Luca, vescovo di Isola, i privilegi già concessi dal duca Ruggero. In questa occasione furono enumerate le proprietà della chiesa e descritti i loro confini. Da questo documento, tramandatoci in copia, troviamo richiamate alcune chiese dedicate a Santo Nicola, che erano sotto giurisdizione vescovile: San Nicola di Salica, San Nicola di Vermica, San Nicola de Cruno e San Nicola di Massanova.

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Isola Capo Rizzuto (KR), processione della Madonna Greca.

Per quanto riguarda l’oggetto di questo studio, particolarmente importante è la posizione della chiesa di Santo Nicola di Cruno. Questa e la vicina chiesa di Santa Barbara costituiscono i punti di confine settentrionali della proprietà vescovile, che si estendeva sulla pianura, che dalla cattedrale arrivava alla collina, dove sono situate le due chiese (“… deinde ascendit ad fondamenta Sanctae Barbarae et post haec venit ad Santum Nicolaum de Cruno ubi est pars septemtrionalis, ad huc deinde venit, via et ferit in catusis, quae sunt versus partem occidentis, et deinde descendit via, quae vadit ad vadum cupi …”).[iii]

 

Origine del convento

Secondo il Fiore il convento dei frati minori osservanti di Isola intitolato a Santo Nicolò fu fondato con Bolla di papa Sisto IV nell’anno 1478.[iv]

Di questo convento non abbiamo ulteriori notizie, anche se a ricordo rimase la chiesa di San Nicola. È certo che un nuovo convento di frati minori osservanti, dedicato sempre al santo, fu “fundatum… constructum et fabricatum” nella città di Isola nella seconda metà del Cinquecento.

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Arme del vescovo Annibale Caracciolo (1562-1605).

Nella “Relatio status ecclesiae Insulan.” dell’anno 1600 si legge che il monastero fu fondato “pro sua divotione, et pro augendo divino cultu”, dal vescovo Annibale Caracciolo nel 1588. L’edificio, costruito e dotato a spese del vescovo nella chiesa di Santo Nicola, alla fine del Cinquecento non era ancora stato completato, esso era situato lontano dalla cattedrale e dal borgo.

“Adest monasterium sub titulo Sancti Nicolai ab ipso moderno Ep.o duodecim iam anni pro sua devotione et pro augendo divino cultu fundatum et propriis impensis constructum et fabricatum, quod dedit fratribus minoribus reformatis S. Francisci de Assisio et licet non sit perfectum adsunt necessaria pro complenda fabrica”.[v]

In una relazione del Seicento si legge che “Il convento … fu principiato per palaggio di Monsignor Annibale Caracciolo Vescovo di detta città, qual poi fu dato per Convento alli PP. Reformati, e poi alli frati dell’Osservanza da 60 anni in circa perché non se trova scrittura nessuna della sua fundatione”.[vi] Si deduce che il vescovo aveva costruito un suo palazzo accanto alla chiesa ed al giardino di Santo Nicola, ritenendo il luogo più salubre della città e lontano dalla marina, infestata dai Turcheschi. In seguito aveva donato il tutto ai frati.

Anche se ancora in costruzione il monastero è già attivo alla fine del Cinquecento. Nella visita effettuata nel 1594 alla diocesi di Isola dal decano catanzarese Nicola Tirolo, troviamo che il “Rev. dus Donnus Nicolaus de Leone Decanus Cathedalis” è addetto alla amministrazione economica del monastero, egli infatti ha l’incarico di “Proc.r Monasterii S.ti Nicolai”.[vii]

 

Il Seicento. Crisi economica. Terremoti. Liti.

Il monastero dei frati minori osservanti, era stato costruito nella chiesa di San Nicola vescovo, che era anche il patrono della città. Il luogo religioso nei primi decenni del Seicento era abitato da otto frati ed era particolarmente amato dai cittadini, i quali lo arricchirono con elemosine “per tante messe”[viii] e beni.[ix]

Unico convento esistente nella diocesi di Isola, sarà abitato di continuo da sei o sette frati, tra i quali vi erano quattro sacerdoti, che quotidianamente celebravano nella loro chiesa.[x]

Al tempo del vescovo Francesco Biblia (1631-1633) in un “Apprezzo” del feudo di Isola così è descritto il convento: “… In oltre fora detta Città per distanza d’un miglio è un convento de frati Zoccolanti, reformati di Santa Vita osservantissimi della Regola, la loro Chiesa è bella, e con comoda habitatione e con giardino. Il Convento ha un cenzo, e per la Confessione l’aria istessa di detto convento reposto migliore di quella della Città, per star in alto e sollevata, et posta a venti, e si chiama l’ecclesia preditta di S. Nicolò …”.[xi]

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Isola Capo Rizzuto (KR), in evidenza il monastero di Santo Nicola.

Dopo una prima fase positiva, sia economica che religiosa, seguì nella seconda metà del Seicento un periodo di decadenza. Situato lontano “à Civitate et à suburbio”, il convento è abitato da pochissimi frati, i quali non osservano la regola.[xii]

“Per medium milleare à moenibus distans conspicitur in clivo Monasterium unicum fratrum Minor. S.ti Francisci de observantia sub invocatione S.ti Nicolai, in quo solent commorari quatuor vel quinq. fratres”.[xiii]

Come anche altri conventi dello stesso ordine, situati vicini (Crotone, Policastro, Casabona e Cariati), dovette subire danni dai terremoti, specie quello del 1638. Allora fu inviato il frate Antonio da Scigliano a visitare i luoghi religiosi della zona. Egli aveva ampia facoltà di vendere ed alienare tutti i pochissimi beni del convento (terreni, case e rendite da legati) e di utilizzare il denaro per la sacrestia e l’edificio conventuale.[xiv]

In seguito seguì la sorte dei vicini monaster i dell’Osservanza. “Per li lochi, et Monasteri della provin.a s’intendono dell’altri scandali et mali governi per li q.li si perde, anzi è persa la devot.ne, et li populi manchano dalla solita charità. In tanto che per essere la Regola rilassata tanto, che tutta quasi la provin.a si desidera il castigo per le cose passate alli delinq.ti et la Riforma per le cose future, la q.le Riforma si deve per serv.o di N.S. Iddio”.[xv] La crisi economica ed il pericolo turco colpiscono duramente le campagne, dove sono situate le chiese fuori le mura: “Adsunt circa dictam Civitatem multae ecclesiae quasi dirutae, et sic discopertae, nempè ecclesia S.ti Basilii, Sancti Francisci, Sancti Antonii, Sanctae Barbarae, et nonnullae aliae …”.[xvi]

 

Economia del Convento

I frati avevano poche terre composte da un vignale e da un orto. All’interno del convento vi era poi una cappella dedicata a Sant’Antonio da Padova, la quale possedeva alcune capre, che dava in fitto. Il pagamento era fissato al tempo della fiera di Mulerà ed era parte in ducati e parte in “ciarvelli”.[xvii] Il convento inoltre affittava parte del giardino e delle terre con pagamento in denaro.[xviii]

La situazione sia economica che religiosa non mutò come evidenziano le relazioni dei vescovi di Isola della fine del Seicento e dei primi decenni del Settecento: “… habet sub titulo S. Nicolai, ubi degunt fratres Minores S. Francisci de Observantia nuncupati; sed qua Regulae observantia, qua populi aedificatione, Deus novit”.[xix]

 

Una lunga lite con il vescovo di Isola

Spesso i frati danno scandalo ed entrano in lite con il vescovo di Isola. I frati furono occasione di una aspra lite, che oppose l’arcivescovo di Santa Severina Carlo Berlingieri (1679-1719) ed il vescovo di Isola Francesco Marino (1692-1716). Il vescovo accusava i frati di aver occupato alcuni beni della sua mensa e di ostacolare la sua giurisdizione sul convento.

In una supplica inviata alla Congregazione dei Vescovi, il vescovo di Isola fa presente che “volendo fare la Visita Apostolica del Convento de’ Padri di minore osservanza della med.a Città dell’Isola, non essendovi de’ Padri il numero sufficiente, secondo il Decreto della sa: mem: d’Innocenzo Decimo; li si oppose Vincenzo Infusino Arcidiacono di Santa Severina, come preteso conservatore di detti Padri con Lettere Monitoriali, Citationi, e pene comminate per impedirgli la Visita; onde l’Or.e dichiarò Juris ordine servato, scommunicato d.o Arcidiacono, in vigore della Bolla in Coena D.ni contrà usurpantes ecclesiasticam jurisditionem; e perche Mons.re Arciv.o di S.ta Severina Metropolitano ha fatto levar via li Cedoloni, ed ha fatto, e fà celebrare la Messa allo scomunicato, anche con scandalo di quei Popoli; il med.o Or.e humil.te supplica le EE.VV. degnarsi ordinare, che d.o Arcidiacono sia trattato da scommunicato per non essere stato Legitimam.te assoluto …”.[xx]

La lite si trascinò per diversi anni. L’arcivescovo fu accusato di proteggere il guardiano ed il procuratore del convento, di ostacolare l’azione dei funzionari del vescovo e di non permettere a quest’ultimo di rientrare in possesso dei beni e dei diritti usurpati.[xxi]

Trono ligneo vescovo Marino (part)

Arme del vescovo Francesco Marino (1682 -1716).

La soppressione

“Ex Regularibus nullus extra claustra degit, nec in mea Diocesi esercitia suis superioribus reperiunt. Aliqui ex praedictis Minoribus observantibus scandala commiserunt, qui tamen juxta praedicti Conc. Trid. Dispositionem, me instante eor. Superioribus remissi fuerunt, nec in p.nti occurit cum eisdem offendiculum circa exercitium jurisd.nis Delegatae”.[xxii]

Privati di esercitare la cura delle anime,[xxiii] essi sono sotto la vigilanza e la giurisdizione vescovile.

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Il convento ed il territorio di Isola nella ”Carta” di A. Rizzi Zannoni (1808).

Il terremoto del 1783 non fece gravi danni alla città di Isola , il cui abitato fu “sano, e salvo” e “non patì alcun danno nelle fabbriche”. Da quanto scrive il Vivenzio i frati presenti allora nel convento erano otto.[xxiv]

Così è descritto il convento dal vescovo di Isola poco prima della sua soppressione: “Unicus adest conventus in hac Civitate Fratrum strictioris observantiae Sancti Francisci, qui nullam exercent animarum curam, qui extra claustra non admiserunt, nec cum iisdem aliquod habeo offendiculum in exercitio meae iurisdictionis”.[xxv]

 

Il convento e la cassa sacra

Dopo il terremoto del 1783 il convento fu soppresso ed i suoi beni l’anno dopo furono amministrati dalla Cassa Sacra.

Dalla relazione del vescovo di Isola del nove giugno 1785 sappiamo che il convento aveva cessato definitivamente di esistere; i frati avevano scelto di abbandonare l’ordine, il convento e la chiesa erano stati chiusi e lasciati in abbandono, i beni sacri dispersi nelle varie chiese e l’orto ed il vignale dati in fitto. “Unum aderat hic coenobium Fratrum Minorum de Observantia non spernenda structura compositum, cui hortum adiacebat, et hoc quoq. confiscatum fuit cum omnibus mobilibus, quae ibi reperiebantur, fratres inhabitantes expulsi, qui tamen elegerunt statum ecclesiasticorum secularium; calices, pixis, ostensorium bene elaboratum, crux argentea, et omnia sacra utensilia. Coenobium et ecclesia clausa sunt, deserviunt pro habitando munium, avium nocturnarum, atque repotilium, et in dies deperiunt. Una cum picturis sacrarum imaginum recentibus quidem sub egregie depictis. Nullum ex iis lucrum consequitur discus praeter annua ducator. Sexdecim monetae huius Regni, quae horto locatione percipiuntur, quae certo in posterum minuent”.[xxvi]

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Il “casino” di San Nicola (foto di G. Valente).

In amministrazione della Cassa Sacra

Il 30 giugno 1790 il convento fu consegnato al regio amministratore Gian Tommaso Bisciglia. Risale a quella data la descrizione delle fabbriche e dei beni del convento.

“Convento de PP. Riformati della Città dell’Isola

Nella entrata manca mezza porta.

Nella prima stanza a mano sinistro nel corritojo in piano terre vi manca la porta.

Nella seconda stanza di detto corritojo vi manca la serratura.

Nella terza stanza dello stesso corritojo vi manca la serratura e la porta è vecchia, ed ha bisogno d’accomodo.

Nella quarta stanza vicina all’anzidetta, vi manca la serratura e la porta è logora, ed ha bisogno d’accomodo. Esiste nella medesima un botticino della capienza di circa di circa quattro barrili, e sedeci doghe di botti.

Segue il secondo corritojo, che introduce alla cucina, il quale è inparte scoverto, mancando il pavimento, e le tavole, e tre travi.

Nell’entrata che conduce a detta cucina, e all’appartamento supriore non vi è porta, a mano sinistra vi esiste una stalla, colla porta senza mascatura.

A mano destra vi è la stanza ove si faceva fuoco, e vi manca la porta, siegue quindi un’altra stanza per uso di cuccina, in cui vi esistono due porte, ed una finestra senza le mascature; Dalla cucina si passa ad un’altra stanza in cui vi sono due porte una verso la Città, e l’altra che corrisponde al corritojo, mancando in quest’ultima la serratura; A detta stanza siegue l’altra che servi per refettorio, in cui vi esistono i sedili di fabbrica, e sei banconi di pietre sostenute da quattordici pilastri di pietre, mancano due parte di finestre, e nella porta dell’entratura vi esiste la mascatura senza chiave.

Nel corritojo a prospettiva al primo vi esistono quattro stanze, nella prima delle quali attualmente attrovasi uno stipo di legno, ed un barile vecchio, vi sono due porte una che comunica col refettorio, e l’altra con una stanza successiva, e le porte istesse sono vecchie, e senza fermature. Nella seconda stanza vi è una botte della capienza di circa dodeci barrili, e vi manca la porta.

Nell’appartamento supperiore vi sono tre corritoj coverti a lamie e due a tetto. Nel primo corritojo a prospettiva alla gradiata vi sono sei stanze abitabili, colle rispettive porte, e finestre, senza le mascature.

Nel secondo corritojo a mano sinistro vi sono cinque stanze anche abitabili colle rispettive porte, e finestre, e in due di esse porte vi sono le mascature.

Il terzo corritojo a lamia è in parte diruto, e minaccia rovina. Vi sono due stanze abitabili colle di loro finestre, e porte chiuse con chiave, e tre altre stanze che minacciano rovina, in una delle quali vi esiste la porta senza serratura, in un’altra vi è la porta cadente, e vecchia, e nell’altra vi manca intieramente la porta.

I due corritoj coverti a tetto sono in parte scoverti, e minacciano rovina.

La chiesa è nello stato in cui era in tempo della suppressione, e solo tre lapidi delle sepolture sono rotte.

Nell’orchesta vi esiste un piccolo organo”.[xxvii]

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Epigrafe nel Casino San Nicola (foto G. Valente).

Beni stabili

“Stato attuale delle rendite, e de’ Pesi del Convento de’ Minori osservanti della Città dell’Isola . Stato delle Rendite. 1 Beni Stabili. Il Convento degli Osservanti sotto il titolo di S. Nicola della Città dell’Isola non possiede altro, che un Orto, ed un vignale uniti insieme, che servivano per uso de’ frati, ed una casetta, che è per comodo del Giardiniere, quali tutti sono apprezzati in proprietà Duc. 465. 23.11 che danno l’annua rendita di duc. 16.60 giusta l’ultimo affitto (Non ha pesi di sorte alcuna e perciò tutta la rendita avanza a beneficio del Sacro Patrimonio)”.

 

Rendite in danaro

“Per affitto di fondi: Orto e vignale, uniti insieme, in contrada “l’Osservanza”, poco discosto dalla Città, della estensione di tom. 2 ½ di terra atta alla semina: vi esistono 5 olivi di stato e 39 di aumento, 42 fichi, 2 aranci amari, 1 gelso bianco, 1 percoco, 6 granati, 1 palma; confina col corso di S. Barbara della Mensa Vescovile, è circondato di mura in fabrica con una casetta scoverta; si trova affittato al can.co Castelliti mercè obligo stipulato dal not. Alessio Preite per estaglio di duc. 19.

Per censi enfiteutici: censo sul vignale attaccato all’orto sopra descritto, da pagare in agosto da parte di Gius. Aspro duc.1. 25.

Per Legato: da parte di don Silvestro Spatafora duc. 40.”

Note a margine: Con atto del 1791 l’orto fu affidato a d. Giuseppe Soda, nel 1793 l’ebbe in fitto il mag.co Giuseppe Cavallo.[xxviii]

 

L’orto ed il vignale

In seguito il convento fu annoverato come un semplice luogo pio. Così i “Padri Osservanti” compaiono nell’elenco delle cappelle e luoghi pii esistenti nella città di Isola, redatto nell’agosto del 1825.[xxix]

Pochi anni come luogo pio il convento può contare sulle rendite del vignale e dell’orto affittati all’arciprete Oliverio e su due censi.[xxx]

Alla metà dell’Ottocento la chiesa risulta “diruta” ed è usata come luogo di sepoltura.[xxxi]

 

I Berlingieri

Dopo l’Unità il convento divenne proprietà della famiglia Berlingeri “i quali, appunto nel Convento, opportunamente adattato stabilirono la loro residenza almeno per i periodi di più intensa attività agricola, quali quelli della semina, che proseguiva con l’altro, invero più lungo, della raccolta e della lavorazione delle ulive. Il Convento, allora, venne come isolato in un parco, detto comunemente il boschetto, dotato di cavallerizza, steccati, siepe, pianaforte per l’ippica, fontane, viali e belvederi, sull’esempio di Versailles, nel quale pascolavano intoccabili daini che attraverso un sottopassaggio avevano libero pascolo in un oliveto recintato da mura ben alte”.[xxxii]

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Il casino dei Berlingieri.

Note

[i] Instrum.tum capturae possessionis viridarii S.ti Nicolai in favore E.pi Insulani in anno 1584. Assenso Reggio per lo giardino di S. Nicola in favore del vescovo dell’Isola con l’essecutorii del Reggio Conseglio contro il mag.co D. Antonio Ricca per l’immissione del possesso dell’istesso giardino nell’anno 1584. Istrum.to di donatione per il Giardino di Santo Nicolò di Donna Camilla Pagliaro a favore del vescovo dell’Isola et sua Chiesa nell’anno 1585. Inventario e note delle scritture pertinentino al Sacro Episcopato dell’Isola …. Inventario delle scritture fatta dal tesoriere Santo Milioni il 5 marzo 1648.

[ii] Dalla visita del decano Nicola Tiriolo sappiamo che la chiesa di Santa Barbara era situata nel distretto della città di Isola ed era di grande devozione del suo popolo. Allora fu trovata bruciata in parte della copertura e piena di tegole e di calcinacci caduti per l’incendio. La chiesa aveva un quadro nuovo “in tabula” con l’immagine della santa, che era stato portato da Napoli dal vescovo Annibale Caracciolo (1562-1605). Il quadro per maggiore sicurezza era conservato nella cattedrale. AVC, Visita del decano Nicola Tirolo, 1594, f. 44.

[iii] AVC, Privilegio dello Sacro Episcopato della Città di Isola, In Processo Grosso, ff. 212v-213.

[iv] Fiore G, Della Calabria Illustrata, II, 400.

[v] S.C.C. Relazioni di Visita ad Limina Insulanen., 1600, ff. 343-346. “…ubi est Coenobium Tertiariorum S. Francisci ab Episcopo Caracciolo conditum”, Ughelli F., IX, 505.

[vi] Carnì M., Il “sindaco apostolico” chierico in ambito francescano osservante tra autorità religiosa e governo episcopale, in Angelicum, Vol. 85, p. 1204.

[vii] AVC, Visita del decano cit, f. 60.

[viii] “Adest in Civitate monasterium Sancti Nicolai patroni eiusdem Civitatis in quo manent octo patres ordinis Sancti Fran.ci de observantia, magna relligione et devotione viventes de elemosynis Civium”, S.C.C. , Relazioni di Visita ad Limina, Insulanen., 1606, f. 200; L’arciprete delle Castella Gio. Domenico Crocco il 20 giugno 1697 lascia per testamento ducati dieci “alli PP. di S. Nicolò dell’Isola per tante messe”. AVC,114.

[ix] La confraternita del SS. Sacramento di Isola nel 1594 “tiene in comune et indiviso con il R.o Monasterio de S.to Nicola de detta Città comune herede del q. Camillo Ganguzza alias Cutulo, due tumulate de terra, similmente in comune et indiviso con le terre del m.o Gio, Dom.co Ganguzza de Cutro e fratelli posti nel territorio de d.ta T.ra de Cutro nello Curso del S.r Duca di Nocera in loco ditto Manche de Mustica”. AVC, Visita Nicolai Tiriolo, 1594, f. 29v.

[x] S.C.C., Relazioni di Visite ad Limina, Insulanen., 1625, 401, f. 103.

[xi] Carnì M., Isola di Capo Rizzuto in età moderna. Nuove prospettive da un “apprezzo” inedito del 1633, in Quaderni Siberinensi, 2009, p. 53.

[xii] S.C.C., Relazioni di Visite ad Limina, Insulanen, 1635, 401, f. 259.

[xiii] S.C.C. Relazioni cit.,Insulanen., 1667.

[xiv] ASCz, not. G. A. Protentino, B. 119, fs. 1646, ff. 112-113.

[xv] AASS, 010A, Instruttioni …, ff. 7-9.

[xvi] S.C.C. Relazioni cit., Insulanen., 1648.

[xvii] ASCz, Not. G. S. Bonello, 15.9.1669, f. 43r.

[xviii] ASCz, Not. G. S. Bonello, 26.9.1669, f. 47r.

[xix] S.C.C., Relazioni cit., Insulanen., 1692.

[xx] AASS., fondo arcivescovile, vol. 57, ff. nn.

[xxi] “Mons.r Marini Vescovo dell’Isola havendo per sospetto Mons.r Berlingeri Arcivescovo di S. Severina suo Metropolitano nella Causa delle Censure contro il P. Guardiano Papanici per l’usurpatione di alcuni Beni della sua Mensa, e nell’altra pure delle Censure contro il S.r Arcidiacono Infusino per l’usurpatione della giurisd.e, adduce in specie cinque cause. La p.ma per haver d.o mons.re Arciv.o assoluto detti Guardiano, ed Archidiacono dalle censure sod.e riservate alla Santa Sede, e per essersi volsuto astenere coll’appellationi interposte citra consensum, ed allegationi di sospetto, con cause expresse, che si danno in publica forma. 2.a per haver fatto levare li cavalli al Pro.re del Promotor fiscale del Vescovo dell’Isola, che col Notaro andiede ad interporre L’appellat.e, ed allegar sospetto il Metropolitano, che parim.te si giustifica anco con la Confess.e dell’istesso Metropolitano nella sua l.ra responsiva alla Sac.a Cong.ne de Vescovi. La 3.a per haver anni sono sottoposta all’interdetto eccl.co La Chiesa de P.P. Riformati della terra di Cutro sua Diocesi, mandato tutti di quel clero à levare il S.mo, e detto nel Cedolone per haver quei Padri alzato Baldacchino a Mon.s Vesc.o dell’Isola, quando non poteva, né doveva ciò fare, e questo convitato da med.i P.P. per la festa di S. Antonio di Padoa, vi era stato sotto il Baldacchino alzatogli, con la sedia al suolo senza alcun gradino perilche nella sagra Cong.e de Vescovi, alla quale ne fecero ricorso li P.ri, mon.r Arciv.o ne fu ripreso, e tacciato, dandosi à conoscere di haver astio con mons.re Vesc.o dell’Isola come apparisce in Segretaria. La 4.a per haver sin dall’anno 1607 nella causa contro il Guardiano, e PP. Min.i Osservanti dell’Isola di quel tempo per l’occupatione d’altri Beni della med.a Mensa Ep.ale voluto, non ostante la sospett.e allegata procedere con sententiare contro la mensa, e di più con far passare in giudicato sotto banca la sentenza senza farla ratificare al Promotore, ò Pro.re dell’istessa Mensa Ep.ale in tanto grave pregiuditio, a discapito della medema, che perciò con tal’esempio ha giusto motivo di sospettione nelle sod.e altre due cause, che ha contro il med.o convento e contro il S.r Arcidiacono Infusino. La 5.a poi è per essere d.o mons.re Arciv.o interessato nelle differenze, e cause contro la Città di Cotrone sua Patria e Cotronesi tutti, che ha havute, et ha mons. Vesc.o dell’Isola per la tenuta, e macchia di Salica spettante alla sua Mensa ep.ale, sopra la quale li Sig.ri Cotronesi pretendono havere il jus pascendi, et lignandi senza pagare La Gabella alla Mensa, per cui ne sono nati alcuni disordini, vi fu constretto à pagarla anche col danno dato il fratello dell’istesso mons.re Arciv.o, e pende hora la lite avanti l’A.C. per gl’atti del mazzeschi sopra l’articolo principale, in che non volse conoscerla la Sag. Cong.ne dell’Immunità dell’anno 1694. Per la cognit.e delle cause di sospettione si nominorno da mons.r vesc.o dell’Isola per Arbitri, mons.r Chrispini vesc.o di Squillace, e mons.r Gori vesc.o di Catanzaro nell’allegationi fatte fare avanti mons.r Arciv.o che perciò molto più haverebbe questo da dar mano, che si conoscessero le cause dalla Sagra Cong.e, che è il lor proprio canale, senza permettere la sudelegat.e di altro non sospetto alle Parti, mentre ciò risultarebbe in pregiuditio della sua giurisd.e metropolita, che servirebbe per esempio à gl’altri suffraganei.”

[xxii] S.C.C., Relazioni cit., Insulanen., 1768. (Angelo Monticelli 1766-1798).

[xxiii] “.. quibus nulla animarum cura demandata est, nec cum ipsis aliquod nunc occurrit offendiculum”, S.C.C. , Relazioni cit. Insulanen., 1768.

[xxiv] Vivenzio G., Istoria de’ tremoti, Vol. I, p. 255, II, p. XCVI.

[xxv] S.C.C. Relazioni cit., Insulanen., 1781.

[xxvi] S.C.C. Relazioni cit., Insulanen., 1785.

[xxvii] “Il convento aveva in un’ala la Chiesa con tre cappelle dedicate a S. Antonio, S. Nicola e l’Addolorata. Soppresso nel 1784 per devolverne i beni alla Cassa Sacra istituita per soccorrere i danneggiati del terremoto dell’anno prima, molti degli oggetti sacri furono trasferiti nella Chiesa di Santa Domenica, ov’era possibile vedervi il quadro e l’altare di Sant’Antonio”, Valente G., Isola di Capo Rizzuto, Ed. Frama Sud, pp. 94-95. Stato attuale delle fabbriche de monasteri, conventi … che si consegnano al Reg.o Amministratore D. Gian Tommaso Bisciglia li 30 Giug.o 1790, ASCz, Cassa Sacra, Lista di carico n. 19, 20, ff. 212v-213v.

[xxviii] AVC., Riassunto della Lista di carico della giunta di Casa Sacra, 1790.

[xxix] AVC, Le cappelle, Luoghi pii nella città di Isola sono li seguenti: Padri Osservanti .., Isola li 3 Ag. 1825.

[xxx] AVC. Introito de’ Luoghi Pii di q.a Collegiata d’Isola fatto dal Sig. can.co D. Gius.e Lattari nel maturo del 1832. Convento de Padri Osservanti: Per il vignale ed orto fittati al sig.r arciprete Oliverio 20:00, D. Ant.o Aspro censo 1:00, Er. di Silvestro Spatafora 08:32 (non paga per mancanza di titolo).

[xxxi] Il 22 gennaio 1843 il vicario foraneo di Isola fa presente al Vicario generale di Cotrone “che dopo il permesso di aprire la chiesa di Santa Caterina ad oggetto di dar sepoltura ai cadaveri che giornalmente si avevano per morbo corrente, i medici hanno osservato che per la situazione della detta chiesa entro l’abitato nonché per esser la stessa scoverta di tetto, il seppellimento da cadaveri sviluppa una continuata maldaria che degenera l’aria e rovina la salute degli abitanti che la circondano. Perciò chiede di utilizzare la diruta chiesa di S. Nicola come quella che è più lontana dall’abitato (AVC, 139).

[xxxii] “Verso il 1870 il Convento veniva adattato ad abitazione civile, ed un po’ alla volta la famiglia Berlingieri vi si trasferiva dal palazzo costruito in Isola”, Valente G., Isola cit., pp. 7-8; 94-95.

 

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