Il convento domenicano di Cutro tra il Cinquecento ed il Seicento

San Domenico

Storia della vita di San Domenico. Predella del polittico di San Domenico di Dirck Hendricks in San Domenico Maggiore a Napoli (da www.libertaciviliimmigrazione.interno.it).

Nell’anno 1543 la famiglia Ganguzza donò ai domenicani una continenza di terre di circa otto tomolate con l’obbligo di celebrare una messa la settimana. Su parte di queste terre fu edificato il convento di Santo Domenico in Cutro con l’orto e la vigna, mentre sul rimanente essendo terre corse per due anni furono date in fitto a semina e per due anni a pascolo (“perche d.e terre sono cursi e li cursi sono soliti seminarsi dui anni et altri dui anni restar vacui dalle d.e tumolate otto di terre si ne riceverebbero seminandovi un anno per l’altro tomola 4 di grano l’anno che à raggione di carlini sette il tumolo carettano carlini 24 l’anno”).
Il convento era situato in diocesi di Santa Severina. Esso era vicino all‘abitato di Cutro, al quale lo collegava una strada pubblica ed alla gabella detta “la Chianetta di Santa Maria” dell’abbazia di Sant’Angelo de Frigillo. Contribuì alla fondazione anche l’università di Cutro che elargì venti scudi ogni anno per sei anni per il “vitto e vestito” dei frati e poi ducati 45 all’anno sopra il dazio della carne. L’università inoltre si obbligò a consegnare ogni anno per elemosina un porco del valore di sei ducati al convento.

La fondazione
Anni dopo così è descritta la fondazione del convento: “Fu fundato l’anno 1543 intervenendo d’una parte il Convento della Religione cioè del M.I.R.P. Fra Tomaso Pandosino della Terra di Castel Franco all(or)a Vic(ari)o Gen(era)le della Prov(inci)a e del P.re Fra Dionisio Ganguzza dell’istessa Terra di Cutro e dall’altra parte deli deputati dall’istessa Universita fatto regimento che furono l’infrascritti: Il Magnifico Misser Sebastiano Cizza, Notar Colella Azarino, Misser Stefano d’Orlando, Notar Stefano Pappasodaro, Misser Cola Nardò e Sanzone Foresta eletti et deputati”. Fra le quali parti si convenne che l’Università dovesse scudi venti l’anno per sei anni per vitto e vestito di quelli pochi frati che v’erano essendo stato eretto sotto nome di Vicariato”. Secondo il Fiore (II, 393) il convento fu “aggregato da fra Dionigi del luogo a S. Giovanni Laterano ma poi restituito alla religione”. A ricordo di questa aggregazione il convento sarà soggetto alla basilica di San Giovanni in Laterano alla quale pagherà una libbra di cera bianca l’anno poi tramutata in un annuo censo di ducati otto al capitolo della basilica.
Ben presto il convento dei domenicani con chiesa intitolata a Santa Maria della Grazia ingrandì le sue proprietà fondiarie con le donazioni di alcuni nobili del luogo.
Già nel 1561 Gio. Tomaso Trorya per celebratione di due messe al giorno assegnava al convento trenta ducati annui impegnando i suoi beni. A questi egli aggiunse un annuo censo di ducati venti sopra la gabella di Cristaria situata nel territorio del castello di S. Mauro. Tale gabella dopo poco passò in proprietà al convento.
Sette anni dopo il nobile Carlo Caracciolo, con atto del notaio Giulio di Giuseppe delli Luzzi del 9 maggio 1568, donava altre dieci tomolate di terra confinanti con il convento. In parte esse furono trasformate in vigne ed in parte lasciate a semina. Queste terre dal convento si estendevano fino “al piano della conicella di S. Vittorio, che anticamente si diceva le tre aree”.
Sempre in quell’anno venne stipulato un accordo tra il superiore del convento e l’abbate commendatario dell’abazia cisterciense di Sant’Angelo de Frigillo Ottavio Belmusto. L’abbate concedeva ai frati un pezzo di terra ed i frati si obbligavano a celebrare delle messe nella chiesetta di Santa Maria de Vineis (delle Vigne), grangia dell’abbazia. La chiesetta campestre era situata “in confinio eiusdem Terrae et proprie in loco dicto le porte seu le rughe longhe”.

La chiesa di Santa Maria della Grazia
Durante questo periodo in cui i frati sono impegnati ad estendere la loro proprietà fondiaria, che concedono in fitto a semina ed a pascolo, procede anche la costruzione del convento e della chiesa.
Nell’ottobre del 1578 i frati concedono alcuni altari della chiesa di Santa Maria della Grazia a dei nobili di Cutro, che ne fanno richiesta per costruire la cappella di famiglia con sepolcro.
Il 15 ottobre 1578 nella chiesa di Santa Maria della Grazia in presenza del notaio di Santa Severina Marcello Santoro si riuniscono al suono del campanello i frati del convento domenicano di Cutro. Sono presenti il vicario frate Joseph de Caccurio, il frate Sebastiano di Francavilla, il frate Andrea di Santo Joanne ed il diacono Joanne de Cutro. Essi raggiungono un accordo con il nobile Prospero di Bona di Cutro. I frati concedono al De Bona l’altare dedicato a S. Hieronimo, situato nella parte destra della chiesa vicino agli altari del nobile Aurelio Galatio e del magnifico Gio. Berardino Ballatore, con la possibilità di costruirvi un sepolcro e di avervi il iuspatronato. Dall’altra il De Bona si impegna a farvi celebrare dai frati una messa settimanale per l’anima sua e dei suoi familiari ed ad ornare e fornire la cappella di ogni cosa necessaria. Perciò il De Bona dona ai frati una sua casa terrana situata in Cutro e confinante con le case di Julia dela Bianca e la casa di Joanne Matteo Gaytano vinella mediante. La donazione è fatta con l’impegno che qualora per i frati non sia conveniente avere lo stabile, il De Bona dovrà consegnare un pezzo di terra del valore di ducati 50 (VIII, 18v – 19).
Sempre nello stesso giorno e con le stesse modalità i frati concedono una cappella al magnifico Gio. Francesco Oliverio di Cutro. Si tratta della cappella di Santo Domenico, che confina con la cappella del SS.mo Rosario e l’altare del magnifico Salvatore Foresta. L’Oliverio si impegna a dotare la cappella con propri beni e a farvi celebrare dai frati una messa alla settimana. Perciò dona ai frati una sua casa situata sotto la sua casa vicino alla piazza pubblica. La casa confina con la casa che fu di Gio. Domenico Caitani e con le camere dello stesso Oliverio dette “lo palaciotto” (VIII, 20 – 21). Segue dopo pochi giorni, il 24 ottobre 1578, un accordo definitivo tra i frati ed Aurelio Galatio. Il Galatio ottiene l’altare di Santo Pietro Martire che è situato nell’ala destra della chiesa e confina con l’altare di Prospero de Bona ed un altare vacante. I frati per questa concessione ottengono una vigna in località “l’acquicella” (VIII , 21v – 23).
La concessione di cappelle continuerà.
Il diacono Agostino de Maida ottiene una cappella nella chiesa, confinante con le cappelle di Aurelio Foresta e di Gio. Francesco Oliverio, nella quale i frati dovranno celebrare due messe alla settimana come stabilito per lascito di ducati 50 dalla sorella Laudonia: cioè una per le anime dei suoi genitori, cioè Minico de Maida e donna Caracciola Dianno, e l’altra per l’anima del suo avo paterno Augustino de Maida. Il 4 luglio 1586 in presenza del frate Valerius de Altomonte vicario del monastero, che rappresenta anche gli altri frati del convento Sebastiano deli Cellara, Joseph de Altomonte e Vincentio de Rovito, il diacono si impegna a versare altri trenta ducati, portando ad ottanta ducati la dote della cappella, per la celebrazione di un’altra messa per l’anima del padre Minico ed in più promette “infra dui anni fare fare lo vestimento complito di tutto lo necessario et con tovaglia per lo paramento di detta cappella” (ANC. 12, 1586, 53-54).
Nel 1590 i fratelli Horatio e Gio. Tomaso Macri fondarono la cappella di S.a Caterina di Siena e per una messa la settimana i Macrì si obbligarono a versare al convento cinque ducati ogni anno.

Attività censuaria
Per il ripetirsi di cattive annate e quindi per avere rendite certe i domenicani dalla accumulazione dei terreni e delle case, che provenivano dai devoti per la celebrazione di messe, passarono a quella del capitale. Essi cedettero in enfiteusi le case ed i terreni che provenivano al convento, gravandoli di un censo annuo. La maggior parte di questi beni, dati quasi sempre senza il consenso dei superiori, non ritorneranno più in possesso del convento anche se “a tenore di tante bolle pontifice, ma anco delle leggi, che le robbe della chiesa non possano darsi in perpetuum, ma insino alla 3a generatione, quale compita immediatamente decade alla chiesa”. Anche il pagamento dei censi annui da parte degli enfiteuti con il passare del tempo ed a causa della crisi economica diverranno di difficile esazione.
Nel 1580 Aurelio Foresta per la celebrazione da parte dei frati di due messe alla settimana nella sua cappella assegnò al convento una rendita annua di dieci ducati. Poiché la rendita era incerta, i frati affrancarono il capitale, cioè i cento ducati, e lo hanno dato poi a censo a persone sicure “e si ne ricevono al presente docati diece di censo in beneficio del convento”.
Nel 1583 Colella Guercio assegnò al convento un’annuo censo che possedeva sopra le terre aratorie dette di Panarello con obligo di celebrare due messe la settimana nella sua cappella. Dopo la sua morte i suoi eredi comprarono le terre commesse al detto censo per il prezzo di ducati 150 e le diedero al convento con l’obligo delle due messe. In seguito i frati, senza il consenso dei superiori, divisero le terre aratorie e le diedero a censo enfiteutico a diverse persone, le quali vi piantarono delle vigne.
Nel 1600 Gloria Melione della città di Santa Severina lasciò al convento ducati 200 per celebrare tante messe quanto sarebbero state le rendite del denaro. Nell’anno seguente i frati, ricevuto il denaro, lo concessero a censo al tasso del dieci per cento al nobile Aurelio Foresta, “il quale gli assegnò al monastero che se l’havesse esatte sopra le entrate che ad esso Aurelio si doveano dall’università di Cutro sopra il dazio della carne et perche poi dette entrate in virtù della Pragmatica furono bassate a cinque per cento di modo tale che haverci altro assignamento ne altri crediti di detto Aurelio, non potè più esso monasterio sodisfarsi di detti ducati sedici”. Così dopo poco il frutto del capitale si era ridotto a carlini cinque e grana sette e mezzo e nel 1663 i frati protestavano, perché avanzavano dagli eredi del Foresta 160 ducati per undici annate maturate.
Sempre in questi anni di fine Cinquecento, nel 1596, i frati concessero ad annuo censo anche la continenza di circa 10 tomolate donate nel 1568 da Carlo Caracciolo, con la promessa di sei tomoli di grano all’anno da Gio. Vincenzo Pagano Ganguzza. Il Ganguzza, nonostante che le terre fossero state concesse con la clausola “ad meliorandum” secondo le leggi dell’enfiteusi, senza alcun consenso dei frati le divise in sei terzi e poi le subaffittò a diverse persone. In seguito questi sei terzi passarono continuamente di mano, così i frati ne persero la traccia.
Nel 1599 il convento ricevette una magazeno seu casa terrana lasciato da Gio. Germano con obligo d’una messa la settimana quale magazeno dopo si vendè con publici incanti al prezzo di carlini vinti l’anno si crede con licenza di superiori, quali carlini 20 l’anno si sono ricevuti e si ricevono al presente in beneficio del convento.
Nel 1600 Gio. Tomaso di Bona lasciò al convento per una messa alla settimana una casa terrana la quale casa nel 1605 dai frati fu data a censo per carlini 20 l’anno.

Lasciti testamentari
Nel “Notamento di legati di testamenti fatti per Notar Jo. Laurentio Guercio” troviamo più volte citate le chiese di Santa Maria dela Grazia, di San Juliano, della Nunziata, di Santa Caterina, e di San Giovanni. Esse sono destinatarie di piccoli lasciti quasi sempre in grano ed in denaro. Il 13 febbraio 1571 Gio. Maria Villirillo lascia un tari per ciascuna alle chiese di San Juliano, Santa Maria della Grazia, Nunziata e Santa Caterina.
Il 15 agosto 1576 Gesualdo Sanasio lascia al Sacramento un tomolo di Grano ed un altro per ciascuna delle chiese di Santa Maria della Grazia, S. Giovanni, alla nunziata e SantaCaterina.
Il 29 maggio 1577 Gio. Battista di Fiore lascia al Sacramento quattro tomola di grano ed un tomolo per ciascuna alle chiese di Santa Maria dela Grazia, alla Nunziata, San Giovanni e Santa Caterina … ecc.
Dai legati testamentari del Guercio risulta che tra il 1571 ed il 1584 la chiesa di Santa Maria della Grazia ebbe in lascito sei tomoli di grano ed otto tari. I devoti furono Gio. Maria Villirillo (13.2.1571), Gio. Battista de Fiore (29.5.1577), Gesualdo Sanasio (15.8.1576), Fabio di Vona di Antonio (13.9.1578), Vittoria di Farago (19.5.1579), Berardina de Alessio (2.7.1579), Minico de Mayda (20.7.1580), Parisio Fattizza (15.3.1581), Marco di Bona di Pirri (16.5.1583) e Dianora de Fera (26.4.1584). Oltre al denaro ed al grano la chiesa ebbe in dono anche una “tuvaglia pinta di filo bianco” da Vittoria di Farago.
Durante la prima metà del Seicento i frati continuarono a ricevere dai nobili lasciti per legati testamentari soprattutto per la celebrazione di messe in suffragio. Il prezzo di una messa la settimana fu legato ad una rendita annua di ducati cinque. Per una maggiore sicurezza, “essendo sminuita questa Terra d’alcuni anni in qua non si loca per nessuno prezzo ne si ritrova darsi a censo o di vendersi”, i frati vendevano subito le case terrane, quasi sempre di creta, ed i magazzini e cercavano di dare a censo il capitale.
Particolarmente devoti al convento furono i De Bona. Nel 1602 Prudentia de Bona per legato testamentario di una messa settimanale lascia al convento una rendita di ducati cinque l’anno . Nel 1609 Gio. Matteo de Bona per legato testamentario lasciò una rendita di ducati cinque l’anno sopra tutti i suoi beni per la celebrazione di una messa la settimana. Nel 1610 è la volta di Gio. Francesco de Bona che per una messa la settimana lasciò ducati 50 che il convento diede a censo. Nel 1616 Gio. Domenico de Bona lascia al convento per due messe la settimana tre case terrane e “perché dette case erano di creta e s’andavano deteriorando il convento le vendì” per ducati 80 che dette a censo ricavando una rendita annua di ducati otto. Nel 1622 Celia di Bona lascia ducati cinque l’anno per una messa settimanale.
Tra le altre famiglie troviamo i De Fiore (nel 1608 Giulio de Fiore per due messe la settimana dona un annuo censo di ducati 10 l’anno), i Ganguzza (nel 1610 per due messe la settimana Gio Vincenzo e Gio. gerolamo Ganguzza assegnano ducati 10 l’anno), i Fera (nel 1610 Marco Fera per una messa la settimana dà ducati 5 l’anno), gli Oliverio (nel 1622 Elina Oliverio dona ducati 200 per messe), i Foresta (nel 1625 Portia e nel 1640 Aurelia Foresta per una messa la settimana donano ciascuna ducati cinque l’anno), i Romano (nel 1649 Delia Romano dona due case terrane per una messa la settimana) e i Mendolara (nel 1623 Stefano e Gio. Tomaso Mendolara donano per una messa la settimana un magazzino).

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Documenti


Relatione di messe d’obligo che tiene il Convento della Terra di Cutro di Calabria Ultra dell’ordine dei Pred.ri sotto il titolo di Santa Maria della Gratia.

Nell’anno 1543 nella fondatione di d.o convento furono donate dalla famiglia Ganguzza una continenza di terre di tumolate otto incirca al d.o convento con obligo di celebrare una messa la settimana nelle quali terre s’edificò il convento e nel circuito e piantata la vigna di d.o convento e perche d.e terre sono cursi e li cursi sono soliti seminarsi dui anni et altri dui anni restar vacui dalle d.e tumolate otto di terre si ne riceverebbero seminandovi un anno per l’altro tomola 4 di grano l’anno che à raggione di carlini sette il tumolo carettano carlini 24 l’anno.
Nell’anno 1561 il q.m Gio. Tomaso Trorya per celebratione di due messe il giorno assegnò al convento docati trenta l’anno quali sono stati pagati e si pagano al presente dalli suoi heredi sopra tutti li loro beni et anche assegnò al d.o conventoin d.o anno 1561 per d.o.. di messe un annuo censo di docati vinti che teneva sopra la Gabella della Cristaria posta nel territorio del Castello di S. Mauro quale gabella seu territorio in breve tempo mutòal conventoper li sopradetti docati vinti. La detta Gabellasono corsi e quando si dona a seminare per ogni tre anni si ne ricevono trenta tomola di grano quale grano a 9 carlini il tomolo ascende alla somma di docati 25 per ogni tre anni e quando resta vacua si ne ricevono docati cinque d’erba per esser corso e inoltre da tre pezzi di terra in d.a gabella donati a piantar vigne si ne ricevono carlini 13 l’anno.
Nell’anno 1568 furono ricevute dal convento tumulate diece in circa di terre aratorie e cursi con obligo di celebrare due messe la settimana quali terre nel 1590 furono per d.o convento donate a censo per tumula sei di grano l’anno previo assensu apostolico et al presente si ricevono d.i tumola sei di grano l’anno quale a ragione di carlini sette per tumolo sono l’anno docati quattro e carlini dui.
Nel 1593 il convento accettò di celebrare una messa la settimana lasciata dalla q.m Gloria Milione e per elemosina la sopradetta fece donatione al convento d’alcuni censi infiteuti che ascendevano all’hora alla somma di carlini tridici quali per la lunghezza del tempo si persero a 1610 da molt’anni da qua vi si ricevono carlini cinque e grana sette e mezzo.
Nel 1599 il convento ricevette una magazeno seu casa terrana lasciato da Gio. Germano con obligo d’una messa la settimana quale magazeno dopo si vendè con publici incanti al prezzo di carlini vinti l’anno si crede con licenza di superiori, quali carlini 20 l’anno si sono ricevuti e si ricevono al presente in beneficio del convento.
In due platee del convento. La prima fatta nel 1548 e la seconda nel 1622 si ritrova come il convento riceveva una chiusura di terre arborate con certi fico et olive dal q.m Troiano Ficiruto con peso d’una messa la settimana.
In dette platee si fa menzione d’una casa terrana lasciata al convento dal qm thibaldo di diana col peso d’una messa la settimana e come detta casa fu data a cenzo enfiteusi per car.ni 14 l’anno quali si sono sempre ricevuti e si ricevono al presente in beneficio del convento.
Nel 1583 il qm Colella Guercio assignò al convento un’annuo cenzo di docati … che teneva sopra le terre aratorie dette di Panarello con obligo di celebrare due messe la settimana nella sua cappella. Dopo la morte di d.o Colella i suoi heredi comprorno dette terre commesse a detto cenzo per prezzo di docati 150 come sta notato nella platea e le dette aratorie dopo comprate li detti eredi le asignorno al convento con d.o obligo di due messe l’anno et il convento le riceve nel mese d’agosto 1610 e nel 1612 il convento donò le dette terre ad annuo cenzo di docati vinti e non si fa menzione se vi fu licenza di superiori quale vendita… si crede che d.e terre aratorie dette di Panarello si donarono a diverse persone a cenzo enfiteusi per piantare vigne nemeno si fa menzione se vi fu licenza de superiori a docati undici e carlini nove l’anno.
Nel 1588 il convento ricevè il legato di Gio Pietro Foresta di d.ti trecento per celebrare tante messe l’anno quanto si ne riceve d’entrata..
Nel 1591 il convento accettò il legato del qm Giulio Musitano di docati quattro l’anno per celebrare tante messe.
Nel 1594 accettò il convento il legato di D. Ferdinando Garraffa duca di Nocera p.rone del stato di Cutro di celebrare una messa il giorno per elemosina di d.ti nove annui quali si pagano al presente dal p.ne di detta terra di Cutro.

Copia di Relatione del Conv.to di Cutro mandata in Roma conforme l’ordine di P.P. Innocenzo X fatta nell’anno 1650.

Il Convento di Cutro dell’Ordine de Pred.ri situato vicino all’istessa Terra mediante una strada publica Terra aperta. Nella Diocese di S.ta Severina. Fu fundato l’anno 1543 intervenendo d’una parte il Convento della Religione e dall’altra dell’istessa cioè del M.I.R.P. Fra Tomaso Pandosino della Terra di Castel Franco all.a Cic.o Gen.le della Prov.a e del P.re Fra Dionisio Ganguzza dell’istessa Terra di Cutro e dall’altra parte deli deputati dall’istessa Universita fatto regimento che furono l’infrascritti: Il Magnifico Misser Sebastiano Cizza Notar Colella Azarino Misser Stefano d’Orlando Notar Stefano Pappasodaro Misser Cola Nardò e Sanzone Foresta eletti et deputati. Fra le quali parti si convenne che l’Università dovesse scudi venti l’anno per sei anni per vitto e vestito di quelli pochi frati che v’erano essendo stato eretto sotto nome di Vicariato.
Ha la chiesa sotto titulo et invocatione di S.ta Maria della Gra. ornata di molte cappelle a torno al n.o di 15 et un’altra dietro l’altare magg.re tutta di stucco.
E hogi il sudetto convento tutto fabricato a torno di belliss.ma pianta le cui mura sono fino all’inconsciatura della lamia e la stretta delle fenestre di basso. Altri fino al corritore e astelle finestre al n. 3 et altri fino al tetto n.o pure 3 . Ha dormitorio finito con nove stanze la lunghezza del quale e pal. 132 il corritore e pal. 14 et cosi verranno gl’altri doi dormitorii che s’haveranno da fare.
.. si bene da sei anni in qua sempre ve ne furno sei sette et alle volte otto al presente ce ne sono sette assegnati ciooè cinque sacerdoti et doi conversi tutti professi che sono l’infrascritti: Il P.re Bacc.re Fra Vincenzo Palumbo della Bagn.ra Priore il P.re Fra Tomaso Faggiano da Curato il P.re Fra Gio. Batt.a Gallistina da Dasà il P.re Fra Ludovico Foca della Bag.ra Predicatore il P.re Fra Matteo d’Altomonte. Fra Ludovico Scidà di Monteleone e Fra Tomaso Munda di Gimigliano fra.lli conversi.
Ha grano tumula venti annui che gli pervengono d’una gabella per una messa il giorno il q.le si stima a Giulii setti il tumulo che importano D.ti 14 et Giulii 4 ½
Item grano di terraggi cen. perp. Tumula sei e mezzo valutati come di sop.a D.ti 04 e Giulli 5 ½
Il grano delle cerche il tempo della raccolta tumula venti uno anno per l’altro D.ti 14 – 0 – 0
Item legumi d’elem.a un anno per l’altro D.ti 1
Item possiede una vigna di tumulate otto in circa con alcuni pochi albori quali fanno tutti per … che perciò non si fa stima ma solo si stima il frutto della vignia lo quale dedutti le spese di coltivatura e chiusura et altri fatto il conto di sei anni in qua dona franchi Barili cento di musto ch’ogni Barile e tante carrate et ogni carrata e tante cale alla raggione di giulii in lo barile fanno sud.ti D. 30.
Item possiede case e poteghe n.o 24 Quali dedutti le reparationi da sei anni in qua rendono scudi 46.
Item Vignali n.o 16 quali rendono d’annuo censo perpetuo d.ti 14 – 19 – 7 ½.
Item possiede censi annui in diverse partite enfiteutici e vitalitii.. ….. tutti giontamente ascendono alla somma di d.ti 204 e giulii 9 e quali scudi 204 sono tutti esigibili.
Item certi felli… di più anni D. 21 .
Item l’università sono quattro anni che non paga D.ti 45 l’anno che deve. I quali erano assegnati sopra il datio seu gabella della carne la quale dopo le revolutioni non si sono pagati.Ma di questi v’è speranza …
Item si sol fare la cerca per la Terra tre volte la settimana di Pane dalla quale per elem.a si sol havere tanto pane che bastaria per sei bocche per tutto l’anno che alla ragg.ne di tt.a otto per ciascheduno fra
……………………………………………………………………………………….. Item Risarcimenti annui di diverse cose necessarie s.di 30 e rispetto alla nova struttura del convento quello ch’aggiuteranno gli Devoti. Agiutando a fare calcare e portando pietre secondo l’Annate che corrono. Del che non si puo dar certezza. Ma si puo supperre quando sarrà per finirsi la nova fabrica perche da 20 anni in qua non s’è fatto niente di fabrica et alle volte si può fare assai secondo la abilità che ci sarà e diligenza dei Sup.ri e fr.i.
La sacrestia sta comoda di paramenti necessarii perche da sei anni in qua si sono spesi in paramenti … scudi 60.
Item per le spese della cocina fatto il computo comporta alli sei anni duc.ti …
Item per vestiario di Frati e calzetti et alle volte al garzone fatto il computo D.ti 70
Item al medico e barbiero fatto il computo alli preditti sei anni D. 7
Item al spetiale per medicine paghate fatto il computo D.i 6
Item per viatici tanto per ord.ne di Cap.li … D.ti 16
Item per spese vituali in occ.ne di Visite di Prov.li, come d’alloggi di forastieri..
Il tutto si è calculato con le spese della cocina giontamente
Item per spese straordinarie, come … tovagliedi tavolo …
Item pglio per la cucina lucerne e lanpade per la chiesa …
Item legni per la cocina e pane fatto il computo … D.ti 14
Noi infrascritti col bollo del nostro giuramento attestaimo d’haver fatto diligente inquisitionee recognitione dello stato del con.to sudetto et che tutte le cose espresse di sopra e ciascheduna d’esse sono vere e reali, et che non habbiamo tralasciato … alcuna entrata o uscita o peso del medesimo monasterio che sia pervenuto alla nostra notitia et in fede habbiamo sottoscritta la p.nte di nostra mano et segnata con il solito sigillo questo di 4 del mese N. 1650.
Io Fra Vincenzo Patrobo della Bag.ra Bacc.ro e Priore ho scritto e sottoscritto detta relatione et aff.mo quanto di sopra.
Io Fra Tomaso Faggiano da Curato Deputato aff.mo come di sopra.
Io Fra Gio. Batt.a Galistina di Dasa aff.mo come di sopra.
………………………………………………………………………………………..

Relatione del Con.to della Terra di Cutro dell’Ord.ne de Pred.ri nella diocese di Santa Severina il cui Prelato e Monsig.r R.mo Fausto Cafarelli.

E stato principiato il detto convento l’Anno del Sig.re 1543 con la chiesa sotto titulo di San. Maria della Gratia con l’intervento della Religione sotto il governo del Mol. Rev. P. Fra Tomaso Pandosino di Castello franco all.o Vic.o Gen.le della Prov.a e del R. P. Fra Dionisio Ganguzza dell’istessa Terra di Cutro et dall’altra parte l’Università di Cutro consistente nelle persone del magnifico sig.r Sebastiano Cizza Notar Colella Azzarino Misser Stefano d’Orlando e di Notar Stefano Pappasodaro Misser Cola Nardò et Sanzone Foresta deputati.
La chiesa e sogetta a San Gio. Laterano. Alla quale paga una lib.a di cera bianca l’anno.
Tiene il convento d’entrate in censi annui docati Doi cento sessanta otto carlini quattro e grana dicenove e cavalli otto dico D.i 268 – 2 – 19 4/4
Dalla quale somma ne mancano docati sessanta tre carlini sei e grana sette: Docati quaranta doi annui quali sono quattro anni che l’Università dopo le Revolutioni non paga. Mentre si pagavano sopra il datio seu gabella della carne e docati venti uno carlini sei e gr.sette sono già falliti di molti e molti anni.
Di che restano d’entrate esigibili annui docati Doi cento e quattro tari quattro e grana dudici e cavalli otto 204 – 4 – 12 4/4
Tiene in grano di censo tumula venti sei tt.a 26
La cerca che sol fare ogn’anno secondo la raccolta da Devoti da tumula venti in circa.
Tiene una vignia quale fa tanto vino che quando non si guasta basta ad otto persone.
Vi e la cerca del Pane tre volte la settimana quale con altri 12 tumula di grano basta alla Fameglia che vi sta o pure quindici in circa.
Al Presente vi sono setti di Famiglia quali si sottoscriveranno qui apresso con un garzone ad tempus secondo li bisogni del Conv.to.
Il Convento sta vicino alla Terra mediante una strada grande.
La retroscritta Relatione e stata fatta da me fra Vincenzo Patrobo Bacc.ro e Priore del Conv.to di Cutro sotto il titulo di S.ta Maria della gra. dell’ordine de Pred.ri affermando fatto Relare de more clericor. Esser il vero quanto si sta notato in detta Relatione et in fede della verità ho fatto la presente scritta e sottoscritta di mia propria mano e dell’infrascritti P.P. Asseg.ti et fratelli et sigillata con il nostro sigillo. Data in Cutro hoggi p.o di Feb.o 1650.
Fra Vincenzo Patrobo Bacc.ro e Priore
Io Fra Tomaso di Corato sacerdote assignato faccio fede come di sopra.
Io Fra Gio. Batt.a di dasà sacerdote assignato faccio fede come di sopra.
Io Fra Ludovico della Bagnara Pred.re assignato faccio fede ut supra.
Io Fra Matteo Altomonte sacerdote faccio fede come di sopra.
Io Fra Thomaco di Gimigliano come di sopra affermo.
Segno di croce di Fra Ludovico di Monteleone affermo come di sopra che non sa scrivere.

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