La Cappella di S. Maria ad Nives detta la Cona Greca nella cattedrale di Santa Maria dell’Isola e la chiesa di S. Maria ad Nives o Madonna Greca a Capo Rizzuto

Santa Maria ad Nives o La Madonna Greca

Santa Maria ad Nives o La Madonna Greca.

Fondazione della Cappella

La prima notizia sull’esistenza del dipinto la troviamo nella visita pastorale alla diocesi di Isola compiuta nel 1594 dal vicario del vescovo Annibale Caracciolo, il decano catanzarese Nicolao Tiriolo, il quale, mentre visitava la cattedrale interrogò il tesoriere il quale affermò che il beneficio intitolato a Santa Maria de la Neve, chiamata anche la Cona greca, fu devoluto e quindi appartenne alla mensa vescovile ma poi fu conferito dal vescovo Caracciolo al tesoriere della cattedrale di Isola D. Desiderio de Onofrio ed a suo fratello con la possibilità di trasferirlo agli eredi e successori. Il tutto risultava dalle bolle scritte di mano e corroborate col sigillo grande del vescovo, spedite il nove di settembre 1594 da Napoli. Il beneficio allora non godeva di alcuna entrata ma il tesoriere aveva il peso di investirlo di cinque ducati d’entrata e quanto al peso delle messe, ciò era lasciato al suo beneplacito (1).
Il tesoriere Desiderio de Onofrio divenne quindi il fondatore del beneficio semplice di iuspatronato laicale con altare e cappella in cattedrale sotto il titolo di S. Maria ad Nives, o la Madonna Greca e come tale ebbe il potere di scegliere e presentare il candidato che, previo il consenso del vescovo, ne sarebbe divenuto il rettore e cappellano (2).

Lo iuspatronato della famiglia De Onofrio
Essendo la cattedrale fuori dalle nuove mura della città, quando vi era pericolo di incursione da parte di pirati o di Turchi, l’immagine della B.ta Maria ad Nives come le altre reliquie, quadri ed oggetti sacri, veniva portata al sicuro nella chiesa di San Marco (3).
Dalla lettura della visita pastorale alla diocesi di Isola ,compiuta nel 1647/1648, dal vescovo Giovan Battista Morra, veniamo a conoscenza che l’altare della cappella era coperto decentemente da tre tovaglie bianche, un altare portatile era posto sul piano dell’altare stabile e davanti a quest’ultimo stava il sepolcro della famiglia de Onofrio.
Cappellano era stato nominato, su presentazione di Gio. Pietro de Onofrio, il canonico Domenico Zangale. Lo Zangale esercitava questa carica fin dal tempo del vescovo Martino Alfero (1634 -1639). Egli aveva l’onere di far celebrare nella cappella due messe alla settimana in suffragio della famiglia De Onofrio (4) e per esse pagava ogni anno dieci ducati al Capitolo della cattedrale. L’onere di mantenere decente e di fornire la cappella di ogni cosa necessaria, che sarebbe spettato al fondatore, cioè al reverendo De Onofrio, per la povertà di quest’ultimo era assolto dallo Zangale. Quest’ultimo infatti si obbligò prontamente a far fare un panno di seta per il quadro, come fu ordinato durante la visita al luogo sacro dal vescovo Morra. La cappella non aveva molte rendite; essa possedeva solamente un magazzino e qualche piccolo capitale dato in prestito (5).
L’immagine era particolarmente venerata dal popolo che, a somiglianza della Vergine del Capo delle Colonne, la portava in processione per chiedere la grazia della pioggia e per proteggere la città dalle carestie e dalle pestilenze.
Fu proprio per la devozione popolare e per paura della reazione dei cittadini di Isola che andò a vuoto il tentativo del vescovo Francesco Marino (1682- 1716), che appena eletto, aveva perso la ragione, tentando di togliere dalla cattedrale il quadro per portarlo a Napoli (6). Sempre da alcune lettere del vescovo Marino veniamo a conoscenza che alla fine del Seicento la cappella dell’“Icone Greca”, situata in cattedrale, si era arricchita di alcune proprietà, tra le quali due magazzini nel Borgo di Isola (7).
Prendendo coscienza della devozione popolare, il vescovo successivo Domenico Votta (1717 -1721) fece restaurare ed ornare magnificamente la cappella della Beata Vergine, detta la Cona Greca, nella quale era posta un’immagine dipinta su tavola, che si diceva fosse stata trovata anticamente sulla spiaggia del mare e che godeva di grande venerazione tra gli abitanti (8).

La costruzione della chiesa a Capo Rizzuto
Sempre facendo leva su questo profondo attaccamento degli abitanti di Isola verso la Vergine, all’inizio del Settecento il cappuccino Antonio de Olivadi, con altri suoi compagni e mastri, aveva cominciato a costruire la chiesetta di Capo Rizzuto, dedicandola appunto a Santa Maria ad Nives volgarmente detta La Greca (9), incrementando così il culto della Madonna Greca, che si festeggiava il cinque di agosto, giorno della Dedicazione di Santa Maria “ad Nives” (10), e ponendo le premesse per il pellegrinaggio dalla cattedrale di Isola alla chiesa di Capo Rizzuto, a somiglianza di quanto già avveniva nella vicina Crotone. (Prima la popolazione di Isola, come anche quella dei paesi vicini, partecipava al pellegrinaggio della Vergine di Capo Colonne. La partecipazione del clero e di abitanti di più paesi, che lungo il percorso si univano alla processione che dalla cattedrale di Crotone andava all’eremo di Santa Maria del Capo delle Colonne, era spesso occasione di violenti risse per il diritto di precedenza) (11).
La piccola chiesa detta della Cona Greca presso il lido del mare era servita da un eremita che abitava in una vicina casetta e viveva con la questua ed un’elemosina mensile che gli donava la città di Isola (12). L’edificio, per la sua posizione, a volte veniva usato per riporre temporaneamente al sicuro le mercanzie, recuperate dalle barche che naufragavano sugli scogli del capo (13).

Dalla famiglia De Onofrio ai Talarico
All’inizio del Settecento cessava, dopo più di cento anni, lo iuspatronato della famiglia De Onofrio sulla cappella. Il 28.10.1701 il canonico Francesco d’Onofrio, detentore dello iuspatronato, nominava suo erede e successore il nipote Sartorio Talarico, donandogli la cappella con tutti i privilegi e prerogative, fra le quali quella di nominare il rettore, lasciandogli in eredità le chiuse dei suoi vignali ed il giardino siti alla Cepia, con l’onere che ogni anno l’erede ed i suoi successori fossero obbligati a far celebrare nell’altare della cappella 200 messe e cioè 100 per l’anima dei suoi genitori Gio Pietro d’Onofrio e Anastasia Infusino, e di suo fratello Gio Dionisio d’Onofrio e altre 100 per la sua anima e per quella del tesoriere D. Giacomo d’Onofrio suo fratello (14).
Nonostante queste premesse, morto Francesco d’Onofrio, la cappella sarà oggetto di numerose liti.
Passato lo iuspatronato della cappella, per ragioni di eredità e di successione, alla famiglia Talarico, essa lo mantenne, soprattutto con Francesco Saverio Talarico da Scigliano, per buona parte del Settecento nominandovi i rettori (15).
Dalla visita compiuta nel gennaio 1762 dal vescovo di Isola, il francescano conventuale Giuseppe Lancellotti veniamo a conoscenza che la cappella, chiamata Santa Maria La Greca, era edificata con una costruzione a volta. Il vescovo decretò di provvedere l’altare, che si presentava abbastanza curato, di convenienti suppellettili sacre e di un nuovo drappo. L’amministrazione temporale della cappella era in possesso di un procuratore eletto col consenso del vescovo. Egli vi trovò eretto lo iuspatronato della famiglia De Onofrio sotto l’invocazione di Santa Maria ad Nives di cui ne era rettore il reverendo Antonio Spedalieri di Monasterace che aveva l’onere di celebrare due messe alla settimana.
Lo stesso vescovo alla fine di marzo dello stesso anno visitò anche la chiesa di Capo Rizzuto di Santa Maria ad Nives detta volgarmente La Greca. Essa era soggetta completamente alla sua curia e spettava al vescovo scegliere a suo piacimento il procuratore. La chiesa risultava trascurata. Il vescovo ordinò di coprire con una tela cerata la pietra sacra dell’altare e di fermarla con delle viti e di provvedere per un nuovo cuscino più decente. Ordinò poi di riparare la volta della cappella dell’altare maggiore, di far scrostare le pareti ed imbiancare tutta la chiesa, rifacendo parte del soffitto, sostituendo parte delle tavole. Egli interdisse gli altari di S. Nicola e delle Anime del Purgatorio sino a quando non fossero ritornati decenti e vietò in essi la celebrazione di messe finché non fossero stati debitamente ornati. Visitò anche le sacre suppellettili di cui era fornita e comandò di far fare un velo rosso e un nuovo messale dei santi con messe più recenti e di rifare un manipolo di seta di color rosso (16).
Nel 1764 era in possesso dello iuspatronato Francesco Talarico di Scigliano, figlio del fu Antonio Talarico, ed erede del fu Francesco d’Onofrio, il quale l’undici agosto 1764, poiché la cappella mancava di rettore per essere stato l’ultimo cappellano D. Antonio Spedalieri, promosso al vescovato di Bova, di cui verrà consacrato il 26 agosto dello stesso anno (17), nominava e presentava come rettore e cappellano del semplice beneficio sotto il titolo di S. Maria ad Nives, o la Madonna Greca, il sacerdote Orazio Talarico di Scigliano (18) il quale nel 1765 risulta beneficiato e rettore del beneficio sotto il titolo della Madonna Greca come erede delli qm. Giacinto e Francesco Talarico (19). La cappella tuttavia sarà nuovamente oggetto di contrasti. Infatti il 25 novembre di quello stesso anno la morte colse Orazio Talarico, riaprendosi così le liti su chi doveva nominare il nuovo rettore (20).

Processione della Cona greca

La processione della Madonna Greca ad Isola Capo Rizzuto negli anni Settanta.

 

La festa della Madonna Greca
Dopo il terremoto del 1783 la chiesa e la cappella della Madonna Greca furono soppresse ed i loro beni furono amministrati dalla Cassa Sacra (21). Al momento della soppressione la cappella possedeva un magazzino ed otto case che dava in affitto ed esigeva un censo enfiteutico su una casetta (22).
Il culto mariano tuttavia non venne meno, anzi la cappella fu ben presto ripristinata: “Nella cattedrale vi è una cappella, ed altare in cui si adora la B. Vergine sotto il titolo dell’Icone Greca, volgarmente detta la Madonna Greca, rappresentata da un quadro di antica pittura di colore bruno: questa sacra immagine fu ritrovata vicino Capo Rizzuto, dove era stata nascosta da fedeli, per salvarla dalle mani degli iconoclasti d’oriente” (23).
Dopo la parentesi del Decennio francese, con il ritorno dei Borboni la processione fu ripristinata e la Vergine divenne patrona della città. Poiché “facilmente potrebbero nascere degli inconvenienti”, fu accordato dapprima il permesso di polizia affinchè si svolgesse nelle ore antemeridiane “con doversi ritirare prima del Mezzogiorno” (24).
In seguito “E’ solito nel comune di Isola eseguirsi ogni tre anni nel lunedì dopo la prima domenica di maggio una processione partendosi dalla chiesa collegiale alla cappella rurale di S.a M.a SS.ma sotto il titolo Greco la Vergine SS.ma Protettrice di d.o Comune. La processione esce la mattina e si ritira nella sera” (25). La chiesa rurale dista dalla città quattro miglia (26).
In seguito si festeggiò annualmente con fiera e la processione venne fatta il primo lunedì di maggio.
La cappella possedeva alla metà dell’Ottocento alcune case che dava in fitto e degli animali vaccini marchiati col ferro della Madonna Greca, parte dei quali furono rubati (27).
Nel 1840 vi fu il passaggio di consegna degli oggetti appartenenti alla Vergine Greca, patrona di Isola, dal procuratore Luigi Castelliti ad Angelo Militi (28), il quale nello stesso anno procedette, con l’assistenza del deputato Gaetano Rodio, ai lavori di restauro della chiesa di Capo Rizzuto, spendendovi dal 29 agosto al 19 settembre per “riattare la sacrestia e la chiesa” circa 40 ducati (29).
Nel giugno 1846 il vescovo di Crotone, Leonardo Todisco Grande, nella sua visita alla chiesa collegiata di Isola ispezionò anche la cappella della Madonna Greca. In quella occasione egli ordinò al procuratore della cappella di far costruire nuovamente, o di sistemare per bene, la custodia che doveva servire come base per riporre il quadro della Vergine per portarlo nelle sacre processioni. Comandò inoltre di togliere l’umidità dalla cappella e di riporre alla finestra un panno più decente. Sempre in quell’anno, su delega del vescovo di Crotone, il vicario foraneo di Isola visitò la chiesa rurale della B.M.V. detta Greca a Capo Rizzuto ed interdisse gli altari da una parte e dall’altra dell’altare maggiore e prescrisse il restauro dei muri esterni dell’edificio, rivolti ad oriente (30).
L’edificio sacro verrà in seguito ripristinato, arredato ed abbellito di stucchi dalla baronessa Emilia Carafa, moglie di Alfonso Baracco (31).
Il vescovo di Crotone Giuseppe Cavaliere che lo visitò il 19 maggio 1885 lo trovò infatti ricostruito più decentemente per opera dei Baracco che l’avevano anche fornito di un prezioso altare in marmo dedicato alla B.M.V. Greca (32).
Nel 1902 anche il quadro fu restaurato dal procuratore Luigi Gullo, come risulta da una lapide murata nella cappella (33). La cappella sarà nell’autunno del 1936 risanata ed abbellita dall’arciprete Giacinto Scalzi e decorata ed adornata di suppellettili sacre, donate dalla baronessa Gabriella Barracco di Robilant (34).
Il quadro oltre ad essere portato in processione il lunedì dopo la prima domenica di maggio usciva eccezionalmente anche durante le pestilenze come si legge da una relazione di fine gennaio 1843:
“Ieri si è portata in processione la Vergine ed il popolo si è tutto portato coronato di spine e con molto pianto e tutto divotamente. Gli ammalati sono al numero di 32 in pericolo di vita” (35).

 

Note

 

1. Visita fatta per il decano di Catanzaro Nicolao Tiriolo vicario generale di d.o Mons.r Caracciolo nell’anno 1594, ff. 77-79. Arch. Vesc. Crot.
2. Dichiarazione di Francesco Talarico, Isola 14 agosto 1764, AVC. 139.
3. Il vescovo Giovanni Battista Morra prendendo atto che la città era vicina al mare ed esposta alle incursioni turche concesse che in caso di pericolo la SS.mo Sacramento dell’ Eucarestia, le sacre reliquie, l’immagine della Beata Maria ad Nives e tutte le cose sacramentali ed i vasi sacri potessero essere tolti dalla cattedrale e posti nella chiesa di San Marco dentro la città, Visita del vescovo G. B. Morra 1647/48, f.2, AVC. 139.
4. Sempre alla famiglia napoletana degli De Onofrio apparteneva un altro beneficio semplice presso l’altare dedicato a Santa Maria de Nive, o delli Gratiemonte, nella chiesa dell’ Annunziata di Isola che dava una rendita di 24 ducati all’anno. Essendo nell’ottobre 1628 morto l’unico subcollettore Iacobo Antonio de Onofrio, il papa Urbano VIII lo concesse al dodicenne chierico napoletano Giovanni Battista Gregorio de Onofrio, Russo F., Regesto, VI, (30201).
5. Visita del vescovo cit., f. 20, AVC., 139.
6. Istituzione della festa, AVC.
7. Ragioni adotte, e scritte in forma di Lettere da Monsignor Francesco de Marini vescovo di Isola al signor Duca di Montesardo, s.d. (1696), p.26.
8. Rel. Lim. Insulan., 1721.
9. Istituzione cit.
10. Tomaso Pigneri cavallaro della paranza di Crotone “loco detto Nao” il 5 agosto 1724 va nel posto dei cavallari della città di Isola per dare un passaparola ma non trova il cavallaro perché era andato in Isola alla festività della Madonna Greca, ANC. 662, 1724, 163 – 164.
11. Nell’aprile 1607 una violenta rissa scoppiò tra il clero di Cutro e quello di Isola per il diritto di precedenza nella processione che si recava a Capo Colonne per chiedere la grazia della pioggia, Russo F., Regesto, V, 366-367.
12. Nell’agosto 1710 il vescovo Francesco Marino caccia via i romiti che servono nelle cinque chiese di Santa Maria degli Angeli, della SS.ma Annunciata, di Santa Domenica, di Santa Caterina e della Cona Greca ed al loro posto vi mette dei chierici selvaggi, ANC. 611, 1710, 84- 85.
13. Nel marzo 1738 a causa di una burrasca si rompe il timone della tartana del patrone Vincenzo Vinciano. Imbarcando acqua è costretta ad approdare a Capo Rizzuto. I marinai abbandonano la barca e portano al sicuro il grano ed altre mercanzie in una “chiesola” vicino alla marina del capo, ANC. 840, 1738, 1-2.
14. Il testamento prevedeva che l’erede e i suoi successori potessero scegliere a loro piacimento chi doveva celebrare le messe purché fossero fatte nell’altare della Cona Greca in cattedrale e che qualora non si affittassero i vignali ed il giardino non erano obbligati a farle celebrare, Testamento di Francesco d’Onofrio, Isola 28 ottobre 1701, AVC.
15. Nel 1746/1747 il beneficio di Santa Maria della Neve, dentro la cattedrale, era posseduto dal chierico Francesco Saverio Talarico da Scigliano, Catasto Onciario di Isola, 1746/1747, AVC.
16. Acta Sanctae Visitationis per Ill.mum et R.mum D.num Episcopum Insulanum F.rem Josephum Lancellotti, 1762, AVC.
17. Il vescovato di Bova era rimasto vacante fin dal 4 giugno 1764 per dimissione di Stefano Morabito per motivi di salute, Russo F., Regesto, XII, nn. 65481, 65534.
18. Nomina di Oratio Talarico rettore del beneficio della Madonna greca, Isola 11.8.1764, AVC.
19. AVC. 139.
20. Il 23 dicembre 1765 compaiono nella curia vescovile di Isola Giovan Battista e Paolo Arcuri della città di Scigliano e asseriscono che, essendo morto Orazio Talarico, spetta a loro nominare il nuovo rettore, come eredi di detto Talarico, AVC. 139.
21. Nel 1784 era procuratore della cappella il canonico D. Francesco Cutelli di Isola, Maone P.- Ventura P., Isola Capo Rizzuto, Rubbettino Ed. 1981, p.224.
22. Stato attuale delle Rendite e de Pesi della cappella della Madonna Greca della città di Isola, 1790, AVC.
23. Alfano G.M., Istorica descrizione del Regno di Napoli, Napoli 1795, p.102.
24. Accoglimento della richiesta fatta a nome della popolazione di Isola dalla deputazione della festa della Madonna Greca che cade il 23 di maggio 1838, Lettera al Sottointendente, Cotrone 11 maggio 1838.
25. Richiesta di autorizzazione, Cotrone 31.3.1843, AVC. 139.
26. Stato delle chiese del comune di Isola, 1838, AVC. 71.
27. Inventario de’ luoghi pii di questa collegiata d’Isola, 1832 ;Lettera del Vicario foraneo dell’Isola al vicario generale della diocesi di Cotrone, Isola 22 giugno 1840, AVC.139.
28. Il passaggio con la consegna dell’inventario degli oggetti sacri, appartenenti alla procura della Vergine greca, avvenne il 31 maggio 1840 in presenza del sindaco di Isola, Nicola Attanasio. Vi erano alcune candele, 15 tovaglie, 8 avanti Cona, due delle quali con l’immagine della Vergine, una coperta di cotone, una fascetta per la lampada, un avanti altare, tre paia di cuscini per altare, un velo per il calice, cinque ferzi, dello spago, due piccoli candelabri di ottone, “una mezza luna di argento per uso di corona lavorata di basso relievo”, quattro piccoli lampieri di rame stagnati, di cui uno per uso della cappella della Vergine, cinque piccoli vasi di legno, tre apparati d’altare ed alcuni oggetti di legno, cioè “ colonne, castane, liste e poche tavole tutti usati per uso del vachina”, AVC. 139.
29. I lavori furono eseguiti dai mastri Vitaliano Asteriti e Onofrio Ventura e dai discepoli Fortunato Russo, Pasquale Tipaldi e Francesco Riyllo, Stato e materiale preparati per le fatiche da farsi nella chiesa della Madonna Greca, Isola 20 settembre 1840, AVC.
30. Visita alle chiese di Isola del vescovo Todisco Grande, 1846, AVC.
31. Cristofaro S., In onore di Maria Vergine Madre di Dio che si venera in Isola come protettrice sotto il titolo di Madonna Greca, Catanzaro 1896, p.8.
32. Visita del vescovo di Cotrone Giuseppe Cavaliere, 1885, AVC.
33. D.O.M. / Luigi Gullo/ per 40 anni fu procuratore zelante e devoto/ della SS. Vergine Greca/ nel maggio 1902 fece eseguire il restauro/ del venerato quadro/ dal romano Augusto Fiordeponte/ il successore Francesco Gullo/ per/ ricordo ai posteri/ questo marmo pose/ 1903.
34. Valente G., Isola di Capo Rizzuto, Frama Sud, 1982, pp.156 -.158.
35. Lettera al vicario di Cotrone dal vicario foraneo di Isola, 23.1.1843, AVC. 139.

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