La cattedrale e le chiese di Cerenzia in una visita del 1560

Ruderi della città di Cerenzia dominati dai resti della cattedrale.

Dopo aver invocato il nome della Santissima ed Indivisibile Trinità, il 13 gennaio 1560, accompagnato da D. Nicola Gulli, pubblico notaio per apostolica autorità e giudice ordinario ed anche mastro d’atti ordinario della Curia arcivescovile di Santa Severina e della sua diocesi e provincia, il Reverendo Joanne Thomasio Cerasia, cantore della chiesa di Mileto e vicario generale metropolitano per parte dell’Ill.mo e R.mo D. Joanne Baptista Ursini, arcivescovo di Santa Severina, dopo aver visitato nei mesi passati la chiesa metropolita di Santa Severina e la sua diocesi, in virtù dei privilegi e dei diritti di antica consuetudine di detto arcivescovato, volendo quindi continuare e completare la visita per tutta la provincia, si recò nella città di Cerenzia e nel vescovato di detta città, suffraganeo di detto arcivescovato di Santa Severina. Come arrivò presso la porta di detta città gli andò incontro il Reverendo D. Angelo Macri, vicario generale di detto vescovato, assieme, come al solito, a molti altri preti di detta città di Cerenzia, al capitolo ed al clero. Dopo essersi associati, la comitiva si diresse al palazzo di detto vescovato. Qui con i sopradetti chierici, con il vicario generale di detto vescovato e con molti cittadini il detto Reverendo Visitatore entrò in detta chiesa vescovile (e appena entrato dalla) porta di detta chiesa vescovile ricevette dal vicario generale della diocesi di Cerenzia l’aspersorio. Il reverendo visitatore asperse il vicario di Cerenzia, il clero e tutto il popolo di detta città. Dopo si recò presso l’altare maggiore e qui in ginocchio adorò la croce, che qui era preparata, e baciò detto altare. Poiché era tempo di notte non fu più a lungo prolungata la visita.

Cerenzia (KR), ruderi della cattedrale.

Alla mattina del 14 gennaio, seconda domenica dopo l’Epifania, dal palazzo vescovile assieme ai preti, al vicario generale di Cerenzia ed ad altri, che si erano uniti, e con tutto il popolo uscì dalla porta maggiore di detto (palazzo) e si recò in detta chiesa. Dal vicario metropolitano fu fatta l’aspersione dell’acqua benedetta e gli fu baciata la mano dal vicario generale di Cerenzia. Poi con l’acqua benedetta asperse lo stesso reverendo generale vicario e tutto il clero e il popolo. Proprio davanti alla Santissima Eucarestia fu fatta l’orazione e fu cantata la messa solennemente in presenza di tutto il popolo della città.

Dopo fu cantato “Veni Creator Spiritus” con versicoli e orazioni, come prescrivono e comandano i sacri canoni, e fu fatto il sermone al popolo sulla vita del R.do vicario generale e degli altri chierici della città, poiché il R.do vescovo non c’era in città (chiese) (180) se dagli stessi reverendi vicari col tempo erano alienati e distratti beni stabili di detta chiesa in omissione del culto divino e se qualche prete è concubinario, ubriacone, scandaloso, di mala vita e se in detta città c’è qualche eretico, usuraio, pubblico concubinario, parricida, matricida per come i sacri canoni dicono e comandano le costituzioni del sacro concilio tridentino. Così in lingua volgare Jo. Leonardo Iaquinta per parte del magnifico sindaco, in quanto detto sindaco non c’era in città, disse: “S.r vi pregamo che sapeti e remirate la ecclesia prima e secondo le entrati sui , deve essere ornata e reparata”. Il visitatore affermò che se qualcuno aveva da dire contro le persone e altre cose per servizio di detta chiesa cattedrale, lo doveva dire pubblicamente o in segreto. Così furono ammoniti sotto pena di scomunica.
In detta chiesa cattedrale è vescovo il r. P.re D. no Federico Fantuccio U.J.D. auditore di Santa Rota ed è suo vicario generale il R.do D. Angelo Macri arciprete della terra di Caccuri.
Proseguendo la visita dal coro di detta chiesa andammo all’altare maggiore, ossia in capo a detta chiesa. Presso l’altare maggiore è custodita la SS.ma Eucaristia. Trovammo una finestra di legno nella parete sul lato sinistro. Di sopra detta finestra c’era un certo coprimento vecchissimo turchino con una croce rossa e fu aperta detta finestra, che era ben chiusa, e in detta finestra vi era la SS.ma Eucaristia in questo modo.
Dentro una cassetta dipinta di legno di faggio c’era una certa “busciola” di legno antichissima tutta dorata e coperta con un velo. Guardato il libro delle visite passate, trovammo che fu detto e comandato che si doveva rifare detta “busciola” d’argento e non fu rifatta. Quindi il vicario fu condannato alla pena contenuta in detto mandato, presente il magnifico Leonardo Iaquinta in luogo del magnifico sindaco e presente la pena contenuta in detto mandato. Di nuovo fu detto che si rifaccia detta “busciola” d’argento sotto pena di scomunica e di once d’oro 25 e così fu dichiarato, condannato e intimato dal vicario generale Jo. Tomaso Cerasia.
Il R.do D. no Angelo Macri, vicario generale del suo vescovo, che era presente, disse in volgare che “lo moderno episcopo non ha havuto tempo de complire cose necessarie ma da mo inanti se offeriscemo parati de obedire detto mandato. Pertanto perche non siano de accaderse in cosa alcuna ne in excomunica”. Dallo stesso visitatore tuttavia fu detto che nonostante gli impedimenti si intende incorso in detta pena.
Quindi proseguendo la visita, in detta finestra trovammo una cassetta di ulivo e dentro c’erano molte reliquie di santi. Per la vecchiaia non potemmo osservare attentamente dette reliquie. Trovammo un’altra cassa grande di ulivo, dentro la quale c’erano anche molte altre reliquie con alcune pergamene arrotolate. Dette cassette erano ben chiuse.
Vi era anche un’altra cassetta di legno di pino, nella quale c’erano molte reliquie con una croce.
Trovammo in detta finestra due grandi vasi di peltro, nei quali vi erano l’olio del crisma e l’olio santo. C’era anche un altro vaso di peltro contenente il sacramento, che servono per il battesimo. Vi era anche un vaso per l’olio per gli infermi. Il visitatore affermò che il sacramento doveva essere spostato e comandò al vicario generale geruntino Angelo Macri, in quanto ascoltante ed in quanto presente, che entro sei mesi doveva fare confezionare un tabernacolo sopra l’altare.

Campana 1852

Campana appartenente alla cattedrale di Cerenzia (1852).

Proseguendo la visita arrivammo all’altare maggiore e lo trovammo in questo modo: aveva un coprimento ante altare indorato e vi erano anche tre tovaglie sopra detto altare, che era di sasso con quattro colonne di pietra. Detto altare era consacrato ed era ben preparato e sopra vi erano due candelabri dorati e due altri vecchissimi di ferro. Fu ingiunto sotto pena di scomunica di sostituire e di togliere da sopra l’altare i candelabri di ferro vecchissimi e di provvedervi entro sei mesi sotto pena di scomunica e di dieci once.

Sopra l’altare non vi è alcun quadro ma alla parete è scolpita un’immagine vecchissima della Beata Maria Vergine. Fu ingiunto e mandato sotto pena di scomunica e di once 25 che il R.do P.re vescovo e lo stesso suo R.do vicario generale, presente ed ascoltante, che entro il termine di otto mesi debbano fare confezionare un quadro nel quale sia dipinta l’immagine della Vergine Maria in mezzo all’apostolo Santo Pietro e a Santo Teodoro. Il quadro dovrà costare almeno 20 scudi. Di ciò il reverendo vicario generale si obbligò. Quindi il Reverendo Visitatore comandò di provvedere alla integrità di detta chiesa dai presenti mag.ci sindaci ed eletti di detta città, in quanto detta cappella magna per la vecchiaia ha bisogno di molte riparazioni. (Questo era già stato comandato al vescovo ed al vicario) nella passata visita ma niente era stato fatto. Perciò il vescovo ed il suo vicario sono da condannare. Fu di nuovo ingiunto che subito di nuovo sia rifatta detta cappella sotto pena di scomunica e di once 25, riparandola con pitture.
In detta cappella c’è anche la sedia vescovile e vi è un lampione con un vaso annerito. Poiché i sacri canoni dicono che sia di vetro, il visitatore comandò sotto pena di scomunica e di once 25 che sia rifatto detto lampione di vetro e che si metta un nuovo altro lampione in mezzo alla trave della chiesa dove c’è la croce.
Il reverendo vicario geruntino dice che “esso aceptò de poco tempo in qua e de queste cose non li consta niente e per questo se ne agrava di detto mandato et che esso non deve essere incluso in detto mandato”.
Compare il mag.co sindaco e gli eletti della città e protestano contro i Reverendi arcipreti di Caccuri e di Verzino, i cappellani di dette terre e contro il capitolo ed il clero di dette terre e dicono che “per lo solito e che habino de venire un prete de Caccuri e uno de Verzini e delo primo di de quatragesima per tucta li festa de pasca habiano de servire”.
Trovammo in detta cappella due piccole campanelle. C’è in questa cappella un soffitto che ha bisogno di nuova riparazione. Fu detto che si rifaccia.
Proseguendo arrivammo alla fonte battesimale. La trovò costruita di nuovo e con copertura di legno e serratura. Fu detto che bene si conservi.
Dopo intimò e comandò al vicario generale geruntino, presente e ascoltante, che dopo pranzo si apprestasse a presentare la nota dei beni degli juspatronati dei canonicati.
Dopo pranzo proseguendo la visita andammo nuovamente in detta chiesa e nel coro. Nell’arco grande trovammo l’immagine del Signore Nostro Gesù Cristo pendente in croce, coperto con un coprimento di tela con una croce nel mezzo.
Nel mezzo di detta chiesa c’è un coro di legno. Nel discolo non trovammo i libri. Tutto è rovinato e la chiesa già minaccia rovina. Fu comandato allo stesso R.do D. no Vescovo geruntino e al suo vicario generale che l’abbiano da restaurare completamente sotto la pena di scomunica e di once venticinque non solo nel mezzo della chiesa e nel coro ma che sia riparato anche nel soffitto.
Proseguendo il visitatore arrivò nell’ala sinistra della chiesa e vi trovò tre campane: due grandi ed una piccola. Gli fu detto che la chiesa non ha campanile. Non recedendo dal mandato fatto nella precedente visita, fu condannato detto Reverendo Padre D. no vescovo e suo generale vicario alla pena contenuta in detta visita e di nuovo fu ingiunto e fatto mandato a detto Reverendo vescovo ed al suo vicario generale, presente e ascoltante, che entro due anni sia rifatto il campanile e che i lavori debbano essere iniziati entro cinque mesi.
Quindi il visitatore giunse alle porte della cattedrale e poiché le porte non avevano serrature fu condannato detto R.do vescovo e suo vicario generale.
Il Reverendo Angelo Macri generale vicario si obbligò in forma canonica sotto pena di scomunica e di 25 once di rifare entro il termine di un mese le porte con tutte le loro fermature ed anche di restaurare una certa ruota grande che è in detta chiesa.
Visitò poi l’altare detto della Concezione che è di juspatronato dei Protopapa. Ha alcuni beni. In detto altare trovammo un coprimento di tela. Fu ingiunto a detti Protopapa che entro il termine di sei mesi debbano far confezionare vestimenti e ogni altra cosa necessaria al culto.
Seguì l’altare dedicato a Santa Maria che è della famiglia dei Lombardi. Non ha alcun bene. Fu comandato quanto prescritto per i Protopapa.
Trovammo poi solo un messale ed un graduale. Fu ingiunto e mandato al sopradetto R.do Vescovo ed al suo generale vicario, presente ed ascoltante, sotto pena di scomunica e di 25 once, che entro il termine del prossimo mese di febbraio debbano comprare un antifonario ed entro il termine di sei mesi un altro messale ed un breviario per il coro ordinario.
Detta chiesa ha due ali nel modo antico.
Entrò poi nella sacrestia che è vecchissima e per l’antichità è rovinata a causa di tutta la pioggia che vi penetra. Ha perciò bisogno di grandi riparazioni. Fu ingiunto a detto R.do vescovo ed al suo generale vicario, presente ed ascoltante, che entro un anno debbano rifare totalmente la sacrestia e fornirla di ogni cosa necessaria e debbano anche intonacarla ed imbiancarla.
Trovammo i seguenti beni: due croci d’argento, sopra una delle stesse c’è un cristallo grande disegnato. Fu ingiunto che sia rifatto detto cristallo sopra detta croce. Vi sono un turibolo d’argento con un piede, tre calici d’argento con le loro patene d’argento ed un calice rotto. Fu ingiunto che entro un mese il calice rotto sia rifatto e fu condannato perché nella visita precedente c’era anche un calice di peltro.
C’è anche una mitra antica all’uso antico ornata con molte perle e con suoi pinnacoli d’oro. C’è pure una croce pettorale d’argento con ornamenti pontificali e con cingoli pontificali alla moda pontificale.
Trovammo molti vestimenti pontificali, un pluviale di damasco bianco, un’altra cappa con le sue tonicelle bianche, una pianeta, un’altra cappa dalmata, ossia con pelle dorata o broccatello, ed un velo con casula dello stesso modo con croce de imbroccato.
Vi è anche un baldacchino rosso, ossia di vari colori. Poiché mancano alcune sete necessarie, fu ammonito il vescovo di Cerenzia ed il suo vicario generale presente e ascoltante sotto pena di scomunica, che debba far confezionare entro un anno un ante altare rosso, due stole rosse con i loro manipoli rossi di seta, una casula con corporali pontificali e due cuscini di velluto, uno verde e l’altro rosso.
Sotto pena fu anche ingiunto di rifare la campana rotta.
Ci sono anche due orcioli di peltro buoni in detta sacrestia.
Non trovai organi in detta cattedrale. Bisogna quindi fare un organo ubbidendo a quanto è prescritto “laudate eum in cordis et organo”.
I preti di Cerenzia che servono nella cattedrale sono: Donno Jo.es Strati decano, Donno Imperio Accepta arcidiacono, Donno Saverius Baccarius cantore, Donno Napoli Niger tesoriere, Diacono Bernardino Barrera, Donno Florio Calendino e Diacono Salamia Delafra.
Il magnifico sindaco e gli eletti della città dissero in volgare “che dicta ecclesia non si serve bene perche li canonici non stanno et perseverano in detta chiesa e principalmente donno … De Sergio e donno Robertino de Acri canonici e decto Ecc.mo Mons. deve mantenerci almeno dece prete per lo servitio de ditta ecclesia”.
Il visitatore disse che da ora in avanti sotto pena di scomunica e di once 25 devono assistere e servire in detta chiesa almeno con otto preti di continuo altrimenti da detti magnifici sindaci e dall’università si provvederà.
Donno Angelo, anche per parte del suo vescovo, in volgare disse: “che li episcopi passati haveno causato andar lo decto episcopato in perditione tanto de fabrica come de omne altra reparatione necessaria. Allora lo R.do S.or Vicario generale et Visitatore ce ha facto li supradetti mandati, che si voglia reparare come sopra: che sopradecta reparatione in tanto breve tempo non se basta complire et le entrate non correspondono ad fare tante reparationi tanto piu che detto Mons.r tene l’episcopio de Cariati, lo quale e stato ruinato de turchi di tal maniera che non ni restasse nulla. Per repararlo bisognano piu de doicento docati et per tale causa non se po complire a tante cose et detto episcopato ha più bisogno di questo episcopato de reparatione. Pertanto peto che mancando alcona cosa deli sopradetti mandati, non sia tenuto ad pena alcuna: tanto piu che lo offitio mio de vicariato non e stabile. Altrimenti lo appello quanto di sopra alla sede apostolica et de ogni altro meglior modo se non e de ragione”.
Poi il R.do D. no generale vicario metropolitano e Visitatore, per evitare liti e controversie, stipulò una convenzione con i magnifici sindaci, eletti e università della città di Cerenzia, con D. Angelo Macri, arciprete della terra di Caccuri, e con l’arciprete della terra di Verzino, che era assente, riguardante il servizio religioso che dovevano fornire i preti nella città di Cerenzia “per tutta la septimana et per tutto lo di de pasca … e che detti preti che vengono a servire siano idonei”.
Per detto generale metropolitano e visitatore fu ingiunto e comandato che i preti che dovevano servire, dovevano venire nel giorno quarto delle ceneri e sotto pena di scomunica e di once 25.
Inoltre comandò che tutti i chierici, i preti ed i laici dovevano risiedere nella città e che quando la SS.ma Eucaristia esce per comunicare qualche infermo deve essere accompagnata da un prete che deve amministrare detto sacramento sotto pena di scomunica e di 25 once.

Cerenzia (KR), ruderi della cattedrale.

Quindi proseguendo la visita visitò la chiesa parrocchiale dedicata a Santa Domenica, nella quale trovammo il cappellano di detta chiesa che è il venerabile donno Domenico Baccario. La chiesa ha un altare fabbricato con tovaglia di tela con un vestimento fornito ed un manipolo e ante altare con due candelabri di creta.
Visitò poi la chiesa parrocchiale dedicata a Santo Nicola. La chiesa ha un altare fabbricato con un avanti altare di legno con un vestimento sacerdotale, un calice d’argento con sua pianeta d’argento ed un messale.
Quindi fu la volta della chiesa dedicata a Santo Martino che ha per cappellano il venerabile decano Donno Joanne Strati. La chiesa ha un altare fabbricato con un avanti altare di legno, un vestimento sacerdotale, un messale ed una cassa con una campanella di sopra. Fu detto che si debba farla più grande.
Proseguendo visitò la chiesa parrocchiale di Santa Maria della Piazza. Vi trovammo il cappellano donno Bernardino Barrera. Ha un altare fabbricato con tre tovaglie, un avanti altare di legno, un vestimento sacerdotale ornato, un calice d’argento, un messale ed una campana al campanile. Fu ingiunto e comandato che entro un anno si deve fare dipingere una immagine della Beata Vergine Maria.
Da ultimo visitò la chiesa parrocchiale di Santa Marina. La trovammo pulita ed ornata. Ha un calice di peltro e tre tovaglie. Il visitatore ordinò di fare confezionare una immagine alla parete, riparare la copertura, fornirla di un messale e di ogni altra cosa necessaria al culto sotto pena di scomunica e di once 25.
Il vescovato di Cerenzia ha un canonicato in tenimento della terra di Melissa ed un altro in tenimento della terra di Casabona.

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