La cattedrale scomparsa di San Leone “graecus”

S. Leone part.

San Leone.

Leonia e San Leone
Secondo alcuni storici San Leone non sarebbe altro che l’antica Leonia, città situata tra Crotone e Santa Severina, distrutta dagli Arabi verso la metà del nono secolo al tempo della caduta di Santa Severina. Sempre secondo questi scrittori la città avrebbe mutato il nome in San Leone con il passaggio alla fede cristiana e avrebbe conservato per lungo tempo il rito greco (1). L’esistenza di questo legame tra Leonia e San Leone, rimane tutto da dimostrare in quanto la scarsa documentazione non solo non fa luce sull’origine e sulla storia antica di questa, o queste città, ma non ci assicura nemmeno che il piccolo casale di San Leone sia stato elevato a vescovato in età bizantina, come è affermato da altri. Dai documenti analizzati risulta che del vescovato di San Leone non si trova traccia prima del Duecento.

Masseria dove era la cattedrale

Masseria di località Galloppà in territorio di Scandale (KR) dove era la cattedrale.

Primi documenti sul casale
Nel 1278 l’abate di Santa Maria di Corazzo, Pacifico, fa trascrivere in Messina i privilegi dell’abazia dichiarando che essi erano stati concessi da Federico II nel 1225. Tra i possessi troviamo il “tenimentum Focae in territorio Sanctae Severinae cum omnibus pertinentiis suis, quod sic dividitur : ab oriente est tenimentum Leuc. de Cutrone : ab occidente serrae de Scandalio : ab aquilone tenimentum Sancti Pantaleonis : ab austro tenimentum Leonis” (2). Sanctus Leo compare, poco dopo la conquista angioina, tra le terre del Giustizierato di Val di Crati e Terra Giordana ed è tassato nel 1276 per 6 once (3), con una popolazione presunta di circa 300 abitanti (4). Sette anni prima nel 1269, essendo i casali di Torlocio, S. Leone, Scandale e Labonia restituiti alla Curia da Giovanni de Notolio, il re Carlo I d’Angiò ne aveva investito Giovanni di San Felice (5). In seguito nel 1280 lo stesso re aveva confermato metà della tassazione di San Leone a Manassario, figlio primogenito del fu Stefano de Ramagio (6). Quattro anni dopo la terra di San Leone assieme a Turlocio e Lutrivio vengono donate al milite Petro de Filyos o Folioso. A quel tempo davano un’entrata annua di 34 once (7).

Ingresso masseria

Ingresso della masseria.

Il vescovato di San Leone
Proprio nel Duecento compare il vescovato di San Leone tra i suffraganei della arcidiocesi di Santa Severina (8); esso infatti non è riportato dal Synecdemus, che rimonta alla seconda metà del secolo IX, dalla Notizia III della Diatiposi che è di poco anteriore all’anno Mille (9), dalla bolla di papa Lucio III, che nel 1183 conferma i privilegi del metropolitano di Santa Severina (10), e neppure dal “Provinciale Vetus (Albini)” del 1190 circa (11). Per la prima volta il vescovo di San Leone appare nelle liste dei partecipanti al IV Concilio Lateranense del novembre 1215 (12) e sempre risalente al secolo Tredicesimo tra l’elenco dei suffraganei dell’arcivescovo di Santa Severina troviamo “S. Leonis grecus”. Nelle collette del 1275 – 1279 erano collettori presso il vescovato di San Leone Constancius e Sirletus. Il vescovo in quell’occasione versò a Constancio per tutti i sei anni che doveva 12 once d’oro (13). Alcuni anni dopo nel versamento delle decime alla Santa Sede del 1310-1311 il vescovo per sé, per il capitolo ed il clero della sua città e diocesi ad integrazione delle decime versò quattro tari (14). Nelle collette del 1325 compaiono il vescovo di San Leone Iohannes, il prothopapa Theodorus e il dompnus. Andreas de Deodato e l’arcidiacono (15). Il vescovato che conservava ancora alla metà del Trecento il rito greco, era situato presso la gabella San Leo nel tenimento di Santa Severina. E confinava con la diocesi di Crotone. I suoi vescovi possederanno ancora nel Cinquecento la gabella detta “la manca delo episcopo de S. Leo” (16). Essi non vi facevano residenza ma spesso usavano il titolo solo per goderne i privilegi e le rendite.

Iscrizione all'ingresso della masseria .

Iscrizione posta all’ingresso della masseria. “Fermati e versa lagrime – Leonia qui fu – Attento, attento, mirala – Ah! la ravvisi tu – Sì sì Nicola Drammis – L’ombra ne rinnovò – M.A.T.E”.

Spopolamento del casale
Il casale continuò ad esistere durante il Trecento. All’inizio del Quattrocento a causa della povertà il vescovo Geminianus eletto vescovo di San Leone fu esonerato dal papa Innocenzo VI dal versare la tassa alla Santa Sede (17). Durante la ribellione del marchese di Crotone Antonio Centelles il casale fu spopolato e distrutto, se ne fa memoria nei privilegi concessi all’università di Santa Severina dal re Alfonso d’Aragona alla fine di novembre 1444: “Cutro, Sancto Ioanne Monacho, Santo Mauro, Corio, Sancto Leo, Scandale, Sancto Stefano … non habetano che su disfacti” (18).
Fu proprio tenendo conto dello spopolamento e dell’abbandono in cui versava la piccola diocesi che il papa Nicola V tentò di sopprimerne il titolo vescovile. Egli infatti il 2 maggio 1449 ordinava al vescovo e al tesoriere di Strongoli ed al canonico di Bisignano, Populo Castagnaro di sopprimere la chiesa cattedrale di San Leone e di ridurla a parrocchiale e assegnarla al prete Loysio de Pagliaminuta di Castrovillari (19). La cosa tuttavia non andò in porto, anche se il 10 ottobre 1452 il papa tenterà nuovamente la soppressione incaricandone l’arcivescovo di Trani ed il vescovo di Strongoli, i quali dopo aver consultato l’arcivescovo di Santa Severina Antonio Sanguagalo e assegnata un’annua pensione al vescovo di San Leone, Guberto, dovevano ridurre la chiesa a parrocchiale e darla in commenda al Pagliaminuta (20). Anche se ormai spopolato San Leone manterrà per tutto il Quattrocento il titolo vescovile (21). La chiesa ed il casale appaiono nella descrizione dei confini di Apriglianello che in un atto del 1475 confinava “ad occidente, il vallone che viene dal casale di S. Leone, la chiesa di S. Leone e per la serra di Mezzaricotta, sino alla via pubblica …” (22). Il feudo di San Leone era in possesso alla fine del Quattrocento ancora dei San Felice di Santa Severina. Giulio e Diomede di S. Felice ne rimarranno spogliati per aver militato per i Francesi contro re Ferdinando il Cattolico (23). San Leone con i due feudi disabitati di Torrotio e Scandale passò nel 1513 in potere del conte di Santa Severina Andrea Carafa (24) e vi rimase anche se Giulio di San Felice cercò con una lunga vertenza giudiziaria di contestarne il possesso (25). Alla morte di Andrea Carrafa il “corso di S. Leo” che faceva parte della contea di Santa Severina passò al nipote Galeotto Carrafa. Alla sua morte, avvenuta nel 1556 la contea passò al figlio Andrea e quindi nel 1569 pervenne al figlio di quest’ultimo, Vespasiano. Ancora pochi anni ed il titolo vescovile verrà soppresso.

Ruderi inseriti nella masseria

Ruderi inseriti nella masseria.

Fine del vescovato
Nel 1566 era stato consacrato arcivescovo di Santa Severina Giulio Antonio Santoro, detto il Cardinale di S. Severina, si deve molto probabilmente alla sua opera la soppressione di San Leone. Morto nel 1567 il vescovo di San Leone, il portoghese Alvaro Magalenus, il 27 ottobre 1570 il papa Pio V incaricava il vescovo di Umbriatico, Vincenzo Ferrari, di istruire un processo sulle qualità della chiesa di San Leone, che doveva essere soppressa a causa della sua desolazione. Il sette novembre dell’anno dopo su proposta del cardinale Marco Antonio Maffei veniva emanato un decreto della concistoriale che stabiliva che la chiesa cattedrale di San Leone, che è solo “aequata” e manca di vescovo, assieme alla dignità episcopale e agli altri prerogative vescovili fosse soppressa ed estinta e fosse aggregata alla chiesa metropolitana di Santa Severina, la quale ne avrebbe incorporato le giurisdizioni, i beni e le rendite della sua mensa vescovile che sarebbero andate a far parte della mensa arcivescovile (26). Una bolla del papa Pio V emanata lo stesso giorno 7 novembre 1571, pur recependo la soppressione e l’unione del vescovato di San Leone alla chiesa metropolitana di Santa Severina, imponeva alcune condizioni e cioè che a ricordo del vescovato venisse eretta una grande croce sul luogo dove sorgeva la cattedrale e che fosse elevata una maestosa cappella intitolata a San Leone nella cattedrale di Santa Anastasia Romana di Santa Severina.

Cappella di S. Leone

La cappella di San Leone nella cattedrale di Santa Severina (KR).

Il 26 agosto 1572 traminte il suo procuratore e vicario generale Don Antonio Crignetto, il Cardinale di Santa Severina ne prendeva reale possesso. In quel giorno il sacerdote Alfonso de Rasis di Santa Severina, arciprete del casale di San Mauro e notaio per autorità apostolica, convocati alcuni testimoni, su richiesta del procuratore del cardinale andò nell’episcopio di San Leone che era posto in tenimento di Santa Severina presso la gabella di San Leo. Il Crignetto, dopo aver mostrato l’atto di procura e la bolla di soppressione, prese possesso dapprima dell’episcopio in abbandono e ormai ridotto ad un cumulo di macerie, “lapides movendo per ipsum deambulando”, e poi della proprietà fondiaria del vescovato, costituita da un’unica gabella detta “La manca dello episcopo de S. Leo”. Qui egli strappò l’erba, spezzò alcuni rami e fece tutti quegli atti che mostrano il pieno, reale e pacifico possesso (27). Il vescovato privo di popolo, di clero e con rendite che non arrivavano a 25 ducati annui, venne così aggregato alla metropolitana di Santa Severina.

documento Gullo

Corso di San Leone detto “gulli”.

La cappella di S. Leone nella cattedrale di Santa Severina
L’arcivescovo di Santa Severina e ora anche vescovo di San Leone, il cardinale Antonio Santoro, si interessò a fare erigere subito nella cattedrale di Santa Severina una cappella dedicata a Santo Leone Confessore, con l’altare privilegiato in perpetuo, dove verranno celebrate molte messe da parte dei componenti del capitolo (28). Così il Nola Molise lo descrive “Va compreso in questo Arcivescovato il vescovato della Città detta Leone, anticamente Leonia, già destrutta da Saracini; fu poi da Sommi Pontefici aggregato questo Vescovato al detto Arcivescovato, del quale l’Arcivescovo se n’intitola Vescovo hoggi dì ancora. Nell’Arcivescovato è una sontuosa Cappella con il titolo di S. Leone in memoria di detto Vescovato; quale Città di S. Leone era conforme hoggi se ne vedono le reliquie dishabitate, nell’ultimi confini del territorio di S. Severina, e quel di Crotone, via pubblica per il mezzo, vicino le Terre dette Spataro, e Mezzaricotta di Crotone” (29). I ruderi della cattedrale rimasero per molti anni sulla collina ora detta Galloppà.

panorama da Gallopà

Panorama visto da Galloppà.

Del titolo di vescovo di San Leone esso è ancora presente negli atti del sinodo di S. Anastasia del 28 maggio 1634 al tempo dell’arcivescovo Fausto Cafarello. Tra i vescovi delle diocesi suffraganee viene citato anche il “R.mus E.pus Sancti Leonis eiusdem civitatis – non comparuit” (30). A ricordo del vescovato rimase la cappella di San Leone, istituita e dotata dal “cardinale di Santa Severina”, l’arcivescovo Antonio Santoro, nella cattedrale di Santa Severina. Nell’altare veniva celebrata una delle tre messe giornaliere, alle quali era obbligato il Capitolo. La messa che veniva celebrata all’alba era in suffragio delle anime dei defunti (31). Vi si celebrava sempre nella stessa cappella ogni giorno una messa per l’anima del cardinale di Santa Severina ed i chierici del seminario ogni lunedì mattina vi dicevano l’ufficio dei defunti (32). L’altare era privilegiato in perpetuo, perciò quasi tutte le messe dei testatori come prescritto vi si dovevano celebrare ; aveva un sacello in marmo e l’icone. Quest’ultima fu rinnovata nei primi anni di vescovato a spese dell’arcivescovo Antonio Ganini (1763 – 1795), mentre l’antica fu bruciata (33). Alla metà del Settecento esso era il secondo altare nel lato dell’Evangelo ; tra l’altare di San Leone e quello di San Giovanni Battista era situata la sacrestia e nella cappella si apriva una delle due porte che mettevano in comunicazione la cattedrale con il palazzo vescovile (34). Sempre a ricordo del vescovato in tutta l’arcidiocesi se ne celebrerà la festa il 20 febbraio di ogni anno, giorno in cui la chiesa festeggia il santo Leone di Catania detto anche “il Meraviglioso” cioè il taumaturgo, presbitero di Ravenna e vescovo di Catania, vissuto tra il 703 e il 787 e stimato per la sua erudizione e la sua vita che è piena di molti simpatici aneddoti, anche se poco credibili. A ricordo rimane il piccolo fondo di San Leone (35) e nella cattedrale di Santa Severina si può visitare la cappella di San Leone. Essa è posta accanto alla sacrestia ed il suo altare è sormontato dalla grande immagine del santo e da iscrizioni mentre nel pavimento c’è la lastra tombale dell’arcivescovo di Santa Severina Carlo Berlingieri. L’arcivescovo, consacrato il 30 novembre 1678 e morto il 5 gennaio 1719, fu seppellito in cattedrale nel sacello di San Leone in un distinto sepolcro con le insegne gentilizie della sua famiglia e con una umile iscrizione da lui stesso dettata quando era in vita : “D.O.M/ Carolus Berlingerius/ Archiepiscopus. hujus. Metropolitanae. Ecclesiae/ Sanctae. Severinae/ Hic. Jacet. In sinu. Suae. Dilectae. Sposae” (36).

Arme vescovo Juliano Dato

Arme del vescovo di San Leone Juliano Dato (Ughelli F., Italia Sacra, VIII, 514).

Arme Ottaviano de castello S. leone

Arme del vescovo di San Leone Ottaviano de Castello (Ughelli F., Italia Sacra, VIII, 515).  

Arme Julio Pavesio S. Leone

Arme del vescovo di San Leone Julio Pavesio (Ughelli F., Italia Sacra, VIII, 516).

 

Note

1. Ughelli F., Italia Sacra, t. IX, 512.
2. Vat. Lat. 7572, f.46v, Bibl. Apost. Vat.
3. Minieri Riccio C., Notizie storiche cit., pp.215 -216.
4. Pardi G., cit., p.26 sgg.
5. Dito O., La storia cit., pp. 101, 102 ;
6. Maone P., San Mauro cit., p.73
7. Reg. Ang. XXVII (1283 – 1285), ff. 61 sgg.
8. Russo F., regesto, I, 200.
9. Russo F., Storia della chiesa in Calabria, Rubbettino Ed., 1982, Vol.I, 202 -203.
10. Siberene, p.16.
11. Russo F., Regesto, I, 87.
12. De Leo P., Dalla tarda antichità all’età moderna, in Crotone, storia cultura economia, Rubbettino Ed. 1992, p.146
13. Russo F., Regesto, I, 173.
14. Russo F., Regesto, I, 242.
15. Russo F., Regesto, I, 336 – 337.
16. Siberene, p.115 sgg.
17. Russo F., Regesto, II, 134.
18. Caridi G., Un privilegio inedito di Alfonso il Magnanimo alla città di Santa Severina, Estr. Nuovi annali della Facoltà di Magistero dell’Università di Messina, 2 (1984), p. 157.
19. Russo F., Regesto ,II, 319.
20. Russo F., Regesto, II, 333.
21. Tra le suffraganee della arcidiocesi di Santa Severina del 1458 risulta il vescovato “grecum Sancti Leonis”, Russo F.,Regesto, II, 362.
22. Vaccaro A., Kroton, Mit 1965, I, 284.
23. Fiore G., cit., III, 327.
24. Con Regio Assenso del 18.11.1513 Andrea Carrafa acquisì i feudi spopolati di S. Leone, Torrotio e Scandale, Maone P., San Mauro cit., p.106.
25. Caridi G., Chiesa e società in una diocesi meridionale, Falzea Ed. 1997, p.108.
26. Siberene, p. 115.
27. Siberene pp.115 sgg.
28. Rel. Lim. S. Severina, 1678.
29. Nola Molise G. B., cit.,p.88 – 89.
30. Siberene, p.24.
31. “Le messe quotidiane, alle quali è obligato il Capitolo sono tre, la prima si celebra all’alba per l’anima de’ defonti nella cappella di S. Leone eretta dall’istesso Sig.r Cardinale di S. Severina con l’altare privilegiato, e questa nella fine dell’Avvento, e quaresima si canta conventualmente, overo essendo dì di festa si celebra della gfiornata nella cappella della Beata Vergine..”, Rel. Lim. S. Severina. 1589.
32. “.. si ne celebra un’altra ogni giorno nella cappella di S. Leone per l’anima del S. Cardinale di S. Severina di b.m. et un’altra si ne canta al med.mo altare per l’anima del med.mo dando per esse la limosina a sufficienza ad d.to capitolo il presente arcivescovo in tre terzi l’anno”, Rel. Lim. S. Severina. 1603.
33. Per le due nuove icone, quella di San Leone e quella della B. V. degli Angeli, l’arcivescovo Ganini spese ducati 30, Rel. Lim. S. Severina. 1765.
34. Rel. Lim. S. Severina. 1765.
35. Il fondo San Leone era della mensa arcivescovile di Santa Severina e venne aggiudicato nel settembre 1868 al barone Luigi Berlingieri che lo comprò dal demanio assieme ad molti altri terreni provenienti dall’Asse Ecclesiastico, Quadro dei fondi comprati dal barone Luigi Berlingieri dal Demanio, Arch.Vesc.Crot.
36. Siberene, p.273

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  1. miceli vincenzo
    • Pino RENDE

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