La chiesa arcipretale di S. Pietro Apostolo di Mesoraca

S. Pietro raffigurato nella Cappella Palatina e nella Cattedrale di Palermo.

Anche se esiste uno sporadico accenno in un documento antecedente,[i] la prima attestazione della presenza dell’arciprete di Mesoraca, risulta attraverso un elenco relativo al pagamento della decima alla Santa Sede per l’anno 1326 dove, tra i “Nomina Clericorum Terre Misurace”, compare al primo posto, in ragione del suo grado superiore, il “Presbiter Petrus archipresbiter tar. unum et gr. decem”[ii] mentre, nell’elenco compilato per lo stesso motivo l’anno successivo, troviamo il “pbr. Ieronimus, archipresbyter, tarenum unum, grana decem.”[iii]

Riferiscono di questa presenza in tale frangente, anche i documenti stipulati localmente dove, in un atto del 9 aprile 1334, troviamo menzione di una vigna del monastero di Sant’Angelo de Frigillo “quam tenet ad reditum archi[presbiter] Mesurace”.[iv]

I SS. Pietro e Paolo raffigurati nella Cappella Palatina di Palermo.

 

La chiesa di S. Pietro

Nella stessa misura di quelli più antichi, ritroviamo i pagamenti delle decime vaticane dovute dall’arciprete di Mesoraca, alla metà del Cinquecento,[v] quando questà dignità era associata alla chiesa parrocchiale di S. Pietro Apostolo detenuta dall’arciprete Gregorio Tuscano[vi] che, essendone il parroco, era tenuto a pagare all’arcivescovo di Santa Severina la quarta beneficiale,[vii] ossia la quarta parte dei frutti del beneficio ricevuto.[viii]

Accanto a ciò, sempre in questo periodo, comincia ad essere documentato l’obbligo dell’arciprete di Mesoraca di comparire annualmente davanti all’arcivescovo di Santa Severina nel giorno del sinodo di Santa Anastasia, pagando un censo o presente a titolo di “Cathedratico” di tre carlini,[ix] attraverso cui egli manifestava obbedienza nei suoi confronti, sia personalmente, che per parte delle due dignità (arciprete e cantore) che componevano il capitolo, nonché di una ventina di preti che costituivano al tempo il clero di Mesoraca di cui era a capo.[x]

In relazione all’esercizio del diritto di visita posseduto dall’arcivescovo nell’ambito delle chiese amministrate dal clero secolare della sua diocesi, durante il mese di giugno del 1559, la chiesa parrocchiale di “s.ti petri archipresb.m t(er)re p.te” fu visitata dal vicario dell’arcivescovo di Santa Severina che, oltre all’altare maggiore “fabricatum et consecratum”, vi trovò un altro altare sotto l’invocazione di “S.to Laur.o”, tre campane e un fonte battesimale “vacuum”, che ordinò di “reconciare” entro il termine di un mese, in quanto la chiesa “debet ministrare sacramenta”.[xi]

Questo documento molto rovinato a causa dell’umidità, non ci permette di ricavare ulteriori notizie che, comunque, in parte, ci provengono da un’antica platea “Extratta à Suo propio originale” nel 1578, che contiene un inventario dei “Bona Mobilia” della chiesa di “S.to Pietro Arcip.to Terrae Mesoracae”: 33 “Tovaglie de altare”, 11 “Mandili”, 8 “Mandilichi”, 6 “stergituri”, 4 “Cippe de Cruce”, 6 “vestimenti”, 9 “Casubre”, di cui una “de belluto figurato rosso”, una “gialla di cucullo”, una di “damasco biacho”, una di “cocullo nigro” e cinque di tela bianca, 6 “Avanti altari di sita maiote e filo ingallato”, “uno avanti altare di sita e frigo d’arg.to”, “un altro di Coiro figlogato”, 17 “Coscini” tra vecchi e nuovi di seta lavorati e uno di pelle, un messale nuovo e uno vecchio, un campanello, una croce d’argento, 3 calici d’argento e uno di peltro.[xii]

Accanto all’elenco di tutti i suoi beni stabili e mobili, questa stessa platea contiene anche un elenco dei “Parrocchiani de s.to petro existente Cappellano lo P.o Donno simone giglio Arcipreite de detta T(er)ra de Mesoraca”, che riporta nome e cognome dei 93 capifamiglia appartenenti alla detta parrocchia, (cui si sommavano anche 19 famiglie della parrocchia di Santa Margherita) le cui “famiglie” costituivano il contingente di “anime” affidate al parroco che, a questo titolo, amministrava loro i sacramenti, ricevendone un pagamento in occasione di matrimoni e funerali.

Benedecto Pandolfo, Perri Pandolfo, Ant.o Pandolfo, Minico Pandolfo, Innocentio Pandolfo, Alfonso Pandolfo, Augustino Petrora, Francisco Petrora, Masi Petrora, Salvello Bracale, Silvestro Bracale, Jo. Alloise Bracale, Joanne de Zola, Augustino Ferraro, Joanne Ant.o Lupo, Sancto Mayorana, Cesare Mayorana, Paulo Pizullo, Angelo Yerardo, Augustino Foresta, Joambattista Foresta, Marcello de Vonu, Gioammaria de Vona, Gloriuso Barbaro, Laurenzo Scarnato, Polino Ferraro, Framilio Ferraro, Valentiano Giglio, Laurenzo Giglio, Andrea Giglio, Minico Giglio, Joanne Giglio, Ferrante Giglio, Federico Giglio, Francesco Giglio, Gioangregorio Giglio, Minico Giglio, Ber.no Giglio, Paulo Giglio, Lactantio Catizone, Antonio Candioto, Filippo Buctaro, Francisco Guerreri, Minico Guerreri, Joammaria Riza, Minico Zagarise, Antonello Molinaro, Scipio Fimeo, Marco Fimeo, Stefano Fimeo, Pinto Fimeo, Nicodemo Fimeo, Luca Fimeo, Tadeo Fimeo, Berardino Citadino, Nise Citadino, Salvature Citadino, Minico Barberi, Cola Maza, Prospero Schipano, Antonino de Martino, Cesare di Martino, Salvature Curto, Minico Curto, Nardo Tassitano, Minico Tassitano, Petro Tassitano, Francisco Sarcune, Andrea Sarcune, Fran.co Sarcune de Pompeo, Jo. Tho. Ciparrune, Joanne de Mauro, Turco de Mauro, Valerio de Arcurio, Virgileo Leotta, Joanne Leone, Angelo Yerardo, Laurenzo de Martino, Andrea Alamanno, Stefano Alamanno, Vicentio Altomare, Todaro Greco, Yonfrida Greco, Fran.co Greco, Joanne Lanso, Scipio Misiano, Gabriele Salvature, Joanne de Voya, Frabitio Guidacciolo, Organtino Lia, Ferrante Cua, Camillo Cipurri.

Una deposizione più tarda, fornita dall’ormai settantenne D. Giulio Antonio Giglio arciprete di Mesoraca, conferma che i parrocchiani di S. Pietro di Mesoraca, come era uso generalizzato, oltre ai diritti che pagavano al loro parroco che gli somministrava i sacramenti, per quanto riguardava invece la loro attività lavorativa, erano tenuti a pagargli, esclusivamente, un tomolo di grano per ogni loro paio di buoi: “Ne jo come Arcip.te e Parocho, né altri Parochi habbiamo X.ma nissuno ne di grano né di vino né d’oglio, né di pascoli habbiamo X.ma ne cascio, recotte ne di Agnelli, ma solam.te dalli Bovi Aratorii di n.ri Parocchiani Cittadini non dalli Forastieri, habbiamo un tumulo di grano per ogni para di Bovi, e l’altre X.me è solito essigerle Mons.r Arciv.o, al quale io non pago altro di 4.a per la mia Parochiale solo che venti Carlini.”[xiii]

Le statue di S. Pietro e di S. Paolo ai lati della Vergine, sulla facciata della Chiesa del Ritiro di Mesoraca.

 

Convicino e parrocchia

Alla fine del Cinquecento, la terra di Mesoraca contava sei parrocchie con la cura delle anime ancora “distinta per famiglie”, anche se “due di quelle sono molto diminuite per essere estinte le famiglie”, “che all’una sono solam.te quindeci anime, et all’altra una sola”[xiv] così, a seguito della drastica riduzione della popolazione che, durante la seconda metà del Cinquecento si dimezzò, scendendo dai 1108 fuochi del 1545 ai 577 del 1561,[xv] ed ai 573 del 1578, nel corso del secolo successivo le parrocchie furono ridotte da sei a tre, e a ciascuna fu assegnato un ambito territoriale stabilito mediante confini.

Gli atti notarili stipulati a Mesoraca durante la prima metà del Seicento, infatti, accanto all’uso del termine “convicino” o “convicinio” utilizzato nei documenti più antichi, per esprimere genericamente, la prossimità di un’abitazione ad una chiesa oppure ad un altro edificio caratteristico, evidenziano anche l’uso di “parrocchia” o “parocchia”, con riferimento all’esistenza di precisi confini territoriali.

Durante questo periodo sappiamo che, all’interno delle mura di Mesoraca, esisteva un’area prossima alla chiesa arcipretale, distante la quarta parte di un miglio dalla vecchia piazza cittadina,[xvi] che era indentificata in qualita di “Parocchia” o “convicinio Ecclesie s.ti petri”.

Attraverso alcuni atti notarili stipulati a quel tempo, abbiamo notizia di alcune abitazioni esistenti in questa parte dell’abitato: la casa di Marco Tuscano che confinava con la chiesa di S. Pietro e la casa di Gio. Matteo de Soda;[xvii] la casa palaziata che la vedova Isabella Durante portò in dote ad Agostino Apa, casa che confinava con quella degli eredi di Joannes Petro de Andali;[xviii] la casa palaziata confinante con la casa di Paulo Schipano e quella di Vittoria de Ursello “muro coniunto” che, agli inizi del 1616, Minico de Giglio vendette ad Antonella Mazzuca;[xix] la casa che il chierico Joannes Thoma Caccurio aveva ricevuto in dono dalla madre Caterina Casizzune, confinante con la casa di Fabio Berretta e quella di Andrea Rizzuto,[xx] e la casa di Rosa Rotella che fu venduta a Isabella Lamanno, e confinava con la casa di And.a Cavallo e quella di Lisabetta Paterno.[xxi]

Uno dei luoghi caratteristici esistenti in questo ambito era “la ruga delli Grilli”, dove si trovava la casa, confinante con quella di Joannes Berardino de Caputo, appartenuta alla q.m Sprovere Saporito, che Joannes Berardino Dardano donò al clerico Gio. Fran.co Dardano suo figlio,[xxii] l’orto di gelsi che Minichella Londino portò in dote a Marc’Ant.o Benencasa,[xxiii] e la casa dei coniugi Vittoria Durante e Hieronimo Molinaro, che confinava con la casa degli eredi del quondam Panfutio Alessio, e quella del notaro Andrea Rotella,[xxiv] posta nelle vicinanze del “loco detto la Petra dello Banno”.

In questo luogo destinato all’affissione del bandi d’interesse pubblico, e proprio dove era “lo piano di d.ta Pietra dello banno”, c’era la casa confinante con quella del detto notaro e con quella di Fran.co Bellomo, che Gio. Lorenzo Caputo e sua moglie Anastasia Alessi, cedettero a Cola Vivacqua e Laura Alessi,[xxv] e nelle vicinanze si trova l’abitazione dove vivevano Isabella Leonetto e Joannes Dom.co Nicotera, che si trovava “al Convicinio di Santo Petro” e confinava con la casa di Masi Lamanno e le case degli eredi del detto notaro Andrea Rotella.[xxvi]

Queste ultime sono richiamate anche da atti successivi, attraverso i quali apprendiamo che si trovavano in loco detto “la Petra dello Banno in Parocchia S.ti Petri”, e confinavano con le case di Cola Bev’acqua, quelle di Blasco Brizzi,[xxvii] e quelle che Livio Zurlo vendette al Cl.co Gio. Dom.co Lamanno.[xxviii]

Attorno alla metà del secolo, “in Convicinio S. Petri” esistevano la casa e l’orto con i gelsi di D. Fran.co Antonio Andali,[xxix] la casa costituita da più membri di D. Giovanni Domenico Grandello,[xxx] e la casa consistente in tre membri “cum eorum subterraneis” di D. Pietro Giovanni Brittio.[xxxi]

In evidenza l’area in cui si trovava la chiesa di S. Pietro di Mesoraca.

 

I Giglio di Mesoraca

Dopo essere appartenuta a D. Gregorio Tuscano, la carica di arciprete passò a D. Simone Giglio nel 1565,[xxxii] che la ricoprì per più di cinquant’anni fino al 1617,[xxxiii] assumendo anche la carica di vicario foraneo di Mesoraca.[xxxiv] Verso la fine di questo lungo periodo, la sua salute però peggiorò notevolmente, al punto da impedirgli di presenziare al sinodo annuale di Santa Anastasia.[xxxv]

In una lettere del 9 maggio 1614, “Donno Simone gylio” scriveva all’arcivescovo scusandosi di non poter essere presente al sinodo di quell’anno a causa di una brutta caduta. In questa missiva egli affermava di essere l’arciprete di Mesoraca da 49 anni, sostenendo di non essere nelle condizioni di contribuire al Seminario a causa della gotta che l’affliggeva, e anche perchè era rimasto con pochi parrocchiani nella divisione ultimamente fatta, mentre alcuni si erano trasferiti in altre terre e lui era rimasto quasi senza cura di anime. Chiedeva quindi all’arcivescovo di provvedere alla sua “Indennita”, altrimenti non avrebbe saputo come fare, con la speranza che “li boni soldati antichi siano premiati dalli loro patroni”.[xxxvi]

Dopo la morte di D. Simone la cura della parrocchia di S. Pietro e la carica di arciprete passarono a D. Giulio Antonio Giglio,[xxxvii] figlio del quondam Federico,[xxxviii] che fu anche vicario foraneo,[xxxix] ed ebbe anch’egli una lunga carriera a capo del clero di Mesoraca al pari del suo familiare predecessore.[xl]

Anche al tempo in cui egli resse la parrocchia di S. Pietro però, le condizioni economiche delle chiese di Mesoraca non migliorarono, così essendo vacante l’altra chiesa parrocchiale sotto l’invocazione di “S.ti Michelis Arcangeli”, per la morte del R.do D. Joannes Berardino de Arena ultimo rettore, l’arcivescovo Gio. Antonio Paravicino, constatato che le rendite di questa chiesa erano insufficienti al sostentamento di un nuovo rettore, e “che l’entrate del Arcipretato, e Chiesa Matrice erano assai tenui non sufficienti al sustentamento del Arciprete et Parocho di San Nicola”,[xli] soppresse la parrocchia di S. Michele Arcangelo, incorporandola “pro medietate et equali purtione” alla chiesa arcipretale di S. Pietro Apostolo ed alla Matrice.[xlii]

Contro il decreto di unione della chiesa parrocchiale vacante, dato in Catanzaro l’11 novembre 1659,[xliii] si schierò però una parte del clero di Mesoraca, come evidenzia una memoria anonima fatta pervenire all’arcivescovo Francesco Falabella in occasione della sua visita pastorale, in cui si lamentava, tra l’altro, che l’unione non era stata realizzata con la parrocchia “più vicina et contigua”, ma con altre due più lontane, di cui “l’una in mezo la terra, et l’altra più a basso” generando una confusione dei loro confini che contravveniva ai precetti conciliari.[xliv]

In evidenza la chiesa di S. Pietro di Mesoraca.

 

Una nuova chiesa

In occasione della sua visita alle chiese di Mesoraca, il 24 agosto 1660 l’arcivescovo Francesco Falabella visitò la chiesa di “Sancti Petri Ap(osto)li Archipraesb. positam fore in medio dicti oppidi Mesuraca”.

L’altare maggiore, posto dalla parte orientale della chiesa, era ornato con un pallio di lana di colore rosso, tre tovaglie, “lapide sacrato infixo Altari”, “Carta secretorum”, quattro candelabri “deargentatis” e croce. Vi era anche una icona raffigurante l’immagine di Cristo deposto dalla croce, e altre sacre immagini, mentre alle pareti vicine erano dipinte l’immagine di S. Pietro al lato sinistro e di S. Paolo al lato destro, e “sub fornice” quelle dei quattro Evangelisti rovinatesi al tempo del terremoto.

La chiesa era amministrata sin dal 1617, dall’arciprete D. Giulio Antonio Giglio di anni 68 che, oltre a possedere il “Beneficium Curatum Archipraesbiteratum” sotto l’invocazione di “S. Petri Ap(osto)li”, possedeva anche due benefici semplici: uno sotto l’invocazione di “S. Mariae Lauretanae” e l’altro sotto l’invocazione di “S. Jacobi”.[xlv] Egli aveva l’onere di celebrare messa nei giorni festivi e le sue entrate, tra certe ed incerte, non eccedevano i 24 ducati annui. Tali entrate erano costituite dalle “Decimis Colonarum, qui solvunt modium unum frum.ti pro quolibet jugo Bovum”, da censi e dalla celebrazione dei funerali.

In passato vi era il fonte battesimale con gli oli santi, che però all’attualità si trovavano nella Matrice di S. Nicola, dove erano stati traslati per ordine dell’arcivescovo Fausto Caffarelli predecessore del Falabella. I fatti avevano preso le mosse in occasione del terremoto del 1638, quando la chiesa “antiqua”, “iam diruta tam vetustate collapsa”, essendo rimasta inagibile e senza tetto, fu fatta riedificare dallo stesso arcivescovo Caffarelli, che avendo il proposito di “aedificare ecc.am magnam in eodem loco, ubi est sita dicta ecc.a Sancti Petri”, gettò le fondamenta e stabilì il progetto della nuova chiesa, ma colto dalla morte non poté portare a termine il suo lavoro, lasciandola allo stato rustico con un tetto di travi e di tegole, mentre dalla parte australe “sub quodam Arco”, essa si trovava aperta ed esposta ai venti. Considerato lo stato della nuova costruzione il Falabella ordinò di chiudere con tavole l’apertura e di realizzare una cappella presso l’arco, con un nuovo altare decentemente ornato entro il termine di un anno.

Passato a visitare le suppellettili conservate nella sacristia, l’arcivescovo trovò un calice con i suoi ornamenti, quattro casule di seta, una bianca, una rossa, una violacea e una nera, due “Albas vulgo dicti Cammisi”, un missale e tre “Pallia altaris”. Per quanto riguardava il “Corpus Ecc.ae”, l’arcivescovo riscontrò che il pavimento era “effossum” in molte parti e necessitava di essere riadattato. Vi si trovavano cinque sepolture prive di lapide chiuse con tavole che ordinò di chiudere con cemento.

Sopra la porta maggiore si trovavano due campane, mentre altre due erano state date in prestito alla chiesa della SS.ma Annunziata in ragione dei lavori in corso. Considerati le grandi riparazioni necessarie, l’arcivescovo concesse di vendere le due campane alla confraternita dell’Annunziata o ad altra chiesa e di utilizzare il ricavato nei lavori.[xlvi]

In occasione della stessa visita, quando l’arcivescovo Falabella giunse alla chiesa parrocchiale di Santa Maria della Piazza, gli fu riferito che i suoi predecessori l’avevano unita alla chiesa Matrice e a quella di S. Pietro. L’arcivescovo ordinò così ai parroci di queste due chiese, di esibire il decreto dell’unione al fine di rilevare i confini, pena la nullità di questa incorporazione.[xlvii]

In evidenza la chiesa di S. Pietro di Mesoraca (foto di Francesco Spinelli da www.mesoracacultura.it).

 

Un lento declino

La difficile situazione della chiesa arcipretale non migliorò neanche in seguito, come riferisce la relazione arcivescovile del 1675, dove e descritta “angusta” e con poche entrate, che non consentivano al suo “Archipresbyter Curatus” di poterne ampliare l’edificio.[xlviii]

Agli inizi del Settecento, dopo la morte del suo rettore D. Joannes Thoma Greco,[xlix] la “Chiesa Parochiale di S. Pietro Ap(osto)lo” risulta tra quelle visitate in occasione della visita arcivescovile del 9 giugno 1723,[l] mentre sappiamo che, dopo la morte di Bernardino Arena (ottobre 1756), pervenne a Nicola Fico di anni 53.[li]

Le rivele contenute nel Catasto onciario del 1746, evidenziano che “la Chiesa di S. Pietro” confinava con un orticello alberato con gelsi e fichi appartenete al nobile Antonino Pittarella posto “Sotto la chiesa di S. Pietro”, mentre lo stesso possedeva anche un trappeto posto “prop.o addietro la Chiesa”.[lii] Confinava con la chiesa anche la casa dove abitava il vaticale Nicola Caputo.[liii]

Gli atti superstiti redatti in occasione delle visite arcivescovili alle chiese di Mesoraca, che si conservano per alcuni anni (1762, 1771-1779), e le relazioni ad Limina di questo periodo, riferiscono che la chiesa “sub titulo Sancti Petri Apostolorum P(ri)n(ci)pis”, rimaneva una delle tre parrocchiali di Mesoraca ed era retta da D. Nicola Fico “Archipresbyterum Curatum” (1765), come descrive anche D. Giovanni Andrea Fico.[liv]

La chiesa aveva un unico altare e il “Fontem Baptismalem” presso cui si conservavano i sacri oli, mentre in un “armario” era conservato un “vasculum, cum oleo Infirmorum” (1762).[lv] Qualche anno dopo, invece, troviamo che la “Sacra Pyxide” utilizzata per somministrare il “viatico” agli infermi, era conservata nella “domo” dei “Presbyterorum Missionariorum Conviventium”, contigua alla chiesa arcipretale (1765).[lvi]

Queste relazioni evidenziano inoltre, che il suo altare si presentava ornato decentemente ed era corredato sufficientemente dei vestimenti e dei paramenti sacri necessari, mentre, per quanto riguardava lo stato dell’edificio, fu necessario dare alcune disposizioni: rifare nuovamente il soffitto del “Choro”, appore alcune tavole al soffitto della chiesa sopra la porta, chiudere per bene il “sepulchrum” esistente in mezzo alla chiesa,[lvii] e altre cose di poco conto, come rifare i vetri, riattare la porta nella parte inferiore, affinchè chiudesse meglio, e dotare la chiesa di un “lavatorio novum” affichè i sacerdoti potessero lavarsi le mani durante le celebrazioni.[lviii]

 

Dopo il terremoto

In occasione del terremoto del 1783, a differenze dei centri vicini, Mesoraca non subì danni gravi.[lix] A seguito del sisma, comunque, la struttura ecclesistica del paese fu riorganizzata ed alcune chiese furono unite, così l’arcipresbiterato sotto il nuovo titolo dei “SS. Petri et Pauli et Annuntiationis B.M.V.”, passò ad essere associato alla chiesa dell’Annunziata che divenne anche la chiesa Matrice, essendo venuta meno quella di S. Nicola del Casale.

Morto l’arciprete Francesco Saverio de Grazia nel luglio 1789, nel novembre dello stesso anno gli seguì Ioannis Thoma Andali, approvato “in concursu”,[lx] alla cui morte avvenuta nell’agosto dell’anno seguente, seguì nel marzo 1792 Vincenzo Cavarretta,[lxi] che era ancora in carica il primo agosto del 1796.[lxii] A quest’ultimo sembra siano seguiti prima Saverio Bova (1810) e poi Antonio Rossi.[lxiii] Sappiamo comunque che “a termini” del real decreto del 11 gennaio1820, Nicola Grisolia si trovava in possesso della “Arcipretura della Comune di Mesoraca” sotto il titolo della “SS.ma Annunciata, e de’ Santi Apostoli Pietro e Paolo” agli inizi del 1831,[lxiv] e lo era ancora nel 1834.[lxv]

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Appendice

“Plathea Delle Intrate de S.to Petro Arcep.to Terrae Mesoracae Extratta à Suo propio orig(ina)le sub Die et Anno ut in fide exponitur 1578

Jh(es)us Mariae

Platea dela venerabile ecc.a de s.to Petro in la terra de / Mesoraca ut infra in Anno D(omi)ni n(ost)ri Jh(es)u Christi amen 1578.

Imprimis detta venerabele Ecc.a de s.to Petro tiene uno staglio / de terre aratorie nello territorio de detta t(er)ra loco ditto ro / tunda alias le terre de Jacovo pandolfo à s.to quaranta / quale terre stanno et se tieneno per detta Ecc.a et reve / rendo suo cappellano.

Item detta Ecc.a tiene due peze de terre poste nello loco decto / lo agrillo uno se confina con le terre de francisco et gionne / migali in capo la serra confine la via pup.ca et le terre de / cicco de policastro quale terre sonno da circa tre tomolate / l’altro pezo de terra e confine le terre de Angelazo bisciglio / et confine le terre delo figlio de Matteo de parise et da due / bande mediante lo vallone siccagno dela parte de mezo / giorno et so circa tomolate due et meza, quale terre tiene / uno gio a maesio in gabella.

Item la detta Ecc.a tiene uno pezo de terra posto a Bisanizi / confine lo vallone et confine Cola de roberto et la via pup.ca / quale rende anno quolibet a decta Ecc.a gr(an)a cinquo D. 0.0.5.

Item la detta Ecc.a tene uno castagnito loco ditto matonteo con certe / terre a presso confine le castagne de S.to Nicola delo casale / le castagne de federico, Lorenzo dorante et la via pup.ca et sonno / Pedi decenova.

Item detta Ecc.a tiene certe terre poste in loco dicto la Mammana / in pede lo vallone de Andria dorante confine le terre de / perri falcone et le terre delo figlio de tomasino quale terre / tiene hieronimo falcone et ne pagha t(omo)lo uno de grano t.o 1.

Item la decta Ecc.a tiene certe terre a termonate poste in loco / detto bolonagi al(ia)s Alla portecella dentro le terre de / bruno truxa confine le terre de esso bruno quale compero / de perri de lamanno et sonno circa una tumulata et piu / quale tiene ipso bruno et ne pagha anno quolibet a detta / Ecc.a in perpetuo t(omo)lo mezo de grano Dico t.o ½.

Item decta Ecc.a tiene uno Casalino Posto dentro la t(er)ra de / Mesoraca loco detto la grecia dove se dice Catoporta / quale fo lassato per dominico [cui] et est Allo chiano de [S.to] / Mauro confine à frate yanne deli cui et la via vicinale / et confine lo casalino de Andria bracale et lo casalino / del Condam rogeri de tacina quale tiene condorino / per grana due 0.0.2.

Censi

Bartholo et Magnifica rotella tieneno una casa palazata de decta Ecc.a / confine la via pup.ca et confine la casa di pet.o / carcagno et la casa del Condam angelo yannici / mediante la vinella quale rende alla alla dicta Ecc.a anno quolibet / alla detta Ecc.a anno quolibet grana tre 0.0.3.

Item detta Ecc.a tiene una casa terrana confine la casa de Carlo / de paterno et la casa de th(omas)o de paterno et la via vicinale / quale casa tiene Alfonso de polito et rende anno quolibet / a detta Ecc.a grana Cinquo Dico 0.0.5.

Item detta Ecc.a tiene uno Cortiglio quale tiene Matteo / de guerreri innanze sua casa dela banda de yanne / Cavallo propio innanze la porta delo catoyo quale / e dela figlia de Matteo guerreri et confine la via / va alla timpa et la casa de fronso greco et rende / grano uno Dico 0.0.1.

Item l’her.a de petro Campanaro tiene de detta Ecc.a uno / orto dentro la terra de Mesoraca confine lorto / de gioanne gazarano confine lorto de galiotto / de Mauro et la via pup.ca et rende Anno quolibet / a decta Ecc.a 0.0.VIII ½

Item decta Ecc.a tiene certe terre poste à murocefalo / seu le timpe bianche quale tiene Cola poglise

confine le terre de donato barrilaro, le terre / de s.to Angelo, le terre delo figlio de tomasino / et rendono alla dicta ecc.a de s.to petro anno / quolibet tari uno et grana cinquo dico 0.1.5.

Item gioanne Migale tiene uno loco di olive et vigne / dove se dice in capo li grutti in lo convicino de S.ta / Dominica confine lo loco de gioanne Migali et le / vigne de Joanne yuzolino le olive de s.ta Dominica

et lorto de Mast.o Sanso marincola quale fò de Antonii / Liveri et rende alla decta Ecc.a de s.to petro grana sei / Dico 0.0.6.

Item her.s loysio Caivano tiene una vigna dela decta / Ecc.a sotto santa lucia confine la vigna de rosa de / invidia et la ripa della fiomara de brigari, lo / molino de Hor.io Santoro, et ne pagha decta her.e a / detta Ecc.a et rende gr(an)a Cinquo lo Anno dico 0.0.5.

Item paulo Pollizi tiene uno orto dentro la terra de / mesoraca dove se dice à Monte fomeri o vero

alla fomeria à S.to Jacovo confine lorto de fio / ruto rotella la via pup.ca mediante la intrata / et lorto de perri falcone et rende grana cinquo 0.0.5.

Item Andrea basili tiene uno pezo de terra / posto ad Ardolino quale rende anno quolibet / à decta Ecc.a gr(ana) tre dico 0.0.3.

Item Cola rizuto tiene una vigna de decta Ecc.a / posta à s.ta Vennera confine lo loco de / franc.co molinaro et la via pup.ca et lo terreno / de s.to petro quale tiene alfonso perretta / et la vigna de detto bartholo et conclude / quale rende gr(ana) cinquo 0.0.5.

Item Min.co pollizi al(ia)s spurchialupo tiene una / vigna posta alla filippa al(ia)s alla serra di larpa

iuxta la vigna de Ant.io de polito et lo vallone / siccagno la t(er)ra deli genisi et lo vallone siccagno / La figliastra de gio gatto

La terra deli genisi et lo serrone de esso gugliermo / et rende grana cinquo dico 0.0.5.

Item la her.o de thomaso buccuto tiene una vigna / posta a santo trifono confine la vigna de conforto / de roberto et la vigna de loisi yannici la via / pup.ca et la timpa del alt.a banda quale rende / alla decta Ecc.a gr(ana) otto dico 0.0.VIII / Jacovo poglise.

Item beneditto de suvarato tiene uno pezo de / t(er)ra posto allagrillo confine le terre de paulo / galati et le terre de donno gregori le terre / de S.to Nicola deli pignatari mediante lo / vallone, quale rende alla Ecc.a predecta grana / dudici Dico 0.0.12.

Item Lucito rotella tiene uno pezo de t(er)ra posto a / campizi confine la vigna di ant.io pollidoro / de drogonetto pitta, le terre de dorabile / lavigna di Cola pignata et nuciato de lamanno / quale rende Anno quolibet alla decta Ecc.a / de s.to petro gr(ana) cinquo dico 0.0.5.

Item Conforto di roberto tiene una vigna dela decta / Ecc.a posta à s.to trifano confine la via pup.ca

la vigna de franc.co delabursa la vigna dela / decta Ecc.a quale tiene la her.a de th(omas)o buccuto / et la ripa quale rende grana quattro dico 0.0.4.

Item Joanne de lamanno tiene uno pezo di t(er)ra / della decta Ecc.a Posto à S.to Leonardo confine / la vigna et terreni de esso nardo la via / pup.ca quale rende quolibet anno a detta / Ecc.a grana tre Dico 0.0.3.

Item guerreri perretta tiene una vigna posta a / ballune sano jux.a la via pup.ca la t(er)ra de cola iacovo / tuscano le terre deli comuni dela t(er)ra de Ant.io / de giglio, et lo vallone preditto, quale rende / anno quolibet a decta Ecc.a grana dece Dico 0.0.10.

Item befano maurici tiene uno pezo de t(er)ra de / esso bifano posto a Camini confine le t(er)re de / esso bifano circum circa dentro quelle che foro / de donno Nicola Cavallo confine lo vallone q.ale / rende alla detta Ecc.a gr(ana) dece Dico 0.0.10.

Item Ant.no perrecta tiene una vigna Arborata / de pira, et vignale, posta à S.to Marco seu / S.ta Vennera, confine la via pup.ca le vigne et / terreni de nardo Costantino quale allo p(rese)nte so / de dicta Ecc.a et la vigna et terre de S.ta Marg.ta / quale tiene decto bartholo, rende grana / diece dico 0.0.10.

Item Cola petrora tiene due vignali quale foro de / nardo Costantino confine la via pup.ca la vigna / de antonio grimaldo mediante la funtana de / la vigna della decta Ecc.a et la vigna de s.ta / Marg.ta et le terre p.te che tiene decto guerreri / et Alfonso, quale rendino gr(an)a diece 0.0.10.

Item franc.co Carcello tiene una possess.ne posta a Ardo / lino confine le terre de Ant.io Caputo et la vig.a / et orto de jacovo Iurlandino quale rende alla / decta Ecc.a gr(an)a tre Dico 0.0.3.

Item la her.a de franc.co lamposa et frate teneno uno loco / Posito a franco con certi pedi de castagne et nuci / confine le vigne dela Corte confine la t(er)ra de / Joanne morano, confine lo vallone de franco et / confine le terre et castagne de esso franc.co et / frate quale rende alla decta Ecc.a Anno quolibet / gr(an)a cinquo dico 0.0.5.

Item lo s.or giovanello Caivano tiene uno pezo di / terra à victoriano confine circum circa le / terre di detto joannello dove fice lo paglaro / Dominico pollizi quale rende anno quolibet / gr(an)a due 0.0.2.

Item le figle de macteo guerreri tieneno una / vigna posta a bello vedere confine de / giliberta de guido la via pup.ca et le vigne / de esso et joanne de dorabile quale / tiene Macteo guerreri, et rende gr(an)a / cinquo lo Anno de dicta Ecc.a dico 0.0.5.

Item yomfrida petrora tiene uno castagnito / posto a matonteo con certo terreno a torno / iuxta le castagne de nardo greco le castagne / de S.to Nicola delo Casale le castagne de / Joanne greco, la via pup.ca et lo vallone cor / rente, quale rende alla decta Ecc.a anno / quolibet t(omo)la quattro de castagne et gr(an)a / undici de dinari dico t(omo)la 4 et 0.0.11.

Item franc.co Carcello tiene una vigna ad / Ardoino.

Item Cola poglise tiene uno Casalino à Cato / porta al(ia)s a S.to Mauro, jux.a lorto de sansone / deli cui et la via vicinale et le casalina de / Andria bracale, rende gr(an)a due 0.0.2.

Item Cola Carcello tiene uno pezo de terra / dela decta Ecc.a de s.to pet.o a bisanizi jux.a / lo vallone et Cola de roberto, la vigna de / cola de tristaino quale rende Anno quolibet / gr(an)a cinquo Dico 0.0.5.

Item decta Ecc.a tiene uno pezo de terreno seu / vignale posto a molonico, jux.a la possessione / de Cola galiocto la via pup.ca et altri fini quale / rende anno quolibet decta Ecc.a gr(an)a diece et / la tiene Colella Cappa de Mesoraca dico 0.0.10.

Item la p.ta Ecc.a tiene uno pezo de terreno con celsi posto a matonteo / iuxta lo vallone detto de Matonteo Jux.a li terreni de paulo / cora al(ia)s de remedio, quale tiene glorinda de russo et / rende anno quolibet grana cinquo Dico 0.0.5.

Item decta Ecc.a tiene uno pezo de terreno posto a franco / jux.a lo terreno deli lamposi quale tiene Cesare de / martino, et rende Anno quolibet à decta Ecc.a grana / Due et mezo Dico 0.0.2 ½.

Item la p.ta Ecc.a tiene uno pezo de terreno con castagne et / altri arbori quale tiene nutia de lamposa et la figlia / de febio lamposa jux.a lo vallone de franco et altri / fini rende anno quolibet a decta Ecc.a gr(ana) due et mezo / dico 0.0.2 ½

Item la p.ta Ecc.a tiene uno orto posto a franco jux.a le mura / dela venerabile ecc.a de S.ta Maria deli frati zocculanti / la via pup.ca et altri fini quale tiene gio pet.o de agla / et rende Anno quolibet a decta Ecc.a grana sei 0.0.6.

Item la decta Ecc.a tiene uno pezo de terreno et vigna / in loco detto belvedere jux.a la via pup.ca jux.a le vigne / de Minico Coyello jux.a li boni de donno Servilio / Salamone et Altri fini quale tiene Donno franc.co / Benincasa, et rende Anno quolibet à decta Ecc.a gr(an)a / Cinquo dico 0.0.5.

(…)

Tiene detta Ecc.a de s.to petro censi che le sono aggregati / et forno della Ecc.a della Annunciata de detta t(er)ra per / ordine dello Ill.mo et R.mo Cardinale de S.ta Severina.

In primis tiene uno castagnito posto in loco ditto yorello / confine la her.a de Ant.o vechio de glorioso barbaro et le / vigne de prospero perrecta quale se tiene per decta Ecc.a de s.to pet.o.

Item decta Ecc.a tiene uno pezo de terreno arborato de castagne / posto in loco ditto poglisano confinato con li boni deli ammerati /et altri fini quale tiene Locrecia et Julia de molinaro et / rende grana cinquo anno quolibet dico 0.0.5.

Item decta Ecc.a tiene uno pezo de terre con castagne posto in loco / decto la serra delo conte confinato con le vigne delo Mag.co / Camillo poglise et altri fini et rende Anno quolibet a / decta Ecc.a gr(an)a otto et al p(rese)nte lo tiene nardo Cansoneri / dico 0.0.8.

Item decta Ecc.a tiene uno pezo de terreno con castagne / loco ditto la serra delo conte confine le vigne delo mag.co / Camillo Poglise et Altri fini et rende à decta Ecc.a Anno / colibet grana cinquo et Al P(rese)nte lo tiene messer Ascanio / brandolino dico 0.0.5.” AASS, 17B ff. s.n.

 

Note

[i] In un atto del novembre 1262, troviamo la sottoscrizione di “Iohannes de Archipresb(ite)ro”. Pratesi A., Carte Latine di Abbazie Calabresi provenienti dall’Archivio Aldobrandini, 1958, pp. 434-435.

[ii] Vendola D. Rationes Decimarum Italiae nei sec. XIII e XIV, Apulia – Lucania – Calabria, 1939, p. 206.

[iii] Russo F., Regesto I, 5915.

[iv] Caridi G., Ricerche sul Monastero di S. Angelo de Frigillo e il suo Territorio, in “Archivio Storico per la Sicilia Orientale”, LXXVII (1981), pp. 345-383. Caridi G., Agricoltura e Pastorizia in Calabria, 1989, pp. 67-68.

[v] “R.to da … per s(an)to Pietro Archip.te Misurachae per x.a d. 0.1.[10.] AASS, 2 A, f. 104v.

[vi] 27 gennaio 1556. “Gregorio Toscano archipresbytero”. Russo F., Regesto IV, 20399.

[vii] 1545: “De donno greg.o tuscano per s.to pietro d. uno tt.i uno gr.i d. 1.1.0” (AASS, 3A, f. 31v). 1546 “Da donno greg.o tuscano per s.to Petro d. 1.1.0” (AASS, 3A, f. 38). 1547: “Da donno gregorio tosscano de misoraca per s.to apostolo d. 1.1.0” (AASS, 3A f. 48v). 1548 “Da donno gregorio tosscano per la quarta de s.to Petro d. 1.1.0” (AASS, 3A f. 75v). 1566: “La ec.a de S(an)cto pie.o pagha onne anno per quarta d. 1.1.0” (AASS, 3A, f. 11v).

[viii] I documenti superstiti conservati all’archivio arcivescovile di Santa Severina testimoniano dei pagamenti a questo titolo anche attorno alla metà del Seicento. 1630: “Il Cappellano di S.to Pietro d. 1.1.0” (AASS, 35A f. 177v). 1654: “Capell.o di S. Pietro d. 1.1.”, a margine: “sol.t” (AASS, 35A f. 223v). 1655: “Cap.o di S. Pietro d. 1.1.” (AASS, 35A f. 239v). Mentre verso la fine del Settecento, si registrano ancora i pagamenti da parte dell’arciprete, anche se nell’occasione il pagamento era stato sospeso: “… dovrebbe anche la Menza esigere le quarte beneficiali da seg.ti Par.ci, ed Arcip.ti, ma si è sospesa l’esaz.ne, dovendosi liquidarese nell’assegnam.to della Congrua à Parrochi stessi fatta siano state loro tali quarte beneficiali bonificate (…) Dall’Arcip.te di Mesuraca d. 2.45”. AASS, 82A, f. 23.

[ix] 1564: “R.dus Archipresb(ite)r cap(ito)lus et clerus terre Mesorace cum p(rese)ntu carolenorum trium comparvit et pro capitolo et solvit” (AASS, 6A f. 4). 1579: “R.dus Archipresb(ite)r Clerus et Cap.m T(er)rae Mesoracae cum Censu car(olenorum) Trium”, comparvero D. Simon de Giglio archipresbitero e D. Pricevallus Barona “Comon.s” e pagarono d. 0.1.10 (Ibidem, f. 13v). 1581: “R.s Archipresb(ite)r Clerus et Cap(ito)lum T(er)rae Mesoracae cum censu carolenorum trium”, comparve l’arcipresbitero che pagò per sé e per il capitolo (Ibidem, f. 26). 1582: “R.s Archip(res)b(ite)r Cl. et Cap(ito)lum T(er)rae Mesoracae Cum Censu Car.m trium”, comparvero e pagarono i tre carlini (Ibidem, f. 29v). 1584: “R.s Archipresb(ite)r et clerus T(er)rae Mesoracae cum Censu Carolenorum trium”, comparvero (Ibidem, f. 41). 1587: “R.dus Archipresbiter clerus et Capitulum Terrae Mesuracae cum censu carolenorum trium”, comparvero e pagarono (Ibidem, f. 46v). 1588: “R.dus Archipresb. clerus et Capitulum Terrae Mesuracae vocati in synodo more solito”, comparvero pagando carlini tre (Ibidem, f. 52v). 1590: “R.dus Archip. clerus et Cap.lum Terrae Mesuracae cum censu carolenorum trium”, comparve il R. Simon de Giglio archipresbitero e pagò assieme a D. Joannes Thomas Spano e Princivallus Baronus communeri (Ibidem, f. 58v). 1591: “R.dus Archipr.s clerus et cap(ito)lum t(er)rae Mesuracae cum censu carolenorum trium”, comparvero e pagarono il censo (Ibidem, f. 66v). 1593: “L’Arciprete e clero di Mesoraca col p(rese)nto di tre carlini” (Ibidem, f. 72v). 1594: “L’Arcip.te et clero di Mesoraca con il p(rese)nto di tre carlini”, comparvero e pagarono (Ibidem, f. 79). 1595: “L’Arcip(re)te et clero di Mesoraca con lo prisento di tre Car.ni”, pagarono (Ibidem, f. 75). 1595: “L’Arcip(re)te, et clero dila terra di Mesoraca con lo prisento di tre Carlini”, pagarono. (Ibidem, f. 92). 1596: “Il R.do Arcip(re)te et clero di mesoraca con lo prisento di tre Carlini”, pagarono (Ibidem, f. 100v). 1597: “R.s Arcipresbiter et Clerus Terrae Mesoracae cum Cathedratico carolenorum trium”, comparvero e pagarono (Ibidem, f. 108v). 1598: “R.s Arcipresbiter et Clerus Terrae Mesoracae cum Cathedratico carolenorum trium”, (Ibidem, f. 110v). 1600: “R.dus Arcipresb(ite)r et clerus Terrae Mesoracae cum cathedratico Carolenorum trium”, comparvero (Ibidem, f. 128v). 1601: “R.s Arcipresb(ite)r et Clerus terrae Mesoracae cum cathedratico Carolenorum trium”, comparvero l’archipresbitero ed il clero con i tre carlini soliti (Ibidem, f. 137). 1602: “R.dus Arcipresbiter et Clerus t(er)rae Mesuracae cum cathedratico Carolenorum trium”, non comparvero (Ibidem, f. 145). 1603: “R.dus Arcipresbiter et clerus t(er)rae Mesuracae cum cathedratico carolenorum trium”, comparvero (Ibidem, f. 149v). 1604: “R.dus Arcipresb(ite)r et Clerus t(er)rae Mesoracae cum Cathedratico carolenorum trium”, comparve l’archipresbitero e pagò (Ibidem, f. 155v). 1605: “R.dus Arcipresb(ite)r et clerus terrae Mesuracae cum cathedratico carolenorum trium”, comparvero e pagarono (Ibidem, f. 166v). 1605: “R.dus Archipresbiter et clerus terrae Mesuracae cum cathedratico carolenorum trium”, comparvero (Ibidem, f. 170). 1606: “R.s Archip(res)b(ite)r et Clerus t(er)rae Mesoracae cum cathedratico carulenorum trium”, comparvero e pagarono (Ibidem, f. 175). 1606: “R.dus Archip(res)b(ite)r et Clerus terrae Mesoracae cum cathedratico carulenorum trium”, comparvero e pagarono (Ibidem, f. 187). 1607: “R.dus Archipresbiter et clerus terrae Mesuracae cum cathedratico Carolenorum trium”, comparvero e pagarono (Ibidem, f. 198). 1608: “R.dus Archipresbyter et Clerus Terrae Mesuracae cum Cathedratico Carolenorum trium”, comparvero e pagarono (Ibidem, f. 207v). 1609: “R.dus Archipresbyter et clerus Terrae Mesuracae Cum Cathedratico carolenorum trium” (Ibidem, f. 219v). 1610: “R.dus Archipresbyter et clerus Terrae Mesuracae Cum Cathedratico carolenorum trium”, comparvero e pagarono (Ibidem, f. 227v). 1611: “R.dus Archipresbyter et clerus Terrae Mesuracae cum Cathedratico Carolenorum trium”, pagarono (Ibidem, f. 237v). 1612: “R.dus Archipresbyter et clerus Terrae Mesuracae Cum Cathedratico carolenorum trium”, comparvero e pagarono, non comparve personalmente l’arciprete, ma questi trasmise una lettera di scuse e fu ammesso a causa della sua infermità (Ibidem, f. 246). 1613: “R.dus Archipresbyter et clerus Terrae Mesuracae cum cathedratico Carolenorum trium”, comparvero e pagarono (Ibidem, f. 255v). 1614: “R.dus Archipresbyter et clerus Terrae Mesuracae Cum Cathedratico Carolenorum trium”, non comparve a causa della infermità e pagò (Ibidem, f. 263v). 1615: “R.dus Archipresbyter et clerus Terrae Mesuracae Cum Cathedratico Carolenorum trium”, comparvero i communeri e pagarono, e l’arciprete “fuit excusatum” (Ibidem, f. 278). 1616: “R.dus Archipresbyter et clerus Terrae Mesuracae Cum catredatico Carolenorum trium”, comparvero i communeri e l’arciprete fu scusato (Ibidem, f. 287v). 1617: “R.dus Archipresbyter et clerus Terrae Mesuracae Cum catredatico carlenorum trium”, comparvero e pagarono (Ibidem, f. 301v). 1618: “R.dus Archipresbyter et clerus Terrae Mesuracae cum catredatico carlenorum trium”, comparvero e pagarono (Ibiden, f. 309v). 1619: “R.dus Archipresbyter et clerus Terrae Mesuracae cum catredatico carlenorum trium”, pagarono “in pecunia” (Ibidem, f. 315v). 1634: “Ex Misuraca. R.s Archipresbyter et Clerus cum tribus carolenis – Pro eo absente obtulit canonicus Fra.us Antonius Mancusius” (Siberene, p. 24 e sgg.). 1635: “Ex Misuraca R.s Archipresbyter et Clerus cum tribus carolenis”, D. Fran.cus Mantia offrì (AASS, 26A, f. 2v). 1636: “Ex Misuraca R.s Archipresbyter et Clerus cum tribus carolenis”, comparvero per sé il R. archipresbiter Julis Ant.s Giglio ed il presbyter And.a Misianus “Com.s”, che pagarono tre carlini (Ibidem, f. 8v). 1637: “Ex Misuraca R.s Archipresbyter et Clerus cum tribus carolenis”, il R. communere Joannes Petro Capicchiano, considerata l’infermità dell’arciprete, pagò tre carlini (Ibidem, f. 15). 1638: “Ex Misuraca R.s Archipresbyter et Clerus cum tribus carolenis”, offrirono il R. Julio Ant.o Giglio archipresbitero ed il presbitero Joannes Petro Capicchiano (Ibidem, 23v). 1639: “Ex Misuraca R. Rev.s Archipresbyter et Clerus cum tribus carolenis”, per sé comparvero il R. Julio Ant.o Giglio ed il “Rev.s Communerius” Joannis Baptista Mantea che offrirono (Ibidem, f. 34). 1640: “Ex Misuraca R. Rev.s Archipresbyter et Clerus cum tribus carolenis”, comparvero il R. Julio Ant.o Giglio archipresbyter ed il “Communerius” presbyter Hyacintho Putrino che offrirono (Ibidem, f. 43). 1642: “Ex Misuraca R. Rev.s Archipresbyter et Clerus cum Tribus Carolenis”, comparve il R. D. Julio Gilio archipresbyter ed offrì (Ibidem, f. 52v). 1643: “Ex Misuraca R. R.s Archipresbyter et Clerus cum Tribus Carolenis”, comparve il R. D. Julio Ant.o Gilio ed offrì (Ibidem, f. 64v). 1644: “Ex Misuraca Rev.s Archipresbyter et Clerus cum tribus Carolenis”, comparve per sé stesso e per il clero il presbiter Mantea (Ibidem, f. 80). 1645: “Ex Misuraca Rev.s Archipresbyter et Clerus cum tribus Carolenis”, comparvero ed offrirono (Ibidem, f. 90v). 1646: “Ex Misuraca Rev.s Archipresbyter et Clerus cum tribus carolenis”, comparve per sé stesso ed offrì (Ibidem, f. 100v). 1647: “Ex Misuraca Rev.s Archipresb.r et Clerus cum tribus carolenis”, comparve per sé il R. archipresbytero “Giglius” ed offrì (Ibidem, f. 111). 1648: “Ex Misuraca Rev.s Archip.r et Clerus cum tribus carolenis”, comparvero ed offrirono. (Ibidem, f. 120). 1649: “Ex Misuraca R.s Archip.r et Clerus cum tribus carolenis”, per egli assente offrì il R. Joannes Dom.co Pancari (Ibidem, f. 130). 1651: “Ex Misuraca Rev.s Archipresb.r et Clerus cum tribus carolenis”, per sé stesso offrì l’archipresbitero Julio Ant.o Giglio. A margine: 0.1.10 (Ibidem, f. 140). 1653: “Ex Misuraca Rev.s Archip.r et Clerus cum tribus carolenis”, comparve per sé stesso il Rev.o archipresbitero ed offrì (Ibidem, f. 149v). 1655: “Ex Misuraca Rev.s Archip.r et Clerus cum tribus carolenis”, comparve per sé stesso ed offrì (Ibidem, f. 159v). 1656: “Ex Misuraca R.s Archip.r et Clerus cum tribus carolenis”, comparve per sé stesso ed offrì (Ibidem, f. 169v). 1658: “Ex Misuraca R.s Archip.r et Clerus cum tribus carolenis”, comparvero ed offrirono (Ibidem, f. 178). 1661: “Ex Misuraca Rev.s Archipresbiter et Clerus cum tribus carolenis”, comparvero ed offrirono d. 0.1.10 (Ibidem, f. 187). 1662: “Ex Misuraca Rev.s Archipresbiter et Clerus cum tribus Carolenis”, comparvero ed offrirono tre carlini (Ibidem, f. 199v). 1663: “Ex Misuraca Rev.s Archip.r et Clerus cum tribus Carolenis”, comparvero pagando d. 0.1.0 (Ibidem, f. 211v). 1664: “Ex Misuraca Rev.s Archip.r et Clerus cum tribus carolenis”, comparvero pagando d. 0.1.10. (Ibidem, f. 223v).

[x] “Mesoraca è Terra di tre milia, e cinquecento anime, lontana da S. Severina dieci miglia, posseduta dal nepote dell’Ill.mo S.r Cardinale Altaemps. (…) Vi è l’Arciprete, e Cantore con diciotto preti.” ASV, Rel. Lim. Santa Severina 1589. “Mesoraca è terra di tremilia, e cinquecento anime. (…) Vi è l’Arcip.te e Cant.re con 18 preti.” AASS, 19B, f. s.n. (anno 1591).

[xi] AASS, 16B, ff. 67-67v.

[xii] AASS, 17B, f. s.n.

[xiii] AASS, 7A, f. 250v.

[xiv] “Mesoraca è Terra di tre milia, e cinquecento anime, lontana da S. Severina dieci miglia, posseduta dal nepote dell’Ill.mo S.r Cardinale Altaemps. ha sei parocchie con la cura pur distinta per famiglie, e due di quelle sono molto diminuite per essere estinte le famiglie vi è l’Arciprete e Cantore con diciotto preti.” ASV., Relatione ad Limina Santa Severina 1589, ff. 24-24v. “Mesoraca è terra di tremilia, e cinquecento anime; Ha sei Parochie con la cura pur distinta per famiglie, e due di quelle sono tanto diminuite che all’una sono solam.te quindeci anime, et all’altra una sola. Vi è l’Arcip.te e Cant.re con 18 preti.” 1591, AASS, 19B, f. s. n.

[xv] ASN, Tesorieri e Percettori Vol. 4087 (ex 485), f. 32v.

[xvi] AASS, 37 A, f. 21v.

[xvii] 2 agosto 1654. In occasione del matrimonio tra Marco Tuscano di Mesoraca e Maria Venuto di Policastro, il futuro sposo garantiva la dote ricevuta sopra i propri beni, tra cui una casa posta dentro la terra di Mesoraca nella parrocchia di “S.to Pietro”, confine la detta chiesa, la casa di Gio. Matteo de Soda ed altri fini. ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 879, ff. 75-77v.

[xviii] 9 agosto 1606. In occasione del matrimonio tra Agostino Apa di Policastro e la vedova Isabella Durante di Mesoraca, alla dote della sposa apparteneva una casa palaziata posta nella terra di Mesoraca “in convicinio Ecclesie s.ti petri”, confine la domus degli eredi di Joannes Petro de Andali, la via pubblica ed altri fini. ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78 prot. 286, ff. 186-187.

[xix] 20 gennaio 1616. Minico de Giglio vende ad Antonella Mazzuca, la domus palaziata posta dentro la terra di Mesoraca nel convicino della chiesa di “santi Petri”, confine la domus di Paulo Schipano, la domus di Vittoria de Ursello “muro coniunto”, la via convicinale ed altri fini per il prezzo di ducati 30, impegnandosi ad usare tale somma per “redimere, et ricattare” un’altra domus palaziata posta dentro la terra di Mesoraca che, al momento, possedeva Vicensa Barretta, confine la domus di Fran.co Autimari, la domus di Portia de Giglio, la via pubblica ed altri fini. ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78 prot. 290, ff. 74v-75v.

[xx] 11 giugno 1616. Il chierico Joannes Thoma Caccurio che, nei mesi passati, aveva ricevuto in dono dalla madre Caterina Casizzune, la domus posta dentro la terra di Mesoraca nel convicino della venerabile chiesa di “Santi petri”, confine la domus di Fabio Berretta, la domus di Andrea Rizzuto ed altri fini, dichiarava che, da parte sua, l’accettazione di tale donazione non determinava pregiudizio alcuno per gli interessi dei suoi fratelli e delle sue sorelle e che la domus era sempre stata nella disponibiltà della madre. ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78 prot. 290, ff. 103-103v.

[xxi] 15 agosto 1626. Negli anni passati, il q.m D. Pietro Ceraldo, aveva venduto per ducati 30 a Isabella Lamanno, una casa palaziata posta nel convicino di “Santo Petro”, confine la casa di And.a Cavallo, la casa di Lisabetta Paterno ed altri fini, che aveva garantito sopra tutte le sue robbe. Rosa Rotella con il consenso di Gianni de Diano suo marito, asseriva invece che detta casa era sua ed al presente, cedeva ogni diritto a detta Isabella. ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 79 prot. 296, ff. 60v-61.

[xxii] 17 aprile 1631. Joannes Berardino Dardano revoca al clerico Gio. Fran.co Dardano suo figlio, la donazione di alcuni beni fatta nel passato, tra cui la domus sita dentro la terra di Mesoraca loco detto “la ruga delli Grilli”, confine la domus di Joannes Berardino de Caputo, appartenuta al q.m Sprovere Saporito. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1630-1631, Busta 651, ff. 65v-66.

[xxiii] 31 agosto 1639. In relazione al matrimonio tra Marc’Ant.o Benencasa e Minichella Londino, figlia di Gregorio Londino e vedova del q.m Salvatore Citatino, la sposa promette un orto di gelsi posto dentro la terra di Mesoraca “al Convicinio dela ruga deli grilli”. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1639, Busta 654, ff. 50v-52.

[xxiv] 16 novembre 1630. Dal giorno del suo sposalizio con Vittoria Durante, Hieronimo Molinaro possiede una casa posta “intus Terram predittam” loco detto “la Ruga delli Grilli”, confine la domus degli eredi del q.m Panfutio Alessio, la domus di Andrea Rotella e altri fini. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1630-1631, Busta 651, ff. 47v-48.

[xxv] 31 agosto 1639. Avendo ricevuto da loro un pezzo di terra, Gio. Lorenzo Caputo e sua moglie Anastasia Alessi, cedono in permuta a Cola Vivacqua e Laura Alessi, una casa sita dentro la terra di Mesoraca “loco detto la Petra dello Banno”, confine la casa del q.m notaro And.a Rotella, la casa di Fran.co Bellomo, la via pubblica “seu vicinale”, “et lo piano di d.ta Pietra dello banno”. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1639, Busta 654, ff. 52v-54.

[xxvi] 28 gennaio 1646. In relazione al matrimonio tra Isabella Leonetto e Joannes Dom.co Nicotera, Andrea Leonetto suo padre le promette una mezza casa posta loco detto “al Convicinio di Santo Petro”, confine la casa di Masi Lamanno e le case degli eredi del notaro And.a Rotella e altri confini. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1644-1646, Busta 655, ff. 38v-40.

[xxvii] 13 settembre 1649. Davanti al notaro compaiono da una parte, Antonio Rotella di Mesoraca, figlio ed erede “ex pp.a persona pro una dimidia” della q.m Catharina Brescia, “olim uxoris” del notaro Andrea Rotella, padre di detto Antonio, nonché erede “pro altera dimidia”, della stessa quondam Catharinae sua madre, anche per quanto riguardava la persona di Fra Ludovico Rotella professo dei Riformati di S. Francesco d’Assisi, “in seculo” nominato Jo. Dom.co Rotella. Dall’altra parte compariva Petro Cosentino della terra di Rocca Bernarda, “incola” del casale di S. Giovanni Minagò, marito di Elisabetta Rotella sorella del detto Antonio. Negli anni passati, in contemplazione del matrimonio tra i detti Petro ed Elisabeth, da parte della detta Catharina erano stati promessi ducati 200, “duo cubilia pannorum” ed altri beni dotali. Il detto Petro però, aveva ricevuto dalla detta Catharina solo ducati 26. All’attualità il detto Antonio, volendo assolvere ad i suoi obblighi nei confronti di suo cognato Petro, gli cedeva alcuni beni, tra cui la casa palaziata “consistente in tre basci, et una Sala, e Camera cum cortile et altre commodità cum un altro menbro palatiato consistente in due basci e due Camere ad invicem congiunte”, posta nella terra di Mesuraca loco detto “la Petra dello Banno in Parocchia S.ti Petri”, confine le case di Cola Bev’acqua, le case di Blasco Brizzi ed altri fini, con il peso di annui carlini 12 che si dovevano per una “Camera” di detta casa. ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 876, ff. 65-66v.

[xxviii] 3 settembre 1653. Il Cl.co coniugato Gio. Battista Zurlo di Policastro, alla presenza di Prudentia Giordano di Mesoraca, asseriva che, negli anni passati, il q.m Livio Zurlo suo padre, aveva venduto al Cl.co Gio. Dom.co Lamanno di Mesoraca, una “Continentia de Case” posta dentro la terra di Mesoraca nel convicino della chiesa di “S.to Pietro”, confine le case di Blasio Brizzi, le case del q.m And.a Rotella, la via pubblica ed altri fini, per la somma di ducati 45. Il detto Cl.co Gio. Dom.co non avendo il denaro, si era impegnato a pagare l’annuo censo di ducati 4. ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 878, ff. 61v-62.

[xxix] D. Fran.co Antonio Andali di anni 27 possiede un orto “Mororato” esistente nella sua casa posta in loco detto “lo Convicinio di S. Pietro” (1660). AASS, 37 A, ff. 36-36v.

[xxx] D. Giovanni Domenico Grandello possiede una casa costituita da più membri sita in loco detto “in Convicinio S. Petri” (1660). AASS, 37 A, f. 37.

[xxxi] D. Pietro Giovanni Brittio possiede una casa consistente in tre membri “cum eorum subterraneis in Convicinio Santi Petri” (1660). AASS, 37 A, f. 39v.

[xxxii] AASS, 6A, ff. 270-270v.

[xxxiii] AASS, 37 A, ff. 8v-9v.

[xxxiv] “A di x di Giugno 1582 Io Donno Simone Giglio arciprete et vic.o foraneo de la t(er)ra de mesoraca.” AASS, 23A, f. 98v. 7 luglio 1606. Simone vicario foraneo di Mesoraca. AASS, 6A, f. 184v.

[xxxv] 1612: “R.dus Archipresbyter et clerus Terrae Mesuracae Cum Cathedratico carolenorum trium”, comparvero e pagarono, non comparve personalmente l’arciprete, ma questi trasmise una lettera di scuse e fu ammesso a causa della sua infermità (AASS, 6A, f. 246). 1614: “R.dus Archipresbyter et clerus Terrae Mesuracae Cum Cathedratico Carolenorum trium”, non comparve a causa della infermità e pagò (Ibidem, f. 263v). 1615: “R.dus Archipresbyter et clerus Terrae Mesuracae Cum Cathedratico Carolenorum trium”, comparvero i communeri e pagarono, e l’arciprete “fuit excusatum” (Ibidem, f. 278). 1616: “R.dus Archipresbyter et clerus Terrae Mesuracae Cum catredatico Carolenorum trium”, comparvero i communeri e l’arciprete fu scusato (Ibidem, f. 287v).

[xxxvi] AASS, 6A, ff. 270-270v.

[xxxvii] 26 settembre 1625. Tra i testimoni dell’atto figura D. Giulio Ant.o Giglio archipresbitero della terra di Mesoraca. ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 79 prot. 295, ff. 149-150. 20 settembre 1655. Tra i testimoni dell’atto risulta il presbytero Julio Antonio Giglio “Archipresbytero di Mesuraca”.  ASCZ, Notaio F. Cerantonio, Busta 196 prot. 880, ff. 153v-156. 31 dicembre 1657. D. Julio Ant.o Giglio di anni 67, parroco della chiesa di S. Pietro e arcipresbitero della terra di Mesoraca. AASS, 33A, f. 95v.

[xxxviii] 1661. Giulio Antonio Giglio arcipresbitero di Mesoraca di circa 70 anni, figlio del q.m Federico. AASS, 40A f. 136.

[xxxix] D. Giulio Antonio Giglio arciprete e vicario foraneo (1662). AASS, 16A, f. 79.

[xl] D. Giulio Antonio Giglio risulta essere l’arciprete di Mesoraca ancora nel 1665. AASS, 4D, fasc. 4.

[xli] AASS, 37A, f. 50

[xlii] AASS, 4D fasc. 3, ff. 71v-72.

[xliii] AASS, 37 A, ff. 46-47.

[xliv] AASS, 37A ff. 50-51.

[xlv] AASS, 37 A, f. 27.

[xlvi] AASS, 37 A, ff. 8v-9v.

[xlvii] AASS, 37 A, f. 21v.

[xlviii] “In Terra Mesoracae est Ecc.a Archipresbyteralis valde angusta sub titulo Sancti Petri Apostoli, Curam Animarum exercet Archipresbyter Curatus, qui propter tenuitatem reddituum dictae Ecc.ae impotens est ad illam ampliandam maioribus aedificiis.” ASV, Rel. Lim. Santa Severina 1675.

[xlix] 15 febbraio 1710. L’arcivescovo Carlo Berlingeri scrive al R. D. Fran.co Puglisio di Mesoraca, affinchè provveda alla nomina di un nuovo rettore a seguito della morte del q.m D. Joannes Thoma Greco ultimo rettore della chiesa di “S. Petri Ap(osto)li” di Mesoraca avvenuta l’8 settembre 1709. AASS, 11D fasc. 6, f. 240.

[l] AASS, 49A, f. 12v.

[li] Dicembre 1756. “Nicolao Fico, pbro 53 an., providetur de parochiali, archipresbyteratu nuncupato, S. Petri, terrae Musuracae, S. Severinae dioc., cuius fructus 24 duc., vac. per ob. Bernardini Arena, de mense Octobris def., cum decreto vacationis Primiceratus cathedralis S. Severinae, quem obtinet.” Russo F., Regesto XII, 63963.

[lii] Il mag.co Antonino Pittarella nobile vivente, possiede un orticello alberato con gelsi e fichi, “Sotto la chiesa di S. Pietro” di capacià ½ tt.o, confine il mag.co Vitaliano Sillano e “la Chiesa di S. Pietro”. Più possiede un trappeto nella parrocchia di S. Pietro “prop.o addietro la Chiesa”. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6979, ff. 23v-24.

[liii] Nicola Caputo vaticale, possiede una casa dove abita in parrocchia di S. Pietro, confine “la Chiesa di S. Pietro” e la strada pubblica. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6980, f. 35.

[liv] “Sonovi in Mesuraca tredici buone chiese, (…) e tre chiese parocchiali, cioè di s. Nicolò, in cui vi è il paroco, e cappellano maggiore, di s. Pietro Apostolo, colla dignità d’arciprete curato, e di s. Giovanni col titolo di curato, da’ loro rispettivi parochi governate, le quali chiese tutte sono in ottimo, e decente stato, ornate di tutte le necessarie suppellettili, in cui non solo da’ Fedeli, che ivi concorrono, si esercitano continui atti di pietà cristiana, ma altresì da’ sacerdoti, che alla loro cura sono destinati, con tutto il zelo, ed esemplarità alla coltura delle anime si attende, dimodochè la vita di questi può dirsi tutta applicata all’assicurazione dell’anime, ed all’avanzamento della cristiana Religione.” Fico G. A., Notizie Storiche della Patria di S. Zosimo, 1760, pp. 108-109.

[lv] AASS 77A, f. 2 (12 febbraio 1762).

[lvi] “Tres pariter sunt in hoc Oppido Paroeciales Ecclesiae, quarum una quaeque suum habet Curatum Rectorem, qui respectivam suorum Parochianorum gerit curam.” (…) “Paroecialis Ecclesia sub titulo Sancti Petri Apostolorum P(ri)n(ci)pis regitur per praefatum Archipresbyterum Curatum R(everen)dum D. Nicolaum Fico; unicum habet altare, et locum pro Sacris Oleis, ac Fontem Baptismalem; pro viatico vero ad infirmos deferendo utitur Sacra Pyxide, quae servatur in Contigua domo Presbyterorum Missionariorum Conviventium.” ASV, Rel. Lim. Santa Severina 1765.

[lvii] AASS 77A, f. 26v (16 gennaio 1771).

[lviii] AASS 77A, f. 40v (18 agosto 1772). Ibidem, f. 54 (6 luglio 1773). Ibidem, f. 63v (13 aprile 1774). Ibidem, f. 81v (24 gennaio 1775). Ibidem, f. 97 (22 giugno 1776). Ibidem, f. 109 (10 marzo 1777). Ibidem, f. 124 (8 febbraio 1778). Ibidem, f. 141 (6 febbraio 1779).

[lix] “Mesuraca (ab. 993; vi sono Domenicani, Cappuccini e Riformati): Chiesa, e case leggermente lesionate. Arietta (ab. 202): interamente lesionato. Marcedusa (ab. 546): la Chiesa e le fabbriche gravemente lesionate. Petronà (ab. 656): come sopra. Policastro (ab. 3198; vi sono Osservanti e Riformati): parte distrutto, e parte cadente. Vivenzio G., Istoria e Teoria de Tremuoti in generale ed in particolare di quelli della Calabria e di Messina del 1783, Napoli 1783. “Neppure in questo stato (Mesoraca ndr.) caddero edificj, o vi morì persona, benchè le fabbriche furono anche maltrattate. De Leone A., Giornale e Notizie de’ Tremuoti accaduti l’anno 1783 nella provincia di Catanzaro, 1783.

[lx] Novembre 1789. “De parochiali, archipresbyteratu nuncupato, SS. Petri et Pauli et Annuntiationis B.M.V. terrae Mesuracae, S. Severinae dioc., cuius fructus 24 duc. vac. per ob. Franc. Xaverii de Gratia, de mense Iulii def., providetur Thomae Andali, pbro, in concursu approbato.” Russo F., Regesto XII, 68182.

[lxi] Marzo 1792. “De parochiali Annuntiationis B.M.V. et SS. Petri et Pauli terrae Mesuracae, S. Severinae dioc., cuius fructus 24 duc. vac. per ob. Ioannis Thomae Andali, de mense Augusti 1790 def., providetur Vincentio Caravetta, pbro oriundo, in concursu approbato.” Russo F., Regesto XII, 68431.

[lxii] 1 agosto 1796. “Arcip.e della Matrice Chies[a dell’Annun]ciata e de Santi Ap(osto)li Pietro e Paolo (…) D. Vincenzo Arcip.e Cavarretta”. AASS, 86A, f. 16v.

[lxiii] Pesavento A., Alcune notizie storiche su Mesoraca, www.archiviostoricocrotone.it

[lxiv] 5 settembre 1826. “Supplicante Archiep.o S. Severinae, Nicolao Grisoliae, Rectori Seminarii diocesani conceditur indultum quod abesse possit a paroecia, archipresbyteratu nuncupato, terrae Mesoroca, quam obtinet, ad biennium onorata eius conscientia.” Russo F., Regesto XIII, 72956.

26 gennaio 1831. L’“Arciprete” Nicola Grisolia certifica di trovarsi nel possesso della “Arcipretura della Comune di Mesoraca” sotto il titolo della “SS.ma Annunciata, e de’ Santi Apostoli Pietro e Paolo”, “a termini” del real decreto del 11 gennaio 1820. AASS, 53A, f. 276.

[lxv] Pesavento A., Alcune notizie storiche su Mesoraca, www.archiviostoricocrotone.it

 

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